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Anche gli enti che non hanno personalità giuridica possono realizzare una certa autonoma patrimoniale, anche se

meno perfetta.

Le organizzazioni possono essere classificati in base a: lo scopo (profit o no-profit), la personalità giuridica (provvisti

o sprovvisti di p.g.), se sono private o pubbliche.

Gli elementi costitutivi della persona giuridica sono due:

1. Elemento materiale:

a. L’attività svolta deve avere uno scopo determinato nell’atto costitutivo

b. La p.g. deve avere sempre una base patrimoniale

c. Avere un apparato di organi a cui è affidata l’amministrazione sia interna che esterna

d. L’organizzazione è caratterizzata da una pluralità di individui

e. La sede e la denominazione devono risultare nell’atto costitutivo

2. Elemento formale: gli elementi sopra indicati non bastano, perché queste organizzazioni diventino persone

giuridiche occorre il riconoscimento formale.

Tutte le persone giuridiche private devono dare pubblicità della loro costituzione e degli atti che ne modificano

l’organizzazione. Per le persone del Libro I ciò viene fatto nel registro delle persone giuridiche presso la Prefettura o la

Regione. Per le società, è previsto il registro delle Imprese istituito presso la Camera di commercio.

La pubblicità è condizione di opponibilità di taluni atti, come ad es. la revoca degli amministratori.

8. I beni

I beni sono cose su cui si può formare oggetto di diritti. Non sono beni le cose sulle quali non può sussistere diritto.

Le energie naturali che abbiano valore economico si considerano beni e quando sono scarse perché limitate in natura o

perché prodotte dall’uomo. L’energia solare non è un bene.

Cose di nessuno: non sono oggetto di diritti ma possono diventarlo. Es. prima della cattura il pesce è cosa di nessuno,

poi il pescatore ne acquista la proprietà con l’occupazione. Cosa di nessuno è anche la cosa abbandonata dal

proprietario, non invece la cosa perduta.

Relazioni tra cose.

Pertinenze: vi è una cosa principale ed un’altra (pertinenza) destinata in modo durevole al servizio o all’ornamento

della prima. La destinazione deve essere fatta dal proprietario della cosa principale o da chi ha un diritto reale su di essa.

Es. la cornice è pertinenza del quadro.

Cose composte: varie cose ne formano una sola. La differenza è che eliminando la pertinenza la cosa principale non

perde la sua identità, mentre la cosa composta esige la compresenza di tutti gli elementi essenziali.

Il corpo umano.

É un oggetto di diritto ma non è sempre disponibile, infatti la legge vieta gli atti di disposizione da cui derivi una lesione

permanente, o che siano contrari all’ordine pubblico e al buoncostume.

Per i cadaveri, si può disporre nei modi stabiliti dalla legge e per fini pubblici, altrimenti gli è riconosciuta una dignità e

riservata una protezione.

Al contrario, l’embrione formato in vitro – diverso il discorso per l’embrione formato in utero (concepito) – non è una

cosa.

Cose incorporali.

Beni come l’opera dell’ingegno – oggetto del diritto d’autore – o l’invenzione – oggetto del diritto di brevetto. Sono

diritti dal contenuto originale, e di beni che non sono cose, ma utilità economiche, che pure possono formare oggetto di

diritti.

Per gli immobili, anche di modesto valore, viene richiesta la pubblicità tramite i registri mobiliari e una maggior

formalità degli atti di alienazione.

Per alienare un bene mobile non è prevista un sistema di pubblicità tramite registri e non sono richieste particolari

forme negli atti di alienazione. Tuttavia vi sono alcuni beni mobili a cui sono obbligati le regole per i beni immobili.

9. La tutela delle situazioni giuridiche

A. Gli strumenti di pubblicità

La pubblicità dei fatti e degli atti giuridici assicura la conoscibilità legale di diversi tipi di atto, ma con effetti giuridici

non sempre eguali. Questi mezzi si dividono in tre categorie.

- strumenti di mera pubblicità-notizia

- strumenti di pubblicità dichiarativa: senza la pubblicità l’atto non può essere fatto valere verso dati terzi

(inefficacia relativa o inopponibilità)

- strumenti di pubblicità costitutiva: l’atto produce effetti solo dopo essere stato reso pubblico

la trascrizione e lo strumento di pubblicità predisposto per gli atti relativi all’acquisto della proprietà o di diritti reali

sui beni immobili e su alcune categorie di beni mobili (beni mobili registrati). Esso riporta i contenuti essenziali

dell’atto in appositi registri rendendolo così legalmente conoscibile. La ratio dell’istituto della trascrizione si basa sul

principio con sensualistico, cioè della regola per cui la proprietà e gli altri diritti si trasferiscono per effetto del solo

consenso legittimamente manifestato tra le parti.

I rischi sono quelle della incertezza delle situazioni giuridiche: un proprietario potrebbe vendere più volte lo stesso

bene, o costituire diritti contrastanti tra loro, con atti conosciutiselo a lui e alla sua controparte del momento. La

trascrizione riduce questi rischi garantendo la certezza dell’acquisto a chi utilizza avvedutamente lo strumento di

pubblicità. La legge stabilisce che solo chi ha trascritto l’atto, da cui deriva il suo acquisto, possa opporlo contro altri

acquirenti che non abbiano invece trascritto o abbiano trascritto in un momento successivo.

Caso: se tizio, proprietario di una casa, la vende a Caio il 1 gennaio del 1986, non è più proprietario e quindi non ha il

potere di venderla,poniamo a Sempronio il mese dopo. Ma se lo fa, e Sempronio trascrive il suo atto prima di Caio,

Caio non può far valere il suo acquisto contro Sempronio, il cui titolo quindi prevale.

La trascrizione non ha efficacia costitutiva, cioè non determina il trasferimento della proprietà o la costituzione di diritti

reali: essa è un modo per risolvere conflitti tra soggetti, non per assegnare la proprietà.

Inoltre, la trascrizione non si può eseguire se non con sentenza, atto pubblico o scrittura privata autenticata o accertata

giudizialmente; ciò per accertare la provenienza legale dell’atto.

La certezza dell’acquisto si ha solo sulla base della continuità delle trascrizioni cioè di una sequenza non interrotta di

trascrizioni che risalga fino a un acquisto a titolo originario, come ad es. l’usucapione.

L’usucapione è un acquisto a titolo originario che può essere fatto valere contro chiunque, indipendentemente dalla

trascrizione. L’interessato potrà trascrivere un accertamento convenzionale dell’avvenuta usucapione, oppure la

sentenza da cui risulta l’acquisto del diritto.

