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Psicologia generale

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COMPORTAMENTI UMANI:
Comportamento prosociale: è determinato culturalmente dalle norme sociali che attribuiscono un valore benefico all’azione (soccorso, volontariato).
Comportamento di aiuto: azione compiuta per consentire al destinatario di recuperare una condizione di benessere come accade nelle professioni di aiuto (psicologi, medici, infermieri).
Altruismo:... Vedi di più

Esame di Psicologia generale docente Prof. R. Vignati

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CONTENUTI:

COMPORTAMENTI UMANI:
Comportamento prosociale: è determinato culturalmente dalle norme sociali che attribuiscono un valore benefico all’azione (soccorso, volontariato).
Comportamento di aiuto: azione compiuta per consentire al destinatario di recuperare una condizione di benessere come accade nelle professioni di aiuto (psicologi, medici, infermieri).
Altruismo: speciale forma di comportamento prosociale caratterizzato dal puro desiderio di aiutare un altro senza motivazioni dettate dalle ricompense e gratificazioni.
Carl Rogers svolse un’indagine psicologica sulle condizioni necessarie e sufficienti per favorire lo sviluppo dell’individuo e delle sue risorse, in particolare ha esaminato il concetto di empatia.
FATTORI MOTIVAZIONALI E SITUAZIONALI che predispongono all’aiuto:
Solidarietà, amore e compassione verso gli altri. La personalità da sola, non è un predittore sufficiente del comportamento prosociale.
Altruismo spontaneo che si oppone al concetto di egoismo: annullamento dell’ego a vantaggio degli altri. L’umore positivo (gioia) stimola l’altruismo, mentre l’umore negativo (rabbia) provoca distacco dai principi morali.
Durante situazioni di emergenza, le persone coinvolte presentano comportamenti e stati d’animo comuni e identità sociale condivisa (spostamento dall’io al noi).
Autorealizzazione: è un bisogno di trascendenza che trova compimento nell’aiuto sociale.
Forte senso di responsabilità morale e sociale.
Empatia verso gli altri, cioè la consonanza di affetti ed emozioni tra due o più individui.
Stati emotivi.
Differenze di genere.
Elementi culturali e religiosi (ad esclusione del terrorismo religioso).
Relazione tra l’aiutante e il bisognoso di aiuto.
FATTORI che non predispongono all’aiuto:
Effetto spettatore: la diffusione di responsabilità è il fattore relativo alla situazione di emergenza che condiziona l’aiuto (quando sono presenti altre persone, la responsabilità di aiutare in prima persona viene percepita con minor urgenza).
Ignoranza pluralistica: gli altri influenzano la decisone di agire o meno condizionando la valutazione effettiva della gravità della situazione (se nessuno reagisce allora non è un’emergenza).
Inibizione del pubblico: forme combinate di ansia e disagio, con il timore di fare brutta figura.
Disimpegno morale, indifferenza e deumanizzazione.
Condotta aggressiva che assolve l’individuo da sentimenti di colpa e autocondanna.
Variabile situazionale (fretta o mancanza di tempo).
Variabilità interculturale: in certi ambienti può risultare trasgressivo mettere a repentaglio sé stessi, oltre a procurare conseguenze deleterie sul destinatario.
FASI DECISIONALI per FORNIRE AIUTO:
Essere consapevoli dell’evento avvenuto;
Interpretare la situazione come vera emergenza percependo la richiesta di aiuto;
Considerare la responsabilità personale ad agire;
Decidere come e se realizzare l’aiuto valutando costi e benefici.
Realizzare l’aiuto.
TEORIA DELLO SVILUPPO DELLA QUALITÀ’ MORALE: basata su diversi stadi:
Premoralità: focalizzata sulle conseguenze determinate dall’esterno.
Moralità convenzionale: basata sulle regole sociali.
Moralità autonoma: prevalgono i principi etici.
Dilemmi morali: storie ipotetiche di situazioni complesse adeguate alle diverse età e fasi di sviluppo. I dilemmi morali pongono un conflitto tra obblighi diversi sui quali occorre riflettere per decidere le strategie di azione. La comprensione empatica può essere suscitata anche dall’immaginazione o quando si legge di sventure altrui.

DEFINIZIONE DI ALTRUISMO secondo le correnti psicologiche:
Teoria utilitaristica: in ogni comportamento si persegue sempre una qualche forma di vantaggio personale.
Teoria psicoanalitica: l’altruismo è una modalità per evitare l’ansia o liberarsi dai sensi di colpa.
Teoria evoluzionistica: l’altruismo è una reazione istintiva che si genera per sostenere il benessere di coloro che sono geneticamente simili. Interpreta i comportamenti sociali riconducendoli ai principi della selezione naturale e ai fattori genetici che vengono trasmessi alle generazioni successive. Una popolazione che esprime forme di altruismo sopravvive meglio di altre. L’altruismo è prodotto dall’apprendimento di norme e abitudini sociali, cioè un insieme di regole di sopravvivenza e di comportamenti altamente adattativi benefici.

IPOTESI DEL perchè si aiuta:
Selezione parentale (idoneità complessiva): è la priorità biologica (altruismo biologico) che assicura il successo riproduttivo. Ha riscontro nelle azioni a favore dei figli e dei consanguinei (legami affettivi, cure genitoriali in termini di protezione, nutrimento, calore e trasmissione di informazioni indispensabili per lo sviluppo). Le aree del cervello predisposte all’aiuto sono l’insula anteriore e il nucleo accumbens (empatia). L’altruismo biologico è molto frequente negli animali.
Altruismo reciproco: è una forma di relazione cooperativa prolungata nel tempo e di mutuo vantaggio in termini evolutivi e di sopravvivenza. La relazione necessita di opportunità di incontro, di scambio e riconoscimento reciproco, in modo da conoscere chi pretende aiuti senza ricambiarli in seguito (regola della reciprocità). Forme di solidarietà e aiuto possono verificarsi anche tra specie diverse. Anche stati d’animo positivi (gratitudine, amicizia, simpatia) aumentano le possibilità di fornire assistenza. Secondo alcuni autori esiste l’altruismo puro, mentre altri autori sostengono che le azioni non sono mai altruiste, ma colmano insufficienze della vita.
Altruismo-egoistico: soggetti che sfruttano altre persone spingendole ad essere generose e a compiere sacrifici.
Egoismo-altruistico: chi aiuta, non per generosità, ma per meccanismi identificativi e protettivi, vuole soddisfare sé stesso mediante la soddisfazione altrui.
3. Modello empatia-altruismo (altruismo autentico): la motivazione altruistica è indotta dall’empatia verso la vittima (non dipende dalla reciprocità). L’empatia consente di privilegiare il benessere dell’altro assumendone la sua prospettiva. Un persona può provare empatia se:
Non è stata oggetto di rifiuto sociale: causerebbe incapacità di provare sentimenti profondi.
Stile di attaccamento sicuro: fiducia in sé stessi e sentirsi graditi.
Percezione del bisogno di aiuto dell’altro e valorizzazione del suo benessere. La compassione è la base dell’azione altruistica.
L’empatia può essere inibita da:
Pressione normativa e conformismo: legato all’obbedienza all’autorità, cioè la tendenza di un impulso prepotente che supera ogni preconcetto morale, ogni senso etico e ogni forma di solidarietà. I soggetti obbedienti non si considerano i responsabili delle loro azioni.
Stato eteronomico: il soggetto perde il senso di responsabilità personale per le proprie azioni.

ALTRUISMO BIOLOGICO: è orientato da istinti, automatismi e strategie comportamentali.
ALTRUISMO PSICOLOGICO: è orientato da intenzioni e motivazioni culturali e sociali o da predisposizioni genetiche emergenti nella socializzazione (affettività, consapevolezza di sé e degli altri, conoscenza condivisa, attenzione congiunta e intersoggettività.

DILEMMA DEL PRIGIONIERO: è un gioco matematico dove i giocatori devono prendere decisioni strategiche tenendo conto delle azioni e delle reazioni degli altri. Il gioco mostra la complessità motivazionale quando si collabora. La domanda del dilemma riguarda la posizione che assumeranno i giocatori e l’esito della situazione. I giocatori cercano di massimizzare il risultato e minimizzare i costi. Il gioco può essere cooperativo (decisioni concordi dei giocatori) o non cooperativo (decisioni discordi).
TEORIA DELLO SCAMBIO SOCIALE: i soggetti interagiscono tra di loro dopo aver considerato i costi e i benefici passati e potenziali. L’atto di aiutare può risultare compensativo, perché attenua le sofferenze personali, assicura vantaggi futuri, procura considerazione sociale e aumenta l’autostima. Le persone sono spinte ad aiutare solo quando i benefici superano i costi (non esiste un vero altruismo).
3 ELEMENTI COGNITIVI DELLA PERSONA COMPASSIONEVOLE (partecipa al dolore della vittima):
Giudizio di gravità: qualcuno è stato colpito da un serio evento negativo.
Giudizio di non-colpa: la persona non si è procurata da sola la sofferenza.
Giudizio eudaimonistico: la persona è un elemento significativo il cui bene deve essere sviluppato.
PRENDERSI CURA: accettare una persona per quella che è, eliminando le aspettative di ciò che essa dovrebbe essere per gli altri e lasciando cadere il desiderio di modificare questa persona in armonia con le proprie esigenze.

