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psicologia del linguaggio - sunti completi neuropsicologia del linguaggio, prof. Zeroli

Riassunto completo del manuale di neuropsicologia del linguaggio per l'esame di psicologia della professoressa Stefania Zeroli, corso di laurea in scienze della comunicazione. Tra gli argomenti cosa è il linguaggio, il farsi delle lingue, la nascita dell'afasiologia...

Esame di Linguaggi audiovisivi docente Prof. S. Zeroli

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Neuropsicologia del linguaggio

Cap. 1 – Che cosa è il linguaggio

Premessa

Nell’ambito della comunicazione le lingue rappresentano uno strumento di enorme potenza e versatilità. Lesioni

di specifiche aree cerebrali inducono quasi invariabilmente disturbi del comportamento linguistico. Non stupisce

dunque che lo studio delle lingue, in passato appannaggio della filosofia, della linguistica e dell’antropologia,

abbia enormemente beneficiato del contributo delle neuroscienze in generale e di quelle cognitive in particolare.

Neuropsicologia e linguaggio

L’oggetto della neuropsicologia è lo studio della relazione tra fenomenologia e basi nervose delle funzioni

cognitive, vale a dire dei comportamenti più articolati degli organismi complessi, in primo luogo primati, umanu e

non umani. La neuropsicologia affronta l’antico e fondamentale problema scientifico e filosofico del rapporto tra

cervello e mente. Lo studio di pazienti con lesioni celebrali focali ha classicamente utilizzato il metodo delle

associazioni e delle dissociazioni sintomatologiche. L’associazione di sintomi, molto comune in neuropsicologia,

si verifica quando lo stesso paziente presenta alterazioni riguardanti compiti e funzioni cognitive differenti

risultando – es. incapace di comprendere parole sia presentate oralmente che per iscritto. L’associazione di

sintomi può suggerire sia il danno di aree funzionalmente diverse, ciascuna alla base di un sintomo, sia, qualora i

sintomi non si presentino mai separatamente, il loro legame con un unico sistema funzionale. L’associazione di un

certo numero di sintomi costituisce la sindrome. L’espressione dissociazione semplice fa riferimento ad una

condizione nella quale un determinato paziente è capace di eseguire un compito A (es. riconoscimento di facce

note) ma si trova in grave difficoltà quando gli si chiede di eseguire il compito B (es. riconoscimento dei luoghi).

Le doppie dissociazioni riguardano 2 gruppi di pazienti (A e B), che si cimentano in 2 tipi di compiti x e y (es. nel

caso delle lingue storico-naturali, comprensione di parole presentate per iscritto oppure oralmente. Di solito si

parla di doppia dissociazione quando il gruppo A presenta difficolta nel compito x ma non in quello y e il gruppo

b presenta il comportamento opposto. E’ interessante notare che sono state riportate doppie dissociazioni anche in

un singolo paziente. E’ stato es. descritto il caso di un paziente che presentava maggiori difficoltà nel produrre

nomi rispetto a verbi e a parole di classe chiusa in compiti orali e maggiori difficoltà nel produrre verbi (e parole

di classe chiusa) riapetto a nomi in compiti scritti. Lo studio clinico di casi singoli ha accompagnato e in un certo

senso caratterizzato la neuropsicologia fin dalle origini al punto che ci si riferisce ad alcuni casi paradigmatici

citandone le iniziali o addirittura il nome vero o fittizio. Il metodo degli studi di gruppo in neuropsicologia, nato tra

gli anni ’60 e gli anni ’80 dall’esigenza di generalizzare i dati ottenuti dallo studio di casi singoli, è stato

successivamente criticato perché la valutazione media maschererebbe comportamenti che solo lo studio di casi singoli

metterebbe in adeguata evidenza.

Linguaggi e lingue storico-naturali

Qualunque trasmissione di informazione che tenga conto della sorgente e della destinazione e potenzialmente

comunicativa. Il linguaggio, inteso come abilità tipicamente umana, è tra i codici comunicativi più sofisticati e

potenti che si conoscano. La facoltà di usare il complesso e strutturato codice “linguaggio” consente di modulare

lungo una gamma di sfumature praticamente illimitata l’espressione di idee, concetti, intenzioni. Le più tipiche

attuazioni sociali e storiche delle capacità linguistiche sono le diverse lingue (storico-naturali) che rappresentano

complesse miscele di natura e cultura. Le lingue storico-naturali sono caratterizzate: a) dall’uso del canale vocale

per la produzione e di quello uditivo per la comprensione e b) dalla cd doppia articolazione, espressione con la

