PSICOPATOLOGIA
I disturbi clinici si muovono lungo un continuum che va dal masochismo al narcisismo.
Tutti i manuali distinguono i disturbi clinici dai disturbi di personalità. I primi vengono fatti risalire ad
uno stato, i secondi ad un tratto. Non esistono disturbi clinici che non abbiano un disturbo di
personalità.
Il disturbo clinico è ciò di cui un paziente si lamenta, ed è egodistonico.
Il disturbo di personalità è quello che dà struttura al disturbo clinico, ed è egosintonico e
alloplastico.
Nel DSM-V i disturbi di personalità occupano solo il 18° capitolo. Tutti gli altri capitoli trattano di
disturbi clinici. Così anche l’ICD
I manuali riconosciuti sono:
ICD (dell’OMS)
• DSM (dell’APA)
• OPD→ Diagnosi psicodinamica operazionalizzata, a livello europeo
• PDM→ Manuale diagnostico psicodinamico, a livello americano
•
La nosografia è l’operazionalizzazione del dolore psichico attraverso una funzione euristica
(basata sulla ricerca empirica) e nominalista, quindi al di là della soggettività.
La psicopatologia è un discorso sulla sofferenza. È il tentativo di trovare un senso al dolore anche
nelle sue forme più drammatiche.
Il DSM distingue dieci strutture:
1° cluster
paranoide
• schizoide
• schizotipico
•
2° cluster
borderline
• narcisistico
• antisociale
• isterico
•
3° cluster
ossessivo-compulsivo
• dipendente
• evitante
•
A questi andrebbero aggiunti:
depressivi
• sadico-sadomasochistica
• masochistica
• dissociativa
• somatizzante
• ansiosa
• misti/altro→ misti indica il fatto che le strutture vanno insieme fra di loro. Ed è inevitabile che
• queste strutture vadano insieme. Altro sono le strutture che non riescono ad entrare nelle 14
precedenti.
Di queste 15 strutture 9 hanno dei sottotipi.
L’ICD ne considera 9 perché esclude il narcisistico. 1
Una prima forma per formalizzare la varietà della sofferenza psichica è quella di un continuum al
cui centro sta la cesura (termine tratto da Bion. È come se da un lato e dall’altro ci fossero dei
continui spostamenti. È un continuum curvilineare che presenta degli spostamenti da sinistra a
destra e da destra a sinistra, e ogni punto è esso stesso un continuum). È come se a destra del
continuum ci fossero tutte quelle esperienze di dolore psichico comprensibili all’osservatore, che è
possibile empatizzare, rivivere dentro di noi, perché il contatto con la realtà è preservato. A sinistra
della cesura uno psichiatra direbbe che si tratta di deficit, ossia di malattia psichiatrica. Queste
sono esperienze meno comprensibili all’osservatore, perché è difficile accedervi in quando poco
comprensibili. Ciò non vuol dire meglio o peggio perché ci sono disturbi della personalità più
incistati, più dannosi delle psicosi, e più difficili da trattare. [prima classificazione nosografica,
A destra della cesura pongo tutte le varianti nevrotiche:
poi classificazione psicopatologica]
1. reazioni (che indica una risposta a eventi tragici della vita). Reazioni tipiche sono l’attacco di
panico, il PDSD, che Freud chiama nevrastenie. Anche il lutto, ad esempio.
2. disturbi dell’adattamento. Le nevrastenie, cronicizzandosi, diventano nevrosi, o più
precisamente psiconevrosi o nevrosi di transfert (perché possono essere curate con il
transfert). Fra le nevrosi Freud individua le nevrosi isteriche, ossessive e fobiche.
3. disturbi della personalità, più vicine alla cesura, che secondo il DSM sono 10 (1° cluster:
paranoide, schizoide, schizotipico; 2° cluster: borderline, narcisistico, antisociale, isterico; 3°
cluster: ossessivo-compulsivo, dipendente, evitante). Il cluster 3 va verso la nevrosi; il cluster
2 sta sulla cesura, mentre il cluster 1 va verso la psicosi. L’isteria è nel cluster 2, ed è
classicamente considerata nevrosi, quindi sembrerebbe potersi spostare più verso il cluster 3,
cioè più verso le cosiddette psiconevrosi. In realtà guardando i criteri diagnostici del DSM,
quando parla di disturbo isterico, che chiama appositamente istrionico (istrionico è l’aspetto
peggiore dell’isteria, l’aspetto più psicotico), sta parlando del carattere psicotico dell’isteria,
quindi è giusto che stia al centro perché si tratta di un disturbo più grave dell’isteria nevrotica.