3 ORIENTAMENTI DELLA PSICOLOGIA:
Comportamentismo di Skinner: orientato alla misurazione e al controllo del comportamento dell’uomo. L’uomo è manipolabile ed è privo di autonomia e libertà di scelta. La società deve essere controllata e programmata.
Psicoanalisi o pessimismo antropologico di Freud: orientata sull’idea dell’inconscio e sui processi dinamici sottostanti alla patologia, identifica l’uomo come un essere irrazionale e condizionato dal passato in precario equilibrio.
Corrente umanistica di Rogers: orientata ad elaborare una teoria del Sé per comprendere il comportamento normale e la personalità sana. Attribuisce significato alla vita e valorizza la libertà soggettiva tramite la comprensione delle relazioni umane. Le relazioni interpersonali hanno un ruolo strategico nello sviluppo individuale e sociale utili ai fini dell’autorealizzazione e del benessere. L’uomo è razionale e si orienta verso le mete che il corpo gli pone.

CORRENTE UMANISTICA (approccio centrato sulla persona): alla base di questa visione è ipotizzata la tendenza formativa, cioè una concezione della vita come processo attivo e creativo. L’organismo si completa, si conserve e migliora le proprie capacità potenziali. La tendenza spinge all’autorealizzazione di tutte le necessità dell’organismo aumentando l’autostima. E’ presente una forza vitale (energia) innata sempre attiva in ogni persona rappresentata come un flusso sotterraneo di movimenti (forza che muove la vita come adattamento dinamico all’ambiente). La vita non rinuncia mai a sé stessa anche nelle situazioni peggiori.

TEORIA DELL’EQUIPOTENZIALITA’ EMISFERICA: alla nascita gli emisferi hanno le stesse potenzialità, solo con il passare del tempo si sviluppa la specializzazione dei singoli emisferi. Una lesione emisferica può essere completamente recuperata dalle aree non lese all’interno dell’emisfero leso o dall’emisfero sano. Con il raggiungimento dell’età adulta e l’incremento del potenziamento cognitivo, si verifica una perdita di potenza di plasticità del cervello rendendo improbabile un recupero completo.
TEORIA DELL’ANTI-EQUIPOTENZIALITA’: gli emisferi cerebrali possiedono già alla nascita, un certo grado di specializzazione emisferica e quindi sono già diversi.

PLASTICITÀ’ DEL CERVELLO: Il SNC ha un alto grado di modificabilità, infatti perfeziona i propri circuiti per renderli più efficaci e si riorganizza per sostituire delle componenti che hanno subito un danno. Il cervello si modifica in seguito alle esperienze. Una sofferenza dell’apparato gastroenterico può determinare la depressione, perchè il 95% della serotonina (neurotrasmettitore dell’umore) è prodotto dalle cellule intestinali.
Esiste una forza primitiva direzionale che rappresenta la capacità di adattamento nonostante le condizioni avverse passate e presenti, permette di affrontare situazioni stressanti e trasformare un evento doloroso in un processo di crescita e resilienza. La resilienza è la capacità di affrontare in modo positivo eventi traumatici, superare le difficoltà ed uscirne rinforzati, il soggetto acquisisce fiducia nelle risorse personali (processo di adattamento). I fattori che influenzano la resilienza sono:
Impegno: interesse e capacità di coinvolgimento.
Controllo degli obiettivi: è la convinzione sulla prevedibilità dei fatti della vita e delle conseguenze delle proprie azioni. Non bisogna essere vittime delle circostanze.
Disposizione alla sfida: intendere un cambiamento come un’opportunità di crescita personale.
Resistenza allo stress e tendenza all’ottimismo.
LOGOTERAPIA: metodo di analisi esistenziale che tende a riconoscere il nucleo umano e spirituale dell’individuo e a considerare quanto credere in qualcosa fa diventare più resistenti alle malattie e alle deprivazioni (la vita ha sempre un significato).
STRATEGIA DEL BRUTTO ANATROCCOLO: è necessario contare sulle proprie limitate risorse modificandole in opportunità di sviluppo e realizzazione.

RELAZIONI CHE SI PRENDONO CURA DELLA PERSONA
Una relazione di aiuto è un rapporto in cui si promuove nell’altro la maturazione, il funzionamento ottimale e la capacità di affrontare la vita in autonomia tramite la valorizzazione delle risorse personali. La relazione di aiuto comprende tutte le situazioni utili per lo sviluppo ed un ampio numero di interazioni a 2 (genitore e figlio, insegnante e allievo). La professione di aiuto considera prioritaria la centralità della persona e la dimensione affettiva. La relazione di aiuto (sviluppa le potenzialità umane verso la crescita psicologica) si verifica quando sono presenti 6 condizioni necessarie:
Contatto psicologico tra le 2 persone.
La vittima è in ansia ed è vulnerabile.
L’aiutante è in stato di congruenza (autenticità e genuinità): la congruenza è l’integrazione tra esperienza del corpo, la consapevolezza di sé e la comunicazione con la vittima. La persona congruente ha un contatto profondo con sé stessa e non usa maschere professionali per nascondersi dietro a dei ruoli istituzionali o dietro ad atteggiamenti conformisti. Una persona congruente è trasparente, cioè esprime in modo diretto la condizione relazionale che è utile stabilire con l’altro. Per facilitare la crescita personale di altre persone, è prima necessaria la maturazione completa dell’aiutante. Per aiutare persone con problemi psichiatrici, la trasparenza e la genuinità rappresentano l’elemento decisivo. Per poter essere veri e reali, è necessario conoscere il flusso di vita in continuo cambiamento che scorre dentro di sé. Le persone hanno timore di provare atteggiamenti di apertura verso gli altri, perché si innesca la paura di rimanere intrappolati nella relazione perdendo fiducia e sicurezza (distanza sociale).
L’aiutante manifesta accettazione positiva incondizionata: prescrive l’atteggiamento accogliente. E’ un atteggiamento affettivo di apertura dell’aiutante, il quale mostra profondo rispetto, calore, cura e fiducia nelle potenzialità dell’altro (maturità emotiva). I giudizi negativi e positivi possono risultare squalificanti e rappresentare una minaccia per lo sviluppo della personalità. Accettazione significa accettare l’altro per com’è nella realtà attuale, mentre confermare significa accettare tutte le potenzialità dell’altro. Quando le persone si sentono accettate per come sono, allora diventano capaci di cambiare.
L’aiutante manifesta empatia: l’empatia è una modalità di esperienza intersoggettiva che avviene con la percezione e l’identificazione dei sentimenti e dei significati del mondo dell’altro come fossero i propri. E’ la capacità di capire e sentire l’altra persona nei suoi vissuti emotivi senza pregiudizi (accettare senza giudicare). La comprensione dell’altro avviene tramite feedback empatici (verbali o non verbali). Secondo Rogers, lo stato di empatia è la percezione dello schema di riferimento interiore di un altro. L’empatia riduce l’isolamento, permette di assumere un atteggiamento valorizzante prendendosi cura di sé e rende possibile l’ascolto e necessita conoscenza del sé emotivo.
Comunicazione, almeno parziale tra le 2 persone (clima relazionale).

NATURA DELL’EMPATIA: l’empatia è la risposta affettiva, di condivisione e partecipazione emotiva alla condizione di un’altra persona. Il precursore dell’empatia è la simpatia, cioè la compartecipazione alle emozioni altrui. La simpatia è lo strumento per entrare in un rapporto di comprensione con gli altri senza rinunciare alla propria individualità. L’empatia è l’atto mediante il quale la persona realizza attraverso l’esperienza dell’alterità in un sentire dentro o sentire insieme. Il presupposto per comprendere l’altro è l’essere in un mondo comune. Freud considera l’empatia come un processo di immedesimazione per l’accesso alla vita psichica dell’altro. Può essere intesa come uno strumento terapeutico per la comprensione del paziente.
Comprensione empatica: è la comprensione psicologica e affettiva di ciò che pensa e prova l’altro.
Comprensione razionale: comprensione di quanto viene detto secondo le regole della logica.
CARATTERISTICHE DELL’EMPATIA:
La sofferenza empatica è associata all’aiuto e aumenta all’aumentare del dolore avvertito dalla vittima. Non sempre la sofferenza empatica muove all’aiuto, perchè può prevalere l’egoismo.
La sofferenza empatica motiva l’aiuto.
La sofferenza empatica cala dopo che l’osservatore ha aiutato e dopo aver visto il sollievo provato dalla vittima.
MECCANISMI DI ATTIVAZIONE DELL’EMPATIA:
Mimesi e retroazione (feedback): la mimesi richiede l’attenzione reciproca e la sintonia con i sentimenti altrui.
Condizionamento classico: è una risposta passiva e involontaria alla situazione della vittima.
Associazione diretta: la condizione della vittima suscita emozioni corrispondente ad esperienze passate dall’osservatore.
Associazione meditata dal linguaggio: la sofferenza della vittima viene trasmessa tramite un linguaggio che media i sentimenti della vittima e l’esperienza dell’osservatore
Assunzione del ruolo o della prospettiva dell’altro: l’osservatore immagina di trovarsi al posto della vittima (elaborazione cognitiva di elevato livello).

