Psicologia dell'educazione e abilità socio-cognitive
Psicologia dell'educazione e benessere
L'interesse verso la psicologia del benessere è relativamente recente: a partire dagli ultimi decenni del secolo scorso si sono rivisti i paradigmi di riferimento e anche alla psicologia è stato chiesto di provare a vedere in che modo i suoi riferimenti potessero essere visti per pensare in termini di prevenzione e di promozione alla salute. L'idea di fondo è quella di individuare interventi volti ad implementare quelle abilità che già sono presenti nelle persone, quindi non più ridurre o riparare, ma costruire e potenziare.
L'OMS, con la Carta di Ottawa del 1986, ha cercato di dare un riferimento a tutti i paesi del mondo rispetto a questo nuovo approccio; la base della Carta di Ottawa dice che la promozione della salute favorisce lo sviluppo personale e sociale fornendo informazione, istruzione sul problema della salute e preparazione generale; aumenteranno così per tutti le possibilità di esercitare maggiore controllo, e di operare scelte precise, riguardo alla propria salute. Mettersi in quest'ottica significa rendere la persona responsabile della propria e altrui salute.
È essenziale fare in modo che tutti possano continuare ad apprendere per tutto il corso della vita, preparandosi ad affrontarne le diverse fasi e l'eventualità di malattie o invalidità croniche, apprendimento che dovrà essere favorito dalla scuola, dall'ambiente di lavoro e dalle associazioni comunitarie. Occorre intervenire sugli organismi scolastici, professionali e commerciali, e su quelli del volontariato, nonché sulle istituzioni stesse.
Con la Carta di Ottawa si mette in crisi il modello biomedico, ovvero un modello che interveniva solo nel momento in cui si presentava una malattia ed era quindi necessaria una cura (che non risponde ai bisogni di salute della persona, ma all'organismo malato e assegna al soggetto il ruolo passivo di paziente); questo modello era essenzialmente passivo (chi usufruiva non aveva un ruolo).
Il modello bio-psico-sociale sostituisce questo approccio, considerando la persona non solo nel momento della malattia, ma lavorandoci quando la persona sta bene. In questo orizzonte scaturiscono modelli complessi che ritengono che non sia sempre possibile individuare un modello causa-effetto, ma un modello che complessifica la realtà e quindi immagina che vi possano essere più cause. È anche un modello che può tenere conto di una realtà complessa; è quindi un modello probabilistico multicausale. Vi sono elementi che incidono legati al passato o anche al futuro; vi sono elementi di tipo biologico, di tipo esperienziale. Questo modello garantisce una lettura della persona a 360°.
Vi sono tre passaggi processuali che sono avvenuti: da una cultura della prevenzione (tipo riparativo) si è passati a una cultura di comprensione nel contesto in cui si è inseriti per identificare eventuali fonti di potenziale stress o problema, e se si può degenerare, il compito è quello di disinnescare queste fonti e garantire di conseguenza alle persone lo stare bene. Lavorare con questa cultura significa lavorare con un orientamento alla sicurezza, si tratta di un atteggiamento che può portare alla prudenza, ma anche alla visione dell'individuo come "sotto una campana di vetro". Bertini parla a proposito di uno "scudo protettivo".
L'orientamento tende alla sicurezza, all'incolumità, alla cautela e alla prudenza per evitare problemi. Si arriva quindi al passaggio successivo, quello verso la promozione, spesso intesa come sinonimo di prevenzione, ma sono diverse: la promozione implica un "muoversi verso", si ha un ruolo attivo del soggetto (mentre nella prevenzione il ruolo rimane comunque abbastanza passivo); l'idea è quella di far sì che la persona acquisisca una serie di abilità che la possono mettere in grado di affrontare una serie di problemi che inevitabilmente si presenteranno. Sottolinea l'aspetto proattivo e la necessità che non sia centrata sull'individuo ma incisiva anche nella e per la comunità, orientamento ad affrontare le sfide della vita; se nella prevenzione salute e malattia si oppongono escludendosi, nella promozione possono coesistere.
