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Psicologia del linguaggio - La comunicazione interrotta Appunti scolastici Premium

Appunti per l'esame di psicologia del linguaggio della professoressa Stefania Zeroli, corso di laurea in scienze della comunicazione. L'argomento trattato è la comunicazione interrotta, i fenomeni attuali, l'importanza del tempo, la priorità comunicativa..

Esame di Psicologia del linguaggio docente Prof. S. Zeroli

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ESTRATTO DOCUMENTO

In senso debole facendo riferimento all’ordine di grandezza dei cambiamenti in corso,

o ossia alla loro portata storica

3.2 INCREDULITÀ

La frammentazione della Storia (intesa come insieme degli effetti dell’agire individuale e collettivo)

 avrebbe dovuto porre alla politica il problema della prassi

La politica ha invece incentivato l’affermazione di una nuova ideologia di progresso new-

 

economy e tecnologie dell’info

Si parla spesso di crisi della politica e di fine della storia, ma questi due aspetti sono comunque

 tuttora in piena attività

Oggigiorno a farla da padrone è proprio la forza propulsiva di una temporalità che, mai come oggi,

 ci impone di stringere i tempi secondo un’accelerazione che ci porta da un’altra parte

Quest’altra parte non è collocata a livello di un dopo, a venire, che le nostre rappresentazioni

 interpretano ora come guadagno e ora come perdita?

Non è finita la storia in quanto accadere di eventi, ma è finita invece l’epoca dell’immagine storica

 del mondo (cioè quell’epoca che aveva riconosciuto nella storia il senso stesso della temporalità

umana)

Questo vuol dire che la storia non è più una possibilità per il pensiero contemporaneo (non è più

 una significazione condivisa a partire da cui costruire progetti, scenari futuri…)

Quando si vede positivamente la mondializzazione questo a venire della linea temporale diviene

 un luogo di emancipazione certa, la promessa di un progresso

Qui agisce lo schema storicista dove è ben possibile chiedere al nostro presente qualche sacrificio

 in vista di quel Presente (il futuro pieno e soddisfatto) che ci attende là davanti, una volta sollecitato

con le decisioni appropriate

Noi pensiamo alla mondializzazione in quanto processo

 Questo significa che non siamo affatto usciti dalla modernità

 Se diciamo politica pensiamo a una forza capace di imprimere la sua volontà e il suo sapere sul

 mondo, come se quest’ultimo non ne fosse già attraversato da capo a piedi

Quando in un dibattito politico avvertiamo una linea di confine tra argomenti ragionevoli e

 irragionevoli e ciò può avvenire perché questo attraversamento sta ormai già producendo i suoi

effetti

Pensare al futuro nei termini di una presentificazione unitaria e omogenea è una potente e

 irresponsabile mistificazione

Nel 1° CASO (prospettiva dell’emancipazione) è in gioco la legittimazione del presente nell’assetto

 della sua tendenza dominante. La legittimità è fondata però non su un passato sicuro, bensì su

un’immagine rassicurante del futuro

Nel 2° CASO (prospettiva della regressione) è invece in gioco la delegittimazione del proprio

 presente: un’autocoscienza critica che però cerca nuovamente di fondare la propria legittimità

sull’anticipazione del futuro (anche se di segno radicalmente opposto)

3.3 EPILOGO

Se la storia è stata il sogno filosofico della modernità il risveglio da questo sogno pone alla politica

 il problema di scelte che non possono più contare sull’idea di una continuità cumulativa

