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L'ascolto

Come l'ascoltatore interagisce col parlante

Il ricevente è designato come destinatario passivo del messaggio. Il modello matematico-informazionale responsabilizza unicamente il mittente e delinea il canale di comunicazione come unidirezionale: dal parlante al ricevente. L'ascoltatore è trattato come una figura dell'immaginazione del parlante e non come co-partecipante attivo e la conversazione viene analizzata come un atto complessivo. Per essere ascoltatore non è sufficiente la sola presenza fisica nell'interazione, ma sono richieste specifiche modalità collaborative con gli altri partecipanti.

Modelli teorici della cooperazione nella comunicazione

Austin con la teoria degli atti linguistici sostiene che il linguaggio non viene utilizzato solo per descrivere la realtà e che quindi non possiede soltanto una funzione referenziale, informativa. Questo enunciato può esplicitare differenti intenzioni e allo stesso tempo avere una diversa forza illocutoria. Questa forza è presente nell'atto linguistico e indica l'intenzione dell'atto stesso, cioè la funzione che quell'atto vuole avere.

Grice sostiene che alla base dei nostri scambi comunicativi vi è un principio generale detto principio di cooperazione, cooperare in una conversazione significa dare dei contributi adeguati, utili, attenti e funzionali alla conversazione stessa. Legate a questo principio vi sono 4 massime conversazionali:

  • Qualità
  • Quantità
  • Relazione
  • Modo

L'osservanza e la violazione di queste massime regolano i processi di attribuzione ed interpretazione delle intenzioni comunicative manifestate nel corso della conversazione. Secondo Grice trasgredire queste massime è la regola. È proprio grazie a queste violazioni che si generano le implicature conversazionali. Sul piano cognitivo, maggiore è l'attività inferenziale richiesta, minore è la pertinenza utilizzata meno è stato rispettato il principio di cooperazione da parte del parlante e quindi maggiore è l'attività cognitiva richiesta all'ascoltatore per comprendere.

Clark descrive la comunicazione come una joint activity. Le azioni che fanno parte di un dialogo non sono indipendenti l'una dall'altra, ma richiedono coordinazione e collaborazione costanti tra i partecipanti all'interazione, all'interno del joint project. La joint activity emerge quando parlanti ed ascoltatori compiono le loro azioni individuali in modo coordinato come un insieme. Realizzare un progetto condiviso è un'operazione complessa: il suo successo di tutte le azioni che lo compongono. La produzione narrativa conversazionale costituisce un esempio per approfondire il concetto di joint project.

Co-costruire la conversazione: tre livelli d'azione

La conversazione è una pratica che necessita della partecipazione, della collaborazione e della progettazione continue da parte di tutti coloro che vi intervengono, con l'obiettivo di definire e ridefinire ciò che si sta mettendo in atto in termini di attività sociale. La modalità dell'ascoltatore si modella secondo 3 livelli:

  • Attentivo: tutte quelle modalità di feedback utilizzate da chi ascolta per segnalare il proprio interesse e la propria attenzione a livello non verbale e di minima produzione linguistica.
  • Semantico: tutte le produzioni dell'ascoltatore che in qualche modo segnalano al parlante che è stato compreso quanto appena detto e che richiedono maggiori informazioni o approfondimenti.
  • Cognitivo: le modalità dell'ascoltatore che in qualche modo contribuiscono alla co-costruzione del parlante ad un livello cognitivo. Vengono messe in atto pratiche metacomunicative utilizzate per esprimere il proprio allineamento e accordo verso il parlante.

All'interno di ogni livello, parlante e ascoltatore si coordinano, avvalendosi di differenti modalità comunicative, partendo dall'orientamento dello sguardo, passando dall'attività gestuale e posturale e arrivando alla produzione verbale.

Il dialogo faccia a faccia

Il dialogo faccia a faccia

Il dialogo faccia a faccia è la forma basilare del linguaggio. Oltre ad essere il linguaggio della conversazione quotidiana, è il primo linguaggio dello sviluppo mentale del bambino. Schober e Clark distinguono tra due tipi di ascoltatore:

  • Ricevente: persona cui il parlante si rivolge direttamente e che può interagire con chi parla.
  • Astanti: gli ascoltatori non possono interagire con il parlante.

