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IL 1400: L'UMANESIMO (fine guerra 100 anni Fra-UK, discesa di Re di

Francia Carlo VIII in Italia (ita.territorio di conquiste), 1492 morte di Lorenzo e

scoperta delle americhe) i

Si cominciano ad affermare i caratteri del Rinascimento (che,nello specifico,occupa

primi decenni del ‘500, del trionfo del classicismo e della cultura cortigiana ) → riscoperta dei

classici, le Signorie diventano splendidi centri di cultura -insieme alle botteghe

degli artisti considerati non più come artigiani ma di prestigio - , culto delle lettere

come attività in cui risiede l'essenza dell'humanitas, visione ottimistica

dell'uomo capace di contrastare i capricci della fortuna

La prima fase dell'Umanesimo è detta “Umanesimo civile” → esaltazione

famiglia, ricchezza e operosità

Firenze fu la culla vera e propria dell'Umanesimo. Si parla dunque di un

Umanesimo fiorentino, raccolto intorno alla corte medicea,caratterizzato dal

platonismo (Etica interessata al comportamento dell'uomo) di Marsilio Ficino e

Pico della Mirandola. L'umanesimo fiorentino è anche detto “florentina libertas”

Venezia, con la bottega di Aldo Manuzio, si segnalò per l'attività editoriale.

Milano fu un centro dell'Umanesimo cortigiano, che con l'esaltazione della corte

era in polemica con la florentina libertas.

La letteratura dell'età comunale aveva segnato il trionfo del volgare, ma

l'Umanesimo è un fenomeno d'élite nel quale predomina l'uso del latino, mentre

il volgare è relegato a scopi pratici. Ma verso la metà del 400 c'è una nuova

inversione di tendenza in cui il volgare torna come lingua di cultura con Leon

Battista Alberti → inizia il mov. definibile “Umanesimo volgare”, che si riflette

anche con Boiardo, Sannazzaro e i poeti petrarchisti. Nel Quattrocento si verifica

quindi l'affermazione definitiva di una lingua nazionale, il fiorentino.

BOIARDO E IL POEMA CAVALLERESCO

1) PROEMIO DEL POEMA E APPARIZIONE DI ANGELICA dall'Orlando

Innamorato, I, I [pag.103 B.2]

Premesso che per Boiardo l'amore è l'unica forza che rende l'uomo degno e

onorato, l'Orlando Innamorato è un poema in ottave diviso in 3 libri nato da una

contaminazione di temi guerreschi/religiosi del ciclo carolingio con quelli

erotico-avventurosi del ciclo bretone e avente come nucleo tematico la storia del

forte paladino Orlando, eroe di tante imprese guerresche, che cade preda

dell'amore.

Il mondo cavalleresco non è più quello del medioevo: la prodezza non è più

solo forza guerriera, ma è la virtù dell'uomo libero,attivo,energico e capace di

superare ogni ostacolo. Amore e armi esprimono una visione rinascimentale

della vita, in senso laico,mondano e edonistico. La più felice incarnazione di

questa visione amorosa è Angelica, una donna in tutta la sua complessa psicologia

In questa struttura narrativa rigogliosa numerosi fili riguardanti pg diversi si

intrecciano tra loro (entrelacement)

La lingua è il ferrarese illustre.

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Nel primo canto dell'Orlando innamorato, dopo il tradizionale proemio, Boiardo

descrive i preparativi per la giostra che re Carlo sta organizzando a Parigi. Nel

mezzo di un sontuoso banchetto arriva la bella Angelica che ammalia con la sua

sfolgorante bellezza tutti i presenti. [la trama seguente, giusto per saperlo,

consiste nel suo fuggire inseguita da una schiera di pretendenti, tra cui Orlando e

Ranaldo e nell'arrivo nel bosco di Ardenna dove Ranaldo beve alla magica fonte

dell'odio e si disinnamora di Angelica, la quale beve da un'altra fonte e s'innamora

del paladino]

Il proemio, Gradasso e il banchetto e il banchetto di Carlo Magno (ottave 1-20)

Pubblico: Boiardo si rivolge ai nobili di corte “adunati” intorno al poeta per

ottenere un piacevole svago. Vi è una fusione tra ciclo bretone e ciclo

carolingio. Una connotazione esclusivamente epica è attribuita alla figura del

“nemico” Gradasso che decide la guerra con l'unico scopo di conquistare la spada

di Orlando e il cavallo di Rinaldo.

