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Riassunti esame Management delle Imprese Culturali, prof. Claudio Becagli, libro consigliato Doyle G. [2006], Introduzione all'economia dei media, Hoepli, Milano. (Limitatamente ai capitoli 1, 2, 3, 4, 5, 8, 9)

Riassunto per l'esame di management delle imprese culturali e del prof. Becagli, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Introduzione all'economia dei media, Doyle, Hoepli, Milano. (Limitatamente ai capitoli 1, 2, 3, 4, 5, 8, 9). Scarica il file in PDF!
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- beni e servizi culturali
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Esame di Management delle imprese culturali docente Prof. C. Becagli

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PARTE 7

I BENI E I SERVIZI CULTURALI

Beni/servizi sono culturali quando la loro produzione comporta una certa forma di creatività e il cui risultato implichi

una forma di proprietà intellettuale e che sono rivolti alla creazione e comunicazione di significati sono imprese

culturali tutte quelle che organizzazioni caratterizzate da modelli produttivi industriali o artigianali impegnate

stabilmente nella produzione di questi beni o servizi.

Questo concetto si applica a tipi diverse di imprese culturali, che si possono basare su:

origine dell’idea

- creativa: da queste imprese le idee creative si combinano con un numero sempre maggiore di

input per produrre un’ampia gamma di prodotti (es. musica, danza, teatro…);

- output come bene culturale: queste imprese producono beni/servizi culturali ma anche beni non tali in maniera

congiunta (es. radio, televisione, cinema, riviste…);

PARTE 8

IMPRESE CULTURALI NO-PROFIT

1. Imprese culturali non profit

Sono tutte quelle organizzazioni che, indipendentemente dalla natura pubblica o privata del soggetto proprietario,

sono caratterizzate dalla presenza di un complesso strutturato e permanente di risorse messe a servizio del

raggiungimento degli obbiettivi primari di gestione, perseguono una preminente finalità culturale, non hanno scopo di

lucro e hanno un tipo di servizio con accesso escludibile. Queste realtà possono essere rappresentate da artisti

individuali, da imprese costituite secondo forma giuridica no-profit o sulla base di apposite leggi es. musei, aree

archeologiche, teatri di produzione e fondazioni liriche, archivi e biblioteche. Sono realtà diverse ma accomunate da:

- tipologia di offerta, cioè un insieme di servizi di base a cui si aggiungono altri tipi di servizi, complementari ed

accessori;

scarsità di risorse finanziarie, visto che l’erogazione del servizio culturale comporta un utilizzo di risorse maggiore

- di quello generato dalla loro attività istituzionale, ciò inoltre le rende dipendenti dai contributi erogati dai soggetti

terzi.

Dibattito sulla necessità dell’intervento pubblico

2. il settore culturale è caratterizzato da una produttività “fissa” stabilita dall’autore dell’opera ma

Legge Baumol-Bowen: dei salari in linea con quella di altri settori a produttività “progressiva”,

allo stesso tempo deve sostenere una crescita

questo porta ad un deficit permanente e crescente del settore che giustificherebbe il sostegno pubblico. L’unica

alternativa all’intervento pubblico sarebbe un’azione riduttiva sui costi, ma ciò causerebbe un abbassamento della

qualità del servizio oppure una violazione sulla natura meritoria del servizio culturale (cioè accessibile a tutti).

Inoltre investimenti in beni e attività culturali generano benefici diretti, appagamento dei bisogni del fruitore, e benefici

indiretti, cioè riferibili all’intera collettività e difficilmente quantificabili. Questi ultimi sono un’ulteriore giustificazione

all’intervento pubblico. Poiché comunque il pubblico concorre al finanziamento di altre attività (sanità, scuola, …) deve

fare una valutazione la quantità di investimenti in attività culturali, che può essere fatta ex-ante, in fase progettuale

valutandone l’opportunità e la fattibilità, o ex-post, valutando i livelli di efficienza e di efficacia raggiunti.

Le procedure valutative possono essere distinte anche tra: approcci multicriteriali (ricorso ad una pluralità di tecniche)

o approcci monetari (Valutazione di Impatto Economico e Valutazione di Impatto Sociale).

3. Attori non profit del settore culturale (in Italia)

a. Teatri e fondazioni liriche: istituzioni che producono e distribuiscono eventi connessi alle performing

arts, organizzati e proposti al pubblico nell’ambito di un determinato cartellone, presso strutture stabili.

