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psicologia del linguaggio - sunti completi neuropsicologia del linguaggio, prof. Zeroli Appunti scolastici Premium

Riassunto completo del manuale di neuropsicologia del linguaggio per l'esame di psicologia della professoressa Stefania Zeroli, corso di laurea in scienze della comunicazione. Tra gli argomenti cosa è il linguaggio, il farsi delle lingue, la nascita dell'afasiologia...

Esame di Linguaggi audiovisivi docente Prof. S. Zeroli

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Il comportamento ecolalico

Il comportamento ecolalico consiste nella ripetizione di parole o frasi, senza che queste siano necessariamente

comprese. E’ un comportamento verbale che si osserva comunemente nei bambini durante lo sviluppo. La

riduzione delle ecolalie è dovuta alla maturazione del lobo frontale, sede delle funzioni cognitive più complesse,

come la consapevolezza e il giudizio. Grazie alla maturazione di queste strutture l’uomo diventa in grado di

inibire conmportamenti inappropriati alle circostanze (es. ridere ad un funerale) o non più necessari. Proprio la

lesione dei lobi frontali può scatenare, dunque, comportamenti socialmente inappropriati.

L’accomodazione vocale

Il fenomeno dell’accomodazione vocale consiste nella tendenza a rendere la propria espressione verbale sempre

più simile alle caratteristiche vocali dell’interlocutore. Già a 3-4 anni molti bambini producono un linguaggio

comprensibile agli adulti, anche se non hanno acquisito la capacità di articolare correttamente tutti i suoni del

linguaggio. La produzione di alcuni suoni continua a perfezionarsi fino agli 8 anni. I bambini perfezionano la

produzione di suoni del linguaggio sul modello degli adulti per attirare inconsciamente la loro attenzione.

Sensibilità al ritmo del linguaggio

Una delle caratteristiche più tipiche del sofisticato codice comunicativo che è il linguaggio articolato sembra

risiedere nella sensibilità al ritmo, vale a dire il dispiegarsi del linguaggio nel tempo più che nello spazio. La

sensibilità al ritmo del linguaggio è innata e precede la parola. Una differenza fondamentale tra attività

linguistiche e non linguistiche riguarda la sensibilità a sequenze ritmiche altamente specifiche e presenti anche

nelle lingue naturali che non utilizzano il canale uditivo verbale. Sarebbe proprio questa innata sensitività,

stabilmente trasmessa per via genetica, a far cogliere al bambino gli elementi chiave per l’apprendimento

linguistico nella voce come nelle mani di un altro parlante.

In sintesi l’uomo ha una predisposizione genetica al linguaggio che non condivide con nessun altro essere vivente.

Tuttavia questa naturale predisposizione è necessaria ma non sufficiente alla piena espressione del linguaggio. Basti

pensare ai casi dei cd selvaggi. Valga per tutti quello di Victor, il ragazzo che, vissuto in un bosco francese in completa

assenza di esposizione al linguaggio fino all’età di 12-13 anni, non imparò mai a parlare in maniera adeguata. Una piena

maturazione e sviluppo del linguaggio sono strettamente legati agli stimoli di cui questi processi necessitano e che

dipendono fortemente dalla ricchezza e completezza della società linguistica nella quale l’individuo è immerso.

Cap. 5 – Nascita dell’afasiologia

La perdita della capacità di esprimersi verbalmente a seguito di una malattia del cervello si deduce già da un

papiro egizio del 1700 a.C. Gli autori antichi si sono limitati a descrivere i sintomi, piuttosto che farsi domande

specifiche sull’organizzazione del linguaggio nel cervello. Per raggiungere questo tipo di consapevolezza

conoscitiva bisogna attendere le prime scoperte di Pierre Paul Broca esposte nella celebre memoria dle 1861 nella

quale un paziente di nome Leborgne era stato soggetto a numerosi casi di epilessia, pur avendo appreso

perfettamente il mestiere di calzolaio. All’età di 30 anni aveva perso la capacità di parlare e fu ricoverato in un

ospizio. La comprensione verbale era buona ma interrogandolo rispondeva sempre con il monosillabo “Tan”.

