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Manuale di psicologia dello sviluppo: storia, teorie e metodi

Lo sviluppo cognitivo, affettivo e sociale nel ciclo di vita (Ada Fonzi)

Parte 1. Storia, teorie e metodi della psicologia dello sviluppo

La storia: le origini della psicologia dello sviluppo

Due discipline che riguardano il bambino:

  • Pedagogia (ha oltre 200 anni di storia, già dalla Grecia classica)
  • Psicologia dello sviluppo (prime ricerche scientifiche a fine 800)

Esiste l'idea che sia facile conoscere infanzia e adolescenza perché tutti gli adulti hanno avuto un'esperienza diretta di quei periodi di vita. Tuttavia, da molto tempo si sono messe in luce le forti e precoci differenze che esistono tra gli individui, che impediscono di generalizzare le esperienze personali, portando a una graduale presa di consapevolezza delle difficoltà metodologiche e all'introduzione di modalità di ricerca volte a evitarle.

Il primo a rendersi conto della specificità del mondo mentale del bambino è Stanley Hull, che paragona il mondo mentale del bambino a un continente sconosciuto, che nessuno aveva cercato di esplorare per coglierne gli aspetti specifici. L’adulto che osserva il bambino tende a considerarlo molto simile a sé, attribuendo ciò che dice o fa a un significato conforme al suo modo logico di pensare, senza cogliere incoerenze, contraddizioni e il carattere scarsamente definito del pensiero infantile.

Tra il 1890 e il 1920, Hull dedica numerose ricerche alle credenze e agli atteggiamenti del bambino su vari aspetti del mondo animato e non, ai loro comportamenti, vita cognitiva, emozioni e formazione della personalità. Tuttavia, il metodo usato non garantiva l'attendibilità dei dati poiché non osserva direttamente i bambini, ma si serve di ricordi infantili di adulti e osservazioni raccolte da genitori e insegnanti. Nonostante ciò, ha il merito di aver aperto un nuovo campo di indagine e raccolto dati che hanno permesso riflessioni e nuove ricerche.

Francis Galton è interessato alle differenze individuali e si rende conto dell'importanza di studiare il periodo dell'infanzia in cui esse si formano, nonché l'influenza dei fattori ereditari e ambientali nello sviluppo della personalità.

Freud conduce i suoi studi solo su adulti, ma per interpretare comportamenti disturbati elabora una teoria sullo sviluppo affettivo e sessuale del bambino.

Charlotte Buhler conduce uno studio sulle fiabe di Grimm, partendo dall'ipotesi che siano sopravvissuti quelli più comprensibili ai bambini e in armonia con il loro modo di pensare e sentire. Dall'analisi delle loro caratteristiche si possono ricavare dati utili per la conoscenza della vita mentale del bambino.

A partire dal 1920-35 si inizia a studiare nuovi metodi fondati sul rapporto diretto coi bambini, come il diario quotidiano osservando i propri figli (Piaget), ma i risultati non sono generalizzabili. Le ricerche fondate sulla semplice osservazione (diretta o indiretta) permettevano solo una descrizione dei comportamenti e del loro sviluppo, non una spiegazione che ponesse in relazione determinati comportamenti con certi fattori causali o processi maturativi.

La sperimentazione è stata introdotta per andare oltre la descrizione di un fenomeno e formulare una spiegazione, rendendo possibile scoprire rapporti di implicazione tra la presenza di certe condizioni (variabili indipendenti, suscettibili di essere manipolate dallo sperimentatore) e il prodursi di un certo effetto (variabile dipendente).

Da queste ricerche è emersa un'immagine del bambino assai diversa: viene al mondo già dotato di capacità essenziali per la sopravvivenza, assume presto un atteggiamento esplorativo verso il mondo fisico e umano, è un precoce elaboratore di informazioni e partecipa attivamente alla costruzione della sua rappresentazione della realtà.

Dal 1980 si è delineato un indirizzo che sostiene l'opportunità di non limitare gli studi ai primi 20 anni di vita, ma di estenderli al periodo successivo, conosciuto come psicologia del ciclo di vita.

In Italia la psicologia dello sviluppo arriva tardi a causa del clima culturale non favorevole in concomitanza col fascismo; solo a partire dal 1950 iniziano le ricerche e negli anni '60 nasce a Padova il primo istituto di psicologia dell'età evolutiva.

