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è stata fatta da Stoller, che limita il “sesso” ad

La differenza tra sesso e genere il “genere” è un termine che ha delle

una condizione più biologica, mentre

connotazioni psicologiche e culturali.

l’identità di genere

Abbiamo poi e il ruolo di genere: la prima è la percezione e

la conoscenza che si appartiene a questo o a quel sesso, mentre il secondo è il

comportamento manifesto che si adotta in ambito sociale.

Da quanto detto emerge che, nell’interpretazione psichiatrica della problematica

transessuale, si dà per scontato il fatto che non vi siano differenze tra ciò che il

soggetto dichiara di sentire e ciò che egli è. Allo stesso modo, tra ciò che il

paziente dice circa la propria sofferenza e la sofferenza effettiva non vi sarebbe

alcuna differenza significativa. Ma chi può garantire che la domanda del

soggetto coincida col suo desiderio effettivo, e che la sua sofferenza coincida

con quella effettivamente patita?

Spesso i soggetti, durante i colloqui, alla domanda di localizzare temporalmente il

momento in cui è iniziato il loro disagio, rispondono con un “Da che

sempre”

chiude la condizione transessuale su se stessa, ed attribuiscono la causa ad un

“errore Pertanto, alla base di questi soggetti vi è un’ “autodiagnosi

di natura”. L’errore in cui spesso cadono gli psicologi clinici sta

in cerca di conferma”.

proprio nell’accettazione acritica di questa autodiagnosi, confermandola a priori.

Da ciò deriva quella condizione che Oppenheimer definisce “double bind”,

ovvero “doppio infatti, il transessuale imprigiona l’altro (terapeuta) in

legame”:

questo “doppio legame”, in cui il mancato riconoscimento metterebbe fine alla

relazione, mentre la neutralità viene interpretata come assenso; tale

intrappolamento riflette ciò che il soggetto ha vissuto in passato, essendo questa

influenza sull’altro l’inverso di un sottostante sconforto profondo.

Da quanto detto emerge come lo psicologo clinico abbia una forte responsabilità

etica, per cui non basta accettare acriticamente l’autodiagnosi formulata dal

transessuale, ma occorre una riflessione più approfondita.

CAPITOLO 1: “Marta o l’amore con l’Angelo”

3

Marco è un giovane di 21 anni, vive a Napoli e proviene da una famiglia di operai;

è il primo di 3 figli, e coi fratelli dichiara di avere pessimi rapporti. Da piccolo ha

vissuto con i nonni materni e con una zia rimasta nubile. In particolare, la nonna

fondamentale, e la sua morte segnò la vita di

ha avuto per lui un’importanza

Marco. Anche i rapporti con entrambi i genitori vengono definiti pessimi.

Quando iniziarono i colloqui, Marco aveva già fatto richiesta al tribunale per la

anagrafica (voleva chiamarsi

riattribuzione sessuale e il cambiamento dell’identità

Marta), e aveva già incontrato il chirurgo per concordare l’intervento di

emasculazione.

Marco si presentava alle sedute vestito da donna, truccato, con taglio di capelli

femminile e viso glabro; quando parlava di sé utilizzava per lo più il genere

femminile, tranne in alcuni rari casi, in cui “gli scappava” il genere maschile.

Raccontava di aver avuto il primo rapporto anale con un compagno di classe,

all’età di 12-13 anni, e di aver avuto un unico rapporto eterosessuale a 18 anni, in

vacanza. In quell’occasione, Marco si accorse che voleva essere al posto della

ragazza, e questo evento fu per lui una delusione.

Dichiara inoltre di sentirsi infastidito quando a casa lo chiamano “Marco”, fino a

star male. Anche durante i colloqui insiste per essere nominato al femminile.

Definisce il suo pene “un e non vede l’ora di sottoporsi

ingombro”,

all’intervento, in modo da poter finalmente indossare un costume, ed essere

guardata come voleva essere guardata, ovvero come donna.

