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Psicologia del linguaggio e della comunicazione – Ascolto Appunti scolastici Premium

Appunti di Psicologia del linguaggio e della comunicazioneAscolto. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: come l’ascoltatore interagisce col parlante, 1.2 Modelli teorici della cooperazione nella comunicazione, 1.3 Co-costruire la conversazione: tre livelli d’azione,... Vedi di più

Esame di Psicologia del linguaggio e della comunicazione docente Prof. A. Gangemi

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2.3 METODI DI RICERCA COMBINATI

Lo strumento essenziale è la MICROANALISI che è l’esame dettagliato e attendibile delle sequenze comunicative

osservabili nel loro succedersi, momento x momento durante il dialogo. L’intervallo tempoarle è molto breve: l’analisi

si focalizza su eventi che spesso occorrono in intervalli di 1 o 2 secondi. La demarcaz temporale è necessaria a causa

della velocità e della precisione delle azioni dei partecipanti.

2.4IN CHE MODO IL RICEVENTE DIFFERISCE DALL’ASCOLTATORE

Il partecipante e il ricevente partecipano insieme momento x momento ad un processo nominata da Clark

GROUNDING. In ogni scambio comunicativo parlante e ricevente collaborano x assicurarsi ke il ricevente abbia

capito il parlante sufficient x i suoi scopi. Le sequenze di grounding occorrono costantem sullo sfondo di ogni dialogo.

Si tratta di micro sequenze cicliche composte da 3 fasi in cui il parlante presenta l’info, il ricevente indica

comprensione e il parlante indica che il ricevente ha capito. Una distinz tra riceventi ed astanti è ke solo il 1 può

partecipare al processo di grounding . se il processo assicura mutua comprensione allora il ricevente avrà un vantaggio

rispetto all’astante.

Ogni parlante ha 2 diversi ascoltatori: un ricevente ed un astante. I riceventi svolgono meglio il loro compito rispetto

agli astanti. Il vantaggio è ke nn può essere solo alla qualità delle indicaz fornite dal parlante o dall’ascolto attento di

ciò ke il parlante dice . gli astanti non possono partecipare al grounding e quindi nn hanno capito cosa ha detto il

parlante, e non hanno potuto indicare al parlante quali info sarebbero state maggiormente utili x loro.

RICEVENTI PASSIVI: sono distratti ed avevano 2 effetti misurabili sui parlanti. I parlanti con riceventi distratti non

racc bene le storie e una successiva microanalisi dei finali delle storie ha rivelato che in ciò ke doveva essre il climax

della narraz xsonale , i parlanti con riceventi distratti mostravano esitazioni.

2.5 COSA FA IL RICEVENTE

RISPOSTE GENERICHE: non sono specifiche di alcuna narrazione

RISPOSTE SPECIFICHE:non si adattano ad ogni circostanza.

MOVIMENTI FACCIALI: Chovil ha trovato 3 funzioni:

- i movim facciali forniscono segnali di feedback al parlante indicando se e in ke modo il ricevente stia

comprendendo.

- I movimen facciali del ricevente possono comunicare la sua personale reazione a quello ke il parlante sta dicendo

- Il ricevente può anke rappres la possibile reaz del parlante. Questa reazione con la quale il ricevente fornisce 1 risp

appropriata alla situaz del parlante piuttosto ke alla èropria è detta MOTOR MIMICRY

Sono diverse le ragioni x cui il volto è importante x il ricevente:

- i partecipanti a un dialogo apparentem non considerano i mov facciali del ricevente come interruz o presa del turno

Questa simultaneità con il discorso del parlante può essere precisa ed è dovuta alla velocità dei movim facciali

La espressioni facciali rivelano info riguardo a ciò ke l’individuo sta provando, mentre i movimenti facciali

trasmettono info ad un’altra xsona durante il dialogo. Una della + importante differenza tra movim facciali e espress

facciali riguarda la loro tempestività. Il movim facciale è sincronizz con il discorso del parlante. Un espress facciale

emotiva dovrebbe occorrere allo stato emotivo ke dovrebbe essere provocato dalle parole del parlante ma può essere

anke indipendente. È importante la natura sociale del movim facciale del ricevente. La condizione faccia a faccia è

considerata miglior x la socialità. Al diminuire del valore sociale della condiz considerata si riduce la frequenza dei

movim facciali prodotti. La frequenza dei movim facciali del ricevente è risultata proposizionale al grado di socialità di

ogni condizione.