B. Le prove

Principio dispositivo: spetta alle parti interessate promuovere la difesa dei propri diritti (c.d. iniziativa di parte).

Quando si tratta, invece, di interessi della generalità, o che sono oggetto di una protezione che li rende indisponibili,

prevale il principio inquisitorio: il giudice deve cercare la verità (inquisire), e il compito delle parti può essere quello

di suggerire, o di offrire la prova di fatti rilevanti.

L’onere della prova spetta a chi vuol far valere un diritto in giudizio mostrando i fatti che ne costituiscono il

fondamento, mentre chi eccepisce (oppone) che il diritto si è modificato o estinto deve provare i fatti su cui l’eccezione

si fonda.

Vi possono essere eccezioni che corrispondono all’inversione della prova, ossia tale onere viene trasferito sull’altra

parte che quindi sopporta un maggiore rischio.

I mezzi di prova possono essere: documentali, semplici (testimonianza, giuramento, confessione resa in giudizio,

ispezione, perizia e la presunzione semplice) e prove legali.

Prove documentali:

a. Atto pubblico: documento redatto da un notaio o altro pubblico ufficiale autorizzato ad attribuire all’atto pubblica

fede. Tipo di atto che fa piena prova fino a querela di falso (quindi la controparte non può negare se prima non

esperisce prova di falso), della provenienza del doc dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle dichiarazioni

delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti.

b. Scrittura privata: semplice documento scritto, sottoscritto dalle parti. Può essere redatto anche da un terzo, ma deve

essere firmato dalla persona a cui si attribuisce la dichiarazione ivi espressa. Il valore probatorio della scrittura privata è

la sottoscrizione che, per quanto riconoscibile, è imitabili; perciò la norma attribuisce valore di prova alla scrittura

privata solo se chi ne compare come l’autore riconosce la propria firma. In questo caso la contro parte può fare istanza

di verifica della scrittura privata, per accertare l’autenticità della firma.

Efficacia probatoria del documento informatico. Le funzioni della scrittura privata e della firma materiale che la

caratterizza sono estese al doc informatico sottoscritto con firma elettronica qualificata o con firma digitale.

Presunzione: argomentazione che sulla base di un fatto noto risale a fatto ignoto. Es. so che tizio ha ricevuto giorni fa

una mia lettera, presumo che l’abbia letta. La presunzione vale solo se sono ammesse le prove testimoniali, non se di

un fatto è richiesta la prova scritta.

Vi sono presunzioni semplici e presunzioni legali – quando è la legge stessa a prevedere che unf atto si debba

considerare per accaduto senza necessità di darne la prova. A sua volta la presunzione legale può essere assoluta – non

ammette prova contraria – o relativa.

Gli atti dello stato civile.

Sono tre: atto di nascita, di matrimonio e di morte. Ciascuno di essi è prova legale e devono essere pubblicati su

appositi registri che svolgono la funzione di mezzi di pubblicità: atti diversi vanno annotati a margine di uno di questi

atti per essere resi legalmente conoscibili ai terzi interessati.

Rettificazione di un atto di stato civile: richiede il ricorso al tribunale che con un decreto provvede. Es. modificazione

del sesso della persona dovuta a modificazione di caratteri sessuali avvenuta dopo la nascita, che richide una sentenza

passata in giudicato.

C. La certezza nel tempo.

Prescrizione. Non estingue il diritto, paralizza solo la pretesa del titolare del diritto a che il debitore adempia

all’obbligazione, ma se il debitore adempie spontaneamente il titolo ha ancora l’efficacia di giustificare il pagamento e

una volta adempiuto il debitore non può tornare indietro.

La prescrizione inizia dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere – es. se il diritto è sottoposto a condizione o se è

previsto un termine iniziale, la prescrizione non corre finchè la condizione non si verifica o il termine non è scaduto.

Può essere sospesa, finchè dura la causa di sospensione, o interrotta quando cessa l’inerzia del titolare; ma occorre o la

notificazione di un atto con cui si inizia un giudizio, o un atto che valga a costituire in mora il debitore. A differenza

della sospensione, l’interruzione azzera il periodo di prescrizione.

Il termine della prescrizione ordinaria è di 10 anni a meno che non sia previsto diversamente.

Vi sono diritti imprescrittibili:

- diritti indisponibili

- altri diritti indicati dalla legge

Anche il diritto di proprietà è considerato imprescrittibile, anche se nessuna norme afferma ciò, perché la legge vuol

far prevalere le ragioni di chi usa il bene, rispetto alle ragioni del titolare inerte (caso dell’usucapione).

Sono invece prescrittibili i diritti reali su cosa altrui.

Casi di prescrizioni brevi:

- 5 anni: risarcimento derivante da fatto illecito

o indennità di cessazione del rapporto di lavoro

o diritti che derivano dai rapporti di società

o

- 2 anni: danni derivanti da circolazione di veicoli

o per i diritti derivanti dal contratto di assicurazione e riassicurazione

o

- 1 anno: diritti derivanti da contratto di trasporto

o dalle singole scadenze per il diritto al pagamento delle rate di premio e di assicurazione

o

La decadenza fa sì, come nella prescrizione, che l’inerzia del titolare faccia cadere il suo diritto. La differenza tra

prescrizione è decadenza, però, sta nel fatto che gli impedimenti soggettivi per la prescrizione giustificano l’inerzia

mentre nella decadenza no. Solo l’esercizio del diritto evita la decadenza.

D. La lite

Azione e legittimazione ad agire.

La legittimazione ad agire, ossia far valere in giudizio il proprio diritto,, suppone un interesse ad agire. Tuttavia, in

certe ipotesi è attribuito potere di iniziativa a soggetti che non sono titolari di un diritto soggettivo ma che si ritengono

portatori di un interesse qualificato. Es. l’azione per l’interdizione o l’inabilitazione è esperibile dai congiunti

dell’infermo mentale. 10. La proprietà

«Il proprietario ha il diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, entro i limiti e con l’osservanza

degli obblighi stabiliti dall’ordinamento giuridico.»

Divieto di atti emulativi. Non usare la cosa in un modo che abbia il solo scopo di nuocere ad altri.

Caso: per rendere la vita difficile al mio confinante, perché venda, alzo una siepe nel cortile, a distanza legale, ma in

modo che porti buio e umidità al mio vicino.

