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Riassunto esame Psicologia della Salute, prof. Ricci, libro consigliato Psicologia della Salute, Zani, Cicognani

Riassunto per l'esame di Psicologia della Salute, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Psicologia della Salute, Zani, Cicognani. Centrando l'attenzione sull'individuo quale agente attivo del proprio benessere, "la cultura della salute" ha conquistato uno spazio sempre maggiore negli ultimi decenni, non solo in ambito clinico, ma anche a livello di opinione... Vedi di più

Esame di Psicologia della salute docente Prof. P. Ricci Bitti

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l’autoefficacia(crf.TCP,MCS,APARS).

3. Pianificazione: passaggio dall’intenzione all’azione e focus sulle risorse che lo favoriscono.

4. Azione >>>>>>>>>>>>>>>>>> in gioco variabili come senso di autoefficacia,identità

5. Mantenimento della condotta >>> e impegno.

-Modello delle variabili di mediazione nella salute(Rutter,Quine e Chesham):

• Variabili socioemozionali: le esperienze di vita delle persone e le relazioni di supporto.

• Variabili cognitive: credenze,atteggiamenti e controllo personale.

• Coping: nel caso sia disfunzionale per problemi di natura cognitiva o socio-emotivi può

comportare senso di impotenza,percezione alterata del rischio e vulnerabilità.Esempi del

genere sono fumare o assumere droghe per alleviare lo stress con esiti nefasti sulla salute.

Il modello è stato applicato per prevedere comportamenti come screening per cancro al

seno,gravidanza,guida sicura…

[Quadro pag.62,l’intenzione di sottoporsi ad uno screening oncologico]

La diagnosi precoce del tumore al collo dell’utero è noto come Pat-test e nonostante la popolazione

femminile sia caldamente invitata a sottoporsi almeno a un controllo per escluderne la

presenza,sono poche le donne che effettivamente lo fanno,ma quali precisamente?Si tratta di donne

che hanno avuto personalmente a che fare in passato con un tumore del genere o che erano sane ma

si sono confrontate con persone invece malate.Da ciò,l’atteggiamento positivo verso il

Pap-test.Dunque,l’anticipazione dei costi emotivi,tipico di donne poco istruite che hanno poche o

nessuna informazione a riguardo,la percezione di vulnerabilità e l’esperienza sintomatologica

passata(tipica di donne per lo più anziane) sono i fattori maggiormente predittivi dell’intenzione di

sottoporsi al test di controllo.I gruppi bersaglio per le campagne di prevenzione risultano essere

soprattutto le donne single e quelle meno istruite.

-Il modello multifattoriale e interazionista di Brouchon-Schweitzer e Dantzer:

• Variabili “antecedenti”: caratteristiche biografiche,biologiche,psicologiche e sociali come

sesso,età,etnia,professione,istruzione,status,carattere.

• Variabili “scatenanti”: eventi di vita stressanti.

• Elementi “moderatori”: percezione di controllo e di stress,coping e sostegno sociale.

Il modello intende predire la salute e la malattia inserendo un elemento di novità rispetto a tutti

gli altri: l’individuo è un agente attivo,non più passivo e costretto a subire le situazioni di

stress!

La critica che può essere mossa riguarda il rischio di cadere in un riduzionismo psicologico che

non tiene affatto conto della necessità sempre più sentita di un approccio biopsicosociale

all’essere umano che integri le conoscenze delle diverse discipline che si occupano di benessere.

L’approccio della Social Cognition e il costrutto di prototipo:

Per descrivere il modo in cui le persone organizzano le informazioni sulla malattia,i sintomi,le

cause,le conseguenze e come le richiamano alla memoria.Il soggetto fa un confronto nella sua

mente tra i vari prototipi di malattia fino a scegliere quello che meglio si adatta alla configurazione

di sintomi sperimentata.Il passo successivo consiste nello scegliere cosa fare,per es. se rivolgersi a

un medico o no.

Che implicazioni hanno tali cognizioni sul modo di rapportarsi a persone che sono malate?

La malattia viene classificata innanzitutto sulla base di 2 dimensioni:”la natura contagiosa” e la

“gravità”.Poi intervengono altre dimensioni che possono variare da cultura a cultura e che servono

per organizzare meglio le informazioni a livello cognitivo.Una di queste per es. è “la natura della

malattia”(se ha un origine fisica o psichica).

