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Capitolo 1: Cos'è la motivazione

La motivazione è ciò che spinge ad agire, ad intraprendere attività o a evitarle; la motivazione spiega perché agiamo (obiettivi sociali, desiderio di dimostrare qualcosa, competere, raggiungere un sé ideale). Alcune motivazioni si intuiscono dalle scelte che facciamo, dai comportamenti, dalla preferenza per certe attività, dalle nostre emozioni, dalle convinzioni. Le motivazioni si possono modificare.

Motivazione: insieme di esperienze soggettive che spiega l'inizio, la direzione, l'intensità e la persistenza di un comportamento diretto a uno scopo. La motivazione dà luogo a comportamenti, atteggiamenti, intenzioni, credenze e obiettivi. Un comportamento motivato porta al desiderio di raggiungere degli obiettivi; un comportamento passivo deriva da una costrizione, un obbligo a fare, ad adeguarsi a norme o imposizioni. La motivazione non porta sempre ad un comportamento (rimangono desideri repressi o inconsci non tradotti nella realtà).

Livelli di motivazione

Esistono livelli di motivazione poco accessibili (motivi impliciti, pulsioni e istinti) e altri più consapevoli (frutto del pensiero e verbalizzabili come obiettivi, credenze, scopi e valori). Le motivazioni possono essere controllate? Per alcune teorie sì (le persone scelgono in base ai loro obiettivi e valori) per altre no (le persone sono spinte ad agire per soddisfare i loro bisogni).

Da dove vengono le motivazioni? Alcune dall'interno dell'individuo, altre dipendono dagli stimoli esterni, incoraggiamenti, pressioni dell'ambiente. Esistono motivazioni che spingono, altre che frenano (avvicinamento/evitamento).

Tipi di motivazione

  • Intrinseca: nasce all'interno della persona, riguarda valori, obiettivi e interessi (es. realizzazione di sé, competenza).
  • Estrinseca: ha origine dall'ambiente che preme affinché una persona agisca in un certo modo e si concretizza in premi, evitamento di punizioni, lodi, approvazione degli altri che incentivano la persona.
  • Centrate sull'attività: lo scopo è l'attività stessa e il piacere che dà.
  • Centrate sul risultato: lo scopo/motivazione per cui si intraprende un'attività è il risultato che essa permette di ottenere.
  • Altre classificazioni sono: motivazioni orientate a sé o agli altri, del profondo o più consapevoli, stabili o variabili.
  • Primarie: accomunano tutti gli esseri umani e sono il bere, l'alimentarsi, riprodursi.
  • Secondarie: tipiche dell'uomo, come realizzarsi professionalmente, avere dei valori, sviluppare le proprie potenzialità.
  • Implicite: motivazioni meno accessibili, inconsce, non consapevoli, a base genetica, più stabili.
  • Esplicite: motivazioni accessibili, coscienti e conoscibili, verbalizzabili, più variabili.

I motivi sono stabili e sempre presenti nelle persone e in situazioni appropriate si traducono in motivazioni; i motivi sono necessari per creare la motivazione, che non è qualcosa che risiede già nella persona. I motivi (bisogni) più importanti sono: riuscita (bisogno di affrontare compiti per confermare le proprie abilità), potere (bisogno di controllare e dominare gli altri) e affiliazione (bisogno di stabilire relazioni intime e di vicinanza con gli altri).

Ogni motivo ha due componenti: avvicinamento (porta ad affrontare una situazione e quindi al comportamento, c'è un'aspettativa di successo, probabilità di riuscire influenzata dal ricordo di esperienze precedenti) ed evitamento (spinge a non affrontare la situazione/compito, aspettativa di fallimento, di non riuscita).

Valutare la motivazione

Si possono valutare e misurare le motivazioni: quelle esplicite sono facili da misurare in quanto sono espresse verbalmente, per quelle implicite, meno accessibili si usano test impliciti o valutazioni della preferenza di varie attività:

  • Test di appercezione tematica (TAT): presentazione di tavole con situazioni da interpretare, raccontando storie che riferiscano cosa succede, cosa pensano e provano i personaggi e qual è l'esito finale; è un test proiettivo in cui la persona proietta il suo sé e le sue motivazioni nelle storie che racconta;
  • Implicit association test (IAT): confronta i tempi di reazione nel rispondere a coppie di associazioni di parole come algebra-facile, espressione-difficile; le associazioni mentali e le risposte saranno più veloci per le coppie più attive nella mente della persona;
  • Preferenza per le attività: si osserva se la persona si sente bene, è motivata nello svolgere certe attività/compiti, ha un'esperienza di flusso per cui ella ha una motivazione implicita per quelle attività; se nel fare un'attività non vede l'ora di finire, non si diverte, aspetta molto tempo prima di iniziare, non è soddisfatta, ha una bassa motivazione implicita per essa.