Dopo 10 anni dalla perdita del linguaggio, Tan, perse l’uso del braccio fino a quando paralizzato completamente

fu costretto a letto. Successivamente morì. Broca poche ore dopo l’autopsia ebbe modo di presentare la sua prima

importante scoperta nel corso della quale mostrò il cervello con la lesione dle lobo frontale. Broca affermò di aver

per la prima volta localizzato nel cervello una facoltà della mente umana: egli suggerì che la facoltà del linguaggio

articolato fosse indipendente dalla comprensione verbale e che fosse localizzata nella terza circonvoluzione del

lobo frontale. Il fatto che la facoltà del linguaggio, ciò che distingue l’essere umano, dagli altri animali, non fosse

rappresentata bilateralmente nei 2 emisferi cerebrali non solo era un dato inatteso, ma fu inizialmente accettato

con molta difficoltà anche dallo stesso Broca. Dopo aver raccolto nuovi dati a ulteriore conferma dei primi

risultati ottenuti, nel 1865 Broca presentò la sua seconda importante scoperta, proponendo quella che doveva

diventare una pietra miliare nello studio delle funzioni del cervello, e cioè il fatto che “Nous parlons avec

l’hemisphère gauche”. Numerosissimi studi su individui destrimani confermarono questo dato. I soggetti

destrimani presentano una lateralizzazione del linguaggio nell’emisfero sinistro in una % superiore al 95%. La

specie umana presenta inoltre un’altra e più evidente asimmetria, cioè la preferenza manuale destra per compiere

movimenti fini e precisi, mentre utilizza la mano sinistra con funzioni di sostegno per l’attività svolta dalla mano

destra. Broca affermò per primo che la preferenza manuale destra e il linguaggio erano entrambi controllati

dall’emisfero cerebrale sinistro, perché nella specie umana esso maturava più velocemente dell’emisfero destro.

L’acquisizione del linguaggio e dell’uso dominante della mano dx, 2 tipici apprendimenti culturali secondo Broca,

venivano quindi controllati dall’emisfero che durante l’infanzia maturava per primo. Nel 1874 Carl Wernicke

pubblicò Il complesso sintomatico afasico, importantissimo perché egli non si limitò a descrivere semplicemente

nuovi casi di afasia, ma cerco con le conoscenze del suo tempo, di spiegare come il cervello organizzava il

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movimento volontario e il linguaggio, una forma particolare di movimento. Wernicke propose che la corteccia

cerebrale fosse organizzata in un mosaico di aree collegate anatomicamente fra di loro e dedicate a specifiche

funzioni (linguaggio, memoria). Quando 2 strutture del cervello venivano attivate congiuntamente esse tendevano

a rimanere regolarmente associate. L’uso continuo di un circuito nervoso coinvolto in una data funzione, come

l’ascolto di una parola, diminuiva l’energia necessaria per eccitare lo stesso circuito. Quanto più frequente era la

ripetizione di un compito tanto più stabili diventavano le associazioni tra il mosaico di aree corticali del cervello

coinvolte nel compito. W. Propose inoltre di dividere l’intera superficie del cervello in 2 grandi settori di differente

significato funzionale: il cervello frontale e il cervello temporo occipitale. Egli attribui al cervello frontale le funzioni

motorie e le funzioni sensoriali e al cervello temporo occipitale. Tale suddivisione è valida tuttora. Per W. il linguaggio

era un particolare tipo di movimento volontario organizzato in diversi centri collegati fra loro mediante specifiche vie di

comunicazione. Per lui i numerosi tipi di afasia dipendevano dal luogo di interruzione di questi collegamenti.

Cap. 6 – La neurolinguistica clinica

La classificazione sindromica dell’afasia

La logica della classificazione sindromica deriva dall’associazione di sintomi linguistici. Una delle classificazioni

più sistematiche fu proposta nel 1885 da Ludwig Lichteim che ipotizzò un centro di immagini uditive delle parole,

e di un centro di immagini motorie dove risiedevano le memorie motorie dei movimenti coordinati per la

produzione delle parole. Dalla periferia uditiva le impressioni acustiche giungevano alla corteccia uditiva, ma per

la comprensione dei suoni doveva stabilirsi un ulteriore connessione fra il centro uditivo e il centro dei concetti.