La teoria delle rappresentazioni sociali (Moscovici,Herzlich,Farr e Jodolet):

Diversamente dagli approcci precedenti,si sottolinea la natura collettiva delle rappresentazioni

che le persone hanno di se stesse e della reltà. Le rappresentazioni sociali sono forme di

conoscenza comune e condivisa che viene utilizzata nell’ambito delle relazioni interpersonali.

La Herzlich ha notato una sorta di shema figurativo di base,cioè che il rapporto che intercorre

tra salute e malattia può essere paragonato a quello tra l’individuo che lotta per la sua libertà e la

società che lo opprime,lo limita nel suo stile di vita personale favorendo la genesi di patologie

sia sul piano fisico che mentale.

Ci sono tre tipi diversi di spiegazione della malattia che corrispondono al modo in cui è

concepito questo rapporto salute-malattia/individuo-società e al bisogno di darle un senso:

1. Malattia come distruzione: negare la malattia e rifiutare medico e cure

2. Malattia come liberazione: è un evento eccezionale che sconvolge la routine

quotidiana,permettendo l’espressione di bisogni e aspetti della personalità.

3. Malattia come mestiere: è accettata e integrata in un nuovo modo di vivere.

E’ aumentato negli ultimi tempi il valore attribuito alla salute sinonimo di “felicità” e si è

quasi imposta la norma sociale del “dover stare bene a tutti i costi”. Questa consapevolezza

si ritrova anche in quelle pratiche e discipline alternative alla medicina tradizionale,come

l’agopuntura,l’omeopatia,ecc… che considerano maggiormente il malato come dotato in

primis di un sapere prezioso circa i sintomi e la sua malattia.Inoltre tali discipline sono più

propense a cogliere la complessa interazione tra biologico,psicologico e sociale e quindi ad

andare al di là del puro dato organico rispetto alla medicina che in passato ha sempre

ritenuto irrilevante l’influenza sulla malattia del lavoro e delle relazioni sociali.

La rappresentazione mentale della malattia secondo Leventhal,Meyer e Nerenz:

Gli autori vogliono capire il perché di comportamenti all’apparenza inspiegabili:

-scarsa propensione a consultare il medico in presenza di alcuni disturbi;

-alta propensione a consultare il medico in presenza di disturbi insignificanti;

-la mancata adesione dei pazienti alle cure mediche prescritte;

Una possibile spiegazione è che il comportamento dipende molto dalla rappresentazione mentale

della malattia che include 4 componenti:

1. Identità: la definizione dei sintomi e della malattia;

2. Causa: la ragione per cui si ritiene di essersi ammalati;

3. Decorso temporale: quanto durerà;

4. Conseguenze: quale sarà l’esito e i quali saranno i postumi;

Ricerche successive hanno incluso una quinta dimensione: la cura che consiste nelle azioni che la

persona può mettere in atto per risolvere o alleviare la sua condizione di disagio.

Conclusioni:

Ad eccezione della “teoria delle rappresentazioni sociali”,gran parte dei modelli presentati in questo

cap. fanno parte dell’approccio della Social Cognition.

• Le conclusioni a cui si è giunti sono le seguenti:

-i concetti utilizzati nei vari modelli spesso si differenziano solo per come sono definiti,ma in fin

dei conti fanno parte del medesimo costrutto e vogliono indicare la stessa cosa(vedi per es.“concetto

di minaccia” e “percezione di controllo”).

-il costrutto di “autoefficacia” risulta essere il predittore cruciale per il comportamento di salute.

• Ora le critiche:

-pochi gli studi che hanno cercato di verificare il reale potere predittivo di questi modelli.

-problemi legati alla misurazione dei diversi costrutti,quando e come misurare il comportamento.

-non considerare sempre l’influenza del comportamento passato su quello presente e futuro.

-focalizzare l’attenzione sulle determinanti cognitive e socio-emotive del comportamento e non sul

comportamento effettivo.

• Punti in comune e punti di divergenza tra Social Cognition e teoria delle rappresentazioni

sociali:

-l’importanza delle conoscenze della gente comune nel comprendere la malattia.

-l’elaborazione delle informazioni,l’organizzazione e la rievocazione di queste nel guidare il

comportamento.

-il livello di analisi:

per la Social Cognition è la mente del soggetto con i suoi prototipi;la metafora usata è quella di

un computer e l’individuo è un essere puramente razionale.

