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Gruppoanalisi Soggettuale

Lo Verso-Di Blasi

GRUPPOANALISI SOGGETTUALE

IL PROBLEMA DELLA CONOSCENZA

La nostra riflessione ha inizio a partire dalla definizione della psicologia (e della psicoterapia)

come scienza.

Una definizione generale di epistemologia prevede due alternative:

1. Come “teoria della conoscenza”. In questo caso ha origini molto antiche. Fin dall’inizio i filosofi

hanno espresso domande quali: che cosa è possibile conoscere? In che modo? Attraverso quali

strumenti?

2. Come “riflessione intorno ai principi e metodi della conoscenza scientifica”. Ha origini più

recenti: nasce come è noto agli inizi del ‘900 come filosofia della scienza all’interno del Circolo di

Vienna, come pensiero critico sulla scienza e sulle possibilità di conoscenza, una disciplina

tendente all’esplicitazione del metodo e delle condizioni di validità delle asserzioni degli scienziati.

Dunque facciamo riferimento a una conoscenza che si rivolge a se stessa, che studia la propria

genesi. Oggetti di indagine sono temi quali: cos’è la scienza? cos’è la scientificità? cosa distingue

ciò che è scientifico da ciò che non lo è? che relazione esiste tra la conoscenza e la realtà? Che

funzione ha l’interpretazione? che ruolo ha l’osservatore?

IL PROBLEMA DELLA VERITà

Una costante per l’uomo sembra essere la necessità di trovare l’origine della realtà: qualcosa a

partire dalla quale ogni cosa possa essere compresa, e verso la quale possa essere ricondotta.

Un principio primo che potesse dare una spiegazione, un senso alla mutevolezza, l’incertezza,

l’accidentalità del mondo. Ad animare tale modo di pensare possiamo rintracciare la convinzione

che dovesse esistere una verità nascosta nelle cose e che potesse essere trovata e fissata una

vola per tutte. E, fino a un certo punto, la scienza moderna ha operato in continuità con questa

esigenza di sicurezza, tentando anch’essa di ricomporre un ordine, riunificare l’universo ed

edificare il cosmo sul concetto di Legge.

IL COSTRUIRSI DELLA SCIENZA

Il pensiero scientifico, così come oggi è comunemente inteso, nasce nel XVII secolo quando, con

Galileo Galilei, viene elaborato il metodo sperimentale, diventando così il Metodo, l’unico

strumento in grado di produrre conoscenza. Una scienza basata sul metodo sperimentale, si era

proposta come luogo di conquista della verità

Morin indica 4 procedimenti su cui si basa il metodo sperimentale. Egli si riferisce ad essi come

paradigma di semplificazione:

• La riduzione poggia sul principio per cui la conoscenza di un sistema o di un insieme deriva dalla

conoscenza delle parti semplici, o unità elementari, che li compongono.

• La disgiunzione isola gli oggetti gli uni dagli altri, dal loro ambiente e dal loro osservatore; tale

procedimento viene applicato anche alle discipline e alla scienza stessa, che viene separata dalla

società.

• La quantificazione è regolata dal principio di necessità di matematizzazione e formalizzazione

dei dati. Tale procedimento sostiene l’assoluta affidabilità della logica. Tutto ciò che appare

contraddittorio è necessariamente un errore. La vera realtà è quella che deriva dagli enunciati

matematizzabili. 1

• La ripetibilità è legata al principio di generalizzazione per cui può essere accordata dignità

scientifica solo a ciò che presenta ripetibilità “date certe condizioni”.

Si tratta di un metodo oggettivo in quanto vi è la separazione tra l’osservatore e la cosa osservata.

Il laboratorio è il luogo privilegiato nel quale l’osservazione può avvenire correttamente.

CRISI DEL PENSIERO SCIENTIFICO CLASSICO E TRASFORMAZIONE COMPLESSA

Le condizioni prodotte da alcune scoperte e l’ampliarsi della tensione della scientificità verso

campi diversi, come l’antropologia, la sociologia, la psicologia, l’etologia, l’etnologia, hanno reso

necessaria una revisione dei principi classici del metodo sperimentale, ‘l’introduzione di nuovi

parametri per l’interpretazione della realtà e nuovi approcci metodologici per organizzare la ricerca

scientifica.

