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Psicologia dello sviluppo e dell'educazione - Appunti Appunti scolastici Premium

Il seguente documento contiene gli appunti delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e dell'educazione, del docente dell'università degli studi di Palermo, Giovanna Perricone.
Gli argomenti trattati sono: sviluppo, crisi evolutive, stadi, sfida evolutiva, resilienza, sviluppo tipico e atipico, nodi e questioni... Sviluppo comunicativo e linguistico (tipico e atipico), sviluppo sociale (tipico... Vedi di più

Esame di Psicologia dello sviluppo e dell'educazione docente Prof. G. Perricone

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Quando si parla di sviluppo bisogna tener presenti:

-l’ambiente;

-il dato biologico;

-le dinamiche sociali;

-le persone che fungono da caregiver (punto di riferimento);

-il contesto storico.

Le dimensioni dello sviluppo sono: affettivo- relazionale, motorio, fisico, cognitivo, linguistico.

1. SVILUPPO COMUNICATIVO E LINGUISTICO

IL linguaggio è un codice, cioè un sistema di simboli grazie ai quali si comunica la realtà. Il codice è dotato di regole precise

(grammatica) ed è il mezzo principale per comunicare. Può essere diverso a seconda della cultura che si esprime. Ha diversi livelli:

-livello fonologico: riguarda i suoni del discorso;

-livello lessicale: riguarda le categorie delle parole;

-livello semantico: riguarda i significati trasmessi dalle parole;

-livello morfologico: si occupa delle modifiche delle parole (sing. - plur.)

-livello sintattico: si occupa di stabilire l’ordine delle parole all’interno di una frase.

Le proprietà del linguaggio sono: la referenzialità, cioè i segni linguistici si riferiscono ad oggetti o eventi esterni al linguaggio stesso e

ne esprimono il significato; l’arbitrarietà, cioè non c’è collegamento diretto tra la parola e l’oggetto; la trasmissione per tradizione; la

convenzionalità, cioè il significato non è mutevole, ma stabilito e condiviso dalla comunità; il distanziamento, cioè con il linguaggio si

può andare oltre il qui ed ora; la relazionalità, che si può esprimere grazie a parole come “perché”; la dualità, perché ci sono due

livelli, quello dei suoni e quello dei significati; l’organizzazione, in quanto il linguaggio segue regole precise; la rapida evanescenza;

l’autoreferenzialità, in quanto il linguaggio ha la capacità di rimandare ad altri segni, di articolare concetti difficili come i concetti astratti.

Il linguaggio deve avere origine da una specifica “dotazione biologica” che predispone gli umani al padroneggia mento di attività

complesse. E’ un importante mezzo di comunicazione e di costruzione di reti sociali e quindi non può essere compreso senza capirne le

relazioni con altre forme di comunicazione che lo precedono e lo accompagnano.

1.1 Sviluppo tipico

• Il primo mezzo attraverso cui il neonato comunica è il pianto. Altri segnali sono le espressioni facciali delle emozioni con le

quali il bambino comunica con la madre in una relazione faccia a faccia detto interazione diadica: l’oggetto di attenzione è

l’altro.

• A 5 mesi l’interesse del bambino si rivolge all’ambiente circostante e iniziano i gesti come il grasping (afferra mento). Queste

forme di comunicazione non sono intenzionali ma innate.

• Intorno agli 8-9 mesi compaiono le prime forme comunicative intenzionali dette forme proto-richiestive: il bambino utilizza

un oggetto sociale noto (l’adulto) per raggiungere uno scopo (oggetto), attraverso sguardo, vocalizzazioni, grasping.

• Intorno ai 10-12 mesi compaiono le prime forme proto dichiarative, cioè il bambino usa i gesti, più un comportamento non

verbale, per ottenere qualcosa.

• Alla fine del primo anno il bambino possiede una decina di parole accompagnate da gesti (es. ciao con la mano)

• Le lallazioni compaiono verso i 7-12 mesi e rispondono ad una logica di esercizio, non hanno funzione comunicativa,

riflettono le caratteristiche della lingua madre.

• Attorno ai 18 mesi il vocabolario si amplia: si imparano prima i nomi, poi i verbi, poi gli articoli. Prima le parole sono

fortemente contestualizzate, dopo il 2° anno di vita, grazie alla simbolizzazione le parole vengono decontestualizzate e si

apprendono i significati convenzionali. Il linguaggio è “telegrafico”: agente + azione (bimbo mangia); azione + oggetto (mangia

pappa); entità + attributo (bimbo bello).