La proprietà non soffre di limiti nel tempo perché è imprescrittibile, anche se non è espressamente prevista dalla legge,

ma quest’ultima sancisce però che è imprescrittibile l’azione con cui il proprietario può rivendicare la cosa da chiunque

l’abbia in suo possesso. Tuttavia, l’inerzia del proprietario può contribuire a formare una fattispecie estintiva del diritto

che si realizza con l’usucapione: la proprietà viene acquistata a titolo originario dal possessore, e il diritto del

proprietario si estingue.

La proprietà di un suolo si estende al sottosuolo e allo spazio sovrastante, ma il diritto di escludere attività altrui sul

proprio terreno cessa quando la profondità o l’altezza sono tali che manca l’interesse di escludere.

Accesso a un fondo. Il potere caratteristico del proprietario d’immobili è quello di vietare l’ingresso nel fondo e può a

questo scopo recintarlo o compiere altre opere per impedirne l’accesso. Ci sono casi, però, in cui deve permettere

l’accesso (per es. al vicino che debba costruire o riparare un muro o altra opera propria o comune, o a chi debba

recuperare una sua cosa) e se ciò provoca danni gli è dovuta un’indennità.

I rapporti di vicinato sono fonte di limiti della proprietà privata che sono:

a. Le immissioni. Il proprietario non può impedire le immissioni che non superino la normale tollerabilità. Se le

immissioni sono dovute a un’attività produttiva, invece, essa gode di una tutela particolare in considerazione

del fatto che non sempre è possibile eliminare le immissioni; ciò in quanto richiedono costi che sono

sproporzionati rispetto all’interesse dell’altra parte. I rimedi sono l’inibitoria o provvedere alle misure

necessarie per ridurre le immissioni. Se ne sussistono i presupposti, il risarcimento del danno.

b. Le distanze. Distanze minime devono essere mantenute tra le costruzione (3 metri). Distanze maggiori sono

imposte da leggi speciali e regolamenti comunali per fini diversi. Il proprietario che costruisce per primo può

farlo anche sul confine (salvo che i regolamenti comunali prescrivano una distanza minima dal confine) sarà

poi l’altro a dover decidere se costruire in aderenza o se rispettare la distanza costruendo in posizione arretrata.

c. Vedute e luci. Vi sono casi in cui la legge prevede una distanza tra fondo e confine quando si vuole aprire nel

muro prospiciente il fondo vicino, una finestra. Le finestre si distinguono in vedute, che permettono di

affacciarsi e guardare di fronte, obliquamente o lateralmente, e luci che danno passaggio alla luce e all’aria.

La proprietà edilizia. Il proprietario di un terreno per poter edificare o riedificare (modificare un edificio già esistente)

deve ottenere il permesso di costruire in modo da permettere un controllo amministrativo. La domanda và presentata

allo sportello unico dell’edilizia.

Al permesso per costruire è legato il c.d. contributo di costruzione che consiste in:

a. una quota commisurata alle spese di urbanizzazione (contribuzione alle spese sostenute dal comune per

attrezzare l’area)

b. una quota commisurata al costo di costruzione: è variabile e non dovuta se il pr stipula con il comune una

convenzione con cui si impegna a non superare certi limiti nei prezzi di vendita o nei canoni di locazione delle

abitazioni costruite.

La violazione di queste regole (norme edilizie) può non avere conseguenze perché la loro inosservanza non lede

immediatamente un diritto soggettivo; ma se la violazione determina una diminuzione patrimoniale (es. l’edificio di

proprietà del vicino ha meno valore) allora vi è una lesione che và risarcita.

La proprietà agricola.

Il c.c. fissa la minima unità colturale, cioè un’area minima da non dividere nemmeno in caso di successione ereditaria;

prevede l’obbligo di esecuzione di opere per i proprietari di terreni dichiarati soggetti a bonifica o sottoposti a vincoli

per scopi ideologici. La disciplina della proprietà agricola, però, è influenzata soprattutto dalla disciplina ei contratti

agrari, cioè contratti tra il proprietario e l’imprenditore che lavora la terra.

Modi di acquisto della proprietà.

Acquisto a titolo derivativo. Principi base: relazione di dipendenza tra il diritto del dante causa e l’avente causa , per cui

il secondo acquista il diritto così com’era in capo al dante e se il titolo del dante cade, cade anche quello dell’avente.

Acquisto a titolo originario.

a. Occupazione: modo di acq che riguarda le cose che non sono proprietà di nessuno, quindi abbandonate (non

smarrite). Gli immobili, invece, se vengono abbandonati vengono automaticamente acquistati dallo Stato,

perciò non esistono immobili di nessuno.

b. Invenzione. Dal latino invenire, cioè trovare. Riguarda le cose mobili smarrite. Chi le trova deve restituirle al

proprietario o consegnarle al sindaco. Dal ritrovamento può derivare o l’acquisto della proprietà dopo un

anno, o il diritto ad un premio se il proprietario si presenta a reclamare la cosa.

c. Accessione. Quando un bene viene in rapporto con un altro, che lo attrae, e diventa proprietà del titolare del

bene principale. Altre forme di accessione possono derivare da un mutamento spontaneo (non provocato

dall’uomo) come l’acquisizione di pezzi di terra in conseguenza di modificazione dell’andamento di corsi

d’acqua/alluvioni/avulsione ecc. un’altra forma e quella tra cose mobili, per unione o commistione, cioè per

mescolanza di cose che non possono essere separate senza deterioramento e in questi casi bisogna vedere se vi

è una cosa principale o molto superiore di valore o no: nel primo caso il pr del bene principale deve pagare il

valore della cosa unita o mescolata, nel secondo caso la proprietà diventa comune in proporzione del valore

delle cose unite.

d. Specificazione. Forma particolare di accessione dove una persona adopera una materia che non le apparteneva

per formare una cosa nuova. Il lavoro prevale sulla proprietà dei materiali così che il proprietario della cosa

nuova è chi ha computo l’opera il quale pagherà il prezzo della materia adoperata. Se però il valore del

materiale supera di molto quello della mano d’opera la cosa spetta al proprietario del materiale che pagherà il

prezzo della mano d’opera.

e. Usucapione

f. Riscatto. Diritto riconosciuto a un soggetto di acquistare o riacquistare la proprietà di una cosa mediante una

dichiarazione unilaterale di volontà.

Modi di acquisto della proprietà pubblica. L’espropriazione.