Secondo questo autore la produzione del linguaggio volontario iniziava quando il centro dei concetti inviava

informazioni al centro delle immagini motorie, da dove gli impulsi nervosi venivano poi inviati agli organi del

linguaggio. Tale schematizzazione permetteva di fare ipotesi sui tipi di afasia che potevano colpire il paziente:

afasia di Broca: dovuta ad una lesione nell’area di Broca; afasia di Wernicke: dovuta ad una lesione nell’area di

Wernicke; afasia di conduzione: dovuta ad una lesione delle fibre di connessione tra l’area di Wernicke e l’area di

Broca; l’afasia transcorticale motoria: dovuta a una lesione delle strutture interposte tra il centro dei concetti e

l’area di Broca; afasia transcorticale sensoriale: dovuta a una lesione delle strutture interposte tra il centro dei

concetti e l’area di Wernicke. Ulteriore classificazione in base ad alterazioni quantitative tra 8 tipi di afasie, dove

l’eloquio è ridotto nelle prime 4 e fluente nelle seconde 4: Afasia globale: è la forma clinica più grave. Eloquio

moltostentato o assente, coinvolge la maggior parte delle aree del linguaggio dell’emisfero sinistro.

Afasia di Broca: espressione verbale molto stentata. La comprensione verbale è buona ma le regole grammaticali

sono saltate. La lesione coinvolge l’emisfero sinistro. Afasia transcorticale motoria: eloquio spontaneo ridotto –

la lesione interompe le connessioni tra l’area di Broca e le altre strutture frontali: è un tipo poco frequente.

Afasia transcorticale mista: forma clinica rara e grave. Il paziente non presenta eloquio spontaneo, non

comprende ma è in grado di ripetere. E’ generalmente prodotta da gravi avvelenamenti da ossido di carbonio.

Afasia di Wernicke: eloquio spontaneo e fluente ma con numerose alterazioni semantico-verbali. La lesione è

situata nell’area di Wernicke, nel lobo temporale sx. Afasia di conduzione: eloquio fluente con ripetizione

compromessa. Afasia transcorticale sensoriale: eloquio fluente con deficit fonemici e semantici e gravi deficit di

denominazione. Compromessa la comprensione uditiva. Afasia anomica: eloquio spontaneo e fluente e

grammaticalmente corretto. Comprensione e ripetizione conservate. Incapacità di reperire parole. Emisfero sx.

Forme speciali di afasia

Afasia e cervello poliglotta

Per bilingui si intendono le persone che nella loro vita utilizzano due o più lingue, oppure due o più dialetti.

In ambito neurolinguistico non non vengono fatte distinzioni tra lingue e dialetti, poiché questa distinzione è

politica piuttosto che scientifica. Plurilinguismo e bilinguismo in neurolinguistica sono sinonimi. Attualmente più

della metà della popolazione mondiale è bilingue. Una caratteristica comune nella maggioranza dei soggetti

bilingui è il differente livello di conoscenza che essi utilizzano. Un individuo bilingue non è due monolingui in

una persona: è molto raro infatti che un individuo bilingue abbia una conoscenza perfetta di tutte le lingue che usa.

Di rilievo per la neurolinguistica è conoscere se le diverse lingue che un soggetto bilingue utilizza sono

rappresentate nelle stesse strutture cerebrali o sono invece rappresentate in strutture cerebrali differenti.

I disturbi del linguaggio caratteristici dei poliglotti sono stati definiti “reazioni afasiche nei poliglotti”. Un sintomo

tipico nelle reazioni afasiche è lo switching ovvero il passaggio (o commutazione) più o meno frequente da una

lingua all’altra. Un altro disturbo tipico è il mixing, ovvero il mescolamento di due o più lingue all’interno della

stessa frase. Comportamenti di commutazione e mescolamento delle lingue sono normalmente presenti anche nei

soggetti bilingui normali; questi episodi sono considerati patologici quando il paziente afasico li produce con un

interlocutore che non è in grado di comprendere una o più delle lingue utilizzate. Gli afasici bilingui possono

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presentare disturbi anche nella traduzione e presentare incapacità a tradurre o fenomeni di traduzione spontanea

cioè la tendenza compulsiva a tradurre le espressioni prodotte in una o più lingue.

