Capitolo 1. Il bambino con difficoltà comportamentali
La caratteristica rilevante di alunni con “disturbi da deficit di attenzione” è la difficoltà di controllare le proprie reazioni e ad adeguare il proprio comportamento alle richieste dell’ambiente. Tendono a trasgredire norme sociali o legali. Il DSM-IV considera questi problemi vere e proprie patologie psichiche e le include nella categoria “disturbi da deficit di attenzione”.
DDAI – ADHD
Quadro diagnostico in cui compaiono:
- Impulsività: risponde con impeto alle domande anche quando non sono rivolte a lui, difficoltà di aspettare il proprio turno, spesso interrompe gli altri.
- Iperattività: irrequieto, scorazza e salta ovunque, parla eccessivamente.
- Disattenzione: non riesce a prestare attenzione ai dettagli, ha difficoltà a mantenere l’attenzione, non sembra ascoltare, non segue le istruzioni, non porta a termine i compiti scolastici, ha difficoltà ad organizzarsi, è distratto facilmente da stimoli esterni.
Tre tipi di DDAI
- Combinato: iperattività + deficit attentivo
- Con disattenzione prevalente
- Con iperattività prevalente
I sintomi devono essere presenti dall’età di 7 anni in due o più contesti diversi. Numerosi casi di DDAI hanno componenti genetiche. Solitamente si considera che il 1-10% della popolazione ne sia affetta. La diagnosi deve essere effettuata da uno psicologo/psichiatra esperto sia di tale condizione sia del deficit di determinate abilità. Possono essere utilizzati, per una migliore valutazione, test per misurare il livello intellettivo, il funzionamento cognitivo e la creatività.
Molte persone ritengono che chi presenti questa patologia non riesca mai a prestare attenzione, invece chi presenta questo disturbo è capace di iperfocalizzarsi su qualunque cosa catturi la propria attenzione.
La DDAI può non portare iperattività (che si manifesta soprattutto nel sesso maschile). Spesso il comportamento oppositivo è confuso con DDAI. Le persone con DDAI sembrano avere minore attività in certe parti del cervello. Il neurotrasmettitore dopamina è il responsabile chimico della capacità di concentrazione. L’attività della dopamina aumenta in risposta ad una stimolazione mentale o fisica e questo spiega perché le persone con DDAI riescano a concentrarsi molto meglio dopo aver fatto esercizio fisico o in situazioni di emergenza.
Un’altra ipotesi è che gli stili di vita influiscano sull’attività dopaminica (tempo passato alla TV o davanti ai videogiochi).
Come si cura la DDAI?
Il metilfenidato può ridurre alcuni sintomi (difficoltà attentive, incapacità di sopportare sforzo mentale prolungato) ma sembra non curare affatto la patologia. Può essere utile prendere in considerazione in via transitoria l’intervento farmacologico nella percentuale minima dei casi in cui si presentano 3 condizioni:
- Sintomatologia estremamente accentuata con grave alterazione del comportamento
- Impossibilità di ottenere la collaborazione dei genitori a causa di un grave disagio familiare
- Mancanza di risorse nella comunità e rifiuto di collaborazione da parte della scuola
Il farmaco non insegna l’autocontrollo, ma inibisce chimicamente certi comportamenti; non favorisce lo sviluppo di un senso di autoefficacia. Non esiste nessuna cura per la DDAI perché non è una malattia. Le strategie più valide sono quelle che mirano ad arricchire il repertorio comportamentale del bambino. Le modalità di intervento più efficaci sono: quella elaborata in un trattamento cognitivo-comportamentale, quella riferita al sostegno dei genitori, quella che fornisce consulenza sistematica alla scuola.
Disturbo oppositivo provocatorio – DOP
Problema psicologico caratterizzato da due tipi di difficoltà:
- Collericità
- Tendenza a infastidire e irritare gli altri intenzionalmente
Criteri diagnostici: va in collera, litiga con gli adulti, sfida attivamente le regole, accusa gli altri per i propri errori, è suscettibile, rancoroso e vendicativo. Di solito i problemi cominciano tra il I ed il III anno di vita. Molti di questi comportamenti sono considerati normali all’età di due anni, ma nei bambini affetti da DOP non scompaiono con l’età. Per diagnosticare il disturbo è necessario esaminare il bambino, parlare con lui, con i genitori e condurre una anamnesi medica. Disturbo presente in molti bambini (più frequente nei maschi nell’età prepuberale). Raramente il DOP si presenta solo; può esserci comorbilità con DDAI.
Disturbo della condotta – DC
Violazione persistente dei diritti degli altri, delle norme e delle regole sociali. Le manifestazioni possono avvenire anche senza scontro diretto con la vittima. Si possono dividere questi comportamenti in quattro categorie:
- Condotta aggressiva che causa o minaccia danni fisici a persona/animali
- Atti che causano perdita o danneggiamento della proprietà
- Frode o furto
- Gravi violazioni di regole
I soggetti possono presentare scarsa empatia, insensibilità; mancano senso di colpa o rimorso; l’autostima è scarsa, così come la tolleranza alla frustrazione. Sono irritabili, possono avere esplosioni di rabbia. Può esserci intelligenza al di sotto della media.
Sottotipi del DSM
- Con esordio nella fanciullezza: prima dei 10 anni di età, prevalentemente in soggetti di sesso maschile; maggiore probabilità di manifestare un DC persistente e di sviluppare una personalità antisociale. Prima esordisce il DC, più è pervasivo e durevole. Quattro stadi di sviluppo:
- Rifiuto di obbedire, comportamento oppositivo
- Comportamenti dirompenti
- Comportamenti aggressivi espliciti, più gravi e frequenti
- Tendenza a scappare di casa, marinare la scuola, abusare di alcool e droghe
- Con esordio nell’adolescenza: non apertamente aggressivo. Questi comportamenti si presentano in diversi contesti. Si può trattare di atti apertamente aggressivi, comportamenti prepotenti, colluttazioni e aggressioni a scopo di furto. Si distinguono grado leggero, moderato o grave in base alla quantità di comportamenti aggressivi manifestati.
