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Riassunti della seconda parte del programma di intermediari finanziari internazionali

Regolamentazione e vigilanza

Il mercato dei capitali è caratterizzato da strutturali imperfezioni e da conflitti d’interesse tra le diverse categorie di soggetti coinvolti.

È necessario quindi che ci siano un sistema di regole, e che vi siano Autorità che si occupino di vigilare il rispetto di queste regole.

L’obbiettivo per lo Stato è quello di intervenire direttamente per garantire il perseguimento dell’interesse pubblico e al tempo stesso lasciare spazio di autoregolamentazione in settori in perenne evoluzione.

Le 4 motivazioni che giustificano l’intervento pubblico nel sistema finanziario sono le seguenti:

  • Funzione monetaria e governo dell’economia: il sistema finanziario, e in particolare gli intermediari creditizi sono utilizzati come canali di trasmissione della politica monetaria regolando tassi di interesse e quantità di moneta in circolazione.
  • La tutela del risparmio e degli investitori: il sistema finanziario permette il trasferimento delle risorse dai soggetti in surplus ai soggetti in deficit, serve un sistema di regole che certifichi l’affidabilità dei debitori e accresca le capacità di valutazione dei creditori.
  • Esternalità: la crisi di un singolo intermediario può avere un effetto contagio e minare la stabilità del sistema finanziario.
  • Asimmetrie informative, il creditore ha meno “informazioni” rispetto al debitore, e se si lasciassero operare sole le forze di mercato si applicherebbe un prezzo non corretto per i prenditori fondi: ai prenditori fondi migliori verrebbe attuato un prezzo più alto e in senso opposto per i prenditori fondi “peggiori”.

Quali sono le scelte a disposizione dei policy maker/legislatori?

I policy maker possono scegliere di adottare qualsiasi misura tra i due modelli estremi che sono da un lato la regolamentazione estrema dall’altro nessun intervento pubblico.

Recentemente è privilegiato un approccio misto:

  • Le leggi statali dettano un quadro generale, poi le Authorities dettano una regolamentazione secondaria, più duttile e flessibile rispetto alle disposizioni legislative e infine ci sono processi di autoregolamentazione.

Gli interventi pubblici sono finalizzati e indirizzati al raggiungimento dei seguenti obbiettivi: stabilità del sistema finanziario, concorrenzialità, efficienza e trasparenza.

La stabilità è intesa sia a livello macro-economico che micro-economico ed un sistema finanziario si definisce stabile quando dispone di meccanismi di prevenzione delle situazioni patologiche ed è in grado di assorbire la crisi del singolo intermediario finanziario.

Diverse tipologie di approcci regolamentari

Per approccio regolamentare si intende la modalità con cui la funzione di regolamento e controllo si svolge.

L’approccio regolamentare può essere di due tipologie fondamentali: l’Official Supervisory Approach (approccio dell’agenzia ufficiale) e il Private Monitorage Approach (monitoraggio del privato).

Entrambi gli approcci partono dall’assunzione che il mercato non è in grado di giungere autonomamente a condizioni di efficienza, per cui c’è bisogno di un intervento correttivo dei fallimenti di mercato.

Secondo l’Official Supervisory Approach la funzione di regolamento e controllo deve essere esercitata da un’agenzia/autorità ufficiale, agenzia che è incaricata dai governi di supervisionare e controllare il rispetto delle regole. Mentre secondo il Private Monitorage Approach, il mercato deve essere regolato da una pluralità di soggetti in prevalenza agenti privati e affinché questo sia possibile è necessaria che sia esasperata la capacità informativa del mercato, quindi siano alti i requisiti informativi.

È necessaria una regolamentazione in termini di trasparenza, di standard contabili e auditing interno che crei le condizioni per il monitoraggio del privato.

Chi è a favore del monitoraggio del privato, sostiene che l’approccio dell’agenzia ufficiale essendo guidato da motivazioni politiche perda di vista l’interesse pubblico, per favorire interessi privati.

L’indagine

È stata fatta un’indagine su 180 Paesi volta a verificare come sia mutato l’approccio nel periodo antecedente e posteriore alla crisi. L’indagine ha svelato che tendenzialmente ci si è spostati verso una maggiore autoregolamentazione del mercato.