Quello che distingue prevenzione e promozione è la modalità di processo: nella promozione sollecito lo sviluppo delle risorse e delle competenze psicologiche sociali individuali e collettive per promuovere benessere. Questo nella scuola si è tradotto in una serie di risposte e di interventi e che si vorrebbe anche inserire nell'insegnamento; come ad esempio insegnare per competenze (attraverso questo insegnamento - modalità, tipologia, contenuti - quali competenze sto attivando in loro? Non solo le conoscenze della materia, ma anche il lavorare in gruppo, le competenze organizzative, ecc). Lavorare in ottica di prevenzione significa dare le competenze e abilità di ragionamento, di pensiero critico e divergente, dove ci si trova a scegliere, ci si trova di fronte a problemi, ma si hanno strumenti in più per decidere come comportarsi.
Psicologia dell'educazione: una psicologia di confine
La psicologia dell'educazione è una psicologia di confine, poiché tiene in considerazione nozioni provenienti da altre tipologie, per esempio la psicologia dello sviluppo, la psicologia dell'apprendimento, psicologia dell'organizzazione, psicologia della famiglia. Si inizia a parlare di psicologia dell'educazione all'inizio del XX secolo, si confonde inizialmente con la psicologia dell'apprendimento; si tratta di una disciplina che studia sia i processi di apprendimento che coinvolgono l'individuo e il suo sviluppo, sia i processi di insegnamento nelle scuole, ovvero le istituzioni culturali nelle quali si trasmettono conoscenze socialmente rilevanti, comportamenti, abitudini, norme e valori, attraverso strumenti e metodologie di valutazione, didattica, formazioni delle classi.
La psicologia dell'educazione si occupa di individuare quei fattori legati all'ambiente di apprendimento che rendono più o meno facile l'apprendimento, la motivazione, il benessere dell'individuo o del gruppo impegnato nel processo educativo e dei quali le istituzioni educative devono tenere conto nella stesura del processo educativo. In primis la scuola, ma anche altri contesti educativi come le comunità di minori, le associazioni sportive, ecc.
La psicologia dell'educazione rappresenta un corpus di conoscenze scientifiche che si occupa di un campo privilegiato di indagine sui cambiamenti individuali che si verificano grazie all'interazione fra chi educa e chi è educato (quindi si tiene conto anche dei genitori). La base ci dice che la relazione educativa è la relazione che fa cambiare; se io ho vissuto una buona esperienza educativa, ho avuto un cambiamento, se non succede nulla, se non è cambiato niente allora non è educazione. Chi educa deve mettersi nell'ottica di imparare un mestiere che necessariamente cambia, perché si ha a che fare con persone che generazionalmente cambiano; non si può presupporre di imparare un lavoro che durerà tutta la vita (concetto di mestiere contrapposto al concetto di lavoro). Ci si deve muovere tra tradizione e innovazione, quando si educa ci si deve rifare a modalità educative che hanno funzionato, a qualcosa che dà supporto, ma si deve anche essere aperti al futuro.
Si educa in un certo momento sociale, che si deve aver ben presente, l'ambiente micro e macrosociale all'interno del quale chi si sta educando si trova è cruciale; educare vuol dire mettere regole. Bruner sosteneva che se si vuole educare è necessario essere sensibili alla cultura che ci circonda e all'interno della quale siamo inseriti, poiché "la cultura plasma la mente, ci fornisce l'insieme degli attrezzi mediante i quali costruiamo non solo il nostro mondo, ma la nostra concezione di noi stessi e delle nostre capacità".
Temi principali legati al benessere nell'educazione
- Apprendimento, successo e insuccesso scolastico, dispersione scolastica, DSA: una serie di elementi che possono essere letti attraverso un'ottica di prevenzione e promozione, si lavora per evitare l'insuccesso o per il successo? Questo porta a lavorare in maniera diversa;
- Motivazione e personalità; si lavora in ottica di promozione alla salute quanto più si mettono in atto dispositivi che motivano la persona e che la portano a stare bene, se piace cosa è proposto, si andrà a scuola più volentieri e di conseguenza si farà meno fatica a studiare; quanto più una scuola è in grado di capire e promuovere gli interessi dei singoli fa stare bene gli alunni;
- Relazione educativa, in termini di ricerca delle caratteristiche che possono promuovere l'interesse nell'educando;
- Relazione tra pari, quanto meglio si sta con i pari più volentieri si va a scuola;
- Integrazione e inclusione sociale;
- Promozione del benessere;
- Insegnanti, hanno un ruolo fondamentale nella promozione del benessere (adattamento, formazione, burn out).
