Che materia stai cercando?

Riassunto esame Psicoterapia, prof. Lo Verso, libro consigliato Gruppoanalisi soggettuale, Lo Verso e Di Blasi

Riassunto per l'esame di Psicoterapia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Lo Verso: Gruppoanalisi soggettuale, Lo Verso e Di Blasi. Gli argomenti trattati sono: l'epistemologia della complessità, la gruppoanalisi soggettuale, la teoria del self, la relazione, il bios e lo sviluppo psichico, l'adolescenza, la psicopatologia, il familiare... Vedi di più

Esame di Psicoterapia docente Prof. G. Lo Verso

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

rispetto alla teoria e alla tecnica dei gruppi di formazione.

IL CAMPO RELAZIONALE COME VERTICE DI OSSERVAZIONE

Poiché i processi psichici hanno luogo non soltanto dentro gli individui ma anche nello spazio mentale-

pe l osse azio e degli e e ti

relazionale esistente tra loro, il campo relazionale è il terreno privilegiato

psichici. La fondazione gruppale del mentale consente di concepire in maniera omologa i processi di

ost uzio e della pe so alità dell i di iduo o e o di u istituzio e so iale, i ua to esiti di sedi e ti

I uesto se so, o il te i e istituzio e possia o i te de e l esito fi ale del p o esso di

identificatori.

costruzione, condivisone e incorporazione di modelli relazionale. Questi conducono il soggetto a definirsi

attraverso la relazione con gli altri.

CONOSCENZA ANALITICA, DECOSTRUZIONE E RICOSTRUZIONE

Il processo analitico si rivela spesso come un processo di decostruzione dei codici affettivi e cognitivi istituiti

nel proprio sé. Tale processo di decostruzione è intrinsecabilmente legato a quello di costruzione,

ristrutturazione e riconnessione delle emozioni, degli affetti ecc. alla nuova esperienza relazionale. I codici

istituiti (sia di ordine cognitivo sia di ordine affettivo) riguardano sia il mondo interno individuale sia gli

eventi e i processi socioculturali trans personali, storicizzati nelle organizzazioni sociali (la famiglia ovvero

l o ga izzazio e di la o o . Il p o esso di o os e za-trasformazione, quindi, non può che essere fondato

sui codici istituiti e darsi come processo di sfondamento e riattraversamento di questi codici, al fine di

o se ti e ai soggetti di a ede e a u espe ie za dell alt o e di s .

altra

IL GRUPPO DI FORMAZIONE

Il gruppo di formazione consente il dispiegarsi di eventi transferali relativi sia ai gruppi originari (come la

fa iglia, he al e t o dell atte zio e el pi olo g uppo te apeuti o sia ai g uppi so iali se o da i o e

le organizzazioni lavorative, le associazioni professionali ecc.). È sulle dinamiche legate ai gruppi secondari

che il dispositivo di formazione focalizza la sua attenzione, rendendo visibili le dinamiche transferali a essi

connessi. Tali gruppi sono molto importanti per almeno due ragioni: perché costituiscono un luogo congruo

alla cosiddetta esperienza transazionale (che permette di sperimentare le parti creative), e perché si

ile a o u set ti g adeguato all i teg azio e e ealizzazio e di pa ti a he olto sig ifi ati e dell ide tità

personale. La costruzione di un gruppo di formazione psicosociologia presuppone un progetto in cui sono

chiaramente descritti obiettivi, metodologia e programma di lavoro; aspetti, questi, che componendosi

i sie e o t i uis o o all istituzio e del set g uppale. L espe ie za fo ati a g uppo a aliti a e te i tese

è fondamentale poiché consente il dispiegarsi del transfer istituzionale. Permette, cioè, di importante e

visualizzare i processi, le relazioni e i significati presenti nella vita professionale e organizzativa di

provenienza del gruppo. Inoltre i suoi partecipanti sperimentano anche una possibilità autentica di

esperienza intersoggettiva. Affinché ciò sia possibile, un grande rilievo metodologico va riservato

all o ga izzazio e e all istituzione dello spaziotempo destinato al lavoro di formazione.

Metodologicamente, la predisposizione di un set(ting) di formazione implica una serie di accortezze, tra cui:

a. La durata e la periodicità del gruppo formativo consentono un lavoro di riflessione, diagnosi ed

elaborazione non episodico (di breve durata) con caratteristiche in parte simili a quelle dei gruppi

terapeutici;

b. Il periodo di rielaborazione del gruppo formativo è intercalato da periodi più o meno lunghi di

alte a za o l atti ità di la o o e di ito o ell o ga izzazio e di p o e ie za. Questo fa o is e

un doppio riscontro di realtà tra esperienza formativa ed esperienza lavorativa;

c. Il set(ting formativo, così lungo e così vicino alla realtà professionale e organizzativa, pone allo staff

di o duzio e la uestio e del a te i e to a ute zio e e te uta dei o fi i dell espe ie za

formativa); 32

I fi e, fa pa te del set ti g di fo azio e l espli itazio e di u p og a a. Esso i ealtà

d. rappresenta un vero e proprio pre-testo predisposto dallo staff di conduzione, e cioè una proposta

di pe o so di att a e sa e to di odi o te i ultu ali he igua da o l atti ità la o ati a e

organizzativa dei partecipanti.

Nel lavoro di formazione possono essere costituiti diversi tipi di gruppi. La formazione ha come oggetto di

ife i e to fo da e tale l atti ità di la o o dei pa te ipa ti e, i to o a uesto oggetto, l i te esse o

l atte zio e posso o esse e o ie tati diffe e te e te: sull ide tità p ofessio ale, sull assu zio e dei uoli

la o ati i e o ga izzati i, sull e uazio e pe so ale el appo to o il la o o, sulla elazio e t a i soggetti e

le loro organizzazioni di appartenenza, ecc. A seconda del tipo di obiettivi, è possibile costituire gruppi con

caratteristiche diverse: i partecipanti possono provenire da una stessa organizzazione oppure da

organizzazioni differenti o svolgere attività simili, e così via.

QUALCHE ESEMPLIFICAZIONE DI GRUPPI FORMATIVI

Sintetica descrizione di alcuni tipi di gruppi formativi

1. Gruppi i cui partecipanti non sono collegati a uno stesso contesto operativo, organizzativo o

professionale di appartenenza: essi sono costituiti per svolgere una singola esperienza e vengono sciolti una

volta che questa si conclude. I partecipanti provengono da attività professionali differenti: quadri,

funzionari, dirigenti di aziende di enti diversi ecc. Questi gruppi sono quelli che più si avvicinano

all espe ie za del g uppo te apeuti o. Ciò si p esta a u a oltepli ità di attese da pa te dei pa te ipa ti:

più il e sa te pe so ale he uello dell atti ità

alcuni, infatti, possono esprimere domande che riguardano

o della formazione professionale; altri esprimono attese legate maggiormente al versante del proprio agire

la o ati o. Pe uesti g uppi l espe ie za fo ati a ostituis e effetti a e te u a so ta di pa entesi

(proprio in quanto la vita del gruppo non ha un preciso rapporto con la vita al di fuori di esso), che ha il

vantaggio di non avere veri e propri vincoli con il mondo esterno, se non quelli interni-soggettivi di

ciascuno. Ed è proprio in questa opportunità di messa in scena dei vincoli interni-soggettivi sullo schermo

dell espe ie za di fo azio e he isiede g a pa te dell utilità di uesto tipo di g uppo.

2. Gruppi i cui partecipanti fanno riferimento a una specifica attività professionale, ma appartengono a

differenti organizzazioni o operano in differenti contesti: in questo tipo di gruppi risulta centrale la

uestio e dell ide tità p ofessio ale, dell i di iduazio e dei odelli ultu ali e dei codici professionali

interiorizzati o ideali.

3. Gruppi collegati a uno specifico professionale operanti nella stessa organizzazione di lavoro: questo tipo

di gruppi può essere considerato un caso particolare del precedente; in essi, però, hanno più rilievo la

progettualità professionale comune e tutti i problemi connessi con il riconoscimento effettivo e simbolico

del lavoro, delle competenze e della capacità degli operativi ecc. Un altro aspetto centrale di questo tipo di

g uppi la o g ue za t a l o ga izzazio e fu zio ale di hia ata del g uppo e l effetti o odello di

funzionamento e di relazioni istituite tra i suoi membri.

G uppi ollegati dall appa te e za a u a stessa o ga izzazio e i ui pa te ipa ti assol o

4. o ruoli e

fu zio i diffe e ziate: i uesto tipo di g uppi l atte zio e può e t a si, da u lato, sulle odalità

soggettive, personali, di porsi in rapporto ciascuno con il proprio lavoro, con i propri interlocutori reali e

i agi a i, o l o ga izzazio e ella sua i te ezza e dall alt o, sulla possi ilità di i o os e e odelli

ultu ali p e ale ti ell o ga izzazio e e/o diffe e ziati i appo to alle si gole u ità ope ati e ed

esperienze lavorative di più immediato riferimento per i singoli partecipanti.

SETTING TERAPEUTICI E FORMATIVI

La ost a p oposta sull ela o azio e dei dispositi i di fo azio e as e e si s iluppa att a e so il o f o to

con il set(ting) gruppoanalitico tradizionalmente inteso. Il piccolo gruppo analitico può essere considerato

33

un laboratorio privilegiato sia per la ricerca sulla condivisione mentale tra più persone e sul rapporto

ultu a sia pe la o p e sio e e l a alisi i o dei p o essi psi hi i istituzio ali. A ost o

individuo-gruppo-

a iso, l ide tità, e a o a di più l ide tità p ofessio ale, on può essere analizzata esclusivamente in

relazione a fatti inconsci individuali, così come la questione del ruolo professionale non può essere

analizzata solo sociologicamente, sganciandola dagli aspetti simbolici, interpersonali e affettivi a esso

collegati. Riteniamo che la ricerca psicodinamica sui fatti collettivi possa essere utilmente articolata a

partire da alcuni concetti fondamentali del modello gruppo analitico oggettuale, e in particolare da quelli di

matrice, rete, trans personale e di campo mentale condiviso, che abbiamo già trattato. In particolare, la

o ettualizzazio e del t a s pe so ale o se te a he di gua da e all istituzio e o e a ual osa he

att a e sa gli atto i so iali, he si sedi e ta i u p o esso sto i o ella ita di u organizzazione e che vive

sia in relazione alle sue regole e ai suoi obiettivi sia anche in quanto mente-relazionale incorporata e

condivisa dai suoi singoli membri. Possiamo adesso considerare alcune specificità del setting formativo,

utilizzando come confronto il setting dei gruppi terapeutici.

Nel setti g te apeuti o l o ietti o o ie tato alla te apia- o os e za dell i di iduo att a e so

- l espe ie za di g uppo. Il p i ipale oggetto di o os e za e di t asfo azio e igua da le at i i

familiari istituite. Queste sono presenti nella vita mentale del soggetto come identità gruppali

identificatorie, mentre gli eventi della vita di relazione attuale (lavoro, relazioni nella vita

quotidiana ecc), insieme ai sogni, ai sintomi, alle fantasie ecc,. rivelano peculiarità e caratteristiche

dell u i e so soggetti o

Nel setti g fo ati o u o sposta e to di e t atu a. Qui, i fatti, l o ietti o o la

- conoscenza-trasformazione delle gruppalità familiari interne, ma è il rapporto tra mondo interno e

da, ui di, la spe ifi ità, il se so e le iso a za he uest ulti o ie e ad assu e e,

lavoro. Rigua

articolandosi sul peculiare modo di essere del soggetto, con un continuo rimando sia alla sua

ell o ga izzazio e di

progettualità-identità professionale sia al modello culturale istituito

appartenenza e/o nel gruppo professionale di riferimento (Ruvolo).

La differenza più significativa tra setting terapeutico e setting formativo sta dunque nel fatto che

uest ulti o o o ie tato all esplo azio e e alla t asfo azione delle relazioni psicodinamiche che

ostituis o o il fo da e to del s e della psi opatologia i di iduale o e il setti g te apeuti o . L oggetto

privilegiato del lavoro formativo riguarda, piuttosto, gli eventi psicodinamici che fanno riferimento

all organizzazione/istituzione e che possono configurarsi come problemi relazionali tra sé e gli altri.

P o le i i pli a ti, i e ita il e te, l ide tità, il se ti e to di appa te e za, l i teg azio e e .

Ancora, sulle differenze tra setting formativo e setting terapeutico : qualsiasi setting di lavoro psicologico-

clinico viene istituito tramite la definizione di una cornice-confine tra ciò che sta dentro e ciò che viene

lasciato fuori . In questo senso, il gruppo terapeutico può essere considerato come un sistema

relativamente chiuso e autonomo. Al suo interno, infatti, sono già potenzialmente contenuti tutti gli

ele e ti he o t i ui a o al aggiu gi e to dell o ietti o te apeuti o: i disagi dei pazie ti, il loro

o do i te o, i odi psi opatologi i, e . No esse ziale ai fi i della te apia il o tatto o l este o, e il

gruppo può essere trattato come se fosse una piccola comunità. Nel setting formativo, invece, una

definizione di questo genere appare impossibile per diverse ragioni: in 1 luogo perché i disagi, o meglio le

carenze, di cui i partecipanti sono portatori esistono solo in riferimento al lavoro e

all o ga izzazio e/istituzio e della uale fa o pa te e i olt e pe h la do a da di fo azio e è

comunque, in parte, anche una richiesta di crescita cognitiva in relazione ai compiti, alle conoscenze e ai

odi i te i i. Pe ta to, el setti g fo ati o so o o p ese ti due assi d i te esse: da u a pa te i fatti 34

e he igua da o l ide tità pe so ale-

psicodinamici legati al rapporto individuo-gruppo-istituzio

p ofessio ale,e dall alt a u p og a a di o te uti atti e ti ai uoli e ai o piti ope ati i dei

partecipanti. Per entrambe le dimensioni ci sembra utilizzabile la nozione di lavoro come costruzione in una

duplice accezione: da un lato la costituzione di una rete complessa di tipo prevalentemente cognitivo con

ife i e to alle spe ifi he o pete ze p ofessio ali e dall alt o la do azio e di se so i ife i e to alle

relazioni individuo-lavoro-istituzione con tutte le valenze affettive e simboliche a esse connesse. Infine, un

ultimo rilevante aspetto di diversità tra setting terapeutico e setting formativo riguarda il mantenimento

taglio psi odi a i o e ha luogo a h esso

delle regole di astinenza. Il lavoro di formazione ha comunque un

o e il g uppo te apeuti o att a e so l espe ie za di g uppo e l atte zio e al appo to t a il ui ed o a il

g uppo di fo azio e e il la e allo a l atti ità di la o o , le ide tità di uolo . Appa e pe iò utile che il

conduttore cerchi di mantenere una situazione di astinenza, quanto meno per consentire una sufficiente

–monitore

distinzione tra la sua posizione-ruolo di analizzatore e tutto quanto può attivarsi (in termini di

a essa. A he ei g uppi di fo azio e i se a utile, pe ta to, u a alisi

risonanze e vissuti) in relazione

del campo contransferale.

