Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

CAPITOLO I

Francesco Ingravallo è uno stimato funzionario della sezione investigativa del commissariato di Santo

Stefano del Cacco, a Roma.

Di tanto in tanto frequenta la casa di Liliana e Remo Balducci, in via Merulana 219. Ha avuto così modo di

conoscere la malinconia di Liliana, il suo vano tentativo di sopperire alla mancanza dei figli con una sorta di

adozione di “nipoti” e domestiche, tutte giovani che Liliana stessa incoraggia e sostiene economicamente per

assicurare loro un futuro di progenie; anche durante l'ultimo pranzo, ospiti don Lorenzo Corpi (padre

spirituale di Liliana) e Giuliano Valdarena (il cugino), Ingravallo non ha potuto fare a meno di notare una

nuova domestica, Assunta Crocchiapani, e una nuova nipote, Gina, il cui aspetto acerbo era ben lontano dalla

procacità della precedente Virginia Troddu.

Il 14 marzo 1927, Ingravallo viene incaricato dal capo della investigativa, il dottor Fumi, di condurre

l'indagine su una rapina ai danni di Teresa Menegazzi,al terzo piano di via Merulana: la Menegazzi, vedova

contessa veneziana è stata aggredita nel proprio appartamento da un giovane, il viso coperto da una sciarpa

verde, che l'ha derubata delle gioie.

Durante il sopralluogo nell'appartamento, Ingravallo trova un biglietto del tram sfuggito al ladro nel corso

della rapina. Il biglietto del tram, per i Castelli, è bucato alla fermata del Torraccio (località della frazione

Due Santi del Comune di San Marino): Ingravallo informa i carabinieri di Marino dell'accaduto e trasmette

loro l'elenco delle gioie rubate.

In seguito alle testimonianze degli inquilini dello stabile, si scopre inoltre che il rapinatore è stato aiutato da

un palo, un ragazzino vestito da garzone. Garzoni, secondo la portiera, che vengono talvonta a consegnare

prodotti di gastronomia al commendator Filippo Angeloni. Anche per le sue reticenze, Angeloni viene

condotto al commissariato.

Nel corso della giornata, i contatti coi confidenti della polizia non portano a nulla.

In serata, Fumi, nell'elenco delle fermate nota il nome di una certa Ines Cionini, del Torraccio, pantalonaia

disoccupata.

Palazzo di via Merulana

“In quer palazzo der ducentodiciannove nun ce

stavano che signori grossi: quarche famija der

generone: ma soprattutto signori novi de commercio,

de quelli che un po' d'anni aventi li chiamaveno

ancora pescicani.

E il palazzo, poi, la gente der popolo lo chiamaveno

er palazzo dell'oro. Perché tutto er casamento insino

ar tetto era come imbottito de quer metallo. Dentro

poi, c'erano du scale, A e B, co sei piani e co dodici

inquilini cadauna, due per piano. Ma il trionfo più

granne era su la scala A, piano terzo, dove che ce

staveno de qua li Balducci ch'ereno signori co li

fiocchi pure loro, e in faccia a li Balducci ce steva na

signora, na contessa, che teneva nu sacco 'e sorde

pure essa, na vedova: la signora Menecacci: che a

cacciaje na mano in quarziasi posto ne veniva fori

oro, perle, diamanti: tutta roba più de valore che ce

sia”.

→ la parola “ori” è in riferimento alla copertina

gialla del libro, ma anche al fatto che fosse abitato da

gente ricca

Personaggio di Liliana Balducci “Un tratto cordiale, un tono così alto, cosi nobilmente

appassionato, così malinconico! Una pelle incantevole.

[…] occhi profondi, una luce di antica gentilezza […] E

lei era ricca: ricchissima

Unione tra bellezza e malinconia (elemento della

psicoanalisi freudiana, che Gadda attribuisce a Liliana)

dalla quale deriva un ostacolo psicofisico a diventare

madre. Per superare questo disagio, Liliana chiamava a

casa sua ragazze molto giovani, delle domestiche (che

chiamava “nipoti”), nelle quali lei vede quello che lei non

è mai riuscita ad essere.

