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Si parla di FILOLOGIA DI TRADIZIONE quando ci si riferisce a un

procedimento induttivo che, considerando il processo di corruzione del

testo innescato dall'atto del copiare, implica un viaggio a ritroso nella

tradizione per ricostruire l'autenticità del testo originario.

Si parla di FILOLOGIA D'AUTORE quando, se si conserva della

documentazione d'autore ( originale del testo ), ci si riferisce alla pratica

di ricostruire il percorso genetico del testo fino a quando esso non

raggiunge la forma definitiva.

L'edizione critica consiste fondamentalmente in un'operazione di

restauro, realizzata esaminando l'intera tradizione nota e tenendo conto

di ogni altro elemento utile e avente come risultato la sua pubblicazione

nella forma ritenuta più coincidente possibile con quella che si suppone

fosse la volontà dell'autore. Si definisce ecdotica la teoria e la tecnica

dell'edizione critica. L'esame critico della tradizione prende invece il

nome di critica del testo o testuale. Il testo di un'edizione critica è

pertanto un testo critico. Un'edizione critica si riconosce se è il

frontespizio a dichiararla o concretamente solo se accompagnata da

una nota al testo ( quella parte del libro in cui il filologo descrive i

testimoni, traccia un profilo della tradizione, spiega le ragioni, esplicita i

criteri ecc.) e dall'apparato critico ( diario di bordo del lavoro testuale ).

Fenomenologia della copia. L'atto del copiare si realizza attraverso

un processo scomponibile in una successione istantanea di atti:

A) LETTURA DEL MODELLO: possono ingenerarsi gli errori di lettura

generati da una cattiva lettura di una grafia poco chiara o dallo stato

psicofisico del copista → classificabili come banalizzazioni

B) MEMORIZZAZIONE: possono intervenire anche qui banalizzazioni

anche se specifici di questo passaggio riguardano per lo più

l'omissione di parole brevi

C) DETTATO INTERIORE: possibile un'alterazione fonetica del testo

dovuta alle abitudini di pronuncia del copista

D) ESECUZIONE: possibili salti o duplicazioni di lettere o sillabe...

E) RITORNO AL MODELLO: Se poco più avanti rispetto al punto in cui

si era giunti è ripetuta la stessa parola o una a essa molto simile

possono verificarsi i sauts du meme au meme ( si salta una porzione di testo)

CLASSIFICAZIONE DEGLI ERRORI

Lapsus calami ( errori di penna) :

A)

APLOGRAFIA → omissione di una sillaba o di una parola di due

consecutive identiche o molto simili (es. filogia per filologia )

DITTOGRAFIA → duplicazione impropria di una sillaba o di una parola;

è l'opposto dell'aplografia ( es. biolologia per biologia )

OMEOTELEUTO → due parole contigue che terminano con lo stesso

gruppo di lettere vengono fuse in un' unica parola ( es. avvocato per

avvocato abbindolato)

OMEOARTO → due parole contigue che iniziano con lo stesso gruppo

di lettere vengono fuse in un'unica parola ( es. avvelenato per avvocato

avvelenato )

ERRORE DI ANTICIPAZIONE → una parola che ricorre più avanti nel

testo viene anticipata al posto di un'altra

ERRORE DI RIPETIZIONE → errore opposto e meno comune del

precedente; una parola già trascritta viene ripetuta più avanti in luogo di

un'altra

ERRORE POLARE → sostituzione di una parola con un'altra che

esprime il concetto opposto ( per esempio, futuro dove il contesto

richiederebbe passato )

Modifiche intenzionali :

B)

Fra i copisti, vi è chi trascrive passivamente ( per il filologo è il

copista migliore proprio colui che esegue più passivamente possibile il

suo lavoro, arrivando fino a disegnare la parola se non riesce a leggerla,

che conserva la grafia della fonte, ecc. )

e chi mette partecipazione nel proprio lavoro ( per il filologo è il

copista peggiore colui che preoccupandosi della compiutezza del

testo, corregge dove ritiene che ci sia errore, integra, ecc. )

IL METODO DI LACHMANN

A) LA RECENSIO

Se risulta che i documenti che trasmettono il testo sono più di uno,

nessuno dei quali è l'originale o copia d'autore, siamo nell'ambito della

filologia di tradizione. L'edizione critica consiste in questo caso in

un'operazione di maggiore complessità, da realizzarsi tenendo conto di

una metodica costituitasi nel corso di più secoli e legata al nome di

colui che l'ha sintetizzata, il filologo tedesco Karl Lachmann.