Conclusioni: nel setting formativo si cerca di elaborare una possibilità di trasparenza per dare diritto di

parola al conflitto e ai vissuti. 10. CAPITOLO

MAFIA E PSICHE

GRUPPOANALISI SOGGETTUALE E PSICHISMO MAFIOSO

Negli ulti i de e i u o degli oggetti d i dagi e più sti ola ti pe la g uppo analisi soggettuale è stato

quello relativo allo psichismo mafioso o pensare mafioso. Il nostro lavoro clinico e teorico come gruppo

analisti ci ha aiutato nello studio di un fenomeno fortemente legato ad aspetti della cultura siciliana. Fuori

da questa cornice ambientale, come diceva Falcone, sarebbe molto difficile analizzare le caratteristiche

specifiche del mafioso. Gli studi tradizionali di tale realtà, condotti tramite una lettura psicoanalitica classica

e una visione rigidamente intrapsichica, non hanno fornito esiti soddisfacenti in termini euristici. Riteniamo

che la possibilità di comprendere psicologicamente la mafia sia stata tradizionalmente limitata dalla

trasposizione meccanica di un modello teorico psicodinamico individualistico per spiegare tale fenomeno,

rischiando di non cogliere la complessità dello stesso, ponendosi in una logica acontestuale. Gli errori

teorici e metodologici in studi come questi hanno comportato anche un pesante ritardo nella

comprensione e quindi nel contrasto di questo fenomeno così devastante per la convivenza e lo sviluppo

civile. In quale ottica la gruppo analisi può studiare lo psichismo mafioso? Cosa intendiamo con tale

costrutto? Nei nostri studi parliamo di come di una modalità distorta di vivere la propria

psichismo mafioso

ide tità e i appo ti o il so iale tipi i dell o ga izzazio e i i ale afiosa. “ulla ase di ua to già

di hia ato dal giudi e Fal o e, a ia o soste uto he Cosa Nost a o solta to u o ga izzazio e

criminale, in quanto una sua caratteristica specifica è il tipo di che garantisce ai propri affiliati:

identità

essu afioso si defi i à ai o e u i i ale, a se p e o e u uo o d o o e. Già i uesta

defi izio e a ia o p ese te l o izzo te ultu ale, a t opologi o e psi hi o tipi o di questa realtà, che la

caratterizza come una modalità di pensiero specifica. Il nostro modello teorico ci ha quindi permesso

d i daga e uesta ealtà a pa ti e dal lega e he esiste t a o do psi hi o del soggetto, fa iglia

iale. Bus etta, u o dei p i i uo i i d o o e a olla o a e o la giustizia

antropologica e dimensione so

negli anni 80, rivelò quale fosse il significato della mafia in Sicilia e cosa lo avesse spinto ad appartenere a

Cosa Nostra: ovvero la possibilità di essere rispettato, di acquistare dignità e orgoglio. Cosa Nostra non è 35

una semplice organizzazione a delinquere, costituita per condurre affari e arricchimenti illeciti, ma anche

una struttura capace di garantire una forte identità agli individui che vi appartengono. Il mafioso si

autorappresenta come colui che viene rispettato, vivendo un sentimento di grandiosità per il potere di

sottomettere gli altri alle proprie leggi. Oggi sappiamo che alcune caratteristiche specifiche di Cosa Nostra

ia i hezza; . Esse e u o ga izzazio e ge a hi a,

sono: 1. Accrescere il proprio potere e la prop

e t alizzata e u o ati a; . Vi e e i o eostasi o l a ie te so iale e ultu ale e t o ui si

s iluppata; .sf utta e i lega i o il o do politi o ed e o o i o; . Fo i e u ide tità i aginaria ma

totalizzante agli individui affiliati e delle regole di comportamento e di pensiero pre-scritte . (ultimo punto

che ha riguardato principalmente le nostre ricerche in questi anni).

Gli uo i i d o o e affiliati a Cosa Nost a posso o esse e app ese tati o e a hi a pe u ide e o

impaurire) senza paure e desideri. Da questo punto di vista, la mafia è paragonabile, nel suo

, el se so he l i di iduo o s iluppa u a eale

funzionamento, a un sistema fondamentalista

auto o ia psi hi a, a p e ale il se so di appa te e za a u g uppo, fo dato su u ide tità igida e

totalizzante. La vita individuale non ha significato, perché solo il collettivo ne possiede uno. Nel proprio

o do i te o, l uo o d o o e spe i e ta u o ipote te se so del p op io s , i e do i u a ealtà he

o fe a uesta i agi e i odo a isisti o. Co e defi i e e o u uo o d o o e le dis ipli e

psicologico-cliniche? Possiamo affermare a livello clinico-diagnostico che un boss mafioso possieda una

struttura di personalità patologica? Negli ultimi anni diversi psichiatri, psicologi e psicoterapeuti hanno

avuto in cura soggetti appartenenti a famiglie mafiose: al di là dei disturbi clinici che presentavano (disturbi

d a sia, dell u o e, disso iati i , i e a u a diffi oltà el pote defi i e la st uttu a di pe so alità di uesti

pazienti. Storicamente, la categoria che si è rivelata maggiormente attinente a questo genere di casi è

quello del disturbo antisociale di personalità. Nel nostro caso, però, abbiamo a che fare con soggetti con alti

li elli di fu zio a e to, o u a i teg azio e dell ide tità, o u esa e di ealtà e utilizzo di difese

mature. La personalità antisociale non riconosce valore agli altri, che sono ridotti a strumenti per esercitare

il p op io pote e. A li ello psi odi a i o, l ese izio del pote e asato su u a app ese tazio e di s

ambivalente, tra una condizione di onnipotenza personale e una di debolezza e scarsa autostima, con il

isog o di dife de e il s da uest ulti a. L uo o di o o e si app ese ta o e u esse e spe iale,

addi ittu a a olte o e Dio. Nie te più te i ile del o esse e o side ato, dell esse e nuddo

a is ato u e te .

GRUPPOANALISI SOGGETTUALE, FAMIGLIA E MAFIA

A pa ti e dai la o i di Foulkes, la g uppo a alisi oggettuale ha se p e att i uito u i po ta za e t ale al

p e sio e dei p o essi he o du o o all ide tità

rapporto tra matrice familiare e individuo nella co

soggettiva. Nello studio dello psichismo mafioso la conoscenza del livello familiare è imprescindibile. La

famiglia come cellula organizzativa di una struttura criminale, la famiglia di sangue con la sua storia e le sue

relazioni, la matrice familiare in quanto matrice di significazione degli eventi sono tutti livelli presenti

ell a alisi dello psi his o afioso. Co e ie e a ostitui si il u leo fa ilia e ella afia? Nelle ost e

he la aggio pa te degli uo i i d o o e ha ost uito la p op ia fa iglia

ricerche è emerso il fatto

seguendo strategie relazionali tipiche, caratterizzate da una rigidità e relativa immodificabilità delle

o dotte pe lu ghi de e i. L a alisi delle sto ie di de i e di ollaboratori di giustizia ci ha mostrato come

pe u gio a e afioso l affiliazio e uffi iale alla fa iglia app ese ti u uo o i izio della p op ia sto ia,

della p op ia ide tità , a a he il pu to di a i o, il o pi e to del se so dell i agi e di s , i quanto il

senso di appartenenza a Cosa Nostra era già presente nel mondo di idee, affetti e valori condivisi con la

ultu a afiosa: la s alt ezza, il o aggio, l i e uietezza, la as oli ità sessuale, l uso della iole za e

l o goglio, he u gio a e afioso ardentemente ricerca e ostenta, fanno parte di un codice culturale ma

soprattutto simbolico-affettivo, che il suo ambiente richiede affinché possa costituirsi un senso forte e 36

riconosciuto di identità. I figli maschi vengono cresciuti in continuità con i modelli di pensiero mafioso che

transgenerazionalmente si vanno perpetuando. La funzione di modello spetta alle figure maschili

rappresentative della famiglia (il padre, il nonno, lo zio); che divengono personaggi idealizzati cui

a ettati dalla fa iglia e pe a e e i o os iuta u ide tità i ua to pe so a Lo

conformarsi per essere

Ve so . Le figlie, i e e, e go o es iute t adizio al e te all i te o di odi i edu ati i pate alisti i e

repressivi. Nei nostri studi sulle matrici psichiche della famiglia mafiosa, il ruolo e le funzioni paterne e

ate e ha o a uisito u a diffe e te isi ilità. Da u lato, a ia o is o t ato l i agi e t adizio ale

dell uo o d o o e o e colui che garantisce il proprio potere governando la famiglia e

pater familias,

a edita dosi osì el so iale. Dall alt o lato, so o e e se e e te e te figu e di pad i e o defi ite,

vittime dei mutamenti strutturali che la stessa famiglia mafiosa da diversi anni sta attraversando. Per

quanto riguarda la figura materna, sembra che il dato culturale e antropologico di una donna sottomessa al

marito nella dimensione sociale sia stato lungamente utilizzato dal pensiero mafioso per saldare la realtà

fa ilia e afiose a uella di sa gue. Il patto si oli o su ui si fo da l appa te enza mafiosa è dunque uno

scambio tra protezione e accadimento (della famiglia) in cambio di una fedeltà e obbedienza assoluta (del

singolo). Dopo quasi 20 anni di ricerche siamo comunque consapevoli di quanto sia difficile, oggi, parlare di

u ide tità della st uttu a fa ilia e afiosa defi ita i a ie a igida o e i passato. Quell i uta ilità

dei processi di trasmissione affettiva dei codici di comportamento si è incrinata. Poche sono state le

famiglie immuni da riorganizzazioni interne radicali negli anni 90: arresti, omicidi, latitanze, e pentimenti

hanno determinato non solo un riassestamento nei membri del nucleo familiare ma soprattutto

u i si u ezza legata alla a ata defi izio e di odelli ide tifi ato i su ui o ga izza e sta il e te le

i della p op ia ide tità. L i agi e as hile se a esse e uella essa aggio e te i

matri

dis ussio e. Il dato più i ediato he l uo o d o o e, il pad e di fa iglia, o a i te apia. No il

pad e i isi l ute te he lo psi ote apeuta p e de i a ico nella famiglia mafiosa. Quasi sempre i clienti

sono i figli adolescenti e in misura minore donne e bambini. Questo ci segnala alcuni aspetti importanti.

L espe ie za psi ote apeuti a ual osa di olto lo ta o dal a po e tale dell uo o d o o e, il

- quale non sente il bisogno di doversi garantire uno spazio di aiuto nei momenti di crisi o di

diffi oltà. “e u uo o d o o e pe sasse di fa e u la o o te apeuti o su di s o sa e e più u

mafioso ;

Il as hile, el o do afioso st uttu ato, u ide

- tità di genere che si difende strenuamente

dagli aspetti emotivi, affettivi e sentimentali di sé.

PSICOTERAPIA E PSICHISMO MAFIOSO: UN ACCENNO ALLA CLINICA

Il fenomeno di soggetti appartenenti alle realtà familiari mafiose che decidevano di rivolgersi allo

psicoterapeuta è iniziato negli anni 90, dopo le stragi e la forte reazione dello Stato. In generale, si

presentava una domanda di aiuto psicoterapeutico poco definita, che trovava espressione nelle richieste di

aiuto i olte all este o, el te itorio, come AUSL, servizi sociali o comunità. Non siamo quasi mai in

presenza di richieste di psicoterapia analitica da parte di membri di famiglie mafiose: è quindi difficile la

costruzione di un setting stabile e prolungato. A partire dagli anni 90 le nostre analisi dei casi clinici

appartenenti al contesto mafioso si sono focalizzate principalmente sulle difficoltà di figli adolescenti e

ogli el pote si ea e u o spazio esiste ziale p op io elle fa iglie afiose, all i te o di u p o esso

d i di iduazio e eso p o le ati o dalla igidità dei odi i fa ilia i afiosi. La soffe e za he si

complesso

genera nelle famiglie di mafia può essere legata, però, anche ad aspetti differenti, come quelli del dover

portare il peso di una tradizione familiare pur non avendone fatto propri i codici e i comportamenti. La

prima riflessione psicologica e gruppoanalitica sullo psichismo mafioso accentuava maggiormente, come 37

abbiamo visto, gli aspetti di fondamentalismo di pensiero di Cosa Nostra, come se il registro mentale

dell assoggetta e to fosse l u i o possi ile. Oggi edia o o e le stesse fa iglie di afia sia o ealtà più

complesse, in continua trasformazione in un contesto sociale e culturale che muta insieme a loro. Di

o segue za, la soffe e za psi hi a all interno di tali contesti può manifestarsi sempre in modi diversi e

se o do egist i o se p e lassifi a ili all i te o di un modello rigido. La gruppoanalisi soggettuale,

rivelatisi utile modello per la comprensione di tali fenomeni, dovrà in futuro studiare come i mutati contesti

culturali, sociali e familiari lascino emergere nuove modalità di sofferenza.

11. CAPITOLO

GRUPPOANALISI SOGGETTUALE

E BENI RELAZIONALI

ECONOMIA E PSICHE

Va ie ela o azio i teo i he dell e o o ia a o ie ta e to elazio ale seg ala o he gli esiti di u o s iluppo

economico non autodistruttivo ma ecosostenibile e civile sono legati alla qualità delle relazioni

interpersonali, intese come beni relazionali. Lo sviluppo economico non può più essere pensato e realizzato

come altra cosa rispetto allo sviluppo delle persone, al loro reciproco riconoscersi e fidarsi reciprocamente.

Perché soltanto adesso è stato possibile riuscire a vedere con chiarezza queste connessioni fondative per lo

sviluppo economico e per quello umano? Da questo punto di vista, ci sembra utile mettere in luce un

discorso complesso e interdisciplinare sullo sviluppo. Ci riferiamo alla natura del pensiero occidentale.

Questo, i fatti, ha att i uito u e o e alo e all i di iduo e all i di idualis o, a ui o ispose, agli i izi

del secolo scorso, lo sviluppo inarrestabile del modello capitalista classico. In sostanza, si è passati da

ultu e fo da e taliste he satu a a o di s l io he di e i a uasi i esiste ze, a ultu e dell io e oggi

della diside tità he taglia a o fuo i l i te u a o e il appo to io-noi. Oggi il discorso è molto cambiato.