NEURONI SPECCHIO: permettono di comprendere i comportamenti, le interazioni, i pensieri e le emozioni altrui.
TEORIA DELLA SIMULAZIONE INCARNATA di Vittorio Gallese: descrive la capacità immediata di entrare in relazione con l’altro. Percepire un’azione e comprenderne il significato equivale a simularla internamente, è un meccanismo inconscio di simulazione motoria. Le donne hanno una capacità più accurata di comprendere le emozioni altrui rispetto agli uomini.
SISTEMA DELLA MOLTEPLICITA’ CONDIVISA di Gallese (modello neuro-fisiologico dell’intersoggettività): rende possibile il riconoscimento degli altri esseri umani promuovendo la comunicazione intersoggettiva e l’imitazione degli altri. Il sistema opera a più livelli:
Livello fenomenologico: impressione soggettiva di far parte di una comunità e formare relazioni di empatia con l’altro.
Livello funzionale: creazione di modelli interattivi del sé-altro.
Livello sub-personale: formato dall’attività dei circuiti neuronali, costituente uno spazio condiviso che permette di comprendere le azione e le emozioni degli altri.
AUTISMO: disfunzione dei neuroni specchio che implica gravi deficit nelle relazioni affettive e sociali.


DIBS, UN BAMBINO SMARRITO ALLA RICERCA DEL SE’ (Virginia Mae)
Dibs è un bambino di 5 anni ritenuto psicotico, forse autistico, ma in realtà solo defraudato psicologicamente, il quale riesce ad emergere dalla sua condizione di infelicità. La terapeuta Axeline tramite la tecnica della ludoterapia, riporta la trascrizione delle registrazioni di ogni seduta documentando le esperienze e l’intero processo di cambiamento vissuto dal piccolo Dibs. Il clima di autenticità ed empatia creato con la terapeuta renderà possibile superare i conflitti interiori consentendo di uscire dall’isolamento per ritrovare un normale rapporto con i genitori, la scuola, i coetanei e soprattutto sé stesso integrando la dimensione emotiva e quella intellettiva, rimaste precedentemente separate in un Io diviso. La ludoterapia è una metodologia basata sul gioco per aiutare i bambini a rielaborare i propri disagi. Il bambino nel gioco, esprime sé stesso ed il gioco rappresenta lo strumento naturale di autoespressione del bambino. La ludoterapia può assumere un carattere direttivo se il terapeuta sceglie la direzione da imprimere alla seduta oppure un carattere non direttivo se la libertà di azione viene affidata agli stessi soggetti. La ludoterapia segue l’approccio teorico centrato sul cliente, fondato sull’ipotesi che in ogni individuo risiedano potenzialità e capacità per risolvere i propri problemi. Ogni persona possiede la capacità di selezionare i comportamenti maturi ed evitare quelli non idonei. La personalità trova equilibrio nella flessibilità e nel cambiamento, mentre la crescita è una riorganizzazione delle esperienze, atteggiamenti e pensieri dell’individuo che avviene grazie le interazioni interpersonali. La terapia offre al soggetto la libertà di essere sé stesso, di sentirsi accettato senza pressioni e valutazioni di alcun genere. Il gioco è l’opportunità di esternare le tensioni, frustrazioni, insicurezze, aggressività e paure accumulate interiormente. La stanza delle terapia sostiene la crescita della persona in un clima di sicurezza per mettere allo scoperto i suoi sentimenti per imparare a controllarli o abbandonarli. All’interno della stanza, i bambini non devono competere con altre forze (adulti, coetanei) ma sono liberi di fare e dire ciò che vogliono.
Il successo della terapia dipende dalla relazione che si viene a creare tra la terapeuta e il bambino. COMPITI DEL TERAPEUTA:
Creare una relazione calorosa, basata sulla fiducia e rispetto favorendo un clima di libertà per consentire la completa espressione dei sentimenti del bambino.
Riconoscere i sentimenti espressi dal bambino.
Accettare il bambino così com’è.
Non dirigere mai le azioni, solo il bambino conduce la seduta, mentre il terapeuta lo segue in ogni direzione (non fare domande sul passato).
Non accelerare la terapia, è un processo graduale.
Stabilire solo i limiti che rendono il bambino consapevole delle proprie responsabilità all’interno della relazione.
Il gioco permette al bambino di essere sé stesso, quando i bambini giocano sperimentano libertà di pensiero e di azione esprimendo sentimenti ed atteggiamenti che tentano di uscire allo scoperto.
PLAYROOM: stanza di gioco ricca di materiali ludici oltre alla presenza degli strumenti per la registrazione e allo specchio unidirezionale.
PAZIENTI DELLA LUDOTERAPIA: bambini tristi, infelici, isolati (mostrano incubi, ansia e tic) chiassosi e aggressivi che non hanno ricevuto il giusto amore, sicurezza e felicità che necessitano.

