Il dispositivo analitico e la funzione del tempo
Ciò che anima il lavoro di Lacan è l'ideale di un ritorno a Freud e al suo metodo, ritenuto il procedimento appropriato al campo psicoanalitico e tale da salvare la specificità di questo rispetto agli altri campi del sapere. Una delle prime innovazioni di Lacan consiste nell'aver descritto tre registri della struttura del soggetto: immaginario, simbolico e reale.
L'Io del soggetto si costituisce a partire dalle rappresentazioni immaginarie che lo riguardano; queste rappresentazioni non si producono casualmente, bensì mediante il rapporto che il soggetto intrattiene con gli altri della sua vita. Per Lacan, infatti, l'Io è il prodotto inconsapevole delle identificazioni del soggetto ai significanti attraverso i quali gli altri significativi della sua vita, in particolare i genitori, ne hanno designato l'identità all'interno del discorso familiare. L'identità dell'Io, in quanto strutturalmente narcisistica, è quindi un'identità alienata che, nel momento stesso in cui offre al soggetto un'immagine in cui riconoscersi, lo allontana dalla verità del suo desiderio. Lacan parla a questo proposito di scissione dell'Io, postulando l'esistenza di una divisione tra soggetto dell'enunciazione (il soggetto dell'inconscio) e soggetto dell'enunciato (l'Io); mentre l'Io ha uno statuto immaginario, il soggetto dell'inconscio ha uno statuto simbolico e si manifesta nei punti di vacillamento dell'Io quali sogni, lapsus e atti mancati.
Mediante lo stadio dello specchio il bambino, tra i sei e i diciotto mesi, prende coscienza della propria immagine unitaria allo specchio. Dalla dimensione dell'immaginario si accede al simbolico percorrendo la vicenda del complesso edipico.
La separazione tra conscio e inconscio viene raffigurata in quello che Lacan chiama algoritmo saussuriano, che si legge significante su significato (dove il su corrisponde alla sbarra che ne separa le due tappe). Per Lacan, infatti, il registro del simbolico è costituito dal sistema significante e dalla logica che lo presiede: non esiste alcun rapporto naturale tra significante e significato, ma quest'ultimo è un effetto che si produce all'interno di un determinato sistema significante in un dato momento. Il rapporto tra significante e significato esprime la relazione tra l'ordine simbolico e il registro dell'immaginario: il secondo è un effetto necessario dell'azione del primo. Conseguenza logica di questa tesi è che l'inconscio è strutturato come un linguaggio.
L'ordine simbolico, inoltre, è costituito anche dalla dimensione del Terzo che, nella relazione duale madre-bambino, è rappresentato dal padre, il quale agisce ponendo un limite che li separa. Lacan rilegge in questi termini l'Edipo di Freud, ponendo il padre nella posizione di agente separatore che priva il bambino dell'esclusiva sulla madre e, nel contempo, gli consente la sua soggettivazione. Affinché il padre "funzioni" e assuma importanza per il bambino, però, è necessario che la madre lo nomini. La sua, infatti, è una funzione simbolica che deve essere da lei attivata e, per questo motivo, tale significante prescinde dall'esistenza reale del padre, che può anche essere morto, e può riguardare anche qualcuno che esercita la funzione di padre pur non essendolo né biologicamente né giuridicamente. Lacan definisce tale significante Nome-del-Padre e la sua azione nella costituzione del soggetto come "metafora paterna".
Infine, il registro simbolico è definito da Lacan come il campo dell'Altro maiuscolo, che coincide con la struttura dell'alterità che ha forme diverse a seconda del contesto.
Il reale di Lacan
Il reale di Lacan possiede diverse accezioni nonché diverse caratteristiche:
- Il reale non è la realtà, bensì il reale del soggetto: esso contraddistingue il suo funzionamento, a prescindere da ogni criterio di adattamento alla realtà; la realtà è quella esterna e oggettiva, il reale è il reale del soggetto.