Il ricevente è una parte immediata ed essenziale di ogni dialogo perché il parlante parla specificamente con il ricevente e per il ricevente. Nel modello collaborativo di Clark il ricevente è parte a pieno titolo del processo di produzione del dialogo.

Il secondo aspetto per cui il dialogo a faccia a faccia è una modalità esclusiva riguarda il fatto che il parlante e il ricevente possono vedersi così come ascoltarsi l'un l'altro. I parlanti hanno riceventi in altri setting come e-mail o telefono ma non possono vedersi. In questo tipo di dialogo ci sono mezzi visivi e uditivi di comunicazione disponibili per tutto il tempo.

Metodi di ricerca combinati

Lo strumento essenziale è la microanalisi che è l'esame dettagliato e attendibile delle sequenze comunicative osservabili nel loro succedersi, momento per momento durante il dialogo. L'intervallo temporale è molto breve: l'analisi si focalizza su eventi che spesso occorrono in intervalli di 1 o 2 secondi. La demarcazione temporale è necessaria a causa della velocità e della precisione delle azioni dei partecipanti.

In che modo il ricevente differisce dall'ascoltatore

Il partecipante e il ricevente partecipano insieme momento per momento a un processo nominato da Clark grounding. In ogni scambio comunicativo parlante e ricevente collaborano per assicurarsi che il ricevente abbia capito il parlante sufficientemente per i suoi scopi. Le sequenze di grounding occorrono costantemente sullo sfondo di ogni dialogo. Si tratta di micro sequenze cicliche composte da 3 fasi in cui il parlante presenta l'informazione, il ricevente indica comprensione e il parlante indica che il ricevente ha capito. Una distinzione tra riceventi ed astanti è che solo il primo può partecipare al processo di grounding. Se il processo assicura mutua comprensione allora il ricevente avrà un vantaggio rispetto all'astante.

Ogni parlante ha due diversi ascoltatori: un ricevente ed un astante. I riceventi svolgono meglio il loro compito rispetto agli astanti. Il vantaggio è che non può essere solo alla qualità delle indicazioni fornite dal parlante o dall'ascolto attento di ciò che il parlante dice. Gli astanti non possono partecipare al grounding e quindi non hanno capito cosa ha detto il parlante, e non hanno potuto indicare al parlante quali informazioni sarebbero state maggiormente utili per loro.

Riceventi passivi: sono distratti ed avevano due effetti misurabili sui parlanti. I parlanti con riceventi distratti non raccontano bene le storie e una successiva microanalisi dei finali delle storie ha rivelato che in ciò che doveva essere il climax della narrazione personale, i parlanti con riceventi distratti mostravano esitazioni.

Cosa fa il ricevente

  • Risposte generiche: non sono specifiche di alcuna narrazione.
  • Risposte specifiche: non si adattano ad ogni circostanza.
  • Movimenti facciali: Chovil ha trovato 3 funzioni:
    • I movimenti facciali forniscono segnali di feedback al parlante indicando se e in che modo il ricevente stia comprendendo.
    • I movimenti facciali del ricevente possono comunicare la sua personale reazione a quello che il parlante sta dicendo.
    • Il ricevente può anche rappresentare la possibile reazione del parlante. Questa reazione con la quale il ricevente fornisce una risposta appropriata alla situazione del parlante piuttosto che alla propria è detta motor mimicry.

Sono diverse le ragioni per cui il volto è importante per il ricevente:

  • I partecipanti a un dialogo apparentemente non considerano i movimenti facciali del ricevente come interruzione o presa del turno.
  • Questa simultaneità con il discorso del parlante può essere precisa ed è dovuta alla velocità dei movimenti facciali. Le espressioni facciali rivelano informazioni riguardo a ciò che l'individuo sta provando, mentre i movimenti facciali trasmettono informazioni ad un'altra persona durante il dialogo. Una delle più importanti differenze tra movimenti facciali e espressioni facciali riguarda la loro tempestività. Il movimento facciale è sincronizzato con il discorso del parlante. Un'espressione facciale emotiva dovrebbe occorrere allo stato emotivo che dovrebbe essere provocato dalle parole del parlante ma può essere anche indipendente.

