Cap 1: Verso una terminologia adeguata e condivisa
Alcuni termini sono appropriati in un certo contesto e non nell'altro.
La difficile ricerca della terminologia più adeguata
In passato termini come idiota, imbecille, deficiente erano ritenuti scientifici. Attualmente non si usano più perché veicolano un atteggiamento dispregiativo (anche mongoloide, usato dapprima per tratti simili a mongoli dei Down).
Negli anni '80, una commissione della Comunità Europea invitò a sostituire il termine "handicappato" con "disabile". In Italia si usavano "persona handicappata" e "portatore di handicap" per evitare di identificare un individuo con il suo handicap, indicando che l'handicap era qualcosa in più. Attualmente, si preferisce l'espressione "in situazione di handicap".
Esempi per sottolineare la storicità dei termini utilizzati per le problematiche handicap:
- Opportunità di non usare più un termine scientifico perché ha acquisito un connotato semantico negativo.
- Evitare espressioni che favoriscono l'identificazione di una persona con le sue difficoltà.
- Le espressioni utilizzate risentono della teoria psicologica all'interno della quale sono state scelte per esprimere concetti cruciali.
Esempi: termini di “stato reattivo”, “nevrotico” e “psicotico” appartengono a un approccio psichiatrico e psicoanalitico. L'espressione "problema di comportamento" è usata nell'ambito della teoria comportamentista.
Disturbi di apprendimento, difficoltà relazionali, svantaggio socioculturale e situazioni di handicap
Quattro categorie fondamentali:
- Difficoltà di apprendimento: carenze nell'apprendimento di lettura, scrittura, aritmetica, nozioni logiche, scientifiche e geografiche.
- Difficoltà relazionali: difficoltà a livello emotivo, affettivo, sociale (in passato considerato disadattamento); termine equivalente è “difficoltà di comportamento”. Altre espressioni includono:
- "Caratteriale" (meno usato perché sottolinea "brutto carattere" e non considera il contesto relazionale in cui si manifesta).
- "Comportamento reattivo" = comportamento inadeguato che esprime solo un conflitto fra soggetto ed ambiente.
- "Comportamento nevrotico" = comportamento inadeguato con interiorizzazione del conflitto.
- "Comportamento psicotico" = forma più grave di malattia mentale.
- Svantaggio socioculturale: si riferisce alle possibili cause di difficoltà; la categoria può sovrapporsi alle precedenti.
- Situazioni di handicap: difficoltà di apprendimento e relazionali possono essere più o meno gravi. Il termine handicap è usato per situazioni più gravi, interessando il 2% dei minori.
Alcuni esempi di combinazioni delle quattro categorie:
- Deficit visivo, non svantaggiato, no problemi di apprendimento, no problemi di comportamento (solo situazione di handicap).
- Ritardo mentale medio, difficoltà di apprendimento (handicap, difficoltà di apprendimento).
- Down, difficoltà di apprendimento, svantaggiato (handicap, svantaggio, difficoltà di apprendimento).
- Gravi difficoltà relazionali (turbe nevrotiche) = (handicap, difficoltà relazionali), ecc.
Menomazione, disabilità ed handicap
È prassi distinguere il termine handicap da malattia o disturbo (o evento morboso), menomazione (o danno o deficit) e disabilità.
- L'evento morboso può produrre una menomazione (anormalità di strutture o funzioni psicologiche, fisiologiche).
- A causa di uno o più menomazioni si può avere una disabilità (carenze, parziali o totali, in una certa attività).
- A causa di una o più disabilità (o come conseguenza della menomazione) si può avere una situazione di handicap (insieme di effetti negativi per la vita di una persona inserita in comunità, difficoltà effettive che l'individuo incontra).
È possibile che una disabilità produca handicap più gravi in una società piuttosto che in un'altra (es. handicap collegato con menomazioni e disabilità a livello motorio è maggiore in un'economia primitiva rurale, dove è richiesto lavoro manuale).