LA RELAZIONE IN ECONOMIA: CENNI STORICI

Il termine economia fa riferimento a un principio di regolazione delle risorse a disposizione in un

determinato contesto, lasciando intravedere la presenza di un modello di distribuzione equa e disciplinata

dei beni e dei servizi, in grado di alimentare, in maniera bilanciata, i vari comparti di un sistema,

permettendo il suo funzionamento complessivo. È intrinseco in questa definizione un riferimento alla

circolarità e alla relazionalità che intercorre tra i settori di ogni organismo economico. Negli ultimi tempi,

alcune discipline hanno posto il concetto di relazione al centro delle proprie elaborazioni epistemologiche e

teoriche. Parecchi sono gli economisti contemporanei che hanno come obiettivo assumere un paradigma

o ge e i a e te olisti o. L idea di fo do uella

relazionale, alternativo a quello individualistico

dell i soste i ilità della tesi dell o e est ay e di ost ui e u a teo ia e o o i a pa ti ola e te atte ta

al uolo delle elazio i i te pe so ali. )a ag i hia is e osa può sig ifi a e pe l e o o ia occuparsi di

elazio i i te pe so ali. L e o o ia si se p e o upata di studia e le i te azio i so iali. Tutta ia, u a

cosa è studiare le interazioni sociali, altra cosa è studiare le relazioni interpersonali, dato che in

uest ulti o aso le si gole ide tità delle pe so e i gio o so o ostituti e della elazio e stessa. U alt a

diffe e za he l i te azio e so iale può esse e a o i a e i pe so ale e può a e e atu a st u e tale. La

relazione interpersonale riguarda la reciprocità, cioè una relazione che riguarda la potenzialità del tra: in

e o o ia essa fatta p op ia att a e so il o etto di e e elazio ale. L e o o i a lassi a, pe

tradizione, ha trattato solo un tipo di socialità: quella strumentale e fattuale. Stabilendo che il

comportamento economico è determinato dalla somma di comportamenti individuali, ha di fatto eliminato

la di e sio e psi oso iale e di e ip o ità dall a alisi e o o i a, i a a dosi i uello he oggi la 38

psicologia clinica un errore teorico ed epistemologico. In altre parole, è difficile immaginare che ogni

comportamento economico sia scollegato e scollegabile dalla sua dimensione sociale. Infatti, la qualità della

vita relazionale ha importanti effetti economici: sappiamo che persone inserite in ambienti di lavoro attenti

alla qualità relazionale hanno anche migliori perfomance lavorative, così come al lato opposto di questo

spett o a ia o il o i g e olte fo e di disagio psi ologi o. L i po ta za della e ip o ità

ulte io e te ost ata dall a alisi sul e esse e soggettivo e sugli studi sulla felicità delle persone in

rapporto a variabili di tipo economico. Le indagini sul cosiddetto paradosso della felicità mostrano che nel

corso della vita la felicità delle persone dipende poco dalla variazione in positivo del proprio reddito e/o

della propria ricchezza. La qualità della vita relazionale delle persone è la dimensione più importante nella

valutazione soggettiva del proprio benessere. In sostanza, il benessere, la felicità, la qualità della vita ecc.

non provengono esclusivamente dai beni e/o servizi disponibili che si possono comprare, ma soprattutto

dalla possibilità di poter godere e condividere con gli altri i beni relazionali. Da questo punto di vista,

interessante è la tesi di Bruni e Zarri, i quali sostengono che il paradosso della felicità sia riconducibile

anche a un sovra consumo di beni pseudogratificatori e, al tempo stesso, a un sottoconsumo di beni

relazionali genuini come quelli primari. La categoria del bene relazionale, inoltre, secondo gli economisti a

orientamento relazionale, non è soltanto legata alla comprensione del paradosso della felicità, ma anche

alla possi ilità stessa di esiste e dell e o o ia di e ato. “e l e o o ia di e ta solo ed es lusi a e te

scambio strumentale, se il mercato è solo questo, esso si sviluppa ma allo stesso tempo e paradossalmente

riduce le condizioni del suo stesso esistere, basate sulla fiducia e sulla propensione delle persone a

cooperare liberamente invece, i beni relazionali, una volta emersi, entrano nelle strutture di governo in cui

si a ti ola la so ietà, e te do o a idu e, o t asta e e a ulla e gli effetti egati i dell attuale odello di

sviluppo economico.

BENI RELAZIONALI E BENI POSIZIONALI

Ma che cosa sono precisamente i beni relazionali? Per la filosofa Nussbaum i beni relazionali sono quelle

esperienze umane dove è il rapporto in sé a essere il bene. In altre parole, nei beni relazionali è la stessa

itti o sull o ie ta e to elazio e i

relazione a costituire il bene economico. Il breve excursus storico-des

economia ci consente di sottolineare quanto sia sempre più necessario sviluppare una teoria economica dei

beni relazionali. Teoria ancora oggi non disponibile molto probabilmente a causa della complessità

dell oggetto di studio, o ope azio alizza ile o i soli st u e ti s ie tifi i della i e a e o o i a. I

questo capitolo, in attesa che i tempi siano più maturi per una riflessione interdisciplinare sistematica,

p o e e o a da e u ost o spe ifi o o t i uto all app ofo di e to teo i o della atego ia di e e

relazionale dalla prospettiva gruppo analitico oggettuale. Tra le tante motivazioni che ci spingono in questa

direzione rientra ovviamente il fatto che il bene relazionale verta su aspetti di natura psicorelazionale. La

gruppo analisi oggettuale è un modello di matrice psicodinamica che focalizza la sua attenzione

sull effetti a e t alità della elazio e i di iduo-ambiente nella strutturazione della vita psichica. Dal nostro

punto di vista, costruire e diffondere culture economico-relazionali, per promuovere sviluppi sostenibili,

significa muoversi in una prospettiva psicosociale che, pur centrando la sua attenzione sui processi sociali,

mira a ottenere delle ricadute psicologiche sul modo di concepire e partecipare alla comunità. Nella

denominazione di bene relazione, il sostantivo bene per prossimità semantica richiama i concetti di

funzione e produzione, nonché di input produttivi. Infatti, è possibile immaginare la relazione

interpersonale come una particolare funzione di produzione che combina input materiali e input di natura

psicoaffettiva, al fine di ottenere sia beni di natura economica sia beni relazionali. Dal nostro punto di vista,

tutte quelle relazioni che in un determinato contesto sociale consentono a due o più persone di

riconoscersi come soggettività autonome in interdipendenza, possono far emergere beni relazionali. La loro

emersione favorisce negli individui sia reciproco benessere soggettivo sia capacità di ottimizzare le risorse

39

economiche disponibili e/o orientare gli scambi di mercato verso modalità sostenibili e reciproche,

e o l attuale

piuttosto che predatorie. La definizione dei beni relazionali proposta è in aperta opposizio

a p o le atizzato ito dell i di idualis o assio ati o, he ega total e te il a atte e

fondamentalmente relazionale delle persone. I beni sono un contenitore di relazioni, di rapporti umani e di

soggettività. In questa direzione, Brunori, ponendo accanto ai beni relazionali i cosiddetti beni posizionali,

sostie e he il lo o o su o sotte de due di e se odalità all i te o di u o ti uu . Tali odalità, he

l aut i e disti gue i atteggia e to tipo beni relazionali e tipo beni posizionali , sono di per sé

compatibili, possono cioè coesistere nella stessa persona, ma possono anche,come nella situazione

socioeconomica attuale, diventare antagoniste e contrapposte. È opinione condivisa tra gli economisti,

infatti, che la competizione posizionale e il sempre più elevato consumo posizionale avvenga a scapito dei

beni relazionali. La crescita economica avviene soprattutto a danni di beni relazionali, sostituiti con beni

posizionali e convenzionali a pagamento o con beni pseudogratificatori. Il concetto di bene posizionale è

stato introdotto in economia intorno agli anni 70. Essi conferiscono utilità per lo status che creano, per la

posizio e elati a ella s ala so iale he il lo o o su o o se te di o upa e. U auto lussuosa u e e

posizio ale, osì o e lo so o a he lo zai o fi ato o il telefo i o di ulti a ge e azio e: l utilità he

uesti e i o fe is o o o ta to legato all utilità he il lo o uso o se te, a al fatto he il lo o

o su o app ese ta u eti hetta, u si olo sociale, con cui mi posiziono rispetto alle altre persone.

Me t e ei e i elazio ali la p ese za e il appo to o l alt o di tipo oope ati o, di e ip o ità, la

caratteristica essenziale del bene posizionale è proprio la competizione posizionale. Chi acquista beni

posizio ali o affatto i te essato al e e i s , a all o di e o il uale a i a a possede lo ispetto agli

altri. Quali sono gli effetti più vistosi della competizione posizionale? Per un verso il consumismo: siccome

ciò che conta è il livello relativo al consumo, la competizione posizionale porta a una gara a consumare più

degli alt i; pe l alt o e so, la siste ati a dist uzio e dei e i elazio ali. I fatti, ella psi odi a i a tipo

esse ziale he i sia l altro;

beni posizionali ma il suo esserci non è affatto oggettuale bensì quasi

esclusivamente pura strumentalità.

PSICODINAMICA DI HOMO MAFIOSUS, HOMO OECONOMICUS E HOMO FAMILISTICUS

Da un vertice gruppo analitico oggettuale, la possibilità che emergano beni relazionali e che questi

contribuiscano allo sviluppo socioeconomico in Sicilia e in Calabria è inibita dal problema della negazione

dell esiste za dell alt o o e soggetti ità. Negazio e he Ho o afiosus, oe o o i us e fa ilisti us

o di ido o. Pe l Ho o fa ilisti us l alt o assu e i olti del lie te da a udi e, es lusi a e te uno

st u e to atto a soddisfa e l egoisti o fa ilis o. Pe Ho o oe o o i us e afiosus, i e e, l alt o o ha

di itto di pe s a esse e pe sato o e pe so a: più he esiste e o e po ta e di u esiste za e di

sentimenti propri, è, nel 1 caso, visto come un fedele esecutore di consumismo; nel 2 caso, invece, assume

le se ia ze di u fa to io di gue a utile a si ula e la p ese za di u e i o he giustifi a l opposizio e

di una forza superindividuale. La ragione strumentale di Homo familisticus è soprattutto opportunistica:

clientelismo e favoritismo spicciolo, raccomandazione. Homo familisticus ha sempre contrapposto al Noi

dello “tato, del so iale, delle egole,u io/Noi fu o; u io he te de a i po si e o o se te l esiste e

della diversità altrui. La cosiddetta cultura mafiosa non può far emergere beni relazionali perché è

ingabbiata dentro una modalità di pensiero dove il Noi sociale, lo sviluppo della soggettività e della

o u ità, app ese ta o u asse za. Il odello di s iluppo u a o ed e o o ico che persegue Homo

afiosus es lusi a e te i di izzato all a i hi e to a ualsiasi osto. La sua fo za i positi a, sta ella

sua capacità di controllo del territorio,non solo con il pizzo, ma anche creando collusioni con la paura, la

isoluzio e d i te essi p i ati. Cosa Nost a o ha ai i u iato a i tesse e appo ti

corruzione, la

nazionali e internazionali con altri poteri e con le delinquenza organizzate a più livelli, creando anche

et o k elazio ali o il o do della politi a, dell i p e ditorialità, della sanità con il sociale siciliano in 40

modo tale da instaurare scambi e incentivare obblighi e favori. Nei territori in cui Cosa Nostra è fortemente

radicata il capitale relazionale, personale e collettivo, è inespresso, inibito, il legame fiduciario è

inconsistente. In sostanza, la relaziona mafiosa non ha niente a che vedere con il bene relazionale, proprio

pe h o i o os e l alt o o e soggetti ità, a, piuttosto, es lusi a e te i due odi: o e epli a te

del Noi mafioso e/o come una cosa che può essere utilizzata a proprio piacimento. In sostanza, lo psichismo

mafioso concepisce solo relazioni mortifere e distruttive (vedi cap. 10 e 16). Dalla prospettiva

g uppo aliti a oggettuale, du ue, esso app ese ta opposizio e all esiste za e all e e sio e dei e i

relazionali, e può essere considerato psicopatologia proprio perché impedisce lo sviluppo psicologico

i di iduale, l auto o ia soggetti a, la o di isio e i ti a e elazio ale. A he pe Ho o oe o o i us

l alt o o ha di itto di pe sé a essere pensato come persona, ma come esecutore non pensante di

o su is o. Pe Ho o afiosus l alt o solo u aspetto del Noi a ui de e e essa ia e te appa te e e,

e t e pe ho o oe o o i us l alt o solo fu zio e dell io, e di ui l io st u e talmente si serve per

esse e osta te e te appagato. L io e o o i o più atu o del Noi afioso. “i t atta di u

atteggia e to ge e al e te diffuso ella ultu a post ode a: u o ga izzazio e edia e te e oti a

che fa un uso strumentale della relazione. Entrando nel merito di questa forma normalizzata di Homo

oeconomicus si rintracciano quasi esclusivamente atteggiamenti relazionali di tipo bene posizionale ,

ui di a he l i possi ilità di fa e e e ge e e i elazio ali. Dal ost o pu to di ista, la difficoltà

fondamentale sta nel fatto che queste modalità psicodinamiche ben adattate sguazzano e predano

eccellentemente nella nostra modernità liquida globalizzata, ostacolando molto i processi di cambiamento

sia a micro sia a macrolivello.

BENI RELAZIONALI E GRUPPALITÀ

L ela o azio e g uppo a aliti a ha fo ito a he i po ta ti o t i uti s ie tifi i legati alla p ati a li i o-

sociale dei gruppi. Intendiamo soffermarci in questo capitolo su tre particolari format gruppali che seppur

mossi da obiettivi diversi, condividono la possibilità di far emergere beni relazionali: 1. I gruppi di

elaborazione clinico-sociale; 2. I gruppi del microcredito; 3. I gruppi di acquisto solidale. Nelle nostre

ricerche sulla fenomenologia mafiosa, abbiamo potuto sperimentare un particolare formato di gruppo che

abbiamo definito gruppo di elaborazione clinico-sociale. Questo tipo di gruppo è un gruppo a conduzione

psi odi a i a he o se te l e e sio e di e o ie, issuti, e ozio i, associazioni su un tema particolare;

uest ulti o o se pli e e te u a go e to di dis ussio e o sape ole o e a ie e ei fo us

group. Il tema, a differenza di quanto accade nel focus group, non è rigidamente precostituito ma è

o i si t o a o o de sazio i se a ti he igua da ti uell a go e to he posso o

abbozzato, infatti dent

essere anche molto distanti dal tema ufficiale. Altro elemento di discriminazione tra le tecniche gruppali più

socio comunicative e/o direttive e questo tipo di gruppo è che nel gruppo di elaborazione non è prevista

u a s e atu a de og afi a dei pote ziali pa te ipa ti, a essi ade is o o olo ta ia e te all espe ie za.

Questa caratteristica è coerente con il paradigma teorico-tecnico di matrice psicodinamica, secondo cui è

da e tale u a uota pe so ale di oti azio e, i esti e to e adesio e e oti a. L o ietti o di tale

fo

intervento di gruppo non è trasformativo in senso analitico e terapeutico ma piuttosto quello di attivare

una possibilità di cambiamento individuale (e di gruppo), nella misura in cui si riesce a costruire un nuovo

modo di pensare il rapporto tra soggetto e contesti di appartenenza. Questo set(ting), attraverso la

possibilità di ri-guardare le proprie dinamiche psichiche e affettive, si configura come esperienza

fondamentale per il superamento del pensare mafioso. Proprio per il suo intrinseco potere trasformativo, il

suo essere luogo di reciprocità è potenzialmente in grado, a lungo termine, di sviluppare e far emergere

beni relazionali che, per loro natura, incidono profondamente sul funzionamento sociale, influenzano lo

sviluppo economico e modificano perfino anche la neurofisiologia del cervello umano.

