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Capitolo 1, Verso una terminologia adeguata e condivisa

La situazione di handicap è frutto di interazione fra le caratteristiche del soggetto e le richieste,

aspettative dell'ambiente.

Attualmente in ambito scientifico non si utilizzano più i termini come idiota, imbecille, deficiente e

mongoloide, non perchè sono scorretti, ma perchè veicolano un atteggiamento dispregiativo. Questo

porta a produrre una continua ricerca di nuove terminologie. Per non identificare l'individuo con il

suo handicap ma evidenziandolo come qualcosa in più, si è ricorsi ai termini con, portatore di

handicap. La storicità dei termini utilizzati per riferirsi alle problematiche dell'handicap avviene per

alcuni motivi: l'opportunità di non usare più un termine scientifico perchè ha acquistato un

connotato semantico negativo; un processo ideologico di valorizzazione dell'individualità della

persona che porta ad evitare espressioni che favoriscano l'identificazione di una persona con le sue

difficoltà; le espressioni utilizzate risentono della teoria psicologica all'interno della quale sono state

scelte come adeguate per esprimere certi concetti cruciali (reattivo, nevrotico e psicotico rivelano

l'approccio psichiatrico e psicoanalitico; problemi di comportamento è usato nella teoria

comportamentista). Usare il termine “disturbi” invece di “difficoltà” rivela una presupposizione

esplicita o implicita e cioè che si è di fronte ad una costellazione di difficoltà tipiche, da far pensare

ad una sindrome o a qualcosa di analogo. Il termine caratteriale indica che eventuali difficoltà

relazionali sono causate soprattutto dal carattere, disadattato ha una maggiore attenzione al rapporto

con l'ambiente e svantaggiato socioculturale sottolinea la situazione di svantaggio in cui si trova una

persona per cause sociali e culturali.

In ambito scolastico si parla di difficoltà di apprendimento per riferirsi a carenze

nell'apprendimento della lettura, scrittura, aritmetica o nell'acquisizione delle nozioni logiche,

matematiche, scientifiche, storiche e geografiche. Complementariamente ci sono le difficoltà

relazionali che si utilizza per i soggetti che manifestano difficoltà a livello emotivo, affettivo e

sociale. Il termine difficoltà si riferisce quindi agli effetti, con svantaggio socioculturale ci si

riferisce a possibili cause di difficoltà, è una categoria che si può sovrapporre alle precedenti. Le

difficoltà di apprendimento e relazionali possono essere più o meno gravi, anche questa categoria si

sovrappone alle precedenti.

È prassi diffusa distinguere il termine handicap dai termini malattia o disturbo (o evento morboso),

menomazione (o danno o deficit) e disabilità. L'evento morboso può produrre una menomazione,

cioè una perdita o anormalità di strutture o funzioni psicologiche, fisiologiche o anatomiche. A

causa di una o più menomazioni si può avere una disabilità, cioè delle carenze, parziali o totali, in

una certa attività, rispetto alle prestazioni considerate come normali. A causa di una più disabilità si

può avere una situazione di handicap, cioè un insieme di effetti negativi per la vita di una persona

inserita in una certa comunità. Handicap è utilizzato per riferirsi alle difficoltà effettive che

l'individuo incontra, è quindi possibile che una disabilità produca handicap più gravi in una società

e non in un'altra.

Alcune situazioni di handicap sono molto più un prodotto sociale che non un inevitabile effetto

della gravità della menomazione o della disabilità. Alcune menomazioni e disabilità sono così gravi

o pervasive da portare quasi inevitabilmente ad una situazione di handicap (ritardo mentale

profondo, carenze di autonomia, autistico). Anche in casi meno gravi il passaggio dalla

menomazione alla disabilità e all'handicap è molto frequente (cecità, sordità, ritardi mentali medi),

ma un effetto positivo può essere l'integrazione che riduce tale handicap. Ci sono casi in cui

l'obiettivo della eliminazione della situazione di handicap o del suo non insorgere sembra

raggiungibile più facilmente (deficit sensoriali e motori). Ci sono casi in cui la situazione di

handicap è un effetto chiaramente indiretto della menomazione o della disabilità in quanto prodotta

dal modo particolare in cui l'individuo è educato o valutato in famiglia o a scuola o nella società in

generale. Genitori ed operatori scolastici e sociosanitari dovrebbero essere sempre molto attenti agli

effetti che i propri interventi hanno non solo nell'area direttamente presa in considerazione ma

anche agli effetti che l'intervento produce a vari livelli.