È l’acquisizione di beni al patrimonio dello Stato e avviene solo per motivi di interesse generale e deve avvenire il

pagamento di una giusta indennità all’espropriato.

Se ad essere acquisite sono delle imprese, si parla di nazionalizzazione delle imprese.

Requisizione. In casi di gravi necessità pubbliche, militari o civili l’autorità amministrativa può requisire

temporaneamente beni mobili o immobili al proprietario in cambio di un indennizzo.

Le azioni a difesa della proprietà.

Rivendicazione. Si chiede la consegna o restituzione della cosa di cui il proprietario ha perduto, o non ha mai avuto,il

possesso. L’azione segue la cosa, ossia è rivolta contro chiunque la possieda al momento dell’azione del proprietario.

Chi rivendica deve provare di essere proprietario e se ho acquistato a titolo derivativo, lo sono solo se ho comprato dal

vero proprietario. L’azione di rivendicazione non è prescrivibile.

Negatoria. Azione diretta a far dichiarare l’inesistenza di diritti affermati da altri sulla cosa, quando il pr ha motivo di

temerne pregiudizio: oltre all’accertamento il proprietario può chiedere l’inibitoria e un risarcimento.

Regolamento di confini. Il confine fra due fondi può essere incerto o perché oggettivamente insicuro o perché

contestato. Ciascuno dei due proprietari può chiedere che il confine sia stabilito giudizialmente.

Apposizione di termini. Non ci sono controversie sui confini ma le parti non si accordano per mettere i segni di

delimitazione delle due proprietà: in tal caso ciascuno può chiedere che i termini siano collocati o ricollocati a spese

comuni. 11. I diritti su cosa altrui

Diritti reali limitati.

Sono i diritti reali su cos altrui e la facoltà e i poteri del titolare e i limiti imposti al proprietario sono solo quelli che

possono ricavarsi da positive indicazioni normative. La proprietà del titolare non è mutilata ma compressa e si riespande

non appena il diritto altrui viene, per qualsiasi causa, a cessare (elasticità della proprietà).

Diritti reali di godimento e di garanzia:

Diritti reali di godimento: superficie, enfiteusi, usufrutto, uso, abitazione, servitù; assicurano l’uso della cosa da parte

del titolare del diritto limitato.

Diritti reali di garanzia: pegno e ipoteca. Assicurano al creditore pignoratizio o ipotecario la possibilità di soddisfarsi

sul bene a preferenza di altri creditori.

Azioni a difesa dei diritti reali limitati è l’azione confessoria.

Usufrutto.

Diritti dell’usufruttuario sono di: godere della cosa (uso diretto e indiretto e la percezione dei frutti naturali e civili),

disporre del proprio diritto per un certo tempo o per tutta la sua durata, limite essenziale: rispettare la destinazione

economica della cosa

Obblighi dell’usufruttuario:

- usare la diligenza del buon padre di famiglia nel godimento

- fare l’inventario e prestare garanzia (se no il pr non è tento a consegnargli la cosa)

- pagare le spese per l’ordinaria manutenzione e amministrazione della cosa

- pagare le imposte, i canoni, le rendite, e tutti i presi che gravano sul reddito

Nuda proprietà.

Il proprietario del bene dato in usufrutto è il nudo proprietario perché non ha la facoltà di godere ma conserva un certo

controllo sulla cosa perché solo con il suo consenso l’usufruttuario può mutare la destinazione economica e deve

provvedere a riparazioni straordinarie. Solo il pr decide quali interventi sono necessari o solo utili.

L’usufrutto nasce per volontà privata o per usucapione ed ha una durata limitata perché non può eccedere la vita

dell’usufruttuario e, se questi lo aliena, il diritto cessa comunque alla scadenza prevista nel titolo o alla morte del primo

titolare. L’usufrutto a favore della persona giuridica non può durare più di 30 anni ma viene meno se la persona

giuridica si estingue prima.

I casi di estinzione di usufrutto sono la prescrizione per non uso ventennale, riunione di usufrutto e proprietà nella stesa

persona (confusione) e totale perimento della cosa.

L’uso. Diritto di uso e godimento della cosa limitatamente ai bisogni suoi e della sua famiglia.

Diritto d’abitazione. Uso di un immobile al solo scopo di abitarvi ed è un diritto incedibile. Il titolare può far godere

dell’abitazione solo ai membri della sua famiglia.

Superficie e proprietà superficiaria; enfiteusi

Di regola ciò che è costruito sul suolo appartiene al proprietario del suolo, però è possibile che si abbia una separazione

tra proprietà del suolo e proprietà di ciò che è costruito sopra e sotto il suolo.

Dunque sul suolo c’è un diritto reali limitato che si esaurisce nella facoltà di edificare (diritto di superficie);

sull’edificio, se edificato, c’è proprietà superficiaria ma solo sull’edificio.

Enfiteusi. Quando il proprietario di un fondo concede ad un’altra persona il diritto di goderne, con l’obbligo di

migliorarlo e di pagare un canone annuo in denaro o in natura. Durata minima: ventennale; è prevista però anche la

possibile perpetuità della concessione. L’enfiteuta può disporre del suo diritto per atto tra vivi o per testamento e ha il

diritto di affrancazione, cioè il diritto di acquistare in qualsiasi momento la piena proprietà del fondo, pagando una

somma corrispondente quindi volte l’ammontare del canone annuo.

Servitù prediali.

La servitù determina l’obbligo posto a carico del proprietario di un fondo (fondo servente) e una reciproca pretesa a

favore del proprietario di un fondo vicino (fondo dominante). L’obbligo non può essere un obbligo di fare qualcosa, ma

un obbligo a non fare o un obbligo a lasciar fare.

La predialità indica il fatto che il rapporto che si instaura è tra i proprietari dei due fondi e permane anche se uno dei

due fondi passa nella proprietà di persone diverse.

La servitù si può costituire in 4 modi: coattivamente, volontariamente, per usucapione, per destinazione del padre

di famiglia. Inoltre, si può estinguere per confusione o per prescrizione in caso di non uso per 20 anni.

12. La comunione

La comunione è la contitolarità di un diritto reale: comproprietà , cousufrutto, cosuperficie ecc. Si distinguono tre

origini di comunione: volontaria, incidentale (indipendentemente dalla volontà delle parti, per es. comunione fra eredi),

forzosa (imposta dalla legge a uno o a tutte le parti.

Ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri

partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto.

