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Per eteronoma s’intende una morale fondata sull’accettazione passiva delle regole

imposte dall’ambiente, in particolare dai genitori. Questa morale si basa nel riconoscere

più l’azione che il fine che la determinata. Oltre a tutto dipende dall’imposizione di una

morale centrata sull’adulto, quindi fondata su un rapporto autoritario.

Mentre per la morale autonoma s’intende l’assimilazione delle regole come proprie e di

sottoporle ad analisi critica ispirandosi ai propri valori. In questa morale vi è una analisi

del senso della regola imposta e di conseguenza si assume la responsabilità di condividere

o di rifiutare la regola.

Basandosi su questi tipi di morale, vediamo che il bambino, il giovane o l’adulto si portano

a costruire delle altre regole, portate più alle regole che alle persone.

Ciò però porta ad un’interpretazione più inflessibile in caso d’inosservanza della regola, si

diventa più rigidi degli adulti.

Fino ai sei anni nei bambini prevale l’attenzione alla conseguenza al danno di per sé

causato (responsabilità oggettiva: risultato dell’azione) che all’intenzionalità che hanno

motivato l’azione (responsabilità soggettiva: intenzione con cui l’azione è stata compiuta).

La valutazione dell’azione cambia in base all’età del soggetto, poiché lo sviluppo del

pensiero incide sulla formulazione del giudizio morale.

Per Piaget vi è un’evoluzione del pensiero:

pre-operativo: età della scuola materna (pensiero egocentrico, approccio emotivo e

 non logico)

operativo concreto: età della scuola elementare (superamento dell’egocentrismo,

 pensiero logico, scoperta delle regole)

operativo formale: età dell’adolescenza (periodo ipotetico deduttivo, pensiero

 logico formale, rielaborazione autonoma del pensiero attraverso le ipotesi).

Per Kolhberg vi sono tre livelli di pensiero morale,(pre-convenzionale, convenzionale,

post-convenzionale) precisando che il convenzionale è inteso come un ragionamento che

sostiene il valore delle leggi e delle regole proprio in quanto leggi e regole.

Pre-convenzionale: la logica del pensiero è basato soprattutto sull’interesse

 personale, in relazione alla gratificazione ed evitare delle punizioni.

Convenzionale: morale basata sul rispetto delle regole per ottenere l’approvazione

 o la disapprovazione altrui.

Post-convenzionale: morale autonoma, in quanto le scelte sono motivate da valori

 comuni, ma vengono sottoposti a critica e ciò determina un conflitto con le regole

sociali.

Erikson distingue l’essere umano in otto fasi. L’identità è la V° fase, qui arriva in base

come ha superato le fasi precedenti, come ad esempio l’autonomia che gli viene dalla III°

e dalla IV° fase, quindi giunge alla V° con un forte senso di socializzazione.

In questa fase il ragazzo cerca una propria identità; è un periodo di grande

trasformazioni psico-fisica, quindi vi è una crisi con se stesso in quanto si pone delle

domande:

sul piano personale “chi sono io?” (valutazione del suo vissuto);

 sul piano professionale, “cosa farò da grande?” (scelta della scuola, lavoro, tempo

 libero, morale e vita affettiva) 2

sul piano ideologico “in che cosa credere”

Il ragazzo prova su di sé diverse identità, fino a trovare quella che più consona a sé. La

crisi è superata con la consapevolezza del “proprio Io” scoprire il suo vero senso: so chi

sono, dove vengo e dove sto andando. Da ciò scaturisce un’identità distinta, perciò il

ragazzo ha un buon rapporto con il suo passato che gli permetterà di progettare un

futuro ragionevole.

In caso contrario, si acquisisce un’identità diffusa, cioè l’incapacità di fare delle scelte

proprie, di avere idee personali adeguandosi a quelle degli altri.

Rogers parla del Sé, dell’organismo, del Sé ideale e della congruenza tra loro.

Il Sé è il se stesso che si sviluppa interagendo con gli altri e comporta la coscienza di chi

si è, basato sulla valutazione sociale.

L’organismo è la totalità della persona, intesa come un insieme di bisogni innati, sociali ed

emozioni. Principalmente si presenta un bisogno di considerazione positiva, essere

accettati e valorizzati da altri.

Il Sé ideale è quello che si vorrebbe essere, cioè quello che si vuole diventare.

Se i vari bisogni sono appagati in modo accettabile il Sé è congruente con l’organismo.

