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Prima parte: I modelli interpretativi

Capitolo 1: Adolescenza e nuovi stili di consumo

L’attuale diffusione tra gli adolescenti del consumo di sostanze di sintesi e non, è un fenomeno nuovo per l’estensione che assume e per le caratteristiche che lo contraddistinguono. Infatti, l’uso di droghe tra i giovani ha perso la connotazione trasgressiva e contestataria che apparteneva alla generazione psichedelica degli anni ’60 e si inquadra in uno scenario sociale al fine di ottenere diversi e numerosi obiettivi, come essere instancabili, creativi, disinvolti, magri, muscolosi, ecc.

Il fenomeno, nonostante sia diffuso, ha una minore visibilità sociale e desta meno allarme nell’opinione pubblica rispetto alla diffusione della tossicodipendenza da eroina negli anni ’70. Si utilizzano i termini “nuovi stili di consumo” o “nuove droghe” anche se le sostanze utilizzate non sono proprio nuove, ma vi sono elementi nuovi che lo caratterizzano.

Le droghe di sintesi si connotano agli occhi dei giovani consumatori con un’immagine pulita di sostanze prodotte in laboratorio, la cui assunzione risulta facilitata dal formato (pasticche, bevande o fiale) che non lascia traccia dell’avvenuta assunzione; inoltre, producono effetti prevedibili e di durata limitata nel tempo, non danno dipendenza fisica ciò induce i consumatori alla convinzione che non facciano male e che siano innocue se usate con accortezza.

Da numerose ricerche emerge che si tratta per la maggior parte di consumatori giovani che dispongono di adeguate risorse personali e sociali, ben integrati nel mondo produttivo e sociale. Il loro approccio con le sostanze non appare orientato alla dipendenza ma al consumo occasionale e ricreativo. Per molti di loro questa esperienza inizia verso i 16-17 anni e si conclude intorno ai 24-25 anni con l’esaurirsi del fascino esercitato dalla trasgressione dei cerimoniali di gruppo notturni vissuti all’insegna della ricerca dello sballo, e soprattutto con il sopraggiungere di nuovi interessi e responsabilità legati alla vita di coppia e all’attività lavorativa.

Per la maggior parte dei casi si tratta di un consumo saltuario, caratterizzato da un bisogno moderatamente trasgressivo e tipicamente adolescenziale e cioè quello di mettere alla prova dimensioni insolite del sé e della relazione fra sé e gli altri, allo scopo di definire le caratteristiche rilevanti della propria identità: si tratta, infatti, di soggetti che manifestano personalità narcisistiche molto fragili che li rendono molto dipendenti dall’ambiente esterno e da quello familiare.

Infatti, in adolescenza, un ruolo importante è assunto dal gruppo dei pari che fornisce un importante supporto evolutivo che consente ai ragazzi di cimentarsi per progressive prove nella graduale assunzione di nuovi ruoli sociali e sessuali. E molto spesso il disagio sta proprio nella relazione tra i coetanei, in cui si vive un sentimento di inadeguatezza, di inferiorità o di vergogna sociale che non consente di sentirsi all’altezza dei compiti richiesti e che costringe all’isolamento dal gruppo: in questi casi, l’uso di sostanze, e di ecstasy in particolare, rappresenta una certa efficacia nel facilitare le relazioni, tenendo a bada il sentimento di vergogna per la propria inadeguatezza; tuttavia, così non è perché la provvisorietà dell’effetto positivo non fa che confermare l’inadeguatezza: dalla paura di non farcela, l’adolescente passa alla certezza di farcela solo con un supporto di natura artificiale.

Inoltre, oltre a passare tempo con i propri coetanei, i ragazzi dedicano il tempo del divertimento alla notte, di cui la discoteca è il luogo simbolico per eccellenza. Il mondo della notte, infatti, è connotato da una cultura anticonvenzionale e trasgressiva al cui interno è possibile l’espressione più libera di sé e la ricerca di sperimentazioni spericolate di ricerca di identità e autoaffermazione tramite l’uso di sostanze.

