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Psicologia dell’adolescenza

Fin dai primi studi scientifici e psicologici sull’adolescenza, che risalgono dagli inizi del secolo

scorso, è stata data dell’adolescenza una rappresentazione sostanzialmente negativa, ben sintetizzata

dal motto “storm and stress”. In molte culture, l’adolescenza è vista come un periodo difficile, pieno

di conflitti e problemi, aggressività, mancanza di rispetto e così via, ma in realtà molti studiosi la

descrivono come un periodo nel complesso positivo. Questo è dovuto a diversi fattori: si è notato

che tendenzialmente gli adolescenti, nonostante le difficoltà, risolve positivamente le sfide

evolutive del periodo, mantengono dei buoni rapporti con i genitori, hanno un buon rendimento

scolastico, hanno una buona rete amicale di supporto e sono pochi gli adolescenti che perdurano nei

comportamenti a rischio una volta terminata l’adolescenza.

Gli adolescenti affrontano i loro compiti di sviluppo nei diversi contesti sociali e culturali in cui si

trovano a vivere.

i diversi contesti (familiare, scolastico, urbano ecc.) che offrono all’adolescente

Sono proprio

risorse, vincoli e opportunità diverse di sviluppo.

Molte persone ricordano l’adolescenza come il periodo più intenso e significativo della loro vita.

Proprio i ricordi ci vengono in aiuto per mettere a fuoco questo periodo: esiste un fenomeno,

chiamato picco di reminiscenza, che ci mostra come la vividezza dei ricordi che riguardano il

periodo adolescenziale (dai 10 anni) fino ai 20-25 anni sono quelli che rievocati più frequentemente

e più nitidamente.

Questo picco di reminiscenza non dipende dalle caratteristiche intrinseche degli eventi che

ricordiamo, dipende piuttosto da come le informazioni vengono codificate dal nostro cervello: i

neurotrasmettitori rilasciati (specialmente la dopamina) sono maggiori perché le emozioni scatenate

sono più forti.

I miti da sfatare

- Le tempeste ormonali mandano gli adolescenti fuori di testa

FALSO. Gli ormoni certamente incidono sul comportamento adolescenziale, ma c’è molto altro che

influenza il comportamento in maniera ancora più pervasiva, ad esempio la tempistica della

maturazione del cervello.

Gli adolescenti sono immaturi, confusi, irresponsabili. Bisogna “tener botta” e aspettare che

-

maturino

FALSO. Gli aspetti fastidiosi che notiamo negli adolescenti, non sono i loro aspetti più

caratteristici, sono quelli che notiamo di più perché ci irritano, ma ci sono molti altri aspetti che

dovremmo tenere in considerazione: il mettere alla prova i propri limiti costantemente, la ricerca di

gratificazioni sociali, la passione per situazioni nuove servono a gettare le basi della loro

personalità, la loro intraprendenza, i loro legami. L’adolescenza quindi è un periodo ricco di

opportunità.

Il cervello dell’adolescente ha una plasticità simile a quella di un neonato: questo ci fa capire quanto

sia possibile lavorare con essi e di quanto si debba lavorare per creare le condizioni per far

esprimere al meglio le loro potenzialità.

Anche i comportamenti negativi possono essere visti come positivi in quanto sono adattivi per

l’adolescente.

- Gli adolescenti devono diventare completamente indipendenti dagli adulti dell’adolescente si

FALSO. La ricerca ha mostrato come il percorso di crescita ed emancipazione

realizza nella maniera ottimale se avviene con il supporto degli adulti in un’ottica di crescente

reciprocità in cui si crea un rapporto di interdipendenza.

La fragilità adolescenziale che l’adolescenza è un periodo di transizione

La fragilità degli adolescenti è dovuta al fatto

dall’infanzia all’età adulta e le transizioni sono sempre momenti speciali e complicati, né per chi li

vive né per le persone vicine a chi li vive.

L’adolescente vive in una costante oscillazione tra l‘età infantile e quella adulta, non ha un ruolo

chiaro e specifico. Anche quando gli altri si rivolgono a lui non hanno chiaro a chi si stanno

rivolgendo.

E’ quindi un periodo di forte instabilità: l’adolescente è impaziente di crescere ma al contempo ha

perdere le sicurezza dell’infanzia.

paura di

Non un’adolescenza, ma tante adolescenze

Chi affronta il periodo adolescenziale si deve cimentare in una serie di sfide evolutive comuni a tutti

gli adolescenti indipendentemente dai contesti di riferimento, ma ci sono anche delle sfide non

normative, che quindi non tutti devono affrontare: basti pensare alle differenze di genere, ai gruppi

etnoculturali di appartenenza o lo stato socioeconomico.