La riflessione epistemologica che ha introdotto il paradigma della complessità si è fatto carico di

questa trasformazione, identificando le costruzioni, le de-costruzione e le ri-costruzioni dei modi di

pensare. I punti chiave intorno ai quali ha ruotato la trasformazione epistemologica dei nostri tempi

sono:

• La perdita dell’illusione che la conoscenza scientifica fosse una conoscenza cumulativa di verità.

Si afferma, invece, che la conoscenza scientifica proceda per eliminazione di errori.

• La scientificità non è più una pura trasparenza di leggi di natura: essa comprende idee, teorie e

paradigmi iscritti nella storia, nella cultura e nella società.

• L’identificazione tra dati e fatti entra in crisi: i dati non esistono in quanto tali, ma sono il risultato

di un particolare modo di segmentare la realtà, dovuta a una particolare visione del mondo.

• Il soggetto viene reimmesso nella conoscenza scientifica, l’osservatore è reintrodotto

nell’osservazione e in quanto portatore di una teoria, crea il campo d’osservazione ed è dunque

profondamente implicato con esso. In quanto collocato all’interno del sistema, lo modifica. Si viene

a creare così una “nuova alleanza” tra uomo e natura così come la intende Prigogine.

• Il paradigma della semplificazione ha mostrato i suoi limiti. Oggi, l’acquisizione più significativa

per gli scienziati è la consapevolezza dell’impossibilità di ritenere i propri oggetti isolabili dai

contesti nei quali sono colti. Va inoltre segnalata la difficoltà di semplificare isolando e

scomponendo gli oggetti dell’analisi, poiché è proprio la loro relazione a definirli. Si crea quindi un

principio di necessità di esplicitare la relazione. La consapevolezza, la coscienza deve sempre

fare da sfondo alle ricerche alle teorie, alle conclusioni. Lo stesso Morin ha intitolato un suo

volume “la scienza con coscienza”, per esplicitare la necessità di considerare ogni affermazione

inevitabilmente parziale. L’osservatore sa di portare sempre con sé il “peccato originale” della sua

parzialità.

• L’importanza del singolare e particolare rispetto al principio di universalità.

• Necessità di riconoscere l’importanza e la storia dell’evento per comprendere i fenomeni.

• L’utilità di ricorrere ad un principio di causalità complessa, considerando i fenomeni alla luce di

ordine, disordine, organizzazione, interazione.

• Principio di distinzione, ma non disgiunzione tra l’oggetto/essere e il suo ambiente.

• Riconoscimento dei limiti della dimostrazione logica in seno ai sistemi complessi, che comporta

la necessità di associare nozioni allo steso tempo complementari, concorrenziali e antagoniste.

• Necessità di pensare per macroconcetti.

La trasformazione che l’epistemologia della complessità propone, sembra ruotare intorno a tre

importanti nuclei concettuali: 2

IDEA DI REALTA’. Si segna il passaggio da un’idea di realtà sostanzialmente unitaria e integrata,

compiuta una volta per tutte, regolata da un ordine atemporale, a una realtà in continuo farsi, in

continuo movimento. Il mondo perfettamente regolato, armonico ed equilibrato, non sottoposto alle

regole del tempo, che esiste di per sé indipendentemente dall’oggetto che lo percepisce è un’idea

che affonda le sue radici nella cosmologia greco-cristiana. Un’idea tanto forte che nemmeno le

rivoluzioni di Copernico e Galilei hanno saputo scalfire. Oggi però assistiamo alla proliferazione

del reale. La termodinamica, la teoria dell’evoluzione e la stessa cosmologia convergono nel

prospettarci un universo incerto, lontano dall’equilibrio e assoggettato al passare del tempo.

Insomma, parliamo di un universo singolare e “lunatico”.

In termini epistemologici questa nuova visione del mondo poggia sui concetti di ordine, disordine,

sistema e organizzazione, di cui Morin parla come punti cardine del mutamento paradigmatico,

che negli ultimi decenni ha coinvolto tutti gli ambienti del sapere. In particolare Morin propone una

rivisitazione dei concetti di ordine e disordine.

L’idea di ordine non viene più identificata con quella di una legge anonima, impersonale,

-

suprema che regge ogni cosa dell’universo, poiché la stabilità, la costanza e regolarità

assumono configurazioni peculiari e transitorie.