Il sistema di offerta si compone di:

i. un servizio base (rappresentazione);

ii. dei servizi complementari: integrano i contenuti del servizio di base e ne agevolano il processo

di fruizione (es. prenotazione, prevendita, accoglienza, newsletter);

iii. dei servizi accessori: legame meno intenso con il servizio base ma la loro presenza per il

cliente costituisce un fattore discriminante (attività di ristorazione, servizi educativi…)

Il settore teatrale opera in teatri stabili, teatri d’opera o altri operatori come teatri d’ospitalità, imprese

di produzione teatrale o enti locali. Ci sono delle criticità nella gestione dei teatri connesse alla scelta

di direzione artistica, alla definizione di cartellone, all’allestimento, alla rappresentazione e alla

commercializzazione.

b. Biblioteche: istituzioni attive nella conservazione, catalogazione e messa a disposizione di libri al

pubblico in forma gratuita per soddisfare un’esigenza di informazione, documentazione e cultura,

promuovendo così la lettura nella prospettiva della crescita culturale della collettività. Anche qui

abbiamo un servizio di base (consultazione dei volumi e prestito interbibliotecario), servizi

complementari (ricerca, servizi informativi e riproduzione dei documenti) e servizi accessori

(caffetteria, mostre, visite guidate).

c. Archivi: raccolgono, conservano e offrono alla consultazione i documenti prodotti da uno o più

organismi per conservare la “memoria storica”, questi documenti hanno origine riconducibile a

specifiche finalità di carattere giuridico e/o amministrativo, a seconda delle competenze delle

istituzioni che li hanno nel tempo prodotti o ricevuti, determinando una platea ristretta di utenti

interessati. Gli archivi possono essere storici quando conservano documenti rilevanti storicamente

oppure correnti quando sono gestiti dall’organismo che produce tali documenti

per la loro anzianità,

che costituiscono ancora uno strumento di lavoro. Il servizio base degli archivi è la conservazione dei

documenti e la loro consultazione, mentre i servizi accessori sono quelli di assistenza, attività

promozionale didattica, valorizzazione dei documenti…

d. Musei e aree archeologiche: istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e

del suo sviluppo, aperta al pubblico e che compie ricerche riguardanti le testimonianze materiali

dell’uomo e del suo ambiente, le raccoglie, le conserva, le comunica e le espone ai fini di studio,

educazione e diletto. I servizi base sono la conservazione ed esposizione delle opere, mentre ij servizi

accessori sono tutti quei servizi di divulgazione e accoglienza del pubblico.

Festival: manifestazioni distribuite in un arco temporale delimitato e realizzate all’interno di uno

e. specifico contesto geografico che realizzano un insieme di spettacoli dal vivo sulla base di un progetto

artistico e culturale che catalizzi l’attenzione e stimoli il coinvolgimento del pubblico. Gli aspetti

peculiari dei festival sono il forte radicamento territoriale, la promozione/patrocinio da parte di un ente

pubblico e la realizzazione affidata a soggetti privati, tipicamente no profit.

PARTE 9

INDUSTRIE CULTURALI

L’industria culturale

1.

Il concetto di industria culturale sottolinea il potenziale economico che la produzione culturale ha nel generare output

e ricavi e nel soddisfare le richieste dei consumatori, indipendentemente da qualsiasi altro più nobile scopo possa

essere assolto dalle attività degli artisti. Si possono individuare dei caratteri che evidenziano la natura “industriale”

dei processi di gestione delle imprese culturali, e sono: natura capital-intensive, importanza alle tecnologie e

riproducibilità su grande scala degli output. Le industrie culturali sono importanti in quanto determinano la formazione

delle fantasie, delle emozioni e dell’identità individuale della collettività, quindi i loro prodotti devono essere considerati

molto di più di semplici passatempi. Inoltre queste imprese sono fonti importanti di occupazione e di profitto in molti

sistemi economici. Queste imprese si sono caratterizzate per la loro importanza durante il XXI secolo per il contenuto

che portano sia informativo che tecnologico, per la promozione di pensiero e di espressione creativa, per l’impatto

sui livelli di occupazione e per il cambiamento dei modelli di consumo. Le principali industrie culturali sono:

broadcasting, industrie cinematografiche, industrie musicali e editoria a stampa ed elettronica.