Non tutte le adolescenze sono uguali: alcune hanno un percorso più facile, altre meno.

Periodo continuo ma non unitario

E’ molto diverso essere un preadolescente e un adolescente nella media o tarda adolescenza: le sfide

evolutive e le capacità sono differenti, e chi interagisce con loro deve saper cogliere le peculiarità di

questi momenti e saper regolare il comportamento sulla base della specifica fase che il ragazzo

attraversa.

Inizio e termine dell’adolescenza

Un tempo, l’adolescenza aveva una durata limitata, iniziava con la pubertà e finiva con il

l’indipendenza economica, una condizione

raggiungimento dei traguardi di tipo socio-culturali:

lavorativa stabile, una relazione stabile che dava luogo a un matrimonio e sanciva l’inizio di una

vita familiare.

Oggi l’inizio e la fine del periodo adolescenziale non sono nettamente definiti.

L’adolescenza si sta allungando: c’è uno sviluppo puberale anticipato (l’età media del menarca è

intorno ai 12 anni) dato, oltre che da una predisposizione genetica, dal tipo di stile di vita. Ad

esempio, la kisspeptina, un aminoacido che accende gli ormoni sessuali, è sensibile al grasso

corporeo e all’esposizione della luce, naturale o artificiale. Anche lo stress incide sulla pubertà: chi

vive in un ambiente stressante è più portato a uno sviluppo precoce.

Entrano in gioco anche i fattori endocrini interferenti, come ad esempio le sostanze chimiche

contenute nella plastica o nei pesticidi, o gli ormoni animali contenuti nella carne e nei prodotti

caseari che modificano le tempistiche della pubertà influenzando il funzionamento degli ormoni

sessuali.

Inoltre, c’è una dilazione del raggiungimento delle tappe dell’età adulta, data dai fattori socio-

economici o dalla cultura di appartenenza.

Se un tempo gli studiosi affermavano che l’adolescenza durasse 5 anni, adesso si pensa che

l’adolescenza duri 15 anni; idea sostenuta anche dalla scoperta della maturazione di alcune aree

cerebrali nel periodo di vita che va dai 20 ai 30 anni. Sono quindi necessari dei nuovi parametri per

studiare e rapportarsi con gli adolescenti di oggi.

Il corpo adolescente

Lo sviluppo puberale e i suoi riflessi psicologici

Lo sviluppo fisico è uno dei grandi cambiamenti che si realizzano nel periodo dell’adolescenza e si

caratterizza per l’essere uno dei primi dal punto di vista cronologico, poiché in generale esso si situa

nella prima parte dell’adolescenza, e per l’essere direttamente constatabile anche da parte

dell’osservatore esterno.

Il termine che meglio spiega il concetto di pubertà è quello di metamorfosi, ovvero la mutazione

della forma e nella struttura di un organismo vivente nel corso del suo sviluppo.

La pubertà dà vita, crea un individuo nuovo, nel corpo e nella mente.

Il cambiamento può essere traumatico, certamente denso di tensioni, di paure e di preoccupazioni: i

per l’ “estraneo” che entra in casa, i ragazzi sono preoccupati per l’

genitori sono preoccupati

“estraneo” che è entrato in loro. I ragazzi scoprono ogni giorno novità nel loro fisico, sono sopresi

sono

dai loro ragionamenti, dai nuovi pensieri, sono disorientati per i loro sbalzi d’umore,

preoccupati per gli scatti che hanno e non riescono a controllare a causa delle loro pulsioni.

La pubertà è un vero e proprio tsunami, dà vita a una serie di cambiamenti somatici che portano

dei cambiamenti radicali nella vita dell’adolescente.

Questi cambiamenti sono:

- Rapidi

- Repentini

- Drammatici

E si verificano in individui che ne sono pienamente consapevoli, e questo li differenzia per esempio

dai cambiamenti dell’infanzia.

Questi cambiamenti hanno forti effetti sia nella sfera personale che nella sfera relazionale.

A livello personale influenzano innanzitutto l’immagine corporea: il nostro corpo cambia ogni

giorno, ma noi non ce ne accorgiamo. Quando durante la pubertà diventiamo consci di questo

cambiamento, facciamo fatica ad accettarlo.

Cambia anche il pensiero, che diventa ipotetico-deduttivo; e cambiano le capacità e le attitudini: un

fisico che cambia diventa in grado di fare alcune cose che non sapeva fare prima, ma magari non

riesce più a fare cose che sapeva fare prima (es. cantare, danzare, giocare a calcio). Ciò impatta

molto sulla vita dei ragazzi.