Ciononostante queste ragazze, secondo lo scrittore,

possono risultare oggetti del desiderio per il marito.

Si aggiunge, poi, un altro aspetto: Liliana potrebbe

proiettare in loro una sorta di rapporto lesbico.

Signor Balducci

“Suo marito stava bene, viaggiava tredici mesii all'anno, sempre in un gran da fare con quelli là di

Vicenza”.

“Durante il pranzo Balducci aveva assunto, verso la Gina (la cameriera), un contegno paterno […] la voce

maschia e baritonale, la voce del padre: lei (riferendosi a Liliana), moglie e sposa del papà, era dunque la

mamma. […] quel maritone rubizzo tutto affari e tutto lepri che ora cianciava così fragorosamente, sotto la

lauta inspirazione albana”.

“Si sarebbe detto, a voler fantasticare, ch'egli, il Balducci, non avesse valutato, non avesse penetrato tutta la

bellezza di lei: quanto vi era in lei di nobile e di recondito: e allora... i figli non erano arrivati […] lei però

lo amava: era il padre in imagine, il maschio e padre in virtù se non in facto, in potenza se non in atto. Era

stato il possibile padre di una prole sperata. Della fedeltà di lui, forse, neppure era certa”.

Commissario Francesco Ingravallo – don Ciccio

Francesco Ingravallo è un molisano trentacinquenne, capelli neri e “cresputi”, un po' scorbutico e incline

alla meditazione. È un investigatore anomalo, che segue una filosofia e una logica diversa dalla quella di

causa-effetto (similitudini con Sherlock Holmes, Agatha Christie, Montalbano).

L'aspetto di Ingravallo è quello tipico della sua epoca:

- mozzicone;

- sguardo poco partecipe;

- capelli neri e molto folti (parrucca).

“comandato alla mobile: uno dei più giovani e, non si sa perché, invidiati funzionari della sezione

investigativa: ubiquo ai casi, onnipresente su gli affari tenebrosi. Di statura media, piuttosto rotondo della

persona, o forse un po' tozzo, di capelli neri e folti e cresputi che gli venivan fuori dalla metà della fronte

quasi a riparargli i due bernoccoli metafisici dal bel sole d'Italia, aveva un;aria un po' assonnata, un'andatura

greve e dinoccolata, un fare un po' tonto come di persona che combatte con una laboriosa digestione: vestito

come il magro onorario statale gli permetteva di vestirsi, e con una o due macchioline d'olio sul bavero,

quasi impercettibili però, quasi un ricordo della collina molisana”.

→ Gadda si identifica nella figura di Ingravallo.

CAPITOLO II

La mattina di giovedì 17 marzo, il commissario Ingravallo, mentre sta salendo su un tram per recarsi a

Marino, viene informato dell'omicidio di Liliana Balducci. Il marito in viaggio d'affari non è a casa quando

Liliana viene trovata sgozzata in casa. A scoprire l'omicidio per primo fu il cugino Giuliano Valdarena che, in

procinto di trasferirsi a Genova per lavoro, era andato a salutarla.

Ingravallo si reca sul luogo del delitto. Viene appurato che la vittima si trovava sola, nella propria abitazione,

al momento del delitto.

Ingravallo decide per il fermo di Giuliano Valdarena.

Il giorno seguente, il 18 marzo, il fermo di Valdarena si tramuta in arresto provvisorio.

Fascismo Il secondo capitolo si apre con una riflessione

personale di Gadda nei riguardi del fascismo.

Partendo dalle teorie della psicoanalisi freudiana,

l'autore si chiede come un uomo possa giungere al

potere; lo spiega con la teoria dell'adorazione

specialmente da parte del pubblico femminile.