Il parlante e il ricevente sembrano coordinare le risp mediante lo SGUARDO. Poiché è probabile che il ricevente guardi

il parlante è lo sguardo del parlante ke crea lo scambio di sguardo reciproco, CONTATTO DEGLI OCCHI. Tutte le risp

del ricevente occorrono durante questi brevi periodi di sguardo reciproco dette GAZE WINDOWS.

LE RIFORMULAZIONI sono enunciazioni che descrivono spiegano contraddistinguono esplicano, traducono o

riassumono quello ke il parlante ha detto.

Contesti particolari nei quali la riformulazione è un processo import sono la psicoterapia o il rpocesso di risoluz del

conflitto. In questi contesti le riformulaz sono utilizzate x riflettere le parole del cliente e sono inoltre considerate una

modalità neutra. Secondo Heritage e Watson non sono neutre xkè conservano alcune info del parlante, ne rimuovono

altre e di conseguenza trasformano l’asserzione iniziale.

2.6 COCLUSIONI

Questi studi dimostrano ke spostare l’attenzione dal parlante fa mettere a fuoco la presenza di un ricevente attivo e

influente. L’osservazioni delle azioni del parlante e del ricevente nella loro relazione momento x momento può essere +

informativa rispetto all’analisi delle azioni di ogni singolo partecipante isolato dagli altri.

3.LA DISTRIBUZIONE DELL’ASCOLTO

3.1 INTRODUZIONE

Il mod linguistico diadico è insufficiente poiché fa pensare a un filo teso tra 2 poli unici e non a 1 rete complessa di

collegam. Quest’immagine è presente nell’interaz comunicativa.

3.2 IL FORMATO DEL PARTECIPANTE

Per quanto riguarda la scomposizione dei ruoli del parlante GOFFMAN descrtive IL FORMATO DI

PARTECIPAZIONE relativo all’ascolto che risulta articolato tra

- i PARTECIPANTI RATIFICATI: coloro che fanno parte dell’incontro

- I PARTECIPANTI ALLOCUTARI: che è colui cui il parlante si rivolge anche con l’attenzione visiva, cui

normalmente tocca il turno di parola e da cui ci si aspetta un areplica

Gli altri partecipanti ufficiali nel corso dell’interazione possono divenire riceventi.

Possono esservi ascoltatori non partecipanti:

UDITORI OCCASIONALI

UDITORI ORIGLIANTI: dei quali chi parla non è consapevole.

Levinson riprendendo e rafforzando la critica al mod diadico osserva che la dicotomizzazione semplificante parlante-

ascoltatore riflette la tendenza del linguaggio a distinguere 2 categorie grammaticali, la 1 e 2 persona. Sottolineando la

complessità della nozione di partecipante, affiAnca allo schema di goffa un distinzione + articolata in cui i 2 ruoli di

emittente e ricevente risultano scomposti in una decina di figure. Il ruolo del destinatario non è unlateralm assegnato

ma negoziato: avviene ke il parlante orienti lo sguardo x designare un ricevente ma questi può sottrarsi mentre un altro

prò tentare di usurpare il ruolo di ascoltatore designato.

3.3 QUANDO GLI ASCOLTATORI SONO + DI 1

LA TEORIA DEGLI ATTI LINGUISTICI: non prvede la presenza di enunciati tali che possano essere ricevuti

esclusivam da un solo ascoltatore può essere risolto riferendosi ai diversi atti linguistici compiuti nei confronti di

diversi riceventi.