Quando il DSM parla del disturbo istrionico, e appositamente non parla di disturbo isterico,
non dice le caratteristiche più tipiche del disturbo isterico, ma aggiunge le caratteristiche di
quella che Freud chiamava psicosi isterica. È giusto quindi non considerarla pienamente
nevrotica. Già Freud individua delle tipologie di nevrosi particolarmente difficili da trattare. Si
chiamano nevrosi del carattere, in cui includeva i pazienti narcisistici.
A sinistra della cesura ci sta:
disturbi affettivi (disturbo depressivo maggiore, disturbo maniacale, disturbo bipolare 1 e
• disturbo bipolare 2). Per Freud psicosi maniaco-depressiva, fra cui ipomaniacale, ciclotimico,
bipolare di tipo 2 (in cui prevale la parte depressiva) e bipolare di tipo 1 in cui prevale l’episodio
maniacale). La combinazione più interessante è il disturbo bipolare (di primo o di secondo tipo).
disturbo schizofreniforme, un disturbo che ha le caratteristiche della schizofrenia, tranne una:
• il decorso. In 1/3 dei casi il decorso è breve e transitorio. In 2/3 dei casi diventa disturbo
schizoaffettivo, e mette insieme schizofrenie e disturbi dell’umore. Le schizofrenie sono 5:
paranoica (Freud chiamava la schizofrenia “parafrenia”, per sottolineare la sua matrice
paranoica), ebefrenica (che oggi viene definita disorganizzata e che ha a che fare con il
2
pensiero), catatonica (che i sintomi negativi prevalgono rispetto ai sintomi positivi), residuale
(che non ha sintomi positivi, quali deliri e allucinazioni. L’allucinazione è una percezione senza
oggetto, e ha un livello di cognizione più basso. Il delirio ha un livello di cognizione alto, e
richiede una certa costruzione cognitiva. È una convinzione.), indifferenziata (perché non è
specificata, è difficile capire la componente prevalente fra paranoica, ebefrenica, catatonica e
residuale).
disturbo psicotico
•
Cosa manca a questo continuum? Nella cesura sono presenti pazienti che hanno sia sintomi
nevrotici che psicotici (paziente eterogeneo). Ciò non ha nulla a che fare con il paziente borderline.
Il paziente borderline ha qualcosa di nevrotico (il suo senso di realtà non è compromesso) e
qualcosa di psicotico (usa meccanismi difensivi primitivi). Il paziente nella cesura usa meccanismi
difensivi sia superiori che primitivi, che hanno componenti nevrotiche e componenti psicotiche. Ciò
che manca è il concetto di perversione che sta proprio sulla cesura. Mancano anche le
sociopatie, ossia le patologie intersistemiche, che vanno distinte dalle psicopatie. Sono quella
patologie determinate da contesti culturali o familiari degradanti in cui c’è una deriva perversa,
perché violano le regole socialmente condivise. In esse includiamo le tossicodipendenze e la
criminalità. L’autismo manca, ma viene ricollegato alle schizofrenie, perché la forma più nucleare
della schizofrenia è quella dei sintomi negativi, ovvero del ritiro autistico. Mancano anche i disturbi
a esordio precoce, ovvero i disturbi dell’età evolutiva (EE).
Perché si chiama disturbo schizoaffettivo?
Lavorare sul sintomo clinico senza considerare ciò che c’è intorno non è una reale cura, ma si
verifica solo uno spostamento del sintomo stesso.
Non è necessario essere nosograficamente schizofrenici per essere psicopatologicamente
psicotici.
La psicopatologia ha una sintassi non semplice e spesso confusiva.
Esistono almeno 7 tipi di depressione:
1. depressione maggiore
2. depressione minore (distimica)→ che è la depressione nevrotica
3. depressione anancastica→ dal greco “necessità”. Il paziente si presenta come ossessivo-
compulsivo. La struttura anancastica è una soluzione alla depressione minore, distimia. C’è la
necessità di controllare gli altri e il mondo.
4. depressione masochistica→ il masochista è più una persona triste, afflitta. Sono pazienti che
provano dolore psichico per sentirsi superiore (io soffro, quindi merito attenzione). Attraverso il
lamento controllano la realtà. Alcuni autori parlano di masochismo con il termine
“autofrustrante”. Kernberg dice che spessissimo in realtà questo paziente è anche depresso.
