Psicologia dell'adolescenza di A. Polmonari
Evoluzione degli studi sull'adolescenza
(P.15)
1. L'adolescenza secondo gli autori classici
1.1. I primi passi della psicologia dell'adolescenza
(p.15) 1900 Solo da questo momento fu percepita l’esistenza di questa “nuova” categoria della vita umana; questo periodo, nella psicologia, è caratterizzato dall’impostazione concettuale e metodologica di Stanley Hall: L’adolescenza è intesa come una “nuova nascita” in quanto si verifica un rinnovamento totale di tutti gli aspetti della personalità.
Opposizione tra mondo del bambino, il quale è interessato al mondo esterno e ai suoi fenomeni (hanno un valore per se stessi), e mondo dell’adolescente, il quale è orientato a sviluppare soprattutto una vita interiore che si realizza attraverso una elaborata capacità di introspezione (i fenomeni del mondo fisico sono un simbolo ed una manifestazione degli stati d’animo vissuti quotidianamente).
Il passaggio dall’infanzia all’adolescenza avviene in modo drammatico e la stessa epoca adolescenziale è piena di sentimenti contrastanti e tensioni spesso contraddittorie. Considera i fenomeni che descrive, come caratteristiche costanti dell’adolescenza, determinate biologicamente e indipendenti da variabili culturali ed ambientali.
Assume come riferimento costante due principi dell’antropologia a lui contemporanea secondo cui:
- Le caratteristiche acquisite possono essere ereditate.
- L’acquisizione dei tratti ereditari si verifica per gli umani nell’adolescenza.
Espresse il timore che le forme di devianza diffuse tra gli adolescenti del suo tempo (promiscuità sessuale, masturbazione, abbandono delle tradizioni familiari) potessero condurre ad un declino del genere umano; per questo era necessario un ritorno ad un ritmo naturale della loro maturazione attraverso l’individuazione di norme sicure che la famiglia, la scuola, la chiesa e la società civile dovevano far conoscere e rispettare.
Sulle tracce di Hall, Mendousse approfondisce il tema dell’immaginazione adolescenziale, i quali preferiscono gli oggetti immaginari perché non controllano ancora quelli reali; nel corso dell’adolescenza il sogno sostituisce la realtà e la percezione è dominata da due forze mentali costruttive: immaginazione e logica.
1.2. Sociologi ed antropologi
(p.18) Margaret Mead ha portato un altro importante contributo al fenomeno dell’adolescenza, in particolare per ciò che riguarda l’influenza socio-culturale sull’adolescente; la sua ricerca fu condotta con il metodo dell’osservazione partecipante in una società primitiva nell’arcipelago di Samoa.
L’autrice ha dimostrato che le tempeste emotive dell’adolescenza sono un prodotto della cultura, non una concomitanza inevitabile della maturità fisiologica; per questo motivo indica le ragioni per cui nella civiltà occidentale, a differenza di Samoa, l’adolescenza è una stagione piena di conflitti e di tensioni:
- L’ambiente familiare nella società occidentale è carico di conflitti emotivi e spesso esiste fra genitori e figli un legame esclusivo che genera dipendenza eccessiva, mentre nella famiglia samoana tutti i figli ricevono lo stesso trattamento e tutti apprendono a obbedire ed esercitare l’autorità.
- Nella società occidentale un ragazzo può essere facilmente frustrato e succube dell’autorità paterna, mentre a Samoa si può sfuggire ad una famiglia del genere andando presso altri parenti.
- Nella società occidentale l’adolescente deve vivere molti conflitti e affrontare molte scelte con le implicazioni di ordine morale e religioso (per es. sul comportamento sessuale).
La conclusione è che l’adolescenza è un fenomeno culturalmente specifico, non universale, e che molte difficoltà dell’adolescenza nei paesi occidentali potrebbero essere alleviate seguendo l’esempio di Samoa. La cultura da lei descritta però si limita ad osservare persone che hanno in comune un intero sistema di valori e simboli; questo esempio non regge se rapportato ad una società occidentale che è multietnica, nella quale ogni adolescenza seguirà un suo percorso, dato dalle aspettative che il suo gruppo di appartenenza ha verso di lui. Ogni adolescente inoltre saprà che ci saranno suoi coetanei con uno sviluppo diverso dal suo.
