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La famiglia come sistema ecologico

L’organizzazione familiare è percepita da ciascun membro in modo diverso e si

costituisce nell’ambito della routine quotidiana La famiglia è un’organizzazione

dinamica che si evolve nel tempo . In una prospettiva sociocostruzionista possiamo

evidenziare che la famiglia si ricostruisce nella percezione collettiva delle percezioni

soggettive, inoltre la famiglia si interconnette con le altre organizzazioni sociali ed in

particolare con la scuola

Miti storie rituali familiari.

I cambiamenti che si susseguono nella famiglia sono quelli che prevedono nuove

nascite, crescita dei figli, separazione fra i genitori o eventi luttuosi . Per affrontare i

climi e stili

diversi cambiamenti la famiglia sviluppa diversi che rispondono alle

Reiss

circostanze . ha sostenuto che la regolazione e l’organizzazione e lo sviluppo

dei figli è resa possibile anche atteverso miti e storie.

Si tratta i pratiche coordinate dall’intera famiglia che si manifestano attraverso la

conservazione di memorie utili a perpeture e conservare il bagaglio della vita

familiare.

I miti sono asserzioni tramandate di padre in figlio o di madre in figlia che

garantiscono la continuità intergenerazionale e non sono messi in discussione o

detti i proverbi

rivisti. Fra essi si annoverano i o che rappresentano circostanze in

cui i membri della famiglia potrebbero venirsi a trovare e che spesso vengono citati

attraverso forme dialettali aventi lo scopo di rafforzarne il loro valore e perpetuarne

il mito nel tempo.

Le storie familiari sono invece aneddoti sulla famiglia che consentono la

riorganizzazione della memoria e delle conoscenze familiari

rituali

Altro aspetto importante è rappresentato dai che sono azioni che ricorrono in

tempi e luoghi prevedibili e che forniscono all’individuo un senso di identità

all’interno del gruppo . Sono azioni ripetute e stilizzate nel tempo (celebrazioni di

festività), forme di interazione quotidiana modi di salutare . La funzione dei rituali è

quella di trasmettere un’immagine della vita familiare agli estranei quanto più forte,

inoltre sono manifestazioni pregne di valori simbolici . Miti storie e rituali si

trasmettono oralmente e necessitano di discorsi di interazione per perpetuarsi nel

tempo. Ugazio ci ha parlato di polarità semantica cioè di lessici utilizzati

esclusivamente all’interno di ogni famiglia che costituiscono il fondamento

dell’intersoggettività familiare. Significati che parrebbero opposti rispetto alla

mentalità comune e che invece assumono una significatività codificata tale da

garantire alla famiglia una continuità nella comprensione pur in presenza d conflitti

Climi familiari e relazioni sociali.

Le interconnessioni fra il mondo delle relazioni familiari costituiscono un punto di

analisi importante soprattutto durante il periodo adolescenziale dei figli, laddove gli

adulti divengono figura di riferimento, una sorta di indicatore , una traiettoria

evolutiva fondamentale soprattutto oggi che la permanenza in famiglia dei giovani si

è protratta . La famiglia in un contesto di autorevolezza genitoriale svolge

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un’importante funzione di supporto nei confronti dei gruppi esterni alla famiglia. La

qualità della comunicazione è fondamentale ed evita la chiusura dell’adolescente ed

un buon approccio sociale con l’esterno. I modi di risoluzione e la gestione del

conflitto presuppongono l’esistenza di forme di mitigazione orientate a sentimenti

positivi, risoluzioni negoziate, o coercizione. Il conflitto è utile per comprendere i

rapporti fra gli individui

Gli adolescenti si riconoscono in 3 tipologie relazionali:

i prepotenti

1. che cercano visibilità fra i coetanei

i socializzati popolari

2. e visibili fra i compagni senza prepotenze

gli invisibili

3. caratterizzati da bassa popolarità e visibilità

I genitori connotano con difficoltà e non senza errori le relazioni dei figli con i loro

compagni e l’intersoggettività fatica a trovare una rappresentazione condivisa fra figli

e genitori. In quest’ottica si puo’ sostenere l’importanza di un approccio

sociocostruzionista volto all’analisi delle dinamiche relazionali interne alla famiglia,

giacchè ciascun membro ricostruisce soggettivamente la realtà oggettiva secondo il

proprio punto di vista.