Jean Piaget e la psicologia dello sviluppo cognitivo

Jean Piaget è considerato il maggiore teorico della psicologia dello sviluppo cognitivo e l'autore che più ha contribuito a dare ai suoi studi carattere scientifico e sperimentale. Dagli studi di biologia deduce che, mentre ci sono meccanismi adattivi di lunga portata (come la selezione naturale) e altri che permettono adattamenti nell'ambito della vita dei singoli individui, l'intelligenza consente adattamenti rapidi poiché permette all'organismo di tener conto dei cambiamenti ambientali e produrre il comportamento adeguato.

Lo sviluppo dell'intelligenza si verifica nella forma di equilibrio dinamico tra un processo di assimilazione dei dati dell'esperienza agli schemi mentali già presenti nell'individuo e un processo di accomodamento, ovvero la modificazione di questi schemi quando l'esperienza è troppo nuova o non si adatta ad essi.

Il periodo più studiato è tra i 4 e i 9 anni, dove Piaget evidenzia certi orientamenti del pensiero infantile:

  • Egocentrismo: difficoltà di uscire dal proprio punto di vista, inducendo il bambino a trascurare di fornire agli interlocutori conoscenze che per lui sono ovvie.
  • Realismo: primato della percezione sulla rappresentazione, che gli impedisce di cogliere, oltre al significato letterale di un proverbio, anche quello simbolico.
  • Animismo: attribuzione di vita e coscienza a molti elementi del mondo naturale.
  • Finalismo: interpretazione degli eventi del mondo naturale come spinti da causalità psicologica.

Studi sui primi 3 anni di vita cercano di cogliere le prime fasi nella formazione dell'intelligenza anche a livello preverbale. Questa prima forma di intelligenza è detta senso-motoria (15-18 mesi) e si manifesta nella capacità di entrare in possesso di un oggetto non direttamente afferrabile, utilizzando oggetti percettivamente presenti in funzione di strumenti.

Il secondo stadio (18 mesi) si verifica quando il bambino supera i limiti dell'ambiente percettivo con attività rappresentative che gli permettono di evocare una realtà non presente, eventi accaduti prima, o oggetti e persone che stanno altrove, noto come stadio del pensiero intuitivo. Le attività tipiche sono:

  • Gioco simbolico: un oggetto viene usato per evocare un altro.
  • Imitazione differita: compiuta un po' di tempo dopo aver osservato il modello.
  • Linguaggio verbale: le parole servono a evocare realtà non presenti.

Il terzo stadio (6-11 anni) avviene quando il bambino diventa capace non solo di produrre immagini mentali ma anche di metterle attivamente in rapporto tra loro, noto come stadio del pensiero reversibile. Un campo di coscienza divenuto più ampio permette, nella rappresentazione di un evento, di tener conto non solo del punto d'arrivo ma anche di quello di partenza, con il pensiero che diventa operante (capacità di collegare volontariamente certi contenuti mentali ad altri).

Il quarto periodo (12 anni) è quello del pensiero formale o ipotetico-deduttivo: esso diviene sempre più indipendente dalla percezione, sa compiere ragionamenti sulla base di semplici ipotesi e coordinare fra loro diverse ipotesi per prevedere e dedurre un certo risultato. Il ragazzo acquisisce nozioni complesse (probabilità, implicazione) e può denominare i procedimenti induttivi con cui, attraverso un esperimento, si può giungere alla scoperta di un rapporto di dipendenza fra due variabili e procedimenti deduttivi con cui, dalla conoscenza di certi rapporti, si può prevedere un dato risultato.

Lev S. Vygotskij

Per Vygotskij, il problema fondamentale della ricerca psicologica è la coscienza, non tanto nella sua connotazione introspettiva e soggettivistica, ma come proprietà della mente di appropriarsi di contenuti di pensiero e forme di comunicazione di un dato contesto socioculturale. I principali contributi della sua opera possono essere individuati nei concetti di:

  • Primato del sociale sull'ideale: determinazione degli effetti che il contesto socioculturale ha sullo sviluppo psichico.
  • L'interiorizzazione dei contenuti e dinamiche di questa rete culturale e interpersonale, pur possedendo strumenti interni, la mente ricorre costantemente a strumenti esterni (stimoli – mezzo) che consentono alla specie umana di andare oltre il suo patrimonio biologico.