Karl Mannheim si è occupato dell’influenza dell’organizzazione sociale sulle generazioni emergenti, il cui susseguirsi, secondo lui, non garantisce necessariamente l’evoluzione della società; non si può prescindere dal fatto che esistono:
- Gruppi concreti, basati su vincoli naturali e spontanei (famiglia, gruppo di amici) o su un progetto manifesto che ci si impegna a realizzare (partiti, gruppi politici, culturali).
- Posizioni sociali, ossia raggruppamenti di persone tenute insieme da qualche dato di fatto (stessa area geografica, età) che solo a precise condizioni possono diventare gruppi in grado di elaborare un sistema omogeneo di atteggiamenti o valori.
In sostanza, i giovani che sperimentano gli stessi problemi storici concreti possono essere definiti come parte di una stessa generazione, mentre i gruppi che interpretano in modo diverso tra loro i medesimi elementi di esperienza costituiscono diverse unità di generazione.
Hollingshead considera il comportamento adolescente un comportamento di transizione che dipende dalla società e dalla posizione che gli individui occupano nella struttura sociale piuttosto che da fenomeni biopsicologici connessi con quest’età. Per l’autore, sociologicamente l’adolescenza è il periodo della vita di una persona in cui la società “cessa di considerare il singolo come bambino e non gli accorda ancora status, ruoli e funzioni completamente adulti”.
1.3. La psicoanalisi
(p.22) Il primo riferimento psicoanalitico all’adolescenza apparse nei “Tre saggi sulla teoria sessuale” dove la pubertà è descritta come il momento in cui la vita sessuale infantile raggiunge la sua forma definitiva.
Sigmund Freud e Anna Freud sono stati fra i primi psicanalisti a riconoscere i cambiamenti qualitativi che caratterizzano la pubertà: nell’adolescenza l’individuo è “sballottato” dall’energia istintuale che si risveglia in lui ma allo stesso tempo il suo Io intensifica l’impegno per controllare le forze dal mondo delle pulsioni; questo conflitto porta, nei casi ad esito positivo, alla formazione del carattere mentre nei casi ad esito insoddisfacente alla formazione dei sintomi nevrotici.
Nel determinare l’evoluzione della fase adolescenziale entrano in gioco diversi fattori:
- La forza degli impulsi dell’Es, condizionata dal processo fisiologico della pubertà; a differenza della libido infantile, ora la libido investe prevalentemente l’area genitale.
- La possibilità da parte dell’Io di tollerare o meno gli istinti.
- La natura e l’efficacia dei meccanismi di difesa di cui dispone l’Io.
Nel conflitto tra Io e Es spesso entra in gioco anche l’intelligenza, in quanto il conflitto istintuale viene elaborato a livello conscio; l’attività intellettuale non ha tanto lo scopo di risolvere i problemi della realtà ma di vigilare in modo costante sui processi istintuali per cui si verifica la trasformazione in pensieri astratti di quanto viene percepito dalle nuove esigenze istintuali.
Spesso in questo periodo accanto all’isolamento dagli oggetti sino ad allora amati si verifica una sostituzione con altri oggetti d’amore che possono essere coetanei del proprio o dell’altro sesso, o anche adulti.
Si deve a Peter Blos la nozione di carattere per denotare l’entità psicologica personale che si ristruttura e si consolida nell’adolescenza; per lui il carattere è quell’aspetto della personalità che modella le risposte di ogni individuo agli stimoli che provengono sia dall’ambiente sia da sé.