• A 3-4 anni il linguaggio è acquisito, ma ci sono ancore difficoltà sintattiche. Il linguaggio viene utilizzato soprattutto per

narrare: una narrazione lacunosa, soggettiva, non veridica. Esplodono i termini psicologici e si comprendono termini emotivi,

morali, cognitivi.

• Con l’ingresso nell’età scolare avviene il passaggio al pensiero paradigmatico, oggettivo e logico, non più personistico.

Questo anche grazie al sistema categoriale tassonomico che consente di costruire entità concettuali. La comunicazione

diventa riflessa e consapevole, si è capaci di argomentare. Si può parlare di competenza comunicativa.

1.3 Sviluppo atipico

• Nella sindrome di Down il ritardo linguistico non è proporzionale a quello cognitivo. Un soggetto Down di 12 anni, con età

mentale 5, ha un’età linguistica pari a 2 anni e mezzo. Le prime parole compaiono in ritardo e il ritmo di acquisizione è lento.

L’area più compromessa è quella della sintassi. Per quanto riguarda la morfologia, le difficoltà riguardano le aree più astratte.

• Nella sindrome di Williams il linguaggio è un’area relativamente conservata e può essere uguale o superiore al ritardo

cognitivo. I malati sanno raccontare lunghe storie e definire le parole. Nello sviluppo lessicale c’è un ritardo nell’acquisizione

delle prime parole. I bambini con tale sindrome sembrano apprendere il linguaggio a memoria.

• Il 7% della popolazione, in particolare quella maschile, soffre di disturbi specifici del linguaggio. Non c’è ritardo cognitivo

ma le capacità linguistiche sono alterate. Può esserci un ritardo o arresto nell’acquisizione di parole, deficit morfologici o

semantici. Questi disturbi sono dovuti ad incapacità di segmentare il flusso del parlato oppure in una limitata capacità del

magazzino fonologico.

• Nell’autismo il deficit linguistico è presente, in alcuni casi. Nelle forme più gravi si manifestano ecolalie (ripetizione di parole

appena udite). A causa delle loro diff. Emotivo- relazionali, la comunicazione verbale diretta è difficile e ansiogena: l’uso del

computer offre grandi vantaggi e dagli elaborati si possono scoprire tante sorprese!: uso di termini sofisticati, grande

ricchezze lessicale, l’uso frequente di aggettivi e avverbi. La struttura sintattica è particolare: i verbi sono alla fine, gli aggettivi

sono anteposti al nome.

2. SVILUPPO SOCIALE

Lo sviluppo sociale è un percorso attraverso cui l’individuo acquisisce competenze specifiche (piano intraindividuale) e si

inserisce all’interno dei contesti socio-culturali significativi (piano interindividuale).

Un individuo ha acquisito una competenza sociale quando, piuttosto che manifestare singolarmente determinate abilità, è in

grado di coordinare e integrare fra loro, sui diversi piani dell’azione, delle emozioni e del pensiero, quelle dimensioni che

appaiono centrali nella propria società.

2.1 Sviluppo tipico

• Durante la prima infanzia il bambino costruisce il suo primo legame con il caregiven. Essi si identificano con il legame

affettivo d’attaccamento.

Non sono relazioni intenzionale ma grazie al legame di attaccamento il bambino acquisisce la consapevolezza di sé grazie

all’altro che gli dà una serie di indicazioni (es. come sei bravo!). Questa fase è detta socializzazione primaria e va da 0 a 3

anni.

• L’acquisizione della permanenza dell’oggetto e quindi della capacità di simbolizzazione segna il passaggio dalla

socializzazione primaria alla socializzazione secondaria che caratterizza l’età prescolare (3-5 anni). E’ caratterizzata

dall’ampliarsi delle relazioni con i pari che portano ad una sempre maggiore consapevolezza di sé. Il gioco sociale favorisce

lo sviluppo morale, la negoziazione dei conflitti, la stabilizzazione delle regole. Il gioco individuale è importante perché

permette di riflettere, di creare, di sperimentare la conoscenza di sé e del mondo e il loro rapporto. Il gioco solitario permette

invece di conoscere e sperimentare la propria autonomia.

