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Psicologia dello sviluppo sociale

Lo sviluppo sociale riguarda l'area, all'interno della psicologia, che si occupa dei processi di crescita e di capacità relazionali del bambino con le altre persone. Vi erano, fino agli anni sessanta, due discipline differenti che analizzavano tali processi:

  • Psicologia dello sviluppo (analizza la progressione individuale delle capacità sociali)
  • Psicologia sociale (il cui oggetto di studio è rappresentato dalla socializzazione)

Oggi tali differenze sono state superate e sostituite da modelli volti a rilevare specifici ambienti di indagine e periodi evolutivi ristretti. La vita sociale viene esaminata sulla base delle collocazioni delle relazioni in un ambiente fatto di luoghi, ideologie, valori e culture. La crescita del bambino infatti dipende da due fattori differenti: la crescita del sistema biologico umano e lo sviluppo del sistema socioculturale.

Le medesime azioni, in questa ottica, assumono significati differenti a seconda del sistema culturale e sociale nel quale vengono poste in essere. Il mondo sociale del bambino non viene solo determinato dalla vita di relazione, in quanto, i genitori predispongono solamente un "contenitore" che verrà riempito in base a un continuo creazione, modificazione ed estinzione delle relazioni sociali.

Diversi fattori influenzano la formazione e la crescita del bambino: il patrimonio genetico, le relazioni familiari e le relazioni extrafamiliari (in particolare quelle con i pari). Specificatamente, le differenze tra adulti attribuibili al patrimonio genetico si assestano indicativamente intorno al 40-50%, quelle imputabili all'ambiente condiviso sono pari al 10% circa, l'errore di misurazione si attesta tendenzialmente intorno al 20% e la varianza non imputabile né al patrimonio genetico, né all'ambiente si assesta intorno al 40%.

Barber sostiene che non è possibile discernere all'interno dell'ambiente condiviso (la famiglia) dove finisca l'influenza degli elementi legati all'ereditarietà e dove comincino quelli legati all'ambiente. L'influenza dei genitori e della sfera parentale può determinare conseguenze sullo sviluppo dei bambini sia in senso positivo che negativo.

Ad esempio, i fratelli (maggiori) possono esercitare un'influenza positiva o negativa in relazione al modo che hanno avuto di relazionarsi con i fratelli minori (rappresentando un'autorità meno forte rispetto a quella dei genitori). È necessario inoltre, che le relazioni intrattenute con il "gruppo dei pari" (coetanei) siano integrate con le esperienze familiari. L'assimilazione infatti conduce a un processo di adattamento alle esigenze ed alle istanze del gruppo nel quale si è inseriti e verso il quale si cerca di rapportarsi con successo e gratifica.

A livello di influenza sulla personalità e sulla sua relativa formazione, quindi, sono molteplici (ed in costante relazione tra loro) gli elementi che agiscono nel creare e condurre il profilo di crescita del bambino (antitesi tra natura e cultura).

Processi di sviluppo

È comunque possibile definire e classificare quattro processi differenti definiti per lo sviluppo del bambino:

  • Innatista: questa prospettiva sviluppa un profilo in senso naturale - sviluppo all'interno del bambino;
  • Costruttivista: viene esaminato il bambino come costruttore autonomo delle proprie esperienze in ambito sociale - azione del bambino sul mondo;
  • Sociocostruzionista: viene privilegiato l'aspetto sociale - attività del bambino nel mondo con la partecipazione alle pratiche sociali;
  • Socioculturale: viene attribuito un ruolo primario ai significati sociali veicolati dal linguaggio - condizioni negoziate ed accettate collettivamente.

Bisogna considerare che senza sociale non vi è cambiamento, anche considerando che le relazioni umane assumono un carattere sociale: l'attenzione viene portata non sull'individuo direttamente ma sugli eventi della vita che conducono al cambiamento. Esistono alcune condizioni che permettono al bambino di sviluppare una propria socialità:

  • La ripetitività dei gesti e delle azioni,
  • La familiarità come connotazione dominante della vita sociale,
  • L'intersoggettività come condivisione di gesti comuni,
  • L'organizzazione mediante regole comuni ed accettate.

