Psicologia dello sviluppo sociale
Capitolo 1: Comprendere lo sviluppo sociale
La psicologia dello sviluppo sociale si occupa della capacità dell’individuo di instaurare relazioni con altre persone. Si tratta di uno dei primi compiti che compare durante lo sviluppo ed è uno dei più importanti, poiché si sviluppa nel contesto sociale e dura tutta la vita. Studiare lo sviluppo sociale significa collocarsi a cavallo tra la psicologia sociale e la psicologia dello sviluppo (es. le influenze del gruppo sullo sviluppo individuale) facendo sì che metodologie e approcci di entrambe le discipline si fondano per farne un punto di forza, rendendo possibile la comprensione di come il bambino realizza la sua natura di essere sociale. È importante mantenere un approccio che vada a integrare più teorie (eclettico/pluralista) riguardante lo sviluppo sociale, poiché sarebbe impossibile spiegare un fenomeno così complesso utilizzando un unico modello.
Lo sviluppo sociale è un percorso che non si conclude mai, attraverso cui la persona entra a far parte di diversi ambienti socio-culturali, grazie a due processi:
- Apertura e partecipazione alle relazioni: ciò fa sì che si sviluppi un senso di attaccamento, interesse e appartenenza verso altri individui e gruppi di appartenenza.
- Acquisizione e mantenimento della propria differenziazione dagli altri: ciò passa attraverso la costruzione della propria identità.
Nota bene: tale processo richiede e produce tre domini: competenza, consapevolezza e conoscenza sociale.
Competenza sociale
Essa si riferisce a manifestazioni comportamentali direttamente osservabili che mostrano una certa abilità dell’interagire, nel relazionarsi con gli altri, creare amicizie e raggiungere i propri obiettivi sociali, esprimendosi in modo adeguato anche in base ai diversi contesti. Però, ha anche una dimensione più legata al pensiero sociale che all’azione, come la capacità di elaborare correttamente le informazioni sociali, risolvere problemi sociali e gestire le proprie emozioni. In ogni caso, non va considerata come un tratto individuale e interno al bambino, ma come un qualcosa che emerge dalle interazioni con gli altri esseri sociali.
Abbiamo quattro approcci diversi che spiegano la competenza sociale:
- È un insieme di abilità desiderabili, anche se non è facile identificare tali qualità, secondo Rubin, Bukowski e Parker che integrano sia elementi interni che esterni: comprende emozioni e intenzioni altrui, astrarre informazioni sulla persona con cui si sta interagendo (interessi, opinioni, caratteristiche), trovare mezzi per iniziare e mantenere interazione, comprendere conseguenze proprio comportamento, agire positivamente e altruisticamente, formare giudizi morali maturi, esprimere emozioni in modo appropriato, inibire comportamenti negativi, comunicare in modo chiaro, prestare attenzione alla comunicazione altrui.
- Un altro modo di intendere la competenza sociale è riferirsi allo status sociale, cioè riferirsi alla posizione del bambino nei gruppi (isolamento o popolarità), anche se si tratta di un approccio molto criticato.
- Analisi della qualità delle relazioni interpersonali, con adulti e coetanei e in che modo egli le instaura. Anche se, quando si stabilisce una relazione diadica bisogna pensare al contributo di entrambe le parti, quindi non è facile comprendere il livello di competenza sociale di un singolo individuo.
- Approccio funzionale secondo cui la competenza sociale si basa sulla capacità del bambino di raggiungere il risultato desiderato e dalle risposte degli altri al comportamento del bambino stesso. Un esempio è il modello dell’elaborazione delle informazioni sociali in cui il livello di adattività di un comportamento dipende anche dalla valutazione di tale comportamento da parte dell’ambiente.
Nota bene: quando si parla di competenza sociale bisogna tenere conto delle variabili culturali che vanno a influenzare il tipo di relazioni sociali che si esperiscono durante l’infanzia, anche all’interno della stessa cultura, vi sono delle minoranze che vivono interazioni diverse o anche attuare strategie diverse per raggiungere i loro obiettivi sociali.