“dell'era dell'egira, l'arti papaveri della fezzeria” →

era dell'egira = abbandono della Mecca da parte di

Maometto; arti papaveri = uomini che comandano;

fezzo = copricapo dei gerarchi durante le riunioni

fasciste.

Mussolini viene chiamato in diversi modi, tra cui Fascismo

“testa di morto” – il teschio è un simbolo del – fascio – bastoni legati insieme da una corda;

fascismo (la paura, lo spavento riescono a creare il simbolo di unione, controllo e autorità.

controllo, ma esiste anche un'altra prospettiva: –

l'unione tra vivi e morti, riuscire a dominare anche il fascino – (capacità d'attrazione che viene

mondo dei morti – culto di una nazione, rapporto con esercitato su un'altra persona) dagli occhi

chi non c'è più).Mussolini è descritto con una escono fasci di luce che legano una persona

caricatura, ma anche attraente verso il popolo per il ad un'altra = capacità d'attrazione.

popolo femminile.

→ ciò è collegato anche con Liliana (probabilmente anche lei sognava, come tutte le altre, una relazione con

il duce).

Ciò che caratterizza il secondo capitolo è la morte di Liliana e come Gadda sceglie di descrivere il corpo. Ci

da tre descrizioni del copro della vittima:

– la prima è il breve resoconto di un agente, Pompeo Porchettini detto lo Sgranfia, al commissario.

“Sor dottó, l'ha trovata suo cugino, il dottor Vallerena...Vadassena […] dice ch'era annato a trovalla.

Pe salutalla, perché ha d'annà a Genova. Salutalla a quell'ora? dico io. Dice che l'ha trovata stesa a

terra, in un lago di sangue, Madonna! Dove l'avremo trovata puro noi, sul parquet, in camera da

pranzo: stesa de traverso co le sottane tirate su, come chi dicesse in mutanne. Il capo rigirato un

tantino... co la gola tutta segata, tutta tajata da una parte. […] Mbè, un orrore: du occhi! Che

gurdaveno fisso fisso la credenza. Una faccia stirata, stirata, bianca da paré un panno risciacquato...

che, era tisica?...come avesse fatto una fran fatica a morì...”

– La seconda segue lo sguardo di Ingravallo, giunto sul luogo del delitto, e ne riferisce le prime

impressioni.

“Entrati appena in camera da pranzo, sul parquet, tra la tavola e la credenza piccola, a terra...quella

cosa orribile.

Il corpo della povera signora giaceva in una posizione infame, supino, con la gonna di lana grigia e

una sottogonna bianca buttate all'indietro, fin quasi al petto: come se qualcuno avesse voluto scoprire

il candore affascinante di quel dessous, o indagarne lo stato di nettezza. […] quelle due cosce un po'

aperte, che i due elastici – in tono di lilla – parevano distinguere in grado, avevano perduto il loro

tepido senso, già si adeguavano al gelo: al gelo del sarcofago, e delle taciturne dimore. L'esatto

officiare del punto a maglia, per lo sguardo di quei frequentatori di domestiche, modellò inutilmente

le stanche proposte d'una voluttà il cui ardore, il cui fremito, pareva essersi appena esalato appena

esalato dalla dolce mollezza del monte, da quella riga, il segno carnale del mistero... quella che

Michelangelo (don Ciccio ne rivide la fatica, a San Lorenzo) aveva creduto opportuno di dover

omettere. Pignolerie! Lassa perde! […] le calze incorticavano di quel velo di lor luce modellato dalle

gambe, dei meravigliosi ginocchi: delle gambe un po' divaricate, come ad un invito orribile. Oh, gli

occhi! Dove, chi guardavano? Il volto!... Oh, era sgraffiata, poverina! Fin sotto un occhio, sur

naso!...Oh, quel viso! Com'era stanco, stanco, povera Liliana, quel capo, nel nimbo, che l'avvolgeva,

dei capelli, fili tuttavia operosi della carità. Affilato nel pallore, il volto: sfinito, emaciato dalla

suzione atroce della Morte.

