RIASSUNTO ESAME PSICOLOGIA CLINICA DELL'ETA' EVOLUTIVA, prof.ssa
Lecciso, libro consigliato PSICOLOGIA CLINICA DELL'ETA' EVOLUTIVA
(TAMBELLI)
CAPITOLO 1
“la nascita della psicoterapia infantile”
La nascita della psicoanalisi infantile, lo sviluppo della psicoterapia dell’età evolutiva e i
modelli più recenti sono nati da questo primo focus diretto su un bambino “reale” di 5 anni,
bambino “narrato” dal padre e osservato direttamente solo una volta da S. Freud (erede
legittimo dell’apertura psicoterapeutica all’infanzia e dell’inizio di un setting terapeutico
centrato sul bambino).
La presenza del bambino nel setting terapeutico è stata rivoluzionaria perché ciò lo rende
soggetto attivo e bisognoso di cure psicologiche, protagonista anche nel contesto clinico
( non è piu solo oggetto di ricostruzioni, utile a individuare la matrice della malattia
dell’adulto). L’obiettivo diviene quello di lavorare col bambino per liberarlo da difficoltà,
ostacoli, distorsioni che coinvolgono lo sviluppo affettivo, cognitivo e sociale. Freud ha
indirizzato l’attenzione sul processo di formazione del pensiero infantile segnalandone le
angosce e rendendo possibile affrontarle con la psicoterapia. Le scoperte più importanti si
avevano grazie al metodo di ricostruzione degli avvenimenti dell’infanzia sui soggetti
che Freud studiava ed era considerato l’unico metodo efficace. Dopo la prima guerra
mondiale ci fu un aumento di richieste di assistenza ai bambini orfani e quindi ci fu più
pressione per far nascere un vero e proprio intervento psicologico all’infanzia. Alcuni clinici
andarono oltre i limiti del metodo di ricostruzione e applicarono nuove conoscenze al
trattamento in età evolutiva : Siegfried Bernfeld si occupò degli adolescenti, August
Aichhorn dei giovani delinquenti, Hermine Hug_Hellmuth, Anna Freud, Melanie Klein e i
Bornstein dei bambini. L’interesse per i primi avvenimenti della vita di un individuo ha
spinto gli psicoanalisti a inaugurare un nuovo territorio dove incontrare il bambino per
comprenderne la sua sofferenza psichica. Le due scuole di pensiero che hanno applicato
la psicoterapia al bambino sono riconducibili:
• Al modello di Anna Freud, che ha avuto sviluppo in Europa, USA e Canada
in America del nord, dagli anni 30,la psicoanalisi infantile sulla scia di Anna Freud
entrò nei reparti di psichiatria infantile, nei consultori, nei centri di igiene mentale
per l’infanzia.
• Al modello di Melanie Klein, sviluppatosi anche in America del sud
L’assunto fondamentale della teoria psicoanalitica è la prospettiva genetico-evolutiva
secondo la quale i disturbi mentali possono essere compresi meglio come sequenze che
si sviluppano da eventi primari, da esperienze infantili che influenzano il funzionamento
primario della mente. Il criterio della continuità dello sviluppo (raggiungere una
competenza psicologica funge da trampolino per raggiungerne una più elevata e , al
contrario, un passo falso indebolisce la struttura) ha fondato la psicoanalisi e ha quindi
influenzato anche la psicoanalisi infantile, è basata su un modello di psicopatologia che fa
riferimento ai meccanismi di fissazione e regressione, meccanismi che spiegano il
collegamento esistente tra stati mentali precoci e stati tardivi ipotizzando un’identità
sostanziale tra entrambi. L a teoria dello sviluppo psicosessuale è considerata una teoria
stadiale (prevede che l’individuo va dall’infanzia all’età adulta attraverso delle fasi che
caratterizzano un funzionamento mentale diverso).
• Il modello di Anna Freud considera inadeguato come quadro di riferimento dello
sviluppo le fasi dello sviluppo libidico. L’autrice ha una visione gerarchica dello
sviluppo come anche Mahler, Spitz, Greenspan, Jacobson e Blos.
• Il modello della Klein guarda al soggetto in senso evolutivo però non considera lo
sviluppo articolato in fasi e in stadi ma l’alternarsi delle 2 posizioni lungo l’intera
esistenza come stati della mente.
