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Psicologia dello sviluppo sociale

Capitolo 1-2

Lo sviluppo sociale

Lo sviluppo sociale è una particolare area di studio che si trova al crocevia fra due discipline: psicologia dello sviluppo e psicologia sociale. Fino agli anni '60 vantavano entrambe tra i temi più importanti quello relativo alle relazioni del bambino con gli altri, ma sostenendolo in maniera diversa.

  • Per la psicologia dello sviluppo l’accento veniva posto sulla progressione individuale delle capacità sociali e sulle competenze tipiche dei diversi momenti dello sviluppo.
  • Per la psicologia sociale, invece, l’oggetto di studio era il processo di socializzazione, nel corso del quale il bambino incompetente, attraverso l’imitazione degli adulti, raggiunge le capacità necessarie per inserirsi nel mondo sociale; l’accento era posto sulle influenze, tramite premi e punizioni, che determinavano l’acquisizione da parte del bambino di modelli di comportamento adeguati.

Oggi questa distinzione non esiste più, le grandi teorie come la psicoanalisi o il comportamentismo sono state sostituite da modelli teorici di portata più ridotta, mirati all’analisi di specifici ambiti di indagine o a periodi evolutivi ristretti.

Prospettive di studio

Le prospettive di studio dello sviluppo sociale possono essere riassunte in quattro categorie:

  • La prima di tipo innatista;
  • La seconda che punta sul ruolo dell’esperienza concreta come costruzione individuale della realtà;
  • La terza è fondata su presupposti sociocostruzionisti nello sviluppo umano, che trovano nelle prime interazioni sociali fra la madre e il bambino, il formato primario sulla base del quale in seguito il bambino costruirà le relazioni con le altre persone;
  • La quarta è la prospettiva socioculturale, che mette in primo piano la forza degli strumenti linguistici e culturali per la comprensione delle azioni umane.

Chi, o che cosa, rende una persona ciò che è? Chi è responsabile delle strade intraprese dal bambino per diventare grande? È una delle domande che è al cuore della psicologia dello sviluppo. Se guardiamo una foto di un bambino ritratto insieme alla sua famiglia, potremmo sorridere, ma comunque dedicheremo poco tempo all’osservazione di questa foto; se invece guardiamo la foto di un bambino con la sua famiglia e ci viene detto che quel bambino è Hitler, o Freud, o che sia il figlio di Mead, certamente saremmo più attratti e incuriositi e cercheremo di osservare nel volto, o nella postura che assumono rispetto alle altre persone ritratte i predomini dello sviluppo di grandi personalità.

Per questo motivo è interessante anche leggere le biografie di personaggi che in qualche modo sono passati alla storia. In una conferenza il matematico e fisico Hofstadter usò l’espressione “retrospezione percettiva” per indicare il processo di ricostruzione degli eventi che imprimono una svolta alla vita umana. Nel suo caso, il fatto che si fosse avvicinato alla fisica secondo lui era collegato ad un evento accaduto a circa 20 anni, quando vide, nello studio di un fisico, una rappresentazione del quadro "Day and Night".

Oppure lo psicologo Brofenbrenner, che ricostruisce il suo interesse per la psicologia nei discorsi che aveva sentito da bambino a casa sua fra amici di famiglia, dottori, intellettuali che esaltavano il più grande psicologo dei suoi tempi Vygotsky. Quindi contano molte cose nello sviluppo e nelle cause degli esiti dello sviluppo. Certamente si tende a cercare le cause quando le persone sono cresciute piuttosto che durante il corso stesso dello sviluppo; ad esempio, potremmo rintracciare le ragioni dell’esuberanza di nostro figlio quando sarà cresciuto, nel fatto di essere il secondogenito, di aver avuto un fratello che l’ha sempre costretto a lottare per trovare una propria collocazione.

Capitoli da 3 a 7

Le capacità sociali

Le capacità sociali, nell’uomo, sono all’opera nella vita quotidiana, fatta di continui scambi che veicolano norme, valori condivisi dal gruppo di appartenenza. Emiliani dice che la vita quotidiana costituisce il luogo che garantisce sicurezza, il luogo in cui i gesti e le parole acquistano significato e diventano elementi costitutivi delle relazioni sociali.

Il bambino che cresce vive in un luogo protetto, la sua vita quotidiana, in cui prende possesso delle nuove competenze attraverso la routine. Questo processo è reso possibile da alcune caratteristiche principali:

  • La ripetitività dei gesti, che rende abituali i comportamenti e li rende stabili e prevedibili.
  • La familiarità della vita sociale.
  • L’intersoggettività che implica la condivisione dei significati dei gesti.
  • L’organizzazione in un sistema ordinato di regole e norme.

Teorie della vita sociale

Tra i principali autori che hanno posto al centro delle loro teorie la vita sociale, con il linguaggio e la cultura sono:

  • Vygotsky nasce nel 1896 nella Russia zarista, dove vive sino alla sua morte nel 1934. Dobbiamo tener a mente che il suo lavoro fu condizionato dall’ambiente culturale del suo paese, con il grande progetto sovietico, basato sui principi marxisti-leninisti.
  • Bruner nasce nel 1915 da una famiglia di ebrei tedeschi a New York. Il suo lavoro intellettuale inizia dopo la morte di Vygotsky. Inizia a lavorare quando in America, dopo il comportamentismo, si stava preparando l’avvento del cognitivismo.

Quindi capiamo che i due autori sono vissuti in contesti culturali ed epoche diverse, anche se il secondo ha studiato e preso ispirazione dal lavoro dell’autore russo. Tuttavia però entrambi condividono alcuni presupposti importanti per una psicologia dello sviluppo che pone al centro la vita sociale. La vita mentale si esprime nell’interazione con gli altri. Il linguaggio è uno strumento che serve all’uomo per costruire e condividere i significati. E infine lo sviluppo culturale del bambino ha la sua origine nella collaborazione e apprendimento.

La rivoluzione cognitivista

Per Bruner la psicologia è una scienza della mente, idea che caratterizza fin dall’inizio la sua teorizzazione. Dobbiamo ricordare che i suoi primi lavori, dopo gli anni '40, sono condotti in un periodo storico che risentiva ancora dello scenario comportamentista e allo stesso tempo lo studioso era proiettato verso il nuovo clima culturale connotato in senso cognitivo.

Lavorando nell’ambito della percezione e delle immagini, Bruner iniziò applicando la metodologia tipica della ricerca sperimentale (studi di laboratori su animali) ad esperienze di ricerca in senso cognitivo. Quindi già negli anni '50 Bruner ha già avviato la prima rivoluzione cognitiva, che era il suo tentativo di definire il significato come il concetto centrale per la psicologia. Cioè ciò che interessava non erano gli stimoli e le risposte, non il comportamento osservabile, ma la rivoluzione cognitiva poneva al centro dei suoi interessi le attività simboliche che gli esseri umani utilizzavano per costruire e attribuire un senso alla realtà esterna e alle proprie azioni.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AnnaSJ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Russo Emanuele.
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