Le motivazioni esplicite sono valutabili con questionari; essi hanno però tre svantaggi:

  • Desiderabilità sociale (rispondere in modo conformistico, secondo ciò che è socialmente più accettato).
  • Acquiescenza (tendenza ad essere d'accordo con tutto, a ritenere tutto importante).
  • Tendenze sistematiche (dare sempre risposte estreme o risposte centrali nella scala di risposta).

Processi motivazionali

(scelta, selezione tra diverse alternative, formazione di intenzioni) e processi di volontà (realizzazione delle intenzioni, azione); Modello di rubicone: dopo aver valutato diverse intenzioni, si passa ad attuarle e nel momento giusto si agisce, poi c'è una valutazione. Alcune volte ci si ferma alle intenzioni e non si realizzano: servono perciò atti di volontà per mantenere la motivazione (controllare se stiamo procedendo nel realizzare gli obiettivi, non distrarsi da altri più attraenti).

Il "perché" e il "per cosa": la motivazione può nascere dagli altri che ci approvano e ci danno valore (controllo esterno) o da noi stessi che ci sentiamo realizzati e capaci (autonomia). Possiamo essere motivati perché gli altri ci spingono, ci costringono o perché noi lo desideriamo e l'abbiamo scelto. Possiamo essere motivati per noi stessi (sentirsi importanti) o per gli altri (fare una bella figura, compiacere gli altri) o possiamo evitare per noi stessi (per non sentirsi incapaci) o per gli altri (non farsi dire che siamo incapaci). Se l'individuo agisce sempre per gli altri, può sviluppare un falso sé (costruire una propria immagine sulla base di quella che gli altri hanno di sé stessi) che porta a non realizzarsi, a soddisfare i motivi degli altri ma non i propri, impedisce di essere sé stessi.

Teoria omeostasi

Le persone hanno degli impulsi e non sono tranquille finché non li soddisfano, sono in tensione e quindi motivate a soddisfare il bisogno per poi ritornare ad uno stato di quiete (una volta soddisfatto il bisogno la motivazione scompare); secondo altre teorie la motivazione deriva dalla ricerca di stimoli che le entusiasmano, dall'affrontare rischi ed essere coinvolti in attività (sono motivate a fare qualcosa, non a ridurre la tensione).

Capitolo 2: Dai bisogni all’autorealizzazione

Bisogno= necessità, ha una componente motivazionale (incentivo, spinta) che porta a soddisfare la necessità o la carenza esistente. Teoria dei costrutti personali di Kelly: ad un bisogno ogni individuo assegna un significato personale, diverso da quello di altre persone, che dipende dalle sue esperienze e dal suo modo di vedere le cose; ogni persona ha un motivo, che la spinge a soddisfare un bisogno; esso ha un significato soggettivo per ogni persona.

Una persona può avere nello stesso momento più bisogni che premono (motivano) per essere soddisfatti in base a gerarchie. Se il bisogno non viene soddisfatto crea disagio, mancanza e inadeguatezza. Esiste un'area del cervello in cui risiede il centro del piacere e sostiene i processi motivazionali; se stimolata produce piacere, benessere e gratificazione; anche la dopamina (ormone implicato nell’attivazione dell’organismo, predisponendolo all’azione) produce una sensazione di benessere in certe situazioni, rendendole motivanti: essa favorisce il passaggio da una motivazione a un comportamento. Inoltre i motivi una volta soddisfatti rilasciano ormoni che fungono da rinforzo, cioè stimolano a sviluppare gli stessi motivi in futuro.

Percezione di controllo: sentire di avere il controllo, di poter scegliere liberamente è molto motivante.

La gerarchia dei bisogni

Permette di individuare i bisogni da soddisfare per primi, secondo un ordine di importanza: bisogni primari (innati, presenti nella struttura genetica dell’uomo e degli animali, sono fondamentali per la sopravvivenza fisica es. nutrirsi, riprodursi, proteggersi dai pericoli); istinti e pulsioni sono bisogni primari, comportamenti automatici, non frutto di apprendimento o scelta personale; gli istinti si creano in presenza di uno stimolo (motivazione) che induce ad un comportamento, le pulsioni esistono nell’essere indipendentemente dagli stimoli esterni (presenza degli oggetti) e premono per essere scaricate; gli scopi sono l’autoconservazione e la riproduzione.

