Unito – Laurea magistrale in storia dell'arte
Storia dell'architettura
Lezioni del Prof. Giuseppe Dardanello
Appunti di Lucrezia Cusato
A.A. 2019/2020
Sommario
- Introduzione
- Breve glossario
- Gli ordini architettonici
- Storia degli ordini
- Dialoghi sull'architettura
- Breve storia dell'architettura
- I romani
- Rinascimento
- Manierismo
- Barocco
- Settecento
- Guarino Guarini
- Biografia
- Il noviziato
- Parigi
- Torino
- Produzione
- 1666 | Chiesa di San Lorenzo
- 1667 | Cappella della Santa Sindone
- 1679 | Palazzo Carignano
- Filippo Juvarra
- Biografia
- Nascita e formazione
- Roma (1704 – 1714/15)
- Torino (1714/15 – 1735)
- L'esperienza portoghese e i viaggi a Londra e Parigi
- Disegni e pensieri
- Il linguaggio dell'architettura
- La veduta
- Le scene teatrali
- Architetture
- 1716 | Castello di Rivoli
- Palazzo Birago Di Borgaro
- Palazzo Madama
- Venaria Reale
- Palazzo Reale
- 1715/16 | Chiesa di Superga
- 1728 ca. | Chiesa di Sant'Andrea a Chieri
- 1729 – 1736 | Palazzina di Caccia di Stupinigi
- 1732 | Chiesa del Carmine
- Bernardo Vittone
Introduzione
L'architettura, a differenza di altre arti, ha una funzione prevalentemente pratica: solo gli architetti di maggior talento sono in grado di affiancarla ad una finalità estetica. Longhi ha lavorato quasi esclusivamente nel campo della pittura, escludendo questa disciplina quasi come se non fosse di sua competenza. Tuttavia, anche gli storici dell'arte devono conoscerla, per una maggiore comprensione delle opere e del contesto in cui sono inserite.
Breve glossario
- Colonna. Impiegare una colonna significa usare un sostegno, ossia una trabeazione o un arco che si muovono insieme ad essa. Ne esistono più varietà:
- Colonne libere, che sfiorano solo il muro dietro;
- ¾ di colonna, quando ¼ di essa è incassato nel muro;
- Pilastri, paraste o lesene, ossia colonne appiattite sul muro.
- Disegno architettonico. Costituito da pianta, prospetto e sezione, con proporzioni esatte.
- Ciborio. Tabernacolo con colonne, sovrastante l'altare.
- Crociera. Punto nel quale si incrociano i bracci di una chiesa.
- Edicola. Struttura che ospita e protegge l'elemento al suo interno. Il termine deriva dal latino "ædicula", diminutivo di "ædes" e dunque con il significato originario di “tempietto”.
- Lanterna. Così chiamata per la sua funzione di illuminazione, si trova sulle chiese.
- Pennacchio. Superficie muraria tra pilastro e arco – nato dall'intreccio dei due bracci – che scarica il peso del tamburo e che conduce alla cupola.
- Volta ribassata. Volta appiattita, non particolarmente tonda.
Ulteriori termini sono contenuti nel testo d'esame di J. Summerson, nella sezione del glossario.
Gli ordini architettonici
In architettura vi è uno scarto tra la progettazione, in mano all’architetto, e l’esecuzione, affidata a specifiche maestranze. Per consentire maggiore uniformità si sono perciò introdotti gli “ordini architettonici”, la cui finalità è dare un preciso carattere ed esprimere le funzioni dell’edificio. Con “ordine” si intende l’insieme di colonna e sovrastruttura nel colonnato di un tempio, anche se sono stati usati in contesti non solo templari, come in origine: per lungo tempo, erano sinonimo di prestigio, pertanto se ne faceva largo uso.
