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Sessualità

Sesso e sessualità

Sesso: qualcosa di fondamentalmente biologico e geneticamente determinato. Deriva dalla parola latina sexum che vuol dire diviso/separato. Le prime distinzioni di sesso si trovano nel Simposio di Platone il quale identifica tre generi: il maschio, la femmina e l’ermafrodita, che possiede entrambi i due sessi. Dunque il sesso identifica semplicemente il genere.

Sessualità: qualcosa di più complesso che comprende l’identità psicologica, di genere, l’orientamento sessuale, le pratiche sessuali, il proprio bagaglio religioso e culturale e dipende dalla famiglia, dal corpo, dalla mente e dalla propria cultura. La sessualità va inoltre a determinare lo stato affettivo e la relazione di coppia. In sintesi la sessualità si riferisce agli aspetti psicologici, sociali e culturali, mentre l’attività sessuale alle pratiche sessuali vere e proprie. La sessualità diventa una realtà quotidiana individuale nella quale entra in gioco la parte più intima della persona.

Identità sessuale

Identità sessuale: costrutto multifattoriale che integra fattori biologici, psicologici e culturali, tenendo conto così di tutti gli aspetti elencati nella precedente definizione di sessualità. Questa non è sinonimo di identità di genere, ma la comprende al suo interno: è direttamente influenzata dall’esperienza che le persone fanno in quanto appartenenti ad un genere, ma non si limita a questo. Include anche il modo in cui si vive il piacere, il sentimento, il desiderio e l’affetto. Questa identità è evolutiva poiché viene costruita attraverso il percorso che ogni individuo intraprende per il raggiungimento di una maturità affettiva e sessuale. Inoltre dipende dagli aspetti individuali del soggetto, come il carattere, e soprattutto dal suo sé corporeo. La pubertà è infatti un periodo critico per la percezione del proprio corpo, in quanto subisce profonde modifiche e trasformazioni. Inoltre l’ideale corporeo è fortemente influenzato dalla società e dai mass media.

Gli aspetti sessuali sono importanti per la costruzione dell’identità personale e per l’evoluzione in senso sociale dell’individuo. La sessualità umana non è dettata solo dall’istinto come negli animali, che sono programmati al solo fine dell’accoppiamento. La sessualità umana invece è più complessa ed è influenzata sia dall’attività mentale superiore (stereotipi, credenze, idee) sia dalle caratteristiche sociali, culturali, normative del nostro ambiente. La scienza non ha ancora trovato una risposta a questa complessità: è possibile descrivere i processi evoluzionistici della sessualità, ma non la trasmissione delle norme culturali da una generazione alla successiva. La psicologia diventa fondamentale nello studio della sessualità, in quanto questa permea nella costruzione di un’identità personale stabile. D’altronde non è nemmeno prescindere da altri punti di vista quali quello biologico e quello sociale.

Ogni individuo fin dalla nascita è accolto e trattato anche in base alla sua appartenenza biologica a uno dei due generi e crescendo si costruisce un’identità sessuale in base ai rapporti con l’ambiente familiare e culturale in cui è inserito. Tutte le sue relazioni con gli altri si impostano in base al genere che gli è stato attribuito, anche prima di raggiungere la maturità sessuale.

Fino ad un certo grado della scala evolutiva la riproduzione è non sessuata, non richiede cioè l’unione di due gameti provenienti da due individui diversi, ma asessuata, avviene cioè per semplice divisione cellulare o gemmazione. In questo caso il corredo genetico del singolo individuo viene riprodotto tale e quale. La riproduzione sessuata ha invece dei vantaggi perché permette la ricombinazione genetica ed in questo modo aumenta la probabilità di ottenere combinazioni più adatte all’ambiente. Questa ricombinazione genetica permette agli individui di essere meno attaccati dai parassiti, ma la meiosi ha dei costi: i maschi infatti perdono parte del corredo genetico femminile, il rapporto sessuale può portare allo scambio di parassiti e durante lo stesso si è più esposti all’attacco dei predatori.