John Bowlby e la teoria dell'attaccamento

Teoria dell'attaccamento di John Bowlby è il paradigma che enfatizza l'importanza dei primi legami affettivi ai fini dell'acquisizione della competenza sociale e dell'adattamento all'ambiente. Essa getta nuova luce sul modo di intendere l'eziologia dei disturbi mentali e della condotta. Si interessa ai meccanismi alla base della costruzione della speciale relazione che lega madre e bambino ed esplora le possibili conseguenze della rottura o perdita dei legami affettivi primari.

Attaccamento è un pattern comportamentale basato sul cercare cure da parte di qualcuno che si sente meno in grado di affrontare il mondo rispetto a qualcun altro cui indirizza le sue richieste. La figura principale di attaccamento di solito è la madre, ma può essere qualsiasi altro adulto che dia cure in modo continuativo e costante.

Mostra una continua comparazione con altre specie animali, indicando che la predisposizione nel piccolo a stabilire un legame di attaccamento è geneticamente determinata. Le separazioni, seppur temporanee, possono provocare ansia, rabbia e dare origine a difficoltà nello sviluppo del bambino, influenzando la sua capacità di instaurare e mantenere relazioni significative con gli altri.

La perdita della madre è assimilabile al lutto delle persone adulte; è essenziale per la sua salute mentale che il bambino faccia un’esperienza di relazione continuativa e calda con la propria madre, in cui entrambe trovino soddisfazione e gioia. Molte nevrosi e disturbi del carattere possono derivare da deprivazioni delle cure materne o discontinuità nella relazione madre-bimbo. La funzione della madre è rintracciata non nel suo porsi come oggetto su cui scaricare tensioni fisiologiche o sessuali (come nella psicoanalisi), ma nella capacità di offrire conforto e protezione. L’esperienza del bambino con la sua figura di attaccamento porta alla formazione di modelli mentali del sé e degli altri, che fanno da filtro nei processi di elaborazione delle informazioni.

Imprinting: periodo sensibile di sviluppo durante cui è maggiormente presente una prontezza ad apprendere in modo rapido le caratteristiche della figura allevante.

Jerome Bruner

Negli anni '40, avvia un movimento di ricerca (new look of perception) secondo cui la percezione, per la prima volta, è studiata non come risposta a uno stimolo che dall'esterno produce un'immagine retinica, ma come un processo che viene dall'interno ed è influenzato da valori, motivazioni e credenze. È frutto di un'ipotesi a partire da cui traggono informazioni dal mondo esterno che possano verificarla o falsificarla. Propone una visione di uomo come essere attivo dotato di intenzioni e aspettative verso il mondo che lo circonda.

I nodi teorici attuali: dalla psicologia dell'età evolutiva alla psicologia dello sviluppo

La prospettiva del ciclo di vita

Parlare di età evolutiva implica ritenere che lo sviluppo psichico presenti una fase di evoluzione a cui segue una fase di stabilità corrispondente all'età adulta e poi una fase di involuzione corrispondente all'età senile. In questa prospettiva, l'adulto era considerato il punto d'arrivo, di riferimento e confronto sia per lo sviluppo precedente che seguente (bambino e adolescente concepiti come adulti non ancora compiuti e imperfetti, spesso difficili da comprendere per i loro comportamenti così lontani dal modello finale).

Gli studi degli ultimi decenni hanno contribuito a cambiare questa prospettiva: non è affatto l'età adulta quel periodo di stabilità che si riteneva. In essa avvengono molti mutamenti che possono modificare profondamente le persone e i loro rapporti col mondo. Momenti critici possono riguardare anche la maturità; nella vita lavorativa e affettiva sono possibili nuovi apprendimenti. L'età adulta, per la maggior parte degli individui, non è il periodo in cui si raggiunge uno sviluppo ottimale: molti adulti presentano comportamenti inadeguati, regressioni, inefficienze e difficoltà di adattamento.

L'età senile: gli anziani non sono solo persone che stanno perdendo le capacità sociali e facoltà intellettive dell'età adulta. Gli studi neurofisiologici hanno mostrato la grande plasticità del cervello umano, capace di ristrutturazioni importanti e nuove connessioni anche nella maturità e vecchiaia.

Il bambino è dotato fin dalla nascita di un ruolo attivo nei confronti della realtà: sul piano cognitivo rielabora fin dall'inizio le informazioni provenienti dall'ambiente, costruisce le proprie originali modalità di rapporto con la realtà esterna e mette in atto comportamenti adattati alle diverse situazioni. Sul piano sociale non si limita a rispondere alle sollecitazioni dell'adulto ma le stimola e indirizza, costruendo il proprio mondo sociale in un processo che non è mai lineare, ma molto diseguale, ricco di progressioni alternate a digressioni.

