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Letteratura italiana

Età cortese

1000 → Età cortese (valori della società: liberalità [disprezzo del denaro], magnanimità e misura, culto delle belle forme, donna al centro di gentilezze e cortesie) → il De Amore di Andrea Cappellano fissò i canoni dell'amor cortese che erano:

  • Culto della donna (essere trascendentale)
  • Inferiorità amante (umile servitore)
  • Amore inappagato, adultero, segreto, fuori dalle norme sociali, gioioso e doloroso al tempo stesso
  • L'amore ingentilisce e nobilita l'animo, eleva moralmente ("E' fonte di ogni cosa buona" diceva Cappellano)

Età comunale

1250 → Età comunale – Firenze (crescente esigenza di libertas dagli anacronistici privilegi feudali)

Età signorile

Fine 1200 → Età signorile – Ferrara [Este] & Milano [Sforza] (accentramento di potere quindi nelle famiglie più forti nasce il potere di designare il proprio successore fino a creare una vera e propria dinastia)

Il Medioevo e l'età comunale in Italia

1200 e 1300

Il Medioevo, la cui data convenzionale d'inizio è il 476 d.C. (deposizione ultimo imperatore romano), fu un'età di cui, nei periodi di dominante classicismo (1500 & 1700), si ha una visione estremamente negativa, di un'età di barbarie e superstizione. La società medievale è gerarchizzata e statica, domina il feudalesimo (i feudi erano terre, assegnate da Carlo Magno ai guerrieri, che diventavano ereditarie), dominata da una visione del mondo essenzialmente religiosa, teologica, tant'è che la struttura sociale riflette l'ordine divino. Predominano il simbolismo e l'allegorismo, la trascendenza (mondo= apparenza), l'ascetismo (distacco dai beni). La figura dell'intellettuale è spesso quella dell'ecclesiastico, più che un autore interessato a opere originali era soprattutto il depositario di una tradizione; v'erano poi anche i clerici vagantes (intellettuali emarginati). La filosofia era dominata dalla Scolastica di Tommaso d'Aquino (fede cristiana basata su ragione) e dal misticismo (l'uomo si separa dal corpo e l'anima prova beatitudine).

In seguito alla dissoluzione delle strutture politico-organizzative dell'Impero Romano d'Occidente, alle invasioni dei popoli germanici e alla naturale proprietà delle lingue di cambiare col tempo, si ha un'estrema frammentazione linguistica, che causò la nascita delle lingue volgari. Il latino rimane la lingua letteraria ufficiale fino al tardo 1400, con la letteratura medio-latina [la produzione latina è caratterizzata dai generi dell'agiografia (vita dei santi), da cui è tratto il gusto per l'aneddoto, l'exemplum, la poesia goliardica e la visione (descrizione dei regni d'oltretomba)]. Il volgare infatti era la lingua parlata, usata per iscritto dapprima solo per fini pratici, e divenuta letteraria a partire da un gruppo di laici membri della cavalleria francese con la Chanson de Geste (qui vi è la Chanson de Roland di Turoldo) → Le origini della lingua e della letteratura italiana hanno infatti le radici proprio nella letteratura romanza: il romanzo cortese cavalleresco in lingua d'oil e la poesia trobadorica in lingua d'oc (dal termine "trovatore" che derivava dal verbo francese "trobar"=comporre).

Dal latino al volgare

Indovinello veronese

Il documento più antico del volgare italiano, risalente a un periodo compreso fra la fine dell'VIII e l'inizio del IX secolo. L'indovinello allude all'attività dello scrivere (i buoi = le dita / i bianchi prati = i fogli della pergamena / l'aratro bianco = la penna d'oca / il seme nero = l'inchiostro). Dal punto di vista linguistico:

  • Differenza fra ultima riga (ringraziamento a Dio in latino puro) e le quattro precedenti (in volgare) → chiaro sintomo di una fase di transizione
  • In negro la "i" breve latina è divenuta "e"; sono cadute le "m" finali delle desinenze di album, nigrum, versorium e la "u" si è trasformata in "o"; è caduta la desinenza "t" dei verbi all'imperfetto / del latino sono rimasti: desinenza di boves, pratalia, semen; la b intervocalica dell'imperfetto che in italiano è divenuta v.