I motivi che hanno portato ad una maggiore autoregolamentazione sono diversi:

  • Fiducia nella capacità di auto-correzione del mercato.
  • Fiducia nella capacità di auto-regolazione degli intermediari, e nelle tecniche interne di gestione dei rischi.
  • Prima della crisi finanziaria il ruolo del risk-management non era istituzionalizzato.

Modelli misti e una misura del monitoraggio del privato

Non esistono modelli basati solo sull’approccio del monitoraggio privato ma di solito ci sono modelli misti o di sola agenzia ufficiale: come in Cina e Iran, Paesi totalitari. In un modello misto si potrebbe lasciare operare in alcuni settori l’agenzia ufficiale e in altri il monitoraggio del privato.

Una possibile misura del monitoraggio del privato è vedere il ruolo che hanno le agenzie di valutazione del merito creditizio, quindi quanto pesano, qual è l’importanza, soggetti privati che garantiscono la trasparenza del mercato.

Approccio one size fit to all vs principi regolatori

Quando si parla di approcci della regolamentazione del sistema finanziario bisogna distinguere un approccio di tipo “One size fit to all”, approccio della “misura unica”, dall’approccio dei “principi regolatori”.

Nell’approccio di tipo “One size...” si applica la stessa regola per tutti gli appartenenti allo stesso settore non tenendo conto delle specificità del business, ad esempio nel settore bancario delle diverse tipologie di banche. All’estremo opposto c’è l’approccio alla regolamentazione basato sui principi secondo cui si stabiliscono delle regole generali entro le quali il soggetto, scegliendo la tipologia di business da svolgere si può muovere.

Questo non significa che non ci sono delle regole, Basilea è l’esempio massimo di principi e regole, ma ci sono dei livelli di discrezionalità, ad esempio scelta del rischio utilizzare l’approccio standard o l’approccio dei rating interni.

Anche in questo caso ci sono forme miste: ad esempio regole “ferree” per entrare in un mercato però poi è lasciata discrezionalità in alcuni campi.

Costi e benefici della regolamentazione

Nel valutare l’opportunità e l’intensità della regolamentazione finanziaria bisogna tenere conto del trade-off tra benefici e costi della regolamentazione. È una tematica che recentemente ha acquisito rilevanza, e il Comitato di Basilea ha stabilito dei criteri, delle prassi per misurare l’impatto e l’efficacia di una nuova regolamentazione.

I benefici della regolamentazione sono relativi agli obbiettivi che la stessa si propone di raggiungere. Ovviamente non è facile misurare i benefici.

Per quanto riguarda i costi: ci sono costi diretti, legati al funzionamento dell’autorità di vigilanza, costi di compliance, costi per gli intermediari di adeguarsi alle nuove norme, e infine costi indiretti, impatti negativi sul buon funzionamento dell’economia e dei mercati finanziari.

Ad esempio: aumentano i requisiti patrimoniali e questo fa sì che alcune banche debbano uscire dal mercato, diminuisce la concorrenza.

Principio della better regulation

In tema di regolamentazione, l’Unione Europea si è dato un obbiettivo sistemico di better regulation, previsto anche negli ordinamenti nazionali. Si tratta di una policy finalizzata alla riduzione della sovrapproduzione di regole, alla semplificazione delle norme, e ad una verifica degli obbiettivi per i quali sono state introdotte.

L’obbiettivo è quindi un miglioramento qualitativo e quantitativo delle norme.

L’obbiettivo della better regulation richiede l’utilizzo di due strumenti ex-ante:

  • Processo di consultazione, significa coinvolgere i destinatari delle norme nella definizione delle stesse in modo da evitare un processo regolamentare top-down.
  • Stima dell’impatto: analisi dei costi e benefici dell’impatto delle nuove norme.

Modelli di vigilanza

Con riferimento all’ambito europeo identifichiamo 3 modelli di vigilanza del sistema finanziario:

  • Modello settoriale: ogni comparto dell’intermediazione, bancario, mobiliare, assicurativo, ha la sua autorità di vigilanza.
  • Modello per finalità: ad ogni autorità di vigilanza è assegnato un obbiettivo da perseguire: stabilità, protezione investitori, concorrenza.
  • Modello autorità unica.

Ci sono varie fasi storiche in cui si predilige il supervisor unico, come in questo periodo, ma non c'è un modello migliore di un altro, tutti hanno delle criticità. Il motivo che spinge verso il supervisor unico è prevalentemente ridurre i costi.

