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L'intelligenza apprendimento e memoria

Capitolo 1

Varie accezioni di intelligenza

Accezioni generali di intelligenza: il substrato comune agli esseri viventi, intesa come capacità di decifrare e comprendere la realtà, operazioni mentali di livello elevato, o possibilità di raggiungere traguardi elevati e quindi un'ampia serie di funzioni cognitive, dal percepire, al ricordare, al rappresentare.

Accezioni differenziali di intelligenza: gli elementi che differenziano gli individui nella capacità di affrontare i compiti cognitivi, test specifici (di memoria, di linguaggio, etc.) e test di intelligenza (sulle differenze complessive individuali nei processi cognitivi). Un criterio tipico è la capacità di apprendimento e di successo scolastico-professionale, o un altro è nel confronto tra gruppi diversi quali:

  • Essere umani vs animali
  • Bambini piccoli vs bambini grandi
  • Individui con funzionamento intellettivo tipico vs atipico (ritardo mentale, etc.)

Metafore dell'intelligenza

  • Metafora geografica: aree del funzionamento intellettivo
  • Metafora computazionale: analogia col computer
  • Metafora biologica: correlati fisiologici del funzionamento intellettivo
  • Metafora epistemologica: da una teoria formale della conoscenza
  • Metafora sociologica: accentua le influenze sociali che modificano lo sviluppo intellettivo
  • Metafora antropologica: vede nella cultura le basi dell'intelligenza

I test

Molte definizioni di intelligenza si basano sull'aspetto adattivo, quindi i primi sforzi di misura nacquero in ambito evoluzionistico: Galton, cugino di Darwin, sviluppò strumenti di misura sulle differenze individuali, con l'opera Hereditary Genius, sostenendo che l'intelligenza è ereditaria, e pone le basi statistiche per la misurazione delle differenze intellettive, assumendo distribuzioni intorno ad un valore medio (gaussiana), e misurando soprattutto la velocità di esecuzione di compiti semplici. Binet, invece si rivolge alla misura di funzioni cognitive più complesse, come il giudizio, la comprensione, il ragionamento, soprattutto nel confronto tra bambini con età diversa, o con normale vs scarsa intelligenza. Individua quindi situazioni caratterizzanti tipicamente i bambini di una certa fascia di età, ponendo le condizioni per definire l'età mentale, e il calcolo del quoziente intellettivo = (età mentale / età cronologica) x 100, calcolo affidabile e durevole nel tempo.

I test basati sulla misurazione di differenze individuali in merito a singole funzioni cognitive o complessi di funzioni, il repertorio di situazioni proposti nei test di intelligenza è molto ampio anche con situazioni che non hanno a che fare col ragionamento, quali memoria, visualizzazione e velocità percettiva, etc., dove quindi l'intelligenza è qualcosa di più del semplice ragionamento logico.

Critiche ai test

Quelle riconducibili alla posizione di Vygotskij, che sosteneva che le funzioni cognitive siano il risultato dell'interazione dell'individuo con strumenti dell'ambiente e del sociale. Dal concetto di zona di sviluppo prossimale, per valutare non solo quello che una persona sa fare, ma anche quello che potrebbe fare se adeguatamente assistita (con specifiche prove che valutano il potenziale di apprendimento), se ne deriva quindi che due individui con uguale QI, non siano in realtà uguali.

Critiche anche perché i test rappresentano una gamma molto particolare di situazioni e in contesti di laboratorio, atipici e avulsi dalla realtà. Invece le abilità dovrebbero essere valutate nella loro attualizzazione con problemi concreti, ed in situazioni reali con altre persone. Inoltre, i test riflettono le caratteristiche culturali, i modelli e i valori di chi li ha costruiti, normalmente persone ad elevata istruzione della società occidentale, con evidenti limiti di linguaggio, apprendimento, etc.

Tali critiche mostrano i limiti dei test, per esempio evidenziando solo l'intelligenza presente, e non quella potenziale, sebbene l'uso del test serva ad inquadrare un bambino che presenta difficoltà scolastiche, orientandolo ed aiutandolo a trovare modalità per aggirare le sue debolezze. L'identificazione delle effettive potenzialità di un individuo è un'informazione utile per trovare la strada migliore. Un test di abilità intellettiva generale, anche in età precoce a 8 anni, è un buon predittore del successo all'università, e del successo professionale. Anche in ambito lavorativo infatti, il miglior predittore del successo è una stima complessiva dell'intelligenza generale (vs una stima delle abilità specifiche).