Pensiero di Vygotskij e Bruner

Due grandi psicologi hanno cercato di comprendere lo sviluppo umano attraverso l'analisi del linguaggio e della cultura. Vygotskij nasce alla fine del ventesimo secolo e muore prematuramente nel 1934. Soprattutto negli ultimi anni della sua vita si dedica allo studio ed alla analisi delle teorizzazioni tra pensiero e linguaggio. I suoi studi rimasero però avvolti nelle nebbie dello stalinismo per molti anni essendo considerati troppo teorici, astratti ed idealisti. Bruner invece nasce nel 1915 in America ed inizia il suo lavoro di studio contestualmente all'avvento del cognitivismo e delle sue teorie a discapito del comportamentismo.

Entrambi gli autori pongono al centro della loro analisi della psicologia dello sviluppo, la vita sociale nelle sue caratterizzazioni. I tre passaggi principali che sia in Vygotskij che in Bruner appaiono sono:

  • La vita mentale si esprime mediante l'interazione con gli altri
  • Il linguaggio è uno strumento culturale
  • Lo sviluppo culturale del bambino ha la sua origine nella collaborazione e nell'apprendimento.

La rivoluzione cognitiva (1950 - 1970)

Per Bruner la psicologia è una scienza della mente (impronta cognitiva, un grande viaggio verso la mente). Bruner lavora prevalentemente nell'ambito della percezione e del riconoscimento di immagini. Al centro delle attenzioni della rivoluzione cognitiva vi era l'interesse per le attività simboliche utilizzate dall'uomo per attribuire un "senso" alla realtà esterna ed alle proprie azioni. Ben presto, il cognitivismo americano spostò l'interesse della ricerca dal significato all'informazione (in altri termini non si analizzò più la costruzione del significato ma la elaborazione dell'informazione).

Bruner in opposizione al cognitivismo degli anni sessanta approfondì l'esame della mente come concentrato di significati (studiando prevalentemente l'interazione sociale delle persone nella vita quotidiana).

Le funzioni del linguaggio (1970 - 1980)

Lo sviluppo viene considerato uno fenomeno sociale (i bambini sono "attrezzati" per rispondere al viso ed alla voce umana - rapporto di intersoggettività tra il neonato e la madre) e culturale (l'interazione madre - bambino tende ad introdurre il bambino nel sistema culturale di riferimento). L'adulto in questa fase svolge una funzione di scaffolding (struttura di sostegno) e conseguentemente il bambino riesce a sviluppare "forme di interazione sociale" (format).

Alla fine degli anni settanta Bruner è convinto che il convincimento del significato non risieda nella mente del singolo individuo ma sia il risultato di un processo interattivo e negoziale di tipo sociale e culturale.

La psicologia culturale alla ricerca del significato (1980 - 2000)

Bruner è uno dei primi assertori della psicologia sociale, che tende a valutare la cultura, in maniera maggiore rispetto alla biologia, determinante per la formazione delle vita e della mente dell'uomo attraverso il linguaggio, il discorso e le sue modalità e gli artefatti (i genitori raccontano ai figli le proprie esperienze passate). Naturalmente, nel raccontare, qualcosa viene perso e qualcosa viene guadagnato, ma ad ogni modo questo processo risulta essere il più organizzato per interpretare la realtà.

Il contesto

Viene costruito dalle persone, che vivono ed abitano i contesti. Il luogo fisico, in quanto tale, è una dimensione secondaria del contesto (si ricorda la casa dei nonni con loro all'interno, non senza di loro). I contesti incorporano gli scopi dell'azione umana (ciò che facciamo). La medesima aula (contesto) varia a seconda che vi sia lezione o si sia appena suonata la ricreazione. Non è possibile studiare la persona senza i contesti e viceversa. Infine, i contesti cambiano parallelamente alla trasformazione della famiglia, e quindi, sono diversi tra loro e mutevoli nel tempo.

La ricerca presentata è quella di costruire un inquadramento dello sviluppo umano sia nell'ambito dei processi evolutivi dell'individuo che dei contesti ambientali. Il microsistema è un modello di attività, ruoli e relazioni interpersonali, che cresce grazie a relazioni faccia a faccia, creando un setting di specifiche caratteristiche fisiche, sociali e simboliche.