Vi è un ricevente privilegiato che viene inform di esserlo, a volte attraverso segnali visivi, gestuali e posturali. Memtre

non sembra ke l’intonazione della voce possa distinguere l’orientazione dell’ascolto. X Goffman il parlante

distribuisce la parola tra i riceventi ufficiali effettuando la distinz esclusivam x mezzo di segnali visivi- anche lo

sguardo e la postura degli altri tendono a rivolgersi al destinatario. La pluralità degli ascoltatori richiede che il parlante

tenga conto dello scarto ke può esserci dal sapere condiviso e delle differenze tra le inform e le competenze di

ciascuno. Goodwin distingue tra ASCOLTATORE CONOSCENTE E ASCOLTATORE NON CONOSCENTE,

distinzione riferita al fatto di sapere + o meno del parlante riguardo all’argomento di cui si tratta . anche se esiste un

destinatario privilegiato in genere ki parla pone attenzione all’accessibilità al discorso dei diversi ascoltatori. Ma non

sempre l’ascoltatore laterale, partecipante o occasionale è facilitato nella comprensione . la presenza di un terzo

ricevente non ratificato in 1 scambio tra 2 partec può essere gestita in diversi modi da chi parla rispetto al valore o

meno che il 3 capisca quello che sta dicendo. Anche nell’alternanza dei turni il numero di partecip incide con alcune

dinamiche. I silenzi sono + tollerabili in 1 scambio con + di 3 persone.

3.4 IL TRILOGO

IL TRILOGO: interazione comunicativa a 3 partecipanti in cui si può presentare un’eterogeneità di adesione all’ascolto

x la differenza del sapere condiviso. Il formato di ricezione è insieme fluido e fluttuante xkè scilla tra 2 destiantari, una

principale e l’altro secondario. Dal punto di vista della varietà di costruzioni interpersonali il trio appare a rischio,

aprendo la possibilità di alleanze e conflitti. Una conversazione triadica tende a scindersi in 2 costituenti:

- una coppia di antagonisti

- un terzo il quale può restare tale o intervenire nella conversazione formando una coalizione con 1 dei 2.

3.5 LA TRIANGOLAZIONE COMUNICATIVA

TRIANGOLAZIONE COMUNICATIVA: può avvenire che un messaggio apparentemente rivolto a un interlocutore X

in base a indici di allocuzione abbia come destinatario Y, che si chiama TARGET , mentre il ricevente ufficiale può

essere definito mediatore.si tratta di una nozione concettuale che comporta un strategia di inclusione in cui diversi tipi

di ascoltatori hanno deiverse relazioni con l’enunciato in corso, una delle quali subordinata all’altra. Il target non è un

partecipante come gli altri, è il nodo cruciale . sia questo ke il mediatore hanno possibilità di prendere il turno ma quel

che conta è ke l’intervento del 2 è pertinente . la presenza della triangolazione è evidenziata dal fatto che il parlante

chiama in causa qualcuno ke non è il ricevente ufficiale , e i turni successivi confermano il fatto che il target stesso a

entrare in gioco.

Esiste una gradualità di situazioni che vanno da una netta distinzione di ruoli di allocutorio e destinatario indiretto a

una parziale commistione di questi. Il messaggio può coinvolgere il 3 in modo totale o parziale di conseguenza il

ricevente ufficiale può essere + o meno destinatario del mess.

I commenti che il parlante rivolge ad alta voce a sé stesso sono azioni riparatorie atte a salvaguardare la propria

immagine.

3.6 MESSAGGI BIDIRETTI

Ci sono casi in cui il mediatore è parzialmente coinvolto al punto che è difficile dire quale sia il target e quanto si

discosti dal ricevente ufficiale così che si parla di MESSAGGIO BIDIRETTO. Il caso + evidente di distribuzione

dell’ascolto pluridirezionata si ha nella COMUNICAZIONE MEDIATICA (es trasmissioni Tv).