Capitolo 2, Difficoltà e disturbi di apprendimento

Gli studiosi si sono chiesti se certi tipi di difficoltà sono riconducibili ad una qualche disfunzione

specifica a livello cognitivo o neurologico. Sul piano diagnostico è fondamentale una analisi che

permetta di distinguere quando le prestazioni sono inadeguate a causa di un presunto disturbo

specifico e quando sono dovute ad altri fattori.

Difficoltà di lettura e/o scrittura → le difficoltà di lettura sono state particolarmente studiate e ci

sono prove che permettono di evidenziare i soggetti con difficoltà significative nella correttezza,

nella rapidità e nella comprensione. È possibile distinguere vari tipi di difficoltà (spesso associate

ad altre difficoltà). Nelle difficoltà di scrittura ci sono problemi collegati con il grafismo per cui i

bambini non riescono a riprodurre in modo adeguato la forma delle lettere o hanno difficoltà

nell'uso degli spazi del foglio. Sono disturbi collegati più a carenze a livello visuo-motorio o

nell'orientamento spazio-temporale o nella motricità fine che a carenze linguistiche. Altri disturbi

riguardano l'ortografia e i più frequenti si riferiscono alla confusione di lettere di forma simile ma

diversamente orientate, confusione fra lettere dal suono simile, inversioni, omissione di lettere,

sillabe e parole, assimilazione o divisione di due parole. Si possono distinguere varie forme di

dislessia (sia difficoltà nella lettura che nella scrittura). Si ha dislessia fonologica quando le

difficoltà riguardano le regole di conversione grafema-fonema. La dislessia superficiale o

morfologico-lessicale è caratterizzata da difficoltà nel caso in cui non di possono usare le regole di

conversione grafema-fonema (trattandosi di parole irregolari) e ci si aiuta con i magazzini semantici

e fonologici (dove è carente). Molto frequenti sono i casi di dislessia mista e si ritiene importante

cercare di capire l'insieme delle difficoltà del soggetto.

Difficoltà nella comprensione del testo → queste difficoltà coinvolgono carenze nelle abilità

controllate. Ci sono persone che di fronte ad un testo da leggere e capire rivelano che non hanno

problemi di memoria, ma che faticano molto più della media nel collegare fra di loro i significati

delle varie frasi per comprendere il testo, e hanno problemi anche nella composizione. Un disturbo

della comprensione del testo è specifico se il soggetto non presenta gli stessi problemi a livello orale

o in matematica (compiti in cui non c'è l'interferenza della comprensione del testo) o nella

memorizzazione di immagini.

Difficoltà e disturbi nell'apprendimento matematico → l'apprendimento matematico si riferisce a

molti campi tra loro abbastanza indipendenti (un individuo può avere significative difficoltà in uno

e non in altri). Sono aree che hanno collegamenti con il pensiero, l'orientamento spazio-temporale,

le capacità visuomotorie e il linguaggio. L'intervento didattico in questo settore richiede notevole

competenza per quanto riguarda lo sviluppo di queste capacità. Bisogna evitare di imporre processi

logici di apprendimento senza rispettare le regole psicologiche dell'apprendimento. Le discalculie

specifiche evolutive sono molto poche e in questi casi è possibile l'associazione sia con disturbi di

tipo dislessico che di tipo non-verbale. Può rivelarsi utile un insegnamento che valorizzi gli aspetti

metacognitivi (centrato sulle attività dell'allievo in modo da potenziare la sua riflessione sui

processi mentali e il complementare controllo).

Difficoltà a livello linguistico → si possono avere difficoltà linguistiche per carenze dovute a

svantaggio socio-culturale o per interferenze emotive. Alcune di queste difficoltà sono riconducibili

a disturbi più o meno specifici. Ci sono bambini normodotati dal punto di vita cognitivo e sociale

che manifestano impreviste difficoltà a livello articolatorio (difficoltà nella pronuncia di alcuni

suoni). Se si escludono insufficienze dell'apparato buccale si è di fronte a specifiche difficoltà di

articolazione. È possibile anche un disturbo specifico a livello del linguaggio espressivo che si

caratterizza per scarso vocabolario, frasi sintatticamente molto semplici, omissione di parole. Esiste

anche un disturbo specifico a livello recettivo, caratterizzato da una comprensione del linguaggio

significativamente inferiore rispetto a quella prevista dall'intelligenza del soggetto e dalla sua

condizione socio-culturale. Il farfugliamento si riferisce ad un parlare sconnesso, poco

intelleggibile, spesso troppo rapido, ma anche con cambi di ritmo, manca scorrevolezza linguistica.