I teorici delle rappresentazioni sociali invece enfatizzano la mente sociale,cioè la natura

collettiva delle rappresentazioni di salute e malattia e usano la metafora di individuo Vs società

per spiegare il rapporto tra salute e malattia.

CAPITOLO TERZO: Processi psicologici e psicosociali rilevanti per la salute

Nel capitolo precedente la maggior parte dei modelli presentati(tutti quelli definiti di

“valore-aspettativa”) hanno trascurato il ruolo dei fattori socio-emozionali nel determinare

comportamenti rilevanti per la salute e si sono focalizzati esclusivamente su quelli cognitivi

come credenze e atteggiamenti. Gli individui invece sono continuamente impegnati a dare un

senso alla realtà attraverso le loro cognizioni ed emozioni e sono sempre in relazione con il

contesto sociale,per cui è necessario adottare un approccio trasversale.

Percezione del rischio,vulnerabilità e ottimismo

Nei modelli “valore-aspettativa” la percezione del rischio rappresenta un aspetto che motiva le

persone ad assumere condotte salutari e che viene definito come “valutazione circa la

probabilità che soppraggiungano effetti negativi a seguito di un comportamento nocivo” e come

“valutazione delle conseguenze secondo la logica dei “costi-benefici”.La percezione del rischio

è associata a quella di vulnerabilità,definita come “preoccupazione di contrarre una certa

malattia” ed entrambe sono soggette a biases che hanno la funzione di “self-serving”,per cui in

genere le persone sono riluttanti a considerarsi “a rischio” per il bisogno innato di ridurre

ansia,paura e di rafforzare l’autostima. Inoltre,a differenza di quanto indicato dai modelli

razionali,la gente non fa tanto riferimento alla stima di probabilità quanto ai benefici immediati

che può trarre da una certa attività,a valori e convinzioni che non tengono conto di quello che

potrebbe verificarsi in futuro e ovviamente alle emozioni che sperimenta(se si è disinibiti e

euforici è più facile incorrere in comportamenti rischiosi). A questo paradigma individualistico

si contrappone però uno di tipo culturale che sottolinea la natura collettiva di ciò che è

considerato rischioso e di ciò che fa bene,influenzando in questo modo i comportamenti dei

singoli. Va ricordato anche che la definizione di salute e malattia varia non solo da cultura a

cultura,ma anche tra i gruppi che fanno parte della stessa società.

Il fenomeno dell’ottimismo nella percezione del rischio:

L’ottimismo è definito in molti modi: come tratto,stile attribuzionale,bias…Tre sono le linee

teoriche e di ricerca:

1. L’ottimismo come tratto di personalità stabile per Carver e Scheier,misurato con il

LOT(Life Orientation Test) e in relazione con il benessere. Difatti gli ottimisti sono

dotati di strategie di coping adeguate,resistono di più allo stress e si aspettano il meglio

dal futuro.

2. L’ottimismo come stile attribuzionale misurato con l’Attributional Style

Questionnaire(ASQ). Gli ottimisti fanno attribuzioni esterne,specifiche e instabili,mentre

i pessimisti attribuzioni interne(è colpa mia),globali(l’evento sarà catastrofico) e

stabili(non ci sarà nessun margine di miglioramento).

3. L’ottimismo come bias per la prospettiva della Social Cognition. E’ detto “comparativo”

e “irrealistico” per la tendenza a credere che i risultati negativi toccheranno solo agli altri

e non a se stessi.

L’ottimismo ha in ogni caso una funzione adattiva nonostante possa indurre alcuni a

sottostimare i rischi e a non adottare quindi comportamenti protettivi.

Prendere decisioni: dalle intenzioni alle azioni

La relazione tra intenzioni e azioni: l’importanza degli scopi

I modelli “valore-aspettativa” non tengono conto delle condizioni che permettono il

passaggio dall’intenzione al comportamento effettivo. Gollwitzer allora propone una fase di

pianificazione degli obiettivi e una fase in cui si pensa alle azioni che permettono di

raggiungerli.

