Lavori sulla cultura e identità etnica nella società multirazziale in Sicilia
In questo libro vengono esposti i lavori sulla cultura e sull'identità etnica nella società multirazziale in Sicilia, realizzati dal Dipartimento di Psicologia dell'Università di Palermo.
I volti di Bako: Etnopsicodinamica ed identità in società multiculturali
(Di Maria-Piazza)
L'immigrazione può essere paragonata alla storia persiana dell'elefante che giunse in un paese dove nessuno aveva mai visto un simile animale, e fu chiuso in una stalla al buio. Di notte alcuni curiosi entrarono di nascosto e, al buio, si misero a toccare l'animale: ognuno dava una propria spiegazione su cosa fosse e ognuno era convinto di essere nel giusto, che gli altri non capissero e non si ponevano altre domande perché credevano erano sicuri di avere la risposta.
La provenienza alloctona reca con sé tradizioni, valori, lingue, religione spesso distanti da quelle della popolazione locale, che determinano bisogni psicologici specifici: infatti, nelle popolazioni migranti, spesso si ha un aumento di vere e proprie forme di disagio sia psicologico sia psicopatologico in quanto è il senso stesso della vita, delle attese, dei progetti dell'immigrato che per primi vanno ad infrangersi nel muro dell'indifferenza della nostra società. Per cui vi è l'urgenza di tutelare la salute mentale degli immigrati, la qualità della loro vita e il contributo che possono offrirci e offrirsi in termini di ricchezza culturale e di sviluppo.
L'etnopsichiatria e Nathan
L'etnopsichiatria, il cui maggiore rappresentante è Nathan, è la disciplina che studia la legittimità o meno di applicare la nosografia (descrizione della malattia) delle malattie mentali, così come è stata elaborata in occidente, alle culture non occidentali. Infatti, in ogni società umana sono presenti patologie psichiche, ma vi sono differenze nei metodi di cura; inoltre può essere molto diverso il modo di spiegare l'origine di tali patologie e l'atteggiamento della collettività riguardo ad esse: ad esempio, deliri e allucinazioni, che nella cultura occidentale vengono associati a gravi psicosi, come la schizofrenia, in altre culture compaiono, o vengono addirittura perseguiti, nel corso di cerimonie magiche o religiose.
Nathan sostiene che i pazienti immigrati siano sospesi tra due mondi e che tale stato di sospensione alimenti molto spesso una condizione di fragilità identitaria, che può sfociare in una vera e propria psicopatologia. L'etnopsicodinamica ha come finalità principale quella di individuare le particolari dinamiche, intra e interpsichiche, che caratterizzano e orientano il comportamento di una determinata etnia, tribù o razza nel contesto ambientale in cui essa vive e si muove.
Il fenomeno dell'immigrazione
In questi ultimi anni in Italia si assiste all'arrivo di popolazioni provenienti dai paesi non industrializzati, desiderose di migliorare le loro condizioni socio-economiche, ma anche di instaurare dei rapporti dinamici. Questo fenomeno di immigrazione ha modificato l'immaginario collettivo rispetto all'identità culturale che ogni individuo possiede di sé e dell'altro, attivando nuovi processi psicodinamici su cui si fondano le società multiculturali.
Ricerca del Dipartimento di Psicologia dell'Università di Palermo
Il Dipartimento di Psicologia dell'Università di Palermo, attraverso una ricerca-intervento e assumendo come teoria di riferimento l'etnopsicodinamica, ha avuto come finalità quella di:
- Effettuare uno studio dinamico dell'identità nei rapporti intersoggettivi tra i membri di due comunità etniche differenti che condividono lo stesso spazio sociale;
- Esplorare l'identità personale (intesa come soggetta a continui cambiamenti in relazione alle influenze interpersonali e culturali) nei suoi valori latenti inerenti al tema dell'alterità etnoculturale;
- Esplorare le aspettative espresse rispetto alla relazione con lo straniero;
- Individuare dei criteri per una pluricittadinanza, che possono essere oggetto di riflessione per interventi a favore delle società multiculturali.
La ricerca è stata effettuata a Palermo e ha visto come protagonisti un gruppo di soggetti immigrati della Costa d'Avorio e un gruppo di soggetti palermitani della stessa fascia età e omologhe fasce socio-economiche.
Ipotesi di lavoro
L'ipotesi di lavoro su cui si basa la ricerca è quella che la relazione cognitiva e affettiva immigrati/autoctoni nelle comunità multiculturali si esprime in processi che nascono e si evolvono attraverso l'interazione soggettiva di spinte individuali, sociali e transpersonali. In base a ciò sono state studiate 4 aree dinamiche:
- Area del visibile, costituita dai dati anagrafici e dagli aspetti antropo-sociali della coesistenza dei due gruppi in uno stesso territorio;
- Area del privato, centrata sui convincimenti personali riguardo sé e l'altro, e sulle personali strategie affettive scelte per relazionarsi con l'altro;
- Area cieca, costituita da moti affettivi latenti, la cui presenza è inferibile sia con l'osservazione sia attraverso tecniche psicodrammatiche;
- Area ignota, permeata da affetti spesso senza nome, ma forti e presenti.