La cultura della famiglia

La cultura familiare consente di trasmettere valori e modelli utili per interpretare i

significati delle azioni connesse nell’ambito del sistema familiare. Le interazioni che

in essa si verificano spiegano e guidano le decisioni . La cultura si trasmette dalla

nascita in poi in quanto i genitori supervisionano e correggono le attività dei figli

convogliandole verso competenze sociali e cognitive. All’interno della famiglia si

sviluppano diversi ruoli: i figli più piccoli acquisiscono dai più grandi una maggiore

capacità relazionale rispetto a quella dei loro coetanei mentre i fratelli maggiori sono

coinvolti come istruttori nei confronti dei più piccoli rispondendo alle loro necessità .

La famiglia non è unità sociale isolata ma inserita in un sistema sociale più

complesso , tuttavia non è semplice studiarla in un’ottica socio culturale perché gli

studiosi temono di violare la privacy della stessa. I due filoni dell’approccio

culturale si estrinsecano in 2 dimensioni:

1. lo sviluppo procede attraverso la partecipazione del bambino ad un mondo

caratterizzato da regole precise e standard comportamentali dettati dalla cultura

2. l’analisi del linguaggio prodotto nelle famiglie ed i significati che esso vuole

rappresentare nell’ambito delle pratiche quotidiane

Regole particolari e pratiche sociali in famiglia

Judy Dunn ed il suo rivoluzionario lavoro sul coinvolgimento del bambino nella vita

familiare con i genitori ed i fratelli è evocativo di un approccio psicologico sociale

mirato a dimostrare l’importanza delle relazioni interpersonali in famiglia utili per

consentire uno sviluppo sociale ed emotivo del bambino. Gli intersessi dei bambini

sono per lo più orientati nei primi anni di vita verso l’interesse soggettivo.

Il rispetto delle regole sociali da parte del bambino deriva dall’interesse di derimere i

potenziali conflitti. Già nel terzo anno di vita il bambino apprende strategie idonee a

garantire la difesa di sé stesso evitando ad esempio di contravvenire alle proibizioni

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Shotter

degli adulti. Secondo gli standard comportamentali di base acquisiti

all’interno della famiglia sono sul generis in quanto la conoscenza ed il rispetto delle

regole sociali consegue alla valutazione della propria posizione rispetto a quella degli

altri , quindi si verifica dal momento in cui i bambini acquisiscono la capacità di

regolare le proprie giustificazioni valutando le situazioni di contesto (il proprio ruolo

rispetto al ruolo altrui, le conseguenze dei genitori ad analoghe situazioni etc)

Backtin relazioni dialogiche

al riguardo ha definito la nozione di sulla base del fatto

che la conoscenza è imprescindibile dalla valutazione delle reciproche aspettative

Fra i compiti degli psicologi rientra quello di comprendere le condizioni e le

circostanze in cui si svolgono le pratiche in famiglia e negli altri luoghi della

socializzazione tra adulti e bambini . Si puo’ evidenziare che i genitori orientano i

figli verso pratiche ritenute necessarie all’ambiente (autodifesa esempio) Le pratiche

educative variano molto da contesto a contesto : le donne africane non lascerebbero

mai piangere un bambino , quelle americane si. Le donne africane ospitano i piccoli

nel proprio letto quelle americane no , si comprende quindi che le pratiche educative

di ogni famiglia non possano prescindere dai significati attribuiti dalla cultura a cui la

famiglia fa riferimento e buona parte della conoscenza delle regole sociali si

costruisce e ricostruisce nella routine conversazionale che si origina dall’interazione

con i genitori.

I discorsi in famiglia

Alla fine degli anni 80, l’indagine di Ochs produsse uno studio importante sullo

sviluppo linguistico e culturale in un villaggio delle isole Samoa : si è desunto che

fra genitori e figli l’approccio linguistico migliore è quello nel quale i genitori,

laddove i figli non si esprimano correttamente, manifestino incomprensione per

quanto dagli stessi espresso (Samoa) mentre negli stati Uniti i genitori cercano di

”indovinare” cio’ che non comprendono A Samoa i genitori stimolano verso un

approccio linguistico più chiaro.

