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I fondamenti: le persone e il campo d'indagine

Chi siamo e che cosa studiamo

Lo studio dello sviluppo è una megadisciplina che studia lo sviluppo umano lungo l'intero ciclo della vita e che abbraccia lo studio dello sviluppo infantile, lo studio dello sviluppo dell'adulto e la gerontologia. Una branca particolare dello sviluppo è la psicologia dello sviluppo: identifica i cambiamenti che costituiscono le tappe universali della vita umana, dalla nascita alla vecchiaia; esplora le differenze individuali nello sviluppo; studia l'impatto delle transizioni normative, cioè i cambiamenti prevedibili nello stile di vita che avvengono durante lo sviluppo, e delle transizioni non normative, cioè i cambiamenti imprevedibili o atipici nello stile di vita che avvengono durante lo sviluppo; indaga su qualunque altro aspetto importante per l'evoluzione della nostra esistenza.

Alcuni contesti dello sviluppo sono importanti nel dare forma alla nostra esistenza:

  • La coorte: il gruppo di età a cui apparteniamo per il fatto di essere nati in un certo anno e periodo storico e con il quale compiamo, per nascita, il viaggio attraverso la vita. La gigantesca coorte del baby boom postbellico, costituita dalle persone nate negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale (1946 - 1964), ha avuto un impatto enorme sulla nostra società e continua ad averlo man mano avanza da una fase della vita a quella successiva. Per i nati prima del XX secolo l'infanzia era un periodo molto più breve e difficile, tanto che il numero di coloro che riuscivano a sopravvivere era altissimo. Nelle società occidentali man mano che le condizioni di vita sono divenute meno dure si è prolungato il periodo della formazione scolastica, la fase iniziale della vita si è sempre più allungata, prima fino a includere l'adolescenza, poi l'inizio dell'età adulta si è spostato verso la fine dei 20 anni, col delinearsi di una fase dell'esistenza chiamata adultità emergente cioè una fase della vita che incomincia al termine delle scuole superiori, per concludersi verso la fine dei 20 anni dedicata alla costruzione delle prospettive di vita adulta. Stanley Hall identificò un'età posta fra la fanciullezza e l'età adulta: l'adolescenza. La rivoluzione nell'attesa di vita, che ha segnato gli inizi del XX secolo, ha fatto sì che la maggior parte delle persone potesse sopravvivere fino ad età avanzata. Oggi nei paesi più ricchi del mondo l'attesa media di vita è vicina alla durata massima della vita e si usa distinguere fra due gruppi di anziani: gli anziani giovani (60-70 anni, ma che si sentono e appaiono di mezza età e rifiutano l'idea di essere vecchi) che godono di buona salute e gli anziani anziani (80 anni e più).
  • Lo status socioeconomico: fattore fondamentale dello sviluppo che indica la condizione sociale della persona sul piano dell'istruzione ma soprattutto del reddito; è un altro fattore che influenza l'esistenza. Drammatico è il divario fra i paesi sviluppati che sono caratterizzati da un elevato reddito medio pro capite e l'attesa media di vita è piuttosto alta, e i paesi in via di sviluppo dove la povertà dilaga e la vita implica una dura lotta per la sopravvivenza.
  • La cultura: vi è una distinzione fra culture collettiviste che attribuiscono particolare valore all'armonia sociale, all'obbedienza e alla forza delle relazioni fra i membri di vaste famiglie estese più che al successo individuale; ai bambini si insegna che devono obbedire ai grandi e subordinare i propri bisogni al bene dell'intero gruppo, e culture individualiste che attribuiscono valore all'indipendenza, alla competizione e al successo personale; i bambini vengono incoraggiati a esprimere liberamente ciò che sentono e a diventare adulti indipendenti e autosufficienti.
  • Il genere ha una grande influenza sul nostro viaggio attraverso la vita. Nel mondo sviluppato le donne vivono più a lungo degli uomini di almeno 5-10 anni.

Le lenti per osservare il ciclo della vita: le teorie

Le teorie offrono spiegazioni sul perché le persone fanno ciò che fanno, ci permettono di prevedere il comportamento e suggeriscono possibili interventi per migliorare il comportamento. Nella psicologia dello sviluppo, le principali visioni teoriche con cui si interpreta il comportamento si differenziano rispetto alla posizione che assumono nella controversia cultura/natura e quale aspetto privilegiano questo binomio.