Il microcredito è uno strumento di sviluppo del potenziale delle persone socialmente marginali e di 41

recupero delle fasce deboli della popolazione. Attraverso piccoli prestiti concessi sulla fiducia, si dà la

possibilità alle persone di recuperare la capacità di provvedere a sé, sia economicamente sia dal punto di

vista delle relazioni personali e sociali. Il microcredito, attraverso il gruppo, crea un circolo virtuoso di beni

tangibili e intangibili, un processo in cui, cioè, a partire da un bene intangibile, quale la fiducia, si sviluppano

beni tangibili che a loro volta creano autostima, altro bene intangibile che, ancora, genera ulteriori risorse.

In questo modo si esce dal circolo vizioso della povertà e si entra in quello virtuoso della produttività-. Il

gruppo è fondamentale per diverse ragioni: è elemento di socializzazione per persone che spesso vivono

emarginate e responsabilizza gli individui perché dal proprio successo dipende quello del gruppo e

viceversa. Il gruppo di microcredito è caratterizzato dalla cooperazione e dalla reciprocità, cioè da modalità

relazionali dalle quali emergono beni relazionali che consentono sia lo sviluppo delle persone sia la

possibilità concreta di essere protagonista di se stesso, anche economicamente.

Anche i gruppi di acquisto solidale si stanno sempre più diffondendo. La riscoperta dei prodotti tipici,

l i o t o di etto o i pi oli p odutto i, la g uppalità dell a uisto i sie e alla o u io e di spesa so o

solo alcuni dei processi rivoluzionari innescati da questi gruppi, azioni socioeconomiche che sembrano

i u i e u a ete elazio ale i to o all e o o ia ei se e dola el egist o delle ose u a e. Le GA“

p odu o o e i elazio ali pe h i stau a o o asio i d i o t o da ui possi ile t a e soddisfazione

emozionale e fondano contesti di pensiero critico sui consumi, che in questo modo, si sostanziano di una

sto ia elazio ale. Il e a is o d i es o he può po ta e alla i alta u e o o ia elazio ale la fidu ia.

Lo s a io fidu ioso l ele e to centrale del commercio partecipato attivato dai gruppi di acquisto

solidale che permette di avviare relazioni commerciali fondate sul principio della reciprocità.

Questi gruppi possono essere una risposta relazionale a una forma di economia posizionale; essi

app ese ta o u a ealtà su ase agg egati a olo ta ia he as e dall esige za di sott a si all i posizio e

dei tempi e dei modi del consumo spersonificate proposto da Homo oeconomicus. I tre format gruppali

o di ido o o dizio i st uttu ali e p o essuali fa ilita ti l e e sio e dei e i elazio ali. T a i

descritti

fattori differenzianti, annotiamo principalmente la modalità di conduzione e la sostenibilità dei beni

relazionali emersi. Nel gruppo di elaborazione clinico-sociale la conduzione ha un ruolo centrale perché

fonda la matrice relazionale e stimola il processo di pensiero ponendosi come collante che interconnette la

p oduzio e e tale e a ati a dei pa te ipa ti. I uesto setti g l e e sio e dei e i elazionali è

sicuramente maggiormente monitorata rispetto agli altri due gruppi, e perciò può essere sostenuta e faciliti

tata. A differenza dei gruppi di elaborazione clinico-sociale, le GAS non prevedono nel loro organismo un

ruolo di leadership deputata alla conduzione ma utilizzano forme di coordinamento circolare, suddividendo

o piti e fu zio i. Ciò può esse e u a taggio ell istitui e la soste i ilità del e e elazio ale pe h il

ultu a. Tutta ia, il is hio he

gruppo si organizza in modo contestualizzato e aderente al profilo, alla

uesta a e tuata spe ializzazio e si pe e ta ell auto efe e zialità, ell ideologis o di u g uppo hiuso

non dialogante con il mondo esterno. Pericolo che invece può essere sventato nei gruppi di elaborazione

clinico-sociale e nei gruppi di microcredito in cui esiste un setting più rigido ed è imprescindibile la

conduzione competente e professionale. Il gruppo di microcredito, infine, presenta una conduzione

spe ializzata all addest a e to dei pa te ipa ti pe la gestione del credito economico, promuovendo

l a uisizio e di fidu ia elle p op ie s elte i p e dito iali, pote zia do la apa ità di autodete i azio e

a uisto

degli indigenti. Si tratta di una conduzione più strutturata e mirata ai risvolti operativi del potere d

e di azione progettuale-imprenditoriale. In questo senso anche i beni relazionali emergenti risultano

i t e iati a uesta p assi, dispiega do ualità elazio ali più di etta e te legate all empowerment

personale, alla distribuzione di risorse..

Conclusioni: lo sviluppo puramente economico è abbondantemente influenzato dalle relazioni

interpersonali e viceversa. Questo significa che uno sviluppo economico vero e davvero sostenibile è anche

42

i t i se a e te legato ai e i elazio ali, io a elazio i o l alt o e t a alt i o otate da e te

caratteristiche. I beni relazionali per la gruppo analisi oggettuale assumono un significato del tutto

particolare: sono relazioni in grado di promuovere nelle persone sia benessere soggettivo sia capacità di

generare decisioni e processi economici radicalmente legati anche al benessere soggettivo ed economico

dell alt o. 12. CAPITOLO

NARRAZIONE E TRANSPERSONALE:

IL RUOLO DELLA FIABA

FIABA E IMMAGINAZIONE

Proponiamo adesso una riflessione attinente al rapporto tra trans personale e antropologia, con particolare

ife i e to alla fia a e all i agi azio e i ua to, ispetti a e te, p oduzio e olletti a e fu zio e

alla t as issio e t a s ge e azio ale e all atti ità

peculiare della specie sapiens fortemente collegate

a t opopoieti a. Che os u a fia a? “e p ese tutte i sie e le fia e so o u a spiegazio e ge e ale della

e d a o e e gli a o i

vita. Spesso le fiabe affrontano i temi tipici della gioventù: il distacco da casa, le pe

fatali, le feli ità p igio ie e i u assedio di d aghi, il o f o to o e tità ost uose e pote ti.. E he os

l i agi azio e? Possia o p o a e a defi i e l i agi azio e o e u a delle fu zio i pe ulia i della

L uo o o si diffe e zia dagli alt i a i ali pe le sue apa ità di app e di e to e

specie sapiens.

ragionamento deduttivo, ma per la sua capacità immaginativa, in particolare per il fatto che proprio grazie

all i agi azio e la app ese tazio e o si ealizza più soltanto come risposta agli stimoli sensoriali, ma

a pa ti e dalle t a e esidue delle p e ede ti pe ezio i. C a o a u alt a

anche come costruzione

defi izio e di i agi azio e, ed l i agi azio e o e epe to io del pote ziale, di iò he o stato,

fo se sa ò, a he a e e potuto e pot e e esse e. L i agi azio e esse ziale pe il sa o s iluppo

dell uo o e delle i iltà. A he le fia e, fa e do pa te del pat i o io i agi a io dell u a ità, s olgo o

una funzione fondamentale per la vita psichica delle comunità. Una funzione che potremmo paragonare a

quella regolatrice svolta dal sonno. Il sonno, infatti, permette di affrontare, attraverso i sogni, i contenuti

inconsci (e non solo) più pressanti del mondo interno, ovvero i bisogni affettivi irrisolti, le difficoltà

e oluti e, i deside i.. Co e i sog i pe l i di iduo, le fia e pe la olletti ità so o fo da e tali, poi h

sono il modo in cui si possono anticipare e accompagnare le trasformazioni. Quando parliamo di fiaba,

infatti, non ci riferiamo a un oggetto psichico, bensì a una funzione psichica fondamentale.

L’INTIMO RAPPORTO TRA FIABA E NARRATORE

La vita delle fiabe è stata da sempre affidata alla memoria degli uomini, dei fiabatori, e al piacere di

raccontarle. Ed è proprio in questo modo che la fiaba ha la possibilità di mantenersi in vita. Il fiabatore,

raccontando ciò che aveva sentito raccontare, non solo garantiva alla fiaba la possibilità di sopravvivere al

mutare delle generazioni ma suggeriva ai bambini, ai giovani e agli adulti i modi in cui poter affrontare i

problemi esistenziali. Una delle caratteristiche fondamentali delle fiabe, infatti, è quella di porre

onestamente i bambini dinanzi ai principali problemi umani e di suggerire loro le possibili soluzioni,

sebbene in forma simbolica. Inoltre, proprio perché il fiabatore non si basa su un testo scritto, egli di norma

apporta le modifiche che ritiene più opportune per il suo pubblico. Esiste quindi un rapporto intimo tra

fia a e fia ato e. La fia a u esplo azio e olto ealisti a dell a i o u a o, he si a ale di u

linguaggio semplice e immediatamente accessibile al bambino. In questo senso, possiamo dire che essa ha

una valenza terapeutica estremamente efficace.

IL SET(TING) DELLA FIABA 43

Perché possa esistere, e perché possa assolvere le funzioni che abbiamo descritto la fiaba necessita di un

I passato uesto o testo elazio ale e i a a dispiega si all i te o di u a

contesto cornice

relazionale.

che prevedeva una serie di condizioni, alle quali clinicamente ci riferiremo con il termine set(ting). Nella

nostra tradizione contadina tali condizioni erano riconoscibili, per es., nel calar della sera, nel raccogliersi

i to o al a ato e, el sile zio e ell attesa he il a o to i iziasse. La fia a u o st u e to ultu ale

che funge da deposito-trasmettitore del trans personale. Ed è questa la ragione per cui è tanto affascinante

sta e ad as olta e u a ato e: pe h o e ette si espli ita e te i o tatto o l espe ie za

emotiva collettiva (desideri, paure, angosce ecc) trans personalmente e transgenerazionalmente trasmessa.

Proviamo adesso a fissare alcuni elementi tipici della narrazione di una fiaba: a. chi racconta è sempre un

adulto; b. il racconto normalmente avviene di sera, la suggestione creata dal buio nel racconto della sera

po e le o dizio i pe l e e ge e di emozioni che comunque rassicurano il bambino circa il fatto che,

malgrado le difficoltà, alla fine è possibile tirarsi fuori dai guai; c. la scansione del tempo: in ogni fiaba si

ripetono delle parole chiave, il cui compito è scandire il tempo del racconto; la scansione del tempo è una

fu zio e u iale pe l esiste za u a a e la fia a p opo e uesta fu zio e al a i o las ia do he egli

inizialmente si abbandoni in uno stato sognante, ma inserendo via via dei piccoli indicatori ( come il

cammina cammina) che hanno lo scopo di accompagnare il bambino a una progressiva ripresa di contatto

con la realtà, coincidente con il termine della narrazione.

POSTMODERNITÀ E FIABA

La postmodernità ha cambiato profondamente gli elementi di set(ting) della fiaba, mettendo a repentaglio

non solo le sue funzioni ma persino la sua stessa esistenza e, non ultimo, il suo essere strumento

as ettito e del t a s pe so ale. P o ia o a api e pe h . L atto di legge e u a fia a a u

depositario-t

bambino rischia di corrodere alcune caratteristiche fondamentali della fiaba, quali la sua capacità di

trasformarsi, quella di adattarsi alle esigenze emotive del qui ed ora in cui viene raccontata e la capacità di

sopravvivere al di là del tempo. Per tute queste ragioni riteniamo che, se chiusa dentro le pagine di un libro,

la fiaba soffra di non poter auto conservarsi, sopravvivere e modificarsi. Eppure, se un adulto si siede

accanto a un bambino vale ancora la pena di ascoltare una fiaba, sia pure letta, perché anche in questo

modo essa è in grado di assolvere a quella funzione che abbiamo visto essere tanto importante, ovvero

quella di suggerire soluzioni possibili ai dilemmi esistenziali proposti dal bambino. Diverso è il salto dalla

dimensione relazionale a quella solitaria che sottende, invece, il guardare le fiabe in TV anziché ascoltarle

da un adulto che le narri o le legga. Questa modalità di trattare una fiaba è particolarmente problematica,

he pe ette l i o t o

a nostro avviso, poiché sradica la narrazione da quel setting o contesto relazionale

emotivo tra chi racconta e chi ascolto. Il fatto di aver demandato al medium il ruolo del narratore sbarra

questa possibilità di condivisione emotiva e non solo: riteniamo, infatti, che il medium, anziché suggerire al

bambino soluzioni in forma simbolica dei temi/problemi con cui si confronta, lo confermi in una delle sue

paure più grandi: quella di essere lasciato solo. Come dicevamo, oltre alle modifiche inerenti al setting,

te e te l i agi azio e l esu e o d i agi i

della fiaba, un altro aspetto in grado di incatenare fo

tipico della nostra società. La nostra memoria è ricoperta da tante immagini in frantumi (viste per pochi

secondi in TV, sul cellulare) che sembrano quasi un enorme deposito di spazzatura. Ed è difficile estrarre

a o a illa te l i agi azio e da uesta dis a i a. Detto i alt i te i i, te ia o he la ip oduzio e

meccanica dei segni visivi possa sostituire a un immaginario antico e sapiente una sorta di immaginario

passivo, identico per tutti, omologante ed estraniante. Raccontare le fiabe, oggi, sarebbe un

adesivo,

uo o a tidoto alla te de za della i iltà dell i agi e a assifi a e e spe so alizza e, a sop attutto

sarebbe un buon modo per contrastare il rischio di perdere una capacità essenziale per la sopravvivenza

dell uo o e della so ietà: la apa ità di a ti ipa e e a o pag a e le t asfo azio i, la apa ità

immaginativa. 44

13. CAPITOLO

IL MEDITERRANEO: UNA METAFORA

PER LA GRUPPOANALISI SOGGETTUALE

IL MEDITERRANEO E I LIVELLI DEL TRANSPERSONALE

In questo capitolo proponiamo il Mediterraneo come metafora per discutere alcuni aspetti attinenti sia alla

teoria sia alla tecnica gruppo analitica. Questo perché riteniamo che il mar Mediterraneo possa consentire

u effi a e t aduzio e i i agi i di al u i o etti hia e della g uppo a alisi soggettuale, e i pa ti ola

modo: -la sistematizzazione dei livelli del trans personale; -gli approfondimenti relativi al livello trans

generazionale e alle possibili configurazioni della matrice familiare; -le riflessioni attinenti alla fondazione e

alla dispe sio e dell ide tità; -altre considerazioni più tecniche legate alla gestione dei gruppi terapeutici e

alla cura attraverso la relazione. Con il termine trans personale facciamo riferimento alle strutture

collettive presenti nel singolo individuo e fondanti la sua mente. Il lavoro di mappatura del trans personale

ha consentito di distinguere diversi aspetti (o livelli) del rapporto transpersonale/mente oggettuale (il

livello biologico-genetico; etnoantropologico; trans generazionale; istituzionale e socio comunicativo

(cap.2). Riteniamo che, come il trans personale, anche il Mediterraneo sia crogiuolo della vicenda umana.