è cruciale in Marco, poiché l’assenza dello sguardo

Proprio il tema dello sguardo

lo getta in una posizione di scarto, di angoscia. Altro tema fondamentale è quello

dell’estraneità Marco afferma di voler “seppellire” il suo corpo, una

del corpo:

“cambiamento di pelle”. Il piacere di vedersi e sentirsi donna è connesso

sorta di

all’importanza di vestirsi da donna: i vestiti aderentissimi che porta, che gli si

attaccano alla pelle, sono infatti diventati la sua stessa pelle.

Nell’unico colloquio post-operatorio, Marta cerca di far capire che il sesso nelle

relazioni non è importante, e dichiara di voler avere una relazione con un Angelo,

che duri in eterno, senza sesso. Ciò dimostra che, in realtà, l’Angelo aspirava a

diventarlo lui stesso! L’esclusione dell’incontro sessuale coincide, pertanto, con

l’esclusione della castrazione e l’economia che essa implica: la necessità di essere

uomo o donna!

Tornando ad analizzare i rapporti coi genitori, si scopre che era stata proprio la

madre di Marco a consegnare il proprio figlio a sua madre (quindi alla nonna), per

cui il bambino era diventato un figlio generato fuori dal rapporto col marito,

frutto invece della relazione con la propria madre, con tutte le conseguenze

che ne derivano! Dunque, Marco diviene il fallo mancante della madre.

Il padre, in questo scenario, emerge solo come il polo di una rivalità immaginaria,

mentre è totalmente assente una funzione simbolica!

Il taglio, la barriera simbolica della rimozione, Marco la cercava nei bisturi del

chirurgo. 4

Anche la sua visione della genitorialità appariva fuori da ogni riferimento

simbolico: a tal proposito, diceva di non voler avere un figlio come uomo, ma di

voler “prendere in affitto” l’utero di una donna, e poi crescere il bambino come

madre. Dunque, Marco si vede come Padre e Madre, tutto in uno, senza alcuna

divisione dell’ordine simbolico.

Ovviamente, un progetto del genere non potrà mai trovare soddisfazione, perché

l’Angelo eterno che Marco vuole diventare, per poi incontrare un altro Angelo,

con cui realizzare un amore eterno e figli senza rapporto sessuale reale, è aldilà di

ogni realizzazione umana.

CAPITOLO 2: “Un destino transessuale”

Silvio, 44 anni, era stato inviato dalla Clinica endocrinologica. Non ha mai

assunto ormoni di sua iniziativa, si presentava sotto un abbigliamento maschile e

si presentava come il “Signor Silvio T.” quando parlava al passato o al presente,

mentre usava il genere femminile per parlare del futuro. Dice di aver avuto

un’infanzia normale, dei genitori normali (entrambi morti). Tuttavia, alla morte

della madre, Silvio fu preda di una profonda angoscia ipocondriaca (temeva di

avere un tumore ai testicoli); inoltre, era affetto da una miopia degenerativa, che

gli aveva impedito di portare avanti sia gli studi al Conservatorio che quelli

universitari.

Dichiara di aver avuto il suo primo rapporto sessuale all’età di 9 anni, con un

ragazzo più grande. Il racconto era privo di qualunque coloritura emotiva (afferma

di essersi sentito violentato, ma allo stesso tempo aveva provato piacere).

Silvio appare un “transessuale poiché, a differenza degli altri, teme di

atipico”,

poter perdere, a seguito dell’intervento, il piacere sessuale, un piacere diverso,

legato all’immaginazione, all’immagine, e quindi allo sguardo dell’Altro. Inoltre,

lui non si veste da donna di giorno, ma solo la sera, perché, dice, “il buio ti aiuta”.

Definisce inoltre il suo pene un’ “inutile protuberanza”, e ciò che gli interessa non

è tanto avere l’organo femminile, quanto annientare questo pene.

Da quanto detto emerge con chiarezza la dialettica tra corpo maschile reale e

corpo femminile immaginario: da un lato vi è un difetto di costituzione

dell’immagine narcisistica (il corpo maschile, il pene, è il luogo del disagio e del

ridicolo); dall’altro, abbiamo un femminile che è totalmente incorporeo, effetto

di un insieme di proiezioni e di sguardi.