  • Natura: termine con cui ci si riferisce alle cause biologiche e genetiche dello sviluppo.
  • Cultura: termine con cui ci si riferisce alle cause ambientali dello sviluppo.

Secondo l'indirizzo del comportamentismo tradizionale, in cui la cultura può tutto, che ha avuto Skinner come esponente principale, e che concentra l'attenzione unicamente sull'osservazione e la modifica dei comportamenti oggettivi osservabili dall'esterno, il condizionamento operante cioè la legge dell'apprendimento che determina qualsiasi risposta volontaria in particolare in nostro modo di agire dovuto al fatto di ottenere un rinforzo, e il rinforzo cioè una ricompensa, determinano tutti i comportamenti volontari.

Secondo l'indirizzo del comportamentismo cognitivo (o teoria dell'apprendimento sociale), introdotto negli anni '70 da A. Bandura, che sottolinea l'influenza dell'apprendimento per osservazione degli altri, e il concetto che sono i nostri pensieri e cognizioni sui rinforzi a determinare il nostro comportamento, focalizza l'intervento sul registrare e modificare i pensieri delle persone. Sono il modellamento, cioè l'apprendere attraverso l'osservazione e l'imitazione di ciò che altri fanno, e l'autoefficacia, cioè la nostra personale convinzione di essere in grado di eseguire un certo compito, a determinare il modo in cui agiamo. Le ricerche di Bandura suggeriscono che tendiamo a prendere a modello le persone per noi più significative.

La teoria dell'attaccamento formulata da Bowlby verso la metà del XX secolo è incentrata sull'importanza che assume per la sopravvivenza della specie umana lo sviluppo nelle prime fasi dell'infanzia di un attaccamento verso le persone che si prendono cura di noi e nel corso di tutta la vita verso una persona significativa. Attribuisce molta importanza alla natura e alla cultura. Si fonda sulle stesse premesse della tradizionale teoria psicoanalitica di Freud. Bowlby condivideva la visione psicoanalitica secondo la quale le esperienze con le persone che ci accudiscono nei primi anni di vita plasmano la nostra capacità di amare, ma concentrò la sua attenzione sulla risposta di attaccamento. Bowlby notò che nel periodo in cui cominciano a camminare i bambini hanno bisogno di sentire la vicinanza fisica di un adulto che li accudisce; l'impulso a essere vicini a un'altra persona significativa è un bisogno umano fondamentale in ogni stadio della vita. Secondo Bowlby la risposta biologica di attaccamento che si sviluppa nella prima infanzia è geneticamente programmata per favorire la sopravvivenza umana e la qualità delle relazioni di attaccamento che si stabiliscono nei primi anni di vita è cruciale per la salute mentale nelle età successive.

La psicologia evoluzionistica assume come principale prospettiva la natura e considera i comportamenti umani come prodotti dall'evoluzione, geneticamente programmati per favorire la sopravvivenza della specie. Le ricerche di genetica del comportamento rivelano che le differenze individuali sono influenzate dalla costituzione genetica praticamente rispetto a ogni tratto. Grazie all'azione di forze evocative, cioè il fatto che il nostro temperamento tendenziale e i nostri talenti innati evocano certe risposte nel mondo intorno a noi, e di forze attive, cioè il fatto che scegliamo attivamente i nostri ambienti sulla base delle nostre predisposizioni genetiche, noi plasmiamo l'ambiente in modo da adeguarlo alle nostre predisposizioni genetiche.

Le relazioni umane sono bidirezionali, le persone si influenzano vicendevolmente, ovvero la qualità dei nostri stati d'umore e delle nostre azioni influisce sulle risposte degli altri proprio come le azioni altrui influiscono sulle nostre. Favorire un adeguato attaccamento persona-ambiente: esigenza di far corrispondere l'ambiente giusto ai talenti e alle abilità di cui siamo dotati per costituzione biologica.

Piaget, nato in Svizzera nel 1894, fu un bambino prodigio. Anziché cercare di classificare i bambini in base a quanto sapevano, Piaget restò affascinato da certe caratteristiche delle loro risposte sbagliate. Egli era convinto che nel corso dello sviluppo, dalla nascita all'adolescenza, la crescita cognitiva attraversi vari stadi qualitativamente differenti. Il termine qualitativo sta a significare che non è semplicemente la quantità delle conoscenze a cambiare ma che i bambini nella prima infanzia, nell'età prescolare e durante la scuola elementare, e infine gli adolescenti concettualizzano il mondo in modi completamente diversi.