La nozione di disordine viene allargata a comprendere, oltre all’idea di alea, anche quella di

-

agitazione, dispersione, perturbazione, che ammettono potenzialità creative e produttive.

Il sistema viene definito come unitas multiplex, una macro unità complessa, che contiene

-

interazioni e rapporti tra il tutto e le parti, ragion per cui è al tempo stesso produttore di unità e

diversità.

Ciò che definisce il sistema è la sua organizzazione, la quale produce ordine ma non può

-

essere ricondotta all’ordine. Crea contemporaneamente ordine e disordine (entropia) ed è in

continuo rapporto con l’ambiente esterno, il quale contribuisce a generare potenziale disordine.

L’organizzazione pertanto è qualcosa di attivo, costantemente costretto a riorganizzarsi.

La storia del nostro universo è un esempio vivente dell’influenza di questi concetti: nell’universo

fisico agisce un principio di agitazione, di dispersione; l’universo stesso sembra essere stato

prodotto da una deflagrazione. Il conflitto, il disordine, la contraddizione non sono dei rifiuti da

assorbire, bensì elementi costitutivi qualsiasi esistenza e organizzazione. La razionalità è una

parte dell’esperienza umana, ma nello stesso tempo è presente il non razionalizzabile, l’ignoto, il

mistero.

A questo punto, la realtà è interpretabile come sistema e come insieme di sistemi che

interagiscono, carambolando tra ordine, disordine e organizzazione. Tale gioco produce stabilità e

mutamento. La realtà non è data una volta per tutte, ma è un sistema in evoluzione, caratterizzato

da particolari vincoli e interazioni, che con il concorso del disordine e della casualità si riorganizza

e si trasforma costantemente.

L’OSSERVAZIONE E IL RAPPORTO OSSERVATORE-OSSERVATO

Ci si pone il quesito: la realtà è una categoria fisica che s’impone alla percezione dell’osservatore

e in essa si riflette? Oppure, è una categoria mentale che si applica ai fenomeni nel momento in

cui si decide di esaminarli? Per Morin la concezione complessa del sistema non si può ridurre a

questa alternativa. Il sistema è un concetto a doppia entrata: physis-psiche; fisico alla base e

psichico al vertice. Il sistema ha una componente fisica, nel senso che è definito da specifiche

condizioni chimiche, energetiche, termodinamiche e si è formato a partire da interazioni e

congiunture. Ma, allo steso tempo, queste condizioni per esistere necessitano di un cervello che li

pensi e implicano fenomeni biochimici legati all’attività cerebrale.

3

L’adeguatezza dei nostri modi di pensare e dei nostri linguaggi non riflette una struttura di realtà

che avremmo colto sub specie aeternitatis, da un punto di vista assoluto; essa è semplicemente

un’adeguatezza hic et nunc, condizionata dalla storicità dell’osservatore, dal suo “orizzonte di

senso”, cioè nel suo personale modo di attribuire un senso alle cose.

È evidente come tutto ciò permei la psicologia clinica fin dalle sue fondamenta. Anche il pilastro

fondamentale della tecnica analitica, l’interpretazione, si sia rivelata, come dirà Gabbard, un

significato “continuamente costruito e scoperto”. D’altra parte oggi sappiamo che il filo conduttore

che lega i racconti e le riflessioni in analisi, va ricercato nell’esigenza di quel paziente di

comunicare qualcosa a quell’analista in quello specifico momento. In questo senso anche le

cosiddette “libere associazioni” non sono poi così libere, dal momento che il loro flusso è sensibile

agli interventi dell’analista.

Anche Maturana e Varela sostengono l’idea che tutto ciò che è detto è detto da un osservatore,

riferendosi all’operazione cognitiva che esegue in genere l’osservatore: la distinzione. Con la

distinzione l’osservatore specifica un’unità come un’entità distinta da uno sfondo. L’operazione di

distinzione si presenta come il risultato di una transazione tra osservatore e mondo osservato;

questa si inscrive in una data cultura, la quale fornisce i paradigmi che consentono e impongono

la distinzione.

La stessa evoluzione scientifica consiste in un’evoluzione della concezione delle cose e del reale:

la scienza si sviluppa attraverso delle rivoluzioni paradigmatiche. I paradigmi sono dei principi che

associano o dissociano alcune nozioni fondamentali che guidano e controllano tutto il discorso

teorico. Il paradigma dominante ha un’influenza enorme sull’attività scientifica e determina:

• Quali dati verranno considerati significativi e reali.