Un profondo terribile taglio rosso le apriva la gola, ferocemente. Aveva preso la metà del collo, dal

davanti verso destra, cioè verso sinistra, per lei, destra per loro che guardavano: sfrangiato ai due

margini come da un reiterarsi dei colpi, lama o punta: un orrore! Da nun potesse vede. Palesava

come delle filacce risse, all'interno, tra quella spumiccia nera der sangue, già raggrumato, a

momenti; un pasticcio! Con delle bollicine rimaste a mezzo. Curiose forme, agli agenti: parevano

buchi, al novizio, come dei maccheroncini color rosso, o rosa. ~La trachea,~ mormorò Ingravallo

chinandosi, ~la carotide! la iugulare...Dio!~.

Er sangue aveva impiastrato tutto er collo, er davanti de la camicetta, una manica: la mano: una

spaventevole colatura d'un rosso nero, da Faiti o da Cengio (don Ciccio rammemorò subito, con un

lontano pianto nell'anima, povera mamma!). Sera accagliato sul pavimento, sulla camicetta tra i due

seni: n'era tinto anche l'orlo della gonna, il lembo rovescio de quela vesta de lana […] pareva si

dovesse raggrinzare da un momento all'altro: doveva de certo risultarne un coagulato tutto

appiccicoso come un sanguinaccio.

Il naso e la faccia, così abbandonata, e un po' rigirata da una parte, come de chi nun ce la fa più a

combatte, la faccia! Rassegnata alla volontà della Morte, apparivano offesi da sgraffiature, da

unghiate: come ciavesse preso gusto, quer boja, a volerla sfregiare a quel modo. Assassino!

Gli occhi s'erano affisati orrendamente: a guardà che, poi? […]

Le mutandine nun erano insanguinate: lasciavano scoperti li du tratti de le cosce, come du anelli de

pelle: fino a le calze, d'un biondo lucido. La solcatura del sesse...pareva d'esse a Ostia d'estate, o ar

Forte de marmo de Viareggio, quanno so' sdraiate su la rena a cocese, che te fanno vede tutto quello

che vonno. Co quele maje tirate tirate d'oggigiorno”.

– La terza è quella della squadra della scientifica: la descrizione si anima nella ricostruzione del

possibile svolgimento dei fatti divenendo, perciò, racconto.

Ma anche qui non siamo di fronte ad un unico sguardo: le osservazioni tecniche degli investigatori si

mescolano alla voce romanesca, al turbamento di Ingravallo, agli slanci lirici del narratore e creano un

tessuto fittissimo, una mescolanza di toni e stili contrastanti. Orrore e pietà si confondono, con un effetto si

straniamento e inquietudine. Il sospetto che Liliana non sia una vittima innocente, ma che si sia “conceduta

al carnefice”, tormenta Ingravallo.

Corpo di Liliana “giaceva in una posizione infame”

→ Gadda inizia la descrizione con gli organi

sessuali, la gonna e il sottogonna tirate su “come se

qualcuno avesse voluto scoprire il candore...o

indagarne lo stato di nettezza”.

Viene descritta la parte centrale del corpo, vengono

descritti i vestiti, la bianchezza della carne.

• capelli sciolti = nimbo = nuvola che si trova nei

quadri sacri;

• volto bianco a cui è stata succhiata la vita;

• taglio rosso (causa della morte).

Il corpo di Liliana può essere definito “aperto” – il

taglio fa fuoriuscire qualcosa che nessuno può vedere

(“da nun potesse vede”).

→ descrizione del sangue: caldo, rosso che si pone in contrapposizione a tutti i colori precedenti (bianco,

lilla...).

Sangue che esce, vita che se ne va.