La seconda prerogativa di ciascun partecipante è di poter disporre del suo diritto e cioè della sua quota. La proprietà

sulla cosa spetta solo all’insieme dei partecipanti; ma a ciascuno è concesso di disporre della sua quota cedendo ad altri

il godimento della cosa, usandola come garanzia per i creditori ecc.

Ciascun partecipante può chiedere lo scioglimento della comunione, se gli altri non consentono, la domanda va rivolta

al giudice, che ordina lo scioglimento e procede alla divisione. Può esserci però un patto di non divisione per un

periodo massimo di 10 anni. Inoltre, non si può chiedere lo scioglimento quando si tratta di cose che, se divise,

cesserebbero di servire all’uso cui sono destinate.

Per disporre del diritto sulla cosa comune è necessario il consenso di tutti i partecipanti.

Per l’amministrazione del bene comune se si tratta dell’ordinaria amm vince la maggioranza semplice calcolata

secondo il valore delle quote; per la straordinaria amm la maggioranza è quella di due terzi.

Condominio: particolare forma di proprietà degli edifici, che combina in sé aspetti di proprietà individuale e aspetti di

comunione. Se i condomini sono più di quattro si deve nominare un amministratore. Se sono più di dieci si deve

formare un regolamento, il cui contenuto è previsto nella’rt. 1138.

Multiproprietà.

Un immobile viene venduto, con atti separati, ad una pluralità di acquirenti. Il contratto prevede che ciascun acquirente

abbia diritto ad una utilizzazione esclusiva dell’unità prescelta, solo per un dato periodo di tempo. Ciascun acquirente

può dunque usare la cosa solo nel suo turno: si parla perciò anche di proprietà ternaria.

13. Il possesso

Possesso: non indica, come la proprietà, l’appartenenza giuridica di una cosa ma solo il fatto che una persona ha la

disponibilità, indipendentemente dalla circostanza che abbia o non abbia il diritto di farlo.

Effetti del possesso:

a. un sistema di protezione dello stato di fatto esistente contro spopolazioni, turbative e molestie (azioni

possessorie)

b. possibilità di trasformare la situazione di possesso senza diritto nella titolarità del diritto corrispondente

(acquisto a titolo originario della proprietà o di altro diritto reale per usucapione o nell’ipotesi prevista all’art.

1153)

I requisiti del possesso:

a. controllo o uso della cosa che non deriva solo dalla benevola tolleranza del proprietario: tolleranza non crea

possesso.

b. possessore è colui che tiene o usa la cosa cm la terrebbe il titolare di un diritto: non è possessore cioè chi dà

segno di riconoscere un diritto altrui.

Si può possedere una cosa o direttamente o per mezzo di un’altra persona che ha la detenzione della cosa.

Art. 1153 c.c. prevede che la persona, a cui è alienato un bene mobile, ne acquisti la proprietà anche se l’alientanete non

era proprietario della cosa (c.d. acquisto a non domino, dal non-proprietario), purchè ricorrano due condizioni:

a. che vi sia stato acquisto del possesso in buona fede

b. sulla base di un titolo astrattamente idoneo a trasferire la proprietà.

La regola non si applica alla universalità ei beni mobili registrati.

Se un soggetto vende a più acquirenti lo stesso bene mobile, diventa proprietario colui che ne ha acquisito per primo il

possesso di buona fede, anche se il suo contratto di abitazione ha data posteriore.

I requisiti del possesso di usucapione sono che il possesso sia pacifico e pubblico, che sia continuato per il tempo

previsto dalla legge e che non sia stato interrotto per atto del proprietario o di terzi che ne abbiano privato il

possessore per oltre un anno. Se è stato acquisito in modo violento o clandestino l’usucapione decorrerà solo da quando

la violenza o la clandestinità siano cessate.

Il termine ordinario di usucapione è 20 anni sia per gli immobili che per l’universalità di mobili, sia per i beni mobili.

Però si riduce a 10 anni se cè buona fede, un titolo idoneo a trasferire la proprietà e la trascrizione dell’atto. Con gli

stessi requisiti si riduce a 3anni l’usucapione dei beni mobili registrati. Quanto agli altri beni mobili, la buona fede fa

ridurre il termine a 10 anni, mentre la presenza di buona fede e titolo idoneo determina l’acq immediato della proprietà.

La tutela del possesso. Le azioni possessorie.

Azione di spoglio: qualunque possessore che ha acq il possesso in modo pacifico o violento, pubblico o clandestino, da

lungo tempo o da breve tempo – è protetto contro lo spoglio, cioè la privazione violenta o clandestina del possesso. Egli

può chiedere a un giudice entro un anno dallo spoglio, di essere reintegrato nella sua posizione (azione di

reintegrazione).

Anche il detentore può agire per lo spoglio, ma non gli spetta se la detenzione è dovuta a ragioni di ospitalità o di

servizio.

Azione di manutenzione. Il possesso è protetto contro molestie, privazione del possesso non violenta né clandestina.

L’azione può essere esperita solo entro l’anno dalla turbativa o dallo spoglio.

Anche al possessore spettano la denunzia di nuova opera – quando si ha ragione di temere che da una nuova opera

intrapresa nel fondo altrui, possa derivare una conseguenza immediata alla propria cosa (l’opera però non deve essere

terminata) - e denunzia di danno temuto – derivante da uno stato di cose già esistente.

14. L’obbligazione

Obbligazione: rapporto nel quale il debitore è tenuto verso il creditore ad una prestazione a carattere patrimoniale, ossia

suscettibile di valutazione economica. Ma l’obbligazione può anche non avere un valore di mercato ma assumere una

rilevanza economica nel rapporto tra debitore e creditore. Ino gni caso, la prestazione deve soddisfare l’interesse del

creditore, che è quindi il metro su cui valutare se la condotta del debitore soddisfa quanto l’obbligazione gli impone o

lascia invece inadempiuto l’obbligo.

L’obbligazione può essere di dare, di fare o di non fare.

Dovere di correttezza: ha contenuti diversi per il debitore e per il creditore. Per il debitore è il dovere di usare una

media diligenza nell’adempiere l’obbligazione. Per il creditore è il dovere di collaborare con il debitore perché questi

possa adempiere e in caso di inadempimento deve a sua volta usare un’ordinaria diligenza perché siano evitate o

limitate le conseguenze dannose dell’inadempimento.

Il debitore risponde dell’obbligazione con tutti i suoi beni presenti e futuri (responsabilità patrimoniale).

Fonti dell’obbligazione: contratto, fatto illecito e ogni altro atto o fatto idoneo a produrle in conformità

dell’ordinamento giuridico.