La scuola non dovrebbe essere considerata come un contenitore di interventi di prevenzione del disagio, ma come agente e promotore del benessere in quanto luogo di acquisizione, sperimentazione e riflessione sulle competenze cognitive, affettive, relazionali e sociali. Il periodo a scuola è un momento particolarmente significativo non solo per l'acquisizione di conoscenze e competenze, ma anche per sperimentare e riflettere sulle nuove competenze cognitive, affettive e relazionali; l'esperienza scolastica incide sullo sviluppo sia in merito alla sperimentazione del Sé, sia per la verifica delle proprie abilità cognitive e sociali; è importante far acquisire alla scuola la consapevolezza dell'importanza di promuovere condizioni di benessere degli alunni, poiché esse - oltre a migliorare il benessere psicologico dello studente - riducono anche il rischio di un suo eventuale malessere all'interno della scuola.
La scuola è l'esperienza, insieme alla famiglia, che maggiormente influisce sullo sviluppo del bambino, è quindi importante lavorare perché la scuola capisca e segua un'identità organizzativa di tipo diverso, che la scuola desideri essere riconosciuta come comunità del benessere. Il disagio scolastico è presente e può trovare espressioni differenti come dispersione, assenteismo, bocciature, e tutte queste incidono sullo sviluppo del soggetto in modi diversi.
Una scuola di qualità che promuove il benessere
Dal punto di vista della psicologia dell'educazione una scuola di qualità che promuove il benessere è una scuola che dipende da:
- Fattori individuali: caratteristiche personali, competenze, difficoltà, esperienze pregresse che incidono sulla qualità dell'esperienza scolastica (insegnati e psicologi sono chiamati a lavorare su di essi);
- Qualità delle dinamiche relazionali: sia in termini di relazione con i pari, sia in termini di relazione con le figure adulte (anche su questa è possibile lavorare sia per gli insegnati che per gli psicologi);
- Caratteristiche sociali e culturali dell'ambiente di vita e di apprendimento: da una parte c'è la famiglia che può essere più o meno supportiva nei confronti dei bambini, dall'altra parte ci possono essere gli ambienti, in termini di struttura più o meno accogliente, di risorse fornite;
- Piani politici e sociali: determinano le pratiche e i programmi scolastici, questo incide sulla scuola e quindi sulla qualità dell'esperienza scolastica.
School Well Being Model
Si tratta di un modello che ha cercato di intercettare i fattori che incidono nel benessere scolastico, individuando fattori organizzativi, strutturali e relazionali del contesto scolastico, della famiglia e della comunità di appartenenza. Il fulcro centrale è il concetto di benessere, anziché quello di salute e si ispira alla teoria sociologica del benessere di Allardt (1989) riconducendo il benessere scolastico all'appagamento di quattro categorie di bisogni principali:
- Having: condizioni materiali e bisogni impersonali;
- Loving: bisogni connessi alla relazione con altre persone, le quali formano l'identità sociale; in merito alla scuola: quelle studenti-insegnanti, tra pari e scuola-famiglia;
- Being: bisogni da soddisfare per consentire la crescita personale e l'autorealizzazione, quali la partecipazione e l'espressione della propria creatività;
- Health: assenza di sintomi psicosomatici o di altre forme di malessere o di malattia.
C'è il tema dell'avere che si allaccia al tema delle condizioni (a livello organizzativo, di ambiente, numerosità delle classi, ecc); loving si allaccia al tema delle relazioni sociali; being riguarda aspetti più individuali che vanno a valorizzare o non valorizzare lo studente in quanto persona; infine il tema della salute sia per semplici malanni, sia per più gravi problemi come psicosomatiche o psicopatologiche.
La scuola come istituzione e organizzazione
Ogni scuola ha una propria cultura, a partire da essa si può capire la serie di scelte che vengono prese all'interno della cornice culturale di riferimento; questa cornice si può comprendere all'interno di quella che è la storia della scuola. Gli elementi che definiscono la cultura della scuola sono:
- Autonomia alle scuole nella loro funzione: intorno agli anni '70 c'è stata una riforma per cui le scuole sono diventate autonome rispetto a una sede ministeriale di Roma, da cui una volta partivano tutte le scelte. Questo ha significato iniziare a poter fare delle scelte che sono andate a caratterizzare le scuole, consentendo di poter rispondere alle esigenze specifiche di ciascuna scuola;
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Appunti di Psicologia dell'educazione e delle abilità socio-cognitive
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Psicologia dell'educazione - Approccio socioculturale
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Psicologia generale
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