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Capitolo 1: Lo studio e la valutazione dell'intelligenza umana

Il termine intelligenza ha diversi significati a seconda delle categorie di persone o dei contesti; in generale esistono accezioni di intelligenza generali o differenziali a seconda rispettivamente di ciò che li accomuna o di ciò che li differenzia.

Accezioni generali e differenziali

Accezioni generali: Sottolineano le funzioni cognitive che accomunano tutti gli esseri viventi; si usano accezioni generali per riferirsi alle capacità della mente umana presenti anche in esseri inferiori (animali, robot, macchine) o per sottolineare la possibilità della mente di raggiungere livelli elevati. L'intelligenza comprende diverse abilità degli esseri viventi come percepire stimoli, reagire ad essi, ricordare, rappresentare, apprendere nuovi comportamenti, risolvere problemi, adattarsi all'ambiente, prendere decisioni.

Accezioni differenziali: Sottolineano le differenze fra diversi individui nelle capacità cognitive (certe caratteristiche sono presenti in certe persone ma non in altre); i test d’intelligenza servono proprio a studiare tali differenze.

Nascita dei test d'intelligenza

Galton studiò le differenze individuali sottoponendo gli individui a compiti semplici e vedendo le differenze nella velocità di risoluzione; studiò strumenti per rilevare le differenze: secondo lui l’intelligenza parte da un valore medio e le persone che ottengono punteggi lontani da tale valore sono deboli mentali. Binet e Simon cercarono di individuare dei compiti/competenze tipici che generalmente tutti i bambini di una certa fascia d’età sono in grado di superare/possiedono. Nacque così il calcolo del quoziente d’intelligenza dato dal rapporto (:) tra età mentale ed età cronologica moltiplicato per 100. Il valore ottenuto tende ad essere valido anche a distanza di molto tempo (riproponendo le prove di intelligenza agli stessi soggetti, vi erano delle correlazioni tra i punteggi passati e attuali).

Uso dei test d'intelligenza

I test d’intelligenza permettono di studiare le differenze individuali di funzionamento cognitivo; gli item si basano sul ragionamento logico e astratto, analogico (individuare l'elemento che collega due termini per poi usarlo per altri due termini), condizionale (data una premessa iniziale e il realizzarsi di una condizione, fare delle deduzioni es. sillogismi), sulla memoria e la velocità percettiva; in altri item bisogna capire la regola che sta sotto a una serie di numeri (tra un numero e quello successivo, si saltano dei numeri), o una serie di lettere (alternate con lettere successive o precedenti).

Critiche ai test d'intelligenza

Secondo Vygotskij le funzioni cognitive sono date dall'interazione dell'individuo con l'ambiente sociale e gli strumenti che esso fornisce; la "zona di sviluppo prossimale" determina ciò che l'individuo sa fare da solo e ciò che può fare se viene aiutato: due individui con pari QI non sono intellettivamente uguali se hanno diverse capacità di servirsi dell'esperienza. Ispirandosi alla teoria di Vygotskij, sono stati creati test d'intelligenza che valutano il potenziale d'apprendimento, sottoponendo gli individui a situazioni cognitive che non sanno risolvere ma potrebbero eseguire se aiutati; altri test propongono situazioni cognitive in cui se il soggetto è in grado di risolverle, ottiene un alto punteggio e prosegue, se non è in grado gli vengono forniti aiuti di crescente peso (oppure la soluzione gli viene spiegata e poi essi devono affrontare una nuova situazione detta di "transfer" in cui devono applicare lo stesso tipo di ragionamento a del nuovo materiale). Una seconda critica di Vygotskij, le abilità dovrebbero essere valutate proponendo problemi concreti, in contesti reali e nell'interazione con altre persone, non in laboratori irreali. Una terza critica è che i test d'intelligenza riflettono le caratteristiche culturali e i valori di chi li ha progettati (usando tali test per valutare individui di altre culture, si sono riscontrati spesso livelli bassi di intelligenza in quanto alcuni individui non conoscono bene la lingua del test o non hanno mai provato le situazioni tipiche illustrate nei test e ciò li rende svantaggiati, facendoli sembrare meno intelligenti di quello che realmente sono). Un ultimo problema relativo ai test è che spesso gli individui ottengono punteggi sotto la media per certe prove, mentre punteggi nella media o sopra la media in altre prove.

Applicazione dei test d'intelligenza

L'uso dei test serve nei contesti scolastici per capire meglio un bambino e valorizzare le sue competenze, aiutare i bambini con bassi livelli intellettivi a raggiungere obiettivi di apprendimento; i test d'intelligenza sono usati per fare delle selezioni nel caso in cui un'istituzione non ha posti sufficienti per tutti (vengono valutate le abilità cognitive e le conoscenze del soggetto) per cui sono i più bravi, meritevoli di poter accedere alla formazione; anche nel campo lavorativo, le assunzioni del personale vengono fatte usando un test d'intelligenza unito alla valutazione delle specifiche competenze dell'individuo coerenti con la mansione richiesta. Si è visto inoltre che un test d'intelligenza proposto nell'infanzia è in grado di predire il successo all'università o professionale: un QI alto è associato a un maggior successo.

