Neuropsicologia del linguaggio
Cap. 1 – Che cosa è il linguaggio
Premessa
Nell’ambito della comunicazione, le lingue rappresentano uno strumento di enorme potenza e versatilità. Lesioni di specifiche aree cerebrali inducono quasi invariabilmente disturbi del comportamento linguistico. Non stupisce dunque che lo studio delle lingue, in passato appannaggio della filosofia, della linguistica e dell’antropologia, abbia enormemente beneficiato del contributo delle neuroscienze in generale e di quelle cognitive in particolare.
Neuropsicologia e linguaggio
L’oggetto della neuropsicologia è lo studio della relazione tra fenomenologia e basi nervose delle funzioni cognitive, vale a dire dei comportamenti più articolati degli organismi complessi, in primo luogo primati, umani e non umani. La neuropsicologia affronta l’antico e fondamentale problema scientifico e filosofico del rapporto tra cervello e mente. Lo studio di pazienti con lesioni celebrali focali ha classicamente utilizzato il metodo delle associazioni e delle dissociazioni sintomatologiche.
L’associazione di sintomi, molto comune in neuropsicologia, si verifica quando lo stesso paziente presenta alterazioni riguardanti compiti e funzioni cognitive differenti risultando – es. incapace di comprendere parole sia presentate oralmente che per iscritto. L’associazione di sintomi può suggerire sia il danno di aree funzionalmente diverse, ciascuna alla base di un sintomo, sia, qualora i sintomi non si presentino mai separatamente, il loro legame con un unico sistema funzionale. L’associazione di un certo numero di sintomi costituisce la sindrome.
L’espressione dissociazione semplice fa riferimento a una condizione nella quale un determinato paziente è capace di eseguire un compito A (es. riconoscimento di facce note) ma si trova in grave difficoltà quando gli si chiede di eseguire il compito B (es. riconoscimento dei luoghi). Le doppie dissociazioni riguardano 2 gruppi di pazienti (A e B), che si cimentano in 2 tipi di compiti x e y (es. nel caso delle lingue storico-naturali, comprensione di parole presentate per iscritto oppure oralmente). Di solito si parla di doppia dissociazione quando il gruppo A presenta difficoltà nel compito x ma non in quello y e il gruppo b presenta il comportamento opposto. È interessante notare che sono state riportate doppie dissociazioni anche in un singolo paziente.
È stato es. descritto il caso di un paziente che presentava maggiori difficoltà nel produrre nomi rispetto a verbi e a parole di classe chiusa in compiti orali e maggiori difficoltà nel produrre verbi (e parole di classe chiusa) rispetto a nomi in compiti scritti. Lo studio clinico di casi singoli ha accompagnato e in un certo senso caratterizzato la neuropsicologia fin dalle origini al punto che ci si riferisce ad alcuni casi paradigmatici citandone le iniziali o addirittura il nome vero o fittizio. Il metodo degli studi di gruppo in neuropsicologia, nato tra gli anni ’60 e gli anni ’80 dall’esigenza di generalizzare i dati ottenuti dallo studio di casi singoli, è stato successivamente criticato perché la valutazione media maschererebbe comportamenti che solo lo studio di casi singoli metterebbe in adeguata evidenza.
Linguaggi e lingue storico-naturali
Qualunque trasmissione di informazione che tenga conto della sorgente e della destinazione è potenzialmente comunicativa. Il linguaggio, inteso come abilità tipicamente umana, è tra i codici comunicativi più sofisticati e potenti che si conoscano. La facoltà di usare il complesso e strutturato codice “linguaggio” consente di modulare lungo una gamma di sfumature praticamente illimitata l’espressione di idee, concetti e intenzioni.
Le più tipiche attuazioni sociali e storiche delle capacità linguistiche sono le diverse lingue (storico-naturali) che rappresentano complesse miscele di natura e cultura. Le lingue storico-naturali sono caratterizzate da:
- L’uso del canale vocale per la produzione e di quello uditivo per la comprensione
- La cd doppia articolazione, espressione con la quale si fa riferimento al fatto che praticamente tutte le lingue storico-naturali sono costituite da un numero limitato di unità non significanti (i fonemi, che nella maggior parte delle lingue sono inferiori a 40) a partire dalle quali vengono formati numeri praticamente illimitati di unità significanti.
Altra importante proprietà delle lingue storico-naturali è la creatività (o apertura), vale a dire la capacità di un nativo di una data lingua di produrre enunciati mai uditi o addirittura mai formulati prima. Questa proprietà è tipica del linguaggio umano e non di quello animale. La scienza descrittiva delle lingue storico-naturali è la linguistica, ulteriormente suddivisa in vari ambiti. La fonologia e la fonetica studiano le proprietà distintive e acustiche dei suoni caratteristici di una data lingua (fonemi).