Come afferma Chiland, il discorso del transessuale poggia sul concetto di

“desiderabilità”: il “desiderabile” viene ricondotto a 2 condizioni, ovvero il

sentirsi femmina da sempre e il vestirsi da femmina. Infatti, il vestito

femminile rappresenta, per il transessuale, un involucro, un contenitore,

un’armatura che protegge il soggetto.

E, all’interno di questa armatura, Silvio avverte una consistenza che lo rendeva

visibile, e dunque esistente per qualcuno!

5

Nelle sue parole trova posto anche un desiderio di piattezza, di assenza di

sporgenze “visibili” (non solo il pene, ma anche il naso e il pomo d’Adamo).

A differenza di molti transessuali, a Silvio non interessa avere la neovagina né il

seno: l’importante è invece ottenere la cancellazione di quelle parti che, essendo

visibili, assumono un valore di insegna.

Silvio riconduce la scoperta della sua femminilità al periodo della scuola media:

infatti, i compagni gli dicevano che aveva i fianchi e il sedere da donna. Tale

scoperta è stata poi confermata da alcuni “esperimenti”, come lui li definisce,

primo tra tutti la prostituzione: infatti, Silvio si era ripromesso, qualora non fosse

piaciuto agli altri, di lasciar perdere, tuttavia notò che il suo corpo veniva

apprezzato, pagato… Un altro esperimento fu quello di farsi fotografare in bikini,

mostrando poi la foto ad amici e conoscenti e dicendo che si trattava della sua

del corpo; infine, un’ulteriore

ragazza, e richiedendo un giudizio per ogni parte

conferma gli venne dal fatto che un giorno, in spiaggia, fu scoperto da una donna e

da sua figlia, ma, nonostante ciò, gli fu detto: “Abbiamo capito che sei un uomo,

ma sei bello lo stesso!!!” Questa frase fu interpretata da Silvio come una spinta

all’intervento, fu da lì, infatti, che decise di metterlo in atto.

Anche da questo caso emerge l’importanza dello sguardo di conferma

dell’Altro.

L’essenziale, per Silvio, come per tutti gli omosessuali, è rappresentato dal poter

essere visti belli e seducenti.

Nell’ultimo incontro, Silvio dichiara di voler diventare definitivamente donna per

Dunque, attraverso l’operazione, egli aspirasse ad

mettere le cose al loro posto.

una sorta di de-sessualizzazione, di annientamento pulsionale,

d’indifferenziazione.

Ma perché è proprio la femminilità ad incarnare la perfezione?

Perché essa esprime un bisogno di “chiamarsi fuori” dal sesso, un bisogno di

(vedi gli angeli)… Essere fuori sesso significa sottrarsi agli

essere fuori sesso

della sessuazione, ovvero dell’attribuzione di genere.

effetti

Invece, accettando l’omosessualità, il transessuale dovrebbe riconoscere

necessariamente di essere maschio.

Ceccarelli, che ha lavorato a lungo con pazienti transessuali, afferma che le madri

del futuro transessuale, invece di riconoscere il sesso anatomico del loro bambino,

lo rifiutano, lo negano, cioè si verifica quello che l’autore chiama “momento di

Questo slittamento, questa negazione della realtà, produce nel

esitazione”.

bambino un effetto di sdoppiamento, interpretato alla luce della fase dello

specchio: il bambino, così, non riesce a trovare alcuna traccia del proprio Io Ideale

e, di conseguenza, non potrà investirlo narcisisticamente.

Pertanto, prende corpo in lui la necessità di identificarsi con un desiderio altro:

altro da quello che lui è, altro dalla sua specifica condizione sessuata.

6

Secondo Ceccarelli, nel caso del transessuale, il bisogno della madre (che non è

necessariamente quello di avere un figlio di sesso diverso, ma quello che il figlio

fosse altro), coincide con un analogo bisogno del padre.