Iniziano anche ad esserci le prime fantasie ed attività sessuali.

Tutti questi cambiamenti impattano sull’autostima e il benessere dell’adolescente.

Per quanto riguarda i cambiamenti nella sfera relazionale, il primo grande cambiamento avviene nel

rapporto coi genitori, il rapporto coi pari diventa molto più di spessore, molto più gratificante, e

cambiano anche i rapporti con i partner affettivi.

Quindi, il corpo che cambia diventa la prima grande sfida adolescenziale: costruire un nuovo

rapporto con esso è uno dei primi compiti che un adolescente deve affrontare, riuscendo a diventare

padrone del proprio corpo. Molto spesso i genitori faticano ad accettarlo, in quanto prima erano loro

tant’è che in questa fase dello sviluppo la conflittualità

ad occuparsi del corpo del figlio, riguarda

soprattutto aspetti legati alla presa in possesso del proprio corpo: il modo di vestirsi, di pettinarsi, di

personale, farsi un piercing ecc.

tagliarsi i capelli, truccarsi, l’igiene

Il corpo è quindi al centro dell’universo adolescenziale, un corpo che si impone con prepotenza

verso l’esterno e verso l’interno, che cambia senza il permesso di cambiare, è un protagonista non

voluto. l’esterno in quanto il cambiamento è visibile a tutti, facendo notare la sproporzione

Si impone verso

delle varie parti del corpo, la crescita non armonica, la goffaggine, l’acne.

Con imposizione verso l’interno si intendono i dolori della crescita (muscolari, articolari e ossei), i

dolori legati allo sviluppo dei caratteri sessuali secondari, i dolori psicologici: se da un lato

l’adolescente è felice di diventare adulto, dall’altro lato è presente la vergogna, l’imbarazzo per il

corpo, e il senso di colpa per l’allontanamento dall’infanzia e dal rapporto con i genitori.

La trasformazione del proprio corpo crea inevitabilmente tensioni, paure, disagio, perché mette in

discussione l’immagine di sé che era stata solidamente costruita durante l’infanzia.

Le paure legate al corpo che cambia

- Paura del corpo che cambia

si conosce quale sarà il punto di arrivo del cambiamento corporeo, c’è una perdita di

Non

certezze, e questo può portare a trattare il corpo come un oggetto, qualcosa da controllare.

- Paura di perdere il controllo

Molti comportamenti dei ragazzi, come ad esempio sottoporsi a diete sconsiderate, hanno la

funzione di dimostrare che hanno la capacità di controllare la realtà, il corpo che cambia, in

un momento in cui le incertezze sono molto forti.

- Paura di crescere

Crescere vuol dire abbandonare l’infanzia e tutte le sue sicurezze. Il corpo che cambia è il

responsabile di questo, e quindi questa paura si basa fondamentalmente sull’insicurezza su

quelle che sono le risorse dell’adolescente, di diventare autonomi, di non essere all’altezza.

- Paura di non essere normali

Questi cambiamenti fisici avvengono proprio nel momento in cui i ragazzi avvertono il

bisogno di essere simili ai loro pari, di essere apprezzati. Il confronto con i pari (ad esempio

l’altezza e il peso) vengono usati come indicatori per stabilire o meno

per quanto riguarda

l’adeguatezza del loro sviluppo.

Questa paura aumenta e diventa problematica nel caso il cambiamento sia precoce o tardivo.

- Paura di essere brutti molto forte, e quindi c’è un rischio di ritiro, di inibizione

La pressione sociale alla bellezza è

sociale per non esporsi a sentimenti di imbarazzo, vergogna per il proprio corpo.

Le paure sono molto comuni, ma possono variare molto sensibilmente per quanto riguarda

intensità, durata e frequenza con cui si manifestano nei ragazzi.

Secondo numerosi autori, la dismorfofobia è piuttosto comune in adolescenza, anche se si

tratta di un fenomeno temporaneo che scompare con il procedere dello sviluppo.

Anticipi e ritardi puberali

Le trasformazioni puberali non avvengono alle stesse età nei vari individui; ciò può divenire un

problema per coloro che maturano troppo precocemente, poiché in questo caso l’età biologica non

corrisponde all’età socio-emozionale, cioè la maturità fisica si realizza prima di quanto possa essere

accolta cognitivamente e responsabilmente dall’individuo.

Tuttavia, può divenire un problema anche una pubertà tardiva rispetto a quella dei coetanei.