E’ importante la ricerca condotta in Italia da Pontecorvo attuata sulla base di un

approccio etnografico volto ad esaminare i discorsi in famiglia effettuati durante le

cene. Tale ricerca ha dimostrato che i discorsi quotidiani incentivano e allargano i

punti di vista, spronano al ragionamento e ad una partecipazione interattiva., inoltre

abituano il bambino a controllare le

proprie asserzioni (accountability) tenendo conto che le proprie asserzioni possono

determinare delle conseguenze (risposte, opposizioni)

I discorsi in famiglia sono stati analizzati da altri sociologi americani con l’intento di

dimostrare che la rilevazione dei dati in una famiglia puo’ essere considerata un

elemento di distorsione del comportamento rendendo inutilizzabili i dati disponibili

(telecamera che disturba la spontaneità dei rapporti , interviste non spontanee)

Si desume che i discorsi attuati in famiglia sono basilari per la vita sociale nonché

costituiscono un luogo primario di costruzione, poiché in tale ambito si attua la

socializzazione nel linguaggio ed il riconoscimento della posizione di ciascun

partecipante. Tale contesto è caratterizzato dalla presenza di norme e valori apportati

da ciascuno.ma che sono spunto di reciproco arricchimento per tutti.

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Conclusioni

Il mutamento avvenuto nella famiglia negli ultimi decenni ed i tragici fatti di cronaca

che hanno coinvolto le famiglie negli ultimi tempi portano ad orintarsi innanzitutto

vero le responsabilità dei genitori nello sviluppo dei comportamenti dei figli ed a

domandarsi quale ruolo ricoprirà la famiglia come organizzazione sociale .

Considerare la genitorialità come una scienza o ad un’arte parrebbe far convergere

comportamentismi e psicoanalisti anche se questa concezione non consente di

superare le barriere determinate dalla flessibilità quotidiana le quali richiedono oggi

in modo sempre più pressante risposte differenziate . L’arte della genitorialità

presuppone quindi anche flessibilità nel comprendere e spiegare i comportamenti che

quotidianamente ciascun figlio mette in atto. Risulta quindi necessario saper

coniugare il sapere alla pratica,al fine di poter assolvere adeguatamente al proprio

compito.

Per studiare la famiglia occorre porre attenzione su tutte le sue componenti (padre

madre, figli, membri acquisiti per poter delineare

1. il contributo apportato da ciascun membro allo sviluppo del bambino

2. la famiglia come sistema ecologico ricostruito nella prospettiva di ciascun

membro

3. la famiglia come ambiente culturale che trasmette e ritrasmette i suoi significati

salienti nella famiglia (prospettiva socio – culturale)

4. la famiglia come sistema dinamico (relazioni complesse)

La letteratura psicologica ci dice che la famiglia non è soltanto interazione ma anche

condivisione di pratiche quotidiane basate su norme e valori culturali. determinate

anche dal cambiamento e dall’evoluzione che consegue all’evoluzione sociale

pertanto La struttura familiare cambia ed anche la sua organizzazione

quotidiana nonché nelle sue dinamiche relazionali , mentre la sua

stabilità si rinviene nei suoi miti, nelle sue storie che sopravvivono di

generazione in generazione in quanto trasmessi ai bambini fondando le

radici del sapere familiare.

La famiglia non è unità sociale separata dal resto del mondo per cui

le azioni che in essa si svolgono sono interdipendenti da azioni prodotte

in altri contesti. La interconnessione fra famiglia e mondo dei pari

richiama ad aspetti sulla percezione dei soggetti intrecciano ed

interconnettono le azioni adeguandole ai differenti ambienti di vita.

La conversazione consente la costruzione di elementi portanti di ogni

comunità socio culturale i cui significati si originano e si consolidano nel

discorso in interazione caratterizzato da scambi confronti, punti di

vista, nonché da negoziazione delle regole sociali determinanti la

graduale acquisizione di una comprensione esperta ed adulta costituente

il patrimonio comune per la vita

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CAPITOLO QUARTO: Coetanei, amici, compagni di scuola.

relazioni tra pari

Con il riferimento alle si intende un’ampia sfera di rapporti sociali

che i bambini di ogni società sviluppano sulla base del fatto che trascorrono la

maggior parte del proprio tempo con coetanei, nei contesti prescolari e nel contesto di

gioco.

Questo tipo di relazioni aprono il campo ad un vasto studio volto a mettere in luce le

potenzialità d’influenza di tali relazioni sul percorso futuro dei soggetti.