Il carattere inizia a formarsi nell’infanzia ed assume una struttura stabile al termine dell’adolescenza; la sua formazione implica dei livelli di differenziazione e di indipendenza dall’ambiente progressivamente maggiori. Secondo l’autore ci sono 4 sfide nella formazione del carattere:
- Nella prima sfida denominata secondo processo di individuazione il soggetto allenta fortemente i legami con il genitore interiorizzato che lo ha sostenuto nei periodi fallico e di latenza dello sviluppo; i passi in avanti nello sviluppo riguardano l’acquisizione di un sé stabile, la perdita di rigidità da parte del Super-io edipico e una maggiore stabilità degli stati d’animo e dell’autostima per la minor dipendenza dalle fonti esterne di sostegno. Un elemento essenziale perché si verifichi una riuscita individuale è la regressione; le condotte regressive più comuni degli adolescenti sono un ritorno all’azione invece che al linguaggio verbale (es. stare passivi invece di parlare in situazioni da fronteggiare esprimendo i propri bisogni), l’ammirazione per pop-star e attori famosi (reminescenza dell’idealizzazione infantile dei genitori) e un’attività continua per riempire il senso di vuoto interiore dovuto alla perdita dell’oggetto. Se l’organizzazione dell’Io non si è ben definita nelle fasi infantili di separazione e individuazione, la regressione adolescenziale non facilita la progressione dello sviluppo, ostacola l’individuazione e la maturazione delle pulsioni dell’Io.
- La seconda sfida riguarda la rielaborazione ed il controllo dei traumi infantili, in quanto l’adolescenza costituisce un momento chiave per l’adempimento di un tale compito che dura per tutta la vita; se il processo adolescenziale si svolge in modo corretto i traumi infantili sono integrati nell’Io e il soggetto è in grado di affrontarli superando l’impressione infantile di difficoltà schiacciante. Blos concorda con Freud sul fatto che i traumi infantili possono avere effetti sia positivi sia negativi per la formazione del carattere; chi sceglie di non affrontare i traumi resta impigliato in manovre difensive nei confronti di essi per tutti gli anni che seguono.
- La terza sfida riguarda la continuità dell’Io la quale ha una funzione integrativa e di stimolo allo sviluppo producendo una sensazione di completezza per la formazione del carattere.
- La quarta sfida o precondizione per la formazione del carattere riguarda la formazione dell’identità sessuale, cioè la capacità del soggetto a perseguire relazioni romantiche al di fuori della famiglia che indica il soggetto in quest’ultima sfida.
Blos ha inoltre suddiviso la fase adolescenziale in:
- Adolescenza precoce in cui l’interesse del soggetto è orientato sull’amicizia con coetanei dello stesso sesso e sull’adozione di valori diversi da quelli familiari.
- Adolescenza vera e propria in cui si affermano le relazioni d’amore per il proprio sé.
- Adolescenza avanzata in cui il soggetto tenta di rispondere alla domanda “Chi sono io?” e la stima di sé diviene stabile definendo una precisa identità sessuale.
1.4. La sintesi operazionale di Kurt Lewin
(p.27) È nel 1939 che Kurt Lewin diede un importante contributo sul piano metodologico dal momento che egli rivolgeva una critica agli studi fatti fino ad ora sostenendo l’importanza di evidenziare le componenti biologica, sociale e psicologica.
Egli tenta sul piano metodologico di caratterizzare la natura del periodo adolescenziale indagandone i vari aspetti:
- Si può vedere l’adolescenza come un cambiamento nell’appartenenza a categorie sociali; il soggetto non si considera più un bambino, non vuole essere trattato come tale e prova ad entrare nella vita adulta ponendosi nella prospettiva di un’occupazione e di uno stile di vita adulto. Questo cambiamento modifica tutto il suo contesto di riferimento e rende possibili certe attività precedentemente vietate (es. uscire la sera, andare a ballare).
- Il passaggio dal gruppo dei bambini a quello degli adulti è un passaggio a una posizione più o meno sconosciuta sul piano cognitivo, infatti il soggetto non sa cosa bisogna fare e cosa bisogna evitare per raggiungere certi obiettivi. Questa mancanza di chiarezza cognitiva è una delle ragioni principali della tipica “incertezza di comportamento dell’adolescente” per cui ogni azione è incerta e conflittuale; l’incertezza è maggiore quanto più l’individuo è stato tenuto fuori dal mondo adulto e all’oscuro delle regole che lo governano.
- Il corpo è un oggetto psicologico particolarmente importante e chiunque lo conosce a sufficienza sa quali prestazioni e quali reazioni può aspettarsi da esso in certe circostanze; il momento della pubertà comporta cambiamenti che a volte fanno sì che il soggetto si senta disturbato dal proprio corpo (es. sviluppo in altezza e peso, investimento genitale delle pulsioni sessuali).
