Psicopatologia del ciclo di vita
Il termine “clinica” viene dal greco e significa avvicinarsi con cura a chi è “sdraiato”, in posizione asimmetrica, in situazione di bisogno. Il focus del corso è su elementi relazionali, comunicativi ed emotivi della relazione.
Domande esame
- Disturbi alimentari
- Disturbi evacuativi
- Intelligenza emotiva
- Storie disegnate
Le dinamiche relazionali nello sviluppo individuale
Lo sviluppo psichico è determinato dalle relazioni oggettuali. Concetto nato negli anni ’60. L’individuo si forma nella rete di relazioni con gli altri (significativi). La teoria della mente è in funzione del contesto intersoggettivo. Lo sviluppo comincia già prima della nascita.
Il lattante nasce (concetti scoperti dall’Infant Research) con dei “programmi di sviluppo” che si esplicano con principi motivazionali di base. È spinto fin da subito all’attività (primo principio motivazionale). La differenza tra i soggetti sta nel come si esplica il principio motivazionale (dal tipo e livello di pianto, dal modo di suzione). Oltre all’attività, il neonato è naturalmente spinto all’autoregolazione, cercando di mantenere l’omeostasi (piangendo quando ha fame, allontanando stimoli fastidiosi) e segnalando e dando feedback agli altri ed a se stesso sui propri stati interni ed i propri bisogni. Altro principio di base è la predisposizione alla socializzazione. L’interazione con l’esterno è innata. Ultimo principio è il monitoraggio affettivo: il neonato è in grado di percepire gli stati emotivi delle persone e dei soggetti significativi. Il bambino percepisce fin da subito lo stato affettivo del caregiver. Questa percezione è legata agli altri tre principi motivazionali ed all’ambiente e le relazioni qui e ora che circondano il bambino. Centrale, per il neonato, è cercare e mantenere le relazioni.
Principi di sviluppo del neonato
- Attività
- Autoregolazione
- Predisposizione alla socializzazione
- Monitoraggio affettivo
Per il neonato è centrale cercare e mantenere le relazioni. Lo sviluppo dell'individuo è una costruzione continua degli aspetti biologici, cognitivi, socio-emozionali (socio = legato al contesto). Progressione di compiti evolutivi da svolgere in modo congiunto bambino-adulto, tenendo conto delle specificità biologiche ed emozionali dei due partner. Vedremo il transitare dalla nascita biologica alla nascita psicologica. L'individuo si sviluppa solo all'interno di una relazione.
Transizione dalla nascita biologica alla psicologica
Da dove si parte per svolge questi compiti evolutivi? Dove arrivare? Anna Freud dice che si parte da uno stato di totale indipendenza ad uno stato di (relativa) autonomia. L'autonomia non è mai totale perché non è mai distaccata dalla relazione con gli altri. Linea che va dalla dipendenza all'autonomia tramite tappe che passano per il processo di separazione/individuazione regolato dalla sintonizzazione affettiva. Questo termine di Daniel Stern si riferisce al continuo riequilibrare una sintonizzazione, capacità di sintonizzarsi affettivamente. Il neonato ha meno capacità di un adulto, è predisposto, ma all'inizio il grosso del lavoro lo fa l'adulto. Capacità di entrare nei bisogni del bambino, pensare al posto del bambino e rispondere a lui in modo tale che il bambino possa acquisire questa capacità. Segna la possibilità di procedere dalla dipendenza all'autonomia. L'adulto non solo soccorre, ma si mette nei panni del proprio bambino e dà significato ai bisogni che il bambino esprime attraverso il suo corpo. È la condivisione delle emozioni dello stato emotivo del bisogno del bambino: è la capacità del bambino di sentirsi compreso nei propri bisogni e vissuti. La caratteristica che sta alla base della sintonizzazione emotiva è la capacità di condividere emozioni, cioè la capacità di non far sentire il bambino solo.
Su questa base, che deve essere sufficientemente adeguata, si fonderanno quel senso di identità che formerà la base dell'individuo. Essa è un senso di esistenza nel proprio corpo, nei raffronti con l'altro e all'interno di una relazione gruppale, in cui la triade è la base. La prima forma di società è data dalla famiglia e dalla triangolarità. La sintonizzazione emotiva consentirà di organizzare ciò che sta alla base dello sviluppo del senso dell'identità:
- Senso di esistenza di sé nel proprio corpo;
- Senso di sé in una relazione diadica;
- Senso di sé in una relazione con un noi-sociale (inizialmente la triade).