IL MEDITERRANEO E IL LIVELLO ETNOANTROPOLOGICO DEL TRANSPERSONALE

Il mediterraneo è culla di civiltà della nostra storia e, conseguentemente, luogo fondativo della psiche

soggettuale. In esso la presenza di resti depositati sul fondale sembra parlarci del bisogno, per ogni

ecosistema, di tradurre in dialogo la compresenza di elementi differenti. Anche la mente è un ecosistema e

a h essa, o e il Medite a eo, e essita d u e to g ado di plasti ità. Ciò e o sia se i ife ia o al

t a s pe so ale i ua to st uttu a psi hi a olletti a il t a s pe so ale p eesiste te all i di iduo sia se i

riferiamo alla riattualizzazione di questa stessa struttura psichica collettiva nella mente di ogni individuo. I

due livelli di analisi sono inscindibilmente connessi, e il Mediterraneo ci aiuta a cogliere la natura di questi

nessi. Così come al suo interno, infatti, è possibile distinguere tanti microrganismi aventi in sé il codice dei

a oe uili i, allo stesso odo all i te o della st uttu a psi hi a olletti a-transpersonale è possibile

i o os e e ta ti odal poi ts he ise to o degli assetti d e uilibrio o disequilibrio delle reti familiari e

macroantropologiche.

IL MEDITERRANO E IL LIVELLO TRANSGENERAZIONALE DEL TRANSPERSONALE

è attraverso il canale trans generazionale che la struttura psichica collettiva (trans personale) trasferisce i

odi i, i suoi o te uti all i di iduo. A oi se a he il Medite a eo off a u i te essa te a alogia

suoi

rispetto alla configurazione dei campi mentali familiari. Infatti, la morfologia di questo mare è tale da

o se ti e u pa ziale i a io d a ue o l Atla ti o o ui o u i a. ‘ife ito ai a pi e tali fa ilia i,

uesto tipo di o figu azio e iò he o se te all i di iduo di isig ifi a e i odo uo o il suo esse e-

nel-mondo, grazie alla possibilità di un discreto ricambio di significati, proprio come avviene tra le acque del

Medite a eo e uelle dell Atla ti o. I uesto aso, i fatti, la fa iglia i te a pe ette all i di iduo di

riscrivere i segni della dote psichica trans generazionale . Diversamente, una configurazione satura del

campo mentale familiare condizionerebbe negativamente la vitalità psichica dei pazienti rendendola, così

come un mare chiuso, una sorta di spazio endemico adeguato a contenere, custodire e preservare

soltanto alcune rappresentazioni piuttosto che altre. Conseguentemente esso diventa circolo vizioso di

psicopatologia. Riteniamo, tuttavia, che oggi la difficoltà nel reinterpretare i segni non stia tanto nella

resistenza del codice familiare a una possibile rivisitazione di sé, quanto piuttosto nello spopolamento del

plexus. 45

DELL’IDENTITÀ

IL MEDITERRANEO, LA FONDAZIONE E LA DISPER“IONE

Con il termine spopolamento del plexus facciamo riferimento a un fenomeno assimilabile, in chiave

metaforica, al processo di tropicalizzazione delle acque del Mediterraneo. Da circa 30 anni, infatti, nel

bacino del Mediterraneo, sono stati registrati dei cambiamenti climatici significativi che hanno portato

all i sedia e to di spe ie p o e ie ti da a ee t opi ali o su t opi ali, spesso dominanti e in grado di

soppiantare le specie autoctone preesistenti. Attualmente il numero di specie lessepsiane è in rapido

au e to. La fa ilità o ui tali o ga is i s i sedia o el a i o del Medite a eo se a do uta, olt e

delle a ue, alla pes a e essi a e all i ui a e to he o t i uis o o allo

che al surriscaldamento

s uota e to delle i hie e ologi he edite a ee. Questo sa e e a he l effetto dello spopola e to

del plexus, ovvero di quella povertà relazionale che, specie se protratta durante gli anni della crescita, può

ipe uote si egati a e te sul p o esso d ide tifi azio e. È e ide te he, da al u i de e i, la fa iglia sia

a data i o t o a ile a ti a ia e ti ella o posizio e e ei uoli. L espe ie za li i a sugge is e

a e za di figu e adatte a soste e e u ide tifi azio e sta ile e du atu a fi dalle fasi più p e o i

come la

dello s iluppo psi hi o sia all o igi e di tutto il o plesso di p o le i igua da ti la sfe a dell ide tità

personale.

IL MEDITERRANEO, LA LETTERATURA E LA PRASSI CLINICA

Proveremo adesso a condividere altre considerazioni più tecniche legate alla gestione dei gruppi terapeutici

e alla cura attraverso la relazione. Nel far ciò sarà inevitabile qualche riferimento al mito omerico. Come

l Ulisse di O e o, a he uello di Joy e e il a i aio Nd ja di D A igo app ese ta o l a e tu a dell uo o

nel mondo. Come i tre protagonisti, anche i nostri pazienti viaggiano nella direzione del ritorno (del

riattraversa mento delle matrici identificatorie) servendosi a tal fine degli altri (pazienti del gruppo). Il

paziente utilizza gli altri per riproporre inconsciamente le sue tipiche modalità di conflitto. Così, partendo

dalla visualizzazione delle proprie modalità relazionali in gruppo, i pazienti iniziano il loro viaggio. Un

viaggio in profondità, che inizia con la possibilità di osservare i sistemi relazionali più conflittuali emersi dal

o p e sio e delle at i i d appa te e za i p i o

lavoro sulla matrice dinamica, e va dentro, fino alla

luogo familiari e culturali) che hanno definito tali approcci conflittuali. Così come la letteratura mette in

e ide za ua to alla oglia di to a e si affia hi il gusto pe l ig oto, allo stesso odo i pazienti in gruppo

spe i e ta o l a i ale za t a il isog o di a te e e u a o ti uità ispetto alla si olizzazio e

affetti a p odotta dai siste i fa ilia i e l esige za di isig ifi a e uesta stessa si olizzazio e att a e so

la propria naturale impronta creativa. Pertanto, al fine di superare le ambivalenze e le resistenze che

impediscono ai pazienti di immergersi nel viaggio terapeutico, il terapeuta deve selezionare con cura i

pazienti per la composizione del gruppo. Successivamente egli deve riuscire a riconoscere e dialogare con i

pe so aggi del lo o o do i te o. Co l o ietti o di aluta e i odi t a ite ui le o flittualità ep esse si

esprimono nel comportamento manifesto, il terapeuta stimola la partecipazione attiva dei singoli membri

del gruppo mantenendo un atteggiamento più riflessivo che direttivo. Tale atteggiamento è importante

perché consente al terapeuta di rendersi conto che, come nelle opere citate, i protagonisti (che per noi

sono i pazienti e i loro affetti) non sono i soli protagonisti: in primo piano stanno anche la cultura e la storia

dell u a ità do e si s olge la i e da. È il so iale he de ide he osa fa si to o. Il so iale ha a he la

fa oltà d i flue za e il la o o te apeuti o ei te i i delle posizio i ultu ali e politiche prevalenti, delle

domande e delle mete sociali più pressanti. La consapevolezza di tutto ciò è fondamentale ai fini della cura.

Pertanto, qualche anno fa abbiamo predisposto la GAS (Griglia di analisi del setting) come ausilio affinché il

terapeuta possa tenere a mente tutto ciò che interviene a influenzare la terapia al di là degli aspetti

st uttu ali elati i alle a ia ili del set, al di là dell i pia to teo i o, della teo ia della te i a e delle

caratteristiche personali del terapeuta. Ora, mentre la difficoltà del terapeuta sta nel riuscire a gestire

questa complessità, quella del paziente sta, inizialmente, nel riuscire a separarsi dal sintomo. Tra i pazienti

46

he p ese ta o aggio e diffi oltà ispetto all espe ie ze della te apia di g uppo vi sono quelli risucchiati

dalla dimensione endemica (per ritornare alla metafora relativa al livello trans generazionale del trans

personale) dei campi mentali familiari. Per loro il gruppo è fonte di angoscia perché rende visibili i nodi

t a e fa ilia i. I o t a e il g uppo può di e ta e u espe ie za fo te e te a sioge a

disfunzionali delle

per questi pazienti. E questa, del resto, è anche la ragione per cui, nonostante la richiesta esplicita di aiuto,

ze al a ia e to. U alt a tipologia di pazie ti

essi mostrano inconsapevolmente le più strenne resiste

he i o t a g a de diffi oltà ell aff o ta e il iaggio te apeuti o app ese tata da olo o he

difficilmente riescono a empatizzare con gli altri, da coloro che vivono di spettacolo e auto

rappresentazione. Molte, soprattutto oggi, sono le persone che se inserite in contesti di autenticità, quali il

mare o la terapia di gruppo, faticano molto a immergersi preferendo restare prigionieri delle loro

da azio i. E ta to più fo te l i ito all aute ticità, tanto più forte esse sentono di dover stringere i lacci.

Con il procedere della navigazione in mare, infatti, il viaggio terapeutico assume dimensioni sempre più

fo ti. Il se so d est a iazio e ispetto alla p op ia sto ia i uesto o e to olto forte. E, tuttavia, è

p op io a pa ti e da uesta o dizio e, esse zial e te o ie tata all i t ospezio e, he sa à possi ile

riconoscere e attraversare le trame psichiche fonte di sofferenza, nel gruppo prima ancora che nella vita.

Aggiungeremmo che, fortunatamente nella terapia di gruppo, il sentimento di solitudine elicitato è

transitorio e contenuto dal gruppo stesso. Ciascuno, infatti, infine, ritorna alla propria storia e alla propria

casa, proprio come Ulisse e Ndrja: cambiati interiormente e mossi sulla vita del ritorno dalla nostalgia, ma

con nuovi orizzonti dentro di sé, a partire dai quali anche la porzione di mondo da esplorare, e cioè la vita

da vivere, ha cambiato confini. Ed è questa, in fondo, la cura.

Concludendo: le terapie implicano generalmente il confronto tra due culture: la cultura contadina e quella

marinara, espressione di due bisogni psichici, quello della continuità e quello della discontinuità. Esse sono

i o os i ili i te apia: la p i a, ell i o s ia esiste za al la o o te apeuti o da pa te del pazie te; la

se o da, i e e, i u atteggia e to d ape tu a e dispo i ilità ei o f o ti di iò he uo o e di e so,

che è foriera di un nuovo sentimento emotivo del paziente, più autentico e quindi più sano.

14. CAPITOLO

SETTING E VALUTAZIONE

UNA RIFLESSIONE SUL SETTING

Nella o ezio e lassi a della psi oa alisi il te i e setti g desig a l i sie e degli ele e ti fo ali e delle

egole espli ite he fa o da o i e al p o esso a aliti o. Ma, se e e la psi oa alisi ite esse l i a ia za

una caratteristica sostanziale del setting, nella clinica reale i dispositivi di cura e i conseguenti quadri

procedurali e teorici sono andati modificandosi nel tempo attraverso un continuo lavoro di ricerca e

riflessione. Pensiamo alla terapia dei bambini, degli adolescenti, dei pazienti con disturbi di personalità e

alle e oluzio i i te e ute i a po te apeuti o o l i t oduzio e delle te apie og iti e. ‘ite ia o he

questi nuovi setting, se condotti attraverso consapevoli e adeguate formazioni di tipo clinico-terapeutico,

possano produrre innovazioni e conoscenze stimolanti per la riformulazione di teorie e modelli di

i te e to. U atte zio e pa ti ola e a posta ai a ia e ti i t odotti el setti g att a e so la p ati a

g uppo te apeuti o, i fatti, g azie all azio e dei suoi fatto i te apeuti i, i

clinica del gruppo terapeutico. Nel

partecipanti, oltre alla possibilità di confrontarsi con modalità relazionali e di pensiero diverse dalle proprie,

hanno la possibilità di riconoscere i propri bisogni, i propri desideri, i progetti ecc. attivando con ciò,

pe o si di soggetti azio e. I ife i e to a uesti aspetti, a sottoli eato he ell ela o azio e g uppo

a aliti a, il la o o te apeuti o si s oda su due pia i te po ali o p ese ti: uello dell asse o izzo tale,

del g uppo, e uello dell asse e ti ale, ollegato alla sto ia

collegato alla dimensione del qui ed ora 47

analitica personale e familiare del soggetto ( la e allora ); a questi si aggiunge il piano della realtà attuale

( qui e ora ) che rimanda al rapporto tra i soggetti e le loro reali appartenenze gruppali e istituzionali.

Anche il vertice di osservazione, in gruppo analisi oggettuale, si configura come affatto diverso se

confrontato con quello della relazione duale: ogni membro, infatti, compreso il terapeuta, è continuamente

in un flusso comunicativo e in una reciprocità di sguardi che generano un campo mentale peculiare (vedi

ap. . I elazio e a ua to detto, appa e fo se più hia a l i utilità di fissa e o e d i a ia za

teoricamente valide per ogni situazione clinica gruppale. Le variazioni sul setting vanno intese come

modificazioni necessarie, in grado di accompagnare il complesso dinamismo trasformativo che caratterizza

ogni campo terapeutico gruppale. Oggi, la questione non è più se per un determinato paziente sia indicata

o meno la terapia di gruppo, ma che anzi la domanda clinica da valutare per e con il paziente è: quale tipo

di g uppo, all i te o di uale p ogetto te apeuti o, e e tual e te i teg ato, a e e pe uel pazie te?

IL SETTING GRUPPOANALITICO SOGGETTUALE

Nel modello gruppo analitico oggettuale una distinzione fondamentale è quella tra set e setting. Il set

comprende alcune variabili come la periodicità e la durata delle sedute, le modalità contrattuali, il contesto

e all ossatu a spazio-temporale

di ambientazione. Il set si riferis del gruppo analitico, comprendendo tutti

gli elementi visibili e le procedure che regolano e rendono possibile il manifestarsi dei processi analitici

fondamentali: interpretazione, insight, risonanza, dinamiche transferali ecc. Più complessa e articolata

appa e la defi izio e del o etto di setti g, poi h essa o p e de tutto l i pia to i isi ile della

situazione analitica e/o terapeutica. A tale proposito, a partire dagli anni 80 abbiamo sviluppato una

riflessione da cui è emersa una duplice caratterizzazione del termine setting, comprendente tanto il

modello teorico di riferimento del terapeuta (ovvero il quadro epistemologico di riferimento, la teoria della

prassi, la teoria del self e della psicopatologia) quanto gli aspetti più privati relativi alla persona del

terapeuta (la sua personalità, la sua storia, la sua esperienza e formazione clinica). Ancora relativamente

agli aspetti invisibili e strutturanti della situazione terapeutica, il setting è stato definito come quello spazio

e tale he i izial e te l a alista e ia ia tutti i pa te ipa ti ise a o al g uppo e alla sua p o essualità.