La descrizione del banchetto rivela un gusto del decoro formale che rimanda al

raffinato livello di vita raggiunto dalla corte estense di Ferrara: sono presenti qui

oggetti preziosi come “piatti grandissimi d'oro”, “coppe di smalto” e l'atmosefra

generale è di elevata armonia e “allegrezza”.

Angelica e le reazioni dei paladini (ottave 21-34)

L'apparizione di Angelica. E' molto teatrale: la scena è la “sala bella”, il corteo è

costituito da “4 giganti grandissimi e fieri” e “da un solo cavallieri”.

Il discorso di Angelica. Alla captatio benevolentiae, con il riconoscimento del

valore di Carlo e dei paladini, segue la propria presentazione, il ricordo del torto

subito, la disponibilità a essere schiava del vincitore del fratello. Angelica, come

accadrà anche in Ariosto, è la bella donna che sa sfruttare la propria bellezza.

La novità del personaggio di Angelica. Questo aspetto + la seduzione fa di

Angelica un pg nuovo rispetto alla donna angelicata della tradizione → ne è il

contrario.

La reazione dei paladini, cristiani e pagani, di fronte ad Angelica è imbarazzo

nello scoprirsi affascinati da Angelica → non sono più eroi ideali ma vengono

smitizzati e caricati di umanità.

L'autoanalisi di Orlando. Egli comprende di intraprendere la strada sbagliata,

quella dei beni fallaci e mondani, si definisce “paccio” anticipando il giudizio di sé,

sul quale Ariosto costruirà il suo poema.

SANNAZZARO E IL POEMA PASTORALE

1) PROSA PRIMA dell'Arcadia [p.79 B.2]

Sannazzaro è la figura più rappresentativa dell'Umanesimo a Napoli. L'arcadia è

l'opera + celebre del 1400 → un romanzo pastorale la forma del prosimetrum,

composto da 12 prose e 12 egloghe incorniciate da un proemio e da un congedo.

L'autore immagina un viaggio nel mondo di Arcadia per sfuggire alle pene di una

triste vicenda amorosa, un cammino che si conclude con la scoperta della morte di

lei; la nostalgia per un'impossibile età dell'oro è il tema dominante, tradotto anche

nel ritmo musicale e nei riferimenti colti e aulici.

Trama: Sincero vuole sfuggire alle pene d'amore per una fanciulla, sperando di

trovar ristoro in Arcadia,invano. Lì vive idillicamente nella sua campagna serena

fino al giorno che apprende della morte della sua amata.

L'incanto dell'Arcadia sta nel clima rarefatto e trasognato → l'opera rappresenta

quel distacco tra poesia e realtà che ai tempi di Sannazzaro si stava facendo

irreversibile. L'azione si svolge in un ideale ambiente di pastori; nelle prime 5

prose prevale l'elemento lirico e descrittivo,mentre con la 6 emerge la storia

personale del narratore, Sincero, che ha lasciato Napoli per rifugiarsi in Arcadia.

L'opera ha la fisionomia di un romanzo autobiografico.

Il Rinascimento sentì fortemente questo mito, perchè nel mondo pastorale

proiettava il bisogno di una vita spontanea ma anche l'immagine di una corte

ideale. L'opera di Sannazzaro fu il modello perfetto della letteratura pastorale.

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Nella Prosa prima troviamo la descrizione dell'altopiano di Partenio, dove si

svolgerà la vicenda raccontata, effettuata secondo i canoni del locus amoenus.

L'ideale arcadico dell'autore infatti è: non natura selvaggia come poteva sembrare

all'inizio, ma un paesaggio idilliaco, in cui la natura stessa sembra sostituirsi alla

civiltà, costruendo il proprio armonico disegno; per quanto riguarda i canoni del

locus amoenus presenta la bellezza,serenità,grazia,armonia che confluiscono nel

“boschetto”, la “minuta e verdissima erbetta”, il “chiaro fonte”. Mancano il canto

degli uccelli e i fiori, anche se si parla di “fiorita primavera”.

La resa stilistica è ottenuta mediante termini che indicano la piacevolezza e

leggiadria, coadiuvata dall'uso di diminutivi. C'è inoltre una discreta presenza di

riferimenti mitologici, a conferma delle radici classiche del motivo, che introducono

il movimento chiaroscurale della metamorfosi. Sullo sfondo alla fine sono collocati

i pastori, anch'essi idealizzati secondo i canoni.