Quesiti sulla misurazione

La relazione tra le variabili intellettive non è costante con le età, e con i livelli intellettivi: la relazione tra misure diverse di abilità intellettive è maggiore a bassi livelli intellettivi (regola della peggiore prestazione), o per fasce di età estreme.

Cosa misurano i test

Ogni prova intellettiva misura elementi specifici al compito, e al tempo stesso quel quid dell'intelligenza. Test delle matrici di Raven: è lo strumento più rappresentativo della misura di intelligenza, misurando aspetti centrali dell'intelligenza (il più saturo di fattore g): diversi studi hanno mostrato che un ruolo critico per il successo nel test è dato dalla memoria di lavoro, elaborando più elementi contemporaneamente. Batteria di Wechsler: sembrano coinvolgere numerosi processi.

Capitolo secondo – teorie e forme dell'intelligenza

Lo studio dell'intelligenza è fortemente legato all'orientamento teorico di appartenenza: le teorizzazioni più popolari dell'intelligenza come dimensione differenziale oscillano tra posizioni di tipo unitario e posizioni di tipo multiplo.

Visioni globali

  • Approcci eclettici e globalistici che vedono l'intelligenza in tutte le manifestazioni della mente, e si limitano ad individuare le funzioni più rappresentative del funzionamento intellettivo (es. le teorie dell'età mentale).
  • È un approccio che non prende posizione netta nel dibattito teorico e quindi non si contrappone a nessun orientamento, e ha cautela misurativa (diverse prove per pervenire ad una stima dell'intelligenza), da cui ne deriva il successo.
  • È stato un tipico riferimento per la costruzione dei più importanti test di intelligenza, tra cui le scale, le batterie di Stanford-Binet (scale di Wechsler, oggi ritenute la base di valutazione dell'intelligenza).
  • Le teorie globali costituiscono quindi un modo pratico e poco rischioso di approcciarsi all'intelligenza, i cui test tentano di descrivere il cervello semplicemente pescando alcuni punti che occupano il cervello stesso, tuttavia sfuggono ad una vera e propria definizione di intelligenza.

Teorie unitarie

  • Le analisi comparate tra uomo e animale, e tra la maturità intellettiva di bambini a diverse fasce di età, portano a favore di una teoria unitaria dell'intelligenza, con una componente generale che si pone su un livello più astratto e prescinde dalla prova e dal contenuto.
  • Spearman introdusse l'analisi correlazionale, dimostrando che un'ampia serie di variabili (test, apprendimenti scolastici, impressioni negli adulti, etc.) si correlava positivamente e rimandava ad un'abilità intellettiva unitaria: c'era una componente centrale legata all'abilità generale.
  • Questa abilità generale chiamata dagli psicometristi fattore g, sarebbe il quid essenziale dell'intelligenza, integrato da abilità specifiche nei singoli compiti.
  • Questo livello più astratto è associato al ragionamento logico.
  • Tra le critiche alle teorie unitarie: Il fattore g è una semplice misura statistica, ma non ha immediato significato psicologico. A parità di abilità complessive, ci sono diverse abilità specifiche per linguaggio, musica, ragionamento spaziale, etc., per cui sembrano esserci diverse forme di intelligenza e non una sola.
  • Il fattore centrale può vedere ridotta la sua importanza se la batteria di test include molte prove sensoriali.
  • Le teorie unitarie con maggiore significato psicologico, hanno dato maggiore peso alle operazioni come il ragionamento e il problem solving.

La teoria di Piaget pone l'accento sulla crescente capacità della mente umana di ragionare su entità astratte, per cui l'intelligenza richiede un ragionamento logico che prescinde dalla intuizione concreta e il linguaggio comunicativo. Quindi, per molte teorie unitarie classiche il pensiero logico astratto è la chiave per identificare la quintessenza dell'intelligenza. Tuttavia, molte teorie moderne cercano di individuare il quid che sottosta non solo alle prove di ragionamento ma anche ad altre prove di intelligenza, affermando che il pensiero logico astratto non costituisce il nucleo critico dell'intelligenza, poiché ci sarebbero altre capacità ancora più primitive, quali la capacità della memoria di lavoro, o la capacità di inibire elementi disturbanti.