Spesso si vengono a formare architetture miste, con parte di vigilanza affidata alla banca centrale, e la restante parte ad un'altra vigilanza, ad esempio Germania.

Quindi distinguiamo anche in modelli di vigilanza accentrata e misto.

Metodo di finanziamento

Non tutte le authorities si finanziano nello stesso modo, il finanziamento potrà essere:

  • A carico dello Stato, ossia gravante sui contribuenti, che può anche essere totale, BC non ricevono finanziamento dallo Stato.
  • Autofinanziamento.
  • Ibrido.

Metodi di autofinanziamento sono:

  • Signoraggio.
  • Attività di investimento.
  • Attività dei soggetti vigilati, periodiche o una tantum per specifici servizi.
  • Commissioni.

Le sanzioni invece vanno prevalentemente allo Stato, perché da sole non darebbero un finanziamento costante alle autorità, anche se i soggetti vigilati preferirebbero fossero destinati al finanziamento delle authorities, in modo tale da ridurre i costi.

Non esistono sistemi puri, anche se si predilige un finanziamento per lo più privato, con contributi dei vigilati.

Due fenomeni molto importanti riguardanti i supervisor sono l’indipendenza e l’accountability.

Ci sono varie tipologie di indipendenza:

  • Indipendenza del supervisor dal soggetto vigilato per evitare la cattura del regolatore.
  • Indipendenza dal potere politico: l’agenzia non deve essere uno strumento della volontà politica, che deve essere espressa tramite la legge.

Correlate a queste macro-tipologie di indipendenza distinguiamo:

  • Indipendenza regolatoria.
  • Indipendenza istituzionale.
  • Indipendenza finanziaria.

Accountability, l’obbligo di rendere conto

Per quanto riguarda l’accountability, il supervisor ha l’obbigo di rendere conto delle proprie azioni, in particolare:

  • Nei confronti degli organi legislativi ed esecutivi, accountability istituzionale.
  • Della produzione normativa, accountability regolatoria.
  • Accountability di vigilanza.
  • Del rendiconto finanziario, accountability finanziaria.

A chi rendere conto?

In generale ai contribuenti, poiché è loro che le authorities devono proteggere, essendo soggetti più deboli relativamente agli intermediari, ma anche ad organi legislativi ed esecutivi, nonché ai soggetti vigilati.

Sistema finanziario cinese

Introduzione

Ci si interroga se il sistema finanziario cinese sia stato d’intralcio o funzionale all’espansione economica cinese che ha portato la Cina a divenire la seconda potenza mondiale, dietro gli Stati Uniti e probabilmente diventerà la prima potenza economica.

Relativamente all’analisi del sistema finanziario cinese abbiamo delle complessità per quanto ne riguarda l’analisi dovuta sia all’opacità delle informazioni sia perché il sistema è in costante evoluzione.

La difficoltà nel misurare le variabili del sistema finanziario è anche relativa all’utilizzo di principi contabili diversi.

Ciò che caratterizza il sistema finanziario cinese è l’importante presenza dello Stato che spesso ha utilizzato il sistema bancario come strumento sostitutivo di politiche fiscali.

Altro aspetto tipico è la forte dicotomia tra interno ed estero, ci sono molte limitazioni come vedremo in seguito a far entrare investitori stranieri in Cina, sia per quanto riguarda imprese reali che finanziarie.

Dati macroeconomici

La popolazione cinese è pari a 1,3 miliardi, e la forza lavoro di 776 milioni è impiegata, dati del 2008, per il 50% nel settore primario e per il 30% nel settore terziario. Nel 2012 c’è stato il sorpasso del settore terziario sul primario, indice di un sistema economico in sviluppo.

Per quanto riguarda i rapporti con l’estero, il processo di integrazione con l’economia globale è incominciato nel 2002, infatti da dicembre 2001 la Cina è membro del WTO.

La moneta cinese ha avuto un regime di cambio fisso con il dollaro per circa 15 anni, l’adesione al WTO a partire dal 2005 ha eliminato questo regime e a partire dal 2005 il cambio è amministrato.

Le famiglie risparmiano oltre il 40% del reddito e tengono a mantenere liquido il proprio risparmio e ad investire in abitazioni.

Il sistema economico cinese è in una fase evolutiva e quindi c’è una tendenza ad una internalizzazione dell’economia cinese e quindi ad una maggiore apertura.

Autorità di vigilanza

Relativamente alle autorità di vigilanza ci sono diverse commissioni che si occupano dei diversi soggetti.