Obbligazioni con pluralità di soggetti. La solidarietà.

Il rapporto obbligatorio può anche avere più soggetti, cioè più debitori o più creditori, o più di entrambi.

Pluralità di debitori.

Si ha solidarietà nel debito quando ciascun debitore può essere costretto all’adempimento per la totalità liberando tutti

gli altri. Il debitore che ha pagato per tutti poi può rivalersi verso gli altri ripetendo da ciascuno solo la parte per cui è

obbligato (azione di regresso).

Si ha invece obbligazione parziaria quando ciascun debitore è tenuto a pagare solo la sua parte.

Presunzione di solidarietà: i condebitori sono tenuti in solido se la legge o il titolo non dicono diversamente.

Pluralità di creditori.

Credito solidale: ciascun creditore può esigere dal debitore l’intera prestazione.

Credito parziario: ciascun creditore può esigere solo una parte della prestazione

A differenza del passivo, qui la solidarietà esiste solo se prevista. Quando la prestazione è indivisibile non vi è

alternativa tra solidarietà e parzialità. L’indivisibilità opera anche nei confronti degli eredi del debitore o di quelli del

creditori. 15. Adempimento e inadempimento

Si distinguono obbligazioni di diligenza o di mezzi, nelle quali il debitore è tenuto a una condotta diligente, e

obbligazioni di risultato, dove il debitore è tenuto a produrre un certo risultato, senza il quale non si ha adempimento.

Adempimento parziale: se il debitore offre un adempimento parziale, il creditore può rifiutarlo, anche se la prestazione

è divisibile a meno che la legge o gli usi dispongano diversamente.

Luogo dell’adempimento: tre regole per stabilire quale debba essere il luogo dell’adempimento.

a. consegna di cosa determinata: va fatta nel luogo in cui era la cosa quando è sorta l’obbligazione

b. pagamento di somma di denaro: al domicilio che il creditore ha alla scadenza (debiti portatili)

c. altre prestazioni: vanno eseguite al domicilio che il debitore ha al tempo della scadenza (debiti chiedibili)

Tempo dell’adempimento: se la convenzione non stabilisce un termine, la prestazione va compiuta immediatamente;

se però gli usi, la natura della prestazione, il modo o il luogo dell’adempimento richiedono un termine, questo è stabilito

dal giudice.

Prestazione in luogo dell’adempimento: se la convenzione non stabilisce un termine, la prestazione va compiuta

immediatamente; se però gli usi, la natura della prestazione, il modo o il luogo dell’adempimento richiedono un

termine, questo è stabilito dal giudice.

Prestazione in luogo dell’adempimento: il debitore non può liberarsi dalla obbligazione eseguendo una prestazione

diversa da quella dovuta, anche se di valore eguale o maggiore.

Diritto alla quietanza: il debitore che paga ha diritto a ricevere a sue spese una quietanza e a vedere liberati i beni

dalle garanzie reali date per il credito.

Se il debitore paga, anche se si trovava in stato di incapacità legale o anche di occasionale incapacità di intendere e

volere, non può richiedere indietro il pagamento in quanto è un atto dovuto; il creditore, che ha ricevuto quanto gli era

dovuto, non può essere obbligato a restituire.

Ricevere il pagamento non è un gesto passivo, perché il creditore deve accettare la prestazione, cioè verificare che

corrisponda a quella dovuta. Inoltre deve rilasciare quietanza,liberare i beni dalle garanzie, ecc. tutte decisioni di atti di

autonomia: quindi debba essere capace d’agire, nonché di intendere e volere.

Legittimazione a pagare. Può essere un terzo ad adempiere all’obbligazione anche se il creditore non vuole se

quest’ultimo non ha interesse a che il debitore esegua personalmente la prestazione.

Legittimazione a ricevere. Il debitore si libera anche se paga al rappresentante del creditore, o alla persona che, senza

aver potere di rappresentanza, è indicata dal creditore o dalla legge come autorizzata a riceverlo.

Ma il debitore può essere liberato anche se paga a una persona non legittimata se lo fa in buona fede, e cioè convinto di

aver pagato al creditore o a una persona che poteva ricevere.

Modi di estinzione diversi dall’adempimento possono essere satisfattori e non satisfattori. L’obbligo cessa per

motivi dovuti ad altri fatti, ma se nel caso dei modi satisfattori il creditore vede comunque soddisfatto il suo interesse,

nel secondo caso il creditore non è soddisfatto ma il debitore viene comunque liberato.

I modi di estinzione satisfattori sono:

a. compensazione: due persone obbligate reciprocamente l’una verso l’altra vedono estinti i loro debiti per

compensazione per le quantità corrispondenti. È legale quando i debiti sono: omogenei, liquidi ed esigibili.

Anche se si verificano tutti e tre i presupposti sopra elencati, l’effetto estintivo non è automatico, ma deriva da una

dichiarazione unilaterale della parte che vuole ottenere la compensazione.

Se esistono i requisiti visti in a) e c) ma i debiti non sono entrambi liquidi, è prevista una compensazione giudiziale,

purchè i debiti siano di facile e pronta liquidazione.

Caso: tizio deve a caio 2000 euro e caio deve a tizio 1000 euro si compensano i due debiti, quindi tizio rimarrà

debitore verso caio per soli 1000 euro mentre il debito di caio si cancella.

b. confusione

I modi di estinzione non satisfattori sono:

c. impossibilità della prestazione

d. novazione: le parti si accordano per sostituire all’obbligazione esistente (che si estingue) una nuova obbligazione.

L’accordo è senza effetto se l’obbligazione originaria non esisteva o derivava da un atto nullo.

e. remissione del debito: dichiarazione del creditore di rimettere il debito estingue l’obbligazione quando è comunicata

al debitore, salvo che questi dichiari in un congruo termine di non volerne profittare.

Il debitore deve risarcire il danno subito dal creditore se non prova che l’inadempimento o il ritardo sono stati

determinati da impossibilità della prestazione, derivante da causa a lui non imputabile.

L’impossibilità deve avere due requisiti: essere oggettiva – cioè non dipendere dalla particolare situazione del debitore

– e assoluta – tale da escludere anche la minima possibilità di eseguire la prestazione. Infine, la causa dell’impossibilità

non deve essere imputabile al debitore. Da notare che ci sono categorie di obbligazioni che escludono la liberazione per

impossibilità.