PRIMO CAPITOLO: Dibs da 2 anni frequenta la scuola privata, ma non parla e non guarda negli occhi nessuno. A volte da l’impressione di essere ritardato, mentre altre volte sembra dotato di un’intelligenza sopra alla media. Spesso reagisce con violenti eccessi di collera, solo i libri riescono a catturare la sua attenzione (sembrava sapesse leggerli). Quando arriva il momento di andare a casa, lotta contro le maestre colpendole e urlando, a volte addirittura, l’autista, per portarlo in macchina lo deve prendere con la forza. I genitori di Dibs sono rasseganti ad avere un figlio ritardato, suo padre è uno scienziato famoso e la sorella più piccola Dorothy viene considerata dalla madre come molto intelligente e perfetta. Prima di allontanarlo definitivamente dalla scuola viene chiesto un consulto aVirginia Axline, una psicologa esperta in casi del genere.
SECONDO CAPITOLO: Durante la prima seduta (un ‘ora), Dibs segue Virginia nella stanza dei giochi, dove inizia a giocare con la casa delle bambole affermando che non vuole le porte chiuse. Nella seconda seduta il bambino tocca tutti gli oggetti nominandoli uno ad uno a voce alta con cadenza interrogativa, dopodiché inizia a nominare tutti i colori correttamente mettendoli nell’ordine dell’arcobaleno. Al termine della seconda e della terza seduta, Dibs scoppia a piangere perchè non vuole tornare a casa, ma le limitazioni servono per acquisire un senso di sicurezza.
TERZO CAPITOLO: Durante il gioco, Dibs mostra le sue capacità di leggere e risolvere i problemi, predilige affrontare concetti individuali piuttosto che sperimentare emozioni. Questo conferma l’esistenza di un conflitto tra la pressione esercitata dalle aspettative degli altri e gli sforzi che fa per essere sé stesso. C’è incongruenza tra l’immagine di sé e l’ideale di sé, questo è il fattore responsabile del disagio del bambino. Egli ha un buon sviluppo intellettivo, ma carente sviluppo affettivo e maturità sociale. Virginia lascia al bambino la possibilità di sperimentarsi come soggetto responsabile e capace di prendere decisioni. In una seduta successiva, Dibs è arrabbiato nello scoprire che i giocattoli non sono più nella stessa disposizione in cui li aveva lasciati, in questa situazione, Dibs ha la prova concreta che il suo mondo è mutevole, egli deve affrontare questa esperienza per far emergere la sua capacità di orientarsi in un mondo imprevedibile. I sentimenti di rabbia e angoscia vengono sostituiti da speranza e fiducia. Nel gioco, Dibs mostra i contrasti relazionali familiari esistenti (prende a pugni un soldatino chiamato papi).
QUARTO CAPITOLO: la famiglia rifiuta emozionalmente il bambino (la nascita è stata una disgrazia). Ha rovinato la loro esistenza, la madre ha smesso di fare il chirurgo ed entrambi i genitori si sono allontanati dalle relazioni sociali per vergogna del proprio figlio definito ritardato. Tutta questa situazione stava conducendo al fallimento il loro matrimonio, finchè un anno dopo nasce la seconda figlia Dorothy, una bambina perfetta. Dopo i soliti litigi con i genitori, Dibs viene chiuso a chiave in camera sua come punizione. Dopo un litigio di Dibs con il padre, i due genitori capiscono di aver sbagliato tutto con il figlio e che hanno usato l’intelligenza come scudo protettivo nei confronti di una dimensione affettiva che non hanno mai compreso e sfruttato. L’immaturità affettiva di Dibs è nata a causa delle carenti relazioni familiari per difendersi e schivare ogni confronto diretto con i sentimenti.
QUINTO CAPITOLO: La ludoterapia incoraggia a raccontare esperienze quotidiane o storie di fantasia per affrontare le emozioni stimolate dalla narrazione, in una seduta, Dibs vuole cantare una canzone inventata al momento. Il contenuto della canzone rispecchia le situazioni vissute da Dibs, le sue reazioni emotive e il desiderio di annullare tutto fino a ritornare neonato per iniziare nuovamente l’esperienza di vivere. In una seduta successiva, Dibs si avvicina a dei barattoli di colori e inizia a cantare, il rosso e il giallo suscitano in lui emozioni molto negative a differenza del verde, nero e azzurro. In un’altra seduta ancora, Dibs esprime il desiderio di trovarsi in mezzo ad altri bambini (bisogno di socialità) per fare una festa e servire del tè, dopodiché improvvisamente rovescia per sbaglio una tazza e si arrabbia definendosi stupido. Virginia sottolinea che essere sbadati non significa essere stupidi, l’episodio si conclude con un sorriso sul volto del bambino perchè è riuscito finalmente a dominare una tempesta emotiva.
SESTO CAPITOLO: in una delle sedute decisive, Dibs affronta le relazioni con le figure familiari nel gioco prendendo una famiglia di bambolotti. Durante il gioco, il padre urla arrabbiato contro il figlio che ha fatto cadere una candela dal tavolo e lo stesso fa la madre contro il bambino. Improvvisamente arriva un ragazzo gigantesco che decide di dare una lezione a tutta la famiglia chiudendo a chiave tutte le porte e sprangando le finestre, così nessuno può uscire. In una scena successiva, il padre accende la pipa con un fiammifero che poi lascia cadere per terra ancora acceso, la casa prende fuoco rapidamente. Il figlio spegne il fuoco salvando tutta la famiglia.
Dibs, durante il gioco, viene tormentato da tanti sentimenti e tensioni soprattutto per le porte chiuse che lo hanno privato dell’amore, del rispetto e della comprensione di cui aveva bisogno.
SETTIMO CAPITOLO: la madre rivela a Virginia, i radicai cambiamenti del figlio che ora esprime i sentimenti, non ha più attacchi di collera, parla volentieri e sente l’appartenenza alla famiglia. La mamma racconta alla psicologa il metodo impiegato per insegnare a leggere e scrivere a Dibs già dall’età di 2 anni. La madre e il padre non potevano sopportare l’idea che la causa di tutti i problemi fossero loro stessi. Gli stessi cambiamenti vengono resi noti anche da parte delle sue insegnanti a scuola, infatti Dibs effettua un adattamento personale e sociale alla realtà della sua età (sminuisce le sue capacità intellettive che lo avevano isolato, disegna in modo semplice e non più abilmente come prima).
OTTAVO CAPITOLO: in una nuova seduta, Dibs prende in mano il bambolotto padre e gli chiede se è pentito dei suoi comportamenti rabbiosi. Costruisce poi una prigione per punirlo e ricoprirlo di sabbia, in seguito il padre grida aiuto e il bambolotto figlio si precipita a salvarlo. Dibs nel gioco esprime lo spirito di vendetta verso il padre, cioè un segnale dei rapporti ristabiliti con il genitore. Per quanto riguarda la sorella, Dibs inizialmente vuole liberarsene preparandole un budino avvelenato, ma poi torna sui suoi passi decidendo di volersene prendere cura. Alla fine la famiglia è riunita intorno alla tavola della sala da pranzo. L’ultima esclamazione di gioia espressa da Dibs è rivolta alla stanza dei giochi che definisce una stanza felice. Dibs nel gioco aveva riversato tutti i suoi sentimenti trascurati e ne è emerso forte e sicuro, aveva imparato il modo di affrontarli e controllarli (non aveva più paura di essere sé stesso).
L’ultima seduta è il momento dell’addio alla stanza dei giochi, alla cara terapeuta, al biberon di cui non ha più bisogno e alla famiglia dei bambolotti. Dopo molti anni, un insegnante di scuola per soggetti superdotati, amico di Virginia, le mostra una lettera aperta pubblicata sul giornale scolastico e indirizzata al preside, nella quale si esprime l’indignazione per l’espulsione di un compagno di classe deprecando il comportamento delle autorità scolastiche, l’autore è Dibs.

L’ABUSO (educativo, emotivo e sessuale): le molestie sono causate spesso da adulti, familiari o estranei e possono causare alla vittima una profonda catastrofe emotiva in cui si alternano sentimenti di ansia, pena, tristezza e rabbia nei confronti dell’altro. L’abuso può contribuire alla comparsa di gravi disturbi in età adulta. Le conseguenze dell’evento traumatico provocano livelli elevati di depressione e ansia e altri indicatori di malessere emotivo che nei bambini continuano per tutta l’infanzia e a volte fino all’età adulta. Maltrattamenti precoci possono procurare anomalie del cervello e del sistema endocrino incidendo sulla reazione allo stress.
PEDAGOGIA NERA: approccio educativo le cui concezioni distorte (i genitori hanno sempre ragione e la severità è una buona preparazione per la vita) giustificano l’utilizzo di qualsiasi genere di maltrattamento e punizione.
SCRITTURA TERAPEUTICA: diventa la cura di sé, permette la liberazione delle esperienze dolorose e il superamento della fragilità e del sentimento di angoscia.

GENIE: una storia che nasce dal silenzio
Genie Wiley è una ragazza di 13 anni segregata in casa dal padre fin dalla nascita, picchiata e malnutrita.
Il dramma viene scoperto il 4 novembre 1970, quando la bambina e la madre Irene (affetta da semicecità) si recano per chiedere sussidio al servizio per ciechi di Los Angeles, sbagliando ufficio. L’assistente sociale rimane paralizzato vedendo una ragazzina dall’età apparente di 6 anni, piccola, dall’andatura a scatti e dal corpo piegato in avanti. Genie è incontinente, non mastica cibi solidi, non focalizza le immagini oltre i 3 metri, non distende gli arti e sembra non provare la sensazione del caldo e del freddo, non piange e non parla mai (emette solo suoni infantili). Pesa 27 Kg e ed è alta 137 cm, il suo livello cognitivo è pari a quello di una bambina di 15 mesi. In casa, Genie è stata segregata e legata in una camera da letto (priva di giochi) quasi immobilizzata, è abbandonata a sé stessa nel silenzio e nel buoi. A livello sensoriale è totalmente deprivata, infatti il padre non sopporta il rumore, quindi la madre e il fratello parlano a bassa voce (assenza di stimoli uditivi). Quando Genie prova ad emettere deboli suoni, il padre Clark la percuote per farla tacere. Il regime alimentare è estremamente limitato e consiste in cibo per neonati, il fratello John è l’incaricato a darle da mangiare, di solito spingendole a forza il cibo in bocca.
Il padre a seguito della diagnosi di un ritardo mentale della figlia, si autoconvince che Genie non sarebbe arrivata a superare i 12 anni, promettendo alla moglie di chiedere in futuro assistenza se la bambina fosse sopravvissuta. Il padre, in seguito, rinnega la sua promessa.
La storia della famiglia Wiley inizia quando Irene sposa Clark, un’uomo di 20 anni più grande. L’uomo con il passare del tempo diventa ossessivamente protettivo e geloso. Dopo 5 anni di matrimonio, nascono prima una bambina che muore all’età di 3 anni a causa di una polmonite e poi un figlio che muore avvelenamento del sangue subito dopo la nascita. John (terzo figlio), presenta uno sviluppo cognitivo lento (dipeso dal suo stato di abbandono) poi viene affidato per qualche tempo alla nonna paterna Pearl, la quale sospetta che Clark abbia problemi di instabilità mentale. Successivamente alla morte di Pearl in un incidente stradale, Clark cade in forte depressione, smette di lavorare, si trasferisce nella casa della madre e decide di segregare in casa tutta la famiglia per proteggerla dalla malvagità del mondo. L’isolamento dura 10 anni e termina quando Irene decide di abbandonarlo portando con sé la figlia. Genie viene presa in cura e i genitori vengono accusati di abuso. La mattina dell’udienza in tribunale, Clark si suicida, lasciando scritto un biglietto per il figlio (il mondo non potrà mai capire….). Un team di esperti inizia a valutare le abilità cognitive ed emotive di Genie. I suoi progressi sono rapidi, si veste da sola, usa il bagno, esterna i primi segni di rabbia, manipola oggetti, sviluppa rapporti di amicizia. Nei mesi seguenti i suoi progressi sono sempre più rilevanti tranne per l’uso del linguaggio, egli esce dall’ospedale esplorando nuovi ambienti e fa shopping. Sviluppa 3 capacità fondamentali:
Capacità di permanenza dell’oggetto: possiede una rappresentazione mentale dell’oggetto che continua ad esistere anche quando sparisce dal campo percettivo.
Capacità di imitazione differita: imita un comportamento visto in precedenza.
Telepatia: capacità di comunicazione non verbale.
Nel 1971, Genie viene trasferita nella casa di un membro del team di ricerca, dove resta per 4 anni. Qui, la bambina rinasce, infatti disegna, ascolta musica e sviluppa senso dell’umorismo, ma le competenze linguistiche rimangono bloccate, malgrado gli insegnamenti intensivi.
Nel 1974 vengono ritirati i fondi per aiutare Genie a guarire. Nel 1975, Genie torna a vivere con Irene, ma poi viene spostata in diverse case famiglia e per un fatale destino è di nuovo vittima di abusi e abbandono. Oggi vive in affidamento in un istituto privato nella California, ma i suoi progressi sono stati compromessi dal successivo abuso subito. Il fratello all’età di 18 anni si è sottratto dagli abusi scappando di casa.

