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Approcci classici allo studio dell'apprendimento scolastico

Apprendimento e psicologia dell'istruzione

L’apprendimento è un cambiamento che si manifesta in un individuo per effetto dell’esperienza. Gli esseri umani apprendono dal primo giorno di vita che apprendimento e sviluppo sono legati inseparabilmente. Il cambiamento può riguardare il comportamento o la conoscenza, e si manifesta in molti modi, solo alcuni dei quali sono intenzionali.

Cambiamento di comportamento: relazione tra stimoli ambientali e risposte dell'individuo direttamente osservabili.

Cambiamento di conoscenza: attività mentali non direttamente osservabili (pensare, ragionare, ricordare, risolvere problemi).

Qui consideriamo l’apprendimento in contesto scolastico, in cui dovrebbe generarsi intenzionalmente e non incidentalmente. Un tema centrale della psicologia dell’educazione è costituito dai processi e dalle dinamiche di apprendimento–insegnamento; infatti si parla di psicologia dell’istruzione, per riferirsi a quell’area di studio scientifico sull’acquisizione di conoscenze, abilità e atteggiamenti in contesti di istruzione.

Psicologia dell’educazione e dell’istruzione spesso vengono usati come sinonimi. La nascita della psicologia dell’educazione risale ai primi anni del XX secolo, quando sono stati pubblicati le prime opere di Thorndike. Dai primi decenni, quindi, la psicologia dell’educazione/istruzione è un terreno di studio finalizzato a rendere più appropriati ed efficienti i rapporti tra apprendimento, processi e contesti di istruzione.

Snow e Swanson sono importanti per la loro teoria dell’apprendimento costituita da 5 componenti essenziali:

  • Descrivere gli obiettivi dell’istruzione in un determinato ambito, corrispondenti agli stati finali a cui si desidera pervenire.
  • Descrivere gli stati iniziali che caratterizzano gli studenti in quell’ambito.
  • Esplicitare i percorsi di transizione dagli stati iniziali a quelli finali.
  • Specificare le condizioni che l’istruzione deve creare per realizzare la transizione.
  • Accertare gli effetti prodotti dagli interventi di istruzione.

Approccio comportamentista

La nascita del comportamentismo viene fatta risalire al 1913, anno in cui comparve negli Stati Uniti un articolo di Watson, in cui lo studioso affermava la necessità di rifondare la psicologia su basi scientifiche. Solo i comportamenti, ossia atti esteriori, direttamente osservabili, definibili in termini di risposte di un organismo agli stimoli ambientali, da quelle più semplici a quelle più complesse, dovevano costituire oggetto di studio della psicologia. Il movimento si chiama comportamentismo proprio per la scelta del contenuto da studiare.

Il comportamentismo enfatizzava fortemente il ruolo dell’ambiente, assumendo una posizione totalmente critica nei confronti dell’innatismo: le esperienze compiute da un individuo potevano rendere conto del suo comportamento e anche il comportamento più complesso era riconducibile a una lunga catena di apprendimenti successivi. Da qui derivava l’importanza attribuita all’apprendimento: predisponendo un ambiente in maniera adeguata, si possono forgiare tutti i comportamenti desiderati in un individuo. L’apprendimento non è che la continua creazione di nuove associazioni tra stimoli dell’ambiente e risposte dell’individuo.

Condizionamento e rinforzo

Condizionamento classico: consiste nell’emissione di una risposta in presenza di uno stimolo non naturale → la salivazione emessa da un cane quando sente un suono o vede una luce, immediatamente prima di mettere in bocca della carne, è, appunto, il frutto di un condizionamento che si realizza dopo che il cane, per alcune volte, ha percepito il suono o la luce subito prima di ricevere i bocconi di cibo. La salivazione alla percezione della carne è un riflesso incondizionato in quanto reazione automatica basata su un meccanismo innato; la salivazione alla percezione del suono è invece un riflesso condizionato, che è stato appreso in quanto associato allo stimolo incondizionato. Quando si interrompe la procedura di associazione e si presenta solo lo stimolo condizionato, la risposta condizionata comincia a manifestarsi sempre meno ed estinguersi, anche se può ripresentarsi qualora si ripristini la procedura associativa.