5. depressione mista→ depressione ciclotimica. Possono esserci fluttuazioni della depressione
6. depressione introiettiva→ Introiettivo è colui che massimizza la differenza con l’altro, e tende
sempre ad esibire una certa superiorità. Non ha bisogno degli altri perché è concentrato su se
stesso. È una persona critica nei confronti dell’altro, poco interessata alle relazioni intime,
sempre in lotta con il mondo pur di poter definire la propria perfezione. In realtà sono tali per
nascondere un grande bisogno di relazione e di amore.
7. depressione anaclitica→ Qualcosa che parte da una dimensione di vuoto, di perdita.
Tendenzialmente di perdita dell’altro. Sono quelli che hanno bisogno dell’altro continuamente,
a discapito del proprio sé. Riescono a definirsi solo se c’è qualcuno che li ama. Per questo
motivo tende ad annullare la differenza con l’altro. Tende a mettere in atto dinamiche intrusive
nei confronti dell’altro, di identificazione proiettiva. Il paziente anaclitico è quello che non riesce
nel suo intento e si deprime. Freud dice che le persone si legano tra loro o su base narcisistica
o su base anaclitica. Spesso l’anaclitico è tale nascondendo esigenze di autodeterminazione
molto forte. 3
Modello della doppia elica (elaborato da Blatt)→ aspetto introiettivo e anaclitico si sviluppano
contemporaneamente nella persona, e non devono essere esasperate in un senso o nell’altro ma
equilibrate.
L’anaclitico ricorda l’isterico; l’introiettivo ricorda l’anancastico ossessivo-compulsivo.
Freud dice che l’uomo sano è l’uomo che lavora (introiettivo) e che ama (anaclitico).
Blatt dice che la scelta amorosa dipende o da una scelta narcisistica (=cerco nell’altro uno
specchio di me, più controllabile, con cui c’è la massima fusione) o da una scelta anaclitica (=cerco
l’opposto che possa sopperire alle mie mancanze. Anche questo porta alla massima fusione).
Tipologie di angoscia:
Angoscia di separazione
Angoscia di annichilimento→ frammentazione del sé, tipico del funzionamento psicotico.
Angoscia segnale→ c’è qualcosa, una rappresentazione interna o esterna, che mette angoscia
Angoscia morale→ paura di peccare, di non essere in sintonia con le regole sociali.
Tutto quello che sta a destra può facilmente transitare a sinistra. Ad esempio, fra i disturbi della
personalità c’è il disturbo schizoide (un paziente schizoide è solitamente molto intelligente, e
proprio perché intelligente si ritira nei propri passatempi, quando le cose vanno bene) che può
transitare verso una forma di schizofrenia.
Un altro esempio è il cosiddetto paziente definito tipus melanconicus (pazienti molto ordinati,
racchiusi in un principio di precisione..), un paziente che non è il paziente ossessivo. È un paziente
che vuole vivere moralmente in modo corretto. Prima o poi questo paziente rimarrà indietro rispetto
a questo bisogno di onnipotenza, e potrebbe sviluppare una psicosi maniaco-depressiva, o
comunque depressiva, e quindi spostarsi dall’area nevrotica verso il disturbo affettivo.
C’è anche il paziente sensitive, dove sensitive non vuol dire sensitivo, ma sensibile. Un paziente
così sensibile e così attento a quello che gli altri dicono, che può trasformare questa attenzione in
una vera e propria paranoia, e quindi in un disturbo schizofrenico paranoico. La sua sensibilità
nevrotica lo rende paranoico.
Ci può essere anche il passaggio da sinistra a destra. L’organizzazione patologica della
personalità è un concetto introdotto da Steiner, che dice che un paziente risolve il delirio psicotico
organizzando una struttura della personalità narcisistica nel senso dell’isolamento, del vuoto, non
per come si intende generalmente. Essere svuotato è decisamente meglio dell’avere deliri e
allucinazioni.Il paziente borderline potrebbe avere uno spostamento più nevrotico, sfociando ad
esempio nell’isteria.
La cesura è qualcosa che divide ma che anche unisce (Bion dice “che separa e che penetra”),
perché fa sempre parte del continuum e perché è una cesura non in senso stretto, ma consente
dei passaggi.
La cesura è un punto di svolta rispetto a quello che tendiamo a scindere.