Consapevolezza sociale
L'acquisizione da parte del bambino di consapevolezza di sé e degli altri. Facciamo riferimento alla comprensione delle emozioni, bisogni e stati mentali altrui, lo sviluppo della propria identità (genere, ruolo, etnica…). La consapevolezza sociale porta a riconoscersi sia individui indipendenti sia membri di un gruppo di appartenenza. Rientrano in questo filone la teoria della mente, il role-taking, gli stereotipi e pregiudizi, l’empatia e lo sviluppo dell’identità di genere e preferenze etniche.
Conoscenza sociale
Apprendimento delle regole che governano le relazioni interpersonali, per esempio le regole morali, le convenzioni sociali, la comprensione del mondo del lavoro, della politica, della concezione di amicizia, le categorie sociali e molto altro. Per l’acquisizione delle regole è fondamentale il gioco sociale in cui si assume un ruolo e ci si comporta coerentemente a esso ed è importante per lo sviluppo della capacità di role taking. Infatti, il gioco funge da palestra sociale in cui il bambino può sperimentare vari ruoli così da riuscire a integrare più punti di vista, collaborare per un obiettivo comune e conoscere le regole sottostanti a vari tipi di interazioni. Anche dei giochi in cui bisogna rispettare delle regole sono fondamentali per l’acquisizione di esse, nonché della capacità di cooperare e competere.
Prospettive teoriche sullo sviluppo sociale
Lo sviluppo sociale è un processo complesso in cui entrano in gioco caratteristiche biologiche e psicologiche individuali che interagiscono con l’ambiente sociale. Si tratta di una continua interazione tra individuo biologicamente predisposto all’interazione sociale, e l’ambiente circostante. Infatti, la valutazione dello sviluppo sociale deve basarsi necessariamente su un modello contestualista dello sviluppo del comportamento umano che conferisce al bambino un ruolo attivo. Infatti, il bambino adotta delle strategie comportamentali per realizzare la sincronia interpersonale, cioè il coordinamento tra i suoi comportamenti e quelli degli altri. Anche Lewin sosteneva che il comportamento dell’individuo dipendesse dall’interazione con l’ambiente e i modelli più recenti si soffermano su come varia il comportamento al variare del tipo di contesto e le modalità di interscambio con esso.
La parola ambiente ha tre diverse accezioni:
- La situazione contingente: la circostanza specifica, con specifico tempo, spazio e relazioni, in cui il soggetto si trova ad agire in un dato momento. Il modo di agire dipende dalle caratteristiche di questa situazione. Ogni situazione contiene delle informazioni che aiutano il bambino a scegliere i comportamenti da attuare, cercando di cogliere e interpretare in modo corretto le informazioni così da usarle in modo appropriato.
- Ambiente prossimale: riguarda il luogo in cui ogni situazione di interazione quotidiana prende forma (es. casa, scuola, quartiere…) ovvero luoghi in cui il bambino può sperimentare nuove relazioni con coetanei e non, stando a stretto contatto con loro e esperire nuove forme relazionali.
- Ambiente distale: ambiente totale, contesto più ampio in cui sono inseriti gli ambienti prossimali che sono influenzati da esso e dalle sue caratteristiche fisiche, economiche e socio-culturali.
Vari tipi di approcci
1. Approccio interazionista
Abbiamo tre approcci distinti nel tema della relazione individuo-ambiente:
- Modelli a causalità diretta: i modelli che adottano questo approccio unidirezionale persona-ambiente affermano che ambiente e individuo sono entità separate e che l’individuo è oggetto delle influenze dell’ambiente (causalità unidirezionale). Per esempio il comportamentismo e la psicanalisi classica.
- Interazionismo classico: come la teoria di Lewin, si tratta di un’interazione bidirezionale individuo-ambiente, quindi un’influenza reciproca.
- Interazionismo moderno: lo sviluppo è una continua interazione tra individuo e ambiente. In esso le componenti mentali, biologiche e comportamentali dell’individuo interagiscono continuamente con le componenti fisiche, sociali e culturali dell’ambiente.