Il limite cronologico inferiore della pubertà normale può essere situato a 9 anni per la femmina e 10

per il maschio, mentre il ritardo puberale può essere indicato a 15-17 anni per la femmina e a 16-18

per il maschio.

Gli studiosi hanno cercato di capire se il fatto di essere in anticipo o in ritardo rispetto allo sviluppo

dei pari costituisce un argomento problematico e sono giunti a queste conclusioni:

- Nelle ragazze, lo sviluppo puberale precoce, è indicatore particolare di rischio sia di avere

comportamenti esternalizzanti (comportamenti problematici rivolti verso l’esterno, come per

esempio l’aggressività o la violazione di norme sociali) che internalizzanti (problemi legati

alla sfera emotiva, come ansia, depressione, ritiro sociale).

la precocità puberale è visto come un campanello d’allarme.

Nelle ragazze, quindi,

Lo sviluppo femminile tardivo, invece, sembra essere associato a caratteristiche

psicologiche positive.

- Nei ragazzi, la ricerca ci dà esiti contrari. Lo sviluppo precoce sembra che porti un

vantaggio sul piano personale e relazionale in quanto, avvicinandosi a un fisico adulto, ci

sono dei vantaggi a livello di popolarità e negli sport; mentre lo sviluppo tardivo sembra

arrecare uno svantaggio psicologico.

I ragazzi con uno sviluppo puberale tardivo sono indicati anche come molto immaturi e poco

popolari.

L’insoddisfazione corporea

Per il nostro benessere psicosociale è fondamentale piacersi, sentirsi attraenti, e questo lo è in

particolare per gli adolescenti, che sono particolarmente sensibili a tutto ciò che riguarda il loro

corpo.

Nella società contemporanea è data grande importanza al corpo inteso in termini di bellezza,

soprattutto il corpo femminile, e quindi sono soprattutto le ragazze adolescenti ad essere insicure e

insoddisfatte del proprio corpo.

Studi longitudinali hanno dimostrato che, mentre nei maschi la soddisfazione corporea resta

progressivamente stabile col passare del tempo, nelle ragazze lentamente si abbassa.

Quindi, l’adolescenza è caratterizzata da un incremento dell’insoddisfazione corporea nelle ragazze.

L’insoddisfazione di scontentezza che può riguardare la forma, l’aspetto,

corporea è un sentimento

il peso, o alcuni aspetti particolari (orecchi, naso, occhi). Può basarsi su un dato oggettivo (che però

viene enfatizzato) oppure può essere frutto di dispercezioni affettive e cognitive. In ogni caso è

considerata un potente fattore di rischio per lo sviluppo di patologie alimentari, in particolar modo

per le ragazze, ma anche ansia, depressione, abuso di alcol e altre sostanze.

La ricerca ha mostrato che l’insoddisfazione corporea dipende da fattori sociali e culturali.

Per quanto riguarda il contesto sociale più prossimo (genitori, fratelli e coetanei), è stato dimostrato

che è presente un legame tra l’insoddisfazione corporea e una comunicazione “negativa” tra madre

e figlia rispetto ad argomenti come il peso, la forma corporea, le prese in giro, commenti critici su

tutti questi aspetti e incoraggiamenti a fare diete. Lo stesso riguarda il contesto familiare e gli amici.

Il fatto anche di essere esposti a modelli di madri o di coetanei che hanno comportamenti

nell’alimentazione (diete eccessivamente rigide, attività fisiche estreme,

maladattivi ricorso

ossessivo alla pesata) esercitano un’influenza negativa verso condotte alimentari a rischio.

l’atteggiamento

Quindi, la famiglia e che adotta è molto importante.

Per quanto riguarda invece il contesto sociale più allargato, un ruolo importante è attribuito ai

media.

Gli adolescenti sono particolarmente vulnerabili al sentirsi insoddisfatti del proprio aspetto perché

sono in un periodo molto delicato e sono costantemente esposti a modelli irraggiungibili e falsi,

pressione alla magrezza, confronto sociale.

La ricerca dimostra che, quando le ragazze sono sottoposte alla visione di immagini che

rappresentano modelle magre in loro aumenta il disagio, lo stress, il senso di inadeguatezza, la

vergogna, il senso di colpa, una maggiore insicurezza, depressione e insoddisfazione rispetto al fatto

di vedere foto di modelle di taglia media.

Gli adolescenti sono così influenzati dai media perché sono nel periodo in cui stanno costruendo la

loro identità

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeriazz di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'adolescenza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Albiero Paolo.
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