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Parte prima: basi teoriche

Epistemologia, psicologia clinica e complessità

Qualunque percorso che si propone come indagine scientifica della realtà non può fare a meno di spiegare a quali principi e metodi si riferisce. Le problematiche della conoscenza: l’epistemologia come teoria della conoscenza ha origini antiche e consiste nel porsi domande come cosa è possibile conoscere, in che modo, mentre come riflessione intorno ai principi e al metodo della conoscenza scientifica l’epistemologia ha origini più recenti e nasce agli inizi del '900 come filosofia della scienza, come pensiero critico sulla scienza e sulle sue possibilità di conoscenza o, come disciplina tendente all’esplicitazione del metodo e delle condizioni di validità circa le asserzioni degli scienziati.

Con il termine epistemologia facciamo riferimento a quella conoscenza che si rivolge a se stessa: che studia la propria genesi, studia le conoscenze acquisite e le mette in relazione con le loro matrici. Oggetti d’indagine dell’epistemologia della conoscenza sono temi quali: che cos’è la scienza, cos’è la scientificità, la relazione tra conoscenza e realtà, la funzione dell’interpretazione, il ruolo dell’osservatore, i principi che guidano l’osservazione etc.

Il problema della verità: l’uomo ha sempre avuto la necessità di trovare l’origine della realtà. Il costituirsi della scienza: il pensiero scientifico nasce nel XVII sec. quando Galileo elabora il metodo sperimentale, che era diventato l’unico strumento in grado di produrre conoscenza; e la scienza basata sul metodo sperimentale si era proposta come luogo di conquista della verità.

Morin individua i punti forza del metodo sperimentale e indica quattro elementi che possono essere individuati come procedimenti su cui poggia il metodo sperimentale:

  • La riduzione: procedimento che poggia sul principio per cui la conoscenza degli insiemi e dei sistemi deriva dalla conoscenza delle parti semplici che le costituiscono;
  • La disgiunzione: isola gli oggetti gli uni dagli altri, anche dal loro contesto e dall’osservatore;
  • La quantificazione: procedimento regolato dal principio della matematizzazione e della formalizzazione dei dati e dei rapporti tra i dati;
  • La ripetibilità: può essere accordata dignità scientifica solo a ciò che presenta ripetibilità.

In seguito è stata proposta una revisione dei principi del metodo sperimentale con l’introduzione di nuovi parametri di interpretazione del reale.

Paradigma della complessità

Un sistema complesso è anche l’introduzione di nuovi approcci metodologici per l’organizzazione della ricerca scientifica. Un sistema complesso è composto da un gran numero di elementi che interagiscono fra di loro; la loro interazione genera dinamiche d’insieme profondamente diverse da quella delle parti costituenti.

Punti chiave intorno ai quali ruotano la trasformazione epistemologica dei nostri tempi:

  • Perdita d’illusione che la conoscenza scientifica fosse una conoscenza cumulativa di verità. Si afferma che la conoscenza scientifica proceda per eliminazione di errori, e non per accrescimento di verità;
  • La scientificità non appare più come la pura trasparenza di leggi di natura ma porta con sé un universo di teorie;
  • L’identificazione tra dati e fatti entra in crisi: i dati non esistono in quanto tali ma sono il risultato di un particolare modo di suddividere la realtà;
  • Il soggetto viene reimmesso nella conoscenza scientifica, osservatore viene reintrodotto nell’osservazione e modifica il sistema.

Necessità di cogliere la complessità dei fenomeni. Consapevolezza di non poter tenere i propri oggetti isolati dai contesti dove sono colti dall’osservatore.

L’epistemologia contemporanea e la ricerca scientifica sono profondamente cambiate. L’idea di realtà emersa dai progressi compiuti in diversi campi della ricerca scientifica ci mostrano un universo in continua evoluzione. Morin propone una rivisitazione dei concetti di ordine e disordine e definisce il sistema come una unitas multiplex, unità complessa, regolata da particolari modalità di rapporto del tutto e delle parti ed è produttore delle parti e produttore di unità e di diversità. Ciò che definisce il sistema è la sua organizzazione.

L’organizzazione produce ordine ma non può essere ridotta all’ordine, essa crea contemporaneamente ordine e disordine ed è in rapporto continuo con l’ambiente esterno al sistema. L’organizzazione è qualcosa di attivo costantemente costretto a riorganizzarsi e può essere concepita come un'auto-eco-organizzazione. La realtà è un sistema in evoluzione.

L’osservazione e il rapporto osservatore-osservato

Il paradigma della complessità fissa alcuni principi riguardo alla questione dell’osservazione:

  • Principio di relazione tra l’osservatore/concettore e l’oggetto osservato/concepito;
  • Principio di introduzione del dispositivo di osservazione o di sperimentazione;
  • Necessità di introdurre il soggetto umano in ogni studio;
  • Necessità e possibilità di una teoria scientifica del soggetto.

Questi principi ci rimandano alle seguenti domande: che cosa viene colto dall’osservazione? L’interpretazione che ne dà l’osservatore si configura come un’attività di selezione ed elaborazione delle informazioni che paziente e terapeuta si scambiano. L’operazione cognitiva che fa l’osservatore è quella di distinzione. L’operazione di distinzione si presenta come il risultato di una transazione tra l’osservatore e il mondo osservato e la cultura fornisce i paradigmi su cui si poggia la distinzione. I paradigmi sono i principi che associano o dissociano alcune nozioni fondamentali che guidano e controllano tutto il discorso teorico.

