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Organismo architettonico contemporaneo: principi spaziali e strutturali dello spazio centrale

Le Corbusier, Palazzo delle Assemblee, Chandigarh, Punjab, India, 1961

La storia di Chandigarh inizia nel 1951, quando il primo ministro indiano invita l'architetto Le Corbusier a progettare ex novo la capitale del Punjab, una città modernista pensata per rompere i legami con il passato coloniale del Paese, proiezione moderna del sogno della città ideale rinascimentale.

Per la costruzione in questione, il progetto più importante e rappresentativo della nuova capitale, l'architetto impiegò 11 anni per portarla a termine, dal 1951 al 1962. Le Corbusier gioca qui con i contrasti: tra esterno ed interno, tra blocco principale e sistema del portico, tra il basamento e le forme scultoree del tetto. Contrasti anche tra geometrie: la cartesiana che regola la struttura generale e le facciate, e l’organica della sala principale e del monumentale portico. La Sala dei deputati, circolare in pianta, va inserita all’interno della matura e sperimentale produzione del maestro. Questa grande sala circolare è un’esplosione di colori, quelli della tradizione indiana, verde rosso e giallo.

Il “Forum” o sala ipostila appare come una piazza coperta sviluppata su diversi livelli che, attraverso scale e rampe monumentali, permette l’accesso alle due sale principali e dà vita ad un luogo di socializzazione e di confronto politico informale. La Sala dei deputati, senza travi e pilastri ma caratterizzata da un sistema spaziale in cemento armato a doppia curvatura omogenea che riduce i costi, genera uno spazio ampio senza ostacoli interni; definisce una geometria organica, sperimentale e “primitiva” al contempo.

Nei volumi dell’Oeuvre complète, Le Corbusier descrive le soluzioni degli aspetti tecnici, acustici e bioclimatici, che stanno alla base del progetto come, per esempio, la configurazione del tetto concavo del portico monumentale che accoglie la pioggia dei monsoni, per poi incanalarla verso i monumentali bacini e quindi riutilizzarla. All’esterno l’edificio invece è caratterizzato da un grande portico, e sulla copertura è possibile notare delle forme plastiche uniperboloide di rotazione che ripara la camera dei deputati, la torre di accesso e la piramide che copre l’altra sala.

L’accesso principale avviene attraverso un grande portico di fronte alla spianata che si rifletteva nella grande vasca d’acqua antistante, quest’entrata principale è chiusa da una porta di acciaio smaltata sulla quale l’architetto Le Corbusier ha raffigurato molti motivi di animali e il suo uomo del modulor.

Erik Gunnar Asplund, Biblioteca municipale di Stoccolma, 1924-1927

Si caratterizza per la spettacolare sala rotonda, che conta tre livelli di librerie a vista. Questa biblioteca, progettata durante gli anni '20 dello scorso secolo, è stata la prima in Svezia a consentire agli utenti il libero accesso ai libri senza dover chiedere assistenza al personale. Questa è stata una delle innovazioni previste da Asplund, ispirata alle biblioteche viste in un suo viaggio di documentazione in USA. Si trova in uno spazio sacrificato da una collina.

La struttura arancione è considerata un esempio del classicismo nordico, un movimento prebellico che ha contribuito allo sviluppo del modernismo in Svezia, Norvegia, Finlandia e Danimarca. Il design è stato influenzato dal tour di studio di Asplund sulle biblioteche pubbliche americane. La biblioteca principale di prestito è ospitata in un cilindro nel mezzo dell'edificio, accessibile tramite una grande scala ed è circondata da tre ali con tetti piani. L'edificio è rimasto popolare tra i residenti ma ha faticato a tenere il passo con i mutevoli comportamenti degli utenti delle biblioteche e con un aumento dei passi dalla vicina piazza Odenplan. Ora ha anche bisogno di importanti lavori di manutenzione, secondo la città.

Louis I. Kahn, Phillips Exeter Academy Library, Exeter, New Hampshire, USA, 1965-1972

Nel 1965 Louis I. Kahn fu incaricato dalla Phillips Exeter Academy di progettare una biblioteca per la scuola, che finì di essere realizzata nel 1972. L'Accademia aveva delle specifiche pretese: un esterno in mattoni per abbinare gli edifici georgiani della scuola e un interno con l'ambiente ideale per lo studio. "La qualità di una biblioteca determina l'efficacia di una scuola. Non più un semplice deposito di libri e riviste, la biblioteca moderna diventa un laboratorio di ricerca e sperimentazione, un tranquillo rifugio per lo studio, lettura e riflessione, il centro intellettuale della comunità, della mente e delle mani dell'uomo". Moderna pietra miliare nell'evoluzione della tipologia, è la più grande biblioteca di scuola secondaria al mondo.