1. Breve storia degli studi sulle relazioni tra pari.

Nelle società occidentali contemporanee si è manifestato un graduale ampliarsi della

richiesta di servizi educativi per l’età prescolare (non solo da parte di genitori che non

possono farne a meno per questioni lavorative per esempio) il che testimonia la

precoce

convinzione ormai diffusa circa l’importanza di un accesso dei bambini ad

socializzazione che influenza i comportamenti

esperienze di in quanto componente

futuri.

Il ruolo di tali servizi in passato era espletato dai fratelli maggiori in modo da poter

permettere il proseguimento del percorso lavorativo dei genitori.

Agli inizi del 900 gli psicologi iniziarono a prendere in considerazione le relazioni tra

coetanei, enfatizzando l’importanza del dedicarsi alle attività di gioco quale fonte di

beneficio ed apprendimento. Poco dopo però la psicologia si spostò sullo studio degli

istinti e delle pulsioni dell’azione umana, arrivando agli anni 30 – 40 dove le

relazioni tra bambini venivano studiate prevalentemente per scopi clinici. Nonostante

i potenti influssi della teoria della psicoanalisi di Freud, che in quel periodo

riscuoteva un gran successo, molti studiosi delle relazioni sociali proseguirono il

proprio percorso, scontando a volte il prezzo d’essere considerati degli eretici. Tra

Jacob Moreno sociometrico

questi ideatore dell’approccio si oppose apertamente

alla psicoanalisi e Freud :<<Dottor Freud, io tendo a iniziare la mia analisi dove lei

termina la sua.

Lei incontra le persone nell’ambiente artificiale del suo studio, io le osservo nelle

strade, nelle loro case, nell’ambiente. Lei analizza i loro sogni, io provo ad

Moreno propose la tecnica dello psicodramma,

incoraggiarle a sognare ancora>>.

fondata sulla rappresentazione dei possibili ruoli che i soggetti faticano ad assumere

nella vita reale. Per i decenni a seguire Moreno e i suoi colleghi furono considerati ai

margini della psicologia ma continuarono a porre il focus sull’importanza delle

relazioni sociali.

Il tema dell’importanza dei pari nello sviluppo sociale è stato affrontato sia dagli

psicologi dello sviluppo psicologi sociali

che dagli ed entrambe le correnti hanno

fornito contributi importanti.

psicologi dello sviluppo

Gli con Piaget hanno dato vita ad una fruttuosa corrente di

indagine che voleva dimostrare come la cooperazione tra coetanei fosse una modalità

di regolazione sociale parallela a quella costruita nelle relazioni con gli adulti.

psicologi sociali

Il contributo degli invece risale all’immediato dopoguerra e riguarda

l’analisi delle relazioni di gruppo (tra i vari membri interni… e tra un gruppo e

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l’altro) e dalle posizioni assunte dai membri come indicatori dell’identità. I risultati di

un’analisi, condotta tra due gruppi di ragazzi undicenni, svoltasi in un campeggio

estivo in Oklahoma, rivelano che l’identità di gruppo si sviluppa senza bisogno di

incentivi esterni, né di tempi lunghi. Il semplice fatto di appartenere ad un gruppo

scatena comportamenti discriminatori nei confronti di altri gruppi.

2. Prospettive per lo studio delle relazioni tra pari. tre teorie

Le ricerche condotte sulle relazioni tra pari sono riconducibili a di

riferimento:

Prospettiva di tipo individuale:

I. mira all’identificazione e analisi del

comportamento del singolo individuo (bambino) nelle relazioni con i coetanei in

termini di popolarità, aggressività ed amicizia.

Prospettiva socio-cotruzionalista:

II. pone il focus sul concetto di “competenza

sociale” cioè la capacità di interagire efficacemente con l’ambiente al fine di

gruppo

ottenere accettazione dal e divenire popolari. In questa prospettiva

l’amicizia non viene considerata come una componente statica (che qualche

bambino possiede o meno) ma come una variabile dipendente dal contesto e che

per questo può mutare in base ai periodi e agli eventi (più o meno favorevoli

come il cambio di classe/scuola… non è detto che un bambino leader in una

classe assuma lo stesso status anche in un’altra classe)

Prospettiva socioculturale:

III. l’accento è posta sulle attività collettive che

consentono ai bambini di negoziare con gli adulti e con i coetanei. L’amicizia è

vista come una componente a diversi livelli che i bambini modificano a seconda

delle situazioni che si trovano ad affrontare.