Termini per chi non se ne intende:

“ maccheroncini color rosso, o rosa” = buchi delle vene.

“ sanguinaccio” = sangue appiccicoso, ormai rappreso.

Termini usati dal maresciallo:

“carotide, trachea, giugulare”.

“Da Faiti o da Cengio (don Ciccio rammemorò subito, con un lontano pianto nell'anima, povera mamma!)” =

due luoghi dove avvennero due battaglie della prima guerra mondiale.

→ don Ciccio ricorda i due nomi, ma è, in realtà, Gadda che parla di se stesso: il sangue di Liliana gli fa

venir in mente i soldati morti durante la prima guerra (suo fratello è morto in guerra) + ricordo del dolore di

sua madre. – unico riferimento con Liliana: donna uccisa che non poteva essere madre.

L'aggettivo “povera” riferito alla parola madre enfatizza la caratteristica di Liliana che non poteva avere figli.

L'aggettivo è spesso legato a Liliana.

→ identificazione di Gadda con don Ciccio.

Il romanesco intensifica le espressioni.

Differenza tra:

- segno carnale del mistero;

- volgarità delle donne in spiaggia d'estate.

Nel momento in cui muore, Liliana capisce la ferocia delle cose.

“Belva infinita” = male che c'è nel mondo, una belva che si sostituisce all'uomo.

“Dolciastra sapidità della notte” = metafora della notte.

Liliana non aveva le mani tagliate: non si era difesa → “si era concessa al suo carnefice” → don Ciccio

insinua che la morte di Liliana sia il punto culminante di una serie di eventi; Liliana voleva morire e ha

lasciato fare.

Corpo di Liliana = relitto della cattiveria del mondo.

Per Ingravallo è un cadavere nel quale lui vede un “dolce corpo”.

“La morte gli apparve a don Ciccio, una decombinazione estrema dei possibili, uno sfasarsi di idee

interdipendenti, armonizzate già nella persona”

→ nel guardare per l'ultima volta quel corpo, la morte apparve una scomposizione estrema delle possibilità

(quando si vive si è l'insieme delle possibilità).

Gadda vuole farci vedere quando l'insieme non è più composto e quale è la sua immagine del mondo

(alternanza tra ordine e disordine). → mistero della natura femminile legato alla

capacità di procreare;

→ il mistero che Liliana incarna;

“Segno carnale del mistero” → mistero di chi l'ha uccisa.

Gadda mette in rapporto la riga (taglio connesso

all'erotismo e quello dell'ipotetica madre) e il taglio

sul collo – eros e thanatos.

Statua dell'aurora, complesso della tomba medicea,

Michelangelo.

→ manca quello che Gadda chiama “il segno carnale

del mistero... quella che Michelangelo (don Ciccio

ne rivide la fatica, a San Lorenzo) aveva creduto

opportuno di dover omettere. Pignolerie! Lassa

perde!”

“origine del mondo”, Coubert

il segno carnale che tutti vedono sul corpo di Liliana.

Picasso dice che è impossibile rappresentare la

realtà, nonostante quanto rappresentato si avvicini

molto

“Ettore e Andromeda”, De Chirico.

Liliana = “donna tramutata nell'immobilità di un

oggetto, come un manichino sfigurato”

Pasticciaccio

Una mescolanza di vari elementi che compongono la realtà (mescolanza che si trova anche nella scelta di

linguaggio (stili e linguaggi diversi).

Ogni fatto è il prodotto di cause – “una depressione ciclonica nella coscienza del mondo” → che creano un

vortice che a sua volta creano un evento: la morte di Liliana, per esempio. Ingravallo deve cercare la causa

scatenante, ed è convinto che non si possa dare la colpa ad una sola persona per ciò che è successo.

“ingroviglio, garbuglio, gnomero” → termini usati per descrivere l'accaduto, che riportano tutti al concetto

di un insieme di fili attorcigliati.