Condizionamento operante: studiato da Skinner, si riferisce alla modificazione del comportamento che un organismo produce spontaneamente prima che venga rafforzato dal condizionamento. Se un comportamento che fa parte del repertorio di risposte emesse da un organismo, prodotto in assenza di uno stimolo particolare che lo precede, viene rinforzato, se ne aumenta la frequenza. Skinner definiva rinforzo come quell’evento che aumenta la frequenza del comportamento che lo precede: si parla di rinforzo positivo quando si verifica una situazione piacevole, negativo quando viene meno una situazione spiacevole. Una punizione è un evento che diminuisce la probabilità che si manifesti un comportamento cui è associata. La frequenza di un comportamento diminuisce anche quando non vengono più dati rinforzi alla sua emissione.

Comportamentismo e psicologia dell'educazione

Istruzione programmata: (addestramento militare) in questo campo Skinner applicava al suo modello del condizionamento operante un metodo di programmazione di corsi o unità didattiche di autoistruzione, che gli studenti potevano svolgere individualmente mediante l’utilizzazione di macchine per insegnare. Skinner divide i contenuti di un corso in piccole unità di informazione da presentare gradualmente e alternare con domande di verifica per accertare l’apprendimento del nuovo materiale. Il programma di istruzione altro non è che una sequenza lineare di unità contenutistiche, ad ognuna delle quali fa seguito un item a cui bisogna rispondere correttamente per poter procedere; ogni risposta corretta diventa rinforzo e stimolo all’apprendimento successivo. Skinner sosteneva che sbagliando si impara a sbagliare, per cui era compito cruciale predisporre nella giusta sequenza di passi semplici e graduali il materiale suddiviso nel contenuto in modo tale da garantire il successo, passo dopo passo, dando la possibilità ad ogni individuo di procedere secondo il proprio ritmo nell’itinerario prefissato. Per garantire l’operatività dell’allievo gli veniva richiesto di costruire la propria risposta.

L'istruzione programmata di Skinner risiedeva sui principi ricavati studiando il condizionamento operante negli animali, ossia:

  • L’apprendimento, che è modificazione del comportamento, avviene osservando le conseguenze delle proprie azioni.
  • I comportamenti che provocano rinforzi vengono ripetuti.
  • Più rapida è l’associazione comportamento desiderato – rinforzo, più frequente è quest’ultimo, più alta è la probabilità che il comportamento si ripresenti.
  • La mancanza di rinforzo porta all’estinzione del comportamento.
  • Un apprendimento complesso può essere suddiviso in una sequenza di apprendimenti più semplici e graduali, da rinforzare via via.
  • Il rinforzo positivo è motivante, fa aumentare il desiderio di apprendere stimolando l'attività dello studente e migliorando il suo ritmo di apprendimento.

Alla programmazione lineare, ha fatto seguito la programmazione ramificata o plurisequenziale: proposta da Croewder, è basata sull’assunzione che gli studenti apprendono in tanti modi diversi, a seconda delle conoscenze e abilità già acquisite, della natura degli argomenti da imparare, nonché di altre variabili non ben precisate. Carroll introduce il concetto di Mastery learning: apprendimento per la padronanza, basato sull’assunzione che è possibile porre tutti gli allievi nelle condizione di raggiungere pienamente, per ogni passo o unità dell’itinerario didattico predisposto, gli obiettivi stabiliti, consentendo loro di avanzare secondo i propri ritmi, sulla base di opportune valutazioni formative lungo il percorso, accuratamente progettato in tutti i suoi segmenti.

L’istruzione militare ha dato un contributo di rilievo alla psicologia dell’educazione per l’analisi della prestazione richiesta all’essere umano quando si trova a controllare sistemi uomo-macchina complessi, ossia come avviene l’apprendimento di un’abilità percettivo-motoria complessa, che non poteva essere spiegato solo in termini di semplici associazioni stimolo-risposta, ma di relazioni e interazioni.

Concetto di task analysis (analisi del compito): individuazione dei requisiti comportamentali necessari allo svolgimento di un compito.

Feedback: informazione di ritorno, ossia la conoscenza dei risultati, importanti per valutare l’accuratezza della prestazione in cui si è coinvolti.

Metafora della trasmissione della conoscenza: la conoscenza viene trasmessa da un emittente ad un ricevente in modo meccanico. La conoscenza trasmessa non è pertanto elaborata da chi la riceve, chiamato a riprodurla nella maniera più fedele possibile per essere valutato positivamente. Il ricevente deve assorbire il pacchetto e saperlo utilizzare via via, quando richiesto.