Possibili cause (molteplici): tra i fattori biologici compaiono segni leggeri di danni neurologici, bassi livelli di dopamina in determinate aree cerebrali, c’è alta probabilità che i genitori di questi bambini abbiano problemi psichiatrici. Tra i fattori ambientali ritroviamo: abbandono da parte dei genitori, maltrattamento fisico o sessuale, inserimento precoce in istituzioni, cambiamenti nelle persone che si prendono cura, famiglia numerosa. La stima media è tra 4-10%. È più probabile nelle classi socio-economiche basse. Il decorso è variabile. Nella maggior parte dei casi il disturbo va in remissione con l’età adulta anche se non si risolve del tutto.
Sviluppo dell’aggressività nei bambini: sembra dovuta ad una errata valutazione/interpretazione del comportamento degli altri, visti come pronti a sopraffare ed alla credenza che le soluzioni aggressive siano le migliori. Clima familiare coercitivo: quando adulti e bambini imparano a usare comportamenti negativi per controllarsi l’un l’altro e i genitori non sono in grado di gestire il figlio tramite i diversi tipi di rinforzo e punizione.
Capitolo 2. Capire e valutare il comportamento
I meccanismi attraverso cui abbiamo imparato ad attuare alcuni comportamenti e a non mettere in atto altri precedentemente appresi sono essenzialmente tre:
- Apprendimento basato sulle conseguenze: la valenza delle conseguenze determina la frequenza con cui lo stesso comportamento verrà emesso in futuro.
- Apprendimento osservativo: comportamento osservato nelle altre persona può essere messo in atto e acquisito dal soggetto; si può imparare quale rapporto esiste tra comportamento e conseguenze semplicemente osservando (rinforzo vicariante).
- Apprendimento basato sull’associazione tra stimoli neutri e stimoli incondizionati.
Lo sviluppo di un progetto di intervento psico-educativo comportamentale prevede tre componenti:
- Evento antecedente, vitali nella direzione del comportamento. Imparare a rispondere appropriatamente agli stimoli è una abilità di adattamento dell’individuo cruciale per la sopravvivenza. Input del sistema ABC. Possono essere regole, aspettative, comunicazioni e pensieri. È importante lo stile di comunicazione utilizzato.
- Comportamento, ciò che il bambino fa. Indica qualcosa di osservabile, di cui si può contare la frequenza e che si può modificare. I comportamenti possono essere manifestati a casa, a scuola e fuori. I comportamenti problematici rientrano in quattro categorie fondamentali:
- Rapporti con i genitori
- Con i fratelli
- Con i compagni
- Con sé stessi in diverse aree (sicurezza, moralità, espressione delle emozioni)
- Conseguenze: reazioni al comportamento. Possono essere:
- Premi: aumentano la frequenza del comportamento
- Assegnare una conseguenza positiva: rinforzi tangibili, sociali, simbolici e dinamici
- Rimuovere una conseguenza negativa
- Punizioni: indeboliscono il comportamento
- Assegnare una conseguenza negativa
- Rimuovere una conseguenza positiva
Attraverso l’assenza di conseguenze, il comportamento non verrà rinforzato o mantenuto. Shaping: considera e rinforza i comportamenti che progressivamente si avvicinano a quello target. È una procedura utile per aiutare il bambino ad apprendere nuovi comportamenti o rinforzare un comportamento desiderato che esiste ancora in maniera incompleta.
Strumenti per la valutazione del comportamento
- Questionario per l’analisi funzionale, ha lo scopo di identificare la peculiare funzione dei problemi di comportamento che il bambino può presentare. Vengono considerate variabili che portano il bambino ad ottenere dagli altri: attenzione, ricompensa tangibile, fuga e stimolazione sensoriale.
- Osservazione sistematica dell’alunno, lo scopo è di individuare ciò che realmente il bambino fa e la frequenza con la quale si verificano i comportamenti e in quali situazioni. Per prima cosa si identificano le principali categorie comportamentali osservabili. L’osservazione e la registrazione del comportamento non richiede molto tempo. Modalità di osservazione sono:
- Registrazione continua della frequenza
- Registrazione a intervalli di tempo
- Osservazione per campionamento a tempo
- Rilevare la durata di uno specifico comportamento
L’osservazione dovrebbe durare da un minimo di 5 giorni ad un massimo di 8. Alla fine si ricava un quadro della situazione, la baseline, che ci dice quale sia la situazione di partenza dell’alunno sotto il profilo comportamentale; costituisce un dato essenziale per poter verificare se a distanza di tempo l’applicazione di una strategia educativa ha apportato cambiamenti nella direzione desiderabile.
- Obiettivi comportamentali, comportamenti specifici che andrebbero modificati.
- Tabella di registrazione del comportamento, utile strumento per misurare l’estensione e la natura del problema; fornisce anche il feedback circa l’efficacia della strategia utilizzata per ottenere il cambiamento; utile per misurare problemi riguardanti la forza del comportamento.
- La registrazione a intervalli regolari di tempo, brevi registrazioni del comportamento, ideata per dare una misura di base del comportamento e l’efficacia degli interventi.
Capitolo 3. Intervenire
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Psicologia dell'educazione
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Psicologia
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Psicologia dell'educazione – Parent Training
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Psicologia dell'educazione