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Dal sintomo al disturbo: ripensare l'anoressia mentale

La psicopatologia contemporanea è attraversata da due linee di pensiero divergenti tra loro. La prima trova espressione nell'approccio descrittivo del DSM-IV e, a livello terapeutico, negli approcci cognitivo-comportamentali. Nelle terapie cognitivo-comportamentali il soggetto in quanto tale non troverebbe posto nel trattamento, che si risolve in un lavoro di riadattamento metodico della condotta disturbata del paziente alla realtà. Tale prospettiva trova nell'approccio biomedico alla sofferenza psichica la sua più alta forma d'espressione. Il modello biomedico è un modello riduzionista: esso è centrato sul contributo del medico e attribuisce al paziente il ruolo di portatore passivo di un problema.

L'altra direttrice psicopatologica è costituita, invece, dalla psicoanalisi e dalla lezione di Freud, il quale rimette il soggetto al centro della malattia di cui è portatore, responsabilizzandolo rispetto ad essa. Scegliere la strada della psicoanalisi significa ripensare l'anoressia a partire dalla tesi che l'anoressia non è un'entità, bensì un sintomo. Essa è il risultato di un processo di costruzione inconscia in cui il soggetto che ne patisce è implicato. È un tentativo di soluzione, che riguarda prevalentemente ragazze in età puberale-adolescenziale, rispetto a un problema che le riguarda ed in cui si annodano il rapporto del soggetto con la sua identità, la sua posizione nel legame sociale e la sua esperienza di soddisfazione libidica. Ne conseguono tre implicazioni:

  • La singolarità del sintomo anoressico: l'anoressia può essere compresa solo in relazione al soggetto che ne è portatore;
  • La pluralità di forme del sintomo anoressico;
  • La dimensione enigmatica dell'anoressia in quanto sintomo.

Scansione storico-temporale dell'anoressia

Possiamo tracciare una scansione storico-temporale dell'anoressia in quattro tempi:

  • La prima scansione può essere definita l'epoca delle mosche bianche, chiaramente reperibile nel testo del '63 di Selvini Palazzoli "L'anoressia mentale"; in un'Italia entrata da poco nell'era del boom economico vi è una netta prevalenza di donne e adolescenti affette da un'anoressia di natura quasi esclusivamente restrittiva, senza pratiche evacuative.
  • La seconda scansione può essere fatta risalire all'epoca della divulgazione del testo di Hilde Bruch "La gabbia d'oro", edito nel '78: è l'epoca dell'anoressia come malattia d'élite, tipica delle ragazze di buona famiglia del mondo occidentalizzato. Secondo la Bruch la diffusione del disturbo deve essere attribuita a fattori socio-psicologici quali, ad esempio, gli effetti pervasivi dei media.
  • La terza scansione corrisponde agli anni '80-'90, in cui le forme con pratiche di evacuazione prendono il sopravvento sulle anoressie restrittive e la bulimia diviene il vero fenomeno clinico di questi anni.
  • La quarta scansione, infine, è caratterizzata da alcuni fenomeni peculiari: la diffusione del fenomeno della plurisintomaticità e del poliabuso di sostanze: è sempre più facile incontrare pazienti bulimiche che al contempo abusano di sostanze stupefacenti o alcol; la crisi del mito dell'intelligenza dell'anoressica: non è un caso che spesso la paziente anoressica, descritta come diligente e studiosa sin da bambina, d'un tratto abbandoni gli studi per dedicarsi esclusivamente alla coltivazione del proprio sintomo; il processo di globalizzazione del sintomo anoressico.

È questa l'epoca dell'anoressia-bulimia come comunità virtuale identitaria, in cui si assiste alla proliferazione dei siti pro-ANA, nei quali le pazienti entrano in contatto tra loro legandosi attorno a un'esaltazione dell'identità anoressica: ne consegue il rafforzamento collettivo della passione per il sintomo come via alternativa al legame sociale.