Nell'edizione del De rerum natura di Lucrezio, pubblicata a Berlino nel

1850, egli espose i principi del metodo che d'allora in poi porterà il suo

nome.

la COLLAZIONE → ( dal lat. COLLATIO, da

CONFERRE=CONFRONTARE ) seguendo la procedura lachmanniana,

una volta effettuata la ricognizione dei testimoni si rende necessario il

loro esame approfondito. Solo comparando le differenze (il che

significa confrontare i testimoni parola dopo parola) è possibile tentare di

ricostruirne la qualità originaria.

Lezione divergenti: naturalmente è possibile una lista più o meno fitta

di divergenze testuali di natura grafica (casa/chasa), grafico-culturale

(Panfilo/Pamphilo), fono-morfologico (dechiarare/dichiarare) o di tipo

sostanziale (disse/parlò)

Variante è una possibilità alternativa del testo, che non ne turba il

senso. Errore è invece una lezione che giudichiamo l'autore non

avrebbe mai coscientemente fatta propria, perchè linguisticamente

inaccettabile o contraria alla logica e al buon senso.

Gli errori-guida:

- un errore comune a più testimoni (errore congiuntivo) si considera

errore-guida se è molto improbabile che quei testimoni vi siano potuti

incorrere indipendentemente e dunque è necessariamente un errore

ereditato da un precedente comune

- un errore presente in un testimone e non in un altro (errore

separativo o disgiuntivo) è un errore-guida se è molto improbabile

che in quello che ne è privo la lezione corretta sia stata ripristinata

per congettura.

------------------------------------ TERMINOLOGIA -----------------------------------

ORIGINALE → è il testo autografo ( testo di mano dell'autore) o

idiografo ( non di mano dell'autore ma esemplato sotto il suo controllo )

da cui deriva tutta la tradizione

ARCHETIPO → è l'esemplare da cui si presume che derivi tutta la

tradizione conosciuta; se ne suppone l'esistenza in quanto tutti i

testimoni presentano almeno un errore significativo in comune

SUBARCHETIPO → è il manoscritto che fa da capostipite a una

famiglia di manoscritti

APOGRAFO → indica sia una copia dell'originale sia, più

genericamente, il manoscritto che è copia di un altro ( cioè,se B è

stato esemplato da A, B è l'apografo di A )

ANTIGRAFO → esemplare da cui un manoscritto è stato ripreso

( cioè, se B è stato esemplato da A, A è l'antigrafo di B )

CODICE DESCRITTO → è il manoscritto che nello stemma risulta

essere copia di un altro manoscritto posseduto.

Dagli errori-guida allo stemma

Gli errori-guida sono il mezzo attraverso cui si ha la possibilità di

ricostruire i rapporti genetici dei testimoni. Questa operazione fa

fondamento su 2 postulati: a) l'originale è per definizione privo di

errori; b) non esiste passaggio di copia che non comporti

l'introduzione di almeno un errore significativo.

Immaginiamo di avere 2 testimoni, contrassegnati come A e B. Nessuno

dei due è l'originale. I rapporti possibili fra A e B sono i seguenti: 1. B

esemplato da A ( A non essendo l'originale avrà per definizione almeno

un errore suo proprio, che essendo significativo passa in B; B ,copia di

A, introdurrà a sua volta almeno un errore significativo nel suo testo) ; A

esemplato da B (a ruoli invertiti vale quanto già detto ); 3. A e B

derivanti indipendentemente dall'originale [w] ( A e B discendono

indipendentemente dall'originale -privo di errori- perciò non possono

avere errori-guida comuni. Ognuno dei due testimoni avrà almeno un

errore suo specifico ); 4. A e B derivanti indipendentemente da un

manoscritto non originale [x] ( essendo x un archetipo,in quanto

anch'esso risulta da un atto di copia, registrerà almeno un errore-guida,

e A e B a loro volta avranno i loro specifici errori )

Lo STEMMA DEI CODICI ( o CODICUM ) è il grafico che descrive

visivamente quello che possiamo definire l'albero genealogico

della tradizione attestata. Si parte dal rilevamento degli errori per

definire lo stemma.