- Passare da una posizione nota ad una ignota porta ad una minor stabilità nell’ambiente e nella persona.
- Nell’adolescenza vi è un allungamento dello spazio di vita che concerne sia l’ambiente geografico (desiderio di conoscere luoghi nuovi), sia l’ambiente sociale (interesse a gruppi politici e sociali) sia la dimensione temporale.
- Il passaggio dall’infanzia allo status adulto può essere molto rapido oppure può avvenire gradualmente in un contesto in cui i gruppi bambini e adulti non sono nettamente separati; quando vi è un’adolescenza difficile ci si trova spesso di fronte una terza situazione: bambini e adulti costituiscono gruppi ben separati, l’adolescente non vuole più essere bambino ma sa anche che non è del tutto accettato nel gruppo degli adulti; in questo caso si trova in una situazione simile a quella definita dell’uomo marginale, caratterizzata da instabilità emotiva e sensibilità, comportamenti squilibrati o violenti e frequenti scivolate fra gli estremi del comportamento contraddittorio.
(P.31)
2. Approfondimento degli studi sull'adolescenza
2.1. La funzione integrativa dell’adolescenza
(p.31) Lo sviluppo economico e industriale assai veloce nei paesi occidentali pongono il problema dell’integrazione dei giovani nelle istituzioni sociali (scuola, famiglia, lavoro) e dei problemi devianti intesi come fallimento dell’integrazione.
Eisenstadt affronta il problema di identificare i tipi di società e le condizioni sociali in cui i gruppi di età e i movimenti giovanili sorgono e si sviluppano; le ipotesi generali che l’autore pone sono le seguenti:
- Nelle società in cui la famiglia o l’unità di parentela è un’unità di base per la divisione sociale del lavoro e in cui gli orientamenti di valore corrispondono a quelli dell’immagine di età, l’assegnazione di ruoli avverrà seguendo il criterio d’età.
- Nelle società in cui invece la famiglia o la parentela non assicurano o impediscono il conseguimento di un pieno status sociale ai propri membri, tendono a formarsi gruppi di età omogenei; i gruppi di coetanei sono quindi costituiti in riferimento alla società e alla famiglia in cui vivono, tanto da non avere mai una reale autonomia normativa e culturale. Il gruppo dei pari è una via di mezzo tra famiglia e società ed è utile perché si sperimentano i diversi ruoli sociali e adulti.
Una buona solidarietà interna dei componenti la famiglia e un orientamento positivo verso la società sono elementi significativi per caratterizzare in senso integrativo verso la società le dinamiche che si esprimono entro il gruppo degli adolescenti.
2.2. Il problema della “cultura giovanile”
(p.34) J. Coleman ha voluto dimostrare l’esistenza di una vera e propria cultura giovanile la quale è in rapporto con tre fattori sociali:
- I rapidi cambiamenti che si susseguono nella società.
- La specializzazione economica.
- Il progresso dell’industria teen age che produce materiali consumati prevalentemente dai giovani (jeans, dischi, scarpe alla moda).
Per quanto riguarda il discorso della cultura giovanile, Keniston ha descritto 2 tipologie di giovani universitari:
- Disimpegnati. Sono compresi i giovani impegnati in un’elaborazione personale dei valori individuali e sociali assunti in famiglia; dal momento che impegnarsi nella vita politica “sporca”, i giovani in questione rinunciano attivamente ad ogni impegno in tale direzione.
- Radicali. Sono compresi un gruppo di universitari politicamente coinvolti per i quali l’esigenza fondamentale che motiva l’impegno politico è quella di ribellarsi ad un’evoluzione verso l’inserimento in posizioni di prestigio nel mondo adulto. Questa determinazione la si ottiene dal gruppo dei coetanei che diviene anche lo strumento essenziale per resistere alle pressioni verso la rinuncia e il conformismo.
2.3. Adolescenti e giovani
(p.37) Keniston ha inoltre il merito di aver distinto gli adolescenti (inferiori ai 18 anni) dai giovani (superiori ai 18 anni); secondo l’autore l’età adolescenziale ha caratteristiche psicologiche peculiari: interessamento continuo e appassionato per problemi filosofici; incapacità e/o impossibilità di assumere impegni stabili a lungo termine; preoccupazione...
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