Non c’è bisogno di scomodare il futuro per condannare gli effetti che alcune politiche attuali stanno

 già producendo in modo catastrofico sul nostro presente

I presenti attuali (anche come possibilità futura di presente) sono tutto ciò che deve importare a

 una politica

Bisogna chiedersi cosa potenziare oggi, per mantenere le promesse che giustificarono i sacrifici di

 ieri in nome del presente in cui noi ora abitiamo

Non bisogna differire all’infinito il contenuto della promessa

 4. Politica e Storia. L’im postura della fine delle ideologie

4.1 EQUIVOCI

Ideologia indica una formazione di pensiero edificata sulla dimenticanza, la rimozione o il

 misconoscimento della ragione materiale delle cose

Si tratta di quei sistemi che credono di potersi reggere sul vuoto, senza riguardo per la base reale di

 storia e vita

Una presa di posizione su cosa è ideologico e cosa no presuppone l’opposizione tra oggettività

 dello sguardo scientifico e la razionalizzazione soggettiva della realtà

Quando si accosta il tema della politica a quello dell’ideologia si dà per scontato che anche la

 politica ha, in qualche modo, a vedere con la verità 4

La politica si autodefinisce giusta. La democrazia è la miglior forma di gestione politica, la

 modalità di governo che meglio delle altre corrisponde all’essenza del genere umano

Quando si parla di essenza si parla di verità. Si ha così quindi la legittimità della democrazia liberale

 e la sua interpretazione come evento epocale che sancisce la fine della storia, in quanto

raggiungimento finale di un ideale

4.2 DI NUOVO IDEOLOGIE

In realtà sono sorte nuove ideologie: quella neo-liberista del mercato libero e dei capitali come fonti

 di sviluppo

Non c’è niente di più ideologico che parlare di fine delle ideologie

 Si è passati dall’ideologia dei grandi racconti (dominati dalla figura della storia universale)

 all’ideologia del racconto unico (dominato dalla figura del mercato universale)

Si è passati quindi da un regime in cui universale e individuale erano congiunti in un’unica figura a

 un regime in cui vige la distinzione tra universale e individuale

La naturalizzazione di un fenomeno storico è sempre il risultato della combinazione tra una

 determinata congiuntura storica e il suo raddoppio narrativo

4 .3 GRANDI SPAZI E TEM PI BREVI

Oggi viviamo tutti la grande apertura di uno spazio senza limiti: spazio illimitato dell’informazione,

 della comunicazione, della circolazione di capitali e merci

Qual è la qualità del tempo che accompagna quest’incredibile espansione dello spazio? Si tratta di

 un tempo-istante dell’immediatezza, articolato sull’asse del brevissimo termine

È un tempo ostaggio di un PRESENTE aperto all’approfondimento delle proprie potenzialità, ma

 chiuso all’irruzione del futuro in quanto irrompere differenziale

Il nostro futuro ormai è solo un’intensificazione del presente

 Viviamo nell’epoca dell’attesa impaziente: o subito o niente

 All’estensione dello spazio corrisponde il restringimento del tempo

 Occorre fornire soluzioni rapide e immediate a grandi problemi. Ma la politica e la democrazia

 sono in grado?

Quando si accostano questi due termini si parla anche di libertà

___________________________________________________________________________________

II. SAGGEZZA, TECNICA, SALVEZZA

5. Scienza e saggezza. Scene da un divorzio

5.1 UN LUOGO COM UNE

Sulla scienza e, in generale, sulla tecnologia circola oggi un luogo comune che vale la pena

 analizzare.

Eccolo: “Scienza e tecnica, in se stesse, non sono né buone né cattive; buono o cattivo è semmai

 l’uso che viene fatto”

Viene da chiedersi allora quando una cosa può essere considerata neutra. Essa lo è quando è

 indipendente da poteri o interessi e quando il giudizio non investe la cosa stessa, ma la natura degli

effetti prodotti

È possibile effettuare questo giudizio quando tra gli effetti e la cosa si interpone una terza istanza,

 con la funzione di interromperne la continuità

La scienza è collocata al di là del bene e del male, mentre la saggezza deve intervenire

 dall’esterno su quel dominio costantemente percorso dal bene e dal male che è l’applicazione della

scienza 5.2 LO SPAZIO DELLE APPL ICAZIONI

Che cosa ne è della conoscenza in questo quadro? Va collocata sul versante della scienza o della

 saggezza?