Dividere il mondo fra sani (nevrotici) e pazzi (psicotici) è un’operazione pericolosa. 4
DC= disturbo clinico
S= struttura
F= funzionamento
Ciascuna struttura può essere concepita attraverso una chiara definizione del funzionamento.
Es. L’insonnia (DC) di un paziente con struttura ansiosa (S) a funzionamento psicotico (F) sarà
molto diversa da un paziente somatizzante (S) a funzionamento nevrotico (F)
Questi due pazienti sono estremamente diversi. Non basta quindi prendere in considerazione solo
il sintomo
Nel continuum è possibile analizzare ciascun punto indipendentemente dal contesto.
Nel caso del triangolo, i tre vertici sono intrinsecamente collegati fra di loro.
I meccanismi difensivi sono meccanismi di adattamento, non necessariamente disfunzionali.
Hanno anche un aspetto benefico intrinseco.
I meccanismi vengono suddivisi in due grandi categorie: primari, ossia acquisiti precocemente, e
secondari, evoluti, che si sviluppano soprattutto a partire dall’adolescenza.
I meccanismi di difesa primari-primitivi sono tali perché si istituiscono precocemente nel
bambino, nella relazione con la madre. Hanno a che fare sempre con la relazione sé-altro.
Vengono usati a livello borderline, borderline grave.
I meccanismi di difesa secondari-evoluti sono acquisiti nel corso del tempo e hanno a che fare
con il rapporto fra le istanze interne, non con la relazione sé-altro.
Il funzionamento ha a che fare con i meccanismi difensivi. Si distinguono quattro livelli:
1. funzionamento sano, in cui si mostra una flessibilità rispetto al dolore psichico
2. funzionamento nevrotico, in cui i meccanismi sono secondari. È un paziente rigido.
3. funzionamento borderline, in cui i meccanismi di difesa sono primari.
4. funzionamento borderline grave (psicotico). C’è un problema di senso di realtà.
I primi meccanismi primitivi, ossia quelli maggiormente primari, che riguardano i confini tra sé e
l’altro, i confini anaclitici, non i confini introiettivi, si legano al concetto di divisione. Il soggetto non
è in grado di mettere insieme aspetti anche contraddittori fra di loro. Mancano funzioni di coesione
nel soggetto.
A questo livello si fa corrispondere la scissione e la dissociazione.
La scissione implica il considerare se stessi e l’altro o completamente buoni o completamente
cattivi non riuscendo ad integrare in un’immagine coesa gli aspetti contraddittori. Oscilla quindi fra
massima idealizzazione e il suo opposto.
La dissociazione è un’alterazione anche temporanea della funzione integrativa relativa alla
coscienza, alla memoria, all’identità del sé. Vuol dire che una parte del sé, un affetto, un
comportamento, un impulso, una cognizione, agisce in autonomia, si dissocia, aldilà della
consapevolezza, cioè al di fuori della coscienza. L’estremo della dissociazione è il disturbo
dell’identità multipla. Non bisogna arrivare a questo estremo. Può anche essere adattativa.
Il secondo gruppo è basato sul principio di introiezione e proiezione. Al loro estremo si condensano
nell’identificazione proiettiva e nell’identificazione introiettiva. La proiezione è il sentire che
qualcosa arriva dall’esterno quando in realtà arriva dall’interno. Qualcosa di interno viene
erroneamente considerato come proveniente dall’esterno. Tendenzialmente avviene con persone
con cui non intratteniamo rapporti stretti. È qualcosa di molto meno violento dell’identificazione
proiettiva. La violenza è più nell’identificazione proiettiva. Nell’introiezione qualcosa che arriva
dall’esterno viene sentito come proveniente dall’interno, come proprio, fino a potersene
identificare. Una forma aberrante è l’identificazione con l’aggressore.
L’identificzione proiettiva è centrifuga, con un movimento verso l’esterno. L’identificazione
introiettava è centripeta, ossia ha un movimento verso l’interno. 5
Questo concetto è stato introdotto dalla Klein, che per questo motivo si è scontrata con Anna
Freud.
Consiste nella fantasia onnipotente (fantasma) per cui parti non desiderate di sé vengono prima
scisse, poi proiettate, quindi controllate. Implica quindi una certa indistinzione fra sé e l’altro, a
differenza della proiezione.
Artificiosamente si possono distinguere 4 fasi:
1. scissione dell’oggetto→ potrebbe essere anche una parte buona del sé, non
necessariamente una parte cattiva.
2. proiezione
3. press
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