La causale principe era una, il pasticciaccio, il fattaccio era causato da una molteplice quantità di fatti.

La costruzione del paragrafo è ad ellisse.

Ingravallo è talmente colpito che sembra un fantasma.

Giuliano Valdarena – cugino di Liliana – ha trovato il cadavere (di mattina era passato per salutarla).

→ aveva un rapporto molto intenso con Liliana e Ingravallo lo tratta male.

Da come era posto il cadavere, Liliana non si era difesa. Chi ha colpito, l'ha fatto all'improvviso e con

precisione.

Dettaglio del “polso villoso” che appartiene all'assassino, il quale potrebbe essere sia il marito sia Ingravallo

stesso (gli unici che hanno quella caratteristica).

Viene narrata la scena dell'uccisione, ma è immaginata → Gadda descrive cosa vedono gli occhi di Liliana

mentre moriva.

Don Ciccio ricrea la scena (e allora qualcuno ha ipotizzato che sapesse così bene perché è stato lui) ma

descrive anche gli occhi e quello che sente lei.

“Una cerea mano si allentava, ricadeva... quando Liliana aveva già il cortello dentro il respiro, che le

lacerava, le straziava la trachea: e il sangue, a tirà er fiato, le annava giù ner polmone: e il fiato le

gorgogliava fuora in quella tosse, in quello strazio, da paré tante bolle de sapone rosse: e la carotide, la

jugulare, buttaveno come due pompe de pozzo, lùf, lùf, a mezzo metro de distanza. Il fiato, l'ultimo, de

traverso, a bolle, in quella porpora atroce della sua vita: e si sentiva il sangue, nella bocca e vedeva quegli

occhi, non più d'uomo, sulla piaga: ch'era ancora da lavorare: un colpo ancora: gli occhi! della belva infinita.

La insospettata ferocia delle cose... le si rivelava d'un subito … brevi anni! Ma lo spasimo le toglieva il

senso, annichilava la memoria, la vita. Una dolciastra, una tiepida sapidità della notte. […] Si era conceduta

al carnefice. […] un freddo, un povero relitto, ora, della cattiveria del mondo”.

CAPITOLO III

Ingravallo verifica la posizione di Giuliano Valdarena, i possibili moventi, la sua relazione con Liliana. La

Standard Oil di Roma, presso cui Giuliano è impiegato, conferma il suo trasferimento a Genova, oltre che il

suo valore professionale.

CAPITOLO IV

Ventidue ore dopo il delitto, venerdì 18 marzo, rientra a Roma il marito di Liliana, Remo Balducci, assente

per un viaggio d'affari. Il Balducci constata la mancanza di un cofano con denaro e gioie e di due libretti si

risparmio.

Il giorno seguente, sabato 19 marzo, in mattinata, sono messi a confronto Balducci e Valdarena. Durante il

confronto sopraggiunge in commissariato don Lorenzo Corpi, che reca con sé il testamento olografo della

vittima: oltre alla legittima al marito, Liliana dispone lasciti a favore di vari beneficiari, tra cui Gina (l'ultima

della serie di “nipoti” accolte in casa per lenire il trauma della mancata maternità), la domestica Assunta e il

cugino Giuliano Valdarena. A quest'ultimo in particolare, Liliana lascia 48mila lire, un anello con brillante,

una catena d'oro da orologio con ciondolo in opale e altri gioielli di famiglia.

Un anello d'oro con brillante e una catena d'oro da orologio sono intanto rinvenuti nell'appartamento del

Valdarena, che in serata viene quindi sottoposto all'ennesimo interrogatorio.

Valdarena parla dell'ossessione di Liliana per la mancata prole e sostiene che quanto trovato in casa sua gli è

stato dato da Liliana stessa, tranne il ciondolo della catena d'orologio; il ciondolo egli l'aveva ritirato

successivamente dal gioielliere Ceccherelli, a cui Liliana aveva commissionato la sostituzione dell'opale

(considerato porta-iella) con un'altra pietra.

