La nascita
La tecnologia
XIX secolo: globalizzazione delle comunicazioni. Le tecnologie consentono di separare la comunicazione dal trasporto fisico. Globalizzazione in tre fasi:
- Lo sviluppo delle reti telegrafiche sottomarine per opera delle potenze imperiali europee.
- La creazione di agenzie di informazione internazionali e la divisione del mondo in sfere d’attività esclusive.
- L’istituzione di organismi internazionali con la funzione di intervenire nell’allocazione delle frequenze.
XVIII-XIX sec.: si produce una rete di comunicazione permanente grazie all’elettricità. Telegrafo ottico (fratelli Chappe), telegrafo elettrico si afferma col passaggio alla comunicazione mercantile, cioè all’abolizione del monopolio di sfruttamento da parte dello stato. Intanto comunicazioni di Stato. Col telegrafo elettrico si aderisce all’alfabeto Morse.
Gran Bretagna: 1868 legge che nazionalizza il telegrafo e lo utilizza per le attività in Borsa.
1850: primi cavi sottomarini.
1835: prima agenzia di informazione a Parigi. Grazie al telegrafo che trasmette info istantaneamente. Diverse agenzie in tutto il mondo si dividono attività esclusive. Sistema di comunicazione multilaterale. Forniscono alla stampa servizi, pezzi ed informazioni.
Fine XIX: l’industria si orienta verso la produzione per il mercato dei consumi di tipo domestico. Avviene il passaggio dalla comunicazione di Stato a quella mercantile. Stampa, musica a domicilio, telefono, apparecchio fotografico.
Telefono: comunicazione della parola attraverso l’elettricità.
Radio: risultato di scoperte dovute a diversi inventori. Marconi scopre la comunicazione a grandi distanze senza fili. Trasmission fra navi: primo impiego sociale della radio.
Televisione: aspetta la fine della seconda guerra mondiale. Si sviluppa in due fasi:
- L’invenzione del disco di Nipkow, a bassa qualità di immagini. Cosiddetta televisione meccanica.
- Si perfeziona grazie a Lee de Forest con l’invenzione del tubo catodico a tre elettrodi (1906). L’invenzione dell’iconoscopio e del cinescopio grazie al russo Zworykin.
1931: La Radio Corporation of America mette in funzione un impianto di TV a 120 righe, con una frequenza di immagini di 24 al secondo e impiega l’iconoscopio per la trasmissione e il cinescopio per la ricezione. 1933: nuovo impianto a 240 righe, poco dopo a 441 righe. 1935: si perfeziona il sistema a raggi catodici.
In Europa si vuole seguire l’esempio di perfezione americana.
Italia: 1939 inaugurato a Milano il teatro televisivo della Safar e il trasmettitore radiovisivo di Monte Mario di proprietà dell’EIAR inizia il primo servizio italiano di televisione.
La scelta europea
Il termine mass-medium comincia a essere usato nel 1923 per definire la radio che caratterizza una comunicazione a distanza immediatamente. Le masse si trasformano in audience.
Europa: regime di monopolio, perché etere=bene pubblico. Mentre stampa in mano dei privati.
Unica che cede la radio in privato: Gran Bretagna, USA.
Anni '30: apparecchio radiofonico=uso dei totalitarismi per creare consenso e conquistare le masse.
La radio in Italia
1924: l’Unione radiofonica italiana (URI) riceve dallo Stato una concessione esclusiva sulle trasmissioni in territorio nazionale. Vi aderiscono le principali industrie del settore in Italia. Presidenza affidata al direttore centrale della FIAT, Enrico Marchesi. Più due rappresentanti della società americana Western Electric. Nel frattempo lo Stato non è interessato allo sviluppo della radio. Il suo intervento viene richiesto da essa (discorsi di Mussolini). Broadcasting: trasmissioni leggere, musica, intrattenimento, per bambini.
1927: l’URI si trasforma in EIAR (Ente italiano per le audizioni radiofoniche). Aumenta l’intervento statale. La radio attira gli industriali perché possono ottenerne guadagno: sistemazione dei cavi, antenne e attrezzature collegate.