Il mesosistema è rappresentato da un insieme di microsistemi (si indaga sulle relazioni tra due ambienti ecologici). L'esosistema: in questa tipologia il bambino non ha esperienza diretta, ma entra in relazione con i sistemi che egli stesso conosce. Il macrosistema: rappresenta il più ampio cerchio dell'ambiente ecologico (legato a culture, sottoculture e organizzazioni sociali più ampie).

La cultura

Corsaro teorizza il modello "tela di ragno" concepita come una lunga spirale che viene attraversata da raggi (dal centro alla periferia). Al centro della rete viene collocata la famiglia di origine, in veste di snodo verso ogni altra istituzione culturale (4 culture dei "pari": la cultura prescolare, la cultura preadolescenziale, la cultura adolescenziale e la cultura adulta). In questo modello i bambini vengono studiati come "gruppo sociale". La cultura viene vista come chiave interpretativa delle esperienze di vita. Il neonato, fin dai primi giorni di vita, viene inserito in un contesto sociale caratterizzato da precisi significati culturali.

A seguito di questi momenti, si definisce un diverso processo di costruzione del sé (descritto quindi come un processo sociale e culturale). La dimensione culturale affiora nei significati che vengono attribuiti alla propria azione nel mondo (la conversazione dei gesti teorizzata da Mead, che viene a costituirsi tra il bambino e la madre in primis e successivamente con tutti gli adulti che si prendono cura di lui).

Progressivamente, nel corso della crescita, emerge nel bambino la duplice natura del sé, composta da un "io" soggetto e da un "me" oggetto (che corrisponde agli atteggiamenti degli altri verso l'individuo). La comparsa del linguaggio porta ad un aumento qualitativo e quantitativo delle costruzioni sociali e dei significati condivisi (si sviluppa un parallelismo tra lo sviluppo del linguaggio e la costruzione del sé). L'individuo (i bambini) iniziano a raccontare le proprie esperienze di vita, attraverso la cultura, che viene vista non come un contenitore astratto, ma come un mezzo per affrontare, nel concreto, le situazioni quotidiane che vengono a crearsi.

È stato osservato che i genitori, sovente, interpretano le caratteristiche biologiche dei figli nei termini e nelle modalità della propria esperienza personale, come proiezioni sul futuro dei propri figli. In questa ottica viene presentata la metafora dell'apprendistato, secondo le stesse dinamiche che vengono presentate da un maestro che segue e cura un proprio allievo.

La partecipazione guidata, naturalmente, varia dal genitore al bambino a seconda che vengano presentati modelli culturali di comportamento (come ci si comporta durante un pranzo o una cena) o vengano posti in essere routine di gioco conosciute solamente ai piccoli ed ai quali i "grandi" si conformano. Il concetto di "appropriazione partecipatoria" si rifà ai cambiamenti degli individui dovuti alla loro partecipazione alle attività e che, conseguentemente, producono cambiamenti nei processi di partecipazione successivi.

La "teoria della attività" sottolinea come l'importanza della cultura possa essere compresa solo nelle azioni concrete dei membri di una comunità: quindi si evince che la struttura delle attività sono connesse alle pratiche culturali da cui deriva. Secondo questa teoria, la crescita psicologica umana, è data dal prodotto della storia sociale e culturale. Questa linea di pensiero nacque nella prima metà del ventesimo secolo in Russia per poi essere ripresa recentemente, oltre che in Russia, anche in Europa e negli Stati Uniti.

La storia di ciascun individuo viene ricostruita attraverso gli artefatti materiali e gli strumenti che vengono prodotti, in un susseguirsi ed intrecciarsi di tutti questi elementi prodotti fino a costituire la storia sociale e culturale. Lo sviluppo viene esaminato come un processo mediato socialmente, in quanto le persone "partecipano" al mondo in maniera indiretta e mediata.

