Duecento e trecento
Coordinate storico-culturali
Nel Basso Medioevo (1000-1300) si verifica il passaggio dal latino ai volgari nazionali mediante l'affiancarsi dei volgari al latino come lingue della scrittura. Da questo periodo in poi gli intellettuali hanno facoltà di scelta e possono scegliere entrambi gli idiomi a seconda del pubblico e del genere letterario; resta viva la tradizione latina ma nasce quella volgare.
La prima fioritura della letteratura volgare si ha in Francia intorno al Mille nell'ambiente delle corti; si formò un pubblico interessato alla letteratura non come mezzo edificante ma come libera forma d'intrattenimento: un pubblico laico, spesso ignaro di latino, composto soprattutto da donne. Alla corte di Maria di Champagne nel 1175 circa, Andrea Cappellano scrive in latino il De amore, Chrétien de Troyes Le chevalier de la charrette.
In Italia, come in Francia, la nascita della letteratura volgare è legata alla corte; siamo nella prima metà del Duecento alla corte di Federico II di Svevia. Con la scuola siciliana inizia una tradizione di poesia lirica che arriverà fino al Rinascimento: un gruppo di giovani intellettuali recupera le forme e i contenuti che erano stati propri dei trovatori provenzali, sono gli stilnovisti.
Il fenomeno più significativo è la nascita dei comuni che si riflette sulla produzione culturale; cambia la composizione sociale dei produttori e dei consumatori di letteratura. Per quanto riguarda la narrazione in prosa in Italia c'è poco: la novella e il romanzo sono generi soprattutto francesi. Prima del Decameron chi scrive in prosa lo fa quasi sempre con intento moralistico-edificante.
La civiltà delle corti
Il concetto di cortesia nasce nella Francia dell'età feudale. Dopo il Mille alcuni castelli cominciarono a essere la sede, laica, di un'attività artistica e culturale. Nobili e nobildonne danno ospitalità e denaro agli artisti e ai poeti (trovieri nella Francia del nord, trovatori nel sud). Sono i poeti a definire l'ideale di cortesia scrivendo versi per le signore delle corti: elaborano un concetto d'amore diverso da quello classico; il loro amore è un servizio, non attende ricompensa e il desiderio della donna si appaga nel canto d'amore.
Alla vitalità culturale fa riscontro un movimentato quadro socio-politico: migliorano le condizioni alimentari, igieniche, economiche; i mercanti viaggiano in tutta Europa e fiorisce l'industria manifatturiera. Inoltre il rapporto tra città e campagna diventa più dinamico, si affinano le tecniche agricole.
La società e la cultura
L'Italia dopo il Mille è divisa in quattro aree di influenza:
- Centro-nord: regno italico sotto l'imperatore tedesco
- Mezzogiorno: in parte sotto l'impero bizantino, in parte sotto gli arabi (Sicilia), in parte sotto i longobardi (Campania)
Poco dopo il Mille, il vescovo Adalberone di Laon scrive il Carmen ad Robertum regem in cui formula la teoria sulla società del tempo, la teoria dei tre ordini: ci sono tre classi; orantes, bellatores, laborantes: è una gerarchia fissa, posta da Dio, c'è corrispondenza con corpo umano e il funzionamento si ha se ciascuno esercita il suo compito sociale, escludendo ogni forma di mobilità sociale. È una visione che esprime quella della maggior parte dei ceti dominanti (laici e ecclesiastici).
Figura dell'intellettuale
Il termine intellettuale non esisteva nel Medioevo: gli uomini di pensiero erano legati a istituzioni scolastiche, erano magistri, docti, litterati (nel senso che conoscevano il latino); erano in primo luogo insegnanti; generalmente ecclesiastici perché dopo la caduta dell'Impero romano l'istruzione era caduta nella mani della Chiesa. Questo spiega perché la maggior parte dei laici, anche ad alti livelli, fosse analfabeta. Le istruzioni per i principi erano di natura pratica (cacciare, amministrare), il leggere e lo scrivere erano considerate competenze accessorie. I principi alfabetizzati che coltivano le arti, come Federico II, erano delle eccezioni.
Le persone colte erano solitamente chierici, gli unici che potevano seguire un corso di studi regolare: esegesi Bibbia, padri della Chiesa, arti liberali (trivio: grammatica, retorica, logica; quadrivio: aritmetica, geometria, musica, astronomia). Nonostante lo studio di queste discipline il discorso scientifico era subordinato alla fede e gli autori pagani venivano letti in chiave cristiana; la cultura medievale oscilla tra condanna degli autori pagani e loro cristianizzazione.