Considerare lo sviluppo come processo che non è confinato a un periodo iniziale di vita, per cui oggetto della psicologia non è più solo il periodo che va dalla nascita all'adolescenza, ma l'intera vita umana (prospettiva del ciclo di vita).

La psicologia dello sviluppo come disciplina che prende in considerazione l'intero ciclo di vita poiché ritiene che le funzioni psichiche subiscano mutamenti incessanti lungo il corso della vita. Significa considerare la dimensione tempo e non concepire il comportamento della persona come fotogramma isolato.

I modelli deterministici unicausali

La psicologia è stata per molto tempo dominata da modelli di spiegazione che facevano risalire a una o poche cause, in modo deterministico, la spiegazione del comportamento umano. Ciò è riconducibile al clima scientifico in cui la psicologia è nata e alla sua preoccupazione di affrancarsi dalla filosofia e religione, rivendicando la possibilità di studiare anche l’uomo in modo rigoroso e scientifico, appropriandosi dei modelli delle scienze dominanti nell'800, ossia la fisica. Questo si fondava sulla convinzione che fosse possibile, nelle scienze fisiche come in quelle biologiche, individuare catene causali certe tali da consentire una chiara comprensione dei fenomeni e una precisa manipolazione.

L'adozione di questi modelli ha condotto a una causalità di tipo lineare, per cui alcune semplici cause esercitano un'influenza unidirezionale sul comportamento umano. Fin dall'inizio del XX secolo, questo modello è stato posto in crisi: non è possibile, in presenza di numerose variabili in reciproca interazione, fare previsioni deterministiche e ricondurre un effetto all'azione di un'unica variabile. I due orientamenti che più hanno contribuito alla diffusione di modelli deterministici sono:

  • Comportamentismo: riduce il comportamento umano all'influenza dell'ambiente e stimoli provenienti da esso, con comportamento visto come risultato obbligato di uno stimolo ambientale che non lascia spazio ad altre influenze o azione individuale.
  • Psicoanalisi: il comportamento è risultato di una pulsione, considerata energia psichica di produzione endogena e di derivazione istintuale, che cerca uno sbocco nel comportamento.

I modelli probabilistici multi-causali: il contributo delle scienze fisiche

Introduzione di una visione sistemica che ha profondamente modificato il modo di considerare le variabili perché ha spostato l'attenzione alle reciproche modificazioni ed interazioni delle variabili lungo il tempo. Queste interazioni non sono fisse ma si modificano nel tempo: visione dinamica che considera l'evoluzione del sistema nel tempo. Non è più possibile distinguere nettamente tra variabile dipendente e indipendente. Quando il numero delle variabili supera una certa soglia critica ed esse sono in reciproca interazione, diventa impossibile predire esattamente nel tempo le conseguenze di un mutamento all'interno del sistema. L'analisi e la previsione di questi fenomeni può essere effettuata in termini di probabilità.

I modelli probabilistici multi-causali: il contributo della psicologia

Studi che hanno preso in considerazione il ruolo attivo della mente umana in prospettive interazioniste e sistemiche. La mente umana è capace di rielaborare informazioni e dare significato al mondo, non si può ignorare il ruolo strutturante della mente umana; comportamento e sviluppo umano non possono essere considerati il frutto obbligato delle influenze ambientali. La mente attivamente organizza le relazioni con l'ambiente.

  • Piaget: l'intelligenza realizza la più alta forma di adattamento, il più alto equilibrio tra azione dell'organismo sull'ambiente e viceversa.
  • Werner: l'individuo diventa progressivamente capace, attraverso lo sviluppo mentale, di realizzare un equilibrio sempre più stabile e flessibile con la realtà.
  • Vygotskji: i processi psichici superiori hanno una natura sociale e la mente umana si struttura e svolge il proprio compito attivo utilizzando gli strumenti che l'umanità ha elaborato nel corso della sua evoluzione.

L'enfasi sulla funzione costruttrice della mente e l'importanza del contesto sociale e culturale ha arricchito la comprensione dello sviluppo umano. La psicologia dello sviluppo continua a evolversi, affrontando nuove sfide e integrando nuove scoperte nel campo delle neuroscienze e delle dinamiche sociali.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ankh79 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Giani Gallino Tilde.
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