L’esame standardizzato dell’afasia nei bilingui

Nei bilingui diventati afasici la necessità di valutare i deficit linguistici con criteri obiettivi è ancora più

importante, perché se si vuole stabilire il grado di compromissione di una lingua rispetto all’altra è necessario

valutare entrambe le lingue in maniera comparabile. Michel Paradis ideò il BAT (Bilingual Aphasia Test). Ci sono

due livelli di valutazione del BAT: un livello immediato, nel quale vengono valutate le risposte che vengono

inserite in un programma computerizzato che analizza automaticamente i risultati; un secondo livello più

complesso nel quae viene eseguita un analisi neurolinguistica di tutte le prove a cui è stato sottoposto il paziente,

così da ottenere dati quantitativi sulle prestazioni linguistiche del paziente nelle varie lingue.

Afasia nel linguaggio dei segni

Pur non utilizzando il canale uditivo vocale le lingue dei segni, vale a dire i codici gestuali usati nella comunità di

individui che a causa di sordità profonda non acquisiscono il linguaggio parlato, presentano fortissime analogie

con il linguaggio parlato, presentano fortissime analogie con le lingue storico naturali.

Afasia crociata

Si riferisce alle afasie in pazienti destrimani con lesione nell’emisfero destro. E’ rara, quando avviene si deduce

che il linguaggio è basato sull’emisfero dx.

Afasia nei mancini

La dominanza emisferica sx è più frequente per i destrimani mentre la dominanza emisferica dx è meno frequente

per i mancini. Anche nei mancini l’afasia consegue principalmente a lesioni emisferiche sx. In ogni caso l’afasia

nei mancini è meno grave che nei destrimani.

Afasia nella demenza

I deficit linguistici nella demenza sono distinti dalle sindromi afasiche conseguenti a lesioni emisferiche focali. Ci

sono tipi qualitativamente diversi di demenza e i deficit linguistici possono variare molto in base alla demenza.

In pazienti con demenza da ripetute lesioni infartuali nelle aree del linguaggio si può osservare afasia sia

improvvisa che lentamente ingravescente. Nell’afasia di Alzheimer la caratteristica principale è la difficoltà nel

recupero delle parole e l’incapacità di comprendere il linguaggio scritto e orale assieme alla presenza di

perseverazioni di ecolalia.

La pragmatica della comunicazione

La Pragmatica è una disciplina della linguistica che si occupa dell'uso della lingua come azione. Non si occupa

della lingua intesa come sistema di segni, ma osserva come e per quali scopi la lingua viene utilizzata. Più in

specifico si occupa di come il contesto influisca sull'interpretazione dei significati. In questo caso il termine

contesto è sinonimo della parola situazione, in quanto potrebbe riferirsi a qualsiasi fattore extralinguistico, tra cui

sociale, ambientale e psicologico. I fenomeni pragmatici si possono dividere essenzialmente in 2 gruppi: quelli

che più strettamente sono legati al linguaggio e quelli che invece sono più legati al comportamento in generale. Al

primo tipo appartengono la metafora (es. è una tigre); l’inferenza (deduzione); ironia (sei un genio);

presupposizione. Al secondo tipo appartengono fenomeni come il cambiamento di codice linguistico, le

espressioni di cortesia, il rispetto dei turni conversazionali; la comunicazione non verbale.

Disturbi della pragmatica in pazienti celebrolesi

La stragrande maggioranza degli studi afasiologici ha riguardato le alterazioni strettamente linguistiche

(fonologiche, lessicali, sintattiche) dimostrando che l’afasia consegue a lesioni corticali e sottocorticali

dell’emisfero sinistro. Lo studio di pazienti con lesioni focali all’emisfero dx ha permesso di comprendere meglio

il ruolo della metà definita “minore” del cervello in riferimento all’organizzazione della comunicazione. E’ stato

visto che le lesioni dell’emisfero dx possono compromettere in maniera rilevante alcune componenti non

linguistiche della comunicazione verbale come l’intonazione della voce durante l’espressione verbale. Tra gli altri

disturbi pragmatici conseguenti a lesioni dell’emisfero dx viene annoverata anche la difficoltà o incapacità di

formulare e comprendere metafore o espressioni sarcastiche. Studi neuropsicologici suggeriscono inoltre che i

cerebrolesi dx presentano disturbi della capacità di comprendere testi e discorsi. 6


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Menzo

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguaggi audiovisivi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Zeroli Stefania.

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