Alla fine del XI secolo nascono le università:
- La situazione cambia radicalmente. La scuola e la figura dell'intellettuale si laicizzano.
- Nascono come associazioni private di studenti e maestri.
- Insegnamenti in latino per annullare barriere linguistiche.
- La teologia resta centrale in ogni curriculum scolastico.
- Cambia il volto delle città: le comunità di studenti formano dei loro quartieri (nationes).
Oltre a intellettuale-chierico e intellettuale-laico delle università nasce terza figura: uomo di pensiero al servizio dello Stato: l'indipendenza dalla gerarchia ecclesiastica è uno dei tratti caratteristici del Duecento. Nel Trecento le cose cambiano perché le strutture comunali sono indebolite, le maggiori città sono rette da signorie e il margine di manovra per l'intellettuale si è ristretto; molti prendono i voti per garantirsi una rendita (tra cui Petrarca e Boccaccio). Comunque nel Medioevo, al di fuori delle università, non esiste un pubblico interessato; per questo la prosa scientifica in volgare tarda ad affermarsi (vedi Convivio).
La filosofia e la teologia
In questo periodo nasce un nuovo metodo scolastico articolato in due fasi: il maestro pone la quaestio (argomento che viene esaminato in ogni suo aspetto) e gli allievi si esercitano nelle disputationes, cercando di affermare il loro punto di vista. Scolastica indica il pensiero filosofico elaborato nelle università secondo il nuovo metodo di indagine. Da questo deriva la scrittura di summae; raccolte di informazioni sulle varie discipline praticate all'università.
I problemi del filosofo medievale sono quindi due:
- Rapporto col pensiero pagano
- Rapporto tra ragione e fede
Il primo lo vediamo operare soprattutto nella traduzione delle opere di Aristotele in latino (inizia tra 1000 e 1100); il problema è che il pensiero giunge in Occidente filtrato dai filosofi arabi Avicenna (980-1037) e Averroè (1126-1198); essi valorizzano la componente razionalistica del sistema aristotelico, svalutando la componente della meditazione sulla metafisica e sulla divinità che meglio poteva accordarsi col pensiero cristiano; la storia della ricezione di Aristotele oscilla tra ammirazione-devozione e divieti-censure. Più vicina alla metafisica cristiana è la dottrina delle idee di Platone, nel cui solco procede la speculazione cristiana fino alla Scolastica.
Rapporti tra le letterature europee e quella italiana
L'epica e il romanzo in Francia
In Francia già a partire dal X secolo si registra una larga produzione di poesia in volgare legata:
- All'agiografia; esempio Saint Alexis, XI secolo, area normanna
- Alla materia epico-cavalleresca; in questo periodo si sviluppa il mito di Carlo Magno che dà spunto alle chanson de geste.
Chanson de geste; lunghe narrazioni in versi scritte in francese antico (lingua d'oïl) in cui si lodano le imprese di Carlo Magno nella lotta contro i Saraceni, cioè i musulmani, che penetrando dalla Spagna, rappresentavano una costante minaccia per la cristianità; connubio tra storia nazionale e invenzione. La Chanson de geste ebbe grande successo e questo giustifica l'abbondanza di varianti, nella forma e nel contenuto, vere e proprie versioni; la più famosa è la Chanson de Roland (fine dell'XI secolo): racconta della spedizione in Spagna dell'esercito francese nel 778 e dello sterminio, da parte dei Saraceni, della retroguardia dell'esercito cristiano in cui si trova il paladino Orlando.
Dà una visione schematica del mondo:
- Male vs bene; saraceni vs cristiani
- Virtù vs vizi; Orlando, prototipo eroe prode e generoso vs Gano, prototipo del traditore
Questa materia carolingia arriverà ben oltre il Medioevo; ispira Orlando innamorato di Boiardo, fine '400 e Orlando furioso di Ariosto, 1516-1532.
Sempre in lingua d'oïl abbiamo i romanzi cortesi:
- Secoli XII-XIII
- Si ispirano alla storia antica o a narrazioni del tutto fantastiche (vs chanson de geste, storia nazionale)
- I romanzi storici: rielaborano materiale relativo ad antichi cavalieri ed eroi, rendendo questi miti accessibili ad un'aristocrazia che spesso non conosceva il latino. Esempi: Roman d'Alexandre di Alberic de Pisançon, 1110; Roman de Troie di Benoît de Saint-Maure, 1165 ca
- Dopo, ai romanzi storici si sostituiscono le epopee di cavalieri che attingono dalla tradizione popolare o dalla fantasia; materia bretone: Celti che sotto la guida di Artù e i cavalieri della tavola rotonda respingono le invasioni di Angli e Sassoni; storia di Tristano e Isotta.