I primi templi dell’antichità erano in legno, ma passando alla più durevole pietra si ripresero alcuni dettagli della trabeazione lignea (specialmente nel dorico): i triglifi corrispondono alle parti terminali delle travi lignee appoggiate all’architrave, la tenia simula il collegamento ancorato alle travi (triglifi) attraverso piccoli elementi (gocci o gutte)…
Storia degli ordini
Il primo testo che li tratta è il De Architectura di Vitruvio che, nonostante non fosse un autore di grande statura, descrive tre ordini: ionico, dorico e corinzio (accennando al toscano). Egli vedeva nel dorico il maschile e nello ionico il femminile. Il suo testo è privo di illustrazioni e non parla di formule canoniche; sarà l’osservazione delle rovine romane da parte degli artisti rinascimentali a sancire la svolta. Così fece Leon Battista Alberti, che pur relazionandosi al testo di Vitruvio, per la prima volta mise in progressione i cinque ordini, regolati dal rapporto del diametro inferiore della colonna con la sua altezza: toscano, dorico, ionico, corinzio e composito. Nei frammenti sopravvissuti si può quindi osservare una grandissima varietà di ordini, molti più dei cinque rinascimentali. I testi principali che si sono occupati di ordini sono:
- 1537 | Serlio (il primo ad illustrarli)
- 1562 | Vignola
- 1570 | Palladio (che migliorò le illustrazioni di Serlio)
- 1615 | Scamozzi
Bisogna pensare ad essi come regole grammaticali in un sistema di proporzioni che coopera con l’insieme, che possono essere ignorate per creare qualcosa di nuovo. I linguaggi architettonici non sono mai antitetici, ma solo differenti: è stato il Romanticismo a contrapporre, ad esempio, gotico e classico. Solo negli anni ‘20 – ‘30 del ‘900 gli ordini sono stati messi da parte, pur continuando ad essere citati (ad es. Le Corbousier), ma nelle scuole d’arte si continuarono a studiare fino a metà del secolo. In generale, la storia dell'architettura si è mossa attraverso il doppio binario del rispetto del passato e il suo rifiuto.
Dialoghi sull’architettura
I dialoghi furono pubblicati da Giovanni Gaetano Bottari, intellettuale e religioso fiorentino che intorno agli anni ‘30 si trasferisce a Roma, al seguito della famiglia del nuovo papa: i Corsini. Nel 1739 viene nominato direttore della Biblioteca Vaticana e prende posizione contro i gesuiti. La raccolta è del 1754, ma la sua riflessione sulle arti partì negli anni ‘20, nel periodo di attività di Juvarra. I dialoghi sono immaginati tra lo storico classicista Pietro Bellori e Carlo Maratti, artista principe dell’Accademia di San Luca che interpreta il credo di Bellori. Le domande sono retoriche e relative a cosa serva per essere un bravo architetto:
- Bellori. Propone tre tappe che è necessario attraversare per raggiungere buoni risultati:
- 1. Studio dei cinque ordini. Jacopo Varozzi da Vignola fu un architetto che pubblicò Regola dei cinque ordini dell'architettura, manuale che ebbe ampissima diffusione dalla fine del ‘500 e che ripercorreva la disciplina dal ‘400. Oltre allo studio degli ordini e la loro rielaborazione, egli ripropone la scala degli ordini. La sua ricerca sul campo, a diretto contatto con i frammenti classici, confluisce in una proposta che scandisce gli ordini in moduli regolari grazie ai quali è possibile costruire ogni parte dell’architettura, rendendo il loro linguaggio più semplice.
- 2. Copia dei modelli. Suggerisce l’utilizzo dell’acquerello, che conferisce tridimensionalità. Si parla anche di porte e finestre, elementi integranti nelle proporzioni dell’architettura.
- 3. Invenzione. A questo proposito si possono osservare i disegni dati agli allievi di Juvarra.
- Maratta. Obietta che la sola esperienza non basta, che vi sono molti problemi pratici da sviscerare. Come può un novello architetto, dopo aver osservato casi standard, riuscire ad affrontare un edificio con caratteristiche diverse? Si porta l’esempio dell’Oratorio del Convento dei Filippini di Borromini (accanto alla Chiesa Nuova) e la sua volta ribassata, che deve ospitare la biblioteca. Servono quindi regole universali di geometria e meccanica.
- Bellori. Risponde che Brunelleschi non aveva nessun modello per la cupola di Santa Maria del Fiore, chiusa da una pesante lanterna; neanche il Pantheon, perché la cupola doveva essere ottagonale. La soluzione non arrivò dalla pratica, ma dallo studio della geometria.
- Maratta. Presenta, a confermare quanto detto, l’episodio sfortunato di Fontana, che doveva erigere l’obelisco crollato della Colonna Antonina e che fallì per calcoli errati, rompendola.
- Bellori. Propone l’argomento della decorazione, riferendosi a Borromini e alla facciata fittizia della Chiesa Nuova, simbolicamente ornamentale.
- Maratta. Nella piazza della Chiesa della Pace, Pietro da Cortona organizza in un piccolo spazio una costruzione monumentale. Come è possibile coordinare tutte queste operazioni?