quale si fa riferimento al fatto che praticamente tutte le lingue storico-naturali sono costituite da un numero

limitato di unità non significanti (i fonemi, che nella maggior parte delle lingue sono inferiori a 40) a partire dalle

quali vengono formati numeri praticamente illimitati di unità significanti. Altra importante propietà delle lingue

storico-naturali è la creatività (o apertura), vale a dire la capacità di un nativo di una data lingua di produrre

enunciati mai uditi o addirittura mai formulati prima. Questa proprietà è tipica del linguaggio umano e non di

quello animale. La scienza descrittiva delle lingue storico-naturali è la linguistica, ulteriormente suddivisa in vari

ambiti. La fonologia e la fonetica studiano le propietà distintive e acustiche dei suoni caratteristici di una data

lingua (fonemi). L’individuazione dei fonemi di una determinata lingua ha reso possibile l’invenzione della

scrittura alfabetica nella quale un segno viene univocamente associato a un suono. Con il termine si indica il

suono minimo che distingue 2 parole per il resto uguali. Es. belle e pelle differiscono solo per il suono diverso

all’inizio di ogni parola: ne deriva che b e p sono 2 fonemi distinti. Nessuno ha ancora potuto identificare e

delimitare chiaramente da un punto di vista fisico un dato fonema consonantico nel contesto dei suoni delle parole

perché a livello articolatorio esso viene sempre pronunciato diversamente. Le diverse modalità di produzione di

un fonema vengono chiamate allofoni. Un tratto distintivo è la più piccola differenza tra due fonemi, quindi ogni

fonema viene considerato come formato da un insieme concomitante di alcuni tratti distintivi. I linguisti ritengono

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che i tratti distintivi siano delle entità astratte, che servono però a descrivere una serie di movimenti muscolari

necessari per raggiungere una particolare conformazione del tratto vocale, cioè del sistema che produce i suoni del

linguaggio. I fonemi consonantici della lingua italiana possono essere classificati in: sonori (vibrazione corde

vocali); occlusivi (ostruzione passaggio aria in alcuni punti delle corde vocali); costruttivi (quando l’aria deve

passare attraverso un’apertura molto stretta); affricati (occlusione + costrizione); nasali (aria fluisce attraverso le

fosse nasali); liquidi (restringimento tratto vocale). I fonemi vocalici vengono distinti in base alla posizione

assunta dalla lingua nella cavità orale durante la loro produzione: i – vocale anteriore alta; e – vocale anteriore

media; a – vocale centrale bassa; o – vocale posteriore media; u – vocale posteriore alta. La morfologia è quella

parte della linguistica che studia la concordanza delle parole (es. aggettivo e sostantivo) e la formazione interna

delle parole. Il morfema è la più piccola unità linguistica dotata di significato. L’unione di più morfemi forma

parole morfologicamente complesse. In italiano esistono parole composte da un solo morfema come io, parole

bimorfemiche, composte da due morfemi come tazza (tazz-a) e parole plurimorfiche, composte da tre o più

morfemi come invincibile (in-vinc-ibil-e). La semantica è quella branca della linguistica che si occupa del

significato delle parole. Poiché il processo di comprensione di una parola può basarsi su una analisi uditiva

(nell’ascolto) o visiva (nella lettura), è stata ipotizzata l’esistenza di due componenti lessicali in ingresso: a)

ortografica – rappresentazione delle parole necessaria al riconoscimento della seguenza di lettere durante il

processo di lettura; b) fonologica – che contiene la rappresentazione fonologica delle parole necessarie per la

comprensione orale. Con il termine semantica frasale si fa riferimento allo studio del significato delle

proposizioni, delle presunzioni e delle inferenze linguistiche. Lo studio della sintassi (dal greco messa insieme)

riguarda le modalità con cui le parole vengono collegate per comunicare mediante frasi i significati desiderati. La

pragmatica ha come oggetto di studio la conoscenza delle regole di adattamento ottimale dell’uso di una lingua al

contesto, anche extralinguistico, entro il quale la comunicazione ha luogo. L’appropiato mantenimento dei turni di

conversazione, es., presuppone una serie di conoscenze sulla situazione che è ovviamente diversa se si tratta di

una conversazione tra amici o di un collocquio di lavoro. La competenza pragmatica consente il corretto sviluppo

delle informazioni inferenziali arrivate da una certa frase.