Metafore per definire la prospettiva comportamentista:

  • L’apprendimento è come una videocamera che registra il mondo.
  • L’apprendimento è come una spugna che si inzuppa nell’acqua.
  • L’apprendimento è come scrivere in un quaderno nuovo con una matita magica che non si consuma mai.

L’idea che si impari per assimilazione passiva di informazione in un tabula rasa sottostà a tali metafore.

Comportamentismo e teoria dell'apprendimento sociale

La teoria comportamentista dell’apprendimento ha dominato fino alla seconda Guerra Mondiale. Apprendimento sociale: rivalutazione del ruolo dell'imitazione come meccanismo autonomo di apprendimento, non più soggetto ai principi del condizionamento operante. Bandura sosteneva che nella vita quotidiana gli individui regolano i propri comportamenti in base alle osservazioni delle conseguenze delle proprie azioni, constatando quali ottengono successo e quali invece falliscono. Sono quindi in grado di comprendere che cosa è adeguato in una determinata circostanza e di anticipare il risultato di un comportamento.

Apprendimento osservativo: Bandura sottolineava che gli individui manifestano anche comportamenti mai rinforzati precedentemente, frutto dell’osservazione di altre persone rinforzate per il loro comportamento. Il rinforzo, in questi casi, è solo vicariante, in quanto l’osservatrice può acquisire un comportamento nuovo senza essere stata rinforzata. Bandura definisce l’apprendimento nei termini dell'acquisizione di conoscenza attraverso l’elaborazione cognitiva di informazioni.

Rapporto sviluppo-apprendimento

L'approccio comportamentista non concepisce lo sviluppo in termini stadiali, ossia cambiamenti qualitativi radicali in quanto trasformazioni discontinue, come previsto dalla teoria piagetiana, bensì in termini di accumulazione progressiva. L'apprendimento cumulativo diventa fattore causale dello sviluppo che è dato, secondo Gagné, dal costituirsi progressivo di capacità ordinate gerarchicamente mediante processi di discriminazione, rievocazione e transfer. Perché si acquisiscano nuove capacità è importante la presenza di determinate condizioni interne ed esterne.

Condizioni interne: riguardano i prerequisiti che l'individuo deve possedere per poter affrontare con successo un nuovo apprendimento.

Condizioni esterne: riguardano le modalità tramite cui un compito viene presentato e organizzato. Dai comportamentisti lo sviluppo veniva ricondotto all'apprendimento.

Metodi di ricerca

Studi sperimentali: studi di laboratorio, condotti in luoghi appositamente attrezzati alla predisposizione e al controllo di una determinata situazione; mettevano in evidenza rapporti causali tra eventi.

Studi correlazionali: documentavano le relazioni significative, positive o negative, tra variabili, ad esempio la correlazione positiva tra abilità di comprensione della lettura e rendimento scolastico, senza sostenere l'esistenza di rapporti causali tra i due fatti.

Approccio cognitivista

I cognitivisti ripresero a studiare la mente umana, come precisato da Neisser, attraverso le inferenze tratte dai comportamenti osservabili. Lo studioso sosteneva che il termine cognitivo doveva riferirsi a tutti i processi di manipolazione delle informazioni, ossia trasformazione, elaborazione, riduzione, immagazzinamento, recupero e combinazione degli input sensoriali. L’approccio cognitivista è infatti denominato approccio Hip (Human information processing). Per Neisser vi era una forte analogia tra comprensione dei processi cognitivi dell’uomo da parte di uno psicologo e comprensione della programmazione fatta a un computer da parte di un tecnico informatico che vuole scoprire procedure e routine mediante cui riuscire a far fare una determinata cosa a quel strumento. Sia gli esseri umani che i computer manipolano informazioni, trasformando gli input in output, così come presentano delle limitazioni date dalla quantità di informazioni che possono manipolare contemporaneamente e dalla velocità di elaborazione delle stesse.

La nascente ricerca nel campo dell’intelligenza artificiale portava allo sviluppo di programmi per la simulazione di comportamenti cognitivi complessi nell’uomo, come la soluzione di problemi, trasformandosi nel tempo in Cognitive science – area interdisciplinare di ricerca in psicologia cognitiva, informatica, filosofia, linguistica e, più di recente, neuroscienze – che andava privilegiando soprattutto l’analisi delle strutture sottostanti all'elaborazione dell’informazione, in particolare il sistema di memoria attraverso cui passa il flusso di informazione.

