Appunti di lezioni di psicologia dello sviluppo e dell'educazione
C'è un rapporto tra sviluppo ed educazione e in tale rapporto c'è una circolarità. L'oggetto di studio di questa materia (Psicologia dello sviluppo e dell'educazione) è il rapporto tra sviluppo ed educazione visto in una logica ecologica, cioè pensando che questo rapporto si evolve in una serie di reti relazionali (società, cultura, ambiente e specificità della persona). Si può parlare quindi di sviluppo dinamico, in quanto, sono diversi gli elementi che interagiscono tra loro e non uno solo. Lo sviluppo cambia, quindi, perché c'è interazione tra fattori di natura diversa. > percorso evolutivo.
Epistemologia dello sviluppo
Epistemologia dello sviluppo = punti fondamentali dello sviluppo. Questioni epistemologiche = porsi delle domande sul processo di sviluppo. Si dicono nodi le complessità che possono caratterizzare la psicologia dello sviluppo. Danno dinamicità allo sviluppo. Sono dati dall'interazione di diverse visioni (ad esempio, visione meccanicistica + visione organistica). Le questioni, invece, sono dicotomiche (o visione meccanicistica o visione organistica).
Ogni percorso di sviluppo si fonda su alcune categorie o fattori. Alcuni fattori dello sviluppo sono costituiti da una sorta di tendenze opposte, chiamate a volte questioni e altre volte nodi. Le questioni sono viste dall'esterno: ci si chiede quale processo segua lo sviluppo e implica l'esclusione. Guardando da un altro punto di vista, si può notare come lo sviluppo sia qualcosa di più complesso, dato dall'interazione di vari processi (nodi).
Processo di sviluppo
Un processo olistico è un processo globale. In esso non si distinguono le parti. Un processo di sviluppo sano è un processo continuo, la discontinuità è data dall'interruzione di un funzionamento. Essa porta a una crisi evolutiva, cioè alla rottura di un equilibrio di funzionamento. Si crea quindi inadeguatezza nelle capacità possedute (ad esempio, quando un bambino deve cominciare ad attribuire ad un segno anche un significato).
Crisi evolutive
- Crisi normative, che sono prevedibili;
- Crisi non normative, che non sono prevedibili (es. morte di un genitore quando si è in tenera età).
La crisi evolutiva diventa una sfida evolutiva. Dovrebbe quindi entrare in gioco la resilienza, cioè l'insieme di tutte le risorse che l'individuo mette in campo per affrontare le situazioni traumatiche, risolverle e "ristrutturare" se stesso. La resilienza è biologicamente presente ma non tutti riescono ad utilizzarla. Il trauma avviene quando le crisi non sono prevedibili, quindi non sono normative.
È compito dell'insegnante creare una condizione in cui il bambino possa sviluppare le sue risorse. L'insegnante non deve lavorare sul trauma, a questo ci pensa lo psicologo! Egli deve essere in grado di creare la condizione ideale per lo sviluppo della resilienza.
Concetti di stadio e ciclo di vita
Lo stadio è un arco di tempo in cui si opera un cambiamento. Il susseguirsi degli stadi costituisce una discontinuità perché si passa attraverso momenti diversi. Gli stadi si succedono secondo un ordine universale. Lo sviluppo è dato dalla discontinuità, cioè dalla rottura di un equilibrio.
In passato, la psicologia dello sviluppo si chiamava Psicologia dell'età evolutiva perché si pensava che lo sviluppo terminasse nell'adolescenza. Poi si ritenne più corretto affermare che lo sviluppo attraversasse tutto il percorso della vita. Il tutto si potrebbe rappresentare attraverso due parabole, una ascendente (fino all'adolescenza) e una discendente (fino alla vecchiaia).
Ora si parla, invece, di ciclo di vita: lo sviluppo attraversa tutta la vita (diacronicità) ed è governato da un processo di ricorsività, cioè i processi di sviluppo si ripropongono in altri momenti della vita ma con caratteristiche diverse (es. la sessualità dell'adolescente e dell'anziano). L'ottica del ciclo di vita guarda alla trasformazione e non alla perdita: gli elementi nuovi cambiano conformità alle cose.
Lo sviluppo è quindi: diacronico, ricorsivo e dinamico.
Sviluppo tipico e atipico
Sviluppo tipico: quando si uniforma a degli standard. Sviluppo atipico: è caratterizzato da bisogni speciali. I bisogni speciali nascono dall'interazione tra le compromissioni (disabilità, malattia) e le differenze individuali (caratteristiche genetiche/ambientali dell'individuo).