• Quali metodi devono essere considerati validi.

• Quale sarà la posizione dello scienziato in base al suo oggetto di studio.

Ogni paradigma o matrice disciplinare è la condivisione da parte della comunità scientifica di molte

specie complesse di convinzioni e di impegni cognitivi. Forma l’ossatura per la teorizzazione e

l’osservazione per un certo periodo di tempo e alla fine è sostituito da una nuova cristallizzazione,

da un nuovo quadro che getta nuova luce ed è utile a risolvere problemi diversi.

Il mutamento scientifico non è governato da regole razionali, ma assomiglia più a una conversione

mistica, pertanto ricade nell’ambito della psicologia sociale della scoperta.

Il problema della conoscenza scientifica va posto nei termini di una necessità di una grande

attenzione critica alla propria ricerca: il che significa che il sistema di

osservazione/percezione/concezione deve essere anch’esso osservato/percepito/concepito. La

cosiddetta “neutralità” dell’analista risiederà esclusivamente nel suo livello di consapevolezza di

quanto sta accadendo nella relazione terapeutica.

LA MODALITA’ DELL’OSSERVAZIONE

I principi generali che orientano la ricerca possono essere individuati nell’idea che:

• Gli oggetti di osservazione sono complessi.

• Sono influenzati da molteplici variabili.

• Sono isolabili dai loro contesti solo per comodità di osservazione.

• “esistono” all’interno di specifiche culture.

Le indicazioni metodologiche riguardano la necessità di:

• Definire in modo non riduttivistico l’oggetto; 4

• Individuare il più ampiamente possibile le variabili che lo compongono e che ne influenzano il

funzionamento;

• Mettere in relazione gli elementi differenti dello stesso insieme;

• Usare la logica congiuntiva e/e anziché quella disgiuntiva o/o, per giungere ad una visione

integrata;

• Accettare il fatto che la ricerca definisce verità molteplici;

• Accettare il controllo intersoggettivo perché la verità scientifica e clinica poggiano

sull’intersoggettività, e cioè sull’accordo della comunità scientifica culturalmente e socialmente

connotata.

Della sperimentazione sembra utile richiamare la struttura concettuale di fondo (Giannone):

1. Individuazione di un problema;

2. Formulazione di un’ipotesi;

3. Definizione di un progetto;

4. Fissazione di un impianto metodologico;

5. Definizione delle modalità di verifica.

CHE COSA è LA SCIENZA?

All’inizio di ogni operazione conoscitiva c’è sempre un atto soggettivo. La verità scientifica si fonda

essenzialmente sull’intersoggettività, e cioè sull’accordo della comunità scientifica socialmente e

culturalmente connotata: è scientifico ciò che è riconosciuto come tale dalla maggioranza degli

scienziati (Morin). La scienza è un campo aperto, dove sono in lotta non soltanto le teorie, ma

anche le spiegazioni del mondo, i postulati metafisici ecc. tale lotta possiede e mantiene delle

“regole di gioco”: il rispetto dei dati da un lato e l’obbedienza a criteri di coerenza dall’altro

(Popper). Ed è proprio l’obbedienza a queste regole di gioco da parte dei lottatori che assicura la

superiorità della scienza su ogni altra forma di conoscenza. Di Nuovo afferma che la scienza è

una prassi aperta al controllo intersoggettivo che dà definizioni chiare dei concetti e dei postulati;

usa procedure leggibili e ripetibili; si avvale di un metodo razionalmente fondato per la convalida

delle ipotesi. Von Foester sottolinea con forza il carattere sociale dell’organizzazione della

conoscenza, poiché questa non è un’operazione individuale prodotta all’interno della mente di

ciascun individuo.

LA SCIENTIFICITA’ DEL QUALITATIVO

La scientificità del qualitativo è possibile in quanto essa poggia sugli stesi criteri generali della

scienza, vista nell’ottica della complessità. Si tratta di definire nel modo più possibile preciso il

proprio oggetto di studio e indicare i procedimenti attraverso cui si vuol conoscerlo, specificando le

procedure in modo che altri ricercatori possano ripetere il percorso

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cuccichiara di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicoterapia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Lo Verso Girolamo.
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