Teorie multiple di tipo psicometrico

  • L'importanza di funzioni cognitive diverse da quelle logiche e del ragionamento simbolico astratto, è la premessa per gli approcci multicomponenziali, cioè di varie forme separabili di intelligenza.
  • Thurstone in particolare offrì un contributo antiunitario per l'individuazione di diverse forme di intelligenza primaria, con un test (PMA) che valutava queste abilità primarie, principalmente su giovani adulti, tra cui identifica le seguenti abilità:
    • Comprensione verbale
    • Fluenza verbale
    • Abilità numerica
    • Memoria
    • Velocità percettiva
    • Ragionamento
    • Visualizzazione spaziale
  • Un difetto delle teorie multiple è che la specificazione di diverse forme di intelligenza ha lasciato spazio a molte proposte disparate e difficilmente confrontabili.

Teorie multiple contemporanee

Posizioni che studiano alcune forme fondamentali di intelligenza ma che non si basano esclusivamente sui test:

  • Sternberg ha proposto di distinguere tre forme di intelligenza:
    • Intelligenza analitica, la più astratta
    • Intelligenza pratica, consente di applicare in contesti concreti ciò che si è appreso
    • Intelligenza creativa, capacità di individuare strade nuove e originali
  • Gardner, per cui le varie forme di contenuto simbolico utilizzabili dalla mente (parole, musica, numeri, movimento, etc.) possono produrre diversi tipi di intelligenza (sette tipi) dando quindi un ruolo primario anche a forme di intelligenza tradizionalmente trascurate (musica, uso del corpo, interiorità e relazionalità, etc.)
  • Un limite delle teorie multiple è che:
    • L'individuazione delle abilità primarie è arbitraria e in continuo aggiornamento
    • Spesso le abilità identificate sono ulteriormente scomponibili
    • Inoltre le abilità non sembrano essere di uguale importanza
    • Solo i deficit di alcune abilità sembrano compromettere il comportamento adattivo
    • Non c'è quindi un elenco esaustivo e chiaro delle forme fondamentali di intelligenza

Forme fondamentali di intelligenza

Nonostante la mancanza di un elenco esaustivo, in quasi tutte le teorie multiple si riscontrano alcune forme fondamentali di intelligenza distinte in base al contenuto:

  • Intelligenza visuospaziale, si caratterizza per la capacità di manipolare in maniera efficiente rappresentazioni spaziali complesse, es. test di rotazione mentale, etc. Studiata con molti strumenti diversi, e scomposta a sua volta in molte componenti specifiche.
  • Intelligenza verbale, ha pure numerosi risvolti, che si esplicitano sul materiale linguistico e sull'abilità di comprensione di testi, tuttavia i relativi test spesso mettono in gioco conoscenze precedentemente acquisite, quindi prove meno sensibili al deterioramento cognitivo (es. la lettura di parole rare, che non crea problemi a persone colte, con alta intelligenza cristallizzata).
  • Intelligenza numerica, ha delle proprie specificità, con scomposizione di varie componenti (comprendere grandezze, contare, calcoli mentali, etc.). Ad esempio, gli idiots savants hanno scarsa intelligenza generale ma grande abilità numerica.
  • Intelligenza pratica o applicata, nella capacità di affrontare il mondo reale e situazioni concrete, nonostante ci siano delle difficoltà nelle situazioni teoriche-astratte.
  • Intelligenza pratica nella manipolazione di oggetti, con approcci volti ad identificare le attitudini (DAT; differential attitude tests), per identificare punti di forza/debolezza degli individui ai fini dell'orientamento. Quindi spesso queste forme di intelligenza erano ritenute meno centrali rispetto all'ipotetico fattore g, tuttavia il DAT si focalizzava comunque su importanti abilità intellettive sottostanti (ragionamento verbale, ragionamento numerico, ragionamento astratto, ragionamento meccanico).