U alt a a ezio e del te i e setti g, atu ata all i te o della iflessio e g uppo a aliti a oggettuale,

considera il setting come un organizzatore psichico di carattere trans personale, campo mentale condiviso

che permette di pensare i fenomeni e i sintomi, di dare loro significato. Come abbiamo visto nella prima

pa te di uesto olu e il set ti g o p e de, du ue, l i sie e delle variabili visibili (relative al set), delle

a ia ili i isi ili elati e al setti g , o h l i sie e delle a ia ili elati e all ute za, all e e tuale

committenza e al sociale.

VALUTARE IL SETTING

U i pulso de isi o all a alisi e allo studio dei uad i p o edu ali te apeuti i stato dato, egli ulti i a i

dagli studi sulla valutazione della psicoterapia: lo spostamento del focus della ricerca dalla valutazione degli

esiti all a alisi dei p o essi te apeuti i ha i fatti o se tito u a aggio e o os e za delle a atte isti he e

del funzionamento delle psicoterapie e dl lavoro clinico più in generale. Certamente, uno dei principali

ui i s i atte el o e to i ui s i t ap e de u la o o di alutazio e della psi ote apia il

problemi in

dovere di rispettare, al tempo stesso, la complessità clinica e il rigore metodologico. Il tentativo di studiare

scientificamente la psicoterapia è rimasto a lungo ingabbiato tra la richiesta di parametri scientifici di tipo

tradizionale e la constatazione della loro inadeguatezza rispetto allo specifico ambito di studio. Predisporre

un progetto di ricerca dotato di rigore scientifico e al tempo stesso rispettoso delle esigenze della clinica è u

lavoro di faticosa mediazione , implicante la consapevolezza che ogni setting terapeutico è caratterizzato

dalla compresenza di una molteplicità di variabili necessariamente interconnesse e non isolabili (come

vorrebbero invece i parametri scientifici di tipo tradizionale). Stando a quanto detto, appare sempre più

chiaro come il setting terapeutico non esista In natura , che esso è un contesto relazionale artificiale, una

48

costruzione culturale. Ed effettivamente è proprio questo aspetto di artificialità che caratterizza il setting

come una dimensione al di là delle dinamiche quotidiane, a rendere possibile la creazione di uno spazio

e tale all i te o del uale pote espe i e e o di ide e i e de elazio ali e psi hi he profonde. A

proposito del setting in quanto campo mentale, ribadiamo, infine, che esso non viene definito una volta per

tutte, ma si costruisce e si auto.organizza attraverso la rete di comunicazione condivisa dai partecipanti,

conduttori compresi.

ALCUNI “TRUMENTI PER L’ANALI“I DEL “ETTING

La ricerca in psicoterapia ha sviluppato, negli ultimi decenni, la produzione di strumenti empiricamente

validi. In generale, questi strumenti offrono opportunità interessanti per lo studio del processo terapeutico

in quanto consentono di misurare alcuni aspetti essenziali del cambiamento terapeutico e/o di raccogliere

informazioni sulla natura e sul focus degli interventi del terapeuta e/o del paziente. Da questo punto di

vista, per es., numerosi studi mostrano come il metodo del Tema relazionale conflittuale centrale (CCRT) di

Luborsky possa essere ritenuto uno degli indicatori attualmente più attendibili rispetto allo studio dei

processi transferali nelle terapie psicoanalitiche. Nelle terapie cognitive, la Scala di valutazione della meta

e dell i e e to della fu zio e eta

cognizione (SVAM) rappresenta un valido indicatore per la valutazio

cognitiva, cioè della capacità del soggetto di riconoscere e padroneggiare i propri stati mentali e quelli degli

alt i. Nelle te apia g uppo a aliti he, poi, di pa ti ola e i te esse si i elato l utilizzo del odice dello Stile

di analisi del campo terapeutico (SCAT), un codice di classificazione degli interventi verbali in contesti

terapeutici gruppali, elaborato da Pontalti.

GRIGLIE: STRUMENTI DI TAGLIO CLINCO

Nel tempo sono state elaborate anche delle grigie che hanno la finalità di implementare le possibilità

a o la t adizio ale alutazio e li i a affia a do a essa l atte zio e alle

osservative del lavoro e che integ

p o edu e, ai dispositi i e ai odelli teo i i he guida o l osse azio e e la p ati a li i a. T a ueste: la

Griglia di analisi del set(ting) (GAS) è il risultato di un lavoro clinico e di ricerca di molti anni che ci ha

consentito di comporre e organizzare in un unico schema tutte le variabili che abbiamo visto essere in gioco

nella situazione terapeutica: ciò nel tentativo di darci strumenti utili a effettuare una definizione

operazionale preliminare della psicoterapia di gruppo e del suo progetto di cura. La AS prova a sintetizzare

i u i agi e d i sie e il o plesso i t e io delle a ee elati e alle a ia ili di set, di setti g,

dell ute za, dell e e tuale o itte za e/o referenti esterni e, ancora, del sociale. Variabili tutte

inevitabilmente coinvolte nel definirsi della situazione terapeutica. La GAS non è uno strumento di taglio

empirico; tuttavia, secondo noi, è una guida che può essere utilizzata come riferimento rispetto alla lettura

della o plessità i gio o, poi h aiuta a itaglia e, all i te o dei di e si p ogetti di i e a, al u e possi ili

unità di analisi: quelle ritenute più significative (in quel momento, in quelle specifiche condizioni) lasciando

tutte le altre sullo sfondo. Un secondo strumento di taglio clinico-osservativo da noi elaborato è la

definizione dei parametri per tipologie di gruppo. Si tratta del tentativo di analizzare e cercare di

visualizzare il set(ting) gruppale sulla base di una serie dettagliata di variabili: la domanda, la sede di lavoro,

il tipo di setting, la cadenza delle sedute, gli obiettivi che il gruppo si pone, ecc. La lettura della Griglia dei

parametri per tipologie di gruppo può essere sia orizzontale, confrontando ogni parametro in base a come

si de li a ei a i tipi di g uppo, sia e ti ale, o side a do i a i pa a et i all i te o di u tipo di g uppo

specifico. Rispetto alla GAS, è uno strumento più dettagliato e specifico, e anche più facilmente adoperabile

nella clinica e nella didattica.

Per concludere, in questo capitolo abbiamo cercato di approfondire la questione del rapporto tra set(ting) e

alutazio e osì o e l a ia o essa a te a e studiata el o so degli ulti i a i. 49

15. CAPITOLO

PSICOTERAPIA E RICERCA EMPIRICA SUI GRUPPI

QUESITI INIZIALI

Cosa si intende per psicoterapia di gruppo? Generalmente, con il termine psicoterapia di gruppo ci si

a u a pio setto e di i te e ti te apeuti i, he spesso diffi ile fa e ie t a e i u u i a

riferisce

categoria, poiché, anche se a livello generale tali terapie si caratterizzano per la presenza di più pazienti, le

loro caratteristiche strutturali variano moltissimo. In psicoterapia, infatti, si utilizzano gruppi che si

differenziano per il formato (da 4 a 20 pazienti), per la durata della terapia ( breve termine, lungo termine,

tempo limitato), per gli obiettivi (psicoterapeutici, riabilitativi, supportivi-espressivi), per la composizione

ete oge ei/o oge ei , pe la st uttu a a ualizzati, di etti i, o ie tati al p o esso , pe l o ie ta e to

(cognitivo-comportamentali, interpersonali, eclettici, psicodinamici ecc.). Inoltre, esiste anche una grande

differenza tra i gruppi terapeutici che solitamente si conducono negli Stati Uniti e quelli condotti in Europa.

Il tipico gruppo americano generalmente è a tempo limitato (10-12 sedute), di composizione omogenea e

ha il p op io fo us sull esito; i g uppi eu opei generalmente sono a lungo termine (due anni p più), composti

da pazienti differenti a livello diagnostico e si concentrano sul processo terapeutico. Cosa si intende per

e ifi a e pi i a dei t atta e ti g uppali? L Asso iazio e degli spe ialisti el la o o di gruppo (ASGW) ha

suddiviso in 4 ampie categorie i trattamenti di gruppo: gruppi psicoterapeutici, gruppi di counselling; gruppi

psicoeducazionali; gruppi orientati al compito. In Italia, invece, i trattamenti terapeutici di gruppo può

studiati possono essere raggruppati in due categorie: gruppi psicodinamici che partono dal presupposto

he l i te azio e t a i e i il fatto e p i a io del a ia e to; t atta e ti di g uppo più st uttu ati

(quali i gruppi cognitivo-comportamentali), con sedute caratterizzate da attività prepianificate, associate a

specifiche strategie di cambiamento. Purtroppo non sono ancora molti i contributi di ricerca

specificatamente focalizzati su questi trattamenti e poche evidenze sono state raccolte al fine di supportare

empiricamente la specificità del gruppo come dispositivo terapeutico.

CHE COSA E COME VALUTARE NELLA TERAPIA DI GRUPPO

È a partire dagli anni 70 che la psicoterapia di gruppo inizia a essere riconosciuta come trattamento

fatti, i di a o he il t atta e to di g uppo più effi a e ispetto all asse za di

efficace; diversi studi, i

trattamento, alla terapia individuale o a interventi psicologici alternativi. Purtroppo, ancora molto spesso,

o sepa ata e te gli studi all i te o di due

le rassegne sulla psicoterapia di gruppo presentano e analizza

a pie atego ie: uelli he e ifi a o l effi a ia del t atta e to di g uppo out o e studies e uelli he

des i o o o p edi o o i e a is i del a ia e to all i te o del g uppo p o ess studies . Po he

i e he o ela o i e e il p o esso te apeuti o di g uppo o l esito. No osta te la i e a e pi i a a ia

o ai di ost ato i odo atte di ile l effe ti e ess dei t atta e ti di g uppo, i p o essi te apeuti i he

possono produrre il miglioramento clinico dei pazienti non sono stati ancora analizzati a fondo. La

processualità di un gruppo terapeutico è, infatti, difficilmente riconducibile a quella della psicoterapia

individuale, che finora è stata studiata in modo più approfondito. Mentre il processo terapeutico

individuale si fonda sulla relazione tra paziente e terapeuta, nelle terapie di gruppo il campo psichico si

o plessi fi a de isa e te edi ap. . Le elazio i all i te o del setti g so o ultiple e igua da o a i

livelli che coinvolgono il terapeuta, i singoli membri e il gruppo nel suo insieme. Tutto ciò ha delle notevoli

ricadute nella ricerca empirica, che con grandi sforzi si trova a dover analizzare un set di variabili intrecciate

di a alisi. U ulte io e diffi oltà si o figu a, i olt e,

tra loro e difficilmente riducibili a un unico livello

ell i di iduazio e di st u e ti i g ado di oglie e tali li elli edi ap. . La i e a e pi i a egli ulti i

anni sta dimostrando sempre più chiaramente che sono proprio i fattori relazionali (come il legame 50

terapeutico tra terapeuta e paziente) i maggiori predittori di un buon esito del trattamento sia per il

trattamento individuale sia per quello di gruppo. Alcune dimensioni tipiche del processo gruppale, quali la

l allea za te apeuti a, l e patia so o state asso iate a u esito positi o della

coesione, il clima di gruppo,

terapia e a minori tassi di drop out. Allo stato attuale, però, la ricerca sui trattamenti di gruppo si pone

ancora degli interrogativi cruciali: quali sono i principali elementi del processo terapeutico che si attivano in

tali te apie? Che uolo gio a il fatto e te po ale ei t atta e ti a lu go te i e ispetto all esito e allo

sviluppo del processo? Quali tipologie di pazienti ottengono maggiori benefici da queste psicoterapie? Il

campo della ricerca in psicoterapia di gruppo è in costante evoluzione e si mostra ricco di una promettente

vitalità necessaria per proporsi come un punto di vista complementare e integrato alla prospettiva teorico-

clinica che guida la pratica terapeutica in questo campo.

LA RICERCA QUALITATIVA E GLI STUDI SINGLE CASE

Nella nostra esperienze di ricerca sui gruppi, gli studi single case approfonditi e la ricerca qualitativa basata

a ali li elli sull i te soggetti ità si so o di ost ati olto utili e rilevanti. La ricerca sul caso singolo studia

approfonditamente un soggetto (o un gruppo di soggetti) attraverso rilevazioni ripetute nel tempo per

analizzare in maniera più puntuale il trend del miglioramento del singolo paziente. Tale metodologia è stata

sino a oggi prevalentemente adottata per le terapie individuali, mentre meno frequente è il suo utilizzo nei

setti g g uppali. Nell espe ie ze o dotta i uesti a i dal ost o g uppo di i e a a ia o t o ato

e essa io e sti ola te i teg a e l utilizzo e sta da dizzate, o l uso di st u e ti di

di misure oggettive

alutazio e ualitati i. La i e a ualitati a u app o io he si uo e all i te o di u a logi a

esplo ati a he, att a e so etodologie adeguate, fa ilita l e e ge e di se si e significati non conosciuti di

u fe o e o he si i te de studia e. I uesta otti a, il i e ato e s eglie di assu e e all i te o della

ricerca la prospettiva dei soggetti studiati, cercando di evitare le possibili distorsioni connesse alle

di se so i site i u a logi a legata alla e ifi a delle ipotesi. L app o io episte ologi o

prefigurazioni

dunque di tipo orientato cioè a far emergere il senso del fenomeno studiato rilevandone

fenomenologico,

gli elementi sconosciuti o non ancora ipotizzati, e il paziente e il terapeuta non sono

cocostruttivo:

, a pa te ipa o all e e ge za di sig ifi ati e e so o i soggetti p odutto i. U a delle appli azio i

oggetti

più i te essa ti di uesto odello di i e a uella e t ata sull a alisi del pu to di ista dei pazienti e dei

te apeuti sull espe ie za di psi ote apia. Gli st u e ti utilizzati e ide zia o aspetti spe ifi i uali

l espe ie za soggetti a, la pe ezio e di a ia e to, le diffi oltà i o t ate du a te la te apia dal

paziente e/o dal terapeuta.

STUDI PROCESSO-ESITO NELLE TERAPIE DI GRUPPO

La i e a sui g uppi te apeuti i ha spesso sepa ato gli studi sull esito da uelli sul p o esso e solo

recentemente la comunità scientifica si è focalizzata maggiormente sulla correlazione tra fattori processuali

e out o e. I di e se asseg e stata sottoli eata l i po ta za di ollega e spe ifi i ele e ti del

processo al miglioramento dei pazienti. In vari studi i processi del piccolo gruppo (coesione, partecipazione

dei membri e fattori terapeutici) risultano predittivi del cambiamento dei pazienti sia a un livello individuale

sia gruppale, tuttavia il valore cumulativo di tali risultati non è ancora definitivo. Anche le caratteristiche dei

pazienti sono state identificate come elementi importanti per spiegare gli effetti del trattamento di gruppo.

Uno studio di MacKenzie ha mostrato che ottengono esiti positivi quei pazienti che sono in grado di

valutare se stessi e ricercano attivamente relazioni interpersonali nei contesti in cui sono inseriti.