I due modelli si pongono agli estremi opposti di un continuum che ha come riferimenti
di fondo il modello freudiano:
1. Il modello strutturale della psicologia dell’Io (Anna Freud e successivamente
Margaret Mahler), il maggior erede della posizione originaria di Freud,
concettualizza il mondo intrapsichico come un mondo in conflitto dove la
soddisfazione viene sacrificata per la sicurezza. Meccanismo di formazione del
sintomo: il conflitto causa angoscia, l’angoscia marca l’esperienza dell’io come
pericolo interno, il pericolo interno fa si che si instauri una difesa che forma il
compromesso (il sintomo). Anna Freud aprirà il campo di studio al rapporto tra
bambino e ambiente nello sviluppo. La psicopatologia nell’infanzia viene
valutata considerando il costo che deriva dal compromesso a cui l’Io ricorre per
adattarsi e può essere valutata secondo un continuum con la normalità che
procede attraverso delle linee di sviluppo che consentono allo psicologo clinico
di aver presente una serie di gradini evolutivi da usare come punti di riferimento
del processo di crescita del bambino. L’obiettivo del trattare le situazioni a
rischio evolutivo è nell’idea di rovesciare i rapporti tra patologia e normalità e
quindi operare una ristrutturazione dell’adattamento emotivo all’ambiente di vita
del bambino (invece la teoria dell’apparato Freudiano era più semplice perchè
riportava in superficie ciò che veniva rimosso).
2. Teoria delle relazioni oggettuali (una diversa lettura del modello kleiniano da
quello freudiano e successivamente gli sviluppi di Winnicott).
Il conflitto è invece considerato dalla Klein non come una lotta tra impulsi e
difese ma come uno scontro tra coppie contrapposte di unità interne di relazioni
con gli oggetti dove c’è il conflitto tra amore e odio, tra bisogno di dipendenza e
paura della perdita. L’impoverimento dell’Io è ricondotto ai processi di
svuotamento legati ai meccanismi di scissione e proiezione per cui il dolore
psichico può essere negato e può essere messo altrove, nella rappresentazione
degli oggetti e delle relazioni. Riconduce l’origine della psicopatologia all’ansia
determinata dalle fantasie infantili che stanno alla base del disagio mentale sia
come causa diretta( psicosi infantili) sia come difesa. L centralità del mondo
interno è luogo di ogni mediazione tra io e realtà e rende l’oggetto sempre
colorato di caratteri immaginari che provocano distorsioni percettive. L’obiettivo
del cambiamento è ciò che la klein chiama “espansione della profondità dell’io”
cioè la risoluzione delle angosce depressive quindi l’avvicinamento tra oggetto
reale e quello interno.
Nei successivi sviluppi si trova una concezione ambientalistica del’oggetto, della figura
reale della madre e del suo atteggiamento reale con il bambino. Winnicott ha una
posizione intermedia poiché sottolinea il ruolo dell’ambiente rispetto a quello delle fantasie
e mette in evidenza che “le relazioni oggettuali interne del paziente non sono scolpite nel
granito quindi non sono fisse ma possono essere modificate da nuove esperienze”.
Winnicott considera questioni centrali l’inautenticità e il falso Sé e studia più che altro le
situazioni dove i bambini non hanno accadimento materno. Adesso, in questa prospettiva,
per comprendere la psicopatologia infantile l’unità di osservazione cambia dal singolo (il
bambino) alla diade madre- bambino. Nel modello della relazione madre-bambino il
disagio mentale è causato dal fallimento ambientale genitoriale e impedisce la normale
sintonizzazione emotiva tra bambino e ambiente di sostegno. L’origine della
psicopatologia viene focalizzata nei primi 3 anni di vita prestando attenzione al ruolo
psicologico dell’ambiente di accadimento. In quest’ottica tutte le patologie nascono dai
conflitti legati alla dipendenza infantile e alla paura della perdita, all’ansia e all’angoscia del
bambino di non essere sostenuto da un adeguato caregiver. Winnicott introduce il
concetto di cure materne e parla di “madre sufficientemente buona” come requisito
fondamentale affinchè un bambino possa crescere con un vero Sé o svilupparne al
contrario uno falso. L’OSSERVAZIONE è il filo
conduttore a livello metodologico (ricorre in A. Freud, Mahler, Spitz, Bowlby) ed è lo
strumento partner del trattamento psicoterapeutico, si tratta di osservazioni di forme
specifiche di psicopatologia infantile :
- A. Freud, nelle war nurseries aveva riscontrato la disperazione dei bambini orfani
- Bowlby si era interessato all’eziologia dei giovani ladri nella casa famiglia dove
lavorò
- Mahler “ “ “ alle psicosi autistiche e simbiotiche che aveva trattato nel Children’s
Center
- Spitz aveva rilevato conseguenze del rifiuto per separazione dei bambini
ospedalizzati
- Winnicott le origini della delinquenza giovanile dei bambini dell’Oxfordshire
Le loro ricerche portano a teorie che andavano oltre a ciò che avevano studiato arrivano a
delle forme di INTERVENTO PRECOCE e psicologia preventiva, considerarono
l’osservazione diretta come fondamentale per la teoria psicoanalitica poiché permetteva di
valutare, verificare o scartare le varie ipotesi. Sostenevano che la psicoanalisi infantile non
doveva risalire allo sviluppi infantile dalla ricostruzione dell’adulto ma che bisognava
considerare queste ricostruzioni a posteriori come ipotesi da confermare attraverso
osservazioni dirette. Queste nuove considerazioni portarono all’interesse per il trattamento
congiunto con i genitori per aiutarli ad acquisire consapevolezza delle esperienze dei figli.