Capitolo 3: Pluralizzazione delle droghe e immaginario iperprestativo

Negli ultimi anni si è assistito in tutto il mondo a grandi fenomeni di diffusione di diverse essenze naturali e prodotti di sintesi appartenenti alla classe delle sostanze psicoattive, soprattutto tra i giovani. L’ecstasy (in gergo detta Adam) è diventata la sostanza-simbolo della nuova era, in quanto capace di associare benessere e performance, eccesso e ritorno alla normalità, divertimento notturno e doveri diurni.

È una sostanza che non dà dipendenza, almeno in termini fisici: l’effetto atteso è quello di produrre un alto stato empatico (infatti il primo nome attribuito all’MDMA fu quello di empathy) che faciliti il fare gruppo e la partecipazione al clima emotivo creato dall’incontro o dalla festa musicale. Un ulteriore effetto dell’ecstasy è quello di migliorare le performance fisiche richieste dalla musica battente, dal ballo ma anche da qualunque impresa si voglia compiere: essa, infatti, funziona da stimolante, allo stesso modo delle anfetamine.

Da sottolineare che oggi, più che in passato, si assiste ad un fenomeno di pluralizzazione e allargamento dei consumi, dove non vi è più la distinzione tra vecchie e nuove droghe e che coinvolge fasce giovanili e non solo: si tratta di una differenziazione dei consumi nei vari momenti e situazioni (a differenza della poliassunzione, cioè dell’associazione di una sostanza di sintesi ad alcol e fumo, tipica di persone che praticano forme di escalation al fine di compensare una dipendenza e una desensibilizzazione più accentuata).

Tale ampliamento dei tipi di droga sembra avere alle spalle un’organizzazione abbastanza collaudata, che va dai drug designers (cioè i possessori di capacità tecniche e scientifiche) ai produttori, fino ai pushers (cioè i diffusori) presenti nei luoghi di maggiore consumo; inoltre, va incontro alle nuove tendenze dei consumatori offrendo inedite opportunità di utilizzo attraverso associazioni di sostanze adatte a creare diversi effetti eccitanti e disponibili come sui banchi di un supermarket.

Infatti, i consumatori attuali o potenziali hanno una maggiore conoscenza dell’offerta, una crescente disponibilità a provare alcune sostanze e un desiderio di associare la quotidianità all’euforizzazione, al consumo in determinati momenti della settimana o del mese; inoltre, spesso non sono associate a momenti di loisir (discoteca, rave, festa), o eventi collettivi come il tifo e gli spettacoli sportivi, ma possono servire per esaltare attività di prestazione lavorativa o creativa, migliorare le relazioni, contenere o esaltare stati d’animo o bisogni fisici.

Per quanto riguarda le rappresentazioni sociali da parte dei non consumatori, dai media, dalle forze politiche, si è passati dall’allarme ad una sorta di convivenza con l’uso di sostanze dovuta a motivi di ordine socio-culturale e in particolare ai processi di globalizzazione e diffusione di orientamenti culturali post-moderni.

Si parla di questa fase attuale come caratterizzata dalla percezione diffusa di rischio e incertezza, connessi ai mutamenti della tecnologia e dei rapporti sociali, alla minore stabilità familiare e relazionale in cui, anche nell’età adulta, si ha una ridefinizione e scelta in termini di percorsi di vita, identità, relazioni: di conseguenza, l’uso di sostanze attive può essere associato a questa tendenza di insicurezza e instabilità, ma anche al bisogno di dare il massimo o resistendo alla competitività introdotta dalle tecnologie e dalla globalizzazione (si parla, infatti, di salute-iperprestativa).

Nella percezione diffusa, tuttavia, non vi è un confine netto tra le nuove sostanze e quelle legalizzate o di ampio uso in certi ambienti: le nuove sostanze regolative (viagra, pillole contro l’obesità, anabolizzanti, dopanti) cercano di indurre fenomeni di accelerazione, concentrazione e anticipazione delle potenzialità soggettive nei momenti desiderati, e sono finalizzate al soddisfacimento di bisogni o desideri di tipo esplorativo (di emozioni, sensazioni…), socializzativo, curativo, contenitivo (di paure, angosce…), ricreativo, operativo, spirituale, creativo, ecc: ciò fa diventare il benessere...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marilu1312 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia delle tossicodipendenze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Di Blasi Maria.
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