Psicosi

→ dissociazione di natura panica (panico), una

tendenza al caos (frase per capire tutto il romanzo),

cioè una brama di ricominciare da capo, un desiderio

di ricominciare, un rientro nell'indistinto.

“Quel dare, quel regalare, quel dividere altrui! pensò

Ingravallo: operazioni, a suo modo di vedere, tanto

disgiunte dalla carnalità e in conseguenza dalla

psiche della donna […] che tende viceversa a

introitare. […] Quel buttare, quel dissipare come

petali al vento o come fiori nel ruscello tutte le cose

che più contano, le più tenute a chiave, le lenzuola!

Contrariamente alle leggi del cuore umano che, se

regala, o regala a parola, o regala il non suo, finirono

di rivelargli, a don Ciccio, l'alterazione sentimentale

della vittima: la psicosi tipica delle insoddisfatte, o delle umiliate nell'anima: quasi, proprio, una

dissociazione di natura panica, una tendenza al caos: cioè una brama di riprincipiar da capo: dal primo

possibile: un rientro all'indistinto . in quanto l'indistinto soltanto, l'Abisso, o Tenebra, può rischiudere

<< >>

alla catena delle determinazioni una nuova ascesi: la rinnovata sua forma, la rinnovata fortuna”.

Liliana vuole tornare nel caos per poi poter tornare all'ascesi, risalire (metafora possibile dell'Inferno

dantesco – il percorso di Ingravallo sembra quello di Dante).

Nel momento della morte è implosa nell'abisso che cercava, nonostante lei lo cercasse per poter ricominciare.

Paragrafo maschilista... o polemica nei confronti degli uomini?

“La personalità femminile – brontolò mentalmente Ingravallo quasi predicando a se stesso – che vvulive

dì? ...'a personalità femminile, tipicamente centrogravitata sugli ovarii, in tanto si distingue dalla maschile,

in tanto si distingue dalla maschile, in quanto l'attività stessa della corteccia, int' 'o cervello d' 'a femmena, si

manifesta in un apprendimento, e in un rifacimento, d' 'o ragionamento dell'elemento maschile, si putimme

chiamarle ragionamente, o addirittura in una riedizione ecolalica delle parole messe in circolo dall'uomo

ch'essa ci ha rispetto: da 'o professore, da 'o commendatore, da 'o dottore de 'e femmene, da l'avvucate 'e

lusso, o da chillo fetente d' 'o balcone 'e palazzo Chigge. La moralità-individualità della donna si rivolge per

addensamenti e per coaguli affettivi al marito, o al facente funzione, e dai labbri dell'idolo dispiccica

l'oracolo quotidiano della sottintesa ammonizione: ché uomo non è, che non si senta Apollo nel sacello

delfico. La qualità eminentemente ecolalica della di lei anima […] la induce a soavemente farfallare

d'attorno al perno del coniugio: plastile cera, chiede dal sigillo l'impronta: al marito il verbo e l'affetto,

l'ethos e il pathos.

Donde, cioè dal marito, il lento e greve maturare, il discendere doglioso dei figli. Mancandole i figli,

sentenziò Ingravallo, il marito cinquantottenne decade senza suo demerito a buon amico ma di gesso, a

ornamento piacevole della casa, a delegato e segretario generale della confederazione dei sopramòbili, a

mera immagine ovvero cioè manichino di marito: e l'uomo in genere (nel di lei apprendimento incoscioso) è

degradato a pupazzo: un animale infruttifero, con un testone finto da carnevale. Un arnese che non serve:

uno sdipanato succhiello”.

Paragrafo maschilista: la donna (secondo Ingravallo) riprende quello che il marito le offre, ripete quello che

dice l'uomo.

→ Gadda, in realtà, polemizza gli uomini.