Prospettive di studio

Le prospettive di studio dello sviluppo sociale possono essere riassunte in quattro categorie:

  • Prospettiva innatista: cambiamenti da bambino ad individuo in un processo di crescita.
  • Ruolo dell'esperienza concreta finalizzata alla costruzione individuale della realtà.
  • Presupposti sociocostruzionisti: grazie alle prime interazioni tra madre e bambino, questi potrà poi sviluppare relazioni con le altre persone.
  • Prospettiva socioculturale: viene analizzato l'aspetto linguistico e culturale per la comprensione delle azioni umane.

Vygotskij e Bruner hanno teorizzato il processo di crescita umano come una costruzione su un impianto dell'attività collettiva. La partecipazione avviene mediante "contesti di sviluppo" visti non come un contenitore vuoto, ma come un ambiente dove le storie dei soggetti che vi partecipano servono a costruire le relazioni della comunità sociale. Queste dinamiche sono finalizzate a trasformare il "freddo ambiente" di crescita in un "caldo mondo vissuto", costruito socialmente attraverso interazioni che legano socialmente gli individui e mediante discorsi e parole predisposte per gestire le relazioni e le azioni tra loro.

Bambini e famiglia

La famiglia rappresenta il primo mondo sociale dei bambini nel quale gli stessi non solo condividono legami genetici ma manifestano ognuno tutta la peculiarità della loro personalità. Il contesto familiare è fondamentale a partire dalla nascita giacché il bambino non viene accolto solo dai familiari ma convergono verso esso tutte le attenzioni orientate a delineare il proprio sistema di valori, di idee, di immagini condiviso dalla comunità culturale di appartenenza. La famiglia costituisce un trait d'union fra il bambino e la società in quanto la stessa risulta inserita in un determinato contesto socio-culturale connotato da specifiche caratteristiche. Chi è inserito in una famiglia benestante cittadina godrà di apporti socio-culturali diversi rispetto a colui che nasce e cresce in uno sperduto paesino di montagna e ciò determinerà un approccio diverso rispetto alla vita, alla credenze, alle certezze. Di norma il bambino viene allevato in una famiglia naturale, anche se non sono rari i casi in cui si avvicendino diverse figure allevanti: adottive, affidatarie etc.

Caratteristiche della famiglia

Ma quali caratteristiche deve avere la famiglia per considerarsi tale?

  • La presenza di membri caratterizzati da relazioni asimmetriche di tipo verticale (genitori e figli)
  • La presenza di adulti che garantiscano la sopravvivenza e la risposta ai bisogni e la cura degli infanti
  • Un’organizzazione quotidiana regolare e prevedibile tale da divenire rutinaria

Questi tre aspetti sono imprescindibili e consentono al bambino di delineare il significato della famiglia non solo nell’ambito della composizione delle figure che la compongono ma soprattutto in ambito funzionale ed organizzativo. Una fortezza nella certezza e nella sicurezza capace di costruire un universo simbolico per i bambini necessario se non indispensabile per un positivo processo di socializzazione. L’affermarsi di modelli relazionali e interazionisti fondati sulla reciprocità dei genitori ha posto in discussione le azioni e le decisioni fra i coniugi in rapporto al punto di vista dei figli così che oggi si tende a delineare una famiglia considerata una sorta di impresa congiunta fra genitori e figli.

La teoria sulla socializzazione infantile

Bronfenbrenner

Negli anni 50 effettuò un’interessante analisi sul ruolo dei genitori e delle pratiche genitoriali nel contesto fra gli anni 20 e gli anni 50. Tali analisi concernevano tematiche come l’allattamento al seno, il controllo degli sfinteri, gli stili disciplinari. Egli dedusse che i cambiamenti storici riguardanti i bambini derivano dall’intreccio fra la classe economica di appartenenza e le modificazioni storiche del ruolo dei genitori (classi economiche elevate passaggio da un autoritarismo spiccato negli anni 20 ad un graduale maggiore liberalismo, l’inverso avviene nelle classi meno abbienti inoltre il ceto medio poteva godere di maggiori informazioni mediche pediatriche).

Il ruolo dei genitori inteso come agenti di socializzazione è stato evidenziato in due correnti di studio. Baldwin negli anni 30 adottò uno studio longitudinale sui bambini e le loro famiglie attraverso interviste ai genitori, osservazioni...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vipviper di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO SOCIALE e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Prestano Claudia.
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