- È l'impossibile, differentemente dall'immaginario e dal simbolico, aperti alla dimensione del possibile, in quanto designa la natura più intima del soggetto: è impossibile uscire dal reale.
- È il reale dell'oggetto pulsionale la cui spinta al ritrovamento è alla base della economia libidica del soggetto.
- È il nocciolo della pulsione di morte di Freud, cioè il principio di soddisfacimento autodistruttivo, spinta libidica verso qualcosa che arreca al soggetto una sofferenza che lo fa godere (droga per il tossicomane, cibo per la bulimica, malattia per l'isterica). Pertanto il reale è godimento.
- È il reale del sesso, il reale della perdita dell'oggetto della prima esperienza di soddisfacimento e il suo ripetersi nell'esperienza sessuale, che rappresenta il tentativo (in parte fallimentare) del ritrovamento di tale oggetto perduto.
Lacan e il problema della tecnica
Nell'opera di Lacan è raro trovare dei riferimenti all'ambito della tecnica. Questa omissione, la quale non è frutto di una dimenticanza o di un disinteresse, è sinonimo di un'aspra critica che lo psichiatra francese muove alla comunità analitica internazionale degli anni '40 e '50, che presenta la psicoanalisi come una pratica già codificata in un sistema di regole tecniche da seguire, riducendone il carattere autentico e sempre in divenire.
Lacan ripensa lo statuto della pratica analitica a partire dalla sua tesi principale: essendo l'inconscio strutturato come un linguaggio, l'esperienza analitica deve risolversi in un'analisi della parola. Da una relazione terapeutica dominata dal curante e dal sapere scientifico di cui è detentore, quindi, si passa a una relazione in cui il centro è il paziente in quanto produttore del sapere inconscio relativo alla sua sofferenza. Il compito dell'analista non è quello di rispondere con il proprio sapere alla domanda che il soggetto gli rivolge, bensì quello di favorire l'incontro del soggetto con quanto di traumatico e di enigmatico vi è nella sua parola, perché possa imparare a convivervi senza soffrirne.
Per Lacan è fondamentale, nello svolgimento dell'analisi, la distinzione tra dimensione immaginaria e registro simbolico. La dimensione immaginaria è legata alla relazione speculare tra i due (ritenuti simili e posti sullo stesso piano), mentre quella simbolica consente all'analista di funzionare nel transfert in quanto posto in una posizione asimmetrica rispetto al soggetto. Solo se l'analista si pone nella propria funzione simbolica, permette all'analizzante l'incontro con quanto di enigmatico vi è nella sua parola, consentendogli di rispondervi guidato dal principio della libera associazione.
Nella prospettiva lacaniana, la condizione primaria perché vi sia analisi è la presenza dello psicoanalista. L'analista è un soggetto particolare: egli è qualitativamente diverso da un medico, uno psicologo o un psicoterapeuta, sia per il tipo di lavoro cui chiama il paziente (lavoro cui egli stesso si è sottoposto), sia per la sua funzione caratteristica. Egli, infatti, non risponde alla parola che il soggetto gli rivolge, ma consente l'incontro dell'analizzante con quanto di enigmatico vi è in essa. Egli funziona più come un oggetto catalizzatore della parola che come soggetto con il quale instaurare un dialogo tra simili. La posizione dell'analista è quindi caratterizzata da un'inerzia attiva e solo tale posizione consente al soggetto il passaggio dalla posizione passiva di paziente, che si attende dall'Altro la risposta alla sua domanda, alla posizione di analizzante, il quale ha un ruolo attivo nel processo di cura.
Il problema del luogo dell'analisi subisce in Lacan una semplificazione radicale: l'unica condizione essenziale è che le condizioni di produzione e di ascolto della parola siano garantite, che questa comunicazione avvenga al riparo dall'ascolto di altri esterni e che non vi siano interferenze che possano compromettere il processo analitico.
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