Tipologie di sesso

  • Gametico: si riferisce al genotipo e quindi alla presenza dei cromosomi X e Y (XX o XY).
  • Gonadico: è determinato dalla presenza o meno delle gonadi (testicoli o ovaie). Di default l’organismo si sviluppa in senso femminile, dove il pene è semplicemente un clitoride di grosse dimensioni. Affinché un feto di genotipo XY si sviluppi in senso maschile c’è bisogno dell’intervento del gene SRY.
  • Genitale: si divide in apparato interno ed esterno. L’apparato genitale interno maschile (epididimo, vasi deferenti, vescichette seminali, dotti eiaculatori) deriva dai dotti di Wolff che si sviluppano grazie al fattore antimulleriano che provoca la regressione dei dotti di Muller e dalle cellule di Leyding che producono testosterone. Quello esterno invece è provocato dal testosterone prodotto dalle cellule di Leyding, convertito poi in diidrotestosterone, che sviluppa il pene, l’uretra e lo scroto. Nelle donne avviene il contrario: i dotti di Wolff regrediscono mentre si sviluppano quelli di Muller che danno vita all’apparato genitale interno femminile (ovaie, utero, tube, parte della vagina). L’apparato genitale esterno comprende invece piccole e grandi labbra, clitoride, uretra e il terzo esterno della vagina.
  • Encefalico: si sviluppa dal IV-V mese di vita fetale. Il cervello è femminile e si mascolinizza grazie al testosterone. Se c’è poco testosterone il cervello rimane femminile. Inoltre il testosterone fa sì che la secrezione delle gonadotropine (FSH e LH) sia solo fasica (sia nei maschi che nelle donne) e non ciclica, cosa che porterebbe al ciclo mestruale.
  • Psichico: identità di genere, ruolo di genere e meta sessuale.
  • Identità di genere: è il senso di se stessi, ovvero la percezione che abbiamo di noi e del nostro comportamento, del nostro genere appunto, a prescindere dai nostri genitali o dal sesso. Le persone riconoscono 4 generi: maschio, femmina, intersessuale, transgender o transessuale. Diventa stabile dai tre anni in poi. Generalmente si definisce maschio colui che può fecondare e donna colei che può avere una gravidanza, allattare e che ha le mestruazioni (Money & Tucker). In omo e bisessuali l’identità di genere coincide con il loro sesso biologico, ma è la meta sessuale a cambiare. Invece nel transessualismo, diagnosticato appunto come disturbo di identità di genere, ci si percepisce appartenenti al genere opposto rispetto a quello biologico.
  • Ruolo di genere: azioni e affermazioni che indicano agli altri il proprio grado di mascolinità/femminilità, ovvero il genere di appartenenza. Include eccitazione e risposta sessuale, come ci si veste, come si parla, la professione e le attività che si svolgono. Si situa lungo un continuum che presenta ai due poli l’estrema femminilità e l’estrema mascolinità.
  • Meta/orientamento sessuale: genere del partner da cui si è attratti. Va da completamente etero a completamente omo (scala di Kinsey= continuum), dove nel mezzo è situata la bisessualità.

Anomalie genetiche sessuali

Le anomalie genetiche sessuali sono dovute ad anomalie della differenziazione sessuale, in questo caso a una non disgiunzione durante la meiosi dei due cromosomi sessuali XX e XY, per cui lo zigote è anomalo.

  • Sindrome di Turner (X0): mancanza del cromosoma Y e quindi del gene SRY, pertanto si sviluppano genitali esterni e interni femminili. La mancanza della seconda X fa sì che le gonadi però siano rudimentali o assenti (no maturazione puberale).
  • Superfemmina (XXX)
  • Supermaschio (XYY): statura molto elevata, lieve ritardo mentale, denti grandi, testosterone normale.
  • Y0: genotipo mortale, il feto muore in utero.
  • Sindrome di Klinefelter (XXY): i genitali sono di tipo maschile, ma ci sono alterazioni nei tubi seminiferi che portano a ritardo nella pubertà e infertilità. Frequente il ritardo mentale.

Anomalie genetiche ormonali

Le anomalie genetiche ormonali sono situazioni in cui il sesso cromosomico XX o XY non si accompagna al sesso gonadico corrispondente.

Pseudoermafroditismo: non vi è presenza contemporanea di ovaie e testicoli.

  • Sindrome androgenitale: genotipo XX ma eccessiva esposizione del feto ad androgeni che bloccano la produzione di cortisolo surrenalico. Questo blocco però avviene troppo tardi affinché vi sia una mascolinizzazione completa dei dotti di Wolff. Quindi si hanno un abbozzo di genitali esterni maschili (pene ipospadico), labbra fuse e scroto vuoto.
  • Sindrome da insensibilità agli androgeni: genotipo XY ma con una resistenza all’azione del testosterone. Si avrà un fenotipo femminile, ma senza utero e tube in quanto gli androgeni non possono mascolinizzare i genitali esterni. Presenza di testicoli nella cavità interna.

Ermafroditismo: condizione rara in cui è presente sia tessuto ovarico che testicolare nella stessa gonade o in gonadi opposte. Tutte queste situazioni determinano una condizione di intersessualità. È consigliabile rimandare gli interventi chirurgici per decidere il sesso a quando l’adolescente sarà in grado di dire a quale identità di genere sente di appartenere.

Anatomia genitale

Il pene è formato dal corpo o asta e dal glande o testa, ed è ricoperto dal prepuzio (pelle retrattile). A volte l’apertura del prepuzio è troppo stretta e non permette lo scorrimento dello stesso lungo il glande, causando diversi problemi (fimosi). Lo scroto invece racchiude i testicoli. Il pene è formato da tre corpi cavernosi, di cui uno è meglio conosciuto come corpo spugnoso (va a formare il glande). La base del corpo spugnoso forma il bulbo dell’uretra al suo interno passa l’uretra che termina con il meato uretrale, da cui esce sia il liquido spermatico che l’urina, e attraversa sia la prostata che il pene. L’uretra è avvolta da fibre specializzate che impediscono la sua occlusione durante l’erezione in modo da permettere il passaggio dello sperma. La tunica albuginea è il tessuto che ricopre i corpi cavernosi. I muscoli bulbospongioso e ischiocavernoso permettono l’erezione e si contraggono durante l’orgasmo. Le ghiandole di Cowper secernono durante l’eccitazione una sostanza di tipo alcalino che serve per contrastare l’ambiente acido dell’uretra, potenzialmente dannoso per gli spermatozoi.