La storia di Genie ha richiamato attenzione da parte degli studiosi perchè ha rappresentato l’opportunità di verificare l’acquisizione delle capacità linguistiche nello sviluppo umano. Ci sono diverse ipotesi:
Grammatica universale: l’acquisizione del linguaggio non consiste nell’imitazione degli adulti, ma è un processo attivo che procede alla scoperta di regole e di verifica di ipotesi.
Grammatica mentale: l’acquisizione del linguaggio ha luogo nella mente umana dove si uniscono influenze ambientali e conoscenze innate.
Periodo critico: l’acquisizione del linguaggio è soggetta a periodi critici, cioè archi di tempo limitati durate i quali l’organismo è sensibile agli stimoli esterni ed è in grado di apprendere certe abilità). Secondo Lenneberg, il periodo critico dura 12 anni, infatti intorno ai 13 anni inizia la lateralizzazione del cervello e la specializzazione nel linguaggio dell’emisfero sinistro.
Non esiste un unico periodo critico, ma vari periodi critici caratterizzanti fasi diverse dello sviluppo durante le quali si verifica con maggiore probabilità l’acquisizione di competenze linguistiche.
Prospettiva interazionista: l’acquisizione del linguaggio deriva dall’interazione tra la maturazione biologica, lo sviluppo cognitivo e un contesto linguistico sempre mutevole.
4 TIPI DI ABUSO:
Abuso fisico o psicologico: comprende lesioni fisiche, umiliazioni, svalutazioni e sopraffazioni psicologiche.
Patologia delle cure: le cure fisiche e psicologiche sono prestate in modo carente (incuria), eccessivo (ipercuria) o inadatto (discuria).
Abuso sessuale: dipende dal rapporto tra il bambino e l’abusante (intrafamiliare ed extrafamiliare). E’ il coinvolgimento di un minore in atti sessuali, con o senza contatto fisico, senza il consenso da parte del minore. Comprende pedo-pornografia, prostituzione infantile e sfruttamento sessuale e totale della persona.
Violenza assistita: testimoni silenziosi di violenza fisica, psicologica e sessuale.

ABUSO DEL PEDOFILO: la pedofilia indica tutte le forme di rapporto etero e omosessuale tra adulti e bambini prepuberi (minori di 13 anni). Esercita un’azione devastante sulla vita psicologica e sulle relazioni sociali del minore compromettendo i processi di sviluppo, la costruzione della personalità e la maturazione della sessualità. La pedofilia è considerato come un disturbo sessuale guidato da perversioni, deviazioni e anormalità rispetto ai comportamenti sessuali più comuni. La perversione è un’attrazione irresistibile prodotta dall’angoscia che risiede nella conversione di un trauma infantile in trionfo adulto.
CARATTERISTICHE DEL DISORDINE PEDOFILICO:
Inizia nella fase adolescenziale con decorso cronico.
Incapacità di sostenere una relazione affettiva adulta alla pari (immaturità affettiva).
Non tutti gli approcci del pedofilo finiscono in maltrattamenti.
Infantilismo e passività.
PEDOFILO: soggetto compromesso nella sua evoluzione, incapace di assumersi responsabilità, in difficoltà nei rapporti sociali e nella comunicazione con adulti. Spesso sono persone affette da disturbi della personalità (sdoppiamento della personalità). Il pedofilo ha un passato segnato da sofferenze rimosse e negate, derivate da maltrattamenti e umiliazioni subiti durante l’infanzia vissute con odio e rancore. Il desiderio di vendetta trasforma la perversione in un condotta tale da consentire al pedofilo di rinnovare l’antico trauma infantile, assumendo il ruolo del persecutore.
CONSEGUENZE DELL’ABUSO: non tutte le vittime di abuso riportano effetti traumatici o negativi, infatti 1/3 dei bambini abusati non presenta conseguenze psicologiche. Altri possono riportare:
Ansia e blocco della vitalità (depressione).
Patologie psicosomatiche e disturbi della personalità.
Alterazioni della vita relazionale, del sonno, del comportamento alimentare e sessuale, dello sviluppo affettivo.
Disturbi della condotta (furti, uso di droghe, suicidio) e calo dell’autostima.
PREVENZIONE ALL’ABUSO:
Azione educativa in ambito scolastico.
Promozione sociale di competenze socio-affettive, sessuali e sanitarie.
Sviluppare le abilità di vita, cioè le competenze sociali e relazionali per rapportarsi con fiducia agli altri. Lo sviluppo delle abilità di vita permette di evitare comportamenti negativi che possono portare a tossicodipendenza, suicidio, alcolismo e tabagismo. Le abilità di vita sono:
Regolazione delle emozioni e dello stress.
Senso critico per analizzare e valutare le situazioni prendendo decisioni (problem solving).
Creatività per affrontare in modo flessibile ogni situazione.
Comunicazione efficace ed empatia per la comprensione degli altri.
Consapevolezza di sé e ottimismo.
TERAPIE SUCCESSIVE ALL’ABUSO:
Consultazione psicoterapeutica individuale, familiare o di gruppo: è fondamentale la costruzione di una relazione di aiuto incentrata sulla vittima.
Ludoterapia.
Terapia familiare ad orientamento sistemico-relazionale: ha l’obiettivo di aggregare e rendere più funzionale il nucleo familiare. Si ricercano nuovi schemi relazionali e strategie comunicative per affrontare creativamente i problemi.
Terapia ad orientamento strategico: ha l’obiettivo di trasformare la situazione di disagio favorendo un cambiamento, cioè una ristrutturazione dell’esperienza.