LE ORIGINI DELLA PSICOTERAPIA INFANTILE, L’INGRESSO DEL BAMBINO NEL
SETTING TERAPEUTICO
La psicoterapia infantile nasce negli anni 20 del 900 e si sviluppa negli anni 30 e 40. In
questi due decenni l’eredità di Freud viene contesa tra la figlia A. Freud ,che si stava
dedicando ad una sistematizzazione delle funzioni dell’IO e un tecnica che prendesse in
considerazione lo stato dell’Io del paziente e, M. Klein, erede delle tradizione Freudiana
poiche i suoi maestri erano stati Ferenzi, Abraham e Jones, ovvero i più influenti
collaboratori di Freud.
Freud sosteneva il lavoro della figlia ma allo stesso tempo doveva tollerare la verità di idee
che la società psicoanalitica inglese, diretta da Jones , stava sviluppando sulla base delle
idee della Klein. Entrambe erano analiste infantili e avevano iniziato il loro lavoro con i
bambini, nessuno prima di loro aveva tentato di applicare le teorie psicoanalitiche ai
bambini. [ La psicoanalisi è per natura una teoria dello
sviluppo psicologico. Freud aveva elaborato delle ipotesi sulla vita emotiva dei bambini per
capire i sintomi nevrotici e li attribuiva ad uno sviluppo precoce. Tra la teoria della
seduzione infantile e quella degli stadi psicosessuali egli aveva cercato un modello piu
edeguato per comprendere le esperienze infantili partendo dalla personalità dell’adulto.
L’analisi del piccolo Hans (il bambino REALE di 5 anni ) non era vista da Freud come uno
sviluppo di un approccio terapeutico, le teorie di Freud, quando iniziarono ad operare A.
Freud e Klein, erano semplici incursioni nell’infanzia estrapolate dai ricordi degli adulti].
Hermine von Hug-Hellmuth aveva iniziato un lavoro di tipo educativo coi bambini e
sostenuto che i bambini più piccoli non erano adatti all’analisi quindi la psicoanalisi
infantile secondo lei poteva portare solo rislutati parziali. Va citata perché ha introdotto in
terapia il gioco spontaneo come intergrazione e ha sostituito del materiale verbale proprio
degli adulti. Comunque la concezione prevalente del modello Freudiano rimane quella di
un bambino disinteressato al suo ambiente il cui sviluppo è legato ad aspetti maturativi in
sequenza e per il quale gli oggetti sono occasioni di scarsa pulsione, quindi il suo modello
rimane essenzialmente pulsionale.
LE DISCUSSIONI CONTROVERSE: TEORIE DELLO SVILUPPO INFANTILE A
CONFRONTO
Tra la Klein e A. Freud si determinò una vera e propria divergenza teorica, clinica e
tecnica e anche una autentica rivalità personale a tal punto che questa controversia
divenne il centro della vita scientifica della Società psicoanalitica britannica tra il 1943 e il
1945, e le conferenze tenutesi in quel periodo presero il nome di discussioni controverse.
La base per le discussioni fu fornita da 4 relazioni che volevano chiarire la posizione della
Klein rispetto alla meta psicologia della Freud:
1. La natura e la funzione della fantasia di Susan Isaacs
2. Alcuni aspetti del ruolo della introiezione e della proiezione di Paula Heimann
3. La regressione di Isaacs e Heimann
4. Vita emotiva e sviluppo dell’io del bambino con particolare riferimento alla posizione
depressiva di Melanie Klein
La Klein voleva dimostrare cosa una persona sente nei confronti dei suoi oggetti interni e
quindi cosa significano per lui. Le fantasie inconsce sono il contenuto di tutti i processi
psichici. Anche Freud aveva dato importanza alla relazione tra fantasia e appagamento
però la Klein ne metteva in evidenza altri scopi come il diniego, la rassicurazione, la
riparazione, il controllo onnipotente. Le fantasie secondo lei continuano a esercitare la loro
influenza per tutta la vita di ogni persona sia normale che nevrotica. La vita nell’infanzia
non è piacevole, vi sono precoci urti del NON ME che formano le basi per le paure
persecutorie, gli impulsi distruttivi si esprimono in fantasie che fanno salire l’angoscia.