Il maestro del romanzo che nasce dalla fantasia è Chrétien de Troyes, seconda metà XII secolo, ha scritto: Erec et Enide, Cligés, Yvain, Lancelot; sono epopee in cui l'eroe deve superare una serie di ostacoli per liberare qualcuno o arrivare al dominio di se' stesso, si forma attraverso l'avventura (sono una specie di anticipazione del Bildungsroman).
La lirica provenzale
Anche la lirica si sviluppa prima che altrove in Francia:
- Sud: Provenza e Linguadoca, dialetto occitano/lingua d'oc. I poeti sono detti trovatori, dal 1050. Il primo trovatore di cui abbiamo notizia è Guglielmo XI d'Aquitania.
- Nord: dialetto oitanico/lingua d'oil. I poeti sono detti trovieri, dal 1170.
Temi della poesia provenzale (o trobadorica):
- Cronaca e vita politica contemporanea
- Satira con invettive agli avversari; tenzone
- Morale e religione; sirventes
- Amore; un amore che non raggiunge mai il suo scopo, non viene mai soddisfatto; il poeta si offre all'amata come un vassallo al suo signore, la chiama midons “mio signore”. Si è parlato di paradosso cortese per indicare la devozione a una donna inaccessibile, è qui che risiede gran parte del fascino della lirica provenzale.
Altre caratteristiche:
- È pensata per essere recitata davanti a una corte, è una sorta di spettacolo pubblico.
- I trovatori erano spesso gli esecutori dei loro testi, altrimenti erano recitati dai giullari.
- Sempre accompagnata dalla musica.
La letteratura italiana
Non è una storia unitaria, alcune regioni, come la Toscana e l'Emilia hanno conquistato sin dall'inizio del Duecento un primato culturale che hanno conservato per secoli; altre come la Sicilia e il Mezzogiorno hanno conosciuto una breve fioritura (epoca Federico II) e poi silenzio artistico.
A ogni livello della comunicazione scritta perdurava il latino, nessuno dei dialetti godeva di un prestigio tale da imporsi a scriventi di altre regioni. Sarà il Toscano a diventare lingua nazionale ma solo dopo l'esempio di Dante, Petrarca e Boccaccio. Prima di allora manca un idioma comune e manca anche un pubblico nazionale. La prosa e la poesia latina sopravvivono e hanno diritto a pieno titolo di partecipare alla letteratura italiana di tutto il Medioevo.
La poesia
Nasce in ritardo rispetto ad altre regioni europee. Le prime attestazioni in volgare si collocano fine '100-inizio '200; scoperta canzone d'amore Quando eu stava databile fine '100: si tratta, per quanto ne sappiamo, del primo testo amoroso scritto in volgare italiano.
Per il resto le poesie sono d'argomento morale e religioso e il distacco dal latino è motivato dall'esigenza di far intendere un messaggio edificante e un pubblico di incolti. Da 1220-1230 la poesia religiosa si espande; Francesco d'Assisi e Iacopone da Todi (sviluppa la lauda).
La scuola siciliana 1230
Attorno alla corte di Federico II si raccoglie un gruppo di poeti in volgare, sono per lo più siciliani ma anche pugliesi, calabresi, campani e laziali, dato che la corte di Federico era itinerante (si spostava per amministrare meglio l'impero). Sono notai, cancellieri e funzionari che coltivano la poesia come attività extra-professionale. La lingua in cui scrivono è un siciliano “illustre”, cioè depurato dai tratti più marcati e ricco di latinismi e provenzalismi; è lontana dal registro quotidiano.
La poesia dei siciliani (si intende di quelli a contatto con Federico II) è quasi esclusivamente poesia d'amore; il tema politico, vivissimo tra i trovatori, è del tutto assente:
- Il volgare era ritenuto inadatto a esprimere contenuti di interesse pubblico
- Il tema dell'amore godeva presso di loro di un particolare prestigio.
Amore:
- Mostrano una certa chiusura; manca la tornata, cioè la stanza di congedo che serve per indirizzare il testo all'amata; osservano scrupolosamente il precetto del celar, cioè del tacere il loro amore e il nome della donna per timore dei malparlieri, usano un senhal “soprannome”
- Mancano eventi sia traumatici che liberatori; il poeta è eternamente prigioniero del dolore
La poesia dei siciliani è quindi un'esperienza puramente privata. Dal punto di vista della metrica usano la canzone, il discordo (lunga canzone a schema metrico irregolare) e il sonetto; il discordo avrà pochissimo successo, il sonetto invece un'immensa fortuna.