Va collocata su entrambi i lati, ma con valori molto diversi:

 In rapporto alla scienza essa equivale a produzione della conoscenza, insiemi di abilità,

o paradigmi

In rapporto alla saggezza è una conoscenza degli effetti prodotti da questo universo

o composito

Quando il termine natura viene usato come argomento contro qualcosa che interviene a

 minacciarla, di fatto ad essere minacciata è una specifica configurazione antropologica

Parlare di natura umana violata è quindi un modo di difendere i propri diritti identitari, il proprio

 mondo 5.3 PASSAGGIO del TESTIM ONE e COM PRESENZA 5

La nostra epoca mostra ancora una frattura tra sapere scientifico e saggezza. Questa frattura si

 formò in un momento ben preciso, la Rivoluzione Scientifica del ‘600

POV DIACRONICO

Da un punto di vista diacronico possiamo vedere che fin dall’antichità ci furono contatti e contrasti

 tra questi due campi

Per poter divenire scienza il sapere doveva scorporare la saggezza dal proprio organismo,

 dandole uno spazio di applicazione indipendente

Il passaggio da una all’altra è un avvicendamento, uno scambio del testimone tra forme culutrali

 egemoni POV SINCRONICO

Da un punto di vista sincronico notiamo che saggezza e scienza appaiono come due dimensioni

 del sapere che corrono parallele, anche se in determinati momenti si sono allontanate per vari

motivi storici.

Si ha una difficile convivenza tra:

 Una forma culturale dominante e istituzionalizzata

o Una forma culturale marginale, vicina all’esoterico

o 5.4 DISTINGUERE E SEPARA RE

La disgiunzione tra scienza e saggezza ha un’origine determinata. È la distinzione operata, per la

 prima volta da Aristotele, tra sophia e phronesis

Aristotele affronta l’orizzonte della conoscenza e del suo valore morale, distinguendovi specifiche

 aree di competenza

La saggezza è la virtù suprema in base a un’intercambiabilità col sapere. È in quest’equivalenza

 che si realizza la pratica quotidiana della verità

Aristotele divide le scienze teoretiche (matematica, fisica e filosofia) da quelle pratiche (universo

 della prassi) e quelle poietiche (arte e tecnica)

5.5 STORIE PARALLELE, ST ORIE INCROCIATE

Nonostante queste distinzioni, scienza e saggezza sono riuscite a ritrovarsi in diversi altri contesti:

 Filosofia ellenica

o Filosofia neoplatonica

o Filosofie cristiane

o Correnti umanistiche

o Correnti romantiche

o Posizioni bioetiche contemporanee

o

Wilhelm Dilthey ha analizzato queste vicende di separazioni e ricongiungimenti, delineando due

 precise categorie di filosofia: filosofia come saggezza e filosofia come scienza

Secondo Dilthey con Aristotele c’è un nuovo atteggiamento filosofico, basato sul sapere per il

 sapere, cioè la conoscenza teoretica

La felicità è interna alla conoscenza: teoretica, nella filosofia

 5.6 F ILOSOFIA DELLA VITA

Oggigiorno si verificano situazioni di preoccupante incomunicabilità, sia tra diversi tipi di scienza

 che tra le correnti di una medesima scienza

Dilthey parla di un mutamento di posizione della filosofia avvenuto dopo la morte di Aristotele: non

 c’è più mera teoria, bensì c’è più disposizione di vita, saggezza

Con Epicuro la filosofia diventa una terapia molto importante che ha come scopo la salute

 dell’anima

La scienza ha smesso di “essere saggezza” con l’autonomizzarsi dei diversi campi della

 conoscenza. Non è stato un cambiamento improvviso

6. Cura di sè e cura del m ondo

6.1 I TERM INI DEL PROBLE M A

Perché mai parlare di possibili derive nel caso di un’esperienza autoriflessiva come la cura di sé?