Oggi, tra le nuove forme del sintomo, accanto alle tossicomanie e alle nuove forme depressive, si stagliano anche l'anoressia e la bulimia. Esse si presentano come formazioni nelle quali la legge simbolica non si è inscritta oppure si è installata in forma carente e non è quindi in grado di arginare una spinta al godimento immediata e sregolata. Lacan riconduce queste patologie a un declino della funzione paterna tipica della società capitalistica e a una mancata separazione dall'oggetto materno. Ne consegue la ricerca continua e affannosa di un godimento senza limite, nonché un rifiuto dell'Altro. Questo sottrarsi alle relazioni con gli altri tipico dell'anoressia, avviene perché il soggetto anoressico non accetta di perdere il godimento connesso al sintomo: vuole mantenere con esso un rapporto integro e continuare a goderne fino all'ultimo e, per questo motivo, allontana chiunque glielo impedisca.

Per il suo progressivo identificarsi alla malattia, inoltre, l'anoressica tende a portarsi fuori dal legame sociale, a sospendere tutte le attività e le frequentazioni in corso prima della manifestazione del sintomo. Gli unici rapporti extrafamiliari che le anoressiche si consentono sono legati a relazioni che rafforzano e sostengono la malattia.

Tutti gli approcci psicoanalitici e psicoterapeutici sono concordi nel ritenere che anoressia e bulimia siano, innanzitutto, delle soluzioni. Esse, infatti, si presentano al soggetto come l'unica risposta possibile a una condizione esistenziale che non riesce a sostenere. Si tratta ovviamente di soluzioni inconsce e patologiche, che conducono progressivamente alla morte. Non è casuale il fatto che l'anoressia e la bulimia si scatenino prevalentemente nel periodo puberale-adolescenziale, quando il corpo dell'adolescente cambia e si situa in una posizione adulta, nonostante ancora non disponga dell'attrezzatura simbolica per poterla occupare in pieno. Questa disarmonia, tipica del rapporto dell'adolescente con il suo corpo in trasformazione, è accentuata nei casi che svilupperanno una patologia anoressico-bulimica. In questi casi, infatti, la soluzione anoressico-bulimica si presenta come la risposta a questa disarmonia ritenuta insopportabile.

In ambito analitico la scelta perseguita nella conduzione della cura sin dai primi colloqui, è stata quella di mettere il sintomo tra parentesi: non intervenire, quindi, direttamente sul sintomo ma chiedere al soggetto di parlare di sé e della sua vita al di là di esso. Ciò consente di spostare l'anoressica dalla posizione di paziente che delega al curante il lavoro, alla posizione di soggetto interpellato ed implicato nella cura. La cura incontra le difficoltà maggiori quando si accosta al reale del sintomo anoressico.

Il sintomo anoressico come reale può intraprendere due strade: la prima conduce alla dimensione nirvanica. Lungo questa strada si incontrano i fenomeni clinici tipici dell'anoressica: ritiro dal legame sociale, cronicizzazione del sintomo, spinta alla morte. Il reale del sintomo si presenta qui come qualcosa che addormenta e spegne.

Il secondo sentiero del sintomo come reale conduce alla dimensione perturbante. Il perturbante risveglia, ma quello dell'anoressica è un risveglio traumatico perché ha a che fare con il ritorno e la riattivazione del reale pulsionale che lei vive con angoscia. Senza attraversare questo passaggio, tuttavia, il soggetto non può avviare un cambiamento della propria condizione.

Dal deficit dell'io al rifiuto dell'altro

La visione che ha a lungo dominato lo studio dell'anoressia mentale e che ha trovato uno dei suoi massimi esponenti in Karl Abraham, è quella dell'anoressia come patologia dell'oralità, riconducibile ad un arresto dello sviluppo libidico allo stadio sadico-orale.

Un contributo decisivo agli studi sull'anoressia mentale, però, è stato fornito anche da Hilde Bruch e Mara Selvini Palazzoli, le quali hanno sostenuto la natura psicogenetica dell'anoressia mentale, riconducendola ad una problematica dell'identità, del rapporto del soggetto con il proprio corpo e della sua posizione all'interno del discorso familiare. Innanzitutto, hanno messo in questione la natura fondamentalmente organica dell'anoressia: la Bruch e la Palazzoli, infatti, sostenevano che i sintomi che investono il corpo dell'anoressica sono effetti necessari di una sindrome di natura psicogenetica.

Inoltre hanno evidenziato che un certo tipo di approccio psicoanalitico non produce effetti sul trattamento dell'anoressia mentale: l'anoressica, infatti, si presenterebbe impermeabile agli effetti dell'interpretazione semantica e la psicoanalisi come ermeneutica fallirebbe.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AnnaPortaro91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Lo Castro Giovanni.
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