Placito capuano

Nel 960, a Capua, un giudice deve decidere una causa intentata dall'abate del monastero di Montecassino a un tal Rodelgrimo di Aquino, accusato di aver occupato indebitamente terre dell'abbazia. Nel verbale del processo (placito, nel gergo giuridico del tempo), redatto in latino, il giudice riporta la dichiarazione di un testimone e per scrupolo la trascrive in volgare. Dal punto di vista linguistico, notevoli trasformazioni rispetto all'indovinello veronese → è un volgare italiano ormai nettamente distinto dal lat.:

  • Sono scomparse le desinenze dei sostantivi e dei verbi
  • Il verbo "sao" vede una sostituzione del latino "scio" con il volgare "sapio"
  • Scomparsa dell'accusativo con l'infinito dopo il verbo sapere, sostituito da proposizione dichiarativa (quod + indicativo)

Letteratura religiosa del Duecento

Cantico di Frate Sole di San Francesco

San Francesco d'Assisi, capofila dell'ordine monastico/mendicante dei Francescani che incarnavano il richiamo alla povertà, oltre alla stesura in latino di una Regula prima e Secunda, scritte in seguito a una malattia e quindi a un travaglio interiore che lo portò a mutare vita e a dedicarsi alla cura dei lebbrosi, scrive questa che è il più antico componimento in volgare italiano, la Laudes Creaturarum. Appartenente al genere della Lauda, venne scritto, secondo la tradizione, nel 1224, quando il santo, dopo una notte trascorsa fra il male che lo affliggeva agli occhi e il tormento dei topi, avrebbe avuto una visione divina.

La lingua volgare: è l'unico testo scritto in volgare umbro da Francesco → rivela la sua volontà di rivolgere ai propri confratelli una sorta di ammonizione sul tipo di predicazione da destinare al popolo di fedeli, che dovevano capire senza fraintendimenti il contenuto del messaggio religioso.

La struttura: nella prima parte (vv.1-22) il cantico è una lode a Dio, un inno alla creazione per tutti gli elementi del mondo creato: il sole, la luna e le stelle, il vento, l'acqua, il fuoco, la terra; nella seconda (vv. 22-33) è una preghiera penitenziale di fronte alla morte, dopo la quale per coloro che saranno nelle "sanctissime voluntati" di Dio, ci sarà la beatitudine. Il testo rivela una concezione positiva della natura.

Interpretazioni critiche:

  • Casella: nell'Inno di San Francesco, secondo una visione tipicamente medievale, le cose sono essenzialmente viste come simbolo della realtà trascendente di Dio.
  • Spitzer: nell'inno vi è una visione antropocentrica; mentre per le creature le lodi sono incondizionate, l'uomo è lodato solo a certe ben determinate condizioni. Sono lodati solo "quelli ke perdonano".
  • Getto: l'immagine complessiva che lascia il Cantico è quella di un mondo armonioso e pacificato.

Donna de Paradiso di Iacopone Da Todi

Anche Iacopone da Todi entrò nell'ordine francescano, schierandosi con gli "spirituali" e attaccando la ricchezza e corruzione della Chiesa di Roma. [differenza con S. Francesco] Al contrario di Francesco, nella sua produzione poetica, a partire dallo "Stabat Mater" (sequenza liturgica sulla Passione di Cristo), vi è una religiosità ascetica che si sofferma sulla negatività della vita e del mondo, segnato da una continua violenza, prodotta dal peccato. L'atteggiamento pedagogico indusse Iacopone a drammatizzare lo strumento della lauda: nacquero così i contrasti, in cui più voci si alternano strofa per strofa.

Nel Laudario, prevale l'ossessiva presenza del corpo, un nemico da cui proviene il peccato; rifiuta radicalmente la vita sociale e polemizza con la Chiesa come istituzione.

Donna de Paradiso è una Lauda drammatica in cui la Madonna, Cristo, il popolo ed il nunzio dialogano tra loro sul Calvario, dinnanzi alla croce dove è deposto Cristo.

La lauda drammatica: in dialetto umbro con qualche latinismo, emerge il carattere polifonico della poesia, che esprime i sentimenti drammatici e contrastanti da cui la scena è dominata: stupore, dolore, odio, amore, fino a distendersi nell'ultima battuta pronunciata da Maria, dove si sommano il più tenero affetto e il dolore più straziante.