3.7 FUNZIONI DELLA TRIANGOLAZIONE

La FUNZIONE INTERATTIVA O RELAZIONALE della comunicazione concerne l’immagine che ciascuno ha degli

altri e vuol dare di sé agli altri di conseguenza l’immagine della relazione, presiede alla costruzione e mantenimento

dei rapp con gli altri. sempre presente nella comunicaz, la funzione di presentazione del sé e di gestione della relazione

tra i parlanti si articola a volte in modo sottile attraverso la triangolazione.

All’interno di questa macrofunzione si distingue una funz di ACCORDO o di DISACCORDO. L’accordo trova

manifestazione nelle pratiche di CORTESIA, il disaccordo nei conflitti. La triangolazione ha tra i suoi scopi quello di

aprire o mantenere situaz conflittuali mettendo in atto intenzioni oblique di coprire e svelare insieme.

Operazioni di mascheramento, riconoscimento, fanno parte del processo di METARAPPRESENTAZIONE . della

riflessività sul pensiero proprio e dell’altro.

3.8 L’ALTRO COME TESTIMONE GARANTE

FLAHAULT mette in scena complessi situaz di litigi di coppia in cui vengono coinvolti terzi. Gli ascoltatori

funzionano come tramiti x fare passare una mossa conflittuale che non permette una replica difensiva o a sua volta di

attacco. Il terzo è detto MEDIATORE DELL’ASCOLTO consente la parola altrimenti interdetta e dè ascoltatore e

depositario delle confidenze. L’ascolto degli altri può essere vissuto come garanzia della verità.

Ascoltare è prestare attenzione , imparare i tempi dell’attesa, osservare, rispettare il turno degli altri, evitare le

sovrapposizioni.

L’ascolto attivo è complementare alla comprensione attiva. La PROSPETTIVA DIALOGICA prevede l’orientamento

verso l’ascoltatore nella costruzione dell’enunciazione.

4. L’ASCOLTO NEL COUNSELLING AMICALE

4.1 INTRODUZIONE

I soggetti coinvolti in questo tipo di conversazioni sono persone legate da rapp affettivi. Tale attività dialogica prende

il via spesso casualm, nel corso di una conversazione in cui si sta parlando di altro magari di argomenti legegri che non

comportano un intenso coinvolgimento emotivo. È proprio il bisogno di parlare con qualk1 x avere un parere o un

consiglio ma anche allo scopo di ridurre la pressione emotiva legata ad un problema che ci assilla a spingerci a cercare

o a creare l’occasione x estrenare i nostri vissuti.

COUNSELING AMICALE è l’espressione con cui abbiamo scelto di designare questa particolari sequenze dialogiche

quando abbiamo iniziato ad occuparci del fenomeno.

CONFIDENCES modelli internazionali tipici dei dialoghi familiari. Buttny affronta l’analisi delle conversazioni che

ruotano attorno a problemi di natura sociaLE. Altri studi che integrano l’approccio conversazionale con quello

sperimentale, hanno letto il fenomeno del troubles talk sottolineando le sue implicazioni in termini di POLITENESS.

4.2 NOTE METODOLOGICHE

Gli interlocutori coinvolti sono legati da vincoli affettivi + o meno stretti. I ruoli reciproci di CONFIDANTE che è

l’interlocutore ke espone il problema , e IL CONFIDENTE, chi assume o accetta il ruolo di ascoltatore designato, non

appaiono strettamente legati al genere o al ruolo relazionale. I problemi di cui si parla sono di diversa natura. Gran

parte delle sequenze conversazionali in oggetto possono caratterizzarsi come sfoghi attuati da uno degli interlocutori.

Si può trattare di preoccup legate ad eventi futuri ben precisi o + vaghi oppure di inquietudini connesse con 1 stato

presente o riferibile al passato recente.

