Appunti e riassunti di letteratura italiana
Il Medioevo e la nostra cultura
La letteratura italiana ha inizio con Dante che rappresenta una sorta di ponte tra età antica e età moderna e con lui ebbe il suo autentico inizio la letteratura in volgare in Italia. Foscolo invece dà inizio alla letteratura italiana dell’età moderna di cui è difficile individuarne gli ultimi esiti.
Per parlare di Medioevo bisogna addentrarsi nelle faglie di transizione e nei punti massimi di convivenza tra il permanere di antiche culture e l’affermarsi di forti esigenze di rinnovamento (il rinascimento, appunto). In tal senso è emblematica l’epoca che va dal Duecento alla prima età dell’Umanesimo che si configura come una chiave di volta per comprendere le forme di transizione, l’intreccio delle culture vecchie e recenti, le peculiarità del nuovo, specie in ambito letterario; è l’età in cui rinasce in Occidente la conoscenza diretta del patrimonio classico dopo secoli di oblio.
Elaborazione ermeneutica del Medioevo: tradizione che nel Medioevo attraversa tutte le religioni e va tracimando ovunque come modello nella stessa pratica di letteratura e interpretazione dei testi in quanto tali. Il Mediterraneo a quel tempo è un crogiuolo di civiltà e religioni diverse, e all’interno stesso del cristianesimo, dell’islamismo e dell’ebraismo vi sono profonde divisioni, violente scissioni o tendente scismatiche rispetto alle posizioni di volta in volta dogmatiche ed egemoni, il tutto alimentato da un confronto duro e continuo intorno all’interpretazione, che si riteneva più corretta e vicina alla verità, dei suoi testi fondativi delle reciproche fedi.
Studiare la letteratura del Medioevo significa fare i conti con questa “ermeneutica infinita” che imprime i suoi statuti nella pratica del leggere, scrivere e commentare; significa cimentarsi con un abito connaturato di allegoresi dei testi, di loro fruizione a più livelli, dal letterale all’allegorico, che è statuto caratteristico delle consuetudini sapienziali medievali. Ma l’aspetto ermeneutico non è solo nelle arti o nella letteratura: in Occidente, in particolare a Bologna, ci si avvicina e si studia il diritto romano; presso la cultura islamica diviene lo strumento essenziale per leggere e commentare il pensiero filosofico greco (vedi Avicenna e Averroè) con un’operazione di mediazione culturale del sapere greco in chiave “mediterranea” nuova; c’è un lavorio filologico sui testi della cultura bizantina.
Nella cultura cristiana medievale occidentale questo ha una ricaduta sulla riappropriazione dei classici latini e greci conosciuti essenzialmente solo grazie a traduzioni e commenti arabi: i grandi autori classici entrano a forza nel cursus dell’intellettuale cristiano mediati da procedure esegetiche consolidate, da letture allegoriche atte a dissolvere la conflittualità oggettiva tra cultura pagana antica e cultura cristiana medievale.
L’immaginario medievale è uno dei protocolli letterari del Medioevo (studioso Jacques Le Goff). La questione da un lato rimanda alla sfera del divino e dell’invisibile connaturata all’ermeneutica dei testi sacri; dall’altro c’è il nesso con l’oralità e l’ancestralità delle antiche culture e credenze popolari pagane. C’è una diversa concezione del mondo, del cosmo, del cielo e della natura dove albergano foreste intricare di simboli e immagini, presenze visibili e invisibili ma sempre concepite come reali, mondi fantastici, storie complesse e molteplici ricche di “senso” da decifrare, con “pienezza”.
Vi è la scoperta dell’infinito mondo animale (reale o fantastico in continuità seriale), ovvero della “creaturalità” in cui l’uomo è calato, emblema della contiguità e differenza, domesticità e ferocia: di qui le letture allegoriche e le complesse simbologie legate al mondo animale. Questo va a creare vari generi letterari (novellistica, epica, favolistico, sapienziale, narrativo, storiografico, cronachistico) andando dal massimo del fantastico al massimo del verosimile. Emblematica in tal senso è l’enorme letteratura medievale su Alessandro.
È da qui che possiamo riconoscere la questione epistemica del dibattito dell’estetica moderna sul rapporto tra realtà e finzione. Forse è a queste radici che va ricondotto il genere della novella (da Boccaccio a Alberti, Panormita, Piccolomini, Burchiello, Pulci, Pontano); ma il discorso può essere esteso alla letteratura di viaggio (Dante, Marco Polo) oppure alla storiografia che attinge radici nel possente lavoro di scavo sulla storia romana compiuto in Italia dai giuristi glossatori.
