Psicologia del linguaggio e della comunicazione
Psicoanalisi di Freud
Un neurologo che arriva dalla psicologia, dall’ambiente medico e che aveva collaborato con Charcot. Vive nel periodo chiamato “fin du siècle” (fine 1800). Come Hadler, parla del profondo cognitivo-comportamentale e sull’idea che esista o meno un inconscio da analizzare attraverso la psicoanalisi. Non è vista solo come una terapia, ma come un percorso interiore per conoscersi.
La mente funziona per immagini e si comunica tramite segni e simboli. Analizziamo il termine comunicazione → azione comune → radice di comunitas. Persone che si relazionano con il dono e attraverso le mura.
Comunità e società
All’interno di un castello medievale (mura) vivevano dei soggetti in comunità (con il dono). Per dono si intende la gratuità perché quando si instaurano dei rapporti profondi, ci si scambia favori. La comunità è diversa dalla società → ogni individuo pensa a sé stesso secondo la logica dell’utilitarismo per trarre il massimo interesse dalla vita per ottenere un profitto (amicizie interessate). Per rapportarsi all’altro bisogna prima capire se stessi perché ognuno si rispecchia nell’altro.
L'identità personale
L’identità personale risponde a due interrogativi: chi sono? Ci sono? In entrambi ricorre il verbo essere. Il problema dell’essere è un problema antico, anche se nel passato era meno sentito perché veniva sopperito da quel tessuto sociale che è venuto a mancare con la rivoluzione industriale.
L'identità collettiva
L’identità collettiva risponde a due domande: chi siamo? Ci siamo? Ottica del contratto sociale e del bene comune. Il multiculturalismo deve cercare di rispettare le altre culture perché se no si genererà un’irrefrenabile paura per l’altro; questa paura fa ritirare l’uomo verso il privato facendogli rifiutare il dialogo sia con l’altro che a livello collettivo.
Homo oeconomicus e homo consumas
Dalla rivoluzione industriale alla Seconda Guerra Mondiale, il homo oeconomicus è un modello antropologico proprio del capitalismo e ha come priorità l’economia e il profitto; trae qualcosa dalla vita più che darla. Non ha una sua nazionalità e può rinunciare alla sua cultura se questa va contro ai suoi interessi. Mira ad arricchirsi sempre di più non tenendo in considerazione l’altro, che viene visto come un concorrente o qualcuno da usare per un suo fine.
Dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi, il homo consumas non si produce più ciò che è utile ma si consuma per produrre ciò che si pensa dia un utile economico. Società dei consumi in cui tutti devono consumare per aiutare l’economia e la società. Nascita degli status symbol come l’auto, il c/c, i vestiti firmati… nonostante abbia tutto, l’uomo si ritrova tremendamente solo e non si pone più domande (non ha più bisogno dell’altro per specchiarsi). Lo spazio e il tempo diventano un problema (ritmi frenetici legati al principio del piacere per evitare la solitudine e il dolore) e vanno quindi colmati con i mezzi di comunicazione istantanei → società delle reti.
L’homo consumas rappresenta quindi la fase successiva dell’homo oeconomicus e non ha più tempo di occuparsi della politica anche perché con la democrazia rappresentativa non ha più un ruolo attivo (nell’antica Grecia c’era l’agorà dove gli uomini votavano per alzata di mano). Il liberalismo (= capitalismo in campo economico) vuole il primato dell’economia su tutto → il politico non può ragionare nella logica del bene comune perché ha come interesse il profitto.
Identità e esistenza
L’identità è un’immagine che ognuno si fa relazionandosi a un altro (ente). EXISTERE = stare fuori; in questo star fuori l’uomo, gettato nel mondo, ha la possibilità di comprendere e di progettare per dare un senso alla propria esistenza. Il problema dell’essere presuppone: un CERCATO, un INTERROGATO = essere, un RICERCATO = l’ente = senso dell’essere.