Bisogni secondari: vengono appresi e sono importanti per il benessere e lo sviluppo della persona. La piramide di Maslow: i bisogni posizionati ai livelli inferiori devono essere soddisfatti per primi: bisogni fisiologici (fame, sete, giusta temperatura corporea), sicurezza e protezione (attaccamento), amore e relazioni (amare ed essere amati, accettati), autostima (essere considerati e rispettati) e autorealizzazione (esprimere le proprie capacità e interessi); la piramide di Maslow è stata rivista da Kenrick che contrappone bisogni da carenza (implicano una mancanza che se colmata porta alla riduzione della tensione) e bisogni da crescita (producono un aumento della tensione volta a realizzare le proprie potenzialità).

Componenti dell’autorealizzazione

  • Competenza: vedere che i tentativi di realizzare qualcosa, raggiungere obiettivi vanno a buon fine.
  • Autonomia: sapere che ciò che si sta facendo e come lo si sta facendo è frutto di una scelta personale.
  • Relazione: essere sostenuti, accettati, approvati dall’ambiente sociale come persone e non solo per ciò che si fa.

Questi tre bisogni se soddisfatti portano a benessere, crescita e all’autorealizzazione (realizzazione delle proprie potenzialità). Secondo Rogers le persone fin da piccole hanno bisogno di essere amate, apprezzate per ciò che sono, per le loro potenzialità e non per la loro capacità di soddisfare le richieste degli altri: il bisogno è avere una considerazione positiva incondizionata ossia considerarsi persone valide, indipendentemente dai risultati ottenuti. L’individuo cerca di soddisfare i suoi bisogni e svilupparsi attraverso le relazioni con l’adulto, attraverso un processo detto valutazione organismica. Il bambino costruisce il proprio sé in base alle risposte che riceve dall'ambiente.

Può essere amato, approvato e sostenuto in modo incondizionato (indipendentemente dai suoi comportamenti e da quanto riesce ad accontentare gli adulti ma in quanto esprime se stesso; l'amore è espresso non in base al suo comportamento giusto/sbagliato ma a lui; le critiche non vengono fatte alla persona ma ai suoi comportamenti, la persona viene amata sia che si comporti bene o male; da adulto si sentirà autorealizzato per la persona che è non per ciò che fa) oppure condizionato (solo se fa cose giuste, si comporta secondo le aspettative degli adulti; è amato solo se si comporta bene e da adulto non si sentirà autorealizzato, sé stesso, avrà paura di non fare la cosa giusta, di essere valutato negativamente, di essere rifiutato, si comporterà solo in base alle aspettative degli altri o deciderà per l'evitamento e l'inibizione del comportamento; questa persona soffre psicologicamente).

Attaccamento (o affiliazione)

Ricerca della presenza di altre persone per ottenere gratificazione, compagnia e senso di appartenenza; le motivazioni che portano a ricercare l'attaccamento sono desiderio di intimità, condivisione, collaborazione, aiuto. Bowlby studiò l'attaccamento che il bambino sviluppa verso l'adulto, cioè i modi in cui egli si relaziona verso la madre, come si comporta durante una separazione temporanea (per esplorare l'ambiente/giocare), che emozioni ha (rabbia, paura), come cerca la madre per ottenere sicurezza e consolazione; con la Strange Situation creata da Ainsworth si sono individuati tre stili d'attaccamento:

  • Sicuro: fiducia verso la figura d'attaccamento, si sente libero di esplorare l'ambiente perché può contare su una figura che offre sostegno e protezione in caso di necessità; da adulto è sicuro, amato, non ha paura dell'abbandono/perdita, ha fiducia in sé e negli altri, è curioso e non teme le novità.
  • Evitante: sfiducia, rifiuto da parte della figura d'attaccamento di offrire protezione, il bambino non cerca la madre perché sa di non venire accolto; da adulto si sentirà insicuro, non amato e si rifiuterà di relazionarsi con gli altri.
  • Ansioso-ambivalente: la madre alterna momenti di disponibilità e di rifiuto, creando incertezza per cui il bambino è sempre attaccato alla madre nel timore di non averla accanto nel momento del bisogno, non esplora l'ambiente; da adulto ha fiducia negli altri non in sé stesso, non si sente amato.