MISTIFICAZIONE
E’ un sistema emotivo che produce disagio e disconferma. David Laing (psicoterapeuta) afferma che è inutile osservare persone nevrotiche e schizofreniche all’interno di un reparto ospedaliero, ma per ottenere risultati validi è necessario studiarne le condizioni di vita e i rapporti sociali e familiari (sintomi della patologia). Secondo Laing, la mistificazione è una modalità difensiva invalidante circondata di pressione e violenza psicologica. La mistificazione è una forma di discomunicazione che compare nella comunicazione schizofrenica, ma non è un sintomo. La metanoia è un termine che esprime un mutamento totale della mente.
Una persona sicura di sé, è in grado di far fronte alla vita e alla sue difficoltà. Una persona che non ha raggiunto una sicurezza primaria di sé può soffrire di 3 forme pervasive di ansia e insicurezza che rappresentano una minaccia continua:
Risucchio: l’individuo teme ogni rapporto per paura di perdere l’autonomia, quindi si isola per ritrovare sicurezza.
Implosione: l’individuo considera la realtà esterna minacciosa, in grado di cancellare ogni traccia della sua identità.
Pietrificazione e spersonalizzazione: l’individuo tema di essere trasformato in pietra o in una cosa morta.
Nelle relazioni interpersonali, l’atto di mistificare assume il significato di confondere e mascherare quello che nella realtà accade. La persona che subisce la mistificazione è confusa. La mistificazione assume un carattere transpersonale, cioè un modo di agire uno sull’altro rinforzando la condizione difensiva e la sicurezza della persona stessa che inganna. Il concetto di mistificazione si avvicina a quello di malafede, cioè un atteggiamento negativo verso sé stessi quando si maschera una verità spiacevole (inganno a sé stessi). La mistificazione agisce per conservare ruoli stereotipati , modelli sociali prestabiliti e assetti relazionali non autentici.
TEORIA DEL DOPPIO LEGAME (comunicazione paradossale-schizofrenica): modello comunicativo nel quale ciò che viene detto a voce è regolarmente smentito a livello non verbale, affettivo ed emotivo. Provoca confusione nel destinatario del messaggio che non capisce quale parte di significato deve assumere come predominante. In questa forma di comunicazione patologica è impossibile definire la relazione tra i partecipanti che diventa instabile rendendo impossibile lo scambio verbale. Il soggetto sente di essere sempre fuori posto. Osservando un soggetto schizofrenico, sembra che egli cerchi di non comunicare, ma il silenzio, le assurdità e l’immobilità sono le sue forme di comunicazione.
3 Tipi di paradosso:
Antinomia logica: contraddizione formale.
Antinomia semantica: incoerenza contraddittoria del linguaggio.
Paradosso pragmatico: messaggi paradossali come ingiunzioni e predizioni.
La comunicazione paradossale genera una disconferma attraverso cui l’interlocutore ignora il parlante, mettendo in dubbio l’identità personale dell’altro, collocandolo in una condizione di isolamento e mistificazione. Alcune forme di disconferma sono date dalle squalifiche conversazionali come:
Cambiamento di argomento;
Spostamento dall’interpretazione letterale all’interpretazione figurata;
Specificazione;
Si passa dal contenuto di un messaggio ad un altro riguardante la posizione relazionale dell’interlocutore.
GIOCHI PSICOTICI nelle relazioni familiari: rendono le relazioni imprevedibili e caotiche, possono creare le premesse per l’insorgere di alcune patologie (anoressia, depressione, schizofrenia).
Imbroglio: è una triangolazione in cui il figlio si sente ingannato e strumentalizzato per i giochi di coppia dei genitori.
Istigazione: strumentalizzazione del figlio da parte di un genitore contro l’altro genitore.
Espropriazione di sentimenti e desideri sostituiti con una falsa realtà interiore.

LA STORIA DI MAYA
Maya è una ragazza di 28 anni malata di schizofrenia paranoide. Maya si sente di essere più una macchina che una persona, non sente coerenza con quello che fa e prova molta confusione riguardo la sua identità e autonomia. La madre di Maya, viene descritta dall’assistente sociale, come una persona simpatica e cordiale, mentre il padre appare una persona ragionevole con una personalità molto stabile. Da quando aveva 8 anni fino a 14, Maya ha vissuto lontano dai genitori per via della guerra, ma da quando è tornata appare cambiata (predilige lo studio e la preghiera allo sport). Maya ha iniziato ad immaginare fatti sessuali dall’età di 14 anni, nelle sue attività autoerotiche, fantastica sui rapporti sessuali dei genitori. Prova difficoltà relazionali causate dalla timidezza accentuando la distanza dai ragazzi. Maya ritiene la conquista dell’autonomia come il suo problema principale, i genitori invece considerano come allarme ogni forma di indipendenza. La madre mette insistentemente alla prova la figlia riguardo la sua capacità di memoria per indurla a credere che è malata creandogli grande confusione. I genitori contraddicono i ricordi, i sentimenti, le motivazioni e le intenzioni di Maya. La madre diventa arbitro di tutto ciò che Maya riconosce e vuole veramente e di quello che è necessario per il suo bene. Maya a volte reagisce a tali mistificazioni percependole lucidamente, altre volte con più difficoltà in quanto non sa se può fidarsi della sua memoria, della madre, del padre e delle sue prospettive. Le dichiarazioni dei genitori non sono attendibili, Maya lo sospetta, ma è proprio questa sua sospettosità che i genitori considerano una malattia. Maya viene descritta come una persona apatica, isolata, ostile e carente nella vita affettiva. Maya si sente spaventata dal mancato riconoscimento dei suoi genitori e reagisce aggredendoli, ma in realtà Maya non sa distinguere quando percepisce qualcosa di reale o qualcosa di immaginario a causa delle mistificazioni dei genitori. I sintomi della patologia di Maya sono la conseguenza delle esperienze e delle azioni tra la Maya e i suoi genitori. I genitori interpretano come sintomo di malattia lo sviluppo dell’Io della figlia (sviluppo della personalità, ricerca dell’autonomia e realizzazione di sé).

LA STORIA DI RUTH
Ruth ha 28 anni ed è già stata ricoverata 6 volte sin dall’età di 20 anni. Clinicamente viene descritta come paranoide, schizofrenica, depressa con idee suicide e a volte sovraeccitata. I genitori la descrivono come una figlia docile e sottomessa, che fino ai 20 anni era normale e felice. Secondo i genitori, i segni della malattia di Ruth sono: la ribellione, il risentimento e la condotta incontrollabile ed aggressiva. I genitori non le addossano colpe, né la considerano responsabile, ma la giustificano ritenendola malata. Nei genitori coesistono 2 aspetti contrastanti: da un lato, essi negano l’esistenza di certi suoi comportamenti, dall’altro la percepiscono come un modo di comportarsi malato. L’isolamento sociale risulta essere un’invenzione dei genitori di cui loro stessi non si rendono conto. Ruth afferma che le fu dato lo stesso nome della zia suicidatasi per annegamento all’età di 19 anni a causa di un amore infelice, nel caso di Ruth, invece la malattia è cominciata dai 20 anni, dopo aver avuto una vicenda d’amore simile a quella che aveva spinto al suicidio la zia. Ruth accusa la madre di essersi ammalata per causa sua e pensa di essere pazza come la zia. La madre si mise in mezzo alla relazione amorosa di Ruth, supplicando il suo ragazzo di rompere con la figlia, ma nega di averlo mai fatto e si difende dal dubbio manifestato da Ruth accusandola di essere malata. Quando il ragazzo lasciò Ruth, i genitori si mostrarono stupiti ed interpretarono la sua scelta come la dimostrazione di non averla mai amata veramente. Ruth è perseguitata dai rimpianti e dal pensiero di una vita no vissuta così impazzisce in altro modo, ma non si è mai accorta delle mistificazioni costruite intorno a lei. Alla fine Ruth si sente meglio, ma rinuncia al suo modo di vestirsi da artista e ai suoi amici disapprovati dai genitori. Inizia a credere che deve adeguarsi al modo di pensare degli altri, altrimenti finisce in ospedale.
Ruth non è stata quindi trascurata, né ha subito un forte trauma, ma è la sua autenticità che è stata mutilata in modo indefinibile e involontario. Il recupero completo di sé stessi può avvenire attraverso la fiducia nelle percezioni del proprio sé autentico, stabilendo rapporti empatici e di considerazione positiva basati sulla veridicità dei fatti. Assume un carattere preventivo per la salute mentale anche il dialogo tra genitori e figli

EROS E THANATOS
EROS (fattore di vita): L’esperienza sessuale è il bene supremo della vita. La concezione sessuofobia considera l’amore fisico come malvagio e peccaminoso. L’eros è la forza che assicura la coesione di tutto quanto esiste nel mondo. Freud rivela il potere del sesso e i suoi relativi tabù.
Gli impulsi aggressivi o sessuali sono espressione della vitalità totale dell’organismo, rappresentano i suoi processi interni ed interessi. Senza la libera espressione dell’impulso amoroso, la vita risulta povera, deprimente e apatica.
Teoria dell’orgasmo: la salute psichica dell’individuo dipende dall’equilibrio sessuale e dal pieno dispiegamento della potenza orgasmica.
THANATOS (fattore di morte): la paura della morte è alla base dell’infelicità umana. Il thanatos è il principio di morte, la pulsione aggressiva e distruttiva antagonista del principio di vita nella concezione di Freud. Eros e thanatos sono due pulsioni opposte che formano il conflitto psicologico. L’angoscia di morte ha stimolato nell’uomo la creazione di diverse forme di difesa (religioni, politica, arte, medicina, guerre, terrorismo). L’angoscia è un fattore di maturazione fondamentale che deriva sia dalla presa di coscienza della condizione umana sia dal senso di colpa intrinseco dell’uomo. Lo stress è il fattore dominante di ogni malattia fisica e psichica. Nel disturbo d’ansia e negli attacchi di panico, il sintomo cruciale è la paura di morire o sentirsi male. Per affrontare l’angoscia della morte è necessario convivere con i propri problemi elaborando le tensioni esistenziali tramite il contatto empatico, la solidarietà e la creatività che caratterizzano l’uomo (coscienza dei propri limiti). La salvezza della condizione umana risiede nell’esperienza dell’amore (senso erotico, solidarietà e affetto), quindi l’amore è la difesa principale da opporre all’angoscia dilagante della morte. L’amore è l’antidoto più valido contro l’angoscia esistenziale.