Il controllo e la “self efficacy”

Per “controllo”o “empowerment” si intende l’insieme di credenze riguardo al potere che la

persona ha sul contesto in cui opera. Rott con la sua teoria dell’apprendimento sociale parla

di “locus of control” interno ed esterno,distinguendo tra individui “interni” che credono di

creare con azioni e scelte quello che vivono e individui “esterni” che al contrario pensano

alla vita come a qualcosa che accade loro e si affidano alla sorte. Wallston e Wallston hanno

elaborato la scala del controllo multidimensionale che mette in relazione il “locus of

control” con le aspettative di salute;tre sono le dimensioni indagate:

1)la credenza che la salute sia il risultato delle proprie azioni

2)la credenza che la salute sia sotto il controllo di altri

3)la credenza che la salute dipenda dalla buona sorte

Locus of control&l’impotenza appresa di Seligman:

Se il locus of control è esterno,il soggetto ha un atteggiamento pessimistico che a lungo

andare porta a depressione e a sperimentare una condizione che da Seligman è stata definita

di “impotenza appresa”,per cui ci si convince di non essere capaci di modificare situazioni

negative e che qualsiasi sforzo sarà sempre inutile.

Diverso dal “locus of control” (tranne per la distinzione in interno-esterno) è il concetto di

“attribuzione causale”: spiegazione del perché di un evento. Attraverso le “attribuzioni

causali” l’individuo comprende e dà significato alla sua realtà,ma si tratta pur sempre di un

processo percettivo-cognitivo che avviene a posteriori,dopo che si è verificato un risultato in

genere negativo e non a priori come nel caso del locus of control.

La teoria sociocognitiva di Bandura si fonda sul concetto di “self efficacy”: più le persone si

sentono attive e capaci di affrontare gli eventi,di avere le risorse adeguate per farlo e

maggiore sarà l’impegno che metteranno nell’eseguire le azioni,nonostante gli ostacoli e i

fallimenti.

Emozioni&salute:

Rabbia e ostilità:

Per ostilità si intende cinismo,risentimento,aggressione verbale e comportamenti

antagonisti,tutte cose che favoriscono i disturbi cardiovascolari,allontanano le altre persone

e portano a condotte nocive come fumare,bere,non fare ginnastica…

Neuroticismo e affettività negativa:

Propensione a lamentarsi in continuazione a causa della mancanza di salute. I soggetti che

poi in condizione sperimentale erano stati esposti a virus e che si trovavano in uno stato

d’animo negativo hanno sviluppato una malattia più grave rispetto agli altri.

Repressione,inibizione ed espressione delle emozioni:

E’salutare esprimere le proprie emozioni,anche perché così gli altri possono aiutarci in caso

di bisogno. Chi invece le reprime,adotta uno stile di coping talmente disadattivo che

potrebbe perfino sviluppare il cancro a causa dell’eccessivo rilascio di cortisolo che

compromette seriamente l’efficienza del sistema immunitario. Ci sono poi soggetti che non

le esprimono semplicemente perché non sono in grado di farlo e che vengono definiti

alessitimici. Per Pennebaker,trattenere le emozioni richiede uno sforzo psicologico che a

lungo andare provoca problemi di salute. Dai suoi studi emerge che chi aveva subito un

trauma e ne aveva parlato con qualcuno era più in salute di chi non si era confidato con

nessuno.

Il confronto sociale

4 prospettive teoriche:

1. La teoria del confronto sociale di Festinger

2. Il lavoro di Schachter assieme a Singer

3. La teoria dei confronti sociali “downward” di Wills

4. La Social Cognition

1. Acquisiamo informazioni su noi stessi e decidiamo cosa fare sulla base del

confronto con gli altri e in particolare con i gruppi di riferimento(famiglia,amici…)

2. Il fenomeno del contagio emozionale che può dar luogo anche a fenomeni come la

“malattia psicogena di massa”,per cui se siamo insicuri riguardo ai nostri stati

interni tendiamo,per motivi di affiliazione,a etichettare l’attivazione che sentiamo

con l’emozione che sperimenta la maggior parte delle persone con le quali ci

confrontiamo.

3. Le persone che stanno male possono attivare un coping centrato sulle

emozioni,ovvero fare confronti con chi è messo peggio di loro per attutire le

emozioni negative che provano.Tuttavia è stato notato anche l’opposto in situazioni

di stress,cioè dei confronti di tipo “upward”(verso l’alto) che rappresentano invece

una strategia di coping centrata sul problema.In questi casi le persone possono

riaccendere la speranza e ritrovare la motivazione a farcela.