Anni '30: si configurano le caratteristiche della struttura radiofonica italiana: regime di monopolio, combinazione di struttura privatistica e controllo governativo. Ampliamento del settore di intervento, ricorso a diversi sistemi di finanziamento. La radio si trasforma in mezzo di propaganda.
La modernizzazione
Anni '30: società industriali: cultura di massa. Da un lato la società diventa sempre più complessa, più vasto e indifferenziato il pubblico; dall’altro il nascente capitalismo di consumo porta una maggior unificazione nel modo di vivere e pensare. Ciò avviene ovviamente anche in Italia. Le nuove tecnologie portano al controllo e all’integrazione sociale di vasti strati di popolazione, creando esperienze comuni di consumo. La rivoluzione del consumismo porta a modificare i comportamenti, le abitudini, le mentalità di tutti gli strati sociali. Modello di vita trasformato. Modello americano ripreso nonostante l’autarchia.
Fascismo: gestisce processi sociali nuovi utilizzando moderni mezzi di comunicazione di massa. Politica di propaganda. In un primo momento si va verso il fascismo rurale che è contrario al lusso, al consumo. Donna – madre e moglie, non consumatrice. Poi, invece, si crea l’OND (Opera nazionale dopolavoro) che va in direzione opposta. Si ascolta la radio, si balla. Si sviluppa il primo turismo e incrementa lo sport di massa. Ma sono associazioni a scopo di promuovere il regime.
La conquista del popolo
1935: allo scoppio della guerra d’Etiopia la radio acquista importanza maggiore. Assume il ruolo di principale mezzo di propaganda. Lo si ascolta nei luoghi pubblici per creare consenso. Ma nonostante ciò, il governo non appoggia lo sviluppo del mezzo. 1927: convenzione per una durata di 25 anni; controllo statale totale della EIAR. Essa deve fornire allo stato il piano annuale della trasmissioni.
1936: appartengono allo stato tutti i servizi di telecomunicazioni. In vigore fino al 1975.
Ente Radio Rurale: carattere strettamente propagandistico. Trasmissioni dedicate ai giovani. Problema di diffusione: costi alti, poca efficacia. La radio è marginale rispetto ai quotidiani ed alle agenzie di informazione. Arriva a diffondere info in ritardo, sempre.
Gli esordi della radiovisione
TV=fine XIX sec. Ma bisogna aspettare la metà del XX perché si imponga sul mercato. Mentre il cinema dei f.lli Lumière si presenta come una vera e propria industria già nel primo ‘900. La tv era già stata inventata ma bisognava aspettare ad applicarla. Doveva essere fabbricata in serie e a costi abbordabili. Le questioni come conflitti politici internazionali, mancanze di investimento e limitazione delle frequenze disponibili: fermano lo sviluppo. All’inizio i broadcasters affermano di non vederne un futuro possibile. Ma avevano solo timore di avventurarsi in un settore ignoto. Anche i governi avevano paura di non essere in grado di controllare un mezzo di comunicazione tale quale televisione.
Anni '20: Gran Bretagna, Germania e USA avanguardia in tecnologia. Radio Corporation di Zworykin sceglie la tv elettronica e si pone in concorrenza con il cinema. Tv considerata già intrattenimento domestico, popolare, ma anche un sistema, un servizio.
Germania: avvento della tv per opera del regime nazista. Comunicazione fra leader e popolo. Tv in luoghi pubblici.
Italia: interesse industriale. Prima dimostrazione pubblica a Milano alla Mostra della radio; l’impianto si basa su quello tedesco.
1933-34: passaggio dal paradigma meccanico a quello elettronico. Ma si avvicina anche alla radiovisione circolare. Non più riproduzione di foto ma immagini in movimento.
1939: entra in funzione il trasmettitore di Monte Mario a Roma con trasmissioni sperimentali limitate alla zona urbana. Prosegue con le sperimentazioni fino allo scoppio della guerra. Sempre nel 1939 a Milano, alla Triennale, si inaugurano le trasmissioni a circuito chiuso. Tv sostenuta da Mussolini. Quindi, ROMA=VIA ETERE, MILANO=VIA CAVO. Poi la guerra interrompe il tutto.