I personaggi:

  • Maria: all'interno della lauda particolare rilievo assume il personaggio di Maria, donna disperata, a cui la condanna e morte del figlio sono incomprensibili → la Madonna non coglie l'esperienza necessaria per la redenzione dell'umanità dal peccato originale, ma solo l'aspetto terreno di terribile sofferenza.
  • Cristo: Anche Cristo rivela attenzioni da figlio per la propria madre, che affida alle cure amorevoli di Giovanni
  • Il nunzio: Compito del Nunzio è quello di riferire alla Madonna tutto quanto avviene intorno alla croce
  • Il popolo: due soli sono gli interventi del popolo ed entrambi con la funzione di affermare che in nome della legge Cristo dev'esser condannato

La passione: questa consente al pubblico di identificarsi nel dramma della madre e del figlio e di parteciparvi.

Poesia didattica

Disputa della rosa con la viola di Bonvesin de la Riva

Bonvesin de la Riva, più importante scrittore in volgare lombardo del XIII sec., fu "doctor in gramatica" e alla sua produzione volgare appartengono contrasti di carattere allegorico, di cui il più celebre è il suddetto.

Livello letterale e allegorico: Il componimento è un contrasto, genere diffuso nella letteratura medievale, in cui due interlocutori si fronteggiano, sostenendo le proprie ragioni con battute alternate. Qui, la rosa e la viola, simbolicamente rappresentano l'una la superbia e l'avarizia, l'altra l'umiltà e la carità cristiana.

Livello socio-politico: La caratterizzazione dei due fiori consente a Bonvesin di suggerire una lettura in chiave sociale: l'altezza della rosa indica una condizione elevata, la sua bellezza il fasto esteriore, lo stare nascosta nei giardini la chiusura della classe aristocratica. Al contrario la bassezza della viola allude alla condizione sociale umile, la sua grande quantità numerica simboleggia il maggior numero dei popolani rispetto ai magnati; l'aggettivo "utile" attribuito alla viola ricorda la laboriosità borghese.

La cortesia: è significativo che alla classe borghese sia rivendicato anche il merito della "grandezza" e della "cortesia".

Il conflitto tra borghesia e ceto magnatizio: Bonvesin si presenta come l'intellettuale che si assume il compito di esaltare le virtù della borghesia (viola) contro la superbia aristocratica (rosa).

Il patto infernale dal "De Babilonia Civitate Infernali" di Giacomino da Verona

Contesto: Fa parte del poemetto in due parti composto da De Ierusalem Caelesti e De Babilonia Infernali, tra le fonti principali della Divina Commedia. Nel De Babilonia sono descritte le pene dei dannati in forme ingenuamente immaginose: se nel De Ierusalem Caelesti il paradiso è una città con mura di perle, fiumi d'oro e fontane d'argento, l'inferno qui è popolato di spaventosi demoni che arrostiscono i dannati.

Secondo dittico di un poemetto veronese in quartine monorime o assonanzate di alessandrini (la cui prima parte è il De Jerusalem celesti), anche il De Babilonia civitate infernali fa parte, come il Libro de le Tre Scritture di Bonvesin da la Riva, dei cosiddetti precursori della Commedia di Dante. Vi si ritrovano il paesaggio orrido e rupestre, le mura turrite, la sentinella (di cui è sottolineata la minacciosa capacità di rimanere sveglia in eterno). Lo stile umile esprime una concezione ingenua dell’aldilà; la descrizione delle pene dell’inferno e delle gioie dei beati ricorre a rappresentazioni che intendono colpire l’immaginario popolare, attingendo al repertorio dei predicatori francescani che si richiama all’Apocalisse di san Giovanni e che ritroviamo nel mondo figurativo dei capitelli delle cattedrali.

Il patto: Patto dove vengono precipitati i dannati che soffrono pene molto terrene e concrete, disgusto popolaresco, inflitte da diavoli dall'aspetto terrificante proprio dell'iconografia religiosa.

Metro: quartine monorime di alessandrini, giullaresco, di ascendenza francese. Linguaggio: rozzo ma efficace.

Scuola siciliana

Amore è uno desio di Iacopo da Lentini

Il tema principale in Iacopo da Lentini è probabilmente la contemplazione della bellezza. Iacopo da Lentini affronta qui una sorta di "fenomenologia dell'amore". Rimandi ad Andrea Cappellano: In questo si rifà direttamente ad Andrea Cappellano (colui che fissò i canoni dell'amore cortese: segreto e inappagato/adultero/fuori dalle regole sociali/gioioso e doloroso) il quale sosteneva che la passione amorosa è originata dalla vista della bellezza femminile e alimentata da pensieri e fantasie → di qui importanza del cuore, da cui sprigiona l'amore, e gli occhi, che consentono di trasmetterlo.