4. Ancora una volta l’ottimismo irrealistico affiancato a una novità:la ricerca di

consenso,ovvero per fare un es. un fumatore o chi beve possono ritenere che il loro

comportamento sia più diffuso di quanto si immagini,ragion per cui si può

tranquillamente perseverare.

L’influenza sociale

Favorisce l’uniformità dei comportamenti a livello diadico così come a livello di comunità che con

le sue norme implicite tenta di limitare per quanto possibile ogni tipo di comportamento deviante. Il

soggetto però se prima era semplicemente bersaglio di altri,ora con la prospettiva genetica

sull’infuenza sociale di Moscovici può assieme ad altri agire attivamente e reagire,entrando magari

anche in conflitto con la maggioranza o l’autorità.

Sono stati classificati 3 tipi di influenza sociale:

1. Compiacenza: è l’automobilista che indossa la cintura di sicurezza solo quando si imbatte

in una pattuglia di vigili.

2. Identificazione: il soggetto adotta un comportamento per assomigliare il più possibile agli

altri,come nel caso del ragazzo che comincia a bere e fumare per sentirsi parte del gruppo

di coetanei.

3. Interiorizzazione: il soggetto fa proprie credenze e modi di fare come nel caso di tutte

quelle abitudini apprese in famiglia.

Lewin ha dimostrato che la comunicazione di gruppo(tipo quella di un gruppo di mutuo-aiuto) è

più efficace di quella di una figura autorevole e professionale come un medico,nell’incentivare

comportamenti salutari.

La relazione tra stress-malattia e le strategie di “coping”

Lo stress è un concetto cardine della psicologia della salute e la sua relazione con la malattia

costituisce proprio uno dei temi di questa disciplina. Esso è sempre soggettivo,richiede un

grosso sforzo di adattamento e influenza negativamente lo stato di salute dell’individuo,

indebolendo il suo sistema immunitario (da qui la psicoimmunologia) e anche perché porta a

sviluppare condotte errate come bere,fumare,mangiare troppo,nel tentativo di placare il senso di

oppressione. Inizialmente era stato enfatizzato il ruolo dell’ambiente,responsabile in primis

dello stress provato dalle persone(modello dello stimolo detto “stressor”).

Successivamente si è passati al modello della risposta che invece dà rilievo ai fattori interni

all’individuo per finire al modello transazionale di Lazarus e Folkman che unisce i due modelli

precedenti,considerando la relazione tra ambiente e individuo. La situazione di stress è oggetto

di continui aggiustamenti da parte del soggetto,chiamati “transazioni”,grazie all’ utilizzo di

strategie cognitive,emotive e comportamentali ,dette più semplicemente strategie di coping.

Esse precedono però la valutazione cognitiva(appraisal) dell’evento che è primaria,cioè si tratta

di una sfida,una minaccia,qualcosa di neutro?;poi secondaria:se percepisco che lo stimolo

interno o esterno che sia può mettermi in difficoltà,che abilità ho e quali sono le risorse di cui

dispongo per farvi fronte,ritornare rilassato e mantenere la mia omeostasi? Le risorse possono

essere interne: l’energia fisica,di tipo psicologico come la percezione di controllo,la resilienza

che è la capacità di vedere “il bicchiere mezzo pieno” e di dimostrare che non tutto il male viene

per nuocere,oppure ambientali:il sostegno sociale percepito,le risorse materiali…

Il sostegno sociale

Le relazioni sociali sono importanti in caso di stress in quanto agiscono “come tampone”

secondo Cassel e a lungo andare hanno addirittura ripercussioni sui tassi di mortalità,favorendo

l’autostima,la fiducia e l’adozione di comportamenti salutari. Il sostegno sociale è stato definito

come la percezione di avere almeno qualcuno che si prende cura di noi con amore e che ci

apprezza per quello che siamo. Naturalmente questi sentimenti sono ricambiati in virtù di un

principio di reciprocità. Il sostegno sociale può essere fornito in diversi modi:c’è quello

emotivo(incoraggiare,consolare per es),strumentale(aiuto concreto),informativo(dare

informazioni,far conoscere) e si differenzia dall’influenza sociale e dal confronto sociale perché

il soggetto agisce in maniera consapevole. Dai dati di ricerche che hanno impiegato sia misure

quantitative/strutturali che qualitative/funzionali emerge che le persone che più probabilmente

godono del sostegno sociale sono meno ansiose e più capaci di confidarsi e di stringere amicizie

rispetto ad altre. Il primo filone di ricerche ha descritto numero,varietà e frequenza dei contatti

sociali,mentre il secondo filone si è occupato delle funzioni svolte dal sostegno sociale e della

percezione che ne hanno le persone,dato che le due cose non coincidono per forza:infatti si può

avere un’ampia rete sociale e sentirsi comunque soli,o al contrario avere pochi amici su cui è

invece possibile fare sempre affidamento. Infine il sostegno sociale all’interno di gruppi

decisamente più ampi come le comunità permette di condividere le risorse e di unire le forze a

vantaggio di tutti.