3. Le relazioni tra pari in un’ottica individuale (Prospettiva di tipo individuale)

L’approccio sociometrico di Moreno degli anni 30 lo possiamo definire come

dinamico in quanto considerava i ruoli che le il soggetto assumeva nelle diverse

relazioni sociali da lui attivate. Parte del suo contributo venne ripresa anni dopo dagli

psicologi dello sviluppo ponendo però il focus sullo status del singolo individuo,

perdendo così tutta la dinamicità che portava con sé la teoria originale.

3.1 Popolarità e prepotenze tra coetanei

Ricerche hanno concordato nel dare queste definizioni generali per:

bambini popolari come estroversi socievoli e non aggressivi

bambini rifiutati come poco capaci di interagire con i compagni spesso asociali ed

aggressivi

bambini ignorati come timidi poco aggressivi e poco sicuri si sé.

La letteratura sul fenomeno delle prepotenze ha definito:

bullo come colui che perpetra azioni di violenza (soggetti prepotenti che hanno

• elevata considerazione di sé, mediamente più robusti dei propri compagni)

vittima come colui che subisce le violenze (soggetti sensibili, insicuri e con

• poca autostima)

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bullismo

Perché si possa parlare di sono necessari due elementi:

1 asimmetria della relazione: in termini di

corporatura fisica (il bullo mediamente più forte) e

controllo

possibilità di della situazione

2 volontà di prevaricazione

Non rientrano in questa categoria i litigi tra compagni di pari età e robustezza o tra

pari che abbiano lo stesso livello di aggressività.

Queste ricerche hanno messo in luce quanto il fenomeno sia diffuso e dimostrano che

i bambini vittimizzati sviluppano con la crescita problemi di adattamento e

comportamentali. Ciò che le ricerche non chiariscono è se sono le caratteristiche dei

bambini rifiutati a portare all’allontanamento da parte dei compagni o

l’allontanamento stesso a creare tali caratteristiche nei soggetti.

Aggressività e rifiuto non sempre sono variabili che si riscontrano simultaneamente

(infatti ci sono bambini aggressivi che non sono rifiutati e bambini rifiutati che non

sono aggressivi).

bambine

Nelle l’aggressività non risulta essere una componente deviante prevalente

ansia difficoltà scolastiche.

mentre si viene a manifestare e

Il quadro su aggressività e rifiuto rimane ancora complesso da affrontare e non del

tutto chiarito.

3.2 Amicizia e ritiro sociale

In una prospettiva incentrata sull’individuo, l’amicizia viene considerata come una

variabile che alcuni soggetti possiedono e altri no. Uno studio successivo rileva che i

bambini popolari sono più capaci a mantenere relazioni amicali stabili con gli ex

compagni (anche nei 3 anni successivi) a differenza dei bambini rifiutati. Altre

ricerche ci dicono che fino ai 5-6 anni bambini popolari possono avere legami sia

all’interno che all’esterno del proprio status, mentre crescendo tendono a non

scegliere i compagni rifiutati. Ancora una volta ciò che non risulta chiaro è se un

bambino è scarsamente accettato dai compagni perché sta da solo o invece sta da solo

perché non è gradito.

il rapporto tra rifiuto ed sviluppo

Per spiegare esiti maladattivi dello Salzer Burks,

Dodge e Price propongono 4 modelli possibili: evento traumatico

1) Il primo considera ogni esperienza come un possibile

che ha effetti a lungo termine sullo sviluppo della personalità

effetti cumulati

2) Il secondo si fonda sulla possibilità di di ogni episodio di

rifiuto. Tanto più un bambino è esposto al fenomeno, maggiore sarà entità

delle conseguenze future soglia

3) Il terzo prevede la presenza di una oltre la quale si potranno avere

esiti negativi. Chi è soggetto a sporadiche esperienze negative / forme di

rifiuto non svilupperà problemi razionali.

effetti temporanei

4) L’ultimo modello prevede degli in riposta a eventi

negativi. Il rifiuto produce difficoltà solo per un periodo limitato.

Una ricerca condotta per 9 anni su 300 bambini ci indica che il modello che si è

rivelato più idoneo per spiegare i problemi relazionali che i soggetti sviluppano

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soglia

alcuni anni dopo le esperienze di rifiuto è quello che fissa una (terzo modello)

oltre la quale il rischio di tali problematiche aumenta.

