Sviluppo
Capitolo 1
Lo sviluppo prenatale
Il concepimento avviene quando uno spermatozoo raggiunge un ovulo nelle tube di Falloppio e lo feconda trasformandolo in uno zigote. Lo sviluppo prenatale si articola in 3 fasi:
- Periodo germinale: ha inizio con la fecondazione e termina circa due settimane dopo. La prima duplicazione dello zigote si produce tra le 24 e le 36 ore dalla fecondazione. A volte succede che le due cellule si separino costituendo il punto di partenza per lo sviluppo di due individui distinti e del tutto simili, gemelli identici (monozigoti) o gemelli fraterni (dizigoti). Nel giro di 4 giorni lo zigote è diventato un blastocisti di una settantina di cellule (distinguibili in disco embrioni e trofoblasto). Si sviluppano all’interno dei tessuti delle piccole appendici (i villi) che si protendono dentro alle pareti interne dell’utero. Inizia così a formarsi la placenta, che collega la circolazione sanguigna dell’embrione e poi del feto con quella della madre. Con l’annegamento della blastocisti dentro l’utero ha termine il periodo germinale.
- Periodo embrionale: va dalla seconda all’ottava settimana di gestazione, si differenziano i tessuti, si formano gli organi e si delinea la struttura del corpo. Nell’utero cominciano a differenziarsi 3 strati di cellule nel disco embrionico: ectoderma, endoderma e mesoderma. Gli organi che si sviluppano per primi sono quelli più essenziali. Alla fine del secondo mese, l’intero corpo del futuro bambino, anche se non più grande di tre centimetri, ha grosso modo una forma umana. Nel periodo embrionale possono svilupparsi i più gravi difetti congeniti.
- Periodo fetale: ha inizio con il terzo mese di gravidanza. L’organismo deve ora solo crescere e perfezionarsi. Solo gli organi sessuali iniziano a formarsi in questa fase. Nei mesi successivi il corpo si distende, per questo la madre può sentire i movimenti del feto. Al termine del sesto mese il feto supera il limite minimo di sopravvivenza in caso di nascita prematura, poiché il sistema respiratorio e il sistema nervoso centrale sono abbastanza perfezionati. Le ossa non sono completamente collegate tra loro; ci sono alcune zone morbide per consentire al feto di uscire in modo da non creare danni.
Lo sviluppo del cervello e del sistema nervoso
Lo sviluppo del sistema nervoso ha inizio già nel periodo embrionale. Agli inizi della terza settimana l’ectoderma si piega più volte dando origine al tubo neurale. Una delle estremità del tubo neurale si ingrossa formando cervello e occhi. Una volta formata questa struttura inizia la produzione di nuove cellule, i neuroni, e la loro migrazione verso il cervello. Questo avviene all’incirca tra i 2 e i 4-5 mesi. Una volta giunti a destinazione i neuroni si collegano tra loro grazie ad assoni e dendriti attraverso le sinapsi. La produzione dei neuroni è quasi conclusa nel periodo prenatale e quella di assoni e dendriti prosegue per qualche anno dopo la nascita.
La formazione di nuove sinapsi continua per tutta la vita ogni volta che si apprendono o si affinano abilità o conoscenza. Parte dei collegamenti sinaptici è geneticamente programmata, altri collegamenti dipendono dall’esperienza. Le sinapsi geneticamente programmate devono essere stabilizzate dagli stimoli appropriati. I collegamenti tra neuroni diventano più efficienti grazie alla mielina che li isola consentendo una più rapida trasmissione. C’è una sincronia tra la maturazione cerebrale e la comparsa di varie capacità. Le aree deputate ai movimenti di gambe e braccia si sviluppano prima di quelle che controllano dita e piedi (motricità grossolana). Le aree del linguaggio sono particolarmente attive tra il secondo anno e la prima fanciullezza.
I cambiamenti nel cervello grazie all'esperienza
I cambiamenti che si verificano nel cervello grazie all’esperienza sono di due tipi:
- In attesa di esperienza: riguarda quei sistemi neurali che per svilupparsi devono ricevere degli input ambientali in finestre temporali definite (sistema visivo, acquisizione del linguaggio..) riguardano capacità condivise da tutti i membri della specie.
- Dipendenti dall’esperienza: danno luogo all’apprendimento di diverse conoscenze e abilità nel corso di tutta la vita, in seguito a esperienze che possono variare da individuo a individuo.