Cap. 2 – Il farsi delle lingue

Filogenesi del linguaggio

Nessun altro organismo ha mai sviluppato un codice di complessità paragonabile a quello delle lingue umane. La

capacità di modulare una vastissima gamma di suoni, di combinarli in unità significanti (le parole) a loro volta

combinate secondo precise regole in frasi e in discorsi è da considerarsi un vero e proprio salto evolutivo, che secondo

molti ha consentito all’Homo sapiens di mettere in atto comportamenti mai osservati in altre specie. La comparsa del

linguaggio articolato in forme somiglianti a quelle attuali si fa risalire a 30-50 mila anni or sono. Il linguaggio articolato

deriva da un processo di selezione naturale e potrebbe aver consentito la grande amplificazione delle capacità mentali

dell’Homoi sapiens. Rilevante per l’argomento della comparsa del linguaggio è la nozione secondo cui negli ultimi 50

mila anni non si sia verificata nessuna mutazione di rilievo. Mutamento importante è avvenuto 200 mila anni fa con

l’abbassamento della posizione della laringe nel tratto vocale. Tale cambiamento ha lo svantaggio di non consentire di

bere e respirare contemporaneamente, come possono fare scimpanze e bambini piccoli, ma il grande vantaggio di

consentire l’articolazione dei suoni e la modulazione da parte del tratto sovralaringeo di una gamma di suoni molto

vasta. Questo processo è alla base della capacità di produrre fonemi e di conseguenza i complessi suoni del linguaggio.

In accordo con l’assunto fondamentale dell’embriologia secondo il quale lo sviluppo del singolo individuo (ontogenesi)

riepiloga quello della specie (filogenesi), la capacità del bambino di produrre i fonemi più complessi sembra legata al

cambiamento di posizione della laringe che ha luogo tra gli 11 e i 18 mesi dopo la nascita.

Ontogenesi del linguaggio

A differenza di tutte le altre specie, l’uomo sembra possedere una sorta di istinto all’uso del linguaggio articolato. E’

stato sostenuto che l’acquisizione del linguaggio sia un processo automatico legato al possesso da parte degli esseri

umani delle informazioni genetiche sottostanti alle regole fonologiche e morfosintattiche di tutte le lingue. Neonati di

madri di cultura ispanofona, o anglofona, es., sono in grado di percepire fondamentali contrasti fonemici di entrambe le

lingue. Per contro gli stessi individui esaminati a 11 mesi di età, sono in grado di percepire contrasti fonemici della

lingua nella quale sono stati immersi. Questi dati suggeriscono che il ruolo dei processi di apprendimento sia comunque

fondamentale per la corretta maturazione dei processi linguistici. Si ipotizza che, proprio per favorire questi processi, gli

adulti si rivolgono ai bambini piccoli utilizzando espressioni semplificate a livello acustico, lessicale e sintattico.

Lo sviluppo della percezione e del riconoscimento dei suoni del linguaggio

La voce umana, specie quella materna, viene percepita, riconosciuta e memorizzata dal feto già all’interno

dell’utero. Il feto reagisce ai suoni linguistici noti in maniera diversa rispetto a come reagisce a suoni linguistici

nuovi. E’ stato dimostrato che i neonati sono capaci di discriminare contrasti fonemici di moltissime lingue,

addirittura forse di tutte le lingue naturali. Questa capacità è mantenuta per i primi 6 mesi di vita e decresce fino

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ad un anno, epoca nella quale sembra sparire. L’esposizione precoce, tra i 9 e i 10 mesi, ad una lingua straniera,

mantiene la capacità di riconoscere le caratteristiche distintive dei fonemi di questa lingua. La capacità di

discriminare e categorizzare i suoni complessi di una lingua dipende dalla conservazione della capacità di attivare

particolari strutture del cervello che vengono stimolate con l’esposizione ai suoni di una lingua durante l’infanzia.

Una mancata esposizione a certi suoni complessi, non presenti nella propria lingua madre, determina quindi un

decadimento di alcune strutture nervose atte a discriminare tali suoni. Ciò significa che entro il primo anno di vita

gli esseri umani sono potenzialmente pronti a discriminare e ad apprendere tutte le lingue umane, e che con la

crescita perdono gradualmente la possibilità di acquisire con facilità e in modo informale altre lingue. Poter

effettuare discriminazioni linguistiche assai precocemente non implica che il sistema sia completamente maturo

alla nascita. L’abilità di riconoscere (e produrre) suoni complessi matura nel corso della vita. Solo nel secondo

semestre di vita, es., i bambini diventano capaci di discriminare consonanti tipo la f e la v. Inoltre, alla nascita i

bambini possono riconoscere la lingua parlata dalla madre: è stato dimostrato che neonati francesi preferifano

ascoltare suoni della loro lingua piuttosto che di quella russa. L’uomo possiede un apparato uditivo

preprogrammato geneticamente alla discriminazione di caratteristiche distintive dei suoni del linguaggio, ma

l’esperienza è decisiva per lo sviluppo e la messa in atto delle potenzialità linguistiche.