E’ interessante vedere come tale modello non sia invece applicabile alle bambine, per

le quali nessun modello si è rivelato convincente. Le bambine sembrano non risentire

della scarsa accettazione dei compagni. Sembrano più inclini a puntare su piccoli

gruppi talvolta composti anche solo da una sola relazione amicale forte. Questo le

rende meno soggette alle conseguenze del rifiuto.

I risultati ottenuti dalle ricerche condotte in questa prospettiva presentano però due

grossi limiti:

1. l’assunzione del singolo individuo come unità d’analisi e conseguentemente la

scarsa attenzione alle componenti di gruppo

2. il facile ricorso a modelli di tipo deterministico che proprio per la loro linearità

molte volte non risolvono tutti quei dubbi che sorgono invece ogni qualvolta si

affrontano temi complessi come quello delle relazioni tra pari

4. La competenza sociale nel gruppo dei pari (Prospettiva socio-

cotruzionalista)

socio-costruzionalista

Nella prospettiva è il gruppo ad essere l’unità d’analisi.

Opponendolo all’approccio sociometrico, Kindermann propone di utilizzare un

modello che tenga conto di vari aspetti sociali del contesto che caratterizza il gruppo:

ampiezza, età dei componenti, composizione in termini di genere…

L’aggressività nel gruppo viene vista non necessariamente come una rottura delle

relazioni sociali ma quanto un’occasione di apprendimento delle regole di

comportamento e controllo di sé e degli altri.

Una ricerca condotta su episodi di prepotenza nelle scuole medie ha messo in mostra

come nella seconda classe vi sia un picco di aggressività. Questo viene spiegato dal

fatto che è l’unica classe caratterizzata da una condizione di forza in quanto non

prevede una transizione di ruolo (in prima si è primini, in terza si dovrà passare alle

superiori).

Secondo la prospettiva s-c il successo relazionale non dipende tanto dalla personalità

dell’elemento quanto dalla capacità di monitorare le proprie azioni e coordinarle con

quelle altrui.

4.1 La sincronia delle relazioni fra pari

Laursen e Adams affrontano nello specifico la tematica del conflitto tra adolescenti e

sulle strategie che i soggetti attivano per risolverlo. Ricerche hanno evidenziato che

gli adolescenti di volta in volta tengono conto di una serie di elementi contestuali

(importanza della relazione, grado di coinvolgimento ecc…) nel giungere ad una

decisione sulla risoluzione della controversia.

Per studiare le componenti del contesto, Cohen e colleghi hanno utilizzato l’analisi

del comportamento dei bambini di scuola elementare. Sulla base dei risultati questi

studiosi affermano che la scuola presenta caratteristiche mutevoli dipendenti ad

esempio dal grado di controllo degli insegnanti sugli alunni.

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Importante da considerare è la nozione di clima di classe. Una recente ricerca mostra

che i bambini definiti come aggressivi ad inizio anno mutano a seconda del clima in

cui si trovano.

Coloro che si trovano in una classe di soggetti iperattivi mantengono lo stesso livello

di aggressività mentre quelli inseriti in contesti più tranquilli ottengono punteggi di

aggressività molto inferiori negli anni successivi.

bambini “gregari”

Un’altra ricerca interessante ha mostrato che quelli cioè che si

riorganizzazione

univano alle iniziative sviluppate dai compagni, in seguito ad una

scolastica (cambio di classe/scuola) si sono trovati a non poter più contare sulle

attività “pronte” sviluppate dai compagni. Come conseguenza hanno dovuto prendere

più attivi.

iniziativa autonomamente, diventando assai

bambini “leader” maggiori difficoltà

I hanno invece mostrato in quanto si sono

presto accorti di non poter esigere dai compagni l’adesione alle proprie iniziative.

le abilità relazionali

Questi risultati sfidano le conclusioni che definivano e di status

natura dinamica

come statiche. Al contrario è possibile evidenziare la di tali

relazioni.

4.2 La scuola come sistema ecologico

In uno dei primi studi della scuola come sistema ecologico, Coleman era giunto ad

dimensione della comunità

affermare quanto la sia un elemento che ha un forte

influsso sulle relazioni. Tanto più è piccola la comunità, tanto maggiore è la

probabilità che tutti frequentino la stessa scuola. Le conseguenze di una scarsa

accettazione in questo caso si fanno più gravi dato che le possibilità di rapporto con

un gruppo esterno alla scuola è basso.

del gruppo

L’ampiezza (componenti della classe) è un altro fattore che influisce.