Strumenti di ricerca
Per la ricerca sono stati utilizzati vari strumenti:
- Il colloquio con il rappresentante ufficiale della comunità ivoriana a Palermo;
- Il questionario SIV di Gordon, per esplorare i valori che guidano l'individuo nei suoi atteggiamenti e comportamenti interpersonali;
- Il focus group (colloquio gruppale), attivato dallo stimolo di materiale fotografico, per individuare le percezioni valoriali e le rappresentazioni sociali latenti dei soggetti nelle relazioni con lo straniero; inoltre, sono state utilizzate tecniche di drammatizzazione in cui è stato chiesto di inventare (o scegliere insieme) e mettere in scena una favola, un racconto o un film che potesse rappresentare quanto era emerso dalle discussioni;
- Le interviste, condotte in forma individuale con rappresentanti istituzionali, amministrativi e sociali deputati alla presa di decisione politico-ambientale rispetto alla presenza di stranieri a Palermo.
Risultati dell'analisi dei dati
L'analisi dei dati ha dato i seguenti risultati:
- Il colloquio è stato condotto con il rappresentante ufficiale della comunità ivoriana a Palermo: egli è un uomo di circa 32 anni, parla correttamente 4 lingue (tra cui l'italiano) e nel suo paese d'origine seguiva i corsi universitari per diventare giornalista. Egli concepiva l'Italia come una società di accoglienza, ma arrivato qui non riesce a capire perché agli occhi degli italiani è immigrato, prima che simpatico o antipatico, intelligente o normale: per cui da immigrato capisce bene che è indispensabile adattarsi ad una nuova percezione di sé. Lo sradicamento e l'emarginazione viene contenuto esclusivamente nel desiderio di relazioni affettivamente ricche di significato, amicali e familiari, con persone della stessa etnia, confinando nell'area delle relazioni di necessità (lavoro, casa, ecc.) i contatti con gli altri. Dal colloquio emerge che il valore culturale più radicato dagli ivoriani è il dovere di ospitalità: infatti, ogni volta che nuovi immigrati giungono in città, anche di nazionalità diversa, li invitano nelle proprie case, costituendo quindi una rete di supporto e di servizi di prima accoglienza.
- Dal questionario SIV di Gordon risulta che sia i palermitani che gli ivoriani mostrano una buona inclinazione verso atteggiamenti altruistici come l'aver cura degli altri ed aiutare i bisognosi; inoltre, per entrambi, è necessario rispettare le norme: tuttavia, mentre per i palermitani è importante ricevere incoraggiamento e comprensione, per gli ivoriani non vale la stessa cosa, forse per l'inconsapevole voglia di mantenere una certa unione all'interno del gruppo di appartenenza distanziandosi dall'ambiente ospitante. Inoltre, i palermitani sembrano voler superare l'emergere del nuovo, della dimensione dell'estraneità (e quindi anche la presenza degli immigrati) semplicemente non prendendolo in considerazione, allontanandone: di conseguenza, i palermitani hanno una scarsa volontà a promuovere iniziative o assumersi compiti che richiedono responsabilità, mentre gli ivoriani mostrano comportamenti di conformismo locale a scapito della loro cultura. Quindi, i risultati evidenziano che in entrambi i gruppi si stia attuando una convivenza basata sulla distanza e sull'assenza di scambi relazionali.
- Dal focus group realizzato con i palermitani emerge una certa distanza emotiva e una sordità affettiva nei confronti dell'argomento in questione: la narrazione dei vissuti personali dei partecipanti è stata quasi completamente messa da parte a favore di un'animata resocontazione di casi tesa a mettere in mostra atti di razzismo compiuti dai bambini palermitani ai danni dei compagni immigrati: per cui il modello relazionale tra questi è basato sulla distanza e sulla presenza di stereotipi e pregiudizi. Mentre, dal focus group realizzato con gli ivoriani (drammatizzazione della storia di Bako) emerge il disagio della forte discrepanza tra il mito dell'uomo bianco tecnologizzato e sviluppato e la realtà che vivono: essi nella drammatizzazione della storia di Bako esprimono dolore per non sentire riconosciuta la propria identità personale, nostalgia dei rassicuranti rapporti con gli anziani responsabili della trasmissione culturale, e diffidenza e ostilità nei confronti della situazione presente.
- Nelle interviste, condotte in forma individuale con rappresentanti istituzionali, amministrativi e sociali deputati alla presa di decisione politico-ambientale rispetto alla presenza di stranieri a Palermo, la tonalità emozionale manifestata è stata per la maggior parte dei casi benevola, dato che la maggior parte dei testimoni esprime un reale e forte interesse per la questione immigrazione, ma è affiancata spesso da una forma di ostilità verso le Istituzioni, ritenute inadeguate nei confronti delle difficoltà di adattamento degli immigrati. In queste interviste, spesso si fa riferimento al presente e al passato, ma mai al futuro se non per affermare che Palermo è da considerarsi una città di passaggio in cui stare momentaneamente e poi andare via. I sentimenti riguardano timori e preoccupazioni per entrambe le parti, e una spiccata affettività positiva ma con punti di vista e argomentazioni acco
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