Lo sviluppo della produzione vocale nel bambino

Nella fase delle prime vocalizzazioni, intorno ai 3 mesi di vita, i bambini producono suoni nei quali gli adulti

tendono a riconoscere associazioni consonante-vocale. La consonante prodotta più frequentemente corrisponde

alla g mentre le vocali sono la a e la u. Intorno al 4/5 mese il bambino accresce il repertorio di suoni consonati e

vocalici che è in grado di riprodurre. Si assiste alla combinazione aritmica di sillabe prodotta spontaneamente e

ripetuta con caratteristiche ludiche e non finalistiche che caratterizza le fasi rudimentali della lallazione (dal

tedesco lallen, balbettare). Dai 6 ai 9 mesi il bambino può produrre un repertorio di suoni che comprende tutta la

gamma posseduta dall’uomo ed è dunque teoricamente in grado di usare tutte le lingue del mondo. Da 9 mesi a 1

anno la gamma di suoni si restringe limitandosi alle intonazioni del proprio ambiente sociolinguistico. La capacità

di comprendere suoni linguistici precede sempre la capacità di produrli. Le prime parole pronunciate da un

bambino, tra i 9 e i 18 mesi, sono sovente costituite da due sillabe uguali ripetute, mama, papa, tata. La

produzione globale di un bambino di 20 mesi è comprensibile ai genitori solo per il 25% del totale, a 4 anni è

vicina al 100%. Le bambine acquisiscono prima dei maschi la capacità di produrre in maniera corretta i suoni di

una lingua, questo perché il cervello delle bambine matura più precocemente.

Tappe maturative e acquisizione della prima lingua

Nel primo anno di vita il bambino presenta una progressiva maturazione dell’abilità di comunicare con i genitori e

gli adulti in genere. A 1 mese stabilisce il contatto visivo con altri individui e sembra in grado di riconoscere il

volto, la voce e l’odore della propria madre. A 3 mesi sorride ai genitori e altre persone che con lui sono in stretto

contatto: il sorriso dipende anche dall’intonazione di chi gli parla che è già in grado di riconoscere. A 4 mesi

orienta occhi e testa in direzione dei suoni. A 6 mesi seleziona i suoni, scartando quelli che non gli interessano e

prestando attenzione agli altri. Prima di produrre la prima parola è in grado di indicare gli oggetti desiderati. La

prima parola, in media, è prodotta a 11 mesi. Tra i 10 e i 20 mesi il bambino raggiunge le 50 parole. Il numero di

parole che i bambini comprendono è sempre superiore a quelle che sono in grado di riprodurre. All’età di 6 anni i

bambini possiedono un vocabolario ricettivo di circa 10.000 parole. Intorno ai 24-36 mesi il bambino è in grado di

produrre frasi superiori a due parole. All’età di 4 anni il bambino possiede una conoscenza di base del linguaggio

con ampio lessico e buona conoscenza delle regole anche se non riesce ancora a comprendere le eccezioni della

grammatica (es. dice aprito invece di aperto). A 6 anni il linguaggio del bambino è simile a quello dell’adulto, egli

è capace di raccontare storie e partecipa attivamente alla conversazione. Una modalità frequentemente utilizzata

per valutare lo sviluppo grammaticale nei bambini consiste nella misurazione del numero delle parole per

enunciato: tale parametro viene definito lunghezza media dell’enunciato (LME).

Meccanismi alla base dell’apprendimento del linguaggio articolato:

contagio, comportamento ecolalico, accomodazione vocale e sensibilità al ritmo del linguaggio

Il fenomeno del contagio

Un comportamento stupefacente osservato in alcuni neonati mezz’ora dopo la nascita è la capacità di imitare

complessi comportamenti mimici facciali degli adulti: es. se si mostra la lingua, il neonato è in grado di imitarci.

Subito dopo la nascita i neonati sono in grado di imitare (inconsapevolmente) una complessa espressione facciale

mentre non sono ancora in grado di produrre la stessa espressione volontariamente. Considerata la precocità del

fenomeno si ritiene che la capacità di imitare comportamenti facciali tanto complessi sia sostanzialmente innata.

Bambini di 5 mesi sono in grado di imitare la produzione di vocali, come la a e la i, che ascoltano e vedono

inconsci, perché solo verso l’anno di età i bambini sono capaci di produrre volontariamente delle vocali. 3


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Menzo

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguaggi audiovisivi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Zeroli Stefania.

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