4.3 IL COUNSELLING AMICALE

L’espressione counseling amicare serve x designare quella specifica situazione dialogica assai frequente

nell’esperienza quotidiana e tipica delle conversazioni, in cui un interlocutore P si rivolge ad un interlocutore A x

parlare di un problema personale, vissuto come fonte di disagio. Il fenomeno si produce all’interno di conversazioni

duali ma si possono osservare anche casi di TRILOGHI . il COUNSELING PROFESSIONALE è definibile come una

forma di rapporto interpersonale in cui un individuo che ha un problema ma nn possiede le conoscenze o le capacità x

risolverlo, si rivolge ad un altro individuo, il consulente che grazie alla propria esperienza e preparazione è in grado di

aiutarlo a trovare una soluzione. In entrambi i casi possiamo parlare di relazioni d’aiuto. Tuttavia se il compito

principale del counsellor è quello di far leva sulle capacità e sui i punti di forza del cliente x aiutarlo a risolvere i

problemi attraverso scelte autonome, nelle conversazioni di counselling amicale, come si vedrà è facile osservare come

il confidente si impegni a risolvere il problema x l’altro, ad offrire soluzioni e consigli anche quando non richiesti né

esplicitamente né implicitamente. Tale discrepanza sottolinea come tra counselling professionale eamicale accanto alle

analogie strutturali esistano anche sostanziali differenze. Nel counselling amicale non c’è un setting, né un contratto

esplicito, non sono rigidamente assegnati e possono scambiarsi. In questo il confidente può avere un duplice scopo, da

un lato di parlare del problema e dall’altro di ottenre un parere o anche un consiglio per risolverlo.

4.4 IL RUOLO DELL’ASCOLTATORE DESIGNATO TRA RISPETTO DELL’AUTONOMIA E RICERCA

INTRUSIVA DELLA DIPENDENZA PSICOLOGICA

Il ruolo del confidente nelle sequenze di counselling amicale mostra delle sfumature molto interess x un’indagine in cui

la dimensione linguistica e quella psicologica siano intrecciate e correlate. Si posiziona lungo un continuum che

collega da un lato il RISPETTO nei confronti dell’interlocutore e della sua autonomia cognitiva , emotiva e

decisionale e dall’altro l’INTRUSIVITà e la ricerca di una dipendenza psicologica. Quindi in quello del confidente

s’intrecciano diversi ruoli. All’interno di questo ruolo generico, globale di confidente è possibile individuare alcuni

ruoli conversazionali parziali. L’ascoltatore nelle situazioni di counselling amicale, può cioè mostrare diversi volti,

indossare differenti maschere riconducibili a profili spesso ben definiti e identificabili sulla base delle azioni

linguistiche. Accanto alla figura dell’ascoltatore come contenitore empatico dei vissuti emotivi legati al problema di

cui si parla possiamo individuarne altre con caratteristiche diverse e peculiari. Alcune tipologie di confidente che

corrispondono a specifici ruoli conversazionali costruiti definiti e negoziati nel conso dell’interaz: il CONTENITORE,

L’ALLEATO, IL CONSIGLIERE, IL CONFIDANTE, IL NEMICO.

Nel caso di CONFIDANTE-ALLEATO si schiera dalla parte dell’interlocutore contro qualcun altro, CONFIDANTE-

CONFIDANTE coglie l’occasione per parlare dei propri personali problemi, nel CONFIDENTE-NEMICO si pone

come figura critica valutante che invece di sostenere l’interlocutore e di contenere il suo sfogo o lo svaluta o lo

rimprovera accusandolo di esser causa dei suoi mali. Un ulteriore modo indiretto attraverso cui il confidente può

spostare il focus su di sé è rappresentato dal dare consigli. Un modo indiretto proprio xkè spesso il consigliere cerca di

conquistare un ruolo attivo, di parlante, orientando la conversazione, ma mascherando tale strategia di egocentrismo

comunicativo sotto le + immediate sembianze di interessamento altruistico.