La balbuzie è caratterizzata da ripetizione o allungamento delle sillabe (spesso a inizia discorso).

Disturbi a livello di coordinazione motoria → pur in assenza di ritardo mentale e di deficit fisici,

alcuni bambini manifestano una marcata insufficienza a livello di coordinazione motoria. Se si

escludono altre cause si è di fronte a un disturbo specifico (disprassie, disturbo di sviluppo della

coordinazione, disturbo evolutivo specifico della funzione motoria) che fa sospettare una qualche

disfunzione a livello neurologico. Non raramente tale disturbo è associato con qualche disturbo del

linguaggio e con altri tipi di difficoltà.

Disturbi non-verbali → ci sono bambini che forniscono prestazioni discordanti con l'insieme delle

proprie capacità cognitive in una o più aree (disegno, confusione destra/sinistra, difficoltà

matematica, coordinazione motoria). Molti studiosi ritengono che tali difficoltà abbiano alla base

dei disturbi veri e propri. Ci sono carenze a livello di memoria di lavoro visuo-spaziale. I soggetti si

trovano in difficoltà quando a livello di memoria di lavoro devono lavorare con delle immagini.

Altri parlano di una sindrome non-verbale, evidenziando che possono essere associate alle

manifestazioni anche difficoltà a livello emotivo e sociale. Altri ipotizzano che alla base di tali

disturbi vi sia inadeguato funzionamento dell'emisfero destro. È condivisa l'opinione che in questa

area sono possibili disturbi specifici di apprendimento.

Disturbo di attenzione e/o iperattività → ci sono bambini il cui comportamento è caratterizzato da

livelli, inadeguati per l'età, di distraibilità, impulsività e iperattività. Si parla di disturbo da deficit di

attenzione con iperattività quando il comportamento è caratterizzato dal fatto che la carenza

fondamentale sembra da ricondursi alle funzioni attentive. I comportamenti instabili si manifestano

quando è richiesta elevata concentrazione. La carenza critica riguarda l'autoregolazione. I soggetti

hanno difficoltà particolari nelle attività di organizzazione e pianificazione che richiedono che sia lo

stesso soggetto ad avere l'iniziativa e il controllo della situazione. A tali comportamenti possono

essere associati: bassa tolleranza alle frustrazioni, scarsa stima di sé, esplosioni di collera, umore

variabile. È più frequente nei maschi. Con il passare dell'età i comportamenti di attenuano, ma i

bambini devono essere particolarmente seguiti.

Capitolo 3, Difficoltà relazionali

Le difficoltà relazionali possono manifestarsi in vari modi. I comportamenti più frequenti

eterodiretti e autodiretti sono: aggressivi (fisicamente e verbalmente), vandalistici, impulsivi,

iperattivi, oppositori, autolesionistici, a tendenza depressiva, caratterizzati da stereotipie. Spesso

risulta utile anche una distinzione che consideri il contesto interattivo in cui si rivelano le difficoltà

relazionali: con i familiari, con gli insegnanti, con i coetanei e con gli altri adulti in genere. La

considerazione dei contesti interattivi in cui si manifestano le difficoltà relazionali permette di

evidenziare che esse non sono un tratto stabile e sempre presente della personalità dell'individuo,

ma la risposta che un individuo dà ad una particolare rete di relazioni. Molteplici sono le cause

delle difficoltà relazionali. In famiglia sono i contrasti gravi fra i genitori, separazioni o divorzi,

inadeguata educazione, sostanziale disinteresse di uno o di entrambi i genitori. A scuola sono un

eccesso di pretese, troppa competizione, troppe supplenze, contrasto fra insegnanti, insegnanti

inadeguati. Può essere anche per il contrasto famiglia-scuola, disturbi di apprendimento o situazioni

di handicap e svantaggio socioculturale.