Ha tutte le facciate uguali, che riprende il discorso di volere rinnegare la facciata, tipico del movimento moderno. Inoltre, l’angolo è tagliato, crea un vuoto, sempre in contrapposizione alla classicità. Sembra un rudere, con l’intenzione di rendere evidente il sistema costruttivo, per questo libera l’angolo. Si ispira al palazzo romano del 500’, caratterizzato da una forma parallelepipeda, con spigoli smussati.

Attrezza le pareti, abbinando laterizio e legno. Piena visibilità dell’edificio in tutti i suoi angoli. L'esterno è caratterizzato da finestre svetrate e squarci murari: una rovina moderna, degna delle antiche. Tema dell’accogliere: è difficile capire da dove si entra, anche in questo sta il suo essere un edificio moderno, poiché tutte le facciate sono uguali, lo spazio è molto basso, il portico presenta una vetrata, unico elemento che denuncia l’accesso.

Appena entro mi trovo di fronte una scala a tenaglia in cemento e si ha subito una rappresentazione della massa dei libri, le persone sono come nascoste. Ha una grande cura nel dettaglio, ad esempio pone una panca in cemento pensata per l’uomo che si siede e legge. Salita la scala ci si trova nella hall, caratterizzata da pareti con fori circolari da dove è possibile affacciarsi e da dove si vedono le librerie. Su ogni piano ci sono pareti poste trasversalmente a pettine.

Le persone entrano nella biblioteca quadrata 111'x111 'dal piano terra e salgono fino al primo piano. Salendo si può immediatamente percepire la relazione tra area di riferimento, banco di circolazione e pile di libri. Kahn ritiene che questo aspetto sia importante in modo che i visitatori possano facilmente comprendere il piano dell'edificio al loro ingresso. Con il banco di circolazione al primo piano anziché al piano terra è evidente che il servizio ha avuto la priorità sulla sicurezza. L'Accademia lo accettò poiché consentiva ai bibliotecari di essere più vicini alle librerie e ai lettori.

La hall, luogo di accoglienza della comunità, è a tutta altezza; invece dove si trovano i libri le altezze sono molto ridotte, ad altezza delle librerie. Ricorda uno spazio domestico, come se si fosse a casa a leggere. È presente un camino, un aspetto che riguarda la domesticità.

La bellezza dell'architettura del primo piano, tuttavia, è ciò che ha dato alla Biblioteca Exeter la sua fama. Questo piano principale raggiunge circa i 21 m di altezza e viene assorbito dalla luce naturale da un clerestory (sezione elevata di parete che contiene finestre all’altezza dell’occhio) nella parte superiore di questo spazio e da grandi distese di vetro sui lati nord e ovest. Da questo spazio quadrato di 15 m i visitatori possono individuare librerie di metallo e sette livelli sopra attraverso grandi fori praticati perfettamente nei muri, quasi toccando gli angoli in cui i muri si squadrano.

I piani superiori contengono pile di libri, un laboratorio informatico per studenti, un'area di visualizzazione per videocassette e DVD, aree di ascolto per la musica, uffici per i membri della facoltà e 210 carrelli di studio appositamente progettati per gli studenti. Su questi piani ci sono circa 450 diversi tipi di posti a sedere sparsi nell'edificio in diverse stanze, come alcuni salotti e su una terrazza che circonda l'edificio lungo l'esterno del quarto piano.

Kahn usò il mattone Exeter all'esterno dell'edificio a nove piani, un materiale realizzato nello stesso Exeter e un fattore di progettazione che era importante per l'Accademia. Usò anche pietra e ardesia all'interno e finì alcuni aspetti della biblioteca in legno naturale. Il legno ha contrastato la pietra dando agli spazi un senso di calore e un bagliore che ha accolto i lettori quando la luce naturale ha invaso questo materiale naturale.