Dunque, quel mancato atto di riconoscimento da parte della madre si traduce in

un’ la cui presenza esclude quella dell’angoscia di

angoscia di frammentazione,

castrazione… Allora, l’unica soluzione appare per il bambino quella di

guadagnarsi un sembiante che sia dall’altro lato; tuttavia, tale passaggio avviene

solo se vi è il riconoscimento da parte di un Altro (quindi, si può dire che, alla

base della soluzione transessuale, vi è una radice psicotica, che può rimanere

celata). l’idea di poter cambiare e far cambiare sesso rappresenta la

In conclusione,

stessa malattia della civiltà: quel disagio generato dalla rinuncia pulsionale

istitutrice del limite (l’imago paterna).

diventa così uno dei mezzi che l’uomo utilizza per spostare in

La perversione

avanti le frontiere del possibile e impedire che la realtà resti fissata una volta

per tutte. Quindi, il transessualismo segnala il funzionamento di

un’organizzazione perversa.

3: “Figure della transessualità in psicoanalisi”

CAPITOLO

Secondo Chiland, non è possibile intervenire psicoanaliticamente su tutti i pazienti

che chiedono di cambiare sesso. Non esistono, soprattutto, risposte

preconfezionate, si può solo pensare alla costruzione di cammini terapeutici

differenziati, così come differenti sono le storie che, di volta in volta, i soggetti

presentano.

Il percorso storico del pensiero psicoanalitico sul transessualismo non è stato

un percorso lineare, ma complesso, e risente fortemente dei cambiamenti sociali,

culturali e tecnologici.

Da un punto di vista storico, i primi e vaghi riferimenti al transessualismo si

ritrovano in Esquirol, Ellis, Krafft-Ebing ed Hirschfeld.

“sensibilità sessuale invertita”,

In particolare, Krafft-Ebing parla di definendola

“una specie di androginia interiore, un ermafroditismo dell’anima”.

“transvestitismus”,

Invece, Hirschfeld coniò il termine definendo così coloro

che tendono ad indossare vestiti del sesso opposto, e collocandoli in uno stadio

Egli, inoltre, fondò a Berlino l’Istituto di Scienza sessuale,

sessuale intermedio.

dove confluivano molti travestiti per ottenere il permesso dal Dipartimento di

Polizia ad indossare pubblicamente vestiti femminili. Tale Istituto fu poi distrutto

dai nazisti… 7 in un suo articolo sull’

Ai due autori sopracitati farà riferimento Ferenczi

“omoerotismo”: egli, infatti, sostituisce il concetto di omosessualità con quello

di omoerotismo, per mettere in primo piano la dimensione psichica rispetto a

quella biologica e comportamentale.

Egli distingue l’ “omoerotico passivo”, in cui si nota un vero e proprio

rovesciamento dei caratteri psichici e spesso anche somatici, per cui egli si sente

donna non solo nel rapporto genitale, ma in tutte le circostanze della vita; e l’

“omoerotico attivo”, in cui vi è unicamente uno scambio d’oggetto, in quanto

egli si sente uomo in tutti i sensi.

Ferenczi afferma inoltre che l’omoerotico passivo non si rivolge mai

spontaneamente allo psicoanalista: nel suo ruolo passivo ci sta benissimo! Il suo

unico desiderio è che gli altri accettino la sua natura. “I

La tematica proposta da Ferenczi verrà poi ripresa da Freud già nel primo de

tre Saggi”: secondo l’Autore, nel caso dell’omosessualità, “un’anima femminile,

destinata quindi ad amare gli uomini, è disgraziatamente finita in un corpo

maschile”. Pertanto, essa non può classificarsi come malattia e non può essere

perseguita come crimine.

Freud, nonostante il passare del tempo e l’evolversi della teorizzazione

psicoanalitica, resterà sempre fedele alla tesi secondo cui vi è uno stretto legame

tra perversione e psicosi. Tale legame verrà mantenuto poi anche da Lacan e da

Rosenfeld.