Una volta definiti nello stemma i rapporti genetici esistenti fra i testimoni,

disponiamo di uno strumento che ci guiderà utilmente nel processo

ricostruttivo. Intanto elimineremo i testimoni descritti. Ma soprattutto

disporremo di un criterio per la scelta delle varianti:

- Supponiamo che in un luogo A e B presentino la variante alfa, C la

variante beta. Se la lezione di A è comune a B, quella lezione è

necessariamente quella di w, cioè dell'originale; la scelta della lezione è

stata fatta con un criterio oggettivo → recensio chiusa

- Facciamo invece il caso che A registri una lezione alfa e nello stesso

luogo B e C una lezione beta. Il rapporto di due a uno non conta,

essendo in realtà un rapporto di uno a uno ( la lezione di B e C è infatti

la lezione di y) ma dovremo regolarci sulla base di altri criteri →

recensio aperta. Questi altri criteri sono : valutazione stilistica di quale

delle due lezioni è la lectio difficilior e quale lectio facilior; se il primo

criterio non basta, si ricorre al criterio dell'usus scribendi, il valutare

cioè quale delle 2 lezioni sia maggiormente rispondente agli usi stilistici

dell'autore o del genere a cui l'opera appartiene, area linguistica ecc.; se

neppure questo secondo è sufficiente, si è in condizioni di adiaforia

(indifferenza).

B) L'EXAMINATIO E L'EMENDATIO

Dopo la recensio, c'è la costituzione del testo che comporta il suo

esame ( examinatio ), parola per parola per valutare ogni singola

lezione. Nel caso che la lezione concordemente attestata o quelle

divergenti attestate siano ritenute tutte erronee, si procederà nei limiti

del possibile a correggere il testo ( emendatio ). Se l'emendamento

consiste in una integrazione la porzione di testo aggiunta si inserisce

fra parentesi uncinate ( <...> ); se invece consiste in un'espunzione, si

racchiude fra parentesi quadre ( […] ) .

Si parla di diffrazione quando le lezioni attestate vengono ritenute tutte

corruzioni a partire da una forma non attestata → le lezioni non accolte

a testo confluiranno nell'apparato critico

Apparato critico: consiste in una serie di note che corrono parallele al

testo con il fine di documentare e giustificare luogo per luogo le scelte

effettuate dall'editore. Le eccezioni non accolte costituiscono

l'apparato critico negativo. L'indicazione del testimone o della famiglia

di testimoni portatori della lezione messa a testo costituiscono

l'apparato critico positivo.

LIMITI DEL METODO DI LACHMANN

Metodi obsoleti. Il metodo di Lachmann ebbe il merito di mettere

fuori gioco altre procedure utilizzate nell'edizione dei testi: quella dei

codices plurimi ( la scelta della lezione attestata dal maggior numero di

manoscritti,indipendentemente dalla loro classificazione ); quella del

codex vetustissimus ( che consiste nel dar fiducia al manoscritto più

antico fra quelli conservati,ma la qualità del manoscritto dipende in

realtà dal numero di passaggi di copia che sono intervenuti e non

dall'antichità ); quella del codex optimus ( che accorda la preferenza a

quel testimone che a impressione del critico viene giudicato più

affidabile, un metodo non scientifico e basato sulla soggettività); quella

del textus receptus ( il fatto che una particolare forma del testo abbia

avuto prevalenza nel tempo su altre dipende da ragioni storiche, non

implica in alcun modo fedeltà all'originale )

La fortuna del lachmannismo avveniva nel clima culturale del

Positivismo, dove l'oggettività dei dati era la sola essenza. Ma, pur

fondando tale metodologia su concetti di immediata evidenza ( come

errore e variante, errore-guida, lectio facilior/difficilior, usus scribendi,

recensio chiusa/aperta ) quando ci si cala nel flusso reale dei testi, le

decisioni che li riguardano richiedono continue valutazioni soggettive

che contraddicono alla radice la pretesa oggettività.