Laicismo e religiosità: nel Medioevo dall’anno Mille l’urbanitas si afferma in forme inedite rispetto alle stesse fisionomie urbane antiche ed è infatti essenzialmente urbana e connotata da una laicità prorompente la caratura dei fenomeni culturali e letterari di cui stiamo parlando. L’abito ermeneutico delle culture religiose continuerà a convivere con i valori laici e questo intreccio è una costante nel Medioevo; esempio eclatante è la crociata come tentativo di riconquistare ai musulmani il santo sepolcro a Gerusalemme.
Le crociate delinearono plurimi abiti antropologici legati a mitologie cavalleresche e religioso-ideologiche di lunga durata e continue produzioni letterarie.
Stilnovo: l’affermarsi di complicate dinamiche antropologiche vanno ad influenzare i letterati: in una società classica e poi medievale adusa al primato dei belleratores, dell’aristocrazia di sangue, del primato del vir condottiero, politico, mercante, vescovo, in Europa e poi in Italia si affacciano modelli di costume amoroso e di sua trascrizione poetica che sembrano dettare nuove istanze e nuovi protocolli per il ruolo della donna e del poeta amante/sapiente, il cui culmine si ha con il genere dello Stilnovo.
In principio c’era il latino
Il latino per tutto il Medioevo era il principale strumento di comunicazione nell’Europa dei dotti, delle corti, dei centri conventuali, delle università. Il latino era però diverso da quello classico (infatti viene chiamato latino medievale). Europa e Italia quindi nascono legate dal latino.
Dalle costole del latino parlato in tutta la Romania medievale (=tutti i territori che avevano visto estendersi l’impero di Roma) si sviluppano parlate locali (volgari) denominate lingue romanze: in Francia, in Spagna, in Italia emergono definitivamente lingue e dialetti che stanno alla base delle lingue moderne. Accanto alla parcellizzazione medievale feudale e poi comunale opera un’opposta tensione universalistica imperniata attorno al papato e all’impero nel loro complesso evolversi in tanti secoli di storia.
Rapporto con l’Oriente e la cultura bizantina: con i suoi capisaldi in Italia, in particolare tra VII e VIII secolo in Campania Lucania, Calabria e Puglia ovvero sul versante tirrenico ionico ricco di tradizione della Magna Grecia. A Ravenna in particolare hanno luogo una mescolanza di saperi e rapporti tra culture germaniche, lasciti romanico-greci e influenze bizantine che avranno esiti anche nel diffondersi del volgare (vedi la Carta ravennate).
Inoltre il genere storiografico assume il ruolo di legittimazione stessa degli imperatori d’Oriente e del ceto patrizio dominante con il connesso rilievo assegnato ad archivi ufficiali e biblioteche di documentazione.
La Chiesa e il latino: la Chiesa assume precocemente il latino come lingua ufficiale per il suo valore universale e modula i suoi testi e i suoi codici di comunicazione con il latino (vedi la traduzione della Bibbia fatta da San Girolamo, la cosiddetta Vulgata; o gli studi di Sant’Agostino che rifletté sul rapporto tra cultura cristiana e mondo classico pagano). La Chiesa fu cauta nell’uso del volgare. L’istruzione e lo studio dei testi antichi, dopo il crollo dell’impero romano, era affidato alla chiesa e agli ordini religiosi e imponente fu il ruolo dell’ordine benedettino fondato da Benedetto da Norcia in quanto svolse sia sul piano della diffusione, sia sul piano della trascrizione e del tramando una funzione decisiva.
La cultura, le arti e la letteratura medievali nascono sotto questa profonda influenza della Chiesa e degli ordini monastici che occupano il vuoto lasciato dalla crisi delle istituzioni laiche, in fertile e contradditorio confronto con la tradizione classica e con la sua imponente eredità letteraria e linguistica che alcune personalità (Boezio prima, e Cassiodoro e Isidoro di Siviglia poi) contribuiscono a rilanciarle verso il futuro.
L’anno Mille e dintorni tra Europa e Italia
VIII-IX secolo → impero di Carlo Magno che voleva far rivivere all’Occidente l’antico modello romano. Da qui deriva l’impulso agli studi classici e alla promozione culturale: presso la capitale Aquisgrana sorse un gruppo culturale guidato dal monaco Alcuino che richiamò le maggiori intelligenze del tempo (Diacono, Dungal, Teodulfo, Eginardo).