I testicoli invece producono gli spermatozoi (nella pubertà) e gli ormoni steroidei, come il testosterone (sin dalle prime settimane di vita fetale). Generalmente i testicoli non sono simmetrici e pendono uno più dell’altro, questo per evitare che si sfreghino e che aumenti quindi la loro temperatura. A produrre realmente gli spermatozoi sono le cellule di Sertoli, contenute nei testicoli, poste all’interno dei tubuli seminiferi. Sopra il testicolo vi è una camera di immagazzinamento, l’epididimo, dove gli spermatozoi cominciano la maturazione (2 settimane). Gli spermatozoi passano poi ai dotti deferenti, sino alle vescichette seminali, ricche di fruttosio che li nutre per circa 70 giorni. Dopodiché la maturazione è completa. Da qui arrivano poi direttamente all’uretra. I muscoli dei testicoli sono il dartos e il cremastere e fungono da termoregolatori, avvicinando o tenendo lontano i testicoli dal corpo. Gli spermatozoi devono stare a una temperatura di 2°-3° gradi in meno rispetto al corpo. Se la temperatura aumenta può causare infertilità.

La lunghezza del pene è ininfluente rispetto alla soddisfazione sessuale e non c’è correlazione diretta tra le dimensioni a riposo e quelle durante l’eccitazione. Il liquido seminale è formato dall’1% di spermatozoi, il 39% dal liquido secreto dalla prostata e il 60% da fruttosio, prodotto dalle vescichette seminali. La rimozione della prostata (prostatectomia) può portare a problemi dell’eiaculazione che diventa assente o retrograda (in vescica).

Fimosi: impossibilità di separare il prepuzio dal glande a causa di un orifizio prepuziale troppo stretto. Perché avvenga la separazione servono gli androgeni e il testosterone prodotti dalla nascita in poi. Può anche essere d’aiuto lo smegma, una sostanza che si forma tra prepuzio e la pelle del pene. Se la separazione non avviene si ricorre alla chirurgia (circoncisione). Evitare manovre manuali che possono portare alla parafimosi, dove il prepuzio strangola il pene.

I genitali femminili esterni prendono il nome di vulva: piccole e grandi labbra, vestibolo, clitoride e monte pubico. Il vestibolo contiene il meato uretrale o orifizio e l’ostio o meato vaginale. Nella parte posteriore delle piccole labbra vi sono le ghiandole di Bartolini che durante l’eccitazione secernono una sostanza lubrificante. Il clitoride invece è una massa di tessuto omologa al pene. Le piccole labbra anteriormente vanno a creare il frenulo del clitoride, internamente, mentre esternamente formano il prepuzio del clitoride. Posteriormente invece si congiungono nella forchetta.

Gli organi femminili interni invece comprendono l’imene, che in realtà è situato all’esterno della vagina ed è una membrana atta a proteggere le bambine dalle infezioni prima della pubertà. Infatti è solo nella pubertà che si producono gli ormoni che combattono le infezioni (estrogeni e progesteroni). L’imene varia di forma e dimensione da donna a donna e generalmente è di tipo compiacente, ovvero si adatta al pene senza rompersi. Solo con il parto l’imene si lacera completamente. In terapia, soprattutto nel vaginismo, è possibile dilatare l’imene con degli esercizi.

La vagina è un canale situato tra vescica e retto, che si estende dal collo uterino fino all’esterno del corpo, per 7-13 cm. È anche detto canale virtuale perché in stato di riposo è completamente chiuso. La vagina costituisce la via di passaggio per il parto. La vagina NON contiene ghiandole, ma durante la fase di eccitazione produce un essudato lubrificante, viene lubrificata anche dalle ghiandole del muco cervicale e all’esterno dalle ghiandole di Bartolini. L’ambiente vaginale è tipicamente acido che combatte sia microrganismi patogeni sia lo sperma.

Il terzo esterno della vagina presenta diversi muscoli tra cui l’elevator ani che si contrae con degli spasmi involontari provocando il vaginismo. Il controllo di questo muscolo generalmente viene appreso durante l’attività sessuale. Il terzo esterno della vagina è ricco di terminazioni nervose per cui è facilmente stimolabile, qui è posizionato il punto G. I due terzi interni invece non hanno terminazioni nervose, per evitare che durante la gravidanza la testa del bambino dia particolare dolore e fastidio alla madre.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher d.biffi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della sessualità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Panzeri Marta.
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