Vi sono casi particolarissimi in cui la prestazione è inesigibile. Ossia quando la pretesa del creditore di veder estinta la

prestazione nonostante sia ostacolata da circostanze che rendono il suo impegno oltremodo gravoso o difficoltoso, può

apparire in concreto contraria a correttezza.

Il creditore può ricorrere al giudice perché disponga l’esecuzione coattiva o forzata. Altre norme prevedono forme di

esecuzione in forma specifica.

Perpetuatio obligationis: con l’inadempimento il debitore non è liberato dalla vecchia obbligazione per assumere

quella di risarcire il danno.

La mora del debitore non c’è in tre casi: il debito deriva da fatto illecito, il debitore ha dichiarato per iscritto di non

voler adempiere, quando è scaduto il termine.

Se il debitore non adempie perché il creditore non ha accettato allora non può essere messo in mora, non vale se invece

il creditore ha rifiutato per un motivo legittimo.

Gli effetti della mora sono il risarcimento dei danni per il ritardo dell’adempimento, e che il debitore sopporti il rischio

della impossibilità sopravvenuta anche per causa a lui non imputabile.

La mora del creditore deriva dal fatto che un debitore non può adempiere perché il creditore non collabora.

Gli effetti della mora del creditore sono: che è a suo carico l’impossibilità della prestazione sopravvenuta per causa

non imputabile al debitore; non sono più dovuti gli interessi né i frutti non percepiti dal debitore; deve risarcire i danni

derivanti dalla sua mora e sostenere le spese per la custodia e la conservazione della cosa dovuta.

Se il debitore vuole liberarsi senz’altro dall’obbligazione, deve reagire al rifiuto da parte del creditore con il deposito.

Il danno risarcibile non è solo la perdita, ma anche il mancato guadagno. Il primo si chiama danno emergente, il

secondo lucro cessante. Il danno deve essere conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento (nesso di casualità).

Il danno risarcibile è quello prevedibile al tempo in cui è sorta l’obbligazione, salvo che l’inadempimento sia doloso.

Inoltre, non deve essere collegato ad un fatto colposo del creditore.

Se il danno non è provabile nel suo preciso ammontare, è liquidato dal giudice con valutazione equitativa.

Catena causale: catena di fatti senza i quali l’evento osservato non si sarebbe verificato tutti questi fatti sono da

considerare concause dell’evento finale.

16. Tipi particolari di obbligazioni

Le obbligazioni pecuniarie

Principio nominalistico: i debiti pecuniari si estinguono con monete avente corso legale nello Stato al tempo del

pagamento e per il suo valore nominale: se il mio debito è di 1000 euro, alla scadenzo pagherò 1000 euro, cioè il valore

nominale, senza riguardo all’eventuale perdita di valore di acquisto della moneta.

Questo principio non vale per tutti i debiti pecuniari, vi sono casi in cui l’obbligazione ha per oggetto di trasferire

all’altra parte un certo valore. In questi casi, il denaro è solo il mezzo che rappresenta un valore reale, e perciò se varia

il potere di acquisto del denaro, varia anche la somma che dev’essere pagata al creditore: si parla, allora di debiti di

valore, in contrapposizione con i debiti di valuta in cui la somma di denaro in sé è l’oggetto del debito e in cui vale il

principio nominalistico.

Il rischio della svalutazione può essere evitato indicizzando la somma dovuta, cioè pattuendo che debba mutare in

rapporto a un codice prescelto, come l’indice statistico del costo della vita. Un altro sistema è quello di esprimere il

debito in moneta straniera.

Clausola oro: si stabilisce che sia dovuta una somma di denaro equivalente a quella con cui si può comperare una certa

quantità d’oro all’epoca del pagamento (lo stesso può avvenire anche con una merce).

Vi sono obbligazioni alternative, ossia obbligazioni che in uno stesso singolo rapporto hanno ad oggetto due o più

prestazioni. Es. il debitore è obbligato, in alternativa, a eseguire l’una oppure l’altra delle prestazioni dedotte in

obbligazione.

Dalla obbligazione alternativa si distingue quella facoltativa, che si ha quando il debitore è obbligato a eseguire una

certa prestazione ma è prevista, nel solo interesse del debitore, una facoltà di liberarsi con una diversa prestazione.

17. La successione nel rapporto di lavoro

Surrogazione.

Sostituzione di un terzo nei diritti del creditore. Sono previste tre ipotesi:

a. surrogazione per volontà del creditore: il debito di Tizio verso Caio è pagato d un terzo, Sempronio. La

surrogazione deve essere fatta in modo espresso e contemporaneo al pagamento.

b. S. per volontà del debitore: Tizio, debitore verso caio, si fa prstare da Sempronio (prende a mutuo) quanto

necessario per pagare il debito. Nel contratto di mutuo deve essere specificata la destinazione della somma, e

dalla quietanza dovrà risultare la dichiarazione del debitore circa la provenienza dei mezzi con cui ha pagato.

c. S. legale nei casi previsti nell’art. 1203

Cessione del credito.

Contratto con cui si realizza il trasferimento del diritto dal creditore, cedente, ad un cessionario anche senza il consenso

del creditore. Ovviamente, le parti possono escludere di comune accordo la cedibilità del credito, ma il patto non è

opponibile all’eventuale cessionario se non si prova che egli ne era a conoscenza. Se il cedente viola il patto, deve

risarcire il debitore ceduto, ma la cessione ha ugualmente effetto. La cessione è esclusa quando il credito è strettamente

personale o quando il trasferimento è vietato dalla legge.

Verso il debitore ceduto la cessione diviene efficace solo quando il debitore stesso l’abbia accettata o gli sia stata

notificata. La notificazione è onere del cessionario, perché fino a quando la cessione non è opponibile al debitore questi

potrebbe pagare al vecchio creditore ed essere liberato; a meno che il cessionario provi che il debitore era a conoscenza

dell’avvenuta cessione.

La notificazione è anche strumento di opponibilità che risolve conflitti tra più acquirenti dello stesso diritto: prevale chi

ha notificato per primo la cessione al debitore ceduto o colui la cui cessione è stata per prima accettata con atto avente

data certa, anche se la cessione era posteriore ad altre.

La successione nel debito: delegazione, espromissione, accollo

L’identità del debitore non è mai indifferente per il creditore. La sostituzione del debitore non può avvenire senza la

volontà del creditore: se questa manca, si potrà aggiungere al vecchio debitore uno nuovo, ma il primo non sarà liberato.

Delegazione.