Pu t oppo, a he i uesto aso, o possi ile t a e o lusio i hia e. C a o a u g a de isog o di

ulte io i i e he he studi o l i te azio e t a le di a i he del p o esso di g uppo e l esito della te apia,

anche perché vi sono molti elementi processuali che non sono stati sufficientemente indagati.

LO STUDIO DEI FATTORI TERAPEUTICI

Alcuni studiosi hanno individuato 4 dimensioni sottostanti ai fattori terapeutici (relazione vs clima di 51

gruppo, focus sugli altri vs focus su di sé, attenzione emozionale vs insight, cambiamenti nel modo di

risolvere i problemi vs comportamento) collegate in maniera diversa alla leadership del gruppo. Diverse

teorie sullo sviluppo processuale del gruppo sono state presentate e tuttavia ciascuna di esse necessita di

app ofo di e ti sulla spe ifi ità del la o o di g uppo, i pa ti ola e sull uso di st ategie

ulteriori

terapeutiche adatte ai vari stadi dello sviluppo processuale.

LE NOSTRE RICERCHE SUI GRUPPI GRUPPOANALITICI studio e ell osse azio e di g uppi g uppo

Il nostro gruppo di ricerca da oltre 15 anni è impegnato nello

a aliti i. U a ea di ost o i te esse igua da gli i te e ti del te apeuta i g uppo e a tal p oposito i

diverse ricerche abbiamo utilizzato lo SCAT (Stile di analisi del campo terapeutico), strumento creato per

l a alisi dello stile di o duzio e te apeuti a. U alt a a ea di i e a sulla uale il ost o g uppo ha a olto

numerosi contributi riguarda la valutazione di gruppi per pazienti con Disturbi del comportamento

ali e ta e. All i te o del p ogetto di valutazione delle terapie Val. Ter. una sezione specifica è stata rivolta

alla te apia a aliti a di g uppo pe tale tipologia di pazie ti, o l o ietti o di isu a e il li ello di

cambiamento ottenuto dai pazienti e di analizzare il dispiegarsi del processo terapeutico attraverso lo

s iluppo della at i e di g uppo, dello stile di o duzio e del te apeuta e dell allea za di la o o. Lo studio

era relativo a un gruppo monosintomatico di pazienti con DCA. I risultati evidenziano, complessivamente,

ti ha o otte uto dei a ia e ti sig ifi ati i el li ello d adatta e to i te pe so ale, ello

che i pazie

stile difensivo e nel funzionamento relazionale, mostrando come il lavoro terapeutico analitico a lungo

termine agisca su dimensioni più ampie della sola remissione sintomatica. Meno omogenei sono i risultati

riguardanti la sintomatologia che appare nettamente migliorata in due case mentre resta invariata negli

alt i soggetti. Alt e due i e he so o state, i e e, s olte i u o testo pu li o, all i te o di un reparto

di eu opsi hiat ia i fa tile, e ha o p e isto l a alisi del p o esso e dell esito di due te apie di g uppo a

tempo limitato con pazienti adolescenti. Complessivamente, i dati mostrano che la media dei punteggi che

riguardano il benessere generale ha avuto un andamento irregolare, pur mostrano un decremento

sig ifi ati o si dall i izio della te apia. ‘ispetto ai o po ta e ti si to ati i, il t e d dei pu teggi

presenta un andamento differente tra le pazienti anoressiche e quelle bulimiche. In particolare, la media

dei punteggi delle pazienti anoressiche mostra un trend significativamente decrescente, mentre la media

dei pu teggi delle pazie ti uli i he i e e p ese ta u t e d i egola e si dall i izio della te apia, o u

lieve miglioramento, anche se non significativo, alla fine del trattamento. Il differente andamento delle

pazienti sembra essere legato, più che alla gravità sintomatologica iniziale, alle caratteristiche del disturbo.

Come riporta la letteratura sul tema, infatti, le pazienti bulimiche sembrano ottenere risultati meno buoni

di quelle anoressiche con trattamenti psicodinamici.

Concludendo, la ricerca sui gruppi terapeutici rappresenta oggi un riferimento importante per la clinica,

poiché aiuta a pensare il dispositivo terapeutico gruppale, a riflettere criticamente sui risultati, a

monitorare il processo e insieme fornisce evidenze empiriche che contribuiscono a valorizzare e

i ple e ta e l uso del g uppo ei di e si o testi te apeuti i. La te apia di g uppo, pu esse do olto

to effi a e. I e t a i i asi l o ietti o la

diversa da quella individuale, ha dimostrato di essere altretta

trasformazione del mondo interno del paziente, ma la processualità del lavoro terapeutico è radicalmente

diversa: nel gruppo i pazienti sperimentano nuove modalità relazionali e lavorano maggiormente sulle

elazio i i te pe so ali; ella te apia i di iduale, i e e, l ela o azio e più o e t ata sul o do

intrapsichico del paziente. 52

16. CAPITOLO

LE RICERCHE SULLO PSICHISMO MAFIOSO

“GUARDO D’IN“IEME

GLI STUDI SULLA PSICHE MAFIOSA: UNO

Gua da e all uo o o più isolato, o e i t adizio ali odelli psi oa aliti i lo des i e a o, a o e

essere in dialogo continuo con il suo mondo interno ed esterno, profondamente attraversato dalla storia

familiare, etnoantropologica, politica, sociale e dal contesto culturale di provenienza ha facilitato lo studio

degli aspetti psichici del mondo mafioso e delle ricadute sui cittadini e sulle comunità. Studiare la mafia da

li i a ha sig ifi ato pe i i e ato i i t ap e de e u i po ta te sfida

una prospettiva psicologico-

ultu ale sia ispetto all appli azio e di u odello di lettu a dei fe o e i psi hi i i u a po

scientifico-

sino ad allora esplorato attraverso altre discipline sia rispetto alla sperimentazione di nuovi set(ting) idonei

all ela o azio e dei issuti o essi al fe o e o afioso e all atti azio e di p o essi di a ia e to

sociale e comunitario. Riteniamo che una prospettiva che guardi al cambiamento non solo attraverso

l ope a della agist atu a e delle fo ze dell o di e, a a he att a e so u a p og essi a a uisizio e di

o sape olezza degli spe ifi i del fe o e o i i ale possa o t i ui e all atti azio e di p o essi

trasformativi a livello psichico e culturale oltre che sociale. I dati trans personali come componente

ostituti a dell esse e u a o t as essi dal fa ilia e al pi olo dell uo o att a e so p o essi di

insegnamento-apprendimento, attengono alle caratteristiche bio-antropo-psichiche della specie, di un

popolo, di u a fa iglia. A olgo o i s l i agi a io, la e o ia, l espe ie za, i alo i, i odi i di

comportamento, i modelli culturali sviluppati dalle diverse generazioni nel continuo processo di incontro-

trasformazione della natura. I dati trans personali sono in grado di dirci molto rispetto alla storia di un

popolo e alle strategie utilizzate nei secoli per affrontare gli eventi e dominare gli elementi della natura. In

o solo o e u o ga izzazio e i i ale u ita ia, apa e

un precedente lavoro abbiamo definito la mafia

di o t ollo sul te ito io, di appo ti o la politi a e o le istituzio i a a he o e u a t opologia, u

fo da e talis o, u ide tità fa ilia e e i di iduale: ed a he g azie a uesto che è riuscita a resistere e

a p ospe a e. Tale defi izio e ollo a la afia o solo ell al eo delle o ga izzazio i i i ali a a he

ell a ito dei p o essi ultu ali p op i di al u i g uppi a t opologi i i o testi spe ifi i. Tutta ia, tale

concezione della magia ha generato alcuni equivoci. Equivoci mossi dal timore di facili deduzioni (se la

cultura mafiosa è espressione del popolo siciliano, allora tutti i siciliani sono mafiosi) e/o della paura che

l adozio e di tale odello potesse a e e delle ricadute negative sul piano del contrasto al fenomeno

mafioso (come può sconfiggere una cultura?). equivoci comprensibili , in qualche modo. Ma se definiamo

l i sie e della atu a t asfo ata dall uo o o il p op io la o o i tutto iò he ies

cultura a utile alla

propria vita, evidenziamo il carattere trasformativo e dinamico degli elementi culturali. I dati trans

personali, quindi, non rendono solamente gli uomini prodotti di cultura, ma anche produttori, innovatori,m

attivatori di cambiamento. Per quanto possa essere una forza intenzionate di notevole intensità, infatti, il

dato t a s pe so ale p o ie e dall i di iduo, dalla fa iglia, dall et ia, dalla spe ie u a a ella sua

interezza. Ciò premesso, in questo contributo proponiamo una sintesi degli studi sul fenomeno mafioso

sviluppati in più di 15 anni di lavoro da parte del nostro gruppo di ricerca. Molteplici sono state le difficoltà

incontrate nel corso di questi studi: difficoltà di ordine metodologico, difficoltà rispetto alla rilevazione dei

dati, difficoltà rispetto alla possibilità di visualizzare ed elaborare le dinamiche emotivo-affettiva smosse nel

ricercatore impegnato in questo campo.

IL MONOLITE: METAFORA ANCORA ATTUALE?

L appa te e za a u a fa iglia afiosa ge e a u a at i e di pe sie o he osta ola il p o esso di

soggettivazione: non promuove lo sviluppo di un percorso esistenziale individuale e impedisce di costruire

53

e u pe o so di es ita pe so ale e auto o a. L i di iduo, osì, all i te o di u

un senso di identità

pensiero già pensato dal mondo familiare rispetto al quale è difficile, colpevolizzante e spetto addirittura

te ifi a te t asg edi e. L app ofo di e to li i o degli studi psicologici di soggetti appartenenti a famiglie

affiliate a Cosa Nost a stato o dotto att a e so l a alisi e pi i a delle a azio i, delle asso iazio i

e tali e dei o te uti p odotti da uesti soggetti, a alizzati g azie all utilizzo di st u e ti di analisi del

testo. L io dei soggetti i te istati se a ost uito i to o all ide tifi azio e o la fa iglia e, pe ua to

igua da gli uo i i, i to o all appa te e za alla fa iglia afiosa. Pe uesti soggetti, l espe ie za della

collaborazione con la giustizia, sul piano psichico, assume delle caratteristiche molto differenti: chi proviene

da u a fa iglia afiosa i e l espe ie za della olla o azio e o e u t adi e to he sfo ia

inevitabilmente in una forte crisi identitaria. La scelta di collaborare comporta, infatti, il tradimento non

solo e o ta to dell o ga izzazio e i i ale, ua to della p op ia ultu a fa ilia e, di tutto iò he si o a

quel momento ha dato senso al proprio essere nel mondo. Per chi, invece, non proviene da una famiglia

mafiosa la scelta di collaborare assume le caratteristiche di una rottura di legami e rapporti con

u o ga izzazio e i i ale; la isi allo a più fa il e te ela o a ile e e o p ofo da sul pia o

ide tità delle do e di afia os illi t a u passato

identitario. Per quanto riguarda le donne, sembra che l

fo dato sull appa te e za fa ilia e spesso fo te di soffe e ze e p o le i e u p ese te i ui e e ge la

volontà di esprimere la propria identità di donna al di là delle appartenenze e dei ruoli assegnati. La

do a/ ad e, u te po ustode dell o o e fa ilia e, app ese ta oggi pe i p op i figli u a figu a

sig ifi ati a pe l a esso al so iale. Vie e des itta o e u a pe so a apa e di off i e a o e e atte zio i

ad aff o ta e a ausa dell asse za del a ito, spesso i a e e o

nonostante le difficoltà che è costretta

latitante. Nei figli, infine, si rileva la difficoltà a crescere in famiglie in cui il padre è assente perché ucciso, in

e u istituzio e solida e i po ta te. “o o

carcere o latitante. Per questi soggetti, la famiglia è vissuta co

soprattutto i figli più grandi, già adulti, a manifestare una consapevolezza più forte rispetto alla loro

appa te e za e alla posizio e dei lo o pad i all i te o dell o ga izzazio e i i ale. Pe i soggetti più

giovani la mafia assume una connotazione negativa. Questi ragazzi vivono in una condizione di costante

ambiguità, fanno parte di una cultura giovanile in cui dominano spinelli e discoteche, ma allo stesso tempo

appartengono a un nucleo familiare che propone valori opposti a quelli del sociale. Una tappa

fo da e tale pe la o uista della p op ia ide tità uella di t a sita e da u appa te e za fa ilia e a

u a so iale; uesto i po ta te o ietti o ie e aggiu to g azie all aiuto dei oeta ei. Le fa iglie di mafia

spesso osta ola o o tutte le fo ze l a esso del figlio a uel so iale ta to di e so dal o os iuto fa ilia e.

LA SOFFERENZA PSICHICA DENTRO E FUORI COSA NOSTRA

Le ricerche svolte in questi anni ci hanno consegnato una mole di dati che attesta una profonda sofferenza

o l o ga izzazio e i i ale Cosa Nost a. Co e

dei soggetti che, a vario titolo, sono entrati in contatto

dicevamo, madri, figli, mogli, nipoti e collaboratori esprimono, nelle narrazioni, una forte difficoltà a

soggettivarsi, a operare un percorso di discontinuità dalle proprie matrici familiari, a sviluppare un pensiero

auto o o e i te oga te sulla ealtà, sulla ita. Pe l esse e u a o iò i pli a u a fo te soffe e za

psi hi a. No ius i e a ope a e u a disti zio e t a s e l alt o, o pote si o ette e a u a sto ia pe h

frammentata da segreti comporta un malessere psichico che difficilmente, nel mondo mafioso, trova spazi

di espressione. In questo senso, in lavori precedenti, la mafia è stata definita psicopatologia. La sofferenza

psichica dei soggetti appartenenti a famiglie mafiose è cominciata a trapelare al di fuori di quei mondi dopo

le stragi del 1992, grazie a una efficace lotta al fenomeno. In quegli anni la famiglia mafiosa viene

fo te e te i a iata dall azio e ep essi a dello “tato: olti so o i e i di fa iglie afiose a estati

e diversi i collaboratori di giustizia che consentono di fotografare più da vicino questi mondi. In quella fase

Cosa Nostra entra in crisi, e con essa i suoi membri. In particolare, donne e bambino sono riusciti a dare

e a po e u espli ita do a da d aiuto agli psi ote apeuti

voce a una sofferenza psichica a lungo taciuta 54

operanti nei servizi di salute mentale o nel privato. I gruppi clinici di supervisione e ricerca, promossi dal

al , so o di e tati u i po ta te setti g di la o o pe l app ofo di e to psicologico-clinico degli

ele e ti ostituti i dell ide tità del afioso e dei suoi fa ilia i. I ge e e le isi si to atologi he he

portano alla terapia sono forti, violente e travagliate. In precedenti lavori, si è evidenziato il carattere

e t asg essi o, pe u e o di u a fa iglia afiosa, del po e u a i hiesta d aiuto a u

dirompente

professionista della cura. Per questi soggetti recarsi in psicoterapia implica tradire i rigidi codici

comportamentali della mafia. Il terapeuta, per questi pazienti, rappresenta una cultura altra nemica e

st a ie a. Il la o o he uesti p opo e i pli a, i fatti, lo s ela e to di s e u pe o so e so l auto o ia

e la soggettività. Nel mondo mafioso tutto ciò è rivoluzionario. Il lavoro clinico con questi soggetti presenta

non poche difficoltà. La somministrazione di alcuni strumenti, e in particolare del Countertransference