Le funzioni esecutive comprendono: l’inibizione (comportamentale, trattenersi da eseguire un istinto o in base a un’emozione, o cognitiva, non lasciarsi distrarre da stimoli per mantenere la concentrazione su un compito o un obiettivo), la memoria di lavoro e la flessibilità cognitiva. L’autoregolazione è la capacità di modulare il proprio comportamento in accordo con le richieste cognitive, emotive, sociali di una specifica situazione.
La nascita e il neonato
L’atto della nascita rappresenta l’inizio di un processo di adattamento all’ambiente circostante. Il primo essenziale mutamento adattivo è l’inizio della respirazione. Non appena il cordone è stato reciso i polmoni del neonato cominciano a riempirsi d’aria, il sangue inizia a circolare anche attraverso questi organi grazie all’immediata chiusura di una valvola tra la parte sinistra e destra del cuore. La nutrizione richiede d’ora in poi il funzionamento dell’apparato digerente e infine diventano necessari anche i meccanismi di termoregolazione. A differenza di quelli respiratori e circolatori, questi ultimi necessitano di più tempo.
Il parto
Il metodo Leboyer è un metodo di parto nel quale la sala parto è silenziosissima e in penombra e il bambino viene immerso in acqua. Questo metodo è sia affiancato da molti sia criticato. Pochi minuti dopo il parto viene fatta una valutazione fisica del bambino secondo la scala Apgar che attribuisce a 5 indici vitali un punteggio che va da 0 a 2. I punteggi poi sono sommati per formare un punteggio totale che può andare da 0 a 10. Un punteggio inferiore a 4 indica dei rischi per il bambino. Una scala più ampia è quella di Brazelton che considera diverse dimensioni come la presenza di riflessi neonati, lo stato di vigilanza, l’irritabilità e la risposta a vari stimoli.
Sonno, pianto e veglia
Nelle prime due settimane il neonato dorme circa il doppio di un adulto (16 ore al giorno ripartite in 7-8 periodi tra i quali avviene l’allattamento e la pulizia). Col tempo questi periodi di sonno si fanno più lunghi finché verso i 6-7 mesi, la maggior parte dei bambini riesce a dormire l’intera notte. Queste età però sono relative, dipendono infatti anche dall’ambiente e dai genitori. L’acquisizione di abitudini quotidiane e la loro evoluzione nel corso dei primi mesi, viene pianificata diversamente nelle varie culture.
Mentre nell’adulto il sonno REM costituisce in media il 21% del totale, nel neonato costituisce circa il 50% del totale, ma all’età di 2-3 anni diviene simile a quello dell’adulto 25%. Il sonno svolge importanti funzioni sui processi mentali; mentre si dorme il cervello è quasi sconnesso dall’ambiente esterno e la sua attività si concentra sulle informazioni acquisite nelle ore precedenti e già immagazzinate dando luogo alla formazione di nuove connessioni sinaptiche tra i neuroni nella corteccia e l’ippocampo. Durante il sonno i ricordi vengono consolidati grazie al rafforzamento di queste connessioni.
Anche se dorme molto, il neonato non è un essere inerte. Gli stati in cui può trovarsi vanno dal sonno profondo fino all’agitazione e al pianto, passando attraverso stadi intermedi come la sonnolenza, la veglia attiva e la veglia inattiva. Il pianto del neonato può presentarsi senza una ragione apparente, più spesso dipende da cause specifiche come la fame, il freddo, il dolore, rumori o luci forti.
Il neonato competente
Il periodo neonatale e i primi anni di vita sono il momento migliore per verificare l’esistenza o meno di abilità innate e per esaminare i primi processi di apprendimento. Le circostanze che hanno agevolato questi studi sono di 2 tipi:
- La diffusione di istituzioni educative per la prima infanzia ha reso più facile il reperimento di bambini da osservare.
- La disponibilità di strumenti sempre più sofisticati per la registrazione del comportamento infantile ha reso possibili vari tipi di ricerche (il videotape e il computer).
Le innovazioni metodologiche hanno consentito di mettere in evidenza capacità che le prime ricerche non avevano colto. Partendo dall’immagine di un neonato come di un essere immobile e passivo si è passati ad una visione completamente differente, oggi si definisce un neonato come un essere attivo e con bisogni e capacità. Più di recente queste capacità sono state collegate con la presenza di bisogni psicologici (distinti da quelli fisici).