Il debitore assegna al creditore un nuovo debitore, il quale si obbliga verso il creditore. Quest’ultimo può a sua volta

rifiutare la promessa o accettarla – anche tacitamente – senza liberare il debitore originario ( delegazione cumulativa):

in questo caso, però, non può rivolgersi al vecchio debitore se prima non ha richiesto l’adempimento al delegato. Può

anche accettarla liberando il debitore originario (delegazione privativa o liberatoria).

Rapporto di provvista: rapporto tra delegante e delegato

Rapporto di valuta: tra delegante e creditore

Estromissione. Un terzo estraneo al rapporto tra debitore e creditore promette al creditore, di sua iniziativa di pagare il

debito. L’effetto può essere privativo o cumulativo, a seconda che il creditore dichiari o non dichiari di liberare il

debitore estromesso.

Accollo.

Contratto tra debitore e terzo (accollante) per cui questi si assume il debito. Vi sono due tipi di accollo:

a. accollo semplice o interno: l’accollante si limita ad obbligarsi verso il debitore ed il creditore non acquista

alcun diritto nei suoi confronti.

b. accollo esterno: accordo a favore di un terzo, ma il debitore originario resta obbligato a meno che il creditore

non lo liberi. 18. Responsabilità e garanzie

Patrimoni di destinazione: raccoglie una parte dei rapporti attivi e passivi che fanno capo ad un soggetto e che sono

distinti dal patrimonio generale dello stesso soggetto.

Patrimonio separato: eredità accettata con beneficio di inventario. L’accettazione pura e semplice dell’eredità

determina la confusione dei patrimoni in un unico patrimonio con un solo attivo e un solo passivo. Il beneficio di

inventario, serve a tenere distinto il patrimonio del defunto da quello dell’erede e in questo modo l’erede risponde dei

debiti ereditari con solo l’eredità.

Patrimoni autonomi: indica una serie di situazione che hanno in comune i seguenti caratteri:

- complesso di beni di cui sono contitolari più soggetti e che sono destinati a uno scopo;

- disciplina che, in varia misura, mette al riparo questi beni dall’azione dei creditori personali di ciascuno dei

contitolari, cosicché i beni stessi possono offrire una più sicura garanzia per i debiti assunti in vista dello scopo

evita ai singoli di rispondere illimitatamente verso i creditori del gruppo;

- la formazione di una unità patrimoniale composta di rapporti che fanno capo a più soggetti, ma che sono

distinti dai patrimoni individuali di ciascuno

Le cause di prelazione.

Principio della pari condizione dei creditori: ciascun creditore ha eguale diritto di soddisfarsi sui beni del debitore.

Non importa quale abbia iniziato l’esecuzione; gli altri possono inserirsi nel procedimento, distribuito in proporzione

all’ammontare dei crediti.

Vi sono casi, in cui un creditore è provvisto di cause di prelazione, che sono: privilegi, pegno e ipoteca.

Privilegio: è accordato in considerazione della causa del credito. Sono privilegiati i crediti riguardanti bisogni di

primaria necessità per il debitore, il credito di alimenti, o i crediti derivanti da certi tipi di rapporto come i crediti per

retribuzioni, provvigioni ecc, i crediti per tributi, ecc. I privati non possono creare privilegi non previsti dalla legge.

Vi sono due tipi di privilegi:

- privilegi generali: riguarda tutti i beni mobili del debitore

- privilegi speciali: determinati beni, sia mobili, sia immobili

Le garanzie del credito.

Si dividono in g. personali e g. reali. Le prime affiancano al debitore un garante, cioè un altro obbligato, a cui il

creditore può chiedere l’adempimento del debito, e i cui beni offrono un’ulteriore garanzia patrimoniale.

Le seconde, invece, attribuiscono al creditore il potere di espropriare un dato bene e di soddisfarsi con diritto di

preferenza sul ricavato della vendita, anche se la proprietà del bene sia passata ad altri.

Pegno: diritto di garanzia su cose mobili, su universalità di mobili, su crediti, o su diritti aventi per oggetto beni mobili,

che si costituisce tramite un contratto di pegno: si tratta di contratto reale la cui perfezione richiede la consegna della

cosa, o del documento che ne conferisce la disponibilità. La cosa o documento può essere consegnata a un terzo

designato dalle parti o rimanere in custodia a entrambe le parti. Essenziale che il costituente sia nell’impossibilità di

disporne senza la cooperazione del creditore.

Il creditore che riceve la cosa deve custodirla, e non può disporne né farne uso salvo che per necessità di conservazione,

però se si tratta di denaro o altre cose fungibili, il ricevente deve restituire altrettante cose della stessa specie o qualità.

Diritti del creditore pignoratizio:

- far vendere la cosa

- fasi pagare con prelazione sulla cosa ricevuta in pegno, che sia rimasta in possesso suo o del terzo designato

- chiedere al giudice che la cosa gli venga assegnata in pagamento fino a concorrenza del debito

- far suoi i frutti, salvo patto contrario, imputandoli prima alle spese e agli interessi e poi al capitale

Ipoteca: può avere per oggetto beni immobili, usufrutto di beni immobili, la superficie, l’enfiteusi, beni mobili registrati

e le rendite dello Stato.

L’iscrizione nel pubblico registro non determina solo l’opponibilità del diritto del creditore, ma la stessa costituzione

del vincolo: si parla di pubblicità costitutiva. Nasce una fattispecie complessa: l’esistenza del titolo per la costituzione, e

la costituzione tramite iscrizione.

Il diritto a iscrivere ipoteca può nascere da:

- atti (ipoteca legale)

- ogni sentenza di condanna al pagamento di una somma o all’adempimento di altra obbligazione o al

risarcimento dei danni (ipoteca giudiziale)

- concessione volontaria che può consistere si in un contratto, sia in una dichiarazione unilaterale tra vivi

iscrizione: quando uno dei fatti sopra elencati si verifica, non esiste ipoteca, ma diritto a iscrivere l’ipoteca, che nascerà

con la successiva iscrizione.

L’iscrizione si fa nell’ufficio dei registri immobiliari del luogo dove l’immobile è situato e ha effetto per un periodo di

20 anni. Se il creditore non rinnova l’ipoteca prima che scada il termine, l’effetto dell’iscrizione cessa.

Grado dell’ipoteca: prende grado dal momento della sua iscrizione, e più precisamente dal numero d’ordine delle

iscrizioni.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Foxyfrenz di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Bregoli Alberto.

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