Le banche sono regolate principalmente dalla China Banking Regulatory Commission (CBRC), strumenti e mercati finanziari da parte della Securities Regulatory Commissione China (CSRC), e l'assicurazione dalla China Insurance Regulatory Commission (CIRC).

La banca centrale cinese, la Banca popolare cinese (PBOC), gestisce la stabilità finanziaria. Inoltre la PBOC definisce anche i limiti massimi per quanto riguarda il tasso d’interesse su prestiti e depositi.

Svolge anche l’attività di prestatore di ultima istanza in caso di crisi finanziaria. Inoltre sono vigilati dalla banca centrale le società creditizie che non sono banche, altre società finanziarie in senso lato, e società che svolgono servizi assicurativi ma non sono comprese direttamente nel ramo assicurativo.

Il peso dei vari settori nel sistema finanziario

Il settore bancario ha un ruolo predominante nel finanziario cinese. Il totale del credito che è erogato ai privati da parte del settore bancario è pari al 128% del PIL, nonostante si stia riducendo il peso percentuale della sua attività. Lo stesso dato per gli Stati Uniti è del 48%.

Il settore assicurativo ha uno scarso peso all’interno del sistema finanziario, 14% del PIL contro il 32% degli USA.

Per quanto riguarda il ruolo del mercato nel finanziamento dell’economia molto spessore hanno i titoli a reddito fisso, però la stragrande maggioranza di questi titoli a reddito fisso sono di emissione statale.

Quindi è vero che i titoli a reddito fisso hanno una quota percentuale importante rispetto al PIL, ma sono espressivi di debito pubblico e non di debito privato. Relativamente al mercato azionario l’economia è in crescita pur non raggiungendo i livelli di un paese moderno.

Il settore bancario

Il settore bancario è basato su modelli di banca caratteristici e particolari propri di questo sistema finanziario. Vi sono inoltre istituzioni para-bancarie e ultimamente si sta sviluppando molto il sistema finanziario informale.

Ci sono sei categorie principali di banche:

  • State-Owned Commercial Banks.
  • Joint Stock Commercial Banks.
  • Banche di sviluppo (Policy Banks).
  • Banche cooperative di credito rurali.
  • Banche cooperative di credito urbane.
  • Banche estere e Joint Venture.

Cerchiamo di capire le caratteristiche principali di queste sei tipologie. Ci sono le State-Owned Commercial Banks (SCB): sono banche relativamente recenti. Nascono nell’84 come scissione dalla banca centrale.

Prima di questa scissione la banca centrale svolgeva operava anche come banca commerciale e la concessione del credito era rivolta in particolare al settore industriale. Nell’84 avviene la scissione dell’attività della banca centrale rispetto alla banca commerciale.

Sono inizialmente totalmente pubbliche, sono le più grandi. Queste SCB, banche commerciali di proprietà totalmente pubblica, avevano ognuna una specializzazione del settore di attività, come se ad ognuna di queste fosse affidato un settore prevalente, ad esempio agricolo, rapporti con l’estero, credito a breve termine industriale commerciale, credito a medio-lungo termine, comunicazioni.

Questo all’origine nel 1984, quando c’è stata la scissione e la specializzazione del credito. Le banche sono state utilizzate e continuano ad essere, rispetto ad altri paesi, un canale di trasmissione non solo di politica monetaria, ma soprattutto di politica economica perché la specializzazione di queste banche ha consentito di finanziare alcuni settori su cui lo Stato puntava.

Segnale dell’influenza dello Stato nell’economia. Queste banche commerciali soprattutto in passato preferivano finanziare imprese a proprietà totalmente pubbliche.

La riforma delle 3 banche SCB: CCB, BOC, ICBC hanno intrapreso un processo di trasformazione del loro modello di business e della governance. Rispetto ai primi anni ’90 oggi è un po’ cambiato e soprattutto le tre banche che abbiamo visto prima hanno subito un’ulteriore trasformazione che le ha portate per quanto riguarda l’assetto proprietario ad una progressiva riduzione della partecipazione pubblica e da un punto di vista di governance/modello di business una maggiore marketizzazione, apertura al mercato.

Questa trasformazione è stata realizzata in più fasi, no

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/11 Economia degli intermediari finanziari

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ifir-LaSapienza di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Intermediari Finanziari Internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Panetta Ida Claudia.
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