È importante la natura sociale del movimento facciale del ricevente. La condizione faccia a faccia è considerata migliore per la socialità. Al diminuire del valore sociale della condizione considerata si riduce la frequenza dei movimenti facciali prodotti. La frequenza dei movimenti facciali del ricevente è risultata proporzionale al grado di socialità di ogni condizione. Il parlante e il ricevente sembrano coordinare le risposte mediante lo sguardo. Poiché è probabile che il ricevente guardi il parlante è lo sguardo del parlante che crea lo scambio di sguardo reciproco, contatto degli occhi. Tutte le risposte del ricevente occorrono durante questi brevi periodi di sguardo reciproco detti gaze windows.

Le riformulazioni sono enunciazioni che descrivono, spiegano, contraddistinguono, esplicano, traducono o riassumono quello che il parlante ha detto. Contesti particolari nei quali la riformulazione è un processo importante sono la psicoterapia o il processo di risoluzione del conflitto. In questi contesti le riformulazioni sono utilizzate per riflettere le parole del cliente e sono inoltre considerate una modalità neutra. Secondo Heritage e Watson non sono neutre perché conservano alcune informazioni del parlante, ne rimuovono altre e di conseguenza trasformano l'asserzione iniziale.

Conclusioni

Questi studi dimostrano che spostare l'attenzione dal parlante fa mettere a fuoco la presenza di un ricevente attivo e influente. L'osservazione delle azioni del parlante e del ricevente nella loro relazione momento per momento può essere più informativa rispetto all'analisi delle azioni di ogni singolo partecipante isolato dagli altri.

La distribuzione dell'ascolto

Introduzione

Il modello linguistico diadico è insufficiente poiché fa pensare a un filo teso tra due poli unici e non a una rete complessa di collegamenti. Quest'immagine è presente nell'interazione comunicativa.

Il formato del partecipante

Per quanto riguarda la scomposizione dei ruoli del parlante, Goffman descrive il formato di partecipazione relativo all'ascolto che risulta articolato tra:

  • I partecipanti ratificati: coloro che fanno parte dell'incontro
  • I partecipanti allocutari: colui cui il parlante si rivolge anche con l'attenzione visiva, cui normalmente tocca il turno di parola e da cui ci si aspetta una replica

Gli altri partecipanti ufficiali nel corso dell'interazione possono diventare riceventi. Possono esservi ascoltatori non partecipanti:

  • Uditori occasionali
  • Uditori origlianti: dei quali chi parla non è consapevole.

Levinson, riprendendo e rafforzando la critica al modello diadico, osserva che la dicotomizzazione semplificante parlante-ascoltatore riflette la tendenza del linguaggio a distinguere due categorie grammaticali, la prima e seconda persona. Sottolineando la complessità della nozione di partecipante, affianca allo schema di Goffman una distinzione più articolata in cui i due ruoli di emittente e ricevente risultano scomposti in una decina di figure. Il ruolo del destinatario non è unilaterale ma negoziato: avviene che il parlante orienti lo sguardo per designare un ricevente ma questi può sottrarsi mentre un altro può tentare di usurpare il ruolo di ascoltatore designato.

Quando gli ascoltatori sono più di uno

La teoria degli atti linguistici non prevede la presenza di enunciati tali che possano essere ricevuti esclusivamente da un solo ascoltatore. Questo può essere risolto riferendosi ai diversi atti linguistici compiuti nei confronti di diversi riceventi. Vi è un ricevente privilegiato che viene informato di esserlo, a volte attraverso segnali visivi, gestuali e posturali. Mentre non sembra che l'intonazione della voce possa distinguere l'orientazione dell'ascolto. Per Goffman il parlante distribuisce la parola tra i riceventi ufficiali effettuando la distinzione esclusivamente per mezzo di segnali visivi.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del linguaggio e della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Gangemi Amelia.
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