Nella mente del neonato il desiderio di mangiare diventa fantasia onnipotente di
incorporare il seno ideale che nutre, il desiderio di distruggere diventa fantasia di un seno
distruttivo e persecutore. Le fantasie primitive sono non verbali, all’inizio saranno corporali,
poi visive e poi verbali. Le fantasie primitive sono orali e riguardano l’incorporazione di
oggetti e parti del Sé e stanno alla base dei primissimi meccanismi dell’IO ovvero
INTROIEZIONE e la PROIEZIONE. La fantasia non esiste nel vuoto poiché il bambino
avverte fin da subito la realtà, può ignorarla e oppresso da angosce persecutorie può
rifiutare con rabbia il seno offertogli. Solo lentamente con la crescita dell’Io e l’esame della
realtà la fantasia verrà distinta da questa anche se la fantasia continuerà nell’inconscio. La
Klein considera la fantasia inconscia connessa all’idea che alla nascita esista un Io che
stabilisce relazioni oggettuali che si serve di meccanismi psichici primitivi come la
proiezione, l’introiezione e la scissione. A questa si contrapponeva la
posizione di A. Freud : la principale differenza tra il suo pensiero e quello della Klein era
che la Klein riteneva che le relazioni oggettuali cominciassero subito dopo la nascita
invece la Freud pensava che questo periodo di vita era troppo precoce e che prima delle
relazioni oggettuali ci fosse una fase narcisista e autoerotica che durava alcuni mesi.
L’infante è in questo periodo preoccupato più del proprio benessere e la madre è
importante solo poiché favorisce o disturba questo benessere. La Klein nello studio dei
processi introiettivi e proiettivi conduce una riformulazione degli stadi evolutivi dell’IO e del
SUPER IO. Nei lavori con i bambini si rende conto che le immagini interne dei bambini
erano più crudeli di come fossero i genitori in realtà e che quindi la formazione del SUPER
IO era più precoce di quanto si fosse pensato. Ella affermava che la vita dei bambini fosse
dominata da fantasie inconsce o raramente consce sulla sessualità dei genitori: le gelosie
e le frustrazioni del bambino generano aggressioni sadiche e formano figure terrificanti
che costituiscono il super io del bambino. Il bambino immagina che i genitori si scambiano
gratificazioni libidiche che corrispondono al suo stato libidico ed è questo che fa sorgere le
gelosie nel bambino che si difende dalle figure terrificanti proiettandole all’esterno e
introducendo figure parentali idealizzate ( introiezione e proiezione appunto). Attraverso
queste proiezioni e introiezioni il bambino costruisce il suo mondo interno di oggetti ideali e
persecutori, queste fantasie colorano e distorcono la percezione dei genitori reali.
Nell’ ultima conferenza (furono in tutto 11 e non portarono ad una comprensione
reciproca) la Klein trattava della vita emotiva del bambino sottolineandone le angosce
depressive: secondo lei nel 5 e 6 mese di vita il bambino inizia a temere che i suoi impulsi
distruttivi possono aver causato danno agli oggetti da lui amati quindi si sente in colpa e la
sua angoscia diventa depressione. Queste emozioni sono ciò che la Klein definisce
POSIZIONE DEPRESSIVA. Dopo questi confronti si
delinearono 3 scuole di pensiero, questa divisione portò ad un cambiamento nella struttura
della società e fu quindi istituito un comitato per riorganizzare il training psicoanalitico:
1. I seguaci della Klein; il comitato li organizzò come GRUPPO A
2. I seguaci di Anna Freud; il comitato li organizzò come GRUPPO B
3. Un gruppo di analitici inglesi che non accettavano tutte le scoperte della Klein, fu
istituito dal comitato un terzo gruppo che comprendeva coloro che non erano legati
alle 2 correnti. Questo gruppo contribuì ad arricchire il dibattito psicoanalitico
mantenendo una posizione dialettica e di ricerca
Nel training i primi due anni si seguivano seminari clinici separati ma al terzo anno tutti
insieme frequentavano seminari misti allo scopo di far conoscere punti di vista differenti.
La società psicoanalitica inglese ha operato per eliminare i conflitti e i risultati sono stati
eccellenti tanto che hanno favorito lo
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