- I tratti distintivi delle industrie culturali gestione e nell’organizzazione della produzione

Questi caratteri ci permettono di spiegare le strategie ricorrenti nella

culturale da parte delle imprese e a cogliere le costrizioni operanti su chi intenda lavorare al loro interno. Tutte le

industrie culturali hanno dinamiche specifiche ma allo stesso tempo interagiscono l’una con le altre, in particolar modo

concorrono per le stesse risorse, che sono: quantità limitata di reddito disponibile del consumatore, quantità limitata

di entrate pubblicitarie, tempo limitato da dedicare all’attività di consumo e disponibilità di forza lavoro.

Le industrie culturali svolgono un livello di rischio mediamente più elevato delle altre industrie perché le audience

usano le merci culturali in modi altamente volatili e imprevedibili, spesso per esprimere la loro differenza rispetto agli

merci soggette a rapida obsolescenza ma anche all’imprevedibilità di successo.

altri Va inoltre aggiunto il rischio

dato dall’impossibilità di controllare il grado di accoglienza che il testo potrà ricevere o di come verrà valutato,

soprattutto quando il compito di rendere questo prodotto conosciuto ai consumatori si appoggia ad altre imprese nel

settore culturale.

L’organizzazione e la distribuzione della creatività

-

PROBLEMI RISPOSTE

attività rischiosa compensazione di mancati successi attraverso il repertorio

creatività vs commercio concentrazione, integrazione e aggregazione della pubblicità

alti costi di produzione, bassi costi di riproduzione scarsità indotta artificialmente

beni semi-pubblici: bisogno di creare la scarsità ricorso ai format

controllo debole sui creatori, controllo forte sulla distribuzione

L’autonomia concessa ai creatori dei testi da parte delle industrie culturali dipende dal modo in cui si intende creatività

simbolica, che pone in contrasto creatività e commercio, concependo così un’arte per cui è incompatibile la ricerca di

così l’incertezza e la difficoltà del contesto in cui opera l’industria della cultura. La produzione

profitto, aumentando 

della maggior parte dei prodotti culturali è caratterizzata da elevati costi fissi e bassi costi variabili leva operativa:

capacità dei grandi successi di generare profitti molto rilevanti che compensano l’elevato numero di insuccessi 

necessità di sfruttare la leva operativa che spinge industrie culturali ad adottare un orientamento rivolta alla

“massimizzazione dell’audience”. Un altro problema che devono affrontare le industrie culturali è rappresentato dal

fatto che i mezzi di riproduzione dei beni culturali hanno costi relativamente bassi, rendendo facile anche la

duplicazione. Così le imprese devono indurre la scarsità, conferendo maggior valore ai beni, limitando con mezzi

artificiali l’accesso a beni e servizi culturali (copyright, digital rights management…).

La spinta verso la massimizzazione dell’audience spinge le imprese a compensare i mancati successi con una

sovrapproduzione, allestendo così un vasto repertorio culturale. Inoltre le industrie culturali mirano a limitare i rischi

gestionali e a massimizzare l’audience attraverso delle strategie: di ridurre la concorrenza e concentrare l’offerta;

integrazione orizzontale, acquisendo altre imprese di settore al fine

estendendo l’attività in fasi diverse del processo di produzione e distribuzione per controllare

integrazione verticale,

maggiormente la filiera;

internalizzazione, sviluppando il mercato e consentendo la massimizzazione della leva operativa nel caso di successi;

diversificando in maniera correlata altri settori dell’industria culturale per

integrazione multisettoriale e multimediale,

attuare una promozione incrociata dei prodotti;

(dj, pr, …),

cooptazione dei critici inviando omaggi al fine di promuovere i propri prodotti e farli diventare dei successi.


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Riassunto per l'esame di management delle imprese culturali e del prof. Becagli, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Introduzione all'economia dei media, Doyle, Hoepli, Milano. (Limitatamente ai capitoli 1, 2, 3, 4, 5, 8, 9). Scarica il file in PDF!
Argomenti trattati:
- beni e servizi culturali
- imprese culturali no profit
- industrie culturali
- economia dei media


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in progettazione e gestione di eventi e imprese dell'arte e dello spettacolo (PRATO)
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marta.checcucci di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Management delle imprese culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Becagli Claudio.

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