• La fanciullezza o età scolare (3-11 anni) è caratterizzata da relazioni discriminanti. Si sviluppa la preferenza sociale: questo

criterio selettivo consente di costruire legami di amicizia. Il bambino costruisce la sua rete sociale; c’è contestualmente uno

sviluppo morale. Si sperimenta cosa vuol dire stare in gruppo: stadio normativo> condivisione di regole e valori (9-10 anni);

stadio empatico (10-12 anni).

• L’adolescenza (12-18 anni) è caratterizzata da un percorso di individuazione. L’adolescente costruisce la sua identità

all’interno di contesti sociali e di appartenenza. Si ricerca l’identità di genere che si costruisce tramite relazioni monosessuali.

Questi legami soddisfano i bisogni di sicurezza, intimità e rispecchiamento.

• L’età adulta è caratterizzata da una condizione di autonomia e indipendenza, di responsabilità verso sé e gli altri; si riconosce

comunque che si ha bisogno dell’altro. C’è condivisione di stati affettivi e contemporaneamente mantenimento della propria

identità. E’ caratterizzata da una stabilità del legame di coppia e dalla genitorialità.

• La terza età è caratterizzata dalla riduzione dell’autonomia, dal mantenimento delle relazioni più intime, da un ritorno alla

dipendenza dall’altro.

2.2 Sviluppo atipico

• Nell’infanzia un esempio di percorso atipico può essere il ritiro sociale che può essere: passivo (i bambini preferiscono il

gioco solitario, ma non evidenziano difficoltà nel mantenere relazioni con i coetanei); attivo(il bambino ha scarse interazioni

con i compagni, ha un comportamento turbolento e chiassoso, talvolta anche aggressivo; reticente (il bambino vorrebbe

intraprendere relazioni, ma non ci riesce e “si butta” nel gioco solitario.

Il ritiro sociale può portare sia a sintomi di interiorizzazione che di esteriorizzazione.

• Nella adolescenza condotte atipiche sono: la diffusione dell’identità (esperienze vissute superficialmento che non vengono

messe insieme); blocco dell’identità (esperienza unica); condotte a rischio (fumo, alcool, droga, sesso precoce); solitudine

(che può avere una dimensione fisiologica o patologica).

• Nell’età adulta condotta atipica può essere la genitorialità difficile (gravidanze indesiderate, precoci, difficoltà genitoriali,

gravidanze desiderate ma che non arrivano, handicap).

• Nell’età anziano il pensionamento, per alcuni può essere fonte di crescita, per altri può provocare senso di inutilità e di

vuoto, può essere indicatore del proprio declino.

3. SVILUPPO EMOTIVO E RELAZIONALE

L’emozione è un costrutto multi direzionale. Quando proviamo un’emozione mettiamo in atto dei processi valutativi della realtà,

essi ci permettono di orientarsi. C’è una componente fisiologica delle emozioni, infatti i lineamenti del viso si alterano >livello

fisiologico, espressivo, fenomenologico – cognitivo (esperienze).

Per competenza emotiva si intende la capacità di gestire le emozioni. Essa migliora col passare dell’età.

3.1 Sviluppo tipico

• I neonati esprimono “emozioni” con il pianto, con la produzione di suoni, con la contrazione del viso (sviluppo precoce delle

emozioni).

• Nei primi 2 mesi di vita c’è un forte sviluppo emotivo, dal sorriso endogeno dei neonati a vere e proprie emozioni.

• Verso i 6-8 mesi il neonato acquisisce la capacità cognitiva della costanza dell’oggetto, la capacità di percepire l’oggetto

anche quando viene nascosto. Si rafforza il legame di attaccamento con il caregiven.

• Nell’età prescolare le emozioni sono sempre più definite anche grazie alla comparse delle prime competenze linguistiche.

• Nella pubertà ed adolescenza si ha maggiore consapevolezza delle proprie emozioni, il lessico emotivo è ampio, si

comprendono le cause delle proprie emozioni e di quelle degli altri

• Nell’età adulta si sviluppa l’intelligenza emotiva, cioè la capacità di riconoscere e gestire le emozioni >competenza

empatica.

3.2 Sviluppo atipico

E’ nello stile di risposta dei genitori e nello stile relazionale ad esso collegato che va ricercata la radice dell’ attaccamento

disorganizzato del bambino. Il trauma non elaborato può determinare l’avvio di un percorso nell’ambito dell’attaccamento infantile.