- Maratta. Non basta conoscere le regole per essere un buon architetto: il portico del Pantheon è corinzio, ma Bernini non se ne è avvalso per San Pietro; il Colosseo è su tre ordini, ma Michelangelo per San Pietro si servì del solo ordine gigante; lo stesso Michelangelo ha però usato tre ordini per Palazzo Farnese… Qual è dunque la regola finale, quella che ordina tutta l’architettura? Critica inoltre l’intervento di Carlo Maderno, che aggiungendo le colonne sulla facciata di San Pietro ha reso l’ornato «goffo e mastino».
- [Bottari]. In questo intervento accusa Nicola Savi per la fontana di Trevi, dicendo che non seppe andare oltre la fontana di Bernini in Piazza Navona e quella dell’Acqua Paola di San Pietro in Montorio. La sua soluzione viene ferocemente giudicata come un grossolano assemblaggio di sassi con un uso improprio dell’ordine corinzio, troppo elegante e slanciato per la monumentalità della fontana. Dice infine di compatire Savi, perché i maestri insegnano gli ordini, ma non quando e come applicarli.
- Bellori. Elenca una serie di eminenti architetti, la cui formazione era differente e che, non si sa come, sono eccelsi in questa arte (Michelangelo, Bernini, Pietro da Cortona…). La conclusione riporta tuttavia all'atto fondativo del disegno, sottolineato dal Vasari.
Breve storia dell'architettura
I romani
Gli ordini nascono in Grecia, relazionati alla forma templare. I romani, prendendo le mosse dai greci, basano le loro forme su una successione di archi e volte. Pur non necessitando degli ordini a livello strutturale, ne fanno un utilizzo meramente estetico e simbolico, per celebrare la grandezza della Grecia classica.
Nell’architettura greca non si erano mai sovrapposti più ordini: furono i romani ad introdurre questa novità. Inoltre, gli ordini romani sono spesso sviluppati su tre livelli (ad es. il Colosseo, le terme, il Tabularium…), soluzione che ebbe grande successo in periodo Rinascimentale. Molto importante era l’intercolumnio, ossia la distanza tra le colonne che sancisce il “tempo” di un edificio: i più comuni sono il sistilo e l’eustilo.
Maison Carrée di Nîmes
È il tempio giunto fino a noi che meglio esprime l’essenza della forma templare: non vi sono archi, ma solo un colonnato che sorregge un architrave. Su di essa si dispongono le travi della capriata, che prende la classica forma triangolare del timpano.
Arco di Costantino
Costruzione caratteristica dell’architettura romana è l’arco trionfale: l’arco principale è qui accostato a due secondari. Agli stipiti sono addossate quattro colonne, da cui si innesta la trabeazione sormontata da sculture. Sopra la trabeazione vi è un piano attico con bassorilievi e, al centro, un’iscrizione. Il rapporto fra altezza e larghezza dei tre archi è il medesimo.
Rinascimento
Non vi è la ripetizione pedissequa delle opere romane, bensì una grande inventiva. La tradizione viene impiegata in maniera innovativa: ad esempio, nella Chiesa di Santa Susanna a Roma di Carlo Maderno, gli ordini sono scalati dall’esterno verso il centro: paraste ai bordi, semicolonne e poi colonne. Vi è inoltre Leon Battista Alberti, che nel suo Tempio malatestiano a Rimini crea una facciata con la forma dell’arco trionfale romano, mentre nel Tempio di Sant’Andrea a Mantova lo introduce all’interno, nella navata centrale.
Bramante
Fu colui che si appropriò in maniera più sentita dell’architettura romana. Il tempietto di San Pietro in Montorio riprende il linguaggio del tempio di Vesta in maniera, allo stesso tempo, originale e fedele. Esso fu a sua volta ripreso da numerosi artisti, tra cui Sir Christopher Wren e Andrea Palladio (quest’ultimo riuscì persino a superarlo nell’uso degli ordini).
Giulio Romano
Riprendendo la “rozza” tecnica del bugnato che consisteva nel disporre le pietre come se fossero appena estratte dalla cava, rifiuta gli insegnamenti di Bramante. Se si prende come esempio il suo Palazzo del Te, si può notare quanto le proporzioni appaiano sgraziate, con le chiavi di volta delle nicchie assurdamente grandi e che contrastano con quella minuscola dell’arco centrale. Egli esercitò un’influenza vastissima, anche all’estero.
Michelangelo
Ha elaborato forme architettoniche basate sulle proporzioni del corpo umano, spesso dilatate e massicce come i corpi da lui dipinti.