Questionnaire (CTQ) e dello Psychotherapy Relationship Questionnaire (PRQ) di Zittel e Westen per la

valutazione, rispettivamente, del controtransfert dello psicoterapeuta e del transfert dei pazienti, ci ha

consentito di approfondire le dinamiche relazionali prevalenti in questi trattamenti. Ciò che emerge con

fo za dalla i e a la f e ue za di asi di pazie ti o distu i d a sia, di pe sonalità, e di dipendenza da

sostanze; generalmente sono figli, mogli e nipoti di affiliai alle organizzazioni criminali. Nel nostro campione

solo tre soggetti sono direttamente affiliati alle organizzazioni criminali, due dei quali alla Camorra e uno

alla Ndrangheta. È significativo che nessun affiliato a Cosa Nostra abbia mai svolto dei colloqui

psi ote api i. P o a il e te l uo o d o o e di Cosa Nost a o può o se ti e di fa a illa e l ide tità di

automa-affiliato. I pazienti appartenenti a famiglie mafiose sembrano ricorrere, nella relazione terapeutica,

a due modalità transferali differenti. Alcuni pazienti, infatti, contribuiscono attivamente alla costruzione di

u allea za te apeuti a positi a. Alt i, i e e, si elazio a o o il te apeuta att a erso modalità di tipo

o t odipe de te: e ita o i og i odo, io , d i stau a e u a elazio e sig ifi ati a o il

evitante-

te apeuta o u a dipe de za da lui poi h l alt o, il di e so i a ioso e a du ue a ifi ato. La i e a

sui casi di mafia mostra anche che gli psicoterapeutici, a fronte di modalità relazionali di tipo evitante-

controdipendente, si attivano controtransferalmente, sentendosi criticati e maltrattati o impotenti e

inadeguati. I vissuti di disprezza mento e di incompetenza avvertiti dal terapeuta potrebbero riguardare la

percezione della propria impotenza rispetto al confronto con una sovra individualità. La fantasia è quella di

t o a si di a zi o a u si golo pazie te a alla app ese tazio e di u i te a o ga izzazio e i i ale.

Tuttavia, i terapeuti della nostra ricerca si attivano anche con modalità relazionali di tipo genitoriale-

protettivo mostrano una tendenza a proteggere i propri pazienti da quel mondo violento e difficile.

Ci preme evidenziare che il concetto di contro transfer appare insufficiente a esprimere la complessità delle

simbolizzazioni affettiva attiva nella relazione terapeutica con questi specifici pazienti, mentre a nostro

avviso i concetti di con transfer o di campo contransferale (e cioè le elaborazioni comprendenti gli elementi

appartenenti al terapeuta e alla sua storia psicoculturale, oltre che alla situazione e al contesto di cura) ci

consentono meglio di descrivere cosa accade in questi trattamenti. Le interviste cliniche a commercianti e

imprenditori vessati dal pizzo, insieme alle applicazioni di strumenti quali la carta di rete, il disegno

simbolico dello spazio di vita territoriale, e i self report per la valutazione di variabili specifiche (ansia,

depressione, burnout) a soggetti particolarmente sottoposti alla violenza criminale (magistrati, agenti di

custodia) ci hanno dato la possibilità di esplorare la sofferenza psichica fuori da Cosa Nostra. La mafia,

infatti, produce sofferenza e asservimento psichico non solo nei suoi membri ma anche in quanti entrano in

contatto con essa. Le nostre ricerche ci hanno offerto una panorama psichico devastato dalle incursioni del

potere criminale. La paura caratterizza fortemente il vissuto dei soggetti delle nostre ricerche; paura che si

i di e si odi: pe possi ili ito sio i ei o f o ti dei fa ilia i, pe l i olu ità pe so ale, pe

declina

ito sio i sull atti ità la o ati a. La iole za afiosa he ali e ta tale pau a o si a ifesta sola e te

att a e so atti iole ti uali l o i idio, a raggiunge le sue vittime attraverso un linguaggio codificato che

55

annienta la vittima che ne riconosce il messaggio. Le continue pressioni psicologiche inferte dalla mafia

hanno significative ricadute sul piano familiare, sociale, del benessere psicofisico, oltre che su un piano

economico. Il senso di fallimento che pervade la mente della vittima, soprattutto nelle fasi iniziali, è totale e

olto p ofo do. La afia p odu e u o s hia to psi hi o e o e, o fusio e, alo dell autosti a,

a ia e to dell ide tità, rotture e frammentazioni nelle reti sociali. Dai dati della ricerca sembra

emergere una rinuncia psichica verso i legami forti (quelli di cui non si riesce a fare a meno) e un

indebolimento delle reti di sostegno. La ricerca scientifica ha oggi mostrato quanto sia importante, per la

salute psi hi a, la o sape olezza di pote o ta e sull aiuto di u a ete so iale o posta da u a ga a di

lega i o fa ilia i, a i i, i i i, olleghi di la o i e di pote se ti e l appa te e za a g uppi eligiosi,

politici, scolastici o di altro genere come significativa per la propria vita.

CONCLUSIONI : DALLA RICERCA ALLA TEORIA

I risultati della ricerca fin qui esposti aprono alcune considerazioni sui modelli, sula teoria e sulla tecnica

- il modello della gruppo analisi soggettuale trova un positivo riscontro nello studio psichico sulla

mafia. Integrare e indagare il mondo interno, che è strutturato dalla relazione con il mondo esterno

so iale , ha o se tito di app ofo di e l o ga izzazio e della ita psi hi a degli affiliati alla mafia e

di quanti da essi sono minacciati.

- La centralità della relazione nello studio della vita psichica e della psicopatologia dentro e fuori i

mondi mafiosi rimanda alla centralità della relazione nel lavoro psicologico, psicoterapeutico e nella

cura di soggetti appartenenti a mondi mafiosi e delle persone che sono state toccate dalla violenza

criminale

- gli studi sulla psicologia mafiosa ci hanno consentito di sperimentare nuovi set(ting) di intervento. Il

gruppo, in particolare, in un formato clinico-formativo, si è rivelato uno strumento idoneo per

l e e sio e e l ela o azio e di e o ie, issuti, e ozio i e pe lo s iluppo di st ategie, a ilità

e la afia e a supe a e l isola e to he essa e a di i po e.

relazionali. Il gruppo aiuta a smitizza 17. CAPITOLO

L’O““ERVATORE TRA RICERCA E CLINICA

L’O““ERVATORE CLINICO E L’O““ERVATORE EMPIRICO

Il lavoro del presente capitolo si propone come uno spazio di riflessione in cui sono stati impegnati sia il

vertice clinico sia il vertice empirico, per provare a dipanare il complesso nodo rappresentato dal ruolo e

dalla fu zio e he s olge l osse ato e li i o he fa pa te del setti g te apeuti o e he, se p e più spesso,

a he u osse ato e e pi i o. L osse ato e li i o pa te ipa al a po psi hi o g uppale fo alizza do

l atte zio e sull e e to ostituito dall i o t o t a la at i e pe so ale degli i di idui o do i te io e

g uppale. L osse ato e e pi i o, i e e, olui

ritualizzato dal set) e la matrice dinamica del qui e ora

che, tenendo presente questa complessità, la operazionalizza, traducendola in elementi (variabili) di cui

seguirà il fluire e trasformarsi nel tempo, consapevole del suo specifico modo di rilevare i dati. La

o os e za o s atu is e es lusi a e te dallo studio della elazio e o l oggetto. ‘ite ia o, ui di,

uolo di osse ato e e pi i o a e do hia o he l atto esplo ati o-osservativo

utile accostarci al odifi a e fi dall i izio il flui e degli

rappresenta il primum movens del ricercatore, consapevoli di

. Ne o segue he l atto dell i te p eta e il dato o si idu e

eventi alla mera acquisizione di una realtà

sepolta, ma consiste nella costruzione di un significato nuovo. Negli ultimi due decenni vi è stato un

tentativo, da parte del mondo della ricerca statunitense, di pervenire a una definizione scientifica delle

edi he e li i he di i te e to, asate sull e ide za delle i e he. Tale odello app ese tato

pratiche 56

dallo s iluppo del pa adig a dell E ide e-Based Medicine (EBM) e dei metodi per identificare le terapie

supportate empiricamente (EST) con la conseguente diffusione di linee guida per la pratica clinica. Anche in

i po ta l idea se o do ui possi ile

Italia, il Progetto obiettivo per la tutela della salute mentale 1998-

applicare le strategie terapeutiche efficaci, in condizioni sperimentali, nella pratica clinica quotidiana. Tutto

questo non ha sicuramente giovato a ridurre lo scarto tra mondo clinico e ricerca, infatti la maggior parte

degli psicoterapeuti trovano tali criteri incompleti. Crediamo, al contrario, che sia utile e clinicamente

rilevante avere delle informazioni che ci aiutino a comprendere meglio il nostro modo di essere terapeuti,

le nostre prassi operative professionali e la complessità dei pazienti con cui lavoriamo. In questo senso,

crediamo che occuparsi di scientificità possa essere tradotto operativamente nella scelta di non rinchiudersi

nel proprio apparato teorico-metodologico, ma di lasciarsi stimolare dal confronto tra i vari paradigmi che

ostituis o o l u i e so della i e a s ie tifi a e della li i a i psi ote apia.

IL RICERCATORE CLINICO: QUALE IDENTITÀ?

Quali sono il ruolo e la funzione del ricercatore clinico? Oggi assistiamo al passaggio dalla realizzazione di

progetti in cui si usavano solamente griglie di osservazione compilate da un ricercatore che guardava la

seduta terapeutica attraverso un vetro monodirezionale a progetti in cui gli osservatori sono inseriti a pieno

titolo nei setting terapeutici (che sono consapevoli di influenzare). In modo particolare, ciò si verifica nei

setting gruppali in cui il coinvolgimento dei conduttori e degli osservatori diviene elemento del processo di

u a. Da iò si e i e he l osse azio e i tesa i se so g upopa aliti o app ese ta u o e to del

processo di conoscenza importante, al fine di conferire validità scientifica alla ricerca. Pensiamo, infatti, che

l osse ato e e pi i o, i ua to este o all atti ità te apeuti a i se so st etto, si pe di de t o il

dispositivo di cura con un atteggiamento critico che diventa utile poiché utilizza categorie di pensiero

diverse da quelle che usano i terapeuti. Pensiamo,inoltre, che nel momento in cui partecipa al campo

psichico della terapia, il ricercatore diviene strumento di conoscenza e di aiuto per la clinica, in quanto

sostiene il terapeuta nella riflessione su ciò che fa e come lo fa. Ma crediamo che tutto ciò possa verificarsi

solo ella isu a i ui l osse ato e sia a he u li i o. Pe sia o he l osse ato e possa esse e pe sato

come un interprete che traduce il linguaggio testo logico in linguaggio simbolico, essendo consapevole che

nel momento in cui lo fa lo arricchisce di nuovo significato. Come tradurre un dato empirico che proviene

da un self-report in commento clinico? Bisogna tenere in considerazione il fatto che ogni ricercatore ha i

suoi sistemi di teorie, di valori, di procedure, che sono inevitabilmente destinati a interagire con gli oggetti

del suo studio. Rispetto al livello epistemologico, non possiamo non pensare, poi, che anche il bagaglio

teorico del ricercatore, i suoi vissuti personali, entrino pienamente nel setting terapeutico e nella

traduzione del dato da un livello empirico a uno clinico. Dunque affinché il ricercatore clinico possa

ade pie e al p op io a dato e essa io he si o f o ti o l e ide za dell i possi ilità

dell i a olata pe ezio e. Pe e de e adeguato e s ie tifico il proprio lavoro, quindi, riteniamo che la

fo azio e dell osse ato e o possa p es i de e dal suo addest a e to ai ate iali di a i i, uali

emozioni, fantasie e sintomi che riportano i pazienti e che risuonano nel suo lavoro di osservazione, ascolto

e traduzione. Alla luce di queste considerazioni non ha più senso chiedersi se introdurre un clinico-

ricercatore sia un disturbo o no per la psicoterapia. In caso di risposta affermativa, dovremmo chiederci

attutto di hi del te apeuta, del pazie te o dell istituzio e

quale equilibrio temiamo di disturbare e sop

curante?). Il ricercatore, al pari del terapeuta e degli altri membri dello staff, è necessario che sia capace di

riconoscere i propri movimenti controtransferali e riflettere sul con transfert riguardante tutti i membri del

gruppo: pazienti, conduttore, osservatore clinico, osservatore empirico. Il problema della doppia identità,

o e o dell esse e sia i e ato e sia li i o, possi ile aff o ta lo att a e so u pe o so di fo azio e

che aiuti il clinico a mantenere costantemente compresenti, come in una configurazione figura-sfoondo,

tanto le attitudini cliniche quanto la del lavoro di ricerca.

mission 57


ACQUISTATO

4 volte

PAGINE

59

PESO

672.68 KB

AUTORE

AleCas

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Psicoterapia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Lo Verso: Gruppoanalisi soggettuale, Lo Verso e Di Blasi. Gli argomenti trattati sono: l'epistemologia della complessità, la gruppoanalisi soggettuale, la teoria del self, la relazione, il bios e lo sviluppo psichico, l'adolescenza, la psicopatologia, il familiare nella terapia gruppoanalitica, il campo contransferale, il fallimento terapeutico, la prospettiva gruppoanalitica soggettuale sui gruppi di formazione, la mafia e la psiche, i beni relazionali, la narrazione e il transpersonale, il Mediterraneo (una metafora per la gruppoanalisi soggettuale), il setting e la valutazione, la psicoterapia e la ricerca empirica sui gruppi, le ricerche sullo psichismo mafioso, l'osservatore tra clinica e ricerca. Il riassunto è completo di tutti gli argomenti trattati nel testo.


DETTAGLI
Esame: Psicoterapia
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Psicologia clinica
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AleCas di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicoterapia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Lo Verso Girolamo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Psicoterapia

Riassunto esame Psicoterapia, prof. Lo Verso, libro consigliato Le psicoterapie. Teorie e modelli d'intervento. Gabbard
Appunto
Riassunto esame  Psicoterapia, prof. Lo Verso, libro consigliato Gruppi. Metodi e strumenti. Lo Verso e Di Maria
Appunto
Riassunto esame Psicoterapia, prof. Lo Verso, libro consigliato L'efficacia clinica delle psicoterapie di gruppo, Lo Coco, Prestano, Lo Verso
Appunto
Riassunto esame Psicoterapia, prof. Lo Verso, libro consigliato La cura relazionale, Lo Coco, Lo Verso
Appunto