Al contrario s’innescano conflitti interni, autorifiuto, autoestraneità, si scatena ostilità

rivolta verso tutti. Nel caso che vi sia un incongruenza tra il Sé e il Sé ideale si produce

uno squilibrio tra i due.

L’organismo tende all’autorealizzazione, si tende a raggiungere un autonomia.

Rogers espone una terapia come processo rivolto a liberare la persona dai propri ostacoli.

Questo può avvenire solo se nell’operatore vi è l’accettazione (concezione positiva del

soggetto, istaurare un rapporto da persona a persona); autenticità (non nascondere i

propri sentimenti, apparire quello che si è); empatia (accettare l’altro, comprendere).

La tecnica è il dialogo non direttivo (libertà ed autonomia individuale nel rapporto

operatore/persona). Fondamentale è la comunicazione verbale, non vi devono essere

ostacoli. Il dialogo deve essere fatto su contenuti ed esperienze coscienti. Non si valuta

il passato(esperienze infantili), ma solo dal presente alle scelte per il futuro. Intervenire

attivamente nel colloquio, visualizzare diversi punti di vista.

Il ragazzo trascorre al di fuori della famiglia tempi sempre più lunghi. La voglia di uscire

è data da:

l’interesse per i coetanei, le loro attività, il loro modo di essere e di pensare;

 la consapevolezza della differenza tra la sua generazione e quella dei suoi genitori

 (il non essere capiti!)

la necessità di staccarsi dalla parentela in previsione della conquista

 dell’autonomia e dell’indipendenza.

I genitori, spesso non riconoscono questo momento di crescita psicologica, vedono

proprio figlio ancora bambino, dove poter manifestare la loro influenza; questa è la fase

in cui il ragazzo critica i propri genitori, rifiuta le manifestazioni affettive e dice di non

volere il suo aiuto, e li rimprovera perché non si sforzano di capirlo quando lui è in

difficoltà, non riconosce in loro la possibilità d’istaurare un dialogo e potenziale punto di

riferimento. Inoltre i genitori di fronte al figlio adolescente, sono piuttosto perplessi

per i suoi atteggiamenti contradditori e non lo capiscono. 3

A volte il ragazzo va alla ricerca di un adulto estraneo che possa ascoltarlo, dare dei

consigli, ma non considerarlo quando non gli è più utile, senza poi sentirsi in colpa se

questo adulto fosse un genitore.

Il rapporto tra genitori ed adolescenti, non è facile anche per i genitori, in quale

richiede una grande capacità di adattamento: di far evolvere un rapporto bambino-adulto

ad un rapporto adulto–adulto.

Nell’adolescenza vi è la ricerca della propria autonomia, staccandosi dalla famiglia.

Questa è una fase inizialmente ambigua, poiché il ragazzo ha il desiderio di essere

autonomo, quindi provare sensazioni di gioia nel conquistarla, ma nello stesso tempo ha la

necessità di soddisfare il bisogno di sicurezza, che solo la famiglia può dargli.

L’istaurare dei rapporti con dei coetanei porta alla soddisfazione di diversi bisogni:

scoprire di non essere l’unico a desiderare l’autonomia dall’adulto

 trovare chi condivide le stesse problematiche, quindi si sente “capito”

 la ricerca di sincerità e critica paritaria

 la ricerca di un modello a cui ispirarsi, complementare alla sua personalità.

Per l’adolescente, l’amicizia riveste un ruolo importante, di esclusività e di permissità per

cui difficilmente è permesso ad un terzo entrare in confidenza stretta in una coppia di

amici senza suscitare conflittualità e tensioni.

La necessità di appartenenza ad un gruppo risponde ad avere “l’amico del cuore” per cui

c’è condivisione, sicurezza, disponibilità ad accettare con molta facilità le abitudini e le

modi in cui esso si trova.

Il ragazzo all’interno del gruppo, in parte si dedica con altruismo alle relazioni, più

sensibile alle reazioni altrui, ma dall’altro canto riveste sul gruppo i suoi problemi e

desideri sugli altri ed è alla ricerca di una condizione individuale, libera da legami e

dipendenze sociali ed affettive.

Solo nella tarda adolescenza che il ragazzo impara ad essere autonomo e fronteggiare

da solo le situazioni che si presentano ed essere più critico sul comportamento altrui.

Tra le problematiche dell’inserimento del ragazzo al gruppo troviamo il bullismo e

l’emarginazione.