Il sistema di memoria per elaborazione delle informazioni

Il modello dei magazzini di memoria nell'uomo e del fluire delle informazioni al loro interno è quello di Atkinson e Shiffrin, che prevede tre magazzini attraverso cui transitano gli stimoli sensoriali.

  • Registro sensoriale: è collegato con l’organo di senso corrispondente (occhio, orecchio, ecc.) in cui l’informazione viene conservata per poche frazioni di secondo, necessarie a compiere operazioni importanti. Il risultato di queste operazioni basilari passa nel magazzino della memoria a breve termine.
  • Memoria a breve termine: ha una capienza limitata, ossia la quantità di informazioni che può essere contenuta è in media di 7 unità nell’adulto. Ha un limite temporale, cioè le informazioni vi possono permanere per un brevissimo periodo, dell’ordine di qualche decina di secondi. Svolge un duplice e fondamentale ruolo: serve da transito in quanto le informazioni provengono dall’ambiente, e serve da memoria di servizio in quanto contiene le informazioni provenienti dalla memoria a lungo termine che devono interagire con quelle provenienti dall’ambiente. Man mano che fanno ingresso nella memoria a breve termine nuove informazioni, quelle entrate precedentemente, e che eccedono le 7 unità, escono, quindi vengono dimenticate, a meno che il tempo in cui sono rimaste non abbia consentito il formarsi di una loro copia che rimane nella memoria a lungo termine. Esistono in proposito strategie a cui fare ricorso consapevolmente per aiutarci a ricordare attraverso la reiterazione.
  • Memoria a lungo termine: capacità potenzialmente illimitata dove vengono depositate, per alcuni minuti o per tutta la vita, le conoscenze che acquisiamo da recuperare all’occorrenza. Nella memoria a lungo termine hanno importanza le relazioni tra codifica, immagazzinamento e recupero delle informazioni. Il ricordo del materiale appreso è legato al livello di elaborazione a cui è stato sottoposto in fase di codifica: più è profondo migliore risulta il ricordo.

Nella teorizzazione di Baddeley la memoria di lavoro è stata introdotta come alternativa alla memoria a breve termine. È intesa come una struttura complessa formata da più sottosistemi coordinati che agiscono con la supervisione di un sistema attenzionale di controllo la cui capacità è limitata. Sono stati esaminati due sottosistemi:

  • Loop articolato o fonologico: è suddiviso da due componenti, un magazzino fonologico che mantiene l'informazione acustica e verbale per tempi brevi, e un meccanismo di ripetizione preposto alla ripetizione subvocalica.
  • Taccuino visuospaziale: svolge la funzione di mantenere temporaneamente le caratteristiche visuospaziali delle informazioni in entrata. L'esecutivo centrale controlla e coordina le operazioni dei due sottosistemi integrando le informazioni.

Tipi di conoscenze

L’approccio cognitivista ha esaminato il ruolo di struttura, meccanismi e strategie per l’acquisizione di conoscenze, classificate in vario modo. Una prima distinzione si deve ad Anderson che ha elaborato una teoria della cognizione complessa. Si tratta della distinzione tra conoscenza dichiarativa e conoscenza procedurale.

La conoscenza dichiarativa riguarda il sapere cosa, ossia nomi, significati, fatti, date, regole, ecc. Viene rappresentata come una rete semantica formata da nodi e relazioni tra i nodi; i nodi, costituiti da asserzioni o proposizioni, rappresentano gli elementi conoscitivi (es. i concetti) che sono collegati tra loro da una serie di relazioni → la conoscenza di un argomento è in relazione con la conoscenza di altri.

La conoscenza dichiarativa è stata suddivisa ulteriormente in:

  • Memoria episodica: immagazzina informazioni su episodi ed eventi che hanno una collocazione temporale; risulta maggiormente soggetta ad oblio, in quanto i dati immagazzinati possono subire interferenze ed essere difficilmente recuperati, specialmente se non sono datati.
  • Memoria semantica: necessaria all’uso del linguaggio in quanto comprende le conoscenze.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mecchina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Lavelli Manuela.
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