Due sono le tipologie di trauma salienti per l’attaccamento:

1) Morte precoce dei genitori, maltrattamenti, abusi;

2) Stati mentali dei genitori che hanno vissuto traumi e che si trasmettono al bambino a livello psicologico.

Nell’età scolare o nell’adolescenza alcuni bambini possono soffrire di disturbi da esternalizzazione. Spesso sono collegati a

deficit di attenzione/iperattività. Questi bambini non sanno gestire le emozioni. Possono essere impulsivi e aggressivi. Manifestano

alcune emozioni (es. rabbia) che non riescono a dissimulare e ne inibiscono altre. Sono incapaci di empatia e l’emozione

maggiormente carente è il senso di colpa.

La disregolazione emotiva è caratterizzata da forte sensibilità agli stimoli emotivi, forte intensità delle risposte a tali stimoli e lento

ritorno alla condizione di funzionamento di base.

4. SVILUPPO COGNITIVO

Lo sviluppo cognitivo comprende anche lo sviluppo della percezione, del linguaggio, della memoria, dell’apprendimento e

dell’azione. È una dimensione dello sviluppo che si occupa del processo della conoscenza. Le conoscenze sono l’esito del

pensiero che lavora sulle informazioni (ragionamento).

4.1 Sviluppo tipico

• Durante il primo mese i comportamenti del bambino sono una serie di riflessi.

• Tra il 1° e il 4° mese compare la reazione circolare primaria, cioè una serie di ripetizioni di movimenti e di suoni. Compaiono

anche le assimilazioni reciproche, cioè le prime forme di coordinazione di schemi (mano-bocca/ mano-sguardo).

• Tra il 4° e l’8° mese compare la reazione circolare secondaria, che è una ripetizione di movimenti che hanno effetto

sull’ambiente (es. toccare un gioco che fa rumore).

• Tra l’8° e il 9° mese compaiono comportamenti intenzionali (es. rimuovere un ostacolo che impedisce di prendere un

oggetto). Inoltre, il bambino diventa capace di utilizzare segnali per prevedere un evento (es. mamma mette cappello =

mamma esce>pianto).

• Tra il 12° e il 18° mesi compaiono le reazioni circolari terziarie che introducono variazioni nell’azione per studiarne l’effetto

(es. lasciar cadere la palla ad altezze diverse). Si sviluppa il concetto di permanenza dell’oggetto.

• Tra il 18° e il 24° mese il bambino risolve i problemi anche al primo tentativo e compare la funzione simbolica (es. banana =

telefono).

• Tra i 2 e i 5 anni le forme di rappresentazione simbolica diventano più ricche e complesse. Compare il disegno. Nell’età

prescolare compaiono l’animismo (dare vita agli oggetti), l’artificialismo (tutto è stato creato dall’uomo), il finalismo

(confondere la causa col fine). Intorno ai 4 anni i bambini comincino a comprendere le credenze altrui, si acquisisce un

ampio repertorio di script (copioni: cosa si fa al mattino…). Si cominciano a conoscere i numeri.

• In età scolare i bambini acquisiscono capacità di classificazione, seriazione, sanno compiere inferenze transitive (a<b);

capiscono il concetto di conservazione della sostanza, la simbolizzazione migliora, il pensiero narrativo è più complesso,

conoscenza meta cognitiva.

• Nell’adolescenza si sviluppa il pensiero astratto, coordinazione di diverse dimensioni misurabili, approccio

combinatorio (pensare a tutti i casi possibili), ragionamento scientifico, distinzioni tra leggi teoriche e descrizioni

empiriche, pensiero narrativo capace di presentare il punto di vista di tutti i personaggi.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Il seguente documento contiene gli appunti delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e dell'educazione, del docente dell'università degli studi di Palermo, Giovanna Perricone.
Gli argomenti trattati sono: sviluppo, crisi evolutive, stadi, sfida evolutiva, resilienza, sviluppo tipico e atipico, nodi e questioni... Sviluppo comunicativo e linguistico (tipico e atipico), sviluppo sociale (tipico e atipico), sviluppo emotivo e realzionale (tipico e atipico), sviluppo cognitivo (tipico e atipico), sviluppo motorio (tipico e atipico), sviluppo prenatale.
Assessment, strumenti e tecniche di osservazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della educazione (AGRIGENTO, PALREMO)
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Santra di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e dell'educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Perricone Giovanna.

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