SOLITUDINE
La solitudine nasce dal rifiuto altrui e dallo sconforto personale di non poter raggiungere un contatto reale con un altro essere umano. Può essere accompagnata da:
Sentimenti di disperazione come paura e impotenza.
Reazioni di noia e insofferenza.
Stati depressivi (malinconia e nostalgia).
Forme di autosvalutazione: tristezza e sconforto.
Tipi di solitudine:
Solitudine fondamentale: è la consapevolezza di essere un essere separato dagli altri.
Solitudine naturale: rappresenta gli interrogati verso sé stessi per immergersi nella propria coscienza.
Solitudine intrapersonale: rappresenta la scissione riguardante alcune parti di sé stessi (affetti, esperienze e desideri) dissociati dalla propria consapevolezza.
Solitudine imposta: conseguenza dei modelli educativi o dell’esclusione sociale prescritta da altri.
Solitudine interpersonale: rappresenta il tentativo di avvicinarsi agli altri per chiedere aiuto.

LA PARETE DI VETRO (Ludwig Binswanger)
Ellen è una giovane ragazza che ha 33 anni fa una fine tragica. Le vicende si svolgono a Monaco negli anni Venti. Ellen si sente in una sfera di vetro, tagliata fuori dall’ambiente sociale da pareti di vetro e questo isolamento la fa soffrire. La sua sofferenza principale però è il patire di sé stessa a causa della violenza autoinflittasi, quando mangia o quando ama qualcuno. Si sente costretta a nascondersi per vergogna della sua corporeità. La ragazza si trova quindi in uno stato di prigionia. La sua sensazione angosciante nasce dall’ingrassare. Ellen desidera essere una persona diversa da quella è e da ciò che può essere e si sente chiusa nella sua interiorità. La parete di vetro rappresenta una spaventosa esperienza umana, data l’incapacità di prestare aiuto da parte dei medici, rivelando così il fallimento di chi impiega strumenti clinici in modo troppo formale e distaccato senza ascoltare la voce e le sensazioni umane.
STORIA: il padre di Ellen è una persona chiusa di forte volontà, mentre la madre è una donna debole e nervosa. I genitori descrivono la figlia come una bambina ambiziosa e decisa a scuola, vivace e dal temperamento ostinato e violento. Si occupa intensamente di questioni sociali e legge molto. Ha una visione malinconica del mondo. A 16 anni si innamora per la prima volta. A 20 anni è felice e colma di speranze. Successivamente si fidanza con un ragazzo straniero, ma questa relazione termina per volere del padre. Durante il ritorno da un viaggio in Sicilia, dove era andata ad assistere il fratello malato, inizia a mangiare troppo e a provare l’angoscia di ingrassare. Dopodiché inizia una dieta e compie lunghe passeggiate consegnando la sua vita alle aspettative altrui (estraniamento: sente propri i sentimenti degli altri). Non mangia più dolci o cibi contenenti grassi e rinuncia alla cena. In questo periodo inizia a desiderare la morte a causa dell’ossessione per il suo peso (angoscia di ingrassare e desiderio di nutrirsi spensieratamente). Piomba in uno stato di solitudine e malinconia. A 24 anni si fidanza con uno studente, ma nuovamente i genitori insistono per una separazione, generando una nuova depressione. Cerca di dimagrire ulteriormente, di conseguenza gli viene diagnosticato il morbo di Basedow (squilibrio tiroideo). E’ stata costretta a negare i suoi sentimenti per la persona amata e in più deve anche morire di fame per forzare il suo corpo in una forma approvata dagli altri. Fino ai 28 anni la sua vita è sospesa tra la scelta di suo cugino come sposo (approvato dalla famiglia) e lo studente amato (amore ideale). Alla fine si convince a sposare suo cugino. L’angoscia di ingrassare prende il sopravvento sul desiderio di avere un figlio. A 32 anni arriva a pesare 42 kg. Successivamente si sottopone per la prima volta ad una terapia psicoanalitica che però esegue per solo 7 mesi interrompendola per volontà dello stesso psichiatra. Aumenta sempre più la sua depressione. A 33 anni si lascia con il marito e da questo evento nasce il primo tentativo di suicidio, dopodiché viene ricoverata per breve tempo. Tornata a casa dal marito, sembra trasformata, infatti mangia in maniera normale dopo 13 anni. La sera del terzo giorno (4 aprile 1921) ingerisce una dose letale di veleno e al mattino successivo spira.
CAUSE della malattia di Ellen:
Distorsione percettiva nella relazione con i genitori causata dal condizionamento affettivo. Il processo distorsivo ha prodotto la costruzione di un falso sé, assunto per compiacere gli atri sentendo le proprie esperienze come ingannevoli (rinuncia alle proprie emozioni giungendo ad uno stato di solitudine.
Nessuna persona coinvolta nel suo caso ha cercato di instaurare un rapporto con lei come persona degna di di rispetto e capace di scelte autonome, invece è stata trattata come un oggetto senza essere stata incoraggiata.
I medici sono in disaccordo sulla diagnosi della malattia di Ellen.
CONSIGLI DI ROGERS:
Lasciare emergere i sentimenti riconoscendo gli stati d’animo.
Formare una relazione empatica di aiuto nei confronti di Ellen (da persona a persona).
Evitare un atteggiamento osservativo (non partecipativo), cioè esclusivamente diagnostico e nn empatico.

DIMENSIONE EMOZIONALE
E’ un’ecosistema di esperienze, conoscenze e competenze conseguire e valorizzare. Pregiudizi attorno ai sentimenti costituiscono dei fattori ostacolanti lo sviluppo realistico delle capacità della persona.
EMOZIONI: sono le attitudini fondamentali della persona ed influenzano tutte le altre capacità. Le capacità intellettive sono strettamente legate alla scoperta consapevole di sé e alla regolazione di emozioni.
MODELLO SCRIPT: spiega la struttura interna dell’emozione essendo in grado di rappresentarla schematicamente come una sequenza causativa di eventi, rilevandone la caratteristica dinamica e processuale. La sequenza è formata da:
Antecedenti personali e situazionali (circostanze che attivano l’emozione).
Decorso della situazione (reazioni agli antecedenti).
Controlli: serie di azioni volte a rendere più adeguata alle circostanze l’emozione.
ANSIA: se contenuta a basso livello è utile ad aumentare il rendimento personale, se raggiunge un alto livello, ha un effetto inibitorio procurando scarso controllo delle reazioni, confusione e insicurezza fino ad indurre il panico.
SISTEMA EDUCATIVO: attribuisce priorità al sapere e alla sollecitazione di abilità cognitive, svalutando il ruolo svolto dalle emozioni nei processi di maturazione neurologica, nella costruzione di sé e nell’adattamento sociale.
APPRENDIMENTO SIGINIFICATIVO:
Comporta una partecipazione globale della personalità del soggetto.
E’ automotivato, cioè ha origine nel profondo di sé.
Modifica i comportamenti e la personalità del soggetto.
E’ valutato direttamente dal soggetto.
Il contenuto dell’apprendimento si integra con le esperienze e gli interessi del soggetto.

DEFINIZIONE DI EMOZIONE: evento personale multisistemico, la cui finalità è di contribuire a dare significato alla vita. Le emozioni sono stati affettivi intensi di breve durata, mentre i sentimenti sono stati affettivi di bassa intensità durevoli e pervasivi. La conoscenza delle emozioni è quella modalità in base alle quali vengono strutturate e organizzate nella mente. Esistono 2 livelli di emozione:
Emozione come esperienza: vissuta in un certo momento.
Emozione come rappresentazione mentale dell’esperienza stessa.
L’espressione delle emozioni è parte dell’eredità biologica del soggetto, gli individui nascono preadattati per esprimere e riconoscere le emozioni.
EMOZIONI PRIMARIE: vengono attivate rapidamente per breve tempo e sono poco governabili (rabbia, paura, disgusto, gioia, tristezza, sorpresa, amore e vergogna). Ogni emozione primaria indica un’intera famiglia di emozioni, all’interno della quale esistono sfumature diverse.
EMOZIONI SECONDARIE: sono condizionate dall’esperienza (gelosia, orgoglio, invidia..). Derivano dalla combinazione di quelle primarie.