Teorie gerarchiche: intelligenza fluida vs cristallizzata

La teoria gerarchica offre un compromesso tra teorie unitarie e multiple, riconoscendo da un lato le forme molteplici di intelligenza e dall'altro organizzandole e sintetizzandole, prevedendo abilità di livello specifico ed abilità di livello generale.

  • Nelle teorie psicometriche gerarchiche, si parla di abilità altamente specifiche, e altre abilità più generali, con diversi livelli di gerarchia, al cui vertice c'è qualcosa di simile al fattore g, non meglio definito, e ricavato matematicamente in base a ciò che è comune a tutte le prove intellettive.
  • Vernon, in una classica teoria gerarchica, menziona due fondamentali abilità, quella verbale educativa e quella percettiva spaziale.
  • Carrol, con la teoria a tre strati, definisce uno strato tre più elevato (fattore g), uno strato due con otto abilità ampie, e uno strato uno con molti fattori specifici.
  • Horn e Cattell hanno proposto una teoria gerarchica con due fattori di intelligenza (Gfluida e Gcristallizzata) che occupano un posto centrale.
    • Gf è considerata più centrale, ed è la capacità di operare su determinati contenuti senza ricorrere a conoscenze acquisite.
    • Gc si riferisce all'attività della mente in situazioni dove cultura e familiarità sono determinanti.
    • Tra le due c'è una relazione, perché Gf consente di acquisire Gc, inoltre questa distinzione permette di spiegare le variazioni intellettive nell'anziano (su Gf ma non su Gc).
  • Anche le teorie gerarchiche hanno sfruttato la statistica avanzata e l'individuazione delle strutture di intelligenza si è basata sull'analisi delle correlazioni: Ad esempio, il modello RADEX, in particolare, che non fissa rigidamente il numero di livelli associati ad abilità precise, ma organizza tutte le forme intellettive lungo un piano continuo. Il modello RADEX è come un cerchio a spicchi, che rappresentano le diverse abilità, all'interno del quale le specifiche abilità possono essere periferiche o centrali, a seconda della distanza da un ipotetico punto centrale.

Quindi, i vantaggi delle teorie gerarchiche sono che spiegano meglio le caratteristiche centrali dell'intelligenza perché mostrano abilità intellettive distinte, che non hanno pari centralità, e con comunque un qualche fattore unificatore.

I limiti delle teorie gerarchiche psicometriche sono:

  • Cambiano le abilità identificate a seconda delle prove costruite.
  • Sono teorie statistiche, che stimano quantitativamente una certa componente, ma non offrono spiegazioni psicologiche chiare.

Limiti questi superati dalla ricerca cognitiva con il costrutto di MdL che offre un continuum gerarchico riferito al grado di controllo attivo, e un continuum non-gerarchico riferito al tipo di contenuto specifico su cui la mente opera.

Intelligenza emotiva / sociale / creativa

  • Goleman, nel testo l'intelligenza emotiva, evidenzia che possono esserci persone di grande intelligenza logica, ma incapaci di gestire le emozioni proprie e altrui, oppure il contrario.
  • Test di intelligenza emotiva in cui si chiede di identificare indizi emozionali, comprenderli e gestirli. Si è visto ad esempio che chi aveva punteggi alti al test, era poi più competente anche in situazioni rilevanti della vita, comprendendo meglio i risvolti emotivi delle situazioni, reagendo meglio, e resistendo meglio alla pressione sociale.
  • Intelligenza sociale, ha un legame più sottile con l'intelligenza vera e propria, intendendosi la capacità di decifrare situazioni socialmente complesse, mettendosi nei panni altrui, quindi aspetti effettivamente in maggiore relazione con aspetti quali il decentramento cognitivo, la comprensione, la scelta di risposta appropriata, etc. (tuttavia la relazione non è forte).
  • La creatività invece ha un rapporto più stretto con l'attività cognitiva: è la capacità di produrre idee nuove appropriate al contesto e di alta qualità. Sternberg associa le seguenti caratteristiche alla creatività:
    • Originalità
    • Flessibilità
    • Sensitività
    • Fluidità
    • Non-conformismo
    • Fluenza
    • Curiosità
    • Produttività
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ruggero_1973 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Apprendimento e memoria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Cornoldi Cesare.
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