Nel 1951 fu portato a termine il primo intervento non clandestino di

rassegnazione chirurgica del sesso. Successivamente, nel 1966, Benjamin (che

aveva scritto un articolo in merito a questo fatto) affermava che i veri transessuali

non vogliono soltanto apparire tali, ma vogliono esser visti come tali, vogliono cioè

essere e operare come membri del sesso opposto. Come afferma Lebrun, il

transessuale non vuole solo il cambiamento del nome, ma anche quello dello stato

civile: il transessuale vuole essere detto donna e la transessuale vuole essere detta

uomo.

Il pensiero di Stoller “sesso”

Stoller, come abbiamo visto prima, assegna al la rappresentanza del

“genere”

biologico, mentre al la rappresentanza del culturale.

L’importante novità introdotta da Stoller riguarda il fatto che l’identità di genere

riconosce come fattore determinante le aspettative, l’immaginario dei genitori, per

cui gli aspetti culturali prevalgono su quelli biologici.

Inoltre, secondo Stoller la condizione originaria, dal punto di vista psichico, non è

la bisessualità, ma la protofemminilità.

Nella storia evolutiva del maschio transessuale, l’eccesso di vicinanza tra madre e

figlio, in concomitanza con l’assenza della figura paterna, produrrebbe una

cristallizzazione all’originaria condizione protofemminile.

8

A differenza di Freud (secondo cui sia i bambini che le bambine fanno riferimento

bambino si avrà l’angoscia di

ad un unico organo sessuale: il penenel

castrazione, mentre nella bambina l’invidia del pene), Stoller ritiene che il

bambino ha un percorso più difficile per emergere dalla simbiosi con la madre e

arrivare a un’identità maschile, per cui è più facile cadere in meccanismi perversi.

Dunque, nel transessualismo vi sarebbe un’identificazione a-conflittuale con la

madre, una simbiosi eccessiva, che impedirebbe al bambino di attuare un normale

processo di separazione.

Secondo l’Autore, la madre del transessuale è una donna con specifici tratti

depressivi, ha un profondo senso di vuoto e incompletezza, un’intensa invidia del

pene, uno spirito di rivalsa nei confronti dell’altro sesso e un odio nei confronti

della mascolinità del proprio figlio. Pertanto, questa madre è incapace di

consentire al figlio di separarsi dal suo corpo.

Invece, per quanto riguarda i padri, Stoller li definisce “dinamicamente assenti”.

L’Autore è per lo più favorevole alla rassegnazione chirurgica del sesso, mentre si

dichiara scettico nei confronti del trattamento psichiatrico e psicoanalitico.

Le teorie di Person e Ovesey

A differenza di Stoller, Person e Ovesey affermano che l’acquisizione di

un’identità di genere è densa di conflitti psicologici, e che entrambi i sessi

debbano dis-identificarsi dalla madre.

Secondo questi autori, il transessualismo sarebbe l’esito della reazione difensiva

del bambino di fronte ad una “forma estrema” dell’angoscia di separazione, con

la quale egli è stato costretto a confrontarsi molto precocemente, prima che fosse

terminato il processo di separazione tra Sé e l’oggetto.

“transessualismo primario”

Person e Ovesey distinguono un (in cui rientrano

tutti i soggetti che sono transessuali per tutto l’arco del loro sviluppo e che

un’ambiguità dell’identità di genere nucleare); ed un

presentano

“transessualismo secondario” (che comprende invece omosessuali e travestiti,

nei quali l’angoscia di separazione viene mitigata non attraverso una simbiosi con

la madre, ma facendo ricorso ad oggetti parziali e transizionali).

Gli Autori riassumono così le caratteristiche dei transessuali primari: sono

schizoidi-ossessivi, socialmente ritirati, asessuati, non assertivi, hanno una tipica

dell’intimità.

sindrome borderline, senso di inutilità, assenza di fiducia e timore

Secondo loro, la spiegazione eziologica del transessualismo risiede nell’ambiguità

del nucleo dell’identità di genere. 9


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia (Facoltà di Lettere e Filosofia, di Medicina e Chirurgia e di Scienze della Formazione)(CATANIA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher swarovskyna di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia clinica della devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Lo Castro Giovanni.

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