Il lessico poi è abbastanza ristretto, costellato da una serie di topoi: effetto beatifico della visione della donna amata, gelosia, fuoco d'amore, etc. Nasce inoltre l'immagine della amata come “nuovo miracolo” e il poeta è colui che vi assiste.
L'impressione che si ricava dal corpus siciliano (circa 150 testi) è quella di un esercizio di stile a partire da pochi elementi di base. Si propone generalmente una scansione in due tempi della scuola:
- Generazione dei fondatori, prima metà del secolo: vi appartiene lo stesso Federico II; imperatore nel 1220, promotore attività culturale nella arti (letteratura in volgare, latino, greco; realizzazioni architettoniche come Castel del Monte; filosofia) e fondatore dell'unica università del Mezzogiorno in Italia (Napoli, 1224). A questa prima generazione appartiene anche Pier della Vigna, morto suicida nel 1249 per false accuse di cospirazione. Pier della Vigna fu anche poeta, l'unico per il quale è documentato l'uso dei due idiomi, latino e volgare. La statura di caposcuola spetta però a Giacomo da Lentini, il Notaro, che spicca per maturità di stile e inventiva. Se non è l'inventore, è sicuramente uno dei primi frequentatori del sonetto e di uno stile complesso, il trobar clus che avrà il suo culmine in Guittone d'Arezzo. Sul piano tematico egli tende all'analisi degli effetti dell'amore sull'io; fa distinzione tra piacimento, cioè l'atto del vedere la bellezza della donna, risiede quindi negli occhi, e nutricamento, cioè la riflessione amorosa, l'attività fantastica del soggetto, ha sede nel cuore. Anche Guido delle Colonne viene citato da Dante nel De Vulgari come poeta insigne della corte di Federico.
- Dopo la seconda metà del secolo, i poeti risalgono la penisola e esportano la poesia siciliana, favorendo così la fondazione della lirica toscana. Infine all'ambiente della corte non erano estranei componimenti di tono popolareggiante, come Rosa fresca aulentissima di Cielo d'Alcamo.
Poeti toscani ed emiliani
Certi personaggi favorirono la mediazione dei testi siciliani: i testi di Lentini e degli altri furono toscanizzati; la traduzione da un dialetto all'altro non fu priva di difficoltà: rime perfette in siciliano diventano rime imperfette se tradotte in toscano, dato che tosc > sic. I poeti si sentirono autorizzati a far rimare comunque o chiusa con uo, u ed e chiusa con i; rima siciliana.
Le forme e i motivi ereditati dai poeti siciliani vengono riadattati alla differente situazione storico-culturale e si arricchiscono in virtù di contatti più estesi con la lirica trobadorica. Il primo aspetto che viene ritrovato è l'unità tra attività artistica e ruolo pubblico: nella vita di Brunetto Latini, Dante, Guittone la poesia è il proseguimento dell'impegno civile; cade equazione poesia-poesia amorosa che era legge per i siciliani; i poeti tosco-emiliani della prima generazione trattano anche temi politici ed etico-religiosi.
Dilagano forme di poesia appena sfiorate dai siciliani, come la tenzone, e prende uso di inviare le proprie poesie a destinatati espliciti; la poesia diviene mezzo di comunicazione alternativo alla prosa.
La transizione sud; nord dà luogo a due esperienze poetiche:
- Poeti che rielaborano il modello siciliano ma tenendone fermi i capisaldi (amore cortese, no politica). tra questi troviamo Bonagiunta Orbicciani, lucchese, e Guido Guinizzelli, bolognese.
- Poeti “rivoluzionari” che concedono spazi a nuovi temi (politica, etica, religione) e smascherano l'ideale cortese dell'amore; la fin'amor “l'amore perfetto” diventa un idolo da combattere in nome di più alti valori come la moralità e la fede. Guittone d'Arezzo è il caposcuola indiscusso di questo filone di poeti-moralisti.
Guittone d'Arezzo
Nasce ad Arezzo circa nel 1230, ebbe ruolo di rilievo nella vita politica; la canzone Ahi lasso, or è stagion del doler tanto ce lo mostra impegnato in un planh per la sconfitta di Montaperti (1260). Di solito si divide la carriera di Guittone in due parti.
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