Dalla nascita biologica alla nascita psicologica → regolata dalla preoccupazione materna primaria (Winnicot), stato psicologico materno in cui i bisogni del bambino sono avvertiti come primari e i suoi comportamenti come dotati di significato emotivo. Alla nascita ci sono predisposizioni che segnalano al mondo adulto i bisogni tramite vari elementi (pianto, grasping, routing). La mamma attribuisce un significato emotivo a questi segnali. Es pianto: la madre capisce il significato dei diversi tipi di pianto, la madre si mette nei panni del bambino e cerca di capire i suoi bisogni. Cerca un senso emotivo a quel pianto. La preoccupazione materna primaria si attiva nella madre quando entra in questo stato sognante per cui cerca di comprendere i bisogni del figlio, non tutte le madri ci riescono.
Fasi dello sviluppo secondo Margharet Maller
- Fase simbiotica: il bambino si sente tutt'uno con la madre, come fuso. L'esistenza si realizza nella fusionalità esaudita = buon attaccamento = senso di esistere. Esistere per qualcuno. La presenza dell'adulto che ha la mente su di me, ascolta i miei bisogni. Il neonato fa esperienza di esistere per il caregiver (es. bambino che a due mesi viene lasciato piangere perché “deve imparare”, quindi dopo un po' smette di piangere perché il richiamo non ha più senso, non esiste più per il genitore). Le interazioni ripetute, fondate sulla tenerezza, formano il senso di fusionalità esaudita che aumenta il grado di attaccamento buono e favorisce l'organizzazione del senso di esistenza (esempio del benessere dopo essersi immersi in acqua fresca dopo essere stati accaldati, ha a che fare con tutto l'essere, non solo con la pelle).
- Fase della individuazione/separazione (5/6 mesi): Il bambino nasce psicologicamente. Si fonda su una buona base simbiotica, il bambino può aprirsi alla schiusa di questa unità fusionale. Madre e bambino si separano psicologicamente. È un processo che nasce da entrambe le parti, una mamma che non riesce a lasciare il figlio non gli fa del bene. Il padre può aiutare a spezzare questa diade. Se la separazione non avviene si passa ad una psicopatologia. Il bambino, anche nel comportamento, può fare tesoro delle interazioni della fase precedente per aprirsi e percepirsi come essere separato e individuato dall'altro al punto da definire nella sua mente un confine tra interno ed esterno da sé. Questa strutturazione tra interno ed esterno trova il confine in un elemento concreto: la pelle. La spinta motivazionale è di progredire, ma in questo il bambino richiede di essere accompagnato. Queste fasi devono progredire per un funzionale sviluppo della persona, se vengono bloccate si sfocia nella psicopatologia. Il bambino percepisce giorno per giorno questa cosa, si allunga la capacità di attesa e le abilità psicomotorie. Il confine tra interno ed esterno è dato dall'io-pelle = esperienza sensoriale e psicosomatica che mette in evidenza che c'è un confine tra il bambino e la madre. In questa fase iniziano gli attaccamenti multipli (della mamma, del papà, della nonna ecc). Le diverse figure diventano fondamentali per il bambino. Queste figure ci dicono cosa serve al bambino, ma anche i bisogni dei genitori.