Principi enunciati da Morin:

  • Principio che stabilisce la necessità di legare la conoscenza, impossibilità di isolare le unità elementari e semplici alla base dell’universo fisico;
  • Principio di distinzione ma non disgiunzione tra l’oggetto e il suo ambiente;
  • Riconoscimento dei limiti della dimostrazione logica nei sistemi complessi;
  • Necessità di pensare in maniera dialogica e per macroconcetti.

Ogni teoria, ogni modello, ogni affermazione vanno messi in connessione con le condizioni di osservazione all’interno delle quali sono prodotti. L’epistemologia della complessità suggerisce un altro modo di affrontare il problema della conoscenza, un’altra idea scientifica: il metodo sperimentale cessa di essere il garante della rilevazione di verità oggettivamente date e rappresentabili e diventa uno strumento metodologico fondamentale, di convalida di una molteplicità di costrutti relativizzata rispetto alle condizioni dell’osservazione. Oggi la scientificità si lega alla possibilità di esplicitare i quadri teorici e metodologici che guidano la ricerca, mentre la convalida delle conoscenze deriva dalla coerenza dimostrabile del sistema di spiegazioni messo in gioco. I principi più generali che orientano la ricerca possono essere individuati nell’idea che:

  • Gli oggetti dell’osservazione sono complessi;
  • Sono influenzati da molteplici variabili;
  • Sono isolabili dai loro contesti solo per comodità di osservazione;
  • “Esistono” in rapporto a specifici vertici teorico-metodologici e all’interno di specifiche culture.

Le indicazioni metodologiche che risultano da tali principi riguardano la necessità di:

  • Definire in modo non riduttivo l’oggetto;
  • Individuare il più ampiamente possibile le variabili che lo compongono e lo influenzano;
  • Mettere in relazione gli elementi o parti di un insieme tra loro;
  • Usare la logica e/e invece della logica o/o per non escludere ma connettere;
  • Sottoporre a osservazione i principi e le modalità dell’osservare;
  • Procedere come se le variabili fossero rappresentative dell’oggetto in analisi;
  • Accettare il criterio che la ricerca definisce verità molteplici;
  • Aprire al controllo intersoggettivo poiché la verità scientifica e clinica poggiano sull’intersoggettività;
  • Privilegiare il concetto di connessione tra i fatti piuttosto che quello di causa;
  • Studiare ed esplicitare il dispositivo di osservazione-set(ing) in psicoterapia-costruito per visualizzare i dati che poi verranno studiati.

L’epistemologia della complessità ci mostra una visione complessa del mondo, dei fenomeni e della conoscenza. Ci ha aiutato a individuare le coordinate epistemologiche, i principi e i metodi, dell’articolazione dei saperi nella loro evoluzione nel tempo, disegnando un nuovo concetto di scientificità. Bisogna definire nel modo più preciso possibile il proprio oggetto e indicare i procedimenti attraverso cui si vuole conoscerlo, specificando le procedure in modo che altri ricercatori, in altri siti, possano ripetere il percorso di conoscenza.

I nuclei di convergenza significativi tra l’epistemologia della complessità e il modello gruppoanalitico soggettuale: la logica del connettere vale per il rapporto tra le diverse discipline, tra le diverse teorie all’interno di una stessa disciplina e anche per oggetti di osservazione che spesso la ricerca ha guardato con ottica riducente, separante. Inoltre dai vari campi della ricerca psicologica emerge come sia impossibile isolare il soggetto dal contesto.

Le caratteristiche dell’oggetto di studio: confrontarsi con la gruppalità vuol dire confrontarsi con individui e/o gruppi e le reti trans personali in cui questi sono coinvolti.

Problemi di ordine metodologico: ancora una volta rapporto osservatore e oggetto osservato. La logica che guida la ricerca: difficoltà legata alla logica riducente e separante, l’epistemologia della complessità ha codificato l’esigenza e la necessità di sostituire la logica o/o con quella e/e.

Le scelte metodologiche: inadeguatezza del metodo sperimentale, reintroduzione del valore scientifico alla ricerca qualitativa (narrativa, osservativa, dei singoli casi ecc.).

Il rapporto osservatore-osservato: ogni oggetto spinge l’osservatore in certe direzioni, e ciò a maggior ragione quando il soggetto di ricerca è un altro essere umano. La soggettività del ricercatore, le teorie a cui faremo riferimento, i soggetti osservati (i pazienti), con le rispettive precondizioni, le relazioni tra di loro e con il contesto in cui si svolge l’osservazione sono sia per la clinica che per l’epistemologia elementi fondamentali per la definizione dei parametri di scientificità.

Un modello complesso di osservazione e di valutazione in psicologia clinica

Il modello complesso di osservazione e di valutazione che siamo giunti ad elaborare hanno fondamento sui principi teorici e metodologici intorno a cui si articola la proposta della scientificità del qualitativo e pone al centro della riflessione e della possibilità di indagine scientifica sul lavoro clinico: il concetto di set(ting).

La problematica del set(ting): set/setting/set(ting): il set è l’organizzazione strutturale, il contesto organizzativo della situazione terapeutica; il setting è l’impianto teorico-tecnico-personale del terapeuta, che sottostà alla creazione della situazione stessa, la base indispensabile per la sua creazione, la precondizione perché questa possa essere efficace.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mary1789 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dei gruppi clinici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Prestano Claudia.
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