 Si tratta di tenere un rapporto di dialogo con se stessi in modo da migliorare se stessi e di rimbalzo

la relazione io/mondo

Si parla di derive perché la cura di sé può significare anche un ripiegamento dell’individuo su se

 stesso, quale mero compiacimento narcistico. Merlini analizza la società attuale e i casi di cura di

sé alla deriva riscontrabili in essa

Esistono due casi principali di deriva:

 Il sé immaginato trae la sua autarchia da risorse appartenenti a una sua presunta

o dotazione naturale: è una possibile deriva della New Age 6

Il sé immaginato, data l’insufficienza della sua dotazione, trae la sua autarchia

o dall’universo della tecnica. È una possibile deriva della tecnoscienza

Questi due casi opposti delineano entrambi, in modo diverso tra di loro, il trionfo di un’affermazione

 prometeica dell’uomo, secondo un delirio utopico e ideologico che si divide in:

L’immagine di un sé onnipotente e totale, se solo avesse il coraggio di abbandonarsi alla

o scienza

L’imm. di un sé incondizionatamente autosufficiente, in taluni casi anche eterno, se solo

o sapesse scoprire dentro di sé tutte queste “meraviglie”

Il primo caso corrisponde al tentativo di inserire la tecnologia in diversi campi (irruzione della

 tecnologia tematica nella medicina…), il secondo corrisponde al fenomeno molto in voga di libri

come Come potenziare la propria energia…

6.2 EFFETTI DELLA CURA D I SÉ

Tecnicizzazione ha influenza sulla cura o cultura di sé

 

La cultura di sé corrisponde a una reinscirzione del soggetto in una nuova antropologia (resistenze,

 opposizioni…)

Deriva dalla cura di sé significa allora perturbazione della cultura di sé

 La cura di sé assume la forma di un potenziamento di sé, con effetti distruttivi sull’ambiente umano

 e naturale

Nelle sue manifestazioni più corrotte la cura di sé è anche il luogo in cui si riproducono le ideologie

 La deriva della cura di sé porta a un rapporto invasivo con il mondo, visto come superficie

 squalificata del proprio fare qualificante

6.3 SPIRITUALIZZAZIONE E AUTOSUFFICIENZA

La NEW AGE è un accostamento malamente speculativo di porzioni di teorie scientifiche,

 sapienziali, esoteriche…

Si tratta di un appagamento ironico del bisogno dell’Uno, andato perduto facendo ricorso

 all’autorità di un sistema scientifico sempre meno comprensibile

Non essendo possiblie cambiare il mondo, si decide di cambiare se stessi, perché solo in questo

 cambiamento risiede la chiave della percezione del mondo (e si potrà così poi cambiare il mondo 

il mondo siamo noi)

L’errore è dare troppa importanza all’io, al suo autocompiacimento narcisistico, il suo sostituirsi a

 Dio 7. Nuova era, quante storie

7.1 LA NEW AGE

Da qualche decennio siamo testimoni di un fenomeno di grande diffusione battezzato NEW AGE e

 poi chiamato NEXT AGE, conosciuto da tutti, anche da chi non lo pratica

In questo fenomeno confluiscono aspetti della cultura orientale, delle mitologie nordiche,

 dell’astrologia, dell’alchimia

All’interno di questo fenomeno si sviluppa anche un interesse per la medicina medicina delle

 

impressioni

7.2 EFFETTI DELLA NEW AG E

Le direzioni imboccate dal movimento della new age possono condurre in luoghi non facilmente

 prevedibili e radicalmente differenti tra di loro:

Si intende risarcire l’assenza di RELIGIOSITÀ delle odierne società secolarizzate con

o nuove forme di dogmatismo religioso o di ciarlataneria

Si instaura un rapporto particolare tra queste teorie e il mondo esterno, col proprio corpo

o

In questo 2° caso siamo di fronte a una nuova variante della cura di sé studiata da Foucault per il

 mondo classico

Con la new age è data molta importanza al CORPO, che ha esso stesso una memoria, che si

 differenzia radicalmente dalla nostra memoria autobiografica

Queste due memorie vengono fatte interagire in un nuovo racconto del sé

 Quali effetti possono derivare, in campi eterogenei come la medicina e i rapporti individuali,

 dall’idea che il corpo sia attraversato da flussi di energia?