- Fase della sperimentazione (1-2 anni): Se c'è cooperazione tra attaccamento e separazione, esplorazione da base sicura, fiducia di base si può arrivare a questa fase. In questa fase gli elementi più importanti sono le nuove funzioni motorie. Il bambino inizia a camminare (c'è un range di normalità per cui si può iniziare a camminare fino ai 16 mesi, dopo si inizia ad entrare nella anormalità) e inizia a parlare. Il bambino si sposta nell'ambiente e può ora raggiungere i propri cari. È evidente la motivazione di base esplorativa-assertiva e la motivazione a fare le cose da solo. La motivazione a far da solo non è finalizzata ad un obiettivo, ma è finalizzata al fare da solo di per sé. Al bambino interessa il provare da solo, ma in caso non ci riesca si fa aiutare dal genitore. Il focus primario è mantenere una relazione con i propri genitori che gli devono permettere di fare da solo, perché lui sa fare da solo. In questa fase i genitori iniziano a dire i “no”, le interazioni con le nuove capacità acquisite dal bambino incontrano una reazione dei genitori. In questo incontro vengono espressi i propri pensieri e le proprie motivazioni, che spesso sono divergenti. Il bambino si incontra/scontra con il pensiero della mamma e con il pensiero del papà. Il bambino entra in contatto anche con un ulteriore pensiero: l’ “Io ho un pensiero, la mamma ha un pensiero che può essere diverso dal mio, il papà ha un pensiero che può essere diverso dal mio, ma mamma e papà hanno spesso un pensiero uguale”. Triangolarità: io diverso da genitori. I genitori decidono come orientare la crescita e l'attività pedagogica della famiglia. Queste regole permettono di far percepire al bambino che non può fare tutto quello che gli pare → crollo dell'onnipotenza infantile, i “no” ridimensionano l'onnipotenza. Questo ridimensionamento consente di far diventare ancora più grande la figura genitoriale, che decide, ma anche che consola e che può accudire. Asimmetria relazionale. Quindi: euforia per le proprie funzioni motorie, fare da solo, genitori percepiti come autonomi, crollo dell'onnipotenza infantile, spinta a cercare la protezione. In questa fase si nota come alcuni genitori prolunghino modalità non adeguate alla stessa: quindi o ripropongono fasi precedenti o stanno su una fase apparentemente più allineata con quella del bambino, ma non scandiscono tempi (i tempi e i ritmi vengono modulati non dal genitore, ma da quello che il genitore pensa possa essere il bisogno fusionale del bambino). Il bambino si allontana per raggi di azione che vengono via via sempre più provati. Quando si allontana il bambino rimane nel campo visivo dei genitori, va e poi si gira per guardare il genitore-base sicura e poi torna indietro. Se il genitore si alza e lo segue, il bambino si allontanerà sempre di più, perché la base sicura è insicura, ansiosa.
- Fase della crisi di riavvicinamento: Se le fasi precedenti sono state rispettate diventa più solido il legame con le figure di riferimento. C'è una maggiore tolleranza di separazioni lunghe → costanza dell'oggetto => mamma e papà vivono nella mente del bambino, sono interiorizzati, anche quando non sono presenti. Si può dare una prospettiva temporale (es. dopo il gioco e dopo a nanna la mamma torna). Il momento del riavvicinamento è dettato da un riavvicinamento fisico => il bambino non ha bisogno di allontanarsi, perché lo ha già fatto, ha già testato questo aspetto.
Queste non sono fasi esclusivamente sequenziali, ognuno ha il bisogno di recuperare fasi fusionali in certi momenti della vita, per esempio nel rapporto intimo con il partner, in un abbraccio o anche tramite esperienze artistiche in cui si può perdere il confine corporeo es. musica.
Sviluppo sano dell'individuo
Si fonda sull'adattamento reciproco bambino/adulto fatto di rotture e riparazioni. La normalità non è data dalla assenza di sfilacciamenti di sintonizzazione, ma è data dalla capacità dei partecipanti della relazione di riparare agli sfilacciamenti. (Stern metafora dei ballerini che perdono il ritmo). Si fonda sul mantenimento della relazione cioè ascolto e condivisione degli stati emotivi.
Modello/esperimento della still face: interazione madre-figlio normale e poi cambio brusco, la madre non risponde più, è inespressiva. Per un po' di tempo il figlio prova a ricatturare l'attenzione della madre, mentre dopo un po' di tempo il bambino si concentra su di sé e sull'esplorazione, si distrae e la madre non riesce più a mettersi in relazione con lui.