Il possibile progressivo aumento delle difficoltà
Due aspetti cruciali per riflettere sullo stato di handicap:
- Situazioni di handicap come prodotto sociale: Le situazioni di handicap possono essere più il prodotto sociale che un inevitabile effetto della gravità della menomazione o disabilità. Alcune menomazioni o disabilità sono così gravi da portare inevitabilmente a una situazione di handicap (es. ritardo mentale profondo, tale da comportare carenze di autonomia anche nel mangiare o nel tenersi pulito). Anche in casi meno gravi, il passaggio da menomazione a disabilità e handicap è frequente (allievi con cecità o con ritardi mentali medi). È compito della scuola ridurre la situazione di handicap.
- Effetti indiretti della menomazione o disabilità: Casi in cui l'eliminazione dell'handicap è più facile: es. deficit sensoriali e motori non in situazioni di handicap anche se devono usare un bastone o leggere con una lente d'ingrandimento; casi in cui la situazione di handicap è effetto indiretto della menomazione o disabilità, perché prodotta dal modo in cui l'individuo è educato o valutato in famiglia o a scuola. Esempi: un bimbo non vedente, con difficoltà più nella relazione con i compagni che non per il deficit (i compagni lo considerano sospettoso o permaloso), mentre per lui i compagni gli fanno dispetti e lo isolano. Una bimba Down, fin da piccola con genitori che avevano aspettative troppo alte, per insegnanti ha un'autostima bassa.
Sono necessarie attenzione e cura da parte di genitori e operatori scolastici per evitare ulteriori effetti negativi. Ad esempio, un bimbo con ritardo educato con iperstimolazione può risentirne sul piano dell'autostima, influendo negativamente su prestazioni e motivazione. Genitori e operatori scolastici devono essere attenti agli effetti che gli interventi hanno non solo nell'area presa in considerazione, ma anche su altri livelli (es. un logopedista deve essere in grado di fare proposte con effetti adeguati su motivazione ad apprendere e autostima).
Cap 2: Difficoltà e disturbi di apprendimento
Ci si è chiesti se alcune difficoltà siano riconducibili a una disfunzione specifica a livello cognitivo. L'interesse è capire se esistono disturbi di apprendimento puri (non riconducibili a scarsa intelligenza generale, scarsa motivazione o svantaggio). Come giustificare difficoltà nella lettura di un bambino di buona intelligenza, con prestazioni linguistiche normali, privo di handicap e privo di disturbo della personalità? È stata coniata l'espressione "dislessia specifica" (non riconducibile ad altre cause), quindi esiste.
Analogamente, ci si è chiesti se ci siano disturbi di apprendimento puri anche per altre aree (aritmetica, sviluppo motorio). Un bambino Down può avere disturbi specifici di lettura non riconducibili al suo ritardo.
È fondamentale un'analisi che distingua quando le prestazioni inadeguate sono causate da un disturbo specifico o dovute ad altri fattori. È prassi valutare il livello di intelligenza: se un bambino con difficoltà di lettura ha un quoziente intellettivo di 75, si può pensare che la causa non sia un disturbo specifico, ma difficoltà generalizzate.
È più difficile valutare la scarsa motivazione all'apprendimento e lo svantaggio (deve comunque essere fatto), richiede molti strumenti di notevole competenza.
Diverse categorie di disturbi (o difficoltà, se i riferimenti eziologici a livello neurofisiologico sono incerti):
- Di lettura e scrittura
- Di comprensione del testo
- In matematica
- Di linguaggio
- Di coordinazione motoria
- Non verbali
- Di attenzione e iperattività
L'incidenza dei disturbi varia fra il 2% e il 4% (per Cornoldi '99 tra 6% e 8%).
Difficoltà di lettura e/o scrittura
Per studenti italiani vi sono prove che permettono di evidenziare i soggetti con difficoltà nella correttezza, rapidità e comprensione (prevalenza di queste difficoltà è del 4%). Quante di queste sono riconducibili a disturbi specifici (intrinseci al soggetto, con presunta base neurologica)?
- Scrittura: le difficoltà nella scrittura possono essere distinte in vari tipi, spesso associate ad altre difficoltà:
- Problemi collegati con il grafismo (difficoltà a riprodurre la forma delle lettere o nell'uso dello spazio del foglio), disturbi collegati più a carenze a livello di sviluppo motorio o dell'orientamento che a carenze linguistiche.