Condizioni per l'applicabilità del metodo di Lachmann ( quindi i

LIMITI veri e propri ) → Perchè il metodo di Lachmann produca risultati

accettabili, è necessario che la tradizione nota di un testo abbia

caratteristiche particolari:

1) Dev'essere tendenzialmente quiesciente e non caratterizzante

La tradizione quiesciente garantisce infatti che gli elementi innovativi

siano riconducibili fondamentalmente alla fenomenologia dell'errore di

copia. Se invece il copista innova intenzionalmente si introducono delle

varianti difficili da separare distinguendo.

2) Deve avere dietro di sé un archetipo

E' vero che la presenza dell'archetipo pone la difficoltà di eliminare

congetturalmente gli errori a esso riconducibili, ma comporta anche una

probabilità molto maggiore che la tradizione non registri lezioni

appartenenti a differenti redazioni d'autore.

3) I rapporti di derivazione devono essere solo di tipo verticale

Ciò che mette davvero in crisi il metodo di Lachmann è in realtà la

contaminazione. Questo fenomeno si verifica quando un testimone è

esemplato con il ricorso a più fonti contemporaneamente. In questo

metodo ai rapporti verticali fra i testimoni se ne aggiungono altri di tipo

trasversale.

Metodo di Lachmann poco adatto alle tradizioni volgari. Il carattere

tendenzialmente innovativo delle tradizioni volgari, la presenza di

autografi e l'intreccio di redazioni plurime d'autore, la contaminazione

determinano condizioni avverse a un metodo ricostruttivo che per

dare buoni risultati chiede tradizioni quiescenti, presenza

dell'archetipo, assenza di contaminazione. Queste condizioni sono

invece ricorrenti nella tradizione dei testi classici e in particolare dei

testi classici e in particolare latini, che risalgono in genere a un

archetipo di età medievale.

DOPO LACHMANN

Joseph Bédier. Il Lai de l'Ombre (L'immagine riflessa) è un testo

narrativo in antico francese che consiste di un migliaio di versi, rispetto

ai quali i sette manoscritti che lo tramandano fanno registrare intorno

alle 1.700 varianti. Quando Joseph Bédier, filologo romanzo francese,

si pose a studiare la tradizione del Lai de l'Ombre con il fine di

arrivare all'edizione critica del testo, si preoccupò lachmannianamente di

definire lo stemma della tradizione. L'edizione del testo che ne

conseguì fu recensita da Gaston Paris: la recensione contestava

all'editore di aver sbagliato la classificazione dei manoscritti, la

costituzione dello stemma ecc, insomma un lavoro fatto male. Nel 1913

Bédier tornò nuovamente sulla questione del Lai de l'Ombre, animato da

un intento metodologico. Ne riesaminò nuovamente la tradizione

scoprendo che lo stemma da lui definito precedentemente era

plausibile, seppure la sua verità fosse indimostrabile. Provò a descrivere

due altri stemmi, anch'essi plausibili → ce n'era abbastanza per

mettere in crisi il metodo di Lachmann e in particolare la

stemmatica. Dopo aver analizzato a fondo la tradizione ed aver

eventualmente fatto delle ipotesi sui rapporti di derivazione dei

testimoni, secondo Bédier sta al filologo stabilire quale di essi debba

essere scelto a fondamento della propria edizione → bon manuscrit.

Naturalmente questo criterio non ripristina il metodo antiquato del codex

optimus, la cui scelta avveniva su basi impressionistiche, cioè senza

analizzare particolareggiatamente la tradizione. Il metodo di

Lachmann, secondo Bédier, era insomma praticabile fino al

momento della costituzione dello stemma: poi era necessario

prendere la strada del “buon manoscritto”.

Giorgio Pasquali. Una difesa e nello stesso tempo una revisione del

metodo di Lachmann venivano dal tedesco Paul Maas. Le correzioni

suggerite da Maas: in primo luogo la necessità di affidarsi nella

costruzione dello stemma agli errori-guida e non a tutti gli errori, così

come si deve a Maas la definizione dei 3 momenti fondamentali:

recensio, examinatio, emendatio.