Disagio psicologico in relazione ai cambiamenti nel ciclo vitale
Il concetto di salute e malattia deve essere pensato all'interno di una stretta relazione tra 3 fattori:
- Intraindividuali (nel bambini)
- Interindividuali (nella relazione bambino-adulto)
- Socioambientali (nel contesto)
Esempio: allattamento (area speciale e specifica) c'è un Bambino1 che è vorace, succhia intensamente e incontra Mamma1, che ha una serie di caratteristiche come essere molto dinamica, che porta molto fuori suo figlio. Un bambino vorace che incontra una mamma di questo tipo funziona, questo tipo di interazione è sufficientemente adeguata. Poi c'è un Bambino2 che è molto più lento, meno vorace, e incontra una Mamma2 che è rilassata tranquilla che vuole godersi questo rapporto fusionale. Questo tipo di interazione è sufficientemente adeguata. Ma se B1 incontra M2? O se il B2 nasce alla M1? Queste interazioni potrebbero essere meno soddisfacenti rispetto alle precedenti. Madri che si sentono divorate da bimbi voraci, che prosciugano le energie. Nell'altro caso vengono percepiti così soprattutto i bambini prematuri, per cui non hanno le stesse capacità di suzione di quelli nati giusti → in madri attive, o anche normali, possono essere percepiti come mortiferi. Momento privilegiato per osservare il rapporto madre-figlio. Bisogna sempre tenere in considerazione il contesto → se M1 incontra B1 in un contesto in cui il padre non c'è più, o se è arrivato un elemento interveniente (perdita lavoro o di un familiare) è un conto, se la stessa cosa capita a B1 e M2 ecc, la complessità aumenta notevolmente. Cosa fare? Ci sono delle linee guida per intervenire. Il bambino che fa storie per mangiare non fa semplicemente storie per mangiare.
Crisi di riavvicinamento
Non è l'oggetto della relazione ad essere interiorizzata (es. mamma e papà), ma è interiorizzata la tipologia di relazione che il bambino ha avuto con la figura di attaccamento. La base che fonda il passaggio di queste fasi è la sintonizzazione emotiva di Stern, capacità del genitore di mettersi nei panni del bambino e comprendere i suoi stati emotivi, che corrisponde alla capacità del bambino di sentirsi compreso nei suoi stati emotivi. Il genitore presta la sua mente al proprio bambino perché egli sia in grado di pensarsi, pensare all'altro e pensare al noi (triangolarità).
Fasi secondo il paradigma psicodinamico
Fasi o stadi = periodi con la stessa sequenza indipendentemente da contesti culturali ed esperienza. Ogni fase →
- Prevalenza di particolari bisogni ed esigenze psicologiche
- Funzionamento cognitivo raggiunto e modo di vedere e affrontare la realtà
- Compiti richiesti
Queste caratteristiche condizionano le esperienze relazionali dal bambino. Il bambino percepisce il mondo in modo peculiare, a seconda della fase in cui è. => il b. è esposto a conflitti che vanno affrontate, e possono essere superate in modo sufficientemente adeguato o no => il superamento di ogni fase può risultare in crescita o blocco, sfilacciamento.
Fase orale (1 anno)
Prevalenza di bisogni orali, focus = bocca. Funzionamento mentale basato su modello di scambi relativi all'alimentazione → prendere dentro/sputare, divorare/ essere divorato, incorporare/ espellere. È tutto caratterizzato dal prendere dentro e buttare fuori. Sintesi di processi mentali, cioè basati sia sull'emotivo che dal cognitivo. (Queste modalità le vedremo specificamente). Bisogni e gratificazioni riguardo la sicurezza, che i caregiver devono dare. I caregivers devono essere visti come figure affidabili per fare esperienza.
Fase sadico-anale (2 anni)
Conquista della motilità e dell'autonomia. Focus= apparato sfinteriale. Educazione alla pulizia: conservare/lasciare andare, trattenere/espellere → il modello di funzionamento è il conservare nel proprio corpo le feci e lasciarle andare. Il secondo anno è legato alla maturazione neurofisiologica dell'individuo, che gli permette di camminare, correre e trattenere feci. Questi comportamenti sono resi possibili da prerequisiti di livello psicomotori. Bisogni e gratificazioni riguardo l'autonomia.
Fase fallica (dai 3 ai 5 anni)
Processo mentale= cognitivo + emotivo. Temi emotivi legati alla sessualità= differenziazione tra sessi e bisogno di identificazione con i sessi. Bisogni e gratificazioni riguardo la differenza dei sessi , (per Freud anche angoscia di castrazione = timore di perdere la propria funzione genitale in conseguenza ai propri desideri incestuosi. Ma non è importante.) Il dover integrare le dinamiche dei sessi, relazioni con l'altro sesso o anche con lo stesso sesso, in relazione ai genitori, comporta una lunga organizzazione mentale in cui il bambino inizia a fondare le identificazioni con le figure genitoriali.
Il bambino si strutturerà per avere in epoca adolescenziale una costruzione dell'identità sessuale in senso non omossessuale (impostazione classica, ora ci sono altri studi moderni→ leggere i lavori di Vittorio Lingiardi.)
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