2. Teoria ecologica
Si tratta di una teoria molto influente proposta da Brofenbrenner e si basa sull’idea che l’individui e l’ambiente siano sistemi che si influenzano mutualmente. Il processo di sviluppo e adattamento del bambino dipendono da caratteristiche individuali, ma soprattutto dalla relazione con gli ambienti con i quali avviene un continuo scambio reciproco. L’ambiente viene descritto secondo il modello “a matrioska” ovvero formato da più strutture e lo sviluppo è il prodotto di questi molteplici ambienti e delle relazioni tra essi:
- Microsistema: dimensione più vicina alla realtà quotidiana della singola persona, composto da attività, ruoli e relazioni, un setting con specifiche caratteristiche fisiche. Sono tutti quei contesti in cui il bambino agisce in prima persona ed entra in relazione diretta con gli altri (es. famiglia, scuola, amici, gruppo sportivo/scout…). Secondo la teoria ecologica è interessante studiare come il bambino influenza le caratteristiche del microsistema e come le modalità di interazione reciproca si modifichino nel tempo, come per esempio la relazione madre-bambino o lo sviluppo dell’attaccamento.
- Mesosistema: si tratta di due o più microsistemi in relazione tra loro, ovvero si crea quando dei microsistemi entrano in relazione anche in assenza del bambino. Il bambino sarà influenzato da ciò che accade nel mesosistema anche se non sempre partecipa attivamente in esso. (es. relazione scuola-famiglia).
- Esosistema: ancora più distante dalla diretta esperienza del bambino, infatti non può parteciparvi attivamente ma influenzerà il suo microsistema. (es. ambiente di lavoro del genitore).
- Macrosistema: costituito dall’insieme di strutture culturali, sociali, politiche e organizzative che influenzano gli ambienti dell’individuo tramite norme, credenze, valori e rappresentazioni sociali. (es. stili genitoriali influenzati dalla cultura di appartenenza).
Nota bene: secondo Brofenbrenner è importante considerare la dimensione temporale, facendo riferimento a tutti i cambiamenti sociali, psicologici e biologici che avvengono nel tempo.
3. I modelli transazionali
Secondo tali modelli lo sviluppo è un percorso in cui elementi esterni (ambientali) e interni si combinano e influenzano traiettorie evolutive in termini di adattamento/disadattamento sociale. Quindi, i risultati evolutivi sono il risultato del reciproco rapporto individuo-ambiente che va avanti nel tempo, in un processo dinamico e continuo. La novità si trova nella grande enfasi sull’influenza che il bambino esercita sull’ambiente, quindi l’ambiente non è indipendente dal bambino. A questo proposito vanno considerati i fattori di rischio e di protezione che secondo questi modelli interagiscono nel corso dello sviluppo influenzandosi a vicenda, essi possono aggravare o migliorare il processo di sviluppo.
Inoltre, secondo questo modello il ruolo dei diversi fattori dipende anche dalla durata dell’esposizione del bambino ad essi, per esempio una condizione di disagio familiare prolungata può produrre più effetti negativi nello sviluppo, rispetto ad un singolo episodio, a questo proposito si possono distinguere:
- Avvenimenti episodici identificabili: morte di un genitore, ospedalizzazione, separazione dei genitori, nascita di un fratello…
- Situazioni croniche: insufficienza socio-economica, abuso di sostanze da un genitore, condizione di disagio familiare…
- Situazioni che hanno effetti prolungati: prematurità, effetti teratogeni di condizioni materne prenatali (abuso alcol/sostanze)…
4. L’approccio socio-cognitivo
Facciamo riferimento al modello dell’elaborazione dell’informazione sociale, proposto da Dodge in riferimento al comportamento aggressivo, ma in realtà descrive il processo di elaborazione degli indici sociali (segnali comunicativi, emotivi e azioni) presenti in tutte le situazioni quotidiane, nonché il processo che porta alla scelta e messa in atto di un comportamento. Il modello SIP considera l’elaborazione delle informazioni in sei fasi:
- Codifica dello stimolo sociale: il bambino seleziona gli stimoli sociali attorno a lui.
- Interpretazione dello stimolo: forma una rappresentazione sociale su di essi, gli dà significato.
- Definizione degli obiettivi: che si vogliono perseguire nel corso dell’interazione e che la guideranno.
- Ricerca e generazione di una risposta: tra quelle immagazzinate nella memoria a lungo termine o ne genera di nuove.
- Scelta della risposta: avviene in base a diversi fattori, come appropriatezza, aspettative ed efficacia.
- Messa in atto della risposta: azione che chiude il processo e stimola un feedback da parte dell’altro ovvero un’informazione di ritorno sull’appropriatezza e l’efficacia dell’azione messa in atto da parte del bambino.