Il testo di Maas fu recensito nel 1929 da Giorgio Pasquali, filologo

classico con interessi anche in ambito romanzo. Egli non demoliva il

metodo di Lachmann ma ne correggeva la meccanicità con un forte

richiamo a considerare le caratteristiche reali delle singole

tradizioni.

Michele Barbi. Nell'ambito specifico della filologia italiana lo studioso

più rappresentativo della prima metà del Novecento è stato Michele

Barbi, che si trovò a dover difendere gli studi filologici in un

momento in cui la critica estetica manifestava fastidio nei confronti di un

approccio ai testi fondato sulla conoscenza storica dei fenomeni a essi

sottesi. Alle opinioni di chi da posizioni idealistiche confondeva la

filologia col filologismo ( i suoi eccessi ) Barbi ribatteva che esisteva

una buona e una cattiva critica e che la volontà di tuffarsi nei fatti

era anch'essa un'esigenza spirituale.

Osservazioni conclusive. Non ci sono metodi di critica testuale

buoni a tutti gli usi. La critica testuale è un'attività creativa, nella

quale però nessun elemento che vi concorre può essere inventato.

La capacità del critico consiste nell'organizzare i dati di cui dispone;

considerarli non isolatamente ma come sistema,ecc. . Il criterio di

probabilità è la vera stella polare nell'esercizio della critica

testuale. Orientarsi su ciò che è possibile è invece spesso la

scorciatoia per giustificare il pregiudizio.

FILOLOGIA DEI TESTI A STAMPA

La riproduzione manoscritta riguarda un unico soggetto da un'unica

copia. La riproduzione a stampa comporta una lavorazione di tipo

industriale, impegna contemporaneamente più soggetti, implica una

tecnologia incomparabilmente più complessa di quella della scrittura

manuale, riproduce il testo in un numero elevato di copie ( la

produzione del libro a stampa è oggetto di studio della bibliografia )

Entrando idealmente in una tipografia rinascimentale, incontriamo

varie figure professionali:

lo STAMPATORE, responsabile dell'intero processo produttivo

i COMPOSITORI, scelgono uno a uno i caratteri, piccoli blocchi di

piombo con in rilievo una lettera,simbolo,num..., e li allinea in un

attrezzo per poi bloccarli in una matrice. Completate tutte le matrici,

vengono bloccate in una gabbia a costituire la forma di stampa. Una

volta completata una forma di stampa, il lavoro passa ai torcolieri.

Rispetto agli amanuensi hanno sicuramente una formazione meno

letterata, sebbene in grado di leggere latino e greco, e svolgono un

lavoro più meccanico. Ma, come gli amanuensi, introducevano

modifiche nei testi, seppure in genere involontarie. La differenza

sostanziale tra i due è la velocità del lavoro: la scrittura a mano è molto

più rapida della composizione tipografica a caratteri mobili. Il

compositore proprio per la lentezza non può leggere che poche parole

per volta, perciò aumentano le probabilità di caduta di singole parole o

di sauts du meme au meme.

i TORCOLIERI, imprimono foglio dopo foglio la forma di stampa,

inchiostrandola a ogni passaggio

il CORRETTORE-REVISORE, hanno la responsabilità di un processo

lavorativo che implica l'abbandono progressivo delle lingue di koinè

regionali ( abbandono delle forme linguistiche troppo marcate,

semplificazione della sintassi e chiarificazione di passi non compresi) e

il consolidamento di una tendenza unitaria


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alex1395

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunti esaurienti di filologia umanistica, basati su appunti personali e studio autonomo dei testi consigliati:

- "Che cos'è la filologia dei testi a stampa" di S. Villari | Carocci Editore

- "Filologia della letteratura italiana" di P. Stoppelli | Carocci Editore

Alcuni degli argomenti trattati: tradizione, fenomenologia della copia, errori, metodo di lachmann, stemma codicum, archetipo...


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere moderne
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alex1395 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia umanistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Bianchi Rossella.

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