Conclusioni

In questo capitolo sono stati analizzati processi psicologici(ottimismo,attribuzioni

sociali,coping) e processi psicosociali (il confronto e il sostegno sociale) rilevanti per i

comportamenti di salute,evidenziando la loro interazione e il ruolo che giocano nella

padronanza dell’ambiente da parte del soggetto.

CAPITOLO QUARTO: Soggetti sociali e sistemi di tutela della salute

1. L’accesso ai servizi deve essere garantito da qualunque società che abbia a cuore il

benessere delle persone. Una concezione prettamente medica ha come luogo di cura per

eccellenza l’ospedale;una concezione che è invece centrata sulla prevenzione della

malattia e sulla promozione della salute prevede il coinvolgimento attivo dell’utente e

luoghi di cura diversi dall’ospedale,come per esempio i consultori.

2. La compliance è l’esito positivo della relazione medico-paziente e rappresenta quindi la

chiave di lettura per capire il grado di soddisfazione dell’utente.

3. La qualità dei servizi offerti dipende dalla buona organizzazione delle strutture che li

erogano,da risorse e competenze adeguate e anche dallo “stato di salute” degli

operatori che possono risentire di condizioni particolarmente stressanti andando in

contro al fenomeno del burn-out.

4. La crisi dei sistemi di cura “formali” e la conseguente insoddisfazione degli utenti ha

portato alla creazione di gruppi di muto-auto aiuto centrati sul principio del self-help.

1. Utenti e istituzioni sanitarie

Il rapporto è problematico per diversi motivi:

le persone tendono a sottovalutare i loro sintomi tollerandoli e aspettando che passino da

sé,magari modificano qualche abitudine alimentare e si danno delle restrizioni. La logica è

di tipo “self care” soprattutto perché si teme una diagnosi infausta che costringerebbe a

rivedere drasticamente la propria vita e la decisione di consultare il medico è in genere

consegueza di pressioni sociali da parte di famigliari e amici. Nel caso di adolescenti,la loro

scarsa propensione a usufruire di servizi come i consultori dipende dal timore della

mancanza di privacy e di essere giudicati male. Se “Maometto non va alla montagna,la

montagna va da Maometto” si potrebbe dire,nel senso che le istituzioni possono avvicinarsi

agli utenti,a quelli che non richiedono assistenza nononstante ne abbiano veramente

bisogno,non solo attraverso attività di prevenzione e di educazione alla salute,ma

“scendendo in strada e andandoli a cercare” come nel caso dei tossicodipendenti.

La qualità delle istituzioni sanitarie è valutata sia con misure soggettive (la soddisfazione e

le aspettative riportate dagli utenti),sia con misure oggettive come la compliance che

determina gli esiti della cura sulla loro salute e dipende da una molteplicità di fattori:la

tempestività delle cure,la semplicità della procedura d’accesso ai

servizi,strutture,operatori(sono sensibili e attenti o distaccati).

2. La relazione medico-paziente e la “non adesione” terapeutica

Nella relazione medico-paziente è importante tener conto del fatto che si confrontano due

mondi di conoscenze,credenze,aspettative,sentimenti e storie di vita diverse,che spesso c’è

una richiesta-offerta di cure e non tanto di conoscenze,che una partecipazione attiva e

impegnata da parte del paziente nella pianificazione e gestione condivise del trattamento è

funzionale all’ adesione e non tanto alla cieca obbedienza al medico. Infatti si è passati dal

termine “compliance” ad “adherence”(aderenza) per indicare in che misura le persone

svolgono le azioni raccomandate dai medici come per esempio smettere di fumare,seguire

una dieta,fare ginnastica... Oltre al coinvolgimento del paziente,responsabile in prima

persona della sua salute,altri elementi che favoriscono l’aderenza al trattamento medico

sono:

- la credenza di essere vulnerabile a una grave malattia,di avere le risorse necessarie per

affrontarla con successo(self efficacy) e che le cure siano efficaci in termini di costi/benefici

(modello delle credenze sulla salute di Becker e Maiman)

- l’influenza sociale: le persone che condividono con noi valori e pensieri a proposito della

salute,della guarigione dalle malattie,ecc..possono convincerci a sottoporci a controlli e cure

mediche.