Lo stile d'attaccamento sviluppato nell'infanzia è la base delle relazioni nella vita adulta.

L'amore

(affetto, protezione, fiducia, desiderio di contatto fisico e intimità, cura degli altri, condivisione, rispetto) è un bisogno e una motivazione che porta a creare relazioni d'attaccamento; il contatto fisico dà sicurezza per cui di fronte a un pericolo o forti emozioni si ha qualcuno da cui rifugiarsi e confidarsi, scaricare la tensione; questa persona per il bambino è la madre, per l'adulto è una figura stabile con cui si condividono esperienze di vita.

Il bisogno d'appartenenza è fondamentale: in caso di esclusione sociale, rifiuto, ignoro si crea rabbia, tristezza e paura; due forme d'esclusione: esplicita (essere rifiutati che provoca senso di perdita e inibizione della risposta cioè tendenza a non agire, non rischiare per paura di sbagliare e fallire; si ha un ritiro della motivazione) e implicita (essere ignorati, rappresenta un fallimento della socializzazione e porta alla ricerca di contesti sociali in cui essere accettati; la motivazione viene ripristinata).

Capitolo 3: La motivazione tra biologia e cultura

La ricerca di sensazioni: per alcuni individui il rischio e l'aspettativa di riuscire a superarlo sono fonti di motivazione a provare attività estreme; il rischio comporta una tensione piacevole verso un oggetto/meta non raggiungibili sicuramente; lo scopo dell'attività rischiosa non è il risultato che si ottiene ma il piacere provato durante il suo svolgimento.

Cause: la ricerca di sensazioni ha una base biologica: il rilascio di alcuni ormoni e neurotrasmettitori fungono da spinta al comportamento, quindi da fattore motivante e sono presenti in misura diversa nelle persone; altre cause sono il contesto ambientale, le pressioni sociali e le scelte individuali.

Ormoni e strutture cerebrali implicati nei processi motivazionali

Una spinta motivazionale è ottenere dei rinforzi cioè degli incentivi positivi. Il sistema di ricompensa si basa su:

  • Piacere: nell'ottenere un rinforzo; un comportamento viene messo in atto perché suscita emozioni positive, ottenere un oggetto o raggiungere un obiettivo sono motivanti per il piacere che provocano.
  • Volere: un oggetto ci attrae perché è per noi importante e/o vogliamo.

Di solito i sistemi piacere e volere agiscono insieme cioè si tende a desiderare cose che fanno stare bene; a volte si vogliono cose che non provocano piacere (es. dipendenze: la persona desidera l'oggetto ma esso crea poco piacere per cui lo squilibrio tra i due sistemi).

Si è visto che al crescere dello sforzo per ottenere l'oggetto/situazione desiderata, diminuisce la motivazione (mi piace ma se è troppo difficile da ottenere mi oriento su altro).

Il sistema dopaminergico (porta al volere, a un comportamento a base motivazionale, si attiva prima dell'ottenimento dell'obiettivo) porta alla ricerca attiva, all'azione, al fare, alla curiosità volta a raggiungere obiettivi; le emozioni che attiva sono la rabbia, se si ha difficoltà nell'eseguire un compito, se è impegnativo e si ha paura di fallire; il sistema endorfinergico (porta al piacere e si attiva dopo aver ottenuto l'oggetto/obiettivo) porta al rilassamento e alla calma, a prendere e avere, ricerca il piacere, la soddisfazione ed evita il dolore.

Curiosità e interesse

Più una cosa è proibita più risulta attraente e motivante da scoprire. Berlyne ha studiato la teoria della curiosità epistemica: le persone hanno il bisogno di conoscere, aggiungere conoscenze, soddisfare le loro curiosità e tale bisogno è la motivazione che spinge ad esplorare l'ambiente, anche di fronte a proibizioni, ostacoli e difficoltà; gli stimoli dell'ambiente spingono alla curiosità specie se hanno:

  • Novità: diverse dal solito e sconosciute ed è soggettiva cioè dipende da cosa il soggetto sa già; lo stimolo non deve essere né conosciuto se no risulta noioso, né troppo diverso se no può spaventare.
  • Complessità: se lo stimolo è un po' complesso e difficile da raggiungere dà più curiosità e richiede uno sforzo per poterlo conoscere.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher babyllo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'intelligenza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Palladino Paola.
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