- Problemi collegati all'ortografia: esempi di errori: "bane" per "pane".
- Dislessia fonologica: quando le difficoltà riguardano le regole di conversione grafema-fonema. Se il soggetto fa molti più errori con parole senza senso piuttosto che con parole poco frequenti o irregolari, le difficoltà sono dovute a carenze nell'uso delle regole di conversione (poiché non si possono aiutare cercando il significato delle parole).
- Dislessia morfologico-lessicale: caratterizzata da prestazioni migliori con parole senza senso rispetto a parole irregolari. In difficoltà se non può usare le regole di conversione grafema-fonema e deve cercare di aiutarsi con i magazzini semantici e fonologici (e qui è carente); esempi di difficoltà: "gn" di "gnomo" è letta come è scritta.
- Dislessie miste: molto frequenti, quindi è importante cercare di capire l'insieme delle difficoltà del soggetto.
Difficoltà nella comprensione del testo
Cornoldi distingue difficoltà definite dislessie (problemi di decodifica e automatismi) da quelle di comprensione del testo (spesso associate alla difficoltà di studio a livello metacognitivo, riguardano carenze nelle abilità controllate).
Di fronte a un testo da leggere, alcune persone mostrano non problemi di memoria, ma faticano (in modo sproporzionato rispetto alla propria intelligenza, livello culturale o comprensione di testi orali) a collegare fra loro i significati delle varie frasi. Spesso ci sono problemi anche nella composizione (nelle fasi avanzate dell'apprendimento della scrittura); poiché a questo livello dello scrivere ci sono molteplici collegamenti con le varie funzioni cognitive, si ritiene che un disturbo di comprensione sia specifico se il soggetto non presenta gli stessi problemi a livello orale, in matematica o nella memorizzazione.
Difficoltà e disturbi nell'apprendimento matematico
L'apprendimento matematico si riferisce a molti campi indipendenti: un individuo può avere difficoltà in uno, ma non in un altro. Include la soluzione di problemi, il ragionamento logico, collegamenti con il pensiero, l'orientamento spazio-temporale e il linguaggio.
L'intervento didattico richiede competenza, l'insegnante dovrebbe essere esperto di sviluppo del pensiero, capacità visuo-motorie, processi di attenzione e memorizzazione, processi motivazionali. È un errore imporre processi logici di apprendimento senza rispettare le regole psicologiche dell'apprendimento; gli insegnanti spesso sottovalutano la quantità di operazioni mentali che anche semplici operazioni richiedono al bambino.
Quante di queste difficoltà sono riconducibili a disturbi specifici? Molto poche; questo comporta un intervento di sostegno centrato su motivazione, autostima specifica (relativa all'ambito matematico) e autostima generale. È possibile che eventuali errori siano dovuti a non comprensione del testo. Utile è l'insegnamento che valorizza aspetti metacognitivi per potenziamento e controllo.
Difficoltà a livello linguistico
I bimbi possono avere difficoltà linguistiche per vari motivi (carenze, svantaggio, interferenze emotive); alcune difficoltà sono riconducibili a disturbi più o meno specifici. Nel periodo prescolastico le difficoltà linguistiche sono numerose, ma si riducono all'inizio dell'età scolare (dal 6% a 1% o 2%).
- Difficoltà articolatorie: bambini normodotati manifestano queste improvvise difficoltà nella pronuncia di suoni come "r, sc, f, z", spesso rilevate a 3 anni; sono specifiche difficoltà di articolazione.
- Difficoltà nel linguaggio espressivo: disturbo specifico (non riconducibile a ritardo o svantaggio), scarso vocabolario, frasi semplici, omissione di parole.
- Disturbo a livello percettivo: disturbo specifico (comprensione del linguaggio inferiore a quella prevista dall'intelligenza e dalla condizione socio-culturale).
- Disturbo di farfugliamento e balbuzie: solo il 20% continua a manifestarla dopo i 16 anni.