Presso la corte di Carlo Magno si riprese lo studio dei testi antichi: il libro a quel tempo ricopiato a mano era un bene prezioso e limitato, inoltre il numero di persone in grado di leggere era molto basso, ecco il motivo della scarsa produzione libraria nel Medioevo. Il mondo medievale è caratterizzato da una forte oralità ed è veicolo talora quasi unico di trasmissione di saperi e testi di cultura religiosa e profana elevata in contesti sociali alti, non sempre permeabili a pratiche scrittorie e di alfabetizzazione.
La diffusione della cultura classica, il sorgere di corti desiderose di diventare centri di diffusione del sapere, il rinascere a nuova vita di molte città e dei traffici favorirono un’intensa crescita culturale. Principale segno di questo rinnovamento laico del sapere è l’affermarsi delle università (Bologna in primis, poi Parigi, Oxford) dove comunità di studenti guidati da appositi maestri potevano approfondire e perfezionare particolari branche del sapere, come le leggi (giurisprudenza, sulla base dell’insegnamento del diritto romano e del corpus giustinianeo, è una delle prime facoltà), la medicina, la filosofia, la teologie, le humanae litterae.
Bologna dal Medioevo in poi è una città centrale da cui passano i maggiori letterati, giuristi, artisti di tutta Europa e la sua identità di ineludibile crocevia resta per secoli un segno peculiare (Dante, Petrarca, Conversini, Salutati, Alberti Marzio, Copernico fanno il loro apprendistato culturale proprio a Bologna). Le città dunque costituivano i centri laici dello studio e della cultura superiori.
Chiesa e saperi: la cultura filosofica e scientifica era ancora fortemente legata alla teologia e alle dispute interne alla Chiesa cristiana, ma incominciava il percorso verso una nuova concezione della ragione umana intesa come strumento di conoscenza del mondo e di ascesa verso Dio (Anselmo d’Aosta, Vincenzo di Beauvais, Giovanni Salisbury, Alberto Magno, Tommaso d’Acquino); molti intorno al Mille furono gli uomini di fede che si proposero il rinnovamento della chiesa cui rivolgevano l’accusa di essersi allontanata alla purezza evangelica.
Apprendistato scolastico comprendeva per i giovani lo studio di sette artes in latino (grammatica, retorica, dialettica, aritmetica, geometria, astronomia e musica). Una volta completato questo ciclo di studi i più ricchi e volenterosi passavano agli studi universitari. Allora al giovane era importante fornire accanto alle nozioni essenziali un metodo che poi gli giovasse in ogni settore in fosse destinato ad operare. È evidente che il sapere religioso manteneva un ruolo essenziale ma era sempre affiancato da quelle discipline atte a forgiare la ragione umana e ad ampliare la conoscenza del mondo.
Generi letterari: quelli cari alla cultura greca e latina vanno quasi scomparendo per lasciar spazio ad altri nuovi che sorgono. In prosa hanno peso le opere di cronaca storica o le biografie romanzate con intento educativo volto a mostrare la grandezza e la nobiltà di signori, popoli, santi, o il disegno che la provvidenza divina ha voluto tracciare nelle cose umane mediante le loro azioni. In poesia si afferma la produzione epica, prima in latino poi in volgare, la produzione di inni sacri e di laudi. In campo laico prende vigore una poesia di tipo profano, dissacrante, sensuale, ispirata ai modelli dell’antichità pagana e destinata al canto, fortemente ritmato e irruente (sono i canti goliardici. Goliardici = gli studenti in quanto seguaci di Golia; la goliardia come mentalità e forma stessa di vita di giovani e studenti delle città universitarie. Accanto agli studenti come protagonisti e attori di questo genere ci sono i chierici vaganti, giullari, buffoni, giocolieri, comici di professione che popolavano le corti e le dimore dei ricchi per intrattenere e allietare la corte); nell’ambiente della corte prende piede la letteratura di intrattenimento, la narrazione (queste sono le radici della novellistica).
I cugini francesi e la cultura mediterranea
Francia: XI-XII secolo fiorì una vasta letteratura in volgare antico (lingua d’oil) che si esprime in una serie di composizione iscritte in due filoni:
- Il ciclo carolingio, di cui fa parte la Chanson de Roland (poema di autore ignoto, racconta la battaglia di Roncisvalle), l’espressione più notevole della lingua d’oil. Il ciclo è incentrato sulla figura di Carlo Magno e sulle imprese compiute dai suoi fedeli e valorosi paladini in difesa della Francia e della cristianità contro i Saraceni. Le tematiche sono relative alla devozione per la patria e alla lotta in difesa della fede.