BISOGNI PSICOLOGICI: provocano alterazioni dello stato d’animo suscitando emozioni.
Bisogno di sicurezza: ambiente con possibilità di libera espressione.
Bisogno di autonomia: desiderio di sperimentare le risorse personali per l’affermazione di un sé indipendente.
Bisogno di comprendere sé stessi e l’ambiente: ricerca del significato di sé e del mondo, è necessaria sicurezza ed empatia.
Bisogno di realizzazione e di efficienza personale: creare, produrre, provare stima di sé e sentirsi competenti.
Bisogno di appartenenza, di amare e sentirsi accettati: sono bisogni di affiliazione e relazione. Se non adeguatamente corrisposti possono suscitare tristezza e dolore.
TEORIA DELLA COMPENSAZIONE: la natura compensa le capacità in difetto della persona tramite una riorganizzazione di tutta la personalità e non soltanto del deficit.

DISAGIO E FRAGILITÀ’ EMOTIVA: Il disagio è uno stato emotivo che indica un insieme di comportamenti disfunzionali che non consentono al soggetto di vivere adeguatamente apprendendo con successo ed utilizzando al massimo le proprie capacità cognitive, affettive e relazionali. Il disagio può trasformarsi in sintomi psicosomatici (tic, balbuzie, fobie) oppure in comportamenti trasgressivi (bugie e piccoli furti) e isolamento.
Fattori di rischi per i bambini:
Bullismo.
Disturbi specifici di apprendimento (deficit di attenzione ed iperattività).
Reazioni di rifiuto della scuola.
Disordini ossessivi.
Depressione e visione pessimistica della vita.

COMPLESSO DI EDIPO: descrive una fase dello sviluppo infantile in cui si organizzano i sentimenti amorosi e anche di ostilità avvertiti dal bambino nei confronti dei genitori. Dal superamento di questi sentimenti dipende il futuro profilo psicologico del soggetto. Si presenta come desiderio della morte del genitore dello stesso sesso e desiderio sessuale per il genitore di sesso opposto o viceversa.
L’ATTACCAMENTO: indica un legame affettivo molto intenso manifestato nella prima infanzia come ricerca di contatto fisico con la figura materna o un’altra figura di accudimento.

COSTRUZIONE DEL PENSIERO (Piaget):
Piaget considera l’intelligenza come un processo di adattamento progressivo all’ambiente che si realizza per stadi attraverso 2 processi complementari (l’assimilazione e l’accomodamento).
Stadio dell’intelligenza senso-motoria (dalla nascita fino ai 2 anni): si sviluppa la forma più elementare di intelligenza e si iniziano a differenziare i sentimenti.
Stadio preoperazionale (dai 2 ai 7 anni): compare la funzione simbolica comprendente la riproduzione di modelli, giochi simbolici e linguaggio verbale.
Stadio delle operazioni intellettuali concrete: sono le operazioni mentali condotte su contenuti concreti.
Stadio delle operazioni formali: si crea la capacità di analizzare tutte le possibilità di soluzione per risolvere un problema, permettendo di eseguire operazioni logiche.

PENSIERO MORALE: i bambini primariamente sono mossi dal pensiero egocentrico, in cui ogni cosa viene considerata dal punto di vista del sé. Successivamente passano ad un forma di pensiero che permette loro di calarsi nei panni degli altri. Il bambino nel suo sviluppo morale attraversa 6 stadi:
Orientamento dettato dalla punizione e dall’obbedienza (2-7 anni): il comportamento dei bambini può essere formato attraverso un rinforzo (punizione).
Individualismo (2-7 anni): un’azione è giusta se soddisfa il bambino.
Aspettative reciproche e relazioni interpersonali (7-11 anni): i bambini cercano di essere all’altezza delle aspettative degli adulti.
Tendenza alla legge (7-11 anni): tendenza al rispetto delle regole e alle autorità .
Tendenza legalistica (>12 anni): si considera la possibilità di cambiare le leggi.
Principi etici universali (>12 anni): ciò che è giusto è definito dalla coscienza.

PERIODO DI LATENZA (6-11 anni): caratterizzato dall’evoluzione cognitiva che rende capaci di controllare l’ambiente. Si afferma un pensiero morale caratterizzato dalla convenzionalità, cioè dalla tendenza a conformarsi all’ordine sociale. Durante questo periodo, i sentimenti sembrano nascosti e tutto appare in una relativa tranquillità emotiva. Avviene una sorta di di costruzione di barriere psichiche contro le pulsioni sessuali, infatti diminuisce lo sviluppo sessuale e le sue curiosità. Tutto ciò indirizza il bambino a dispendere energie verso la conoscenza del mondo, in questo periodo avviene un rafforzamento delle funzioni dell’Io e progressi nelle attività intellettuali.

STILI EDUCATIVI:
Permissivismo: controllo minimo e neutralità emozionale.
Autoritarismo: controllo massimo e con distacco emozionale.
Stile democratico: nessun controllo e calore emozionale.

RUOLO dell’INSEGNANTE (LEADER): è il facilitatore dell’apprendimento ed orienta il processo educativo ed emozionale. Ha diversi compiti:
Regola il clima e l’umore all’interno del gruppo;
Definisce gli scopi del corso che devono rapportare la motivazione per gli allievi;
Modifica il proprio ruolo per diventare un membro effettivo del gruppo;
Deve accettare e cercare di capire i sentimenti e i contenuti intellettuali espressi dagli allievi.
Deve mostrare atteggiamenti genuini.

TIPOLOGIE DI INTELLIGENZA:
Intelligenza verbale: capacità di usare le parole.
Intelligenza logico-matematica: capacità di analizzare relazioni astratte interpretando i numeri.
Intelligenza spaziale: capacità di analizzare relazioni nello spazio.
Intelligenza corporeo-cinestetica: capacità di muoversi e maneggiare con abilità gli oggetti.
Intelligenza musicale: capacità sonore.
Intelligenza interpersonale: conoscere sé stessi avendo contatto con i propri sentimenti ed emozioni.
Intelligenza interpersonale: conoscere gli stati d’animo, le motivazioni e le intenzioni altrui.

COMPETENZE EMOTIVE: servono per comprendere e rispondere alle emozioni altrui regolando le proprie risposte emozionali in funzione del contesto.
Consapevolezza di sé: avere una valutazione realistica delle proprie abilità e fiducia in sé stessi.
Autocontrollo: gestire le emozioni per facilitare il compito in corso.
Motivazione: spronare e guidare sé stessi al raggiungimento dei propri obiettivi.
Empatia: percepire i sentimenti degli altri.
Abilità sociali: gestire le emozioni nelle relazioni.

PSICOLOGIA UMANISTICA: ha l’obiettivo di studiare le dinamiche emozionali e le caratteristiche comportamentali di un’esistenza umana piena e vitale. I principi fondamentali sono:
Concentrazione dell’attenzione sulla persona.
Interesse per la creatività e l’autorealizzazione.
Valorizzazione della dignità della persona e ricerca dei problemi.

RELAZIONE DI AIUTO: rapporto in cui si cerca di promuovere negli altri lo sviluppo, la maturazione, il funzionamento ottimale e la capacità di affrontare la vita. E’ importante la qualità dea relazione. I 3 fattori fondamentali per ottenere una relazione di qualità sono:
Ascolto empatico: favorisce il dialogo comprendendo i vissuti emozionali.
Genuinità: rappresenta la trasparenza riguardo i sentimenti provati nella relazione (no maschere o ruoli).
Considerazione positiva e piena accettazione: fiducia nelle capacità e potenzialità dell’essere umano.

RISCHI DELLE PROFESSIONI DI AIUTO:
Stress;
Sindrome di esaurimento emozionale derivante dall’eccessivo coinvolgimento.

OSTACOLI NELLA COMUNICAZIONE:
Ordinare: può indurre timore e opposizione.
Minacciare: può indurre paura e sottomissione.
Rimproverare: può indurre senso di colpa.
Avvertire e consigliare: i consigli possono provocare dipendenza o resistenza.
Persuadere con la logica: si sollecitano polemiche facendo sentire l’altro inferiore.
Criticare: interrompe la comunicazione nascondendo i veri sentimenti dell’altro.
Ridicolizzare: può indurre una svalutazione dell’altro.
Interpretare: i messaggi contenti diagnosi possono essere percepiti come minacciosi e frustanti.
Fare apprezzamenti: possono apparire come tentativi manipolatori.
Consolare: può portare l’altro a sentirsi incompreso.
Indagare: può indurre ansia facendo perdere di vista il vero problema.
Sdrammatizzare: porta a minimizzare il problema.

COMPONENTI DELL’ASCOLTO ATTIVO verso i bambini:
Avere l’intenzione di ascoltare quando un bambino intende comunicare dedicandogli del tempo.
Accettare sinceramente i suoi sentimenti.
Avere fiducia nelle capacità del bambino di saper gestire i sentimenti.
Considerare quanto i sentimenti siano transitori e mutevoli.
Vedere il bambino come una persona unica con le proprie caratteristiche.
Comprendere il bambino dal suo punto di vista.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze delle attività motorie e sportive
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2019-2020

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher baggio97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Vignati Renato.

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