Disturbi a livello di coordinazione motoria
Anche in assenza di ritardo mentale e di deficit fisici, e escludendo altre cause (sviluppo della personalità o carenze esperienziali), quando c'è insufficienza a livello di coordinazione motoria si parla di disturbo specifico "disprassie" o "disturbo di sviluppo della coordinazione", che fa sospettare una disfunzione a livello neurologico. Situazioni tipiche includono: abbottonarsi i vestiti, allacciarsi le scarpe; spesso associato a disturbi del linguaggio o altri tipi di difficoltà.
Disturbi non-verbali
Bambini e adulti possono avere prestazioni discordanti rispetto alle capacità cognitive in alcune aree, come:
- Disegno libero
- Copia dei disegni geometrici (avendo l'originale sotto gli occhi)
- Confusione fra destra e sinistra in varie situazioni
- Difficoltà in matematica quando è cruciale l'aspetto spaziale (addizioni in colonna)
- Coordinazione motoria
Si ritiene che tali difficoltà siano alla base di disturbi; come spiegarli?
- Secondo alcuni, il problema è dovuto a carenze a livello di memoria di lavoro visuo-spaziale (difficoltà a livello di memoria di lavoro con immagini, effettuando traslazione o rotazione).
- Secondo altri, si tratta di sindrome non-verbale, che può essere associata anche a difficoltà a livello emotivo e sociale.
- Per altri, alla base c'è un inadeguato funzionamento dell'emisfero destro.
Comunque, è condiviso il fatto che sono possibili disturbi specifici di apprendimento in questa area.
Disturbo di attenzione e/o iperattività
Comportamento caratterizzato da livelli inadeguati di distraibilità, impulsività e iperattività; si parla di disturbo da deficit di attenzione con iperattività quando la carenza fondamentale si riconduce alle funzioni attentive. I comportamenti instabili si manifestano nelle situazioni in cui è richiesta concentrazione.
Secondo alcuni, la carenza riguarda l'autoregolazione: difficoltà in organizzazione e pianificazione, che richiedono il controllo della situazione. È frequente non portare a termine i propri compiti o non ascoltare chi parla.
Il rapporto sociale con i coetanei può essere danneggiato a causa dell’impulsività, risultando in comportamenti egocentrici e poco rispettosi; prevale la scelta di giochi non strutturati e l’impulsività può portare a situazioni pericolose.
A tali comportamenti sono associati: bassa tolleranza alla frustrazione, scarsa stima di sé, esplosioni di collera, umore variabile. Con l'età, i comportamenti si attenuano, ma eventuali insuccessi scolastici possono avere effetti negativi a lungo termine.
Cap 3: Difficoltà relazionali
Manifestazioni e cause
Difficoltà relazionali possono manifestarsi in vari modi; comportamenti più frequenti includono:
- Aggressivi (fisicamente o verbalmente)
- Vandalistici
- Impulsivi
- Iperattivi
- Oppositori
- Autolesionistici
- A tendenza depressiva
- Caratterizzati da stereotipie
Alcune situazioni esemplificative:
- 8 anni, non riesce a stare ferma; si alza anche quando non opportuno; esce dalla classe senza chiedere il permesso.
- 6 anni, non esegue quanto richiesto; se gli si chiede di scrivere, può mettersi a disegnare.
- 10 anni, Down; se sgridato si dà un ceffone da solo.
- 10 anni, raramente la si vede sorridere; di fronte a compiti difficili sta ferma, senza chiedere aiuto.
Risulta utile una distinzione che consideri il contesto interattivo in cui si rivelano le difficoltà relazionali: permette di evidenziare che esse non sono un tratto stabile della personalità, ma la risposta a una particolare rete relazionale:
- Con i familiari
- Con la madre o il padre
- Fratelli
- Insegnanti
- Più di uno o tutti
- Con coetanei
- A scuola
- Con maschi o femmine
- Con adulti in genere
Esempi:
- 6 anni, ascolta il padre ma non la madre (con lei fa il prepotente e vorrebbe picchiarla), litiga con la sorella, buon rapporto con l'insegnante maschio, non con le insegnanti.
- 8 anni, bambina fragile, si rattrista per qualsiasi rimprovero o insuccesso scolastico.
Le cause delle difficoltà relazionali possono essere molteplici:
- In famiglia...
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