Esterno e interno instaurano un confronto oppositivo, fra un'immagine di vaga tradizione edilizia e l'inedito ideogramma della struttura in c.a. richiesta dai forti carichi del deposito libri. Al rilevato dualismo fra esterno (struttura centripeta laterizia, occupante lo spazio con forte dominanza) e interno (astratta struttura centrifuga in c.a., negazione delle linee di un 'contenitore' altrettanto monumentale ma difforme), si frappone la mediazione di un avvolgente spazio interstiziale: raccolta e 'calda' dimensione di “silenzio e luce” dedicato alla fruizione degli utenti.

La luce entra dall’alto, in modo tale che i libri non abbiano luce diretta, invece le scrivanie sono poste appositamente in corrispondenza del perimetro forato delle finestre. È presente il tema del recinto. Si trova un basamento massivo, poi c’è il piano di accesso. Poi c’è un luogo centrale e dei solai sospesi che contengono i libri e un volume al di sopra molto articolato. Segue una logica di avvolgimenti successivi, una serie di strati uno dentro l’altro, evidente anche dalla copertura. Nella copertura le travi sono incrociate per una maggiore resistenza. Articolazione complessa della copertura, a creare una forma quasi aperta.

Dalla sezione capiamo i vari strati, dall’esterno verso l’interno troviamo la parte muraria più consistente che costituisce il recinto, poi i solai sospesi dove si trovano i libri e infine la zona centrale circolare, in cui i setti sono messi in diagonale per dare più resistenza alla struttura. Scala sulla sinistra per salire sui vari affacci. Nella sezione vediamo anche degli elementi a punta, che caratterizzano le scrivanie, in modo seriale, ma che gli conferiscono una certa intimità, vengono dette “nicchie” per la lettura. Il sistema strutturale corrisponde all’articolazione funzionale, le parti si distinguono in maniera chiara. Ci sono poi dei nodi che contengono gli spazi serventi.

Il muro da fuori sembra quasi un elemento monodimensionale, una parete forata, in realtà è un sistema spaziale, ci sono dei controventi trasversali che consentono di avere un’autonomia di questa struttura e poi quindi di alleggerire l’angolo. Kahn riuscì a soddisfare tutti i loro requisiti attraverso i suoi principi di progettazione. L'edificio è funzionale e soddisfa prima le esigenze dei lettori pur rimanendo una struttura innovativa in sé. È, nelle parole di Kahn, "la creazione premurosa di spazi".

Organismo architettonico contemporaneo: principi spaziali e strutturali dello spazio seriale

Louis I. Kahn, Kimbell Art Museum, Fort Worth, Texas, 1967-1972

La sua idea era di creare un museo che fosse sia “monumentale” che adattato al contesto ed al clima locali, che potesse essere illuminato in modo naturale ed agevolmente espandibile in futuro. La soluzione pensata dall’architetto americano prese la forma di una sequenza di gallerie modulari parallele, coperte da volte a botte lunghe 30 metri ciascuna sostenuta da una coppia di pilastri ad ogni estremità; tra una galleria voltata e la successiva, vi sono degli spazi espositivi più piccoli ed a tetto piano, chiamati side galleries. La struttura statica non è la volta, ma per far entrare la luce dall’alto ragiona in temi di campate a forma di “V”, tramite travi sagomate, che poi diverranno travi a guscio, quindi a “C” rovesciata. Questa forma consente di avere una luce strutturale più ampia.

Ogni volta a botte è in realtà costituita da due lunghe travi in calcestruzzo precompresso sagomate a quarto di cerchio. Al colmo di ogni volta una lunga fessura, accoppiata a due elementi riflettenti curvi, trasmette e diffonde l’intensa luce diurna all’interno delle gallerie. Alcune di queste sono interrotte da corti quadrate, mentre due gallerie sono aperte su un lato a formare il portico d’ingresso del museo.

A piano terra, l’edificio di Kahn accoglie la hall d’entrata, gli spazi espositivi, un auditorium ed una caffetteria, mentre il piano interrato contiene uffici, depositi, e la biblioteca, illuminata in modo naturale attraverso una serie di pozzi di luce.

Molti elementi nell’edificio – come l’uso della volta a botte e del travertino per i rivestimenti, l’adozione di una sorta di versione lineare dell’oculus del Pantheon come fonte di illuminazione naturale e l’introduzione di piccoli specchi d’acqua e di cortili intorno e all’interno dell’edificio – rivelano quanto, nel concepire il museo, Kahn fosse stato influenzato da quella Architettura Romana che aveva così tanto ammirato durante il suo soggiorno in Italia del 1950, come architect in residence presso la American Academy di Roma.