L'amore di lontano: è pur vero che ci si può innamorare senza aver visto la donna amata, ma non c'è dubbio che la vista crea un legame più forte. Lessico e metrica: semplice, ricco di termini dell'area semantica amorosa; sicilianismo "zo" per "ciò".

Meravigliosamente di Iacopo da Lentini

Il componimento affronta il tema (provenzale) dell'innamorato timido che non osa esprimere all'amata i propri sentimenti. Questi si rivelano però ugualmente attraverso gli sguardi, i sospiri, i pianti.

Un processo di interiorizzazione. L'avverbio "meravigliosamente" introduce un'atmosfera di eccezione. L'amore occupa ad ogni istante la mente del poeta. L'immagine della donna viene dipinta nel cuore, a sottolineare la gelosia del possesso.

Amore paralizzante. La seconda strofa sottolinea la paralisi dell'innamorato, l'incapacità di comunicare il suo amore. La donna tende ad essere trasferita in una dimensione ultraterrena.

Amore come sofferenza. Il riferimento alla "fede" prelude alla metafora del fuoco, simbolo di una passione amorosa che arde e consuma.

Io m'aggio posto in core a Dio servire di Iacopo da Lentini

Il poeta si propone di andare in paradiso insieme alla sua donna per poter contemplarla in gloria → richiamo alla contemplazione di Dio da parte dei beati. Metro: sonetto con quartine e terzine a due rime alterne. Questo sonetto è un esempio della consueta forma metrica semplice. In sostanza, c’è in questo sonetto una materializzazione del paradiso in funzione della donna, un paradiso terreno che eleva la donna e la rende ancora più irraggiungibile.

Il poeta è il "più pre-stilnovista" perché: offre un aspetto religioso (verbo feudale "servire" è riferito a Dio); l'amore assume una dimensione metafisica che si conclude con l'immaginazione finale della donna nella gloria del paradiso (donna = santa: motivo chiave degli stilnovisti).

Pir meu cori alligrari di Stefano Protonotaro

Unico componimento che ci è giunto per intero, l'unico conservato in antico siciliano illustre. (le e e le o atone si presentano come i (placiti) e come u (mustrari)). Metro: canzone con stanze unissonans (con le stesse rime). E' presente una rigida struttura sia metrica che concettuale; ciascuna stanza di settenari ed endecasillabi è chiuso dal "congedo".

Esaltazione figura della donna: il servigio che il poeta le rende, l'incantamento segreto dell'amore, la necessità di celare il sentimento (come la norma cavalleresca propone). Suggestioni offerte dai bestiari: es--> allusione alla tigre che s'incanterebbe" avanti ad uno specchio, perdendo tutta la sua ferocia. Secondo i bestiari medievali, i cacciatori solevano catturare i piccoli della tigre e lasciare nella sua tana degli specchi, affinché questa, invece di inseguirli, si attardasse a guardare la propria immagine riflessa. Allo stesso modo il poeta è quasi ipnotizzato dallo sguardo della donna amata. Benché cerchi di rallegrarsi e di cantare, quasi doverosamente, per amore di lei, l’innamorato infelice soffre, teme e vorrebbe augurarsi che lei provi a sua volta le pene d’amore; ma alla fine si rifugia nella speranza che la propria costante fedeltà possa ricevere un premio finale. Il rapporto amoroso è stilizzato, nella rappresentazione della donna come essere anche socialmente superiore, che dà gioia e sofferenza e richiede fedeltà e discrezione. Nella canzone, dalla forma cristallina, il sentimento è cavalleresco e insieme spietato come un fatto d’armi.

Scuola siculo-toscana

Ahi lasso, or e' stagion de doler tanto di Guittone d'Arezzo

La produzione poetica di Guittone, principale esponente della corrente poetica siculo-toscana, si può suddividere in due parti:

  • Nella prima predominano i temi della poesia d'amore (si rifà qui ai moduli della scuola siciliana) e contenuti politici (si rifà qui allo stile del trobar clus, stile oscuro, denso, ricercato) come questa.
  • Nella seconda, come il brano successivo, l'autore si prese...
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alex1395 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Oliva Gianni.
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