CORTE MEDICEA

POLIZIANO

1) IL REGNO DI VENERE dalle Stanze per la giostra,I [p. 69 B.2]

Facente parte della cerchia degli intimi di Lorenzo De' Medici e poi della corte

mantovana dei Gonzaga, Poliziano riuscì a realizzare la sintesi tra cultura

classica e la tradizione volgare fiorentina di Dante,Petrarca e Boccaccio, e

affiancò alla sua produzione poetica il lavoro filologico (i Miscellanea: cento

discussioni intorno a questioni testuali ecc). Scrisse l'epistola accompagnatoria

della Raccolta Aragonese, raccolta di poesie mandata da Lorenzo a Federico figlio

di Ferdinando di Napoli che propone la centralità della tradiz.toscana. E nello

stesso periodo scrive le Stanze per la giostra del Magnifico Giuliano, un

poemetto in ottave inteso a celebrare la vittoria del fratello di Lorenzo, Giuliano

(la cui giovinezza rude e selvatica è trascorsa nei piaceri della caccia e nel

disprezzo dell'amore) in una giostra d'armi e a cantare l'amore (un

giorno,durante una caccia, egli diviene preda di Cupido e s'innamora) per una

bella donna genovese, Simonetta (materia encomiastica) → l'ambientazione è

idilliaca e ricca di riferimenti mitologici (Giuliano=Semidio e

Simonetta=Ninfa). Con le Stanze, Poliziano applica a una materia in origine

encomiastica il metro popolaresco dell'ottava

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Dopo aver fatto sì che Iulio si innamori di Simonetta, Cupido si reca trionfante dalla

madre Venere per riferire della sua impresa riuscita. Si inserisce a questo punto, al

termine del primo libro e nella forma di digressione, la descrizione del regno di

Venere a Cipro.

Il giardino e l'idillio: in questa descrizione del giardino di Venere confluiscono

rimandi alla rappresentazione biblica del paradiso terrestre; il mito classico dell'età

dell'oro, di una condizione felice degli uomini in una natura amica. Vi è anche il

sogno idillico della civiltà cortigiana del Rinascimento, entro una cerchia

chiusa e privilegiata dedita ai piaceri più raffinati. Nel giardino di Venere il tempo

non trascorre perchè la realtà con le sue forze negative resta esclusa dai suoi

confini. E' un mondo tutto ideale,perfetto con molti elementi del locus amoenus

Platonismo ed Epicureismo. Influsso platonizzante: Poliziano vive alla corte

medicea, a stretto contatto con i filosofi dell'Accademia platonica → ma no

platonismo puro in cui l'amore è una forza ideale e sublimata,celeste,no! Qui c'è

un'esaltazione di Venere in termini sensuali, come forza fecondatrice e

generatrice che pervade la natura. La visione di Poliziano della forza della natura

positiva appare ispirata a quella di Lucrezio, poeta latino epicureo, che nel De

Rerum natura rappresenta la dea Venera come la potenza che spinge la natura

a proliferare.

Classicismo e imitazione. Queste ottave sono un perfetto esempio di gusto

classicheggiante → si aprono con l'invocazione alla Musa e sono fitte di

reminiscenze letterarie, poi il gusto della rappresentazione nel delineare immagini

nitide dalle linee armoniose

Gli aspetti medievali. E tuttavia si può ancora ravvisare nell'episodio qualcosa di

medievale: le personificazioni allegoriche del corteo di Cupido, il gusto

dell'enumerazione, che fanno pensare ai Trionfi petrarcheschi.

LORENZO DE' MEDICI

1) IL TRIONFO DI BACCO E ARIANNA dai Canti Carnascialeschi [p.62 B.2]

Lorenzo è quasi una riproduzione sul piano reale dell'ideale umanistico: l'uomo

nelle cui mani si raccoglieva la responsabilità del potere cercava nelle Humanae

Litterae il crisma della sua azione → contrasto tra scaltro uomo politico e poeta

cultore d'arte. I Canti carnascialeschi (cioè Carnevaleschi) sono componimenti

per musica di carattere popolareggiante.

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La “canzone a ballo”,musicata, accompagnava uno dei “trionfi”, carri mascherati

che, inventati dallo stesso Magnifico, sfilavano per le vie di Firenze durante il

carnevale, con accompagnamento musicale.

Bacco destinatario del canto. Il canto è dedicato a Bacco, la divinità del vino

quindi della gioia e del piacere.

Il sentimento del tempo che scorre e della caducità dei beni terreni: il

carattere edonistico della rappresentazione nasce da una concezione di fondo

pessimistica e malinconica, quella che si basa sul trascorrere del tempo e sulla

caducità dei beni terreni.

La funzione del ritornello. Il ritornello,divenuto quasi proverbiale, vede l'alternarsi

parallelo di versi che alludono, rispettivamente, alla bellezza e alla gioia da un lato,

al fuggire della giovinezza e alla precarietà del futuro dall'altro, con un ritmo di facile

cantabilità.[ tema principale espresso nel canto: fugacità della vita.