Quali altri effetti potrebbe inoltre avere il contatto tra parti del nostro organismo e alcuni campi dotati

 di specifiche forze vibrazionali (colori, piante, cristalli)?

7.3 VISIBILE E INVIS IBILE 7

Con la new age si verifica ’esperienza di un ascolto dell’invisibile. Si vuole dare alla visibilità un

 campo di esperienza che non sia quello di tutti i giorni

Nella percezione agisce in ogni caso il lavoro di una precisa selezione: percepiamo quello che

 possiamo percepire, ma il percepito esiste sempre e solo come prassi del percepire

Qual è il luogo in cui si dispongono i “possibili”? è un luogo che è di fatto un tempo, il tempo della

 Storia

Anche il mondo risulta in parte come effetto del percettivo, cioè di quel percettivo che ha in quel

 mondo la ragione stessa del suo percepire, del suo percepire “così”

La non corrispondenza tra percepire e percepito delinea la fine del mondo

 8. Tre prom esse della tecnica

8.1 INTRODUZIONE

Analizzare la storia di una data TECNICA può servire a capire se essa è stata in grado di

 mantenere le sue promesse

A partire dal 16° secolo l’interesse riguardo alle invenzioni tecniche si è accompagnato a un

 discorso di legittimazione circa i loro effetti liberatori

Abbiamo diversi tipi di storia della tecnica: illuminista, positivista, economica, ecologista,

 antropologica, materialista

Vi è ovviamente una storia filosofica della tecnica, con Heidegger come capofila

 Si ha un interesse preciso sulle radici profonde della tecnica: ci si fonda sull’essenza della tecnica

 La tecnica è l’ultima figura temporale della nostra Storia, il compimento finale di un destino che

 rappresenta la possibilità dell’autosuperamento della storia

8.2 ANALISI DELLA TECNIC A

Merlini vuole analizzare la tecnica in quanto orizzonte inaggirabile dell’Uomo e della Storia

 La tecnica è la condizione stessa della loro realizzazione e promessa della loro emancipazione

 Merlini identificherà quest’idea attraverso 3 grandi assi:

 Promesse basate sul raggiungimento dell’ESSENZA dell’uomo (riscatto dell’insufficienza

o organica)

Promesse basate sulla realizzazione dell’UMANITÀ degli uomini o negli uomini

o (civilizzazione dell’esistenza)

Promesse centrate sul SUPERAMENTO DEI LIMITI imposti all’umano (sviluppo di qualità

o dell’uomo)

Si tratta quindi di tre modelli argomentativi, dove la tecnica interviene come forza decisiva dei

 progetti di auto-realizzazione individuale, di liberazione collettiva e di superamento/sviluppo

antropologico

8.3 ESSENZA

Herder considera l’UOMO un essere di mancanze, organicamente carente

 Questa constatazione è stata ripresa più volte per spiegare l’insufficienza biologica ed esistenziale

 dell’uomo. Ora possiamo usarla come base per far intervenire la tecnica come un fattore di

compensazione, di compimento

Secondo Gehelen la tecnica è la possibilità stessa della sopravvivenza umana e della realizzazione

 dell’uomo in quanto uomo

L’uomo è così un essere che modella in modo artificiale le condizioni della propria esistenza. Deve

 controllare una natura avversa (che non è stata creata per lui) per riuscire ad addomesticarla

Egli deve servirsi di un apparato di invenzioni tecniche di assoggettamento per dare luogo alla

 civilizzazione

Mano a mano che l’uomo procede nelle sue scoperte, cresce la sua memoria storica che servirà

 alle future generazioni

Attraverso la pluralità di scoperte (arte, scrittura, cultura) l’uomo prende progressivamente coscienza

 della propria essenza umana

Il progresso umano è orientato dal tempo e dalla ragione

 Secondo Lucrezio c’è tecnica umana (ars) perché vi è mancanza originaria, e quindi desiderio di

 compimento

La TECNICA è quindi il veicolo di un perfezionamento che contribuisce ad innalzare l’uomo al suo

 destino umano 8


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Menzo

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del linguaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Zeroli Stefania.

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