Francesco Cellini, Concorso per il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, 1988

Oggetto del bando di concorso era la ristrutturazione del Padiglione Italia ai Giardini di Castello a Venezia, al fine di renderlo pienamente funzionale alo svolgimento di attività espositive o altre attività culturali promosse nel corso dell’anno dalla Biennale di Venezia. Vennero chiamati a partecipare 12 progettisti, tra cui vinse il concorso, Francesco Cellini. L’edificio è pacato, sereno, soprattutto se visto dal fronte principale, non sentiva la necessità di conferirgli una monumentalità. Troviamo semplicità nell’impianto, pacatezza esterna, apparente neutralità che nasconde grande vitalità interna.

Vi era il problema delle superfici necessarie per la mostra. È stato raddoppiato lo spazio espositivo, non considerando l’interrato dedicato ai magazzini e rimanendo nel perimetro del vecchio padiglione, organizzando lo spazio del secondo livello in grandi saloni, in modo tale da far arrivare la luce anche al piano inferiore. Inoltre, vi è un processo di unificazione del volume tramite una traccia rotonda. Troviamo principi spaziali e strutturali dello spazio seriale a campate longitudinali iterate.

Mansilla e Tunon, MUSAC, Castilla and León Museum of Contemporary Art, Spagna, 2001-2004

Il Museo de Arte Contemporáneo (MUSAC) non è soltanto uno spazio organizzato per ospitare esposizioni d'arte contemporanea, ma è anche un centro destinato ad accogliere molteplici eventi che possono svolgersi contemporaneamente: installazioni, performance, piccole mostre, grandi esposizioni, spettacoli teatrali, concerti, sfilate di moda, fiere botaniche, ed altro ancora.

In conformità a questo programma, il museo è concepito come una sequenza di moduli spaziali, di sale autonome di diverse dimensioni e di forma irregolare che compongono uno spazio continuo e indipendente. Si tratta di una struttura a trama che non fa riferimento ad un centro, ma si sviluppa sul principio della contiguità dei diversi elementi. La disuniformità prodotta dalla geografia segreta dell'insieme di quadrati e rombi, che sono le sale e i patii tra loro concatenati, favoriscono, peraltro, percorsi interni lungo varie direzioni, con suggestive visioni, longitudinali, trasversali, diagonali.

La costruzione è ad un solo piano e gli ambienti espositivi sono dotati di lucernari di diversa altezza; in questo modo, si potrebbe osservare che la complessità e la calcolata irregolarità della pianta si riflette anche nell'alzato. La possibilità di realizzare una trama il cui disegno non è alterato dall'aggiunta o dalla sottrazione di parti, ha consentito nel disegno dell'esterno di delimitare uno spazio cavo, denominato Forum, distinto dalle vetrate colorate, e destinato agli incontri o ad accogliere il riflesso delle attività culturali che si svolgono all'interno.

L'edificio è costituito da una struttura in cemento bianco rivestito esternamente da pannelli modulari di vetro rettangolari di 37 colori diversi che formano un manto lucente, brillante, capace di avvolgere lo spazio pubblico in una danza di cromatismi cangianti, di riflessi, di luci e di ombre, con interposto un isolante termico. Il riferimento è ai mosaici vetrati del XIII secolo che si trovano all'interno dell'antica cattedrale di León.

I pannelli di vetro colorati sono quelli che si affacciano sulla piazza dell’ingresso centrale, mentre tutte le altre pareti non sono colorate e rispecchiano la scena urbana circostante, stabilendo con la città un dialogo tra forme, confini e volumi.

Ogni ambiente è provvisto di un proprio sistema di climatizzazione; tutti gli impianti sono posti, in copertura, all'interno di gallerie ispezionabili che ne facilitano la manutenzione. La scelta del rivestimento ha consentito di praticare le aperture lungo le pareti per illuminare naturalmente l'interno, senza interrompere la continuità della superficie di rivestimento.

David Chipperfield, Museo della Cultura a Liangzhu, Cina 2003, I e II versione, 2003-2008

Il museo ospita una raccolta di reperti archeologici della cultura Liangzhu (meglio conosciuta come cultura neolotica cinese). La struttura è progettata per integrarsi con il paesaggio circostante e per riflettere i valori culturali della zona. È un esempio di come l'architettura possa servire da ponte tra passato e presente, valorizzando la storia attraverso un design contemporaneo.

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/14 Composizione architettonica e urbana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Abici98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Architettura e Composizione Architettonica I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Argenti Maria.
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