PULCI

1) L'AUTORITRATTO DI MARGUTTE dal Morgante, XVIII [p.87 B.2]

Pulci è il “poeta irregolare” della corte medicea, nonché il più anziano, sarcastico

ed “eretico” che alla serietà dei classici predilige le frottole. La sua crisi e sconfitta

esistenziale sono dovute al suo suo sentirsi escluso dai valori

borghesi(successo e ricchezza) → di qui il suo gusto dissacratorio

Il Morgante, poema burlesco in ottave su materia carolingia (riprende dall'Orlando

innamorato) dà prova della fantasia e un gusto per la bizzarria e la parodia per

l'intangibile.

Trama: già la trama, versione grottesca delle narrazioni delle canzoni di gesta, ha

uno sviluppo inconsueto: si narra infatti che Orlando, vecchio e quasi rimbambito,

parte per l'Oriente in cerca di avventure. Ma l'interesse dell'autore è rivolto alla

rappresentazione imprevedibile, volutamente eccessiva, di fatti inverosimili.

Le figure in cui meglio si manifesta l'estro del poeta sono quelle del gigante

mezzo-gigante Margutte. Morgante = immagine stessa dell'eccessivo, della

sproporzione tra l'immensa forza fisica e la scarsa lucidità mentale. Margutte =

rappresentazione del capriccio della volontà e della natura, parodia dell'ideale

umanistico di uomo artefice del proprio destino

La narrazione non ha un disegno organico ma gli episodi scaturiscono l'uno

dall'altro in modo casuale. I paladini spesso sono degradati a livelli

buffoneschi.

Recupera termini letterari latini, scientifico-filosofici, sempre con il gusto della

deformazione.

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Il gigante Morgante, dopo aver usato molte prove e mostrato gran coraggio,

incontra casualmente a un “crocicchio” il mezzo gigante ( e furfante matricolato ),

Margutte. Dopo un'autopresentazione di Margutte, pg che si colloca al di fuori di

ogni tradizionale schema cavalleresco, i due decidono di unire i loro destini in un

sodalizio che si rivelerà fruttuoso di straordinarie avventure.

L'infrazione della norma

La figura di Margutte non si trova nell'Orlando: è una creazione della fantasia di

Pulci, che ne rappresenta perfettamente gli umori bizzarri e corrosivi già a

partire dall'aspetto fisico del pg: la sua condizione a metà fra uomo e gigante fa

presentire il carattere strambo e irregolare!

Irriverenza e ghiottoneria. E' Margutte stesso a tracciare il suo ritratto,

compiacendosi di ingigantire tutte le proprie qualità negative: irriverenza blasfema

e la ghiottoneria in primis.Si presenta inoltre come un ribelle trasgressore, che

gode a infrangere ogni norma, ogni tabù ed infine culmina nel parricidio:

l'uccisione del padre assume un sign simbolico: la figura di padre rappresenta

l'autorità, la norma e l'ordine; l'irregolare,deviante e ribelle è tale proprio in quanto si

oppone alla figura “paterna”: ogni ribellione è in fondo un'uccisione (simbolica)

del padre

Il carnevalesco. In questo colossale elenco di colpe non bisogna certo vedere una

sorta di satanico compiacimento del male, che sarebbe atteggiamento romantico,

ottocentesco quindi anacronistico e estraneo a Pulci. Ma vi è un gusto del

rovesciamento, specie di ciò che è serio e ufficiale, a fini di riso, per sfidare

beffardamente la tradizione.

C'è anche una violazione delle norme linguistiche: il suo è uno

sperimentalismo linguistico.

Lo spirito popolare carnevalesco si cela dietro questo gusto irriverente!

E' questa l'altra faccia dell'Umanesimo, opposta a quella cortigiana,

classicheggiante, platonica → l'umore bizzarro e beffardo è uno strumento

per corrodere certezze consacrate

IL 1500: RINASCIMENTO E MANIERISMO (guerre per la

supremazia tra Impero e Francia, 1527 sacco di Roma/assedio lanzichenecchi,

1559 fine guerre d'Italia con pace di Cateau-Cambresis, Riforma protestante e

Controriforma → Concilio di Trento, ordine Gesuita, Tribunale del Sant'uffizio)

La letteratura del Cinquecento si può dividere in 2 momenti: il Rinascimento ( può

essere definito come il tentativo di trasferire a tutti gli ambiti della vita

quell'imitazione del modello romano che gli

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alex1395 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Oliva Gianni.
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