L’individuazione dei fonemi di una determinata lingua ha reso possibile l’invenzione della scrittura alfabetica nella quale un segno viene univocamente associato a un suono. Con il termine si indica il suono minimo che distingue 2 parole per il resto uguali. Es. belle e pelle differiscono solo per il suono diverso all’inizio di ogni parola: ne deriva che b e p sono 2 fonemi distinti. Nessuno ha ancora potuto identificare e delimitare chiaramente da un punto di vista fisico un dato fonema consonantico nel contesto dei suoni delle parole perché a livello articolatorio esso viene sempre pronunciato diversamente. Le diverse modalità di produzione di un fonema vengono chiamate allofoni.
Un tratto distintivo è la più piccola differenza tra due fonemi, quindi ogni fonema viene considerato come formato da un insieme concomitante di alcuni tratti distintivi. I linguisti ritengono che i tratti distintivi siano delle entità astratte, che servono però a descrivere una serie di movimenti muscolari necessari per raggiungere una particolare conformazione del tratto vocale, cioè del sistema che produce i suoni del linguaggio. I fonemi consonantici della lingua italiana possono essere classificati in:
- Sonori (vibrazione corde vocali)
- Occlusivi (ostruzione passaggio aria in alcuni punti delle corde vocali)
- Costruttivi (quando l’aria deve passare attraverso un’apertura molto stretta)
- Affricati (occlusione + costrizione)
- Nasali (aria fluisce attraverso le fosse nasali)
- Liquidi (restringimento tratto vocale)
I fonemi vocalici vengono distinti in base alla posizione assunta dalla lingua nella cavità orale durante la loro produzione: i – vocale anteriore alta; e – vocale anteriore media; a – vocale centrale bassa; o – vocale posteriore media; u – vocale posteriore alta.
La morfologia è quella parte della linguistica che studia la concordanza delle parole (es. aggettivo e sostantivo) e la formazione interna delle parole. Il morfema è la più piccola unità linguistica dotata di significato. L’unione di più morfemi forma parole morfologicamente complesse. In italiano esistono parole composte da un solo morfema come io, parole bimorfemiche, composte da due morfemi come tazza (tazz-a) e parole plurimorfiche, composte da tre o più morfemi come invincibile (in-vinc-ibil-e).
La semantica è quella branca della linguistica che si occupa del significato delle parole. Poiché il processo di comprensione di una parola può basarsi su un’analisi uditiva (nell’ascolto) o visiva (nella lettura), è stata ipotizzata l’esistenza di due componenti lessicali in ingresso: a) ortografica – rappresentazione delle parole necessaria al riconoscimento della sequenza di lettere durante il processo di lettura; b) fonologica – che contiene la rappresentazione fonologica delle parole necessarie per la comprensione orale.
Con il termine semantica frasale si fa riferimento allo studio del significato delle proposizioni, delle presunzioni e delle inferenze linguistiche. Lo studio della sintassi (dal greco messa insieme) riguarda le modalità con cui le parole vengono collegate per comunicare mediante frasi i significati desiderati. La pragmatica ha come oggetto di studio la conoscenza delle regole di adattamento ottimale dell’uso di una lingua al contesto, anche extralinguistico, entro il quale la comunicazione ha luogo. L’appropriato mantenimento dei turni di conversazione, es., presuppone una serie di conoscenze sulla situazione che è ovviamente diversa se si tratta di una conversazione tra amici o di un colloquio di lavoro. La competenza pragmatica consente il corretto sviluppo delle informazioni inferenziali arrivate da una certa frase.
Cap. 2 – Il farsi delle lingue
Filogenesi del linguaggio
Nessun altro organismo ha mai sviluppato un codice di complessità paragonabile a quello delle lingue umane. La capacità di modulare una vastissima gamma di suoni, di combinarli in unità significanti (le parole) a loro volta combinate secondo precise regole in frasi e in discorsi è da considerarsi un vero e proprio salto evolutivo, che secondo molti ha consentito all’Homo sapiens di mettere in atto comportamenti mai osservati in altre specie. La comparsa del linguaggio articolato in forme somiglianti a quelle attuali si fa risalire a 30-50 mila anni or sono.
Il linguaggio articolato deriva da un processo di selezione naturale e potrebbe aver consentito la grande amplificazione delle capacità mentali dell’Homo sapiens. Rilevante per l’argomento della comparsa del linguaggio è la nozione secondo cui negli ultimi 50 mila anni non si sia verificata nessuna mutazione di rilievo. Mutamento importante è avvenuto 200 mila anni fa con l’abbassamento della posizione della laringe nel tratto vocale. Tale cambiamento ha lo svantaggio di non consentire di bere e respirare contemporaneamente, come possono fare scimpanzé e bambini piccoli, ma il grande vantaggio di consentire l’articolazione dei suoni e la modulazione da parte del tratto sovralaringeo di una gamma di suoni molto vasta. Questo processo è alla base della capacità di produrre fonemi e di conseguenza i complessi suoni del linguaggio.
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