- una comunicazione efficace da parte del medico,che fornisce un numero adeguato di

informazioni chiare,non troppo tecniche,che si ricordano facilmente(modello di Ley per cui

comprensione+memorizzazione=soddisfazione e quindi compliance) e che considera anche

gli aspetti emotivo-motivazionali e di contesto del paziente a cui si fanno domande aperte,

permettendogli in questo modo di esprimersi liberamente e ascoltando attentamente le

risposte con un occhio anche al non verbale.

3. La salute degli operatori: la sindrome del “burnout”

Chi svolge professioni di aiuto come gli operatori della salute,gli insegnanti o gli educatori,è

sottoposto a un notevole stress psicofisico che se prolungato e malgestito dà luogo a

“burnout”(letteralmente “bruciarsi,esaurirsi”). Psicologicamente il “burnout” rappresenta una

risposta a situazioni in cui l’operatore avverte una discrepanza eccessiva tra richieste lavorative e

risorse disponibili con conseguenze nefaste non solo sulla sua stessa salute,ma anche sull’utenza e

la comunità in generale.

Si possono distinguere chiaramente sintomi fisici(fatica,mal di testa),psicologici(irritabilità,scarsa

empatia,esaurimento emotivo e sensazione di incompetenza),comportamentali(assenze o ritardi

frequenti,rinviare gli appuntamenti),tutti misurati tramite il Maslach Burnout Inventory o MBI.

Le situazioni “a rischio” sono quelle in cui l’operatore percepisce un’incongruenza tra aspettative di

ruolo e realtà quotidiana,lavora con colleghi e utenti che lo fanno sentire inadeguato e per

un’organizzazione che non lascia spazio a nessuna autonomia decisionale e che pergiunta lo

sovraccarica di compiti poco gratificanti e monotoni. Accanto ai fattori di tipo “organizzativo”,ci

sono quelli di tipo “storico-culturale”: la diffusione di malattie croniche e l’assenza di cure efficaci

fanno spesso prevalere un senso di delusione e rinuncia negli operatori;e infine quelli di

“personalità”:forte competitività,impulsività,locus of control interno per cui ci si sente diretti

responsabili di quanto avviene.

Strategie di gestione e prevenzione: gli interventi possono essere rivolti sia al singolo che

all’organizzazione;i più efficaci sono quelli congiunti. Tra gli interventi sul singolo ci sono quelli di

tipo cognitivo-comportamentale che hanno l’obiettivo di modificare aspettative irrealistiche e di

incrementare il senso di autoefficacia,le tecniche di rilassamento,gestione del tempo e

rafforzamento delle abilità sociali come l’assertività. La sola formazione però non basta…è

necessaria anche una supervisione da parte di chi è più esperto e un confronto continuo con i

colleghi,ovvero dei momenti di gruppo per parlare di tutto quello che accade a lavoro. Gli interventi

organizzativi consentono di predisporre percorsi di formazione e aggiornamento per gli operatori,di

suddividere equamente compiti gratificanti e compiti che non lo sono,di aumentare il livello di

autonomia e di partecipazione nei momenti di decisione,di lavorare per obiettivi realistici e comuni.

Infine,per valutare l’efficacia di tali interventi occorrono sia misurazioni oggettive che ricerche


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Danilo p

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Psicologia della Salute, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Psicologia della Salute, Zani, Cicognani. Centrando l'attenzione sull'individuo quale agente attivo del proprio benessere, "la cultura della salute" ha conquistato uno spazio sempre maggiore negli ultimi decenni, non solo in ambito clinico, ma anche a livello di opinione comune. Il volume si propone come un'efficace guida alla psicologia della salute, intesa come analisi dei processi psicologici e psicosociali connessi ai comportamenti che hanno implicazioni per la salute."


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia cognitiva applicata
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Danilo p di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della salute e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Ricci Bitti Pio Enrico.

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