L’individuo può mettere in atto comportamenti di salvaguardia delle relazioni interpersonali così da essere accettato dall’interlocutore, ma può anche mettere in atto azioni per raggiungere fini personali indipendentemente dalle ricadute sulle relazioni con gli altri. In ogni caso, le azioni sono sempre contestualizzate in base ad una situazione specifica che ha caratteristiche e regole proprie, che possono essere elaborate dal bambino in modo differente di volta in volta. Tuttavia, possiamo dire che il modello non considera sufficientemente il ruolo delle emozioni e della moralità, infatti per esempio, la scelta di un determinato comportamento può essere determinata anche dal tipo di legame affettivo con il partner dell’interazione portando l’individuo ad agire in modo diverso poiché influenzato dalle emozioni, oppure per salvaguardare il proprio stato emotivo interno.
5. Prospettiva evoluzionista
Lo studio dei meccanismi genetici e biologici che governano lo sviluppo delle competenze sociali e cognitive comuni a tutti gli esseri umani e dei processi epigenetici (interazioni geni-ambiente) che adattano queste competenze alle condizioni locali.
I principi base:
- Le caratteristiche che si sono evolute nella specie derivano dall’interazione geni-ambiente nel corso del tempo.
- Lo sviluppo è vincolato sia da fattori genetici che ambientali, infatti il bambino alla nascita eredita dei meccanismi dominio-specifici che condiziona poi l’adattamento e l’apprendimento, che gli permettono di elaborare le informazioni in aree come l’attaccamento, la reciprocità, la dominanza sociale.
- Il bambino necessita di un lungo periodo per comprendere la complessità dell’ambiente sociale umano.
- “Adattamento differito” cioè molti aspetti della fanciullezza servono a preparare la strada verso la maturità, per esempio l’attività del gioco permette al bambino di acquisire molte abilità sociali necessarie alla cooperazione e competizione, non solo durante l’infanzia ma anche negli anni a seguire.
- “Adattamenti condizionali”: ovvero l’elevato grado di plasticità dei bambini e capacità di adattarsi a contesti differenti. Essi sviluppano strategie cognitive e comportamentali differenti in base all’ambiente in cui si trova a crescere. Per esempio, il grado di supporto genitoriale durante l’infanzia influenzerebbe il comportamento da adulti.
I metodi di ricerca
I principali metodi che si usano per comprendere lo sviluppo sociale, così da raccogliere informazioni e costruire modelli teorici.
- Osservazione: uno dei metodi privilegiati per lo studio del comportamento sociale infantile, il ricercatore osserva i comportamenti spontanei dal bambino mentre interagisce con un adulto o un coetaneo. Vi sono diverse forme di osservazione: naturalistica (si vedono i comportamenti così come accadono in natura e l’osservatore passa in osseravato così da non condizionare), controllata o partecipante (condotta in laboratorio in cui lo sperimentatore agisce sull’ambiente per ottenere i comportamenti che vuole studiare e fornisce degli stimoli come per esempio materiali e giocattoli).
- Intervista/questionari: attraverso una serie di domande si ottengono informazioni circa pensieri, comportamenti e convinzioni del bambino. L’intervista è in forma orale, mentre il questionario scritta. I questionari possono essere self-report quando viene chiesto di dare informazioni riguardante se stessi, facendo quindi un’autovalutazione, in altri casi le domande possono essere fatte a persone che conoscono bene il bambino per ottenere informazioni su di lui. In altri casi, si possono attuare approcci più qualitativi, come per esempio il focus group, in cui si ottengono informazioni circa un determinato argomento in una situazione abbastanza strutturata da un moderatore.
- Tecniche socio-metriche: strumenti solitamente usati per analizzare le relazioni interpersonali dei bambini in un gruppo. Esse si avvalgono delle nomine dei pari che i bambini eseguono in base a specifiche domande riguardante i compagni che riguardano per esempio la simpatia, l’amicizia o abilità possedute da essi. Per esempio viene chiesto di nominare quali sono le compagne/i che piacciono di meno o con cui si ama giocare. Da queste risposte positive e negative è possibile comprendere lo status sociale di ciascun bambino all’interno della classe e formulare una mappa del gruppo in cui si identificano le relazioni interpersonali, così da avere una visione completa del gruppo e vedere per ciascun bambino la posizione ricoperta così da evidenziare eventuali sottogruppi e le loro strutture.
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