Affinchè un comportamento venga definito aggressivo devono esserci delle azioni finalizzate a

produrre un danno intenzionale a persone o cose. Molteplici e complesse sono le cause. Spesso i

comportamenti umani sono plurideterminati, cioè hanno alla base diverse cause e tendono a

raggiungere contemporaneamente più fini; per spiegare un comportamento aggressivo è necessario

trovare più spiegazioni. Le varie forme con cui vengono attuati sono: attivo/passivo,

diretto/indiretto, fisico/verbale, eterodiretto/autodiretto, rivolto alle persone/cose. In letteratura ci si

riferisce a quattro modelli teorici esplicativi dell'aggressività. Il modello etologico invoca il ruolo

fondamentale dell'istinto aggressivo. Il modello psicoanalitico sostituisce all'istinto aggressivo la

pulsione aggressiva (entrambi componente innata nell'aggressività, l'aggressività non è presente con

la stessa intensità in tutti gli individui; le caratteristiche che vengono ereditate si distribuiscono nei

signoli individui con diversa intensità). Il modello di Dollard e Miller sottolinea che alla base di un

comportamento aggressivo ci sarebbe una frustrazione (la fonte della frustrazione viene cercata

nell'ambiente). Il quarto modello ritiene riduzionistiche le posizioni precedenti e oltre a

sottolineare il ruolo dell'interazione fra aspetti personali e ambientali, evidenzia che ci sono

comportamenti aggressivi anche senza frustrazioni. Ci sono comportamenti aggressivi che sono

dovuti al fatto che persone o cose sono di ostacolo al raggiungimento di un certo fine e proprio per

questo vengono eliminati o danneggiati o resi innocui (tutti e due gli ultimi modelli sottolineano

l'importanza del contesto ambientale e dell'apprendimento). L'educazione e la cultura proposta agli

individui influenzano notevolmente le sue modalità di espressione dell'aggressività, molta influenza

viene esercitata sulle capacità di inibire o no le proprie tendenze aggressive. Non è solo il

temperamento a influenzare, ma anche le basi culturali, l'influenza del contesto che può essere fonte

di frustrazioni superiori alla sua capacità di controllo. Alcuni comportamenti hanno anche una

funzione di comunicazione, in quanto, se correttamente interpretati, permettono di capire i bisogni

dell'individuo (aggressione per provocazione, aggressività strumentale).

Anche nei bambini si riscontrano preoccupanti stati depressivi (molto rari) anche se maggiore è

l'incidenza negli adolescenti e negli adulti. La depressione influenza spessi l'apprendimento e

sempre la vita sociale. Varie possono essere le cause, in età minore vengono considerati cruciali i

rapporti familiari. Una educazione che valorizza l'autoefficacia percepita, cioè il sentirsi all'altezza

delle situazioni, diminuisce il rischio di depressione. Per quanto riguarda i maschi è cruciale un

buon rapporto con il padre, e per le femmine è importante un'educazione che favorisca una buona

gestione del proprio mondo emotivo. Secondo molti studiosi il soggetto cade in depressione nel

momento in cui si rende conto di non riuscire più a controllare le reazioni che provengono

dall'ambiente. Un individuo depresso è i crisi di autostima e ha bisogno di essere accolto prima che

valutato. I bambini e gli adolescenti depressi desiderano essere aiutati, ma non in modo invadente e

passivizzante. Alcuni hanno problemi anche nella gestione della propria aggressività eterodiretta.

L'adolescenza è un'età di profonde ristrutturazioni. La gestione dei rapporti sociali gioca un ruolo

fondamentale. Può succedere che in alcuni periodi dell'adolescenza o relativamente ad alcuni

compiti di sviluppo o in certi contesti vari adolescenti si trovino in difficoltà (transitorie ma di

notevole disagio). Solo per una minoranza assumono un rilievo preoccupante per un periodo non

temporaneo. Gli adolescenti che hanno contemporaneamente problemi in famiglia e a scuola sono

maggiormente a rischio di disturbi nello sviluppo della personalità. Fenomeni depressivi, anoressia

e comportamenti delinquenziali sono i più analizzati. Nei Paesi di cultura occidentale c'è la

tendenza ad un aumento dei comportamenti delinquenziali nell'adolescenza, i soggetti son

svantaggio socio-culturale sono più a rischio e uno dei fattori più correlati è l'insuccesso scolastico.

Alcune difficoltà relazionali possono essere causate da disturbi di apprendi

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AlexVolpe di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Vianello Renzo.
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