Per bullismo s’intende il fenomeno di prepotenza fra bambini e ragazzi attraverso

ingiustizie ed atti aggressivi e persecutori di vario tipo.

Secondo Bandura, l’aggressività si forma attraverso l’osservazione, l’imitazione, la

memorizzazione e la riproduzione del comportamento di un modello. L’identificazione può

scattare principalmente perché il modello ha successo (identificazione vicaria) oppure

perché generalmente si tende ad imitare chi è più simile a noi.

L’ambiente più elettivo è la scuola. In questo fenomeno troviamo:

la vittima: incapace di difendersi dalla prepotenza del suo persecutore, quindi

 figura più debole, ansiosa ed insicura passiva e remissiva nei confronti degli altri

compagni;

persecutore: è strettamente la figura del bullo, in genere sono studenti più grandi

 di età, più robusti fisicamente. La relazione che istaura sulla vittima rimane

stabile nel tempo

l’aiutante del bullo

 il sostenitore del bullo

 4

l’indifferente

 il difensore della vittima

I fattori più importanti sembrano legati:

al tipo di personalità dei persecutori

 al tipo di personalità delle vittime

 all’educazione ricevuta dai genitori

 all’atteggiamento ed al comportamento degli insegnanti

 ai rituali che si creano all’interno della classe

Tipico nel bullo è la mancanza di empatia (capacità d’immedesimarsi in un’altra persona

fino a coglierne i pensieri e gli stati d’animo), infatti sono ragazzi/e impulsivi ed

aggressivi. Le loro madri tendono ad essere indifferenti e poco affettuosi; si mostrano

permissivi del loro comportamento aggressivo e nello stesso tempo sono autoritari e

ricorrono alle punizioni fisiche.

In genere da adulti, le vittime diventano persone insicure e portati a deprimesi, mentre i

bulli sviluppano degli atteggiamenti antisociali.

Le strategie utili per contrastare il bullismo, sono inserite nell’ambito scolastico nel suo

complesso, ma in particolare rivolte alla classe. In Italia vi è una sperimentazione in

corso, per tale problema. E’ stato predisposto un piano biennale di attività che prevede

l’analisi e la discussione di brani letterari scelti apposta per lo scopo, attività teatrali e

di role playing (giochi di ruolo) e la proiezione di realizzazione di filmati. Prima e dopo

tale lavoro di sensibilizzazione sono stati somministrati dei questionari in cui

segnalassero i nomi dei persecutori e delle vittime presenti nella scuola.

Questo lavoro ha portato un’aumentata sensibilità verso il problema e la diminuzione

dell’omertà verso i prepotenti.

Altro problema che si presenta in maniera sempre più crescente è la bulimia e

l’anoressia. Vi è un tentativo di congelare l’evolvere del tempo, vuol dire non crescere per

l’individuo e per la sua famiglia non accettare le trasformazioni che al suo interno il

tempo produce. Prendendo in esame la nostra società, possiamo considerare il disturbo

alimentare come un “disturbo etnico”. Forte è l’influenza dei mass-media in quanto si

evidenziano spot pubblicitari contrastanti: una parte presenta un invito a mangiare

golosità di ogni tipo e dall’altra presenta un modello di persone magre, specialmente per

quanto riguarda le donne. In effetti nella nostra società, la donna è alla ricerca di una

nuova identità, relazione con l’uomo basato sull’autonomia ed autorealizzazione. Per

realizzare ciò, si crede che un bel corpo curato, asciutto ed efficiente, sembra un pre-

requisito per ottenere ad esempio un lavoro.

Essere “magre” diventa un segno di autocontrollo.

Un altro fattore importante per innescare comportamenti anoressici o bulemici è la

“frattura adolescenziale”, in pratica il ragazzo deve andare incontro ad un processo di

differenziazione e d’individuazione, per poi soffermarsi ad una propria autonomia nel

contesto familiare e diventare sé stesso. Spesso i genitori rifiutano questa fase,

l’autonomia è vista come una minaccia alla stabilità di una famiglia, inizia, in questo modo,

un rapporto contrastante con i figli. Sono famiglie che cercano di evitare conflitti

bloccando il processo di identificazione e di autonomia del ragazzo. Quando l’adolescente

non c’è la fa, o non riesce a percorrere questa fase, poiché viene contrastato dalla 5


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Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in teorie della comunicazione e dei linguaggi
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'adolescenza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Larcan Rosalba.

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