La persona ricerca il senso dell’essere in se stessa. L’uomo è il pastore dell’essere perché è lui che prende per mano gli altri conducendoli verso il senso dell’essere. Esiste un’identità maschile e una femminile; uomini e donne non si nasce ma si diventa costruendosi giorno dopo giorno un’identità ispirata a dei modelli di immedesimazione (la figlia guarderà la madre, la zia, la nonna, le sorelle; il figlio guarderà il padre, lo zio, il nonno, i fratelli).
La scoperta del Sé secondo Jung
Per Jung, la scoperta del sé fa parte di un processo di immedesimazione: “diventa ciò che sei”; nella società moderna si cerca di eliminare il dolore e le sensazioni negative e si creano delle situazioni sociali che rendono lieve il peso dello “stare fuori”; l’uomo per bypassare la morte deve avere una speranza di vita eterna legata alla tecnologia che è la risposta al bisogno di certezza che la morte non dà; nella società degli eterni adolescenti si rifiuta la morte che è comunque qualcosa di naturale.
L'esistenza autentica e inautentica secondo Heidegger
Per Heidegger, un filosofo esistenzialista (non era uno psichiatra), l’esistenza può essere:
- Autentica → caratterizzata dalla comprensione e dalla solidarietà (verso l’altro per esserCI) e per il fatto di vivere per la morte (cioè l’angoscia). Un’esistenza autentica HA cura ed è con gli altri. La paura è il motore principale per la perdita dell’identità e solo non avendo paura della morte si può vivere autenticamente. Questa esistenza privilegia invece l’angoscia; è l’esistenza del CI → esserCI.
- Inautentica → caratterizzata dalla superficialità e dal concetto di PRENDERSI cura (non dell’aver cura mettendo l’altro alla stregua di un oggetto→ logica dell’utilizzabile) dell’altro. Si vive la situazione emotiva della paura. È l’esistenza del SI → prenderSI cura → il SI è qualcosa di impersonale. Le tre situazioni in cui ci si prende cura dell’altro:
- Chiacchiera: si parla tanto per parlare suscitando curiosità;
- Curiosità che può incappare a sua volta nell’equivoco;
- Equivoco.
Lo psichiatra e il concetto di pulsione
Lo psichiatra → psiche = anima (dal greco); iatria = cura; queste cure dell’anima vengono date a soggetti che non rispondono ai canoni della società. Mentre l’istinto è qualcosa di animale, la pulsione è l’equivalente ma è una risposta umana; è in quest’ambito che per Freud nascono le nevrosi; per lui è quando si bloccano le pulsioni, soprattutto sessuali (mancanza della relazione con l’altro del dono), che si creano le nevrosi.
Per Adler, la tendenza alla perfezione dell’uomo, mossa dalla volontà di potenza, fa nascere in lui i complessi di inferiorità e di complessità.
La psicologia del profondo
Il termine psicologia deriva da psiche = anima, Logos = pensiero. Quindi si riferisce al pensiero che si organizza intorno all’anima. La psicologia del profondo si occupa dello studio dell’oscuro, cioè dell’INCONSCIO e del SUBCONSCIO. La psicologia del profondo studia le cause dei disturbi psichici cercando di estirparle. La psicologia contemporanea invece studia le manifestazioni, gli effetti di tali disturbi e tenta di risolverli. Il precursore della psicologia del profondo è Sigmund Freud (1856) che era un medico che inizialmente si occupava delle isterie. Il suo primo collaboratore fu Breuer che si specializzò nel campo dell’ipnosi. Freud adottò questo metodo rendendosi conto che in questo modo i pazienti parlavano liberamente, spesso senza nessi logici. Freud teorizzò così la libera associazione che era il pensiero libero in cui i soggetti legano emozioni a realtà concrete.
Freud espone la teoria della rimozione che è quel meccanismo per cui, nell’inconscio, i contenuti vengono rimossi.
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