Secondo la teoria dello sviluppo cognitivo, elaborata da Piaget, lo sviluppo intellettivo del bambino progredisce attraverso quattro fasi distinte, e ogni fenomeno di apprendimento è mediato dai processi di assimilazione, processo con cui adattiamo le conoscenze sul mondo alle nostre capacità o strutture cognitive esistenti (schemi) e accomodamento, processo con cui modifichiamo le nostre capacità mentali (schemi) per incorporare nuovi stimoli che percepiamo dal mondo. Piaget era anche convinto che lo sviluppo cognitivo fosse caratterizzato da una sostanziale continuità e che l'esperienza diretta e concreta fosse importante. Credeva che apprendiamo attraverso l'azione pratica, cioè operando fisicamente sul mondo. Concepì l'idea che per capire come i bambini esperiscono la vita dobbiamo guardarla dal loro punto di vista.

Erikson, nato in Germania nel 1904, riteneva che lo sviluppo umano continuasse per l'intera esistenza. Egli individua otto diversi compiti psicosociali, cioè sfide che dobbiamo superare in ognuno degli otto stadi in cui secondo lui è suddivisa l'esistenza umana, che la persona deve superare per evolvere da uno stadio del ciclo della vita a quello successivo. Questi compiti traggono origine l'uno dall'altro quindi il compito di un particolare stadio non può avere esito positivo se quelli degli stadi precedenti non hanno avuto soluzione positiva.

La teoria dei sistemi di sviluppo: visione generale che sottolinea la necessità, per spiegare lo sviluppo, di ricorrere a una gamma di approcci teorici diversi; la concezione di fondo è che tutti i sistemi e i processi sono fra loro interrelati. Questa teoria enfatizza la necessità di utilizzare più prospettive diverse e pone particolare enfasi sulle interazioni fra processi.

I ferri del mestiere: i metodi di ricerca

Le due principali strategie di ricerca sono:

  • Studi di correlazione: indagano le relazioni fra due o più variabili; è sempre possibile interpretare le correlazioni osservate tramite spiegazioni alternative.
  • Esperimenti: è in grado di determinare se una cerca cosa è causa di una certa altra; implica l'assegnazione casuale dei soggetti a gruppi di trattamento diversi, per poi registrare gli esiti delle due condizioni; consentono di isolare le cause di un fenomeno e comportano notevoli difficoltà di realizzazione pratica.

L'osservazione naturalistica, cioè un metodo di rilevazione che implica l'osservazione diretta dei soggetti e la registrazione del loro comportamento, e l'autodescrizione, cioè un metodo di rilevazione in cui si richiede ai soggetti di registrare ciò che sentono e che fanno, sono le principali strategie di cui si avvalgono gli psicologi dello sviluppo. I due approcci più utilizzati sono:

  • Studi trasversali: gruppi di età differenti sono messi a confronto nello stesso momento rispetto al tratto o alla caratteristica che interessa esaminare; hanno l'inconveniente che le differenze tra i gruppi di età possono essere confuse con cambiamenti associati all'invecchiamento; misurano soltanto le differenze tra gruppi per cui non possono rivelare nulla sulle differenze tra individui.
  • Studi longitudinali: si seleziona un gruppo di soggetti di una particolare età e su un arco di tempo che solitamente è di anni, li si sottopone a dei test; sono lo strumento di elezione in questa ricerca; possono rispondere a quesiti vitali circa lo sviluppo; questo “gold standard” comporta notevoli difficoltà di gestione pratica e spesso finisce per selezionare un gruppo di soggetti atipici.

La ricerca quantitativa: strategia standard per la raccolta dei dati, che implica lo studio di gruppi di soggetti e l'utilizzo di scale e parametri statistici.

La ricerca qualitativa: strategia per la raccolta dei dati, che implica di ottenere mediante interviste, informazioni che non possono essere qualificate su una scala numerica. Comporta il condurre interviste approfondite con singole persone.