Precisazioni sulle misurazioni

Spesso una persona risulta intelligente per un aspetto, ma non per un altro; "regola della peggior prestazione" ossia se un individuo affronta un compito ottenendo differenti risultati, quello che meglio predice il suo livello intellettivo è quello più basso. I test d'intelligenza includono prove che misurano abilità diverse e specifiche. Test delle matrici di Raven: il test misura e valuta gli aspetti più centrali dell'intelligenza (ragionamento, capacità della memoria di lavoro di elaborare contemporaneamente più elementi); test della batteria Wechsler: è il test più utilizzato e include prove che valutano diversi aspetti cognitivi.

Capitolo 2: Teorie e forme dell'intelligenza

Teorie globali e unitarie dell'intelligenza

Teorie globali dell'intelligenza: per misurare l'intelligenza non basta una singola prova ma ne servono diverse; l'intelligenza è vista come qualcosa di generale o globale, formata da più capacità.

Teorie unitarie dell'intelligenza: le funzioni cognitive si sviluppano assieme e hanno una componente generale unica per diverse prove e contenuti, basata sulla centralità e importanza del ragionamento logico/astratto (tramite il quale si valuta il livello di intelligenza); le eventuali differenze sono date dal tipo di compito o dal contenuto su cui la mente deve lavorare; i vari aspetti dell'intelligenza sono tra loro correlati per cui chi ha punteggi alti/bassi in certe prove intellettuali li ha anche in tutte le altre e il malfunzionamento non riguarda aree specifiche ma coinvolge tutte le funzioni cognitive. Spearman introdusse l'analisi correzionale: diverse variabili (punteggi ai test, valutazioni scolastiche) erano correlate e costituivano un'abilità intellettiva unitaria; per ogni abilità misurata vi era una componente centrale legata all'abilità generale e una componente specifica data da caratteristiche particolari della prova o dell'abilità richiesta. Vi è quindi un dimensione generale, un elemento comune a tutte le diverse prove intellettive (detto fattore g), unita ad abilità specifiche legate alle caratteristiche dei singoli compiti.

Critiche alle teorie unitarie

  • Non dà una definizione di intelligenza in quanto il fattore g è presente in tutte le prove intellettive.
  • Esistono molte forme di intelligenza non una sola (alcune persone sono portate per certe abilità altre no).
  • Il fattore g è il risultato di un calcolo statistico ma non dà un immediato significato psicologico. Il test delle matrici di Raven è il più usato per misurare il fattore g.

Quella di Piaget è un esempio di teoria unitaria perché dà importanza allo sviluppo ragionamento astratto/logico; l'individuo matura l'intelligenza e affronta compiti logici sempre più avanzati. Critica alle teorie unitarie: il successo nelle prove non è solo dato dalla capacità di ragionamento logico astratto, ma anche dalla memoria di lavoro.

Teorie multiple dell'intelligenza

Esistono varie forme separate di intelligenza/abilità specifiche distinte in base al tipo di contenuto a cui si applicano; alcune persone sono molto brave/si distinguono in certi cambi specifici d'intelligenza in cui hanno competenze elevate (e buoni risultati al test), mentre negli altri campi hanno un'intelligenza normale o carente. Thurstone individua diverse forme d'intelligenza e crea un test in cui vi sono item che le valutano tutte per vedere se un individuo le possiede o no e sono: comprensione verbale, abilità numerica, memoria, velocità percettiva, ragionamento.

Teorie multiple contemporanee

Sternberg distingue 3 forme di intelligenza: astratta (detta analitica), pratica (applicare in contesti concreti ciò che si ha appreso) e creativa (capacità di trovare soluzioni originali); l'intelligenza non è solo data dal pensiero logico o astratto ma anche da quello concreto. Gardner ha individuato varie forme di intelligenza specifiche: linguistica, musicale, logico-matematica (conoscenza dei numeri), corporeo-cinestetica (uso del corpo per risolvere problemi, manipolare oggetti), intrapersonale (capacità di analizzarsi interiormente) e interpersonale (capire sentimenti e pensieri altrui, relazionarsi).

Critiche alle teorie multiple

  • Viene data a tutte le abilità la stessa importanza.
  • Solo i deficit in alcune abilità compromettono il funzionamento cognitivo.

Forme fondamentali di intelligenza

Intelligenza visuospaziale (capacità di manipolare rappresentazioni spaziali es. figure identiche ma ruotate, viste da un'altra prospettiva, sembrano diverse, organizzare figure incomplete, ricordare figure), verbale (comprensione di testi scritti o orali, ampiezza del vocabolario, lettura; valuta conoscenze precedentemente acquisite dall'individuo, che permangono anche in casi di lieve demenza o problemi cognitivi), numerica (comprendere grandezze, contare, calcoli mentali e scritti) e pratica o applicata (manipolazione e uso di oggetti, capacità di affrontare situazioni concrete).

Approcci attitudinali

Considerano le forme specifiche di intelligenza come "attitudini", cioè capacità di apprendere in base a stimoli ambientali; le attitudini non sono ereditarie ma sono abilità apprese; i test attitudinali misurano: ragionamento verbale, numerico, astratto, meccanico, la velocità, l'uso del linguaggio e rapporti spaziali.

Teorie gerarchiche

Prevedono abilità generali, altre più specifiche e altamente specifiche; le abilità generali si riferiscono a ciò che accomuna tutti i vari compiti intellettivi, quelle specifiche riguardano... (testo incompleto).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher babyllo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'intelligenza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Palladino Paola.
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