Nei gruppi ampi, i bambini con attaccamento di tipo ansioso, tendono a mettere in

atto maggiori comportamenti di disturbo e a faticare con il lavoro a casa.

degli spazi

L’organizzazione è la terza variabile che influisce sulle dinamiche

sociali. Studi su bambini di 3/5 anni mostrano che sono diversi gli elementi che

intervengono sull’andamento delle attività, quali:

l’area di gioco ed il suo contenuto (simbolico e cognitivo, solitario o collettivo)

• i movimenti degli adulti

• il numero di bambini presenti nelle varie aree

Studiare le relazioni tra pari utilizzando come unità di misura il gruppo e non i

singoli individui significa tenere conto di fattori situazionali, spesso dipendenti dal

contesto ecologico in cui i bambini si trovano ad operare.

E’ possibile tuttavia allargare ancora la lente d’ingrandimento andando a considerare

il contesto socioculturale che dota di significato le pratiche quotidiane dei bambini.

5. Le culture dei pari (Prospettiva socioculturale) significati

L’obiettivo di questa prospettiva è quella di riuscire a comprendere i che le

per i bambini

relazioni tra pari assumono stessi nel loro contesto storico-socio-

culturale. Il mondo dei pari ha regole che posso sembrare le stesse di quelle degli

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adulti ma non è così. Cosa significa per i bambini stare con i propri compagni? Come

vengono vissute e gestire le situazioni di gioco amicizia, conflitto e rifiuto che

quotidianamente si presentano. Porsi questi quesiti è il compito degli studiosi

socioculturale.

dell’approccio

E’ una prospettiva dinamica fatta di continue costruzioni e ricostruzioni di momenti

collettivi che hanno un potente effetto emotivo sul presente dei bambini. L’amicizia

si articola come un processo dinamico della crescita umana che si snoda nelle attività

quotidiane all’interno del contesto scolastico. Le ricerche condotte in questa direzione

prendono in considerazione una serie di vincoli strutturali legati all’organizzazione e

alle specifiche attività che si svolgono in un determinato contesto socioculturale

(quali per esempio: le caratteristiche dei compagni, il numero di maschi e

femmine disponibili come amici, lo spazio a disposizione, la rete di controllo degli

adulti, le idee degli adulti sull’amicizia tra bambini). Una chiara distinzione tra

questo modo di vedere le relazioni tra pari e le precedenti prospettive risiede dunque

nella costante attenzione data all’interpretazione delle pratiche sociali.

5.1 Giochi ed amicizie nella cultura dei bambini.

I giochi prodotti dai bambini assolvono principalmente tre funzioni:

il piacere della condivisione delle attività collettive

• fronteggiare i sentimenti di confusione e paura tipiche del mondo

• dell’infanzia

aggirare le regole imposte dagli adulti

Adottando questo modo di considerare lo sviluppo sociale, l’amicizia assolve

soprattutto a funzioni di integrazione (accedere al gioco, creare solidarietà e fiducia

reciproche, proteggere lo spazio d’interazione). I temi che ricorrono nella routine di

gioco sono la condivisione ed il conflitto.

Condivisione come piacer di mettere in comune qualcosa/qualche situazione.

• Conflitto come opposizione che può nascere da:

• contrasto su un’idea/opinione/situazione

o proteggere spazio interattivo

tentativo di uno (cercando d’ostacolare

o l’ingresso di uno o più partecipanti considerati di disturbo. Non si tratta

di un atto egoistico quanto di un’azione che nasce tentativo di

prolungare il più possibile quella in corso basata sulla consapevolezza

della fragilità delle occasioni di interazione)

Condivisione e conflitto hanno entrambe una funzione volta al raggiungimento di un

senso di comunità e di collettività.

La definizione di amicizia vista dal punto di vista dei bambini assume forme e

significati nuovi e diversi che diventano più complessi con gli anni. In una recente

ricerca è stato rilevato che al termine del triennio della scuola dell’infanzia, l’intero

gruppo di bambini si mostra compatto e coeso senza importanti differenziazioni di

status e genere.

questione dell’identità di genere argomento interessante

La spesso diventa un all’interno della cultura

nelle discussioni tra coetanei già nell’età prescolare quando

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienza dell'educazione e della formazione (MESSINA, NOTO)
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vipviper di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO SOCIALE e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Prestano Claudia.

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