La prima infanzia: lo sviluppo fisico e cognitivo

Il contesto: crescita e modellamento del cervello

La nostra corteccia cerebrale, di dimensioni estese, è lo strato più esterno, ripiegato, che ricopre il cervello; è responsabile del pensiero, del ragionamento, della percezione e di tutte le risposte consce; è la sede di ogni percezione, azione e pensiero consapevole e si sviluppa dopo la nascita. Nei primi due anni di vita il cervello va incontro a una crescita molto rapida. A metà del periodo fetale le cellule destinate a comporre il cervello migrano verso la superficie superiore del tubo neurale: durante il primo anno di vita queste cellule si differenziano nella loro forma matura, il neurone. Ogni neurone viene ad essere dotato di un unico lungo prolungamento, l'assone cioè una lunga fibra nervosa che conduce impulsi dal corpo cellulare verso la periferia del neurone: gli assoni si allungano e si rivestono di una guaina di sostanza grassa, la mielina; e di numerose ramificazioni più brevi, i dendriti, cioè una fibra ramificata che riceve impulsi e li conduce verso il corpo cellulare del neurone. Crescendo emettono numerose ramificazioni e a livello delle sinapsi stabiliscono contatti con altre cellule. Dalla sinapsogenesi, processo di formazione delle connessioni fra neuroni a livello della sinapsi, responsabile di ogni percezione, azione e pensiero che è intenso durante l'infanzia e la fanciullezza e continua per tutta la vita, e dalla mielinizzazione, processo che porta alla formazione di uno strato grasso intorno agli assoni dei neuroni che fa aumentare la velocità di trasmissione degli impulsi neurali e continua fino ai primi anni dell'età adulta, dipende lo sviluppo di ogni capacità del bambino e di ogni abilità umana. Dopo un'abbondante produzione di sinapsi, ogni regione della corteccia cerebrale va incontro a un periodo di rapida sinapsogenesi cui fa seguito un graduale pruning, cioè l'eliminazione di sinapsi e la morte di cellule neurali. Prima che si verifichi il pruning il cervello è dotato di notevole plasticità, cioè la capacità di cambiamento, tanto da poter compensare eventuali danni avvenuti in una fase precoce dello sviluppo. Sono gli stimoli ambientali ad avere un ruolo essenziale nel rafforzare specifici neuroni e nel determinare quali connessioni saranno eliminate dal pruning.

Principi che regolano lo sviluppo del cervello:

  • Lo sviluppo ha luogo in tappe specifiche dell'evoluzione neurale.
  • La stimolazione modella i neuroni.
  • La crescita mentale dura tutta la vita.

Le attività fondamentali del neonato

Emergiamo dal ventre materno dotati di due riflessi che danno immediato impulso alla nutrizione:

  • Il riflesso di suzione: movimento di suzione automatico, spontaneo, prodotto dai neonati soprattutto quando qualcosa sfiora le loro labbra.
  • Il riflesso di ricerca del seno materno: risposta automatica del neonato a qualcosa che gli sfiora la guancia; il piccolo gira la testa in direzione dell'oggetto e inizia a compiere i movimenti di suzione.

Riflesso: risposta o azione automatica controllata da centri cerebrali non corticali. Freud definì la prima infanzia la “fase orale”: tutto quanto va portato immediatamente alla bocca. Il latte materno favorisce la crescita di ogni bambino nei primi mesi di vita, ma intorno ai sei mesi il bimbo deve incominciare ad assumere cibi solidi. Dopo lo svezzamento un problema serio può essere la malnutrizione: mancanza di un'adeguata assunzione di cibo. Il ritardo della crescita staturale, cioè il blocco della crescita staturale in un bambino causato da carenze nutrizionali croniche, ha gravi effetti a lungo termine sullo sviluppo cognitivo, sull'apprendimento e su ogni attività vitale. Il pianto è il segnale con cui a ogni età comunichiamo agli altri i nostri sentimenti; raggiunge il suo picco tra le sei e le otto settimane dopo la nascita. È particolarmente presente e importante nella prima infanzia, per poi diminuire di frequenza verso i 4 mesi quando entra in funzione la corteccia cerebrale: la frequenza del pianto cala e il bambino inizia a usare questa modalità di comunicazione in modo selettivo come strumento per esprimere i propri bisogni. Il pianto eccessivo, che scompare dopo i primi mesi, è dovuto alla colica, problema biologico legato all'immaturità dell'apparato digerente. Il periodo delle coliche è di breve durata. Le strategie per calmare un bambino piccolo che piange comprendono:

  • Prenderlo in braccio.
  • Cullarlo.
  • Avvolgerlo in fasce.
  • Offrirgli l'opportunità di soddisfare il suo bisogno di succhiare.

Fornire al bambino un intenso contatto fisico attraverso il massaggio e la marsupioterapia, ovvero la pratica di trasportare i bambini in una sacca, serve a calmarlo e ha un effetto benefico sulla crescita e sul benessere psicofisico.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mecchina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Lavelli Manuela.
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