1.1 Neuropsicologia e linguaggio
L’oggetto della neuropsicologia è lo studio della relazione tra fenomenologia e basi nervose delle
funzioni cognitive, vale a dire dei comportamenti più articolati degli organismi complessi. Studia
quindi il rapporto tra cervello e mente.
L’associazione (sommarsi) di sintomi si chiama sindrome.
1.2 Linguaggi e lingue storico-naturali
Il linguaggio inteso come abilità tipicamente umana è tra i codici comunicativi più sofisticati e
potenti e consente di modulare lungo una gamma praticamente illimitata l’espressione dei concetti.
Le lingue storico-naturali sono caratterizzate da:
A- uso del canale vocale per la produzione ed uditivo per la comprensione.
B- doppia articolazione, sono ciò costituite da un numero limitato di unita non significanti (i
fonemi) grazie a cui vengono formate una quantità illimitata di unità significanti (le parole).
C- creatività, vale a dire la possibilità di produrre enunciati mai uditi ma che siano
comprensibili.
La scienza che le studia è la linguistica.
Le diverse modalità di produzione di un fonema vengono chiamate allofoni, che in fase di
percezione il cervello dell’ascoltatore classifica e giudica come un unico fonema di una data lingua.
I fonemi consonantici italiani possono essere classificati così:
1. Sonori: differente vibrazione delle corde vocali, differente sonorità.
2. Occlusivi: Durante la produzione di un fonema occlusivo il passaggio dell’aria viene
momentaneamente ostruito in alcuni punti del tratto vocale (es. sulle labbra per b,p, in
prossimità dei denti per d,t, nel palato per g,k).
3. Costrittivi: quando il flusso dell’aria deve passare attraverso un’apertura molto stretta del
tratto vocale.
4. Affricati: iniziale occlusione delle strutture vocali a cui segue una costrizione.
5. Nasali: l’aria fluisce attraverso le fosse nasali perché il palato è sollevato e
contemporaneamente vi è un’occlusione.
6. Liquidi: parziale restringimento del tratto vocale durante la loro produzione.
I fonemi vocalici vengono distinti in base alla posizione assunta dalla lingua.
La morfologia studia la concordanza delle parole, il morfema è la più piccola unità linguistica
dotata di significato.
La semantica studia il significato delle parole.
La sintassi studia le modalità con cui le parole vengono collegate per comunicare mediante frasi.
La pragmatica studia la conoscenza delle regole di adattamento ottimale dell’uso di una lingua al
contesto.
2.1 Filogenesi del linguaggio
La comparsa del linguaggio articolato è stata funzionalmente equiparata ad uno di quei processi di
selezione naturale che hanno permesso la sopravvivenza ed il successo della specie.
Due teorie:
A- “catastrofica”, avvenuta in maniera improvvisa;
B- transizione graduale e lentissima dall’epoca dei rumori a quella dei suoni linguistici.
Importanti per la nascita del linguaggio anche i cambiamenti cerebrali, dato che le aree corticali
risultano attive in compiti linguistici e la cui lesione produce deficit nella capacità di produrre e/o
comprendere il linguaggio.
2.2 Ontogenesi del linguaggio
Ontogenesi = insieme dei processi di sviluppo.
L’uomo sembra possedere una sorta di istinto all’uso del linguaggio.
I neonati sono in grado di percepire fondamentali contrasti fonemici di tutte le lingue, finché non
vengono immersi in una sola di queste.
2.3 Sviluppo della percezione e del riconoscimento dei suoni del linguaggio
La voce umana, specie quella materna, viene percepita già all’interno dell’utero.
Un gruppo di adulti nord americani non riconosce la differenza tra due vocali svedese, è stato
dimostrato che un gruppo di neonati americani riusciva a discriminarle con la stessa abilità di un
gruppo di neonati svedesi. Si può quindi affermare che la capacità di attivare particolari strutture del
cervello viene stimolata con l’esposizione ai suoni di una lingua durante l’infanzia. Una mancata
esposizione a suoni non presenti nella propria lingua madre porta ad un decadimento di alcune
strutture nervose atte a discriminare questi suoni.
Quindi entro il primo anno di età gli esseri umani sono pronti ad apprendere tutte le lingue, capacità
che perdono poi.
I bambini alla nascita possono riconoscere (e preferire) la lingua della propria madre.
2.4 Lo sviluppo della produzione vocale nel bambino
Entro i primi 11-18 mesi di vita del bimbo si ha un abbassamento della laringe, determinante per la
capacità di produrre e modulare i suoni necessari al linguaggio.
Nella fase delle prime vocalizzazioni, intorno ai 3 mesi di vita, i bambini producono suoni nei quali
gli adulti tendono a riconoscere associazioni consonante-vocale. Intorno al quarto-quinto mese
accresce il repertorio di suoni e vi è combinazione aritmica di sillabe. Verso il sesto mese si
manifestano le prime combinazioni di consonanti e vocali con ripetizione di sillabe uguali. Dal
settimo mese inizia la produzione di sillabe ben formate, caratterizzate dalla combinazione di una
consonante più una vocale. Tra gli 11 e i 13 mesi di vita comincia la produzione di fonemi affettivi
e di quelli indicativi.
La capacità di comprendere suoni linguistici precede sempre la capacità di produrli.
Studi recenti hanno evidenziato che le bambine acquisiscono prima dei maschi la capacità di
produrre in maniera corretta i suoni di una lingua.
2.5 Tappe maturative e acquisizione della prima
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Psicologia generale
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psicologia del linguaggio - sunti completi neuropsicologia del linguaggio, prof. Zeroli
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Psicologia del linguaggio - Psicologia Analitica Jung
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