- Il ciclo bretone che comprende invece tutti quei componimenti che hanno per argomento le gesta del re Artù e dei suoi leggendari cavalieri. Il materiale originario dei racconti si vede nella Storia dei re di Britannia di Goffredo di Monmouth (1135) rielaborata in volgare con il titolo Roman de Brut. Le tematiche raccontano le solitarie avventure di nobili cavalieri desiderosi di gloria e di purificazione interiore, storie ispirate all’amor cortese e segnato allo stesso tempo da passione. Famosissima la storia di Tristano e Isotta oppure di Ginevra e Lancillotto.
Provenza: tra XI-XII secolo assiste alla fioritura di un vasto movimento poetico che si sviluppò presso le corti dei signori ad opera di poeti (detti trovatori) ed espressero la loro produzione in lingua d’oc. La poesia è intesa come esercizio di stile e ricerca costante di una raffinatezza formale che non di rado si risolve in astratto artificio: molti si compiacevano di cimentarsi nel trobar clus (comporre in modo oscuro), e l’uso della sestina. La tematica amorosa è preponderante, il rapporto che lega l’amante alla donna è assimilato a quello che unisce vassallo e signore. C’è chi si compiace anche di cantare un amore passionale, sensuale.
Italia e l’influenza del Mediterraneo: la lirica in lingua d’oc si diffonde fuori dalla Provenza e giunge in Italia dove si espressero in provenzale Cigala, Buvalelli, Sordello. Importantissima fu l’opera dei trovatori, i poeti siciliani, i guittoniani e gli stilnovisti. L’importanza della cultura mediterranea va ricondotta anche a paesi extra europei come il mondo arabo e islamico, come anche la cultura bizantina per gli scontri secolari che vedono opporsi Occidente e Oriente, e per l’occupazione mediterranea dell’impero bizantino. (Venezia è la città che visse di più il crogiuolo di culture diverse che caratterizzavano il Mediterraneo). Importanti furono anche le comunità ebraiche tra Mediterraneo ed Europa del nord.
La cultura italiana prima di Dante
Nel Duecento il volgare conoscerà il suo punto massimo e definitivo di articolazione, in ritardo rispetto al francese, ma è giustificato dal ruolo che il latino ebbe in Italia come codice di comunicazione. Sul finire del XII secolo in contemporanea come le spinte ereticali e la volontà di rinnovamento culturale e istituzionale, si fa viva l’esigenza di dare dignità anche scritta al volgare.
La cosiddetta presunzione del volgare nasce dalla necessità dei “non chierici” di riportare alla dimensione naturale dell’idioma comune concetti colti ed elevati che non potevano diffondersi al di fuori dei dotti. A ciò interviene la necessità di rapporti commerciali sempre più intesi con gli scontri e alleanze politiche con il conseguente ricorso a una lingua d’uso che per motivi pratici non può essere il latino che deve tener conto dell’eterogeneità delle parlate locali.
Tra Umbria, Toscana e poi Sicilia cominciano allora a diffondersi le prime testimonianze in volgare tra il XII e il XIII secolo. Tra i frammenti in nostro possesso due sono particolarmente importanti:
- Un indovinello “Se pareba bovies, alba pratalia araba, albo versorio teneba, negro semen seminaba” Spingeva avanti i buoi arava un bianco prato teneva un bianco aratro seminava nero seme.
- Una carta capuana del 960 in cui è riportata una formula di testimonianza pronunciata nel corso di una causa per questioni di confini discussa tra il monastero di Montecassino e un certo Rodelgrino d’Acquino. “Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sacti Benedicti”.
Nascita del volgare letterario: troverà la sua prima risposta funzionale nella koinè propria della cosiddetta Scuola Siciliana dove, alla corte di Federico II si forma un gruppo di rimatori colti che dà vita ad un compiuto idioma poetico. Il repertorio lirico italiano delle origini è tramandato solo da tre canzonieri compilati in Toscana sul finire del Duecento e un po’ più numerose e ampie nel tempo sono le sillogi di stilnovisti: il che sta a significare per un verso che anche per i testi di altre regioni noi ne conserviamo memoria attraverso le
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunti Goldoni
-
Riassunti completi letteratura italiana
-
Riassunti Microeconomia
-
Chimica, riassunti