Questioni epistemologiche e modelli di sviluppo
Il percorso di sviluppo si fonda su alcune questioni epistemologiche: tendenze contrapposte dello sviluppo lo rendono ricco. Situazioni quantitative > quantità > es. processi di maturazione (albero più piccolo/albero più grande). Situazioni qualitative > qualità > es. trasformazione (girino/rana). Alcuni modelli ritengono che lo sviluppo umano segua lo sviluppo quantitativo, altri quello qualitativo. Parlando in termini di nodi epistemologici, si serve di entrambi.
Concezione dello sviluppo
- La prospettiva stadiale prevede che il percorso di sviluppo si evolva attraverso il susseguirsi di stadi. Può sembrare continuo ma in realtà è discontinuo perché passando da uno stadio all'altro avviene un cambiamento.
- Ogni crisi evolutiva propone un compito evolutivo. Se il soggetto acquisisce le risorse mancanti ha superato la crisi.
Lo sviluppo è cambiamento! La continuità deve esserci per attenzionare tutti gli aspetti dello sviluppo. Per crescere ci vuole discontinuità. L'interazione tra sviluppo e maturazione è la crescita.
Fattori dello sviluppo
Quando si parla di sviluppo bisogna tener presenti:
- L'ambiente;
- Il dato biologico;
- Le dinamiche sociali;
- Le persone che fungono da caregiver (punto di riferimento);
- Il contesto storico.
Le dimensioni dello sviluppo sono: affettivo-relazionale, motorio, fisico, cognitivo, linguistico.
Sviluppo comunicativo e linguistico
Il linguaggio è un codice, cioè un sistema di simboli grazie ai quali si comunica la realtà. Il codice è dotato di regole precise (grammatica) ed è il mezzo principale per comunicare. Può essere diverso a seconda della cultura che si esprime. Ha diversi livelli:
- Livello fonologico: riguarda i suoni del discorso;
- Livello lessicale: riguarda le categorie delle parole;
- Livello semantico: riguarda i significati trasmessi dalle parole;
- Livello morfologico: si occupa delle modifiche delle parole (sing. - plur.);
- Livello sintattico: si occupa di stabilire l'ordine delle parole all'interno di una frase.
Le proprietà del linguaggio sono: la referenzialità, cioè i segni linguistici si riferiscono ad oggetti o eventi esterni al linguaggio stesso e ne esprimono il significato; l'arbitrarietà, cioè non c'è collegamento diretto tra la parola e l'oggetto; la trasmissione per tradizione; la convenzionalità, cioè il significato non è mutevole, ma stabilito e condiviso dalla comunità; il distanziamento, cioè con il linguaggio si può andare oltre il qui ed ora; la relazionalità, che si può esprimere grazie a parole come “perché”; la dualità, perché ci sono due livelli, quello dei suoni e quello dei significati; l'organizzazione, in quanto il linguaggio segue regole precise; la rapida evanescenza; l'autoreferenzialità, in quanto il linguaggio ha la capacità di rimandare ad altri segni, di articolare concetti difficili come i concetti astratti.
Il linguaggio deve avere origine da una specifica “dotazione biologica” che predispone gli umani al padroneggiamento di attività complesse. È un importante mezzo di comunicazione e di costruzione di reti sociali e quindi non può essere compreso senza capirne le relazioni con altre forme di comunicazione che lo precedono e lo accompagnano.
Sviluppo tipico del linguaggio
- Il primo mezzo attraverso cui il neonato comunica è il pianto. Altri segnali sono le espressioni facciali delle emozioni con le quali il bambino comunica con la madre in una relazione faccia a faccia detta interazione diadica: l'oggetto di attenzione è l'altro.
- A 5 mesi l'interesse del bambino si rivolge all'ambiente circostante e iniziano i gesti come il grasping (afferra mento). Queste forme di comunicazione non sono intenzionali ma innate.
- Intorno agli 8-9 mesi compaiono le prime forme comunicative intenzionali dette forme proto-richiestive: il bambino utilizza un oggetto sociale noto (l'adulto) per raggiungere uno scopo (oggetto), attraverso sguardo, vocalizzazioni, grasping.
- Intorno ai 10-12 mesi compaiono le prime forme proto-dichiarative, cioè il bambino usa i gesti, più un comportamento non verbale, per ottenere qualcosa.
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Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione
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