- Piazza del Campidoglio. Il progetto fu affidato per trovare una degna collocazione alla statua di Marco Aurelio. Michelangelo riveste il Palazzo Senatorio con una facciata che riprende le forme di quello dei Conservatori, di fronte. In quest’ultimo usa per la prima volta un ordine corinzio gigante: i pilastri sono alti circa 14 m (antesignani di quelli di 27 m a San Pietro) e si dispongono su due piani. Si tratta di un’operazione mai tentata dai romani, ma se si osserva la facciata privandola del secondo piano si intravede il tempio classico.
- Palazzo Farnese. Il primo e parte del secondo livello all’interno del cortile furono realizzati da Antonio da Sangallo. La facciata verso la piazza è possente: la zona del portale è più ornata, accompagnata da edicole alle finestre (su tre livelli). Il cornicione viene ideato come una enorme trabeazione, che corona l’intero palazzo.
- Basilica di San Pietro. Anticamente, la basilica era una chiesa Paleocristiana a pianta centrale, con cupola. Il progetto viene ideato da Bramante, ma dopo di lui passò attraverso molte mani: Raffaello, Antonio da Sangallo (che aggiunge dei dispersivi deambulatori), Baldassarre Peruzzi e anche Michelangelo, che idea la pianta definitiva asciugandone l’impianto e aggiungendo una navata, che la trasforma in croce latina. All’esterno, impiega l’ordine gigante.
“Progetto per San Pietro di Michelangelo”, Etienne Dupérac, incisione, 1569
- I quattro pilastri a larga base di imposta sono all’incrocio dei bracci. Dupérac realizza anche un’incisione del progetto per la facciata e la sezione della lanterna: il pennacchio viene svuotato e dal punto di imposta del tamburo si sviluppa la doppia calotta della cupola (ripresa dal duomo di Firenze). La cupola realizzata da Giacomo Della Porta sarà più allungata di quella sferica pensata da Michelangelo. La facciata ultimata da Maderno è stata invece criticata perché impedisce parzialmente la visione della cupola: ha un andamento movimentato, con la cornice sorretta da paraste (ai lati) e colonne corinzie (al centro), che avanza e retrocede (modalità che verrà ripresa in molte chiese). Vi dovevano essere due campanili ai lati della facciata, ma Bernini fu costretto a demolirli per questioni di stabilità. Inoltre, il suo baldacchino all’interno è spostato al fondo, per aumentare la sensazione di profondità.
Manierismo
In questa fase opera il Vignola che, pur riprendendo elementi della tradizione, li fonde e trasfigura sull’onda degli insegnamenti di Giulio Romano e di Michelangelo. Nella sua Chiesa del Gesù a Roma, gli ordini infatti sembrano quasi nascondersi, in modo inaspettato.
Barocco
Grande architetto di questo periodo fu Borromini, di origine luganese e nipote di Carlo Maderno, che arriva a Roma dopo una formazione da scalpellino svolta a Milano.
Gian Lorenzo Bernini
Il Colonnato di San Pietro è costituito esclusivamente dall’ordine gigante e trasforma lo spazio nel quale era stato abbattuto un intero quartiere in un ovale, mosso da una fila di quattro colonne. Il fusto è dorico, ma la base è toscana; la trabeazione non ha metope e triglifi, a sottolineare l’originalità di Bernini.
Palazzo del Louvre
Bernini fu chiamato a progettarlo negli anni ‘60 – ‘70, ma il primo ministro francese Colbert lo affidò infine a Louis Le Vau (primo architetto del Re), Charles Le Brun (primo pittore del Re) e Claude Perrault (medico, nonché principale innovatore della facciata). Nessun architetto romano era mai riuscito a adattare i modelli ad una facciata così vasta. Essendo per il più grande re dell’ancien regime, la struttura elogia il passato. Dietro le coppie di colonne corinzie il muro arretra, creando l’illusione di trovarsi in un tempio. Nella zona del frontone avanza, insieme ai due padiglioni terminali. La Francia porta la rivoluzione dell’architettura aperta a un livello monumentale, ed è con le doppie colonne che si tenta di sottolineare l’idea di leggerezza e ariosità ripresa dal Gotico, ponendosi in contrapposizione all’opera massiccia di Mansart. Negli stessi anni, a Londra, Wren costruì Saint Paul con le volte di Mansart e le doppie colonne del Louvre.
Settecento
In Piemonte prende finalmente piede un tipo di architettura nuova, quella “aperta”: si tratta di una definizione coniata da Richard Pommer nel 1949 per indicare grandi spazi ariosi inondati di luce. Con il trasferimento della capitale a Torino da parte di Emanuele Filiberto i Savoia iniziano a ...
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