La guerra
Controlli statali più severi, si sponsorizza il lavoro fascista o antifascista in industrie culturali. Stampa controllo centralizzato. Vendite giornali diminuiscono. Per la radio comincia il fenomeno dell’ascolto clandestino. 1939: Pavolini, ministro della Cultura popolare, vuole sottomettere la radiodiffusione ad un controllo statale totale. Arrivano emissioni in diverse lingue e per altri paesi (arabi tramite radio Bari). Interviene la BBC e chiedeva di mettere un collettore a onde per migliorare la ricezione.
Le trasmissioni provenienti dall’estero fanno cadere il monopolio dell’EIAR. Info moltiplicate. Sorti della guerra in mano all’informazione. Si cerca la verità. Ovviamente era contro il regime in Italia. Annunciavano anche le sconfitte degli italiani. Propaganda Radio Londra: sottolinea la politica di Mussolini: si sottomette al più forte alleato tedesco, mancanza di equipaggiamento, ecc.
Stessi anni: linguaggio EIAR – retorico, violento. Deridono gli inglesi. Contro i nemici. Ma non funziona perché derisa dagli avversari, ma anche perché il pubblico non ci credeva più.
Arriva l'America
1942: istituzione dell Office of War Information (OWI), un’agenzia che coordina i notiziari e le informazioni sulla Guerra per l’interno e l’estero. Scopo principale: descrivere i più importanti aspetti della vita americana, farla conoscere, spiegare la politica, l’economia e le sue capacità militari; formare un’opinione pubblica favorevole agli USA. Esportare il modello di democrazia americana nel mondo. Ciò tramite radio a onde corte che trasmette in 30 lingue.
1943-1945: in Italia il controllo delle trasmissioni cambia mano e viene suddiviso secondo le ripartizioni politiche e militari del paese. EIAR nel Nord – Repubblica di Salò, EIAR nel Sud – psychological Warfare Branch delle forze alleate anglo-americane.
Nel frattempo gli abbonati crescono, cercando fonti di info nuove e libere. Non più solo ceti medio-alti ma tutti. Ma sanzioni per chi ascoltava radio estere.
8 settembre 1943: EIAR perde il monopolio. Trasmettono da Londra, Mosca, Casablanca e Roma. Per il Nord: programma serale per i messaggi dei profughi e dei soldati. Controllo degli alleati sulla radio – totale. Strategia: attaccare il morale del nemico, sostenere il morale delle truppe alleate. Formare un’opinione favorevole agli alleati.
Dopo la liberazione di Roma dal fascismo, EIAR cambia nome in RAI (Radio Audizioni Italiane) il 26 ottobre del 1944. Il servizio radiofonico viene ristrutturato.
Fine guerra: danni ingenti. Nord liberato: tutto distrutto. 1946: L’Italia può riprendere le trasmissioni destinate all’estero.
La maturità
La ricostruzione
RAI: tv in mano democristiana (1946). Si recuperano gli ex-dirigenti dell’EIAR. Si riorganizza il constructo interno della Rai. Si crea il Comitato per la determinazione delle direttive di massima culturali, artistiche, educative, dei programmi di radiodiffusione circolari e per la vigilanza sulla loro attuazione che ogni volta cercava l’approvazione del ministro delle Poste e Telecomunicazioni.
Si comincia a credere che la radio non doveva essere un’università popolare. Doveva prendere una sua strada perché per altro ci sono giornali, libri, conferenze. Qualcun altro pensa, invece, che, dato il canone, è doveroso farne una radio nazionale.
1947: DECRETO: assicurare l’indipendenza politica e l’obiettività informativa in radio. Si esercita soltanto un controllo postumo sulle trasmissioni. La presidenza del Consiglio ha la facoltà di sottrarre al controllo della Commissione qualsiasi decisione. Si riprende il decreto del 1936 e la convenzione con l’EIAR del 1927 sul rapporto fra Stato e società concessionaria. Il ministero delle Poste deve vigilare sugli impianti e sulla contabilità.
1948: con Antonio Piccone Stella, alla radio, nasce il primo esempio di dibattito politico culturale con il programma “Il convegno dei Cinque”. Si presentano altre trasmissioni dedicate alla propaganda politica ed elettorale.
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