Ogni uomo si crede una divinità ma non è nulla.

→ Gadda coglie il processo psicologico tra donne e uomini.

Fallimento dell'organo sessuale maschile: il marito non è stato in grado di darle dei figli. In seguito, l'uomo è

degradato a pupazzo.

Dagli anni '50 in poi (del '900) c'è una rivalutazione del '600 e dunque di Caravaggio.

Gadda tende, come stile, al barocco.

- ogni volta che scrive qualcosa, Gadda tende ad arricchire la descrizione, espande il racconto con altri

elementi: priva la struttura di un centro.

→ il romanzo ha: una prima parte incentrata sul palazzo e sui fatti; la seconda parte sulla periferia di Roma,

dove vengono aggiunti altri personaggi, come il brigadiere Pestalozzi e il maresciallo Santarella.

CAPITOLO V

La deposizione del gioielliere Ceccherelli e del cassiere capo del Banco di Santo Spirito scagionano Giuliano

Valdarena.

Domenica 20 marzo è interrogato nuovamente Remo Balducci, che svela l'attaccamento di Liliana per le

nipoti adottive e le domestiche, verso cui mostrava un'esagerata generosità affinché potessero maritarsi e

procreare.

Lunedì 21 marzo si svolgono i funerali di Liliana a San Lorenzo al Verano. Al termine, don Lorenzo Corpi

racconta a Ingravallo delle nipoti , una delle quali, Virginia Troddu (già conosciuta dallo stesso

<< >>

Ingravallo), pareva avesse stregato tutti e due i Balducci.

CAPITOLO VI

Nel pomeriggio di martedì 22 marzo, i carabinieri di Marino comunicano al commissariato di Santo Stefano

del Cacco di aver rinvenuto la sciarpa del rapinatore della Menegazzi: di proprietà di un certo Enea Retalli

(19 anni), detto Iginio, abitante al Toraccio (la fermata del biglietto del tram trovato da Ingravallo

nell'abitazione della Menegazzi), la sciarpa è stata portata a ritingere ai Due Santi, nel laboratorio-mescita

della Zamira, maga ed ex prostituta. Il laboratorio è noto ai carabinieri di Marino: il maresciallo Santarella e

il brigadiere Pestalozzi vi fanno talvolta sosta nei loro giri di perlustrazione in motocicletta.

In serata giunge a Santo Stefano del Cacco il brigadiere Pestalozzi, dei carabinieri di Marino, per i ragguagli

del ritrovamento della sciarpa.

A proposito del Torraccio, Fumi ricorda di aver scorto, la sera precedente il delitto, nell'elenco delle fermate

qualche giorno prima per sospetta prostituzione, il nome di una giovane che abitava appunto in quella

località. La giovane, Ines Conini, ancora in stato di fermo in commissariato, viene interrogata, alla presenza

anche del brigadiere dei carabiniere Pestalozzi. Ines dichiara di aver lavorato nel laboratorio della Zamira e

altri particolari sono forniti nel suo laboratorio.


ACQUISTATO

8 volte

PAGINE

19

PESO

3.62 MB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher toni.jacopo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Bazzocchi Marco Antonio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Letteratura italiana contemporanea

Riassunto esame letteratura italiana contemporanea, prof. Bazzocchi, libro consigliato "Artemisia" - Anna Banti
Appunto
Riassunto esame Storia della radio e della televisione, prof. Veronica Innocenti, libro consigliato Le nuove forme della serialità televisiva. Storie, linguaggi e temi, Veronica Innocenti, Guglielmo Pescatore
Appunto
Riassunto esame letteratura italiana contemporanea, prof. Bazzocchi, libro consigliato "Caravaggio" - Roberto Longhi
Appunto
Riassunto esame letteratura italiana contemporanea, prof. Bazzocchi, libro consigliato "Artemisia" - Anna Banti
Appunto