IL CONFIDENTE-CONTENITORE: è forse quello che maggiormente incarna il ruolo di ascoltatore. Esso rappresenta

l’interlocutore che ci si aspetterebbe di trovare + comunemente in 1 situazione dialogica in cui qualk1 parla di un

problema che lo assilla: un ASCOLTATORE ACCOGLIENTE comprensivo partecipe che funge appunto da

contenitore nei confronti di uno sfogo emotivo. Nelle sequenze in cui emerge tale profilo è possibile individuare alcune

peculiari categorie di interventi tra quelli messi in atto. Si tratta di :

- interventi finalizzati a segnalare l’ascolto, sintonizzazione e partecipazione

- interventi finalizzati alla comprensione della situazione

- interventi finalizzati ad offrire interpretaz e spiegazioni dal proprio punto di vista

- interventi finalizzati a segnalare condivisione+

- inviti alla riflessione e alla decisione autonoma

IL confidente contenitore è dunque prevalentemente centrato sull’ascolto dell’altro. Appare rispettoso offre un sostegno

non invadente e al massimo si limita a proporre un punto di vista alternativo senza x questo imporlo.

Altre caratteristiche sono la TEMPESTIVITà e la MISURA: le azioni linguistiche a carattere maggiormente attivo

non vanno ad interrompere il flusso narrativo del confidante casomai lo stimolano nel momento in cui quetso mostra dei

punti di arresto , oppure fanno seguito a tentativi di coinvolgimento da parte dell’altro, ad esse non corrispondono turni

verbali molto lunghi. Ascolto, attenzione, inviti impliciti ala riflessione e alla decisione autonoma sembrerebbero

caratterizzare il confidente-contenitore.

IL CONFIDENTE- ALLEATO è quello che di fronte ad un problema di tipi relazionale tra l’interlocutore ed una terza

persona si schiera senza se e senza ma dalla parte dell’amico in difficoltà coalizzandosi con lui contro quello ke diviene

quasi un nemico comune. L’atteggiamento internazionale di questo confidente è orientato al SUPPORTO richiama sotto

diversi aspetti quello del contenitore x la scelta di interventi volti sia a segnalare all’interlocutore l’ascolto, sintonizz e

partecipazione sia a comprendere la situaz presentata come problematica. Sono propriamente caratterizzanti l’alleato:

- i segnali di aperto accordo

- gli interventi partigiani

- gli interventi finalizz ad offrire interpretazioni e spiegazioni o a definire il proprio punto di vista ma sempre in

accordo con l’interlocutore

IL CONFIDENTE- CONFIDANTE: i ruoli di confidante e confidente s’invertono dando luogo ad una sorta di sfogo o

a staffetta. Il confidente inizialmente selezionato come tale prende la parolka e diviene protagonista della scena: è lui

ora ke parla di sé e dei propri problemi. L’elemento caratterizz è LO SHIF DELLA PROSPETTIVA che da etero

centrata diviene auto centrata

IL CONFIDENTE-NEMICO: incarna della caratt che probabilm non ci aspetterebbe di incontrate nell’amico a cui ci

rivolgiamo x parlare dei nostri problemi. Alcune azioni linguistiche quali:

- interventi finalizzati ad esprimere interpretaz e spiegaz di fatti o eventi e a definire il proprio punto di vista in

disaccordo con l’interlocutore

- segnali di dissenso

- interventi partigiani ke sono a sfavore dell’interlocutore


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AUTORE

Sara F

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+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Psicologia del linguaggio e della comunicazioneAscolto. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: come l’ascoltatore interagisce col parlante, 1.2 Modelli teorici della cooperazione nella comunicazione, 1.3 Co-costruire la conversazione: tre livelli d’azione, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in teorie della comunicazione e dei linguaggi
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del linguaggio e della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Gangemi Amelia.

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