Dweck ha identificato 3 bisogni psicologici fondamentali:
- Accettazione: bisogno di partecipare a un’interazione sociale dalla quale ricevere sostegno.
- Prevedibilità: bisogno di capire le relazioni tra oggetti ed eventi, di farsi delle rappresentazioni attendibili del funzionamento del mondo fisico e sociale.
- Competenza: bisogno denominato anche successo, riguarda l’acquisizione di abilità per agire con efficacia.
A questi bisogni se ne aggiungono altri 4: fiducia, controllo, autostima/status, coesione dei sé.
I riflessi sono reazioni automatiche e stereotipate a particolari stimoli. Alcuni dei riflessi presenti nei neonati sono stati osservati nel feto (per esempio il rooting). Alcuni riflessi sono permanenti, mentre altri detti riflessi neonatali scompaiono dopo qualche mese. La loro presenza alla nascita e la loro improvvisa scomparsa sono tra gli elementi indicatori di un normale sviluppo neurologico, inoltre alcuni riflessi costituiscono il fondamento per lo sviluppo degli schemi di comportamento volontario che, nel corso del primo anno di vita, via via li sostituiscono.
Le stereotipie ritmiche sono sequenze ripetute di movimenti eseguiti senza una ragione apparente, con cui gli infanti tengono in esercizio muscoli, tendini e nervi.
Per apprendimento si intende un cambiamento nel comportamento o nelle strutture mentali per effetto dell’esperienza.
- Condizionamento classico: i neonati sono ricettivi a procedure di condizionamento classico ma solo se la nuova associazione da apprendere è dotata di qualche valore adattivo, e soprattutto se è legata alla nutrizione.
- Condizionamento operante: è possibile, con questa tecnica, consolidare comportamenti spontanei.
- Abituazione: si indica il graduale attenuarsi dell’intensità, durata o frequenza di una risposta fisiologica o comportamentale alla ripetuta presentazione di uno stimolo.
- Disabituazione: si verifica dopo che l’infante si è abituato a uno stimolo, ne viene presentato uno diverso.
- Imitazione: si tratta della riproduzione di un modello. Soprattutto nel secondo anno di vita, il bambino ripete sempre più spesso gesti e azioni che vedono fare. Forme meno esplicite di imitazione contribuiscono all’acquisizione di comportamenti appropriati al sesso dei bambini e alla cultura del loro ambiente e attendono per tutta la vita.
Queste tesi sono state messe in discussione da Meltzoff e Moore. All’incirca negli anni ’90 vennero scoperti i neuroni specchio, dei neuroni nel cervello che scaricano sia quando si sta compiendo un’azione, sia quando si osserva qualcuno che svolge un’azione.
A partire dagli anni ’60 del XX secolo c’è stato un fiorire di studi sulla percezione dei neonati, ci si chiedeva se i neonati percepivano gli stimoli e se erano in grado di distinguerli. Le tecniche usate possono esser raggruppate in 2 categorie:
- Tecniche psicofisiologiche
- Tecniche comportamentali (registrazione dei movimenti oculari, preferenza, risposte condizionate, abituazione e disabituazione)
Le capacità percettive alla nascita
I neonati hanno una sensibilità acustica inferiore a quella degli adulti, cioè una soglia uditiva più elevata, ma la capacità di discriminare i suoni ha già raggiunto un notevole livello. I neonati distinguono le note di una scala tonale e distinguono la voce umana e altri suoni. Sono in grado di localizzare il suono volgendo il volto. Per quanto riguarda il gusto e l’olfatto, sono attirati da gusti dolci e respingono gusti amari e odori nocivi o forti. La sensibilità tattile è precoce e molto elevata.
I neonati non si limitano a fissare ciò che hanno davanti ma cercano stimoli visivi anche di notte. Si tratta di movimenti ampi che consentono di esplorare una vasta porzione all’ambiente. L‘apparato visivo dei neonati non è ancora del tutto maturo al momento della nascita e ciò ha diverse conseguenze. La loro acuità visiva è molto scarsa. I neonati incontrano difficoltà anche nell’accomodamento visivo, manca la visione binoculare.
- Neonato: scarsa acuità visiva/ individuazione spontanea dei contorni/ preferenza per il volto umano
- 1-3 mesi: aumento acuità visiva/ esplorazione dell’interno delle configurazioni/ riconoscimento delle forme di figure e oggetti non troppo complessi/ preferenza per stimoli complessi/ percezione della profondità
- 4-8 mesi: acuità visiva simile a quella adulta/ percezione di un oggetto parzialmente nascosto da un altro come di una totalità a sé stante/ capacità di seguire con gli occhi anche un oggetto che si muove velocemente
La capacità di mettere in relazione informazioni ottenute attraverso organi di senso diversi è presente alla nascita e si perfeziona durante il primo anno di vita. La coordinazione tra le diverse modalità è rilevata dal fatto che i neonati orientano un organo di senso verso uno stimolo percepito con un organo diverso (allungare il braccio per prendere qualcosa che hanno visto).
Il comportamento motorio include tutti i movimenti, il controllo di questi movimenti è coinvolto in tutto quello che facciamo e a sua volta si basa su funzioni psichiche fondamentali. Il controllo dei movimenti delle dita e del polso consente ai bambini un’esplorazione sempre più accurata degli oggetti che riescono a girare e ribaltare.
C’è un notevole sfasamento tra lo sviluppo percettivo e lo sviluppo motorio. Mentre le capacità percettive sono molto sviluppate anche alla nascita, le capacità motorie sono molto ridotte. L’abilità motoria fondamentale è il controllo posturale. (motricità fine: movimenti che coinvolgono piccoli muscoli delle dita) (motricità grossolana: controllo postulare e locomozione che coinvolgono grandi muscoli).
Capitolo 2
Lo sviluppo cognitivo
Teoria di Jean Piaget: Secondo Piaget la conoscenza non deriva da una semplice ricezione di stimoli, ma dall’azione. Le azioni sono motorie quando comportano dei movimenti del corpo e mentali quando consistono nel riprodurre col pensiero degli eventi.
- Stadio senso motorio: (dalla nascita ai 2 anni) i bambini non sono ancora capaci di evocare mentalmente oggetti o eventi e le loro interazioni con l’ambiente si limitano a percezioni e azioni motorie guidate da schemi senso motori.
- Stadio pre-operatorio: (2-7 anni) grazie all’interiorizzazione delle azioni si formano degli schemi mentali. Il pensiero dei bambini e la loro capacità di cooperare con gli altri mostrano vari limiti, che derivano dall’egocentrismo intellettuale, cioè dall’incapacità di differenziare il proprio punto di vista con quello degli altri.
- Stadio operatorio concreto: (7-11 anni) molti limiti dello stadio precedente vengono superati grazie alla coordinazione degli schemi mentali in strutture d’insieme. I bambini possono risolvere problemi concreti ma non quelli astratti o presentati solo verbalmente.
- Stadio operatorio formale: (11 in poi) è la tappa più avanzata, è possibile risolvere qualsiasi tipo di problema.
Secondo Piaget, durante i primi 18 mesi i bambini interagiscono con l’ambiente solo mediante la percezione e le azioni, poiché non sono ancora in grado di evocare oggetti o eventi non presenti percettivamente. Lo stadio senso motorio sottolinea questa caratteristica.
Il primo stadio di sviluppo (senso motorio) può essere suddiviso in sottocategorie: nel primo stadio il neonato sa esercitare soltanto alcuni semplici schemi riflessi cioè coordinazioni neuromuscolari innate. Questi schemi sono quelli di pressione, fonazione, audizione, suzione.
La nostra percezione della realtà è organizzata attraverso le categorie di oggetto, spazio, tempo, causa e attraverso la distinzione tra il sé e il mondo esterno. Secondo Piaget queste categorie non sono innate ma si costruiscono gradualmente proprio durante il periodo senso motorio.
La nozione di oggetto consiste nella tacita credenza che le nostre percezioni siano originate da entità fuori di noi, dotate di esistenza propria, che si muovono in uno spazio in cui anche noi siamo inseriti, interagiscono causalmente le une con le altre e danno origine a percezioni diverse. Fino ai 4 mesi il neonato non differenzia il sé da ciò che è esterno e non considera le proprie percezioni come indici dell’esistenza di “cose” nel mondo circostante. Da tutti gli organi di senso, il neonato recepisce dei quadri percettivi, inizialmente dipendenti gli uni dagli altri. L’infante di pochi mesi considera l’immagine che osserva come l’estensione, se non